Due notiziole e Carmelo Bene

Questo post è una sorta di ringraziamento a Davide Dell’Ombra. Nel trattare di Carmelo Bene, non posso che sentirmi in debito con lui, per il fatto che mi ha donato un video di una partecipazione di C. B. al Maurizio Costanzo Show (ebbene sì…). Tuttavia, se non erro, mi prendo io almeno il merito di avergliene parlato e recitato qualche verso in uno di quei nostri mattini all’ombra degli ulivi del monastero dei benedettini. O forse, caro Davide, lo conoscevi già da prima? Beh, non è importante; perché, come disse C. B. in chiusura di quell’apparizione: «Il tempo non esiste».

 

Ma prima, alcune brevi notazioni burlesche e quotidiane. Come forse saprete, a Regalbuto abbiamo avuto il terzo estratto della lotteria vattelapesca. Perciò qualche mio paesano ha vinto 1,5 MILIONI DI EURO. Per dindirintina! A Regalbuto non ci facciamo mancare niente! Omicidi e ostaggi, parchi tematici inesistenti, spazzatura a oltranza, vincite milionarie… Beh, che posso dire? Significa che adesso tra i miei compaesani c’è qualcun altro che farà schifo due volte! Una volta per il comune schifo antropologico e quotidiano; una seconda volta per un nobilissimo motivo: essere schifosamente ricco.

Un’altra notiziola mi riguarda personalmente, nella fattispecie mette capo allo scoutismo. Ebbene sì. Mi hanno nominato Incaricato di Zona per la Branca L/C. Mi spiego meglio. I gruppi scout AGESCI hanno una propria Zona di riferimento che poi fa riferimento alla regione e quindi alla nazione. La Zona a cui appartiene il mio gruppo si chiama “Zona dei Laghi” e corrisponde esattamente alla sperduta e piccola diocesi di Nicosia. La Branca L/C è quell’unità che si occupa dei bambini dagli 8 agli 11 anni; L/C perché possono essere o Lupetti o Coccinelle (aut – aut). L’Incaricato di Zona si occupa dei contatti con la regione, degli eventi di zona, delle comunicazioni, dell’interazione e collaborazione che fanno riferimento a tutte le unità di Lupetti e Coccinelle della propria zona.

L’incarico non è né un successo personale, né una gloria da vantare per chissà quale motivo ( e talaltro non mi hanno mai pagato né mai mi pagheranno!). Farò quel che c’è da fare e anche di più; l’obiettivo principale è creare una sorta di laboratorio per lupetti (questi laboratori si chiamano “Piccole Orme”) a Regalbuto, dove insegnare la giocoleria, l’espressione, il canto, la recitazione. Vedremo!

 

Ma veniamo a Carmelo Bene. Il primo sentore che ebbi di lui era solo un nome. Lo sentii citare non so quando e da chi. Subito, però, andavo chiedendo a qualcuno dei cosiddetti adulti se lo conoscevano. Ottenni risposte vaghe; tanti dicevano che era solo un presuntuoso narcisista. Come fosse una cosa da poco. Qualche anno fa mi fiondai in libreria (ero con la mia dolce amica Clara) e vidi qualche sua foto in un imprecisato volume: straordinario! Un viso insolito, diverso, allucinato; era Pinocchio condensato nella foto di un viso. Vidi anche una sua sorta di autobiografia dal titolo assurdo: Sono apparso alla Madonna. Fu un colpo di fulmine. Acquistati subito il romanzo Nostra signora dei turchi; mi piacerebbe citarne qualche stupenda pagina dove lampeggia una prosa nuova ed unica; ma non posso perché regalai il libro (squattrinato come sempre) a Francescuzza, di cui ero innamorato.

Poi vidi il film Un Amleto di meno e per caso ascoltai su RadioRai3 una Intervista impossibile tra Italo Calvino e Carmelo Bene nei panni di Montezuma. Una voce profonda, cavernosa, sospesa tra le viscere della terra e il tetro oltretomba; ne ricordo distintamente una frase: «Non sempre gli stessi déi regnano in cielo».

Una delle caratteristiche dell’immenso C. B. è il rovesciamento; nella sua logica-antilogica (come pure nell’essere contro la civiltà ma non incivile) il rovesciamento non è mai uno scherzo; semmai un innocente (al di là del bene e del male) gioco di fanciullo. Giacché, come disse al Maurizio Costanzo Show, i bambini giocano e gli adulti scherzano. Il gioco è importante. E dunque abbiamo questo proliferare di rovesciamenti, di scambi, di calembour divertenti e profondi: uno l’abbiamo già citato, Sono apparso alla Madonna; un altro ancora più efficace è ‘L mal de’ fiori. (Per non parlare del gioco tra sacro e profano, tra pazzia e realtà in Nostra signora dei turchi).

