Archivi del mese: gennaio 2008

Il carnevale di Regalbuto

E anche quest’anno è cominciato il carnevale! O meglio: doveva cominciare sabato scorso (12 gennaio), però purtroppo pioveva. Ma non temete! Ci saranno tanti altri giorni per divertirsi; precisamente ogni sabato fino al 2 febbraio (e quindi 19 e 26 gennaio e poi il 2 febbraio) e ancora i giorni 3-4-5 febbraio che saranno il vero culmine.

A tal proposito segnalo che sul sito del Carnevale di Regalbuto potete scaricare bando, regolamento, premi e affini del carnevale di quest’anno.

E a questo punto è doveroso ringraziare chi rende possibile il carnevale e chi lo ha contribuito a renderlo così bello. Soprattutto Francesco Bivona (stimato amico col quale nell’estate 2006 abbiamo organizzato dei giochi in piazza davvero belli), fino all’anno scorso presidente della Pro-Loco ed ora consigliere comunale; e l’attuale presidente della Pro-Loco, Dario D’Agostino, carissimo amico e capo scout nel mio stesso gruppo (eh sì! Sti scout siamo dappertutto!).

Tornado all’aspetto meramente divertente del carnevale regalbutese, spiego a chi ancora non ha subito le mie tiritere sull’argomento, come funziona: ogni sabato e per circa un mese e poi gli ultimi quattro giorni fino al martedì grasso vi è la diffusione musicale per la via e la piazza principale del paese. Tutti ci vestiamo in maschera (tutti: dagli 0 ai 50 anni); e si balla, si beve, si ride, si scherza, si è tutti assieme. È un’esplosione dionisiaca di colori, urla, coriandoli! Poi gli ultimi tre giorni (domenica, lunedì, martedì, quest’anno il 3-4-5 febbraio) è una maratona sfinente! Dunque, mettete che si balla il sabato sera e poi si va a letto tardino, verso le 6 del mattino; ci si sveglia intorno alle 13, si mangia e via a prepararsi per le sfilate che cominciano alle 16, ma ci si deve truccare, vestire, preparare. E perciò la sfilata che finisce alle 19. Il tempo di andare a casa, mangiare e cambiarsi e si esce a ballare nuovamente. E poi a letto tardi e l’indomani di nuovo a sfilare o guardare le sfilate! Mamma mia!

Però, però… Il nostro carnevale negli ultimi anni è diventato meno bello. Non parlo delle sfilate (anzi forse pure loro, perché nonostante ci siano più partecipanti, mi pare che ci siano anche meno gruppi in maschera qualitativamente eccellenti); ma mi riferisco soprattutto ai sabato sera o alle sere di carnevale in generale.

Mi spiego. Il divertimento c’è e rimane sempre tanto e stupendo. Solo che c’è meno bellezza o, come dire, brillantezza che in passato. No, non è una nostalgia della mia adolescenza carnascialesca. Figuratevi cosa potrebbe mai importarmene. Anche perché, per esempio, l’anno scorso è stato uno dei carnevali più divertenti (a parte qualche episodio detestabile di cui mi sono reso protagonista). Il fatto è che a guardarlo sembra brutto.

Fino a, che posso dire, 8-9 anni fa era invalsa l’usanza di uscire la sera, massimo alle 21, vestiti in gruppetti tutti allo stesso modo. Per esempio, si annoverano tra i travestimenti coi miei amici quello di greci antichi, di cammelli e cammellieri, di barbieri e clienti, di prostitute con magnaccia e fustone col fuoco (di quest’ultimo travestimento abbiamo questa foto che risale al 1999. Indovinate chi sono!)

 1999

 

I gruppi più allegri e simpatici venivano chiamati dal municipio e premiati con una bottiglia di Martini o di spumante. Si era contenti di aver fatto una bella cosa riconosciuta come tale. E coi miei amici stavamo un’intera settimana a pensare a come travestirci il sabato successivo! Adesso tutto ciò non avviene più.

