I miei quasi-aforismi

Qualche tempo fa, m’ero messo in testa di scrivere un’immane opera poetico-filosofica dal titolo: Poesia dell’essere. Esaltazione ed ebbrezza. La prima parte consisteva nella stesura di una Poetica programmatica in cui avrei dovuto fissare, in forma sistematica, i cardini teorici e le modalità della mia poesia. Fu un tentativo per metà fallito e per l’altra metà malriuscito! E meno male che di solito le metà son solo due, altrimenti storpiavo anche la terza! Ad ogni modo, qualche buon aforismuzzo lo si può trarre, anche solo come divertissement. Riporto solo alcuni tra i più brevi. Sono pochi e neanche buoni! Eccoli:

 

Esaltazione ed ebbrezza – L’esaltazione è il dominio dell’azione; l’ebbrezza quello del pensiero. Tuttavia non si dà esaltazione senza ebbrezza e viceversa.

 

Ebbrezza – L’ebbrezza è farsi penetrare dal cosmo. La materia della nostra carne è intrisa di luce; l’ebbrezza la libera e schiude gli spiragli luminescenti, facendo partecipe il corpo della perfezione cosmica e necessaria.

 

Rapporto sessuale – Somma esaltazione ed ebbrezza: rapporto sessuale. Somma poesia dell’essere: versi della stessa intensità di un rapporto sessuale.

 

Rime e mondo – Il senso delle rime è il senso del mondo.

 

Tra luce ed ombra – La luce e l’ombra del corpo non sono altro che la riflessione del pensiero lucente e l’inquieta opacità del corpo mortale. Il corpo si staglia possente alla luce dell’essere; ma inevitabilmente proietta dietro di sé l’ombra più scura: la morte. Protendersi alla luce è generare ombra. L’essere e la morte sono co-originari nell’esaltazione del corpo.

 

Dall’essere al mondo – Dalla lucentezza dell’essere si sprigiona l’esistenza; ma nella mia esistenza sta racchiuso il mondo.

 

Decapitazione – La fede cristiana decapita il poeta: senza testa non si dà pensiero lucente.

 

Fissità – La fede cristiana è la fissità inchiodata della croce: la poesia dell’essere è l’inquietudine del divenire.

 

Maieutica – Ogni parto poetico è una cosmogonia.

 

Armonie – Fuori piove. Ed io mi sento armonico!

 

Nuova sacralità – Pane e vino: carne ed ebbrezza. Nulla è sacro, tutto può essere consacrato e sacrificato.

 

Gesù – Poeticità del Nazareno: «Non di solo pane vive l’uomo».

 

Nuovi pane e vino – Per il poeta il tempo è il vino, il pane lo spazio.

 

Dal Frammento 1 di Novalis – «Ora è tempo di saturnali letterari. Quanto più varia la vita, tanto meglio.»

 

Novalis, Frammento 23 – «In quanto credo che Sofia sia intorno a me e possa apparirmi, e agisco conformemente a questa fede, essa è difatti intorno a me e finirà per apparirmi – proprio dove non me l’aspetto. In me, forse, come anima mia, e proprio così veramente fuori di me; infatti ciò che è veramente esteriore non può che agire mediante me, in me, su me – e in un rapporto delizioso.»

 

Sull’idealismo e la poesia – L’apparire reale, l’illusione novalisiana che congiunge misticamente l’esteriore e l’interiore, è la credenza, la fede fusa all’intellezione pura; solo in questo senso l’illusione dell’interiorità è realtà esteriore: questo è il puro idealismo. Che il tutto sfoci nell’amore per Sofia, in questa nuova filo-Sofia è il risultato più alto che può raggiungere qualunque idealismo. Il rapporto delizioso tra il Sé e l’amore assoluto, fideistico per Sofia, questo rapporto fondato sull’interiorità che non si dà separata dall’esteriorità, questo slancio intellettivo e mistico verso l’intuizione dell’amore che deve apparire quale illusione reale e perciò immanente, idealista e panteista, ebbene, tale rapporto delizioso è la stessa poesia.

 

Dominio – Chi agisce è il signore del mondo.

