Compleanni e libertà? Chi indovina vince!

L’ultimo dell’anno… Tempo di bilanci… Ma siccome io non sono un’azienda (e non ne farò mai parte, anche quando forse entrerò a far parte dell’“azienda scolastica”!), dunque, siccome io non lo sono, deliberatamente me ne fotto!

E poi, per chi cerca di vivere appieno, i giorni sono tutti stupendamente uguali e la convenzione dell’ultimo giorno dell’anno (benché sia fin troppo ovvio dire che è una convenzione) è solo un momento come un altro e, per me, una scusa qualsiasi per bere vino e fare festa!

Detto questo, e prima di procedere con cose un po’ più serie, inserisco alcune foto che avevo promesso. Sono le foto di un paio di compleanni; purtroppo non ne ho tantissime e alcune non sono venute bene. Beh, le metto qui di seguito; e via!

 rockbandlcompleanno chiaracateno e davide

il pittore

Pensando, così, casualmente, ad alcuni miei propositi da non-anno-nuovo ma da giorni-come-tanti-altri, ebbene, il più importante mi pare la mia voglia (a seguito di un improvviso risveglio notturno che ho avuto appunto stanotte) di imparare finalmente a suonare il pianoforte. Non voglio diventare chissà che; solamente voglio capirne un po’ più di teoria musicale, voglio che uno spartito per me significhi qualcosa e, infine, dilettarmi massacrando altre corde oltre quelle della chitarra.

 

Ma ora, ahivoi, una discussione un po’ più seria.

I miei pensieri si stanno dilatando notevolmente in questo periodo; non solo perché ho quasi ultimato lo studio della Critica della ragione pura (ancora 60 paginette; e che saranno mai in confronto alle 760 che ne ho già letto?); ma anche e soprattutto perché sto leggendo Peter Sloterdijk, di cui pure avevo già parlato in questo altro post.

Gli entusiasmi che si possono provare per qualche autore del passato non sono mai così forti come quando ti riconosci nel concetto espresso del tuo presente. Traslando i piani, io adoro Wagner (in questo preciso momento sto mandando un sacco di sms a una mia amica in cui appunto dico come la sua musica mi riempia la mente e mi causa brividi lungo tutto il corpo); ma per quanto lo possa adorare, la dilatazione mentale che provo ad ascoltare qualche contemporaneo è decisamente superiore.

Quindi mi sto scoprendo (io che credevo avrei sempre vissuto ancorato ad un qualche passato lirico-soggettivo, malinconico-oggettivo o classico-concettuale), ebbene, mi sto scoprendo autenticamente presente. E sto sperimentando il detto di Wittgenstein secondo cui «vive eterno colui che vive nel presente».

Ma veniamo a Sloterdijk ed alla libertà umana. Chi mi conosce, ben sa com’io credo che l’uomo non sia libero, che il libero arbitrio non esista e che, per dirla con Schopenhauer, siamo liberi di fare ciò che vogliamo, ma non di volere ciò che vogliamo. Insomma, chi mi conosce, ben sa come io adori parlare di Spinoza, e con ciò abbiamo detto tutto.

(A proposito, come faceva notare anche Biuso, il numero di dicembre di Mente & cervello è davvero bello e si occupa anche di questi temi che sto discutendo. Meno male, perché ultimamente sta rivista mi stava un po’ deludendo!)

Ma torniamo, per la terza volta a Sloterdijk. Egli snocciola il nodo teorico della libertà ebraico-cristiana. Facciamolo parlare:

 

«Anche se nel mondo balza agli occhi una fastidiosa negatività, la cui attribuzione alla causa prima divina deve restare tabù, l’intera cultura del discorso e l’igiene logica dei giochi linguistici biblico-ellenistici non devono essere messi in pericolo. In tal modo, per l’uomo, in quanto creatura dotata di libertà, aumenta il peso di un compito alla lettera sovrumano, atlantico: l’uomo è chiamato a portare la colpa di un intero mondo di sofferenze. La libertà umana sgrava dio dal problema di dover riconoscere un secondo principio accanto a sé come origine di ciò che non è stato intenzionalmente voluto da lui. Per questo la tradizione della vecchia Europa si definisce, e a ragione, come “umanistica”: essa doveva infatti riporre nell’uomo, e solo in esso, sia la possibilità di un accordo con dio e la natura, sia la tentazione del disaccordo. […] I cristiani si servono dell’uomo come di un concetto superiore e di un nascondiglio per l’inumano, vale a dire per tutto ciò che si oppone a dio. […] L’uomo appare per un’intera epoca come un essere che può mancare il suo appuntamento con dio, un appuntamento, che, come si sente dire, costituisce la sua umanità» (P. Sloterdijk, Non siamo ancora stati salvati. Saggi dopo Heidegger, Bompiani, Milano 2004, pag. 74).