Cosa è successo? Beh, il mutamento è avvenuto pian piano. Ma credo che i motivi scatenanti del carnevale com’è adesso (cioè un’accozzaglia di ragazzini e bambini ubriachi e amorfi che vogliono solo apparire scomparendo nella massa, tant’è che per loro è fonte di estrema vergogne persino fare un cerchio con le mani!), i motivi dunque siano due: uno è il rincoglionimento generale dei cosiddetti adolescenti (preciso che per me l’adolescenza è una finzione culturale; reale, ma non per questo necessaria. Necessaria è la pubertà, non l’adolescenza) e l’altro l’anno in cui la gestione del carnevale è stata affidata all’Amnesia Groove (un gruppo di ragazzi volenterosi, almeno in quest’ambito, che però inconsapevolmente hanno danneggiato il carnevale).

Il rincoglionimento adolescenziale attuale ci porterebbe troppo lontano. E tante cause potrebbero essere rintracciate. Salta però agli occhi principalmente il fatto che questi bambini idioti che fanno finta di essere adulti idioti non sono capaci neanche di assumersi la misera responsabilità di essere vestiti in maschera se qualcuno non lo fa prima di loro. Il vestirsi in maschera è fonte di vergogna a meno che non lo faccia qualche altro per primo. Così escono in piazza alle 22.30 (e deve andar bene!) e stanno praticamente nascosti tra di loro, ammucchiati, ubriachi (stiamo parlando di bambini idioti dai 13 ai 16 anni). Poi alle 23.30 cominciano ad abbassare la musica e si lamentano perché hanno avuto poco tempo! Mah!

L’Amnesia Groove invece, nell’anno (il 1999? O il 2000? Non ricordo) che ebbe in gestione il carnevale cominciò a protrarre l’orario di chiusura delle diffusioni musicali di mezzora in mezzora e si arrivò che l’ultima sera si smise di ballare in piazza verso le 2. Inoltre non diedero bottiglie solo a gruppetti che si contraddistinguevano, ma anche a loro amici. Chiunque cominciò a pensare che poteva ricevere una bottiglia e furono sempre di meno coloro che si vestirono in gruppo.

Poi avvenne un fatto sconcertante. Un ragazzo, la notte di un Capodanno (tra 2002 e 2003), si suicidò. Ovviamente per ogni delitto si deve cercare un colpevole e quella volta fu rintracciato nelle bottiglie di bevande alcoliche che il comune metteva a disposizione per la piazza. Ed abolirono anche la spartizione di bottiglie durante le sere di carnevale.

Mah, rimah e trimah!

A me di tutto ciò non importa nulla. Io, coi miei amici, talvolta mi vesto in gruppetto (premio o non premio), se devo bere bevo ed esco massimo alle 21! E mi diverto e sono bello alla faccia di tutti quanti! Ecco le foto! (Lo so che le aspettavate! )

psycho indiani il re di fantasilandia chaplin

Ringraziamenti e segnalazioni

Tengo molto a segnalare che il sempre generoso e grandemente studioso Davide dell’Ombra ha dedicato un post a Carmelo Bene.

Inoltre ringrazio Giofilo per avermi segnalato in questo post per il Thinking Blogger Awards.

 

Le regole per potere partecipare (e quindi vincere) a questo meme sono queste:

1. Se e solo il tuo blog viene segnalato da un altro blogger per partecipare, scrivi a tua volta un post in cui indichi 5 blog che ti fanno pensare.

2. In questo post, inserisci un link al post dell’ideatore dell’iniziativa.

3. Se vuoi, esponi orgogliosamente il logo del Thinking Blogger Awards con un link al tuo post.

Beh… Io non sono un gran frequentatore di blog! Ed i blog che mi fanno pensare sono stati tutti segnalati! Perciò, carusi, complimenti ai vincitori e ancora grazie a chi m’ha pensato!

Due notiziole e Carmelo Bene

Questo post è una sorta di ringraziamento a Davide Dell’Ombra. Nel trattare di Carmelo Bene, non posso che sentirmi in debito con lui, per il fatto che mi ha donato un video di una partecipazione di C. B. al Maurizio Costanzo Show (ebbene sì…). Tuttavia, se non erro, mi prendo io almeno il merito di avergliene parlato e recitato qualche verso in uno di quei nostri mattini all’ombra degli ulivi del monastero dei benedettini. O forse, caro Davide, lo conoscevi già da prima? Beh, non è importante; perché, come disse C. B. in chiusura di quell’apparizione: «Il tempo non esiste».