‘L mal de’ fiori è un apice di poesia impoetica. V’è l’autore che non è autore, che è, potremmo dire, esautorato; il parlante che non parla, ma che è parlato. Attraverso Carmelo Bene parla ciò che ha parlato in Nietzsche (che, dice Bene, almeno lui di impazzire se l’è meritato), in Deridda, in Deleuze, persino in Kant! Il suo cercare un senso nell’assenza di senso, con e contro Heidegger, si esprime così nella ricerca poetica:

«Siamo sempre stati vittime d’una poesia che innanzi tutto si è sempre beotamente illusa d’essere nel discorso autoriale che tramava. Come se si potesse essere autori di qualcosa! Come se (siamo o no quel che ci manca?) fosse scontato che l’essere parlante sia nel discorso in fieri e non s-parlato dal discorso stesso. Qualunque fare dovrebbe essere un fare altro da ciò che facciamo, (anche volendo nessuno è autore di niente). L’esito non coincide con l’intento come l’effetto non è mai la causa…» (da C. Bene, ‘L mal de’ fiori, Autointervista dell’autore. Non so darvi indicazioni più precise… L’ho trovato su internet non ricordo dove! ;-) )

 

Dunque nel nostro contesto artistico-borghese (in definitiva statale) non rimane altro che ritrovare l’arte; una sorta di reinventare anche l’amore, alla maniera Rimbaudiana.

Al pensatore non rimane che mettersi sulla scena. Per questa audace formula sloterdijkiana mi basti citare questo:

«La filosofia come potere della scuola è soprattutto un nuovo medium della teofania. […] Come nuovo medium la filosofia è un non teatro pronunciato, il suo programma è una non rappresentazione e una non compromissione del dio sulla scena, la sua ambizione è di offrire al dio un canale ripulito, interiorizzato e logicizzato, per consentire delle epifanie più sottili. Come abbiamo detto, questa è la ragione per cui i filosofi – fino a Heidegger – sono per lo più e del tutto spontaneamente, dei pensatori su una non scena, poiché essi sono, se hanno qualche virtù nella loro disciplina, confessatamente e felicemente accademici.» (P. Sloterdijk, Non siamo ancora stati salvati. Saggi dopo Heidegger, Bompiani, Milano 2004, pag. 17)

 

Ecco, in questo senso mi piace essere un pensatore che è un uomo di teatro; è stata anche questa la genialità (con la dovuta sua superiorità) di Carmelo Bene. Pensare sulla scena.

Egli inoltre parla spesso di niente e di deserto. Disperdersi nel Deserto è vagare in una dimensione cara anche a Biuso: il nomadismo. Eccolo nelle parole di Bene, che forse risuonano di un’eco nietzscheana:

«Il plurilinguismo (crogiulo di idoletti, arcaismi, neologismi di che trabocca il poema [‘L mal de’ Fiori]) è il contrario d’una accademia di scuola interpreti. È ‘Nomadismo’: divagazione, digressione, chiosa, plurivalenza, etc. Il testo intentato è (deve essere) smentito, travolto dall’atto, cioè de-pensato. Poesia è l’immediato nella ruminazione orale d’uno scritto già estraneo a noi dicenti. Scritto in voce. Voce come ri-animazione (rigor-mortis) del morto orale che è lo scritto». (da C. Bene, ‘L mal de’ fiori, Autointervista dell’autore.)

 

Chiudo citando un piccolo passo, bellissimo, atroce e vero de ‘L mal de’ fiori:

 

«Voce mia tua chissà chiamare questo

Mia tua chissà la voce che chiamare

Ventilato è suonar che ne discorre

In che pensar diciamo e siamo detti

Vani smarriti soffi rauchi versi

Prescritti da un voler che non si sa

Dissoluto e alla mano intima incisi

Segni qui divertiti disattesi

Sensi descritti testi

D’altri che morti fiati

Dimentichi ‘n mia tua chissà la voce

 

Noi non ci apparteniamo È il mal de’ fiori

Tutto sfiorisce in questo andar ch’è star

Inavvenir

Nel sogno che non sai che ti sognare

Tutto è passato senza incominciare

‘me in questo andar ch’è stato».

 

Non si può aggiungere nulla. Come direbbe Alessandro Manzoni, cecidere manus.

4 pensieri su “Due notiziole e Carmelo Bene

  1. Caro Cateno, mi hai proprio anticipato… Sai bene che è da molto che voglio scrivere di C.B. ed hai fatto bene a stimolarmi con questo post bellissimo.
    A presto, dunque, su C.B.!
    Davide

  2. Ciao Cateno, sono felice che il “verbo” (in assenza di logos) di C.B. si espanda; quello che più temo però sono due cose:

    - che la sua figura venga ridotta alle apparizioni tv al mcs, aspetto secondo me secondario del genio di Bene.

    - che la sua estetica venga contraffatta da professorucoli di terz’ordine, da professionisti della conoscenza e della divulgazione, che Bene ha sempre detestato oltre ogni cosa…

    sul mio blog puoi trovare, trascritto, invero in modo approssimativo, un intervento di Piergiorgio Giacchè (che ha da poco scritto una sua summa sul teatro di Bene, “Carmelo Bene. Antropologia di una Macchina Attoriale” per i tipi Bompiani), su C.B.: http://whydontyoueatcarrots.splinder.com/tag/carmelo_bene

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