 

Bene, ancora una volta è svelato innanzi tutto il tranello già visto da Max Stirner, ossia che l’umanità dell’uomo è considerata la sua divinità e che perciò l’umanismo è una religione (che forse coincide con il cristianesimo, per la menata del dio-uomo).

Ma che bellezza far rilucere l’ovvietà della libertà umana che infine è una subdola teodicea!

E c’è dell’altro! La libertà cristiana è intimamente paradossale, in quanto

 

«Si tratta della disastrosa paradossalità contenuta nell’idea secondo cui la propensione alla libertà rimane legata a un’aspettativa di ordinamento e di gerarchia. Di conseguenza l’uomo, come il suo mitico protettore, Satana, avrebbe potuto utilizzare senza colpe la sua libertà solo se avesse deciso di non usarla. Servirsi della libertà significa, al contrario, arrivare automaticamente alla rivolta e decidersi per la liberazione esistenziale». (Ivi, pag. 78).

 

I cristiani, dunque, o sono condannati o rimarranno schiavi a vita.

Ma ciò che mi inquieta di più è un rimando che fa Sloterdijk; nel rimando della nota 20 del secondo capitolo (precisamente a pag. 95), egli ci informa sulle:

 

«riflessioni di Michel Serres sul carattere impersonale e sovrapersonale del male e sulla costante tragica della condizione umana. Serres consiglia di coniugare il male attivo come un verbo impersonale: “Piove, gela, tuona”. “Da un nube fluttuante e permanente cadono, indifferentemente, danni su tutte le teste e su qualsiasi testa”» (ivi, pag. 332).

 

Caspita! Si dovrebbe dire che accade il male come se piovesse! Questo è riportate tutto alla natura, al cosmo! Si dovrebbe dire: “mala”, come quando si mette il capo fuori dalla finestra e si dice: “piove”.

Dunque, se mi concedete un giochetto, la “malavita” è un accadimento come il “nevica”. E la “malavita organizzata” è l’intera esistenza umana nel suo accadere.

 

Sono stato più lungo del (già lungo) solito, ma abbiate ancora un attimo di bontà. Solo due piccole segnalazioni.

La prima riguarda la mia iscrizione a questa grande community libresca che è anobii. Mi costa fatica mettergli dei libri perché con la connessione che mi ritrovo ci sta un sacco di tempo ad aprirmi una pagina. Comunque, visitate il sito; è davvero interessante. (Ringrazio Giovanni Polimeni, giacché è per suo tramite che ho conosciuto questo sito).

E infine, una piccola barbarie quotidiana di cui anch’io nella mia goffaggine e noncuranza da umano non mi ero accorto. Tramite un comunicato diffuso (anche) da Biuso si può riflettere di quanto danno facciano i botti di fine anno ai nostri amici animali. Leggete qui e capirete.

A presto!

5 pensieri su “Compleanni e libertà? Chi indovina vince!

  1. Belle riflessioni, le tue e quelle di Sloterdijk. Dopo giorni trascorsi con intelletti che ti fanno apprezzare in tutto il suo valore la solitudine ci volevano proprio!
    Antonio

  2. Per la recensione, beh, ci penserò. Lo dovrei ben studiare! Considerato che ora ci sono esami, mi attende Heidegger e, soprattutto, tra 10 giorni comincerà CARNEVALE, non assicuro niente; ma non è detto. Può darsi, insomma!
    Il libro che ha preso Giofilo dovrebbe davvero essere tanto interessante! (Se vi capita, passate da quel sito indicato da Raciti a proposito dell’uso bellico del condizionamento climatico! Spaventoso!)
    Infine, caro Antonio, già mi mancavi! Lieto di esserti stato di un qualche sollievo! (e poi il libro è tuo! :-P)
    A presto!

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