L’amore naturale

In questi giorni in cui mi trovo senza il mio portatile, che sempre più assomiglia allo strumento proprio senza il quale un musicista non sa suonare; e senza, soprattutto, la possibilità di collegarmi ad internet (sentendomi fuori dal mondo), ho riscoperto la lunghezza dei giorni. Ed ora scrivo su questo polveroso calcolatore, chissà dove, chissà dove (direbbe D’Annunzio).

Ed ho quindi approfittato dell’intemperie elettronica (lampi di scintille dai cavi) per leggere Romeo and Juliet. Lo lessi qualche anno or sono, ma solo adesso ho avuto l’enorme privilegio di farmi rapire dall’originario blank verse shakespeareano, che è assieme pesante e leggero, grave e lieve, barocco e semplice. Inoltre i frequenti latinismo ne agevolano qua e là la comprensione italiota.

E così, dunque, anch’io ho ripescato dal mio fondo una parola che stentavo a pronunciare ed ancor più a scrivere; tuttora pavento il rischio di risultare melenso, annacquato, sdolcinato come un bigné alla crema vecchio di una settimana, con lo zucchero sopra che ormai pare una plastificazione.

Ma come non cedere all’amore (o me! I said that word!) notturno, agli amanti che vivono (vivono!) solo di notte e di notte possono (can, nel senso plurimo che ha in inglese) morire? Come non sospirare di ciò che ormai solo possiamo provare, malinconia, per quei versi che parlano di sentimenti senza essere sentimentali?

Il barocco presta a Shakespeare (o viceversa) metafore su metafore, perifrasi su perifrasi, inversioni su inversioni, doppi e tripli sensi.

Ma ecco, facciamo parlare chi più degno di me (in questi versi giustamente tra i più famosi):

 

Romeo:

But soft! What light trough yonder window breaks?

It is the East, and Juliet is the sun!

Arise, fair sun, and kill the envious moon.

[…]

It is my lady; O, it is my love!

O that she knew she were!

She speaks, yet she says nothing. What of that?

Her eye discourses; I will answer it.

[…]

Two of the fairest stars in all the heaven,

Having some business, do entreat her eyes

to twinkle in their spheres till they return.

What if her eyes were there, they in her head?

The brightness of her cheek would shame those stars

As daylight doth a lamp; her eyes in heaven

Would through the airy region stream so bright

That birds would sing and think it were not night.

(Rome and Juliet, II, I, vv. 2-22)

 

[Ma piano! Quale luce irrompe da quella finestra?

È l’oriente, e Giulietta è il sole.

Alzati, splendido sole, ed estingui l’invidiosa luna.

[…]

È la mia donna; oh, è il mio amore!

Oh, sapesse ciò che è!

Ella parla, ma non dice nulla. Cos’è mai?

Il suo occhio discorre; io gli risponderò.

[…]

Due tra le più splendide stelle in tutto il Cielo,

avendo altro da fare, impetrano i suoi occhi

di brillare nelle loro sfere fino a che esse tornino.

Ma cosa se i suoi occhi fossero là, esse nel suo volto?

Il chiarore della sua gota farebbe vergognare quelle stelle

Come la luce del giorno una lucerna; i suoi occhi in Cielo

vorticherebbero attraverso l’aere così brillanti

che gli uccelli canterebbero e penserebbero che non fosse notte.

 

Pure le similitudini, le metafore, i topos più banali (gli occhi come stelle, l’amata che brilla), acquistano nuovo vigore nel procedere shakespeaereano, attraverso variazioni, inversioni, ribaltamenti.

Ma leggendo questa tragedia, poiché di tragoedia si tratta, in quanto il vero protagonista è lo svolgersi insondabile e necessario degli eventi, nonostante Romeo tenti di forzare il Fato, dicendo: «Is it e’en so? Then I defy you, stars!» [È davvero così? Allora vi sfido, o stelle!; Romeo and Julit, V, I, v. 24]; dunque leggendo quest’opera, rimarco la mia salda convinzione, espressa pure, sebbene con intento contrario, da Benedetto Croce: «[l’]istituto etico del matrimonio, che è stato ben detto “la tomba dell’amore” […] ed è la tomba dell’amore selvaggio, meramente naturale» (B. Croce, Etica e politica, Adelphi, Milano, pag. 38).

L’amore è naturale; o non è amore. È selvaggio; o non è amore. In che epoca ironicamente triste viviamo se «ora che per lo più si hanno molti amori, scompare il dramma dell’amore infelice. Werther addio. […] Nell’età dell’intercambiabilità degli individui, a un amore ne segue un altro» (M. Sgalambro, La conoscenza del peggio, Adelphi, Milano 2007, pagg. 99-100).

Ci hanno fottuto anche l’amore! Del resto, se non si può fottere l’amore, cos’altro mai si potrebbe? Ora che le Giuliette sono solo adolescenti che fanno finta di tagliarsi le vene perché il papà non le fa uscire con la gonna corta!

Ma io fotto chi fotte!

E conservo il delicato ricordo di un’assenza; l’assenza che è senza tempo perché non è passato: è il presente ricordo di un’assenza, l’ideale e reale.

Il viso di lentiggini e poco più dell’età di Giulietta (She’s not fourteen, R.G., I, III, v. 12).

Il visetto da madonnina di certi quadri rinascimentali, l’abbraccio che mostra il Sacro e le mani che quasi si congiungono come in preghiera, nel mistico silenzio, in un gesto che vieta il prorompere dei sentimenti umani (Vinca tua guardia i movimenti umani: | vedi Beatrice con quanti beati | per li miei prieghi ti chiudon le mani!, Par., XXXIII, vv. 37-39).

E gli occhi che lacrimano per l’emozione dei baci. (Per qualche bacio che però bastava, F. Guccini, Primavera ’59).

Ecco il mio amore naturale. Ma si sa: The earth that’s nature’s mother is her tomb (R.G., II, III, v. 9).

La Terra, ch’è madre della natura, è la sua tomba.

3 pensieri su “L’amore naturale

  1. Tu che parli di amore?!
    E soprattutto di un amore di cui mi piace sentir parlare e che vorrei vivere? (anche se quello che vivo è molto vicino a quello descritto)
    Il mondo sta girando al contrario?
    Forse si, mi metto pure a lasciare commenti!
    Un bacio, Anastasia

  2. Grave, gravissimo, Anastasia che lascia commenti!!!
    Cateno, ma non è che hai messo questo post solo per farti lasciare un commento da Anastasia?solo l’amore poteva smuoverla…
    Filosofessa

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

:wink: :-| :-x :twisted: :) 8-O :( :roll: :-P :oops: :-o :mrgreen: :lol: :idea: :-D :evil: :cry: 8) :arrow: :-? :?: :!: