Il ciclista

Tra le cose che adoro di più, vi è senza dubbio l’andare in bicicletta. Beh, però non immaginatemi con la Graziella rosa e col cesto mentre vado candidamente per le vie del paese, con un fiore in testa spargendo sorrisi e saluti caramellosi. Nononono! Io sono tra quelli che della bici fanno una ragione d’esistere agonica! Non riesco a “passeggiare” quando pedalo. Devo per forza sempre spingere al massimo! In salita, in discesa, in pianura, nei rettilinei, nelle curve, nei tornanti. Devo mettere alla prova le capacità della mia mente corporea e devo dirvi che dopo una salita di 5 o 6 chilometri, con tornanti e sotto un sole cocente, beh, è lì che fa comparsa la famigerata Volontà mostrando la sua essenza che finalmente fa crollare ogni dualismo anima-corpo. Ai sostenitori del dualismo farei provare a scalare 10 km di salita e tornanti in bici; poi vorrei vedere se non si convincono che mente e corpo parlano la stessa lingua perché sono una sola cosa.

Con lo Streben ciclistico ci avventuriamo nel campo dell’azione; e quando si agisce ne succedono di tutti i colori, tant’è che solo chi non agisce ha una vita noiosa.

Immaginate questa scena: avevo circa 16 anni e con un mio amico stavamo salendo lungo i tornanti che portano a Centuripe (distante una decina di km circa da Regalbuto), cosa succede al mio amico? Gli si allenta il bullone della ruota posteriore la quale quindi si mette di traverso bloccandosi. Ovviamente eravamo senza chiavi inglesi e perciò, mancando un paio di chilometri alla meta, ci incamminiamo sotto l’arsura di luglio cercando di fermare la poche macchine di passaggio. Un camioncino si ferma, ma purtroppo non ha la chiave. Scorgiamo un tizio con la moto, è un nostro conoscente e pensiamo di essere salvi. Dunque gli gridiamo: «Ferma, ferma!», sventolando le nostre mani. Questi ci guarda sornione e serissimo ci dice, sfrecciando in moto e sventolando la mano anche lui per rispondere a quello che credeva un saluto: «Ciao, ragazzi!»… La nostra salvezza si allontana… Ci è toccato bruciarci sotto il sole fino al primo gommista di Centuripe.

Oppure, di contro a queste arsure, quando una domenica d’aprile mi misi in testa d’andare ad Agira (a 15 km circa da Regalbuto, strada sempre piena di tornanti; ebbene sì… dalle mie parti non c’è un metro di pianura!); quella domenica c’erano rade nuvole, ma la cosa strana è che caddero dei fiocchi di neve! Già! Ad aprile! Ma ormai mi ero messo in testa di andare ad Agira e quindi montai in sella. Ero in pantaloncini, faceva un freddo cane… All’ingresso di Agira c’è un’insegna con un termometro di quelli digitali: segnava 3 gradi centigradi. Il ritorno era quasi tutto in discesa ed io già in salita tremavo dal freddo. Entrai in un bar e da bravo ciclista mi feci dare dei vecchi giornali che mi infilai dentro la maglietta… Sono sopravvissuto…

Ricordo un’altra volta, un anno e mezzo fa, quando insieme ad un mio amico, Vito Stella, insegnante di filosofia, mi sono impedalato (non è che posso dire “incamminato”, vi pare?) alla volta di Paternò… Solo che abbiamo deciso di allungare ancora di più il percorso… Va a finire che al ritorno le energie sono quasi finite, a metà strada ci fermiamo in un bar per mangiare un gelato, cercando di reintegrare… Si fa tardi, comincia a scendere il buio… Il mio amico rimane un po’ indietro… Lo devo aspettare… Lo devo aspettare… Ma la mia volontà non mi obbedisce (qualcuno direbbe: è la grande ragione del corpo!)… Le gambe pedalano da sole… Hanno un ritmo tutto loro… Arrivo a Regalbuto che sono le 21… Quando passo davanti alla prima casa voglio baciare l’asfalto… In totale avevamo percorso più di 70 chilometri. Giunto a casa attesi un po’ e telefonai al mio amico. Anche lui era arrivato, senza risparmiarsi di essere inseguito da alcuni cani.

Una delle più belle la combinai questa estate. Mi ero messo in testa che dovevo fare il mio record ritornando da Agira; dovevate vedermi come filavo in quei tornanti, in discesa! Da far paura! Il problema è che era un po’ nuvoloso. Non pioveva, da dove venivo io, ma non avevo considerato che avrebbe potuto aver piovuto più in là… Infatti, mentre presi una curva velocissimo, la strada d’un tratto era bagnata. Mi bastò sfiorare il freno affinché la bicicletta scivolasse di schianto ed io dietro lei… Fece almeno quattro metri su un fianco… Conservo ancora il segno di una escoriazione, una sorta di bruciatura sul lato destro, proprio tra il sederino e la coscia, dove il femore si congiunge al bacino. Ma che dovevo fare? Mancavano 3 km a casa mia e saltai di nuovo in sella, anche se morivo dal dolore! Non potevo star seduto, non potevo camminare che mi doleva, non potevo dormire… E dovevo studiare per l’esame di Filosofia delle Religioni! Ahaha! Mio fratello mi chiamò “Ruota quadrata” per un bel pezzo ed i miei lupetti ancora oggi qualche volta mi prendono in giro!

Beh… Ma non mi arrendo! La bici è sempre la mia compagna fedele, l’inveratrice della mia volontà, la svelatrice della profonda unità della mente e del corpo!

Un uomo solo al comando… Non è forse l’immagine più degna del filosofo?

3 pensieri su “Il ciclista

  1. A Regalbuto c’è un gruppo di ragazzi (si fa per dire) che amano andare in mtb ed ogni sabato e dome Pnica si ritrovano per andare a fare lunghi percorsi attraverso “trazzere”e strade di campagna che fanno conoscere i propri luoghi da altri “punti di vista” che, sicuramente, non avrai frequentando le strade asfaltate che puoi percorrere in macchina o in moto. Contattali, scoprirai un modo meraviglioso per conoscere la tua terra. Ciao. P.S. Non sono molto giovani, sono padri di famiglia, ma sono ancora pronti a meravigliarsi nel vedere panorami mozzafiato raggiunti con molto sacrificio in sella alle proprie biciclette!

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