 

I poeti come me – Io scherzo sempre, ma sono troppo alto per essere un giullare.

 

Mal di schiena – A piegarsi troppo fa male la schiena.

 

Umorismo – Non c’è niente di più ridicolo che l’essere completamente seri. Ed appunto è la completa serietà, la serietà della poesia dell’essere, che deve suscitare il più sano riso. La gaia scienza brilla del pensiero lucente. Nulla fa più sorridere, rende più scientemente gai, del poeta circondato da nude fanciulle.

 

Definizione ultima – Il poeta è colui che ride.

 

Felicità – L’esistenza poetica è la felicità.

 

Poeti armonici – In fondo è questo l’unico compito del poeta: accordare gli eventi lasciando emergere l’armonia del pensiero lucente.

 

Il Dovere – Prima il piacere perché è un dovere.

 

Nulla – La morte è il solo nulla che abbia un nome.

 

Aforismi e amore – Un buon aforisma è come l’amore: breve, lascia il segno e quasi sempre è falso.

 

 

 

8 pensieri su “I miei quasi-aforismi

  1. Peccato, caro Cateno, che tu abbia dichiarato fallimentare la tua impresa. Ma perchè non spieghi meglio (o meglio, non spieghi proprio) perchè?
    Davide, tuo ammiratore curioso.

  2. Caro Davide, forse delle due parti di cui doveva constare l’opera, la meno da buttare via, stando alla forma, era la prima, cioè la parte poetologico-filosofica. I versi erano troppo forzati e molto immaturi.
    In ogni caso, ho rigettato molto di quegli assunti in quanto ho deciso essere più schietto, meno costruito, meno artificioso anche nella dimensione puramente teorica.
    L’esaltazione e l’ebbrezza erano modi forse fin troppo banali di reagire a “questo sfacelo che chiamano mondo” (come dico un una mia “nuova” poesia).
    Pure non accentando teoricamente nessuna trasfigurazione, tuttavia il dolore in quell’opera non trovava posto se non trasfigurato in esaltazione ed ebbrezza. Il dolore non poteva essere cantato.
    Ma sicccome il dolore è il punto di partenza, ciò che fa sentire la carne, allora, dato che non può essere cantato ho pensato che devo “disin-cantarlo”, ecco da dove nascono i “disincanti” che tu hai tanto apprezzato.
    E poi, detto tra noi, a volte mancavo di originalità filosofica; era come si mi facessi portatore di un heideggerismo spicciolo congiunto a mille altri pezzetti filosofici.
    Cento volte meglio i più sinceri e meno artificiosi “disincanti”.

  3. Capisco; capisco bene le tue analisi. La poesia deve permetterti di cantare ciò che senti e non può essere la poesia a cantare per te quando tu l’hai superata.
    Hai dunque raccolto, preso il meglio e rivissuto. Allora poeta ancora e di-nuovo!
    A prestissimo e complimenti per il tuo sito,
    Davide

  4. Vivere con il poeta è sempre meraviglioso e difficile. Il suo sguardo è limpido e privo di sistema. Non conosce fretta e un minuto è un secolo nelle sue mani. Dona al mondo una scheggia luminosa ed effimera per il suoi giorni. Il suo destino è oltre il silenzio e dentro la parola che vive. Non conosce la pesantezza del rimpianto, di ciò che era ed ora non è più. Vaga con il cuore pieno di stupore per quella bellezza semplice che il mondo non sa vedere. Gioia e dolore conoscono nel poeta la loro dimensione veramente immediata ed umana, estrema. Anche per questo egli inquieta, ad ogni passo pare sempre “più vivo” e il suo incedere nella vita è un flusso che è ingiusto e vano voler arrestare o imbrigliare.
    Ogni giorno ti conosco di nuovo, ogni giorno la mia sorpresa, la mia gioia, perchè non so mai il tuo mistero cosa mi può regalare.
    Ophelia

  5. Illuminanti, tra gli altri, gli aforismi “Tra luce ed ombra”, “Fissita’”, “Nuova sacralita’”, “Dovere”, “Aforismi e amori”; come sempre, inopportuni e e sin troppo generosi i tuoi rimbrotti. Indovina l’autore del commento.

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