 

Ma prima, alcune brevi notazioni burlesche e quotidiane. Come forse saprete, a Regalbuto abbiamo avuto il terzo estratto della lotteria vattelapesca. Perciò qualche mio paesano ha vinto 1,5 MILIONI DI EURO. Per dindirintina! A Regalbuto non ci facciamo mancare niente! Omicidi e ostaggi, parchi tematici inesistenti, spazzatura a oltranza, vincite milionarie… Beh, che posso dire? Significa che adesso tra i miei compaesani c’è qualcun altro che farà schifo due volte! Una volta per il comune schifo antropologico e quotidiano; una seconda volta per un nobilissimo motivo: essere schifosamente ricco.

Un’altra notiziola mi riguarda personalmente, nella fattispecie mette capo allo scoutismo. Ebbene sì. Mi hanno nominato Incaricato di Zona per la Branca L/C. Mi spiego meglio. I gruppi scout AGESCI hanno una propria Zona di riferimento che poi fa riferimento alla regione e quindi alla nazione. La Zona a cui appartiene il mio gruppo si chiama “Zona dei Laghi” e corrisponde esattamente alla sperduta e piccola diocesi di Nicosia. La Branca L/C è quell’unità che si occupa dei bambini dagli 8 agli 11 anni; L/C perché possono essere o Lupetti o Coccinelle (aut – aut). L’Incaricato di Zona si occupa dei contatti con la regione, degli eventi di zona, delle comunicazioni, dell’interazione e collaborazione che fanno riferimento a tutte le unità di Lupetti e Coccinelle della propria zona.

L’incarico non è né un successo personale, né una gloria da vantare per chissà quale motivo ( e talaltro non mi hanno mai pagato né mai mi pagheranno!). Farò quel che c’è da fare e anche di più; l’obiettivo principale è creare una sorta di laboratorio per lupetti (questi laboratori si chiamano “Piccole Orme”) a Regalbuto, dove insegnare la giocoleria, l’espressione, il canto, la recitazione. Vedremo!

 

Ma veniamo a Carmelo Bene. Il primo sentore che ebbi di lui era solo un nome. Lo sentii citare non so quando e da chi. Subito, però, andavo chiedendo a qualcuno dei cosiddetti adulti se lo conoscevano. Ottenni risposte vaghe; tanti dicevano che era solo un presuntuoso narcisista. Come fosse una cosa da poco. Qualche anno fa mi fiondai in libreria (ero con la mia dolce amica Clara) e vidi qualche sua foto in un imprecisato volume: straordinario! Un viso insolito, diverso, allucinato; era Pinocchio condensato nella foto di un viso. Vidi anche una sua sorta di autobiografia dal titolo assurdo: Sono apparso alla Madonna. Fu un colpo di fulmine. Acquistati subito il romanzo Nostra signora dei turchi; mi piacerebbe citarne qualche stupenda pagina dove lampeggia una prosa nuova ed unica; ma non posso perché regalai il libro (squattrinato come sempre) a Francescuzza, di cui ero innamorato.

Poi vidi il film Un Amleto di meno e per caso ascoltai su RadioRai3 una Intervista impossibile tra Italo Calvino e Carmelo Bene nei panni di Montezuma. Una voce profonda, cavernosa, sospesa tra le viscere della terra e il tetro oltretomba; ne ricordo distintamente una frase: «Non sempre gli stessi déi regnano in cielo».

Una delle caratteristiche dell’immenso C. B. è il rovesciamento; nella sua logica-antilogica (come pure nell’essere contro la civiltà ma non incivile) il rovesciamento non è mai uno scherzo; semmai un innocente (al di là del bene e del male) gioco di fanciullo. Giacché, come disse al Maurizio Costanzo Show, i bambini giocano e gli adulti scherzano. Il gioco è importante. E dunque abbiamo questo proliferare di rovesciamenti, di scambi, di calembour divertenti e profondi: uno l’abbiamo già citato, Sono apparso alla Madonna; un altro ancora più efficace è ‘L mal de’ fiori. (Per non parlare del gioco tra sacro e profano, tra pazzia e realtà in Nostra signora dei turchi).

‘L mal de’ fiori è un apice di poesia impoetica. V’è l’autore che non è autore, che è, potremmo dire, esautorato; il parlante che non parla, ma che è parlato. Attraverso Carmelo Bene parla ciò che ha parlato in Nietzsche (che, dice Bene, almeno lui di impazzire se l’è meritato), in Deridda, in Deleuze, persino in Kant! Il suo cercare un senso nell’assenza di senso, con e contro Heidegger, si esprime così nella ricerca poetica:

«Siamo sempre stati vittime d’una poesia che innanzi tutto si è sempre beotamente illusa d’essere nel discorso autoriale che tramava. Come se si potesse essere autori di qualcosa! Come se (siamo o no quel che ci manca?) fosse scontato che l’essere parlante sia nel discorso in fieri e non s-parlato dal discorso stesso. Qualunque fare dovrebbe essere un fare altro da ciò che facciamo, (anche volendo nessuno è autore di niente). L’esito non coincide con l’intento come l’effetto non è mai la causa…» (da C. Bene, ‘L mal de’ fiori, Autointervista dell’autore. Non so darvi indicazioni più precise… L’ho trovato su internet non ricordo dove! ;-) )

 

Dunque nel nostro contesto artistico-borghese (in definitiva statale) non rimane altro che ritrovare l’arte; una sorta di reinventare anche l’amore, alla maniera Rimbaudiana.

Al pensatore non rimane che mettersi sulla scena. Per questa audace formula sloterdijkiana mi basti citare questo:

«La filosofia come potere della scuola è soprattutto un nuovo medium della teofania. […] Come nuovo medium la filosofia è un non teatro pronunciato, il suo programma è una non rappresentazione e una non compromissione del dio sulla scena, la sua ambizione è di offrire al dio un canale ripulito, interiorizzato e logicizzato, per consentire delle epifanie più sottili. Come abbiamo detto, questa è la ragione per cui i filosofi – fino a Heidegger – sono per lo più e del tutto spontaneamente, dei pensatori su una non scena, poiché essi sono, se hanno qualche virtù nella loro disciplina, confessatamente e felicemente accademici.» (P. Sloterdijk, Non siamo ancora stati salvati. Saggi dopo Heidegger, Bompiani, Milano 2004, pag. 17)

 

Ecco, in questo senso mi piace essere un pensatore che è un uomo di teatro; è stata anche questa la genialità (con la dovuta sua superiorità) di Carmelo Bene. Pensare sulla scena.

Egli inoltre parla spesso di niente e di deserto. Disperdersi nel Deserto è vagare in una dimensione cara anche a Biuso: il nomadismo. Eccolo nelle parole di Bene, che forse risuonano di un’eco nietzscheana:

«Il plurilinguismo (crogiulo di idoletti, arcaismi, neologismi di che trabocca il poema [‘L mal de’ Fiori]) è il contrario d’una accademia di scuola interpreti. È ‘Nomadismo’: divagazione, digressione, chiosa, plurivalenza, etc. Il testo intentato è (deve essere) smentito, travolto dall’atto, cioè de-pensato. Poesia è l’immediato nella ruminazione orale d’uno scritto già estraneo a noi dicenti. Scritto in voce. Voce come ri-animazione (rigor-mortis) del morto orale che è lo scritto». (da C. Bene, ‘L mal de’ fiori, Autointervista dell’autore.)

 

Chiudo citando un piccolo passo, bellissimo, atroce e vero de ‘L mal de’ fiori:

 

«Voce mia tua chissà chiamare questo

Mia tua chissà la voce che chiamare

Ventilato è suonar che ne discorre

In che pensar diciamo e siamo detti

Vani smarriti soffi rauchi versi

Prescritti da un voler che non si sa

Dissoluto e alla mano intima incisi

Segni qui divertiti disattesi

Sensi descritti testi

D’altri che morti fiati

Dimentichi ‘n mia tua chissà la voce

 

Noi non ci apparteniamo È il mal de’ fiori

Tutto sfiorisce in questo andar ch’è star

Inavvenir

Nel sogno che non sai che ti sognare

Tutto è passato senza incominciare

‘me in questo andar ch’è stato».

 

Non si può aggiungere nulla. Come direbbe Alessandro Manzoni, cecidere manus.