Totalitarismi

«Bisogna aver visto, com’io ebbi la fortuna, se fortuna si può dire, durante gli anni che precedettero la catastrofe, con quale facilità un grande popolo si è dato, estatico e terrorizzato, al pazzo geniale che gli annunciava la sua ‘salvezza’. […] Posso affermare di aver visto dei cristiani d’oggi prostrarsi a un dio visibile, alle grandi assise del Partito a Norimberga nel 1937 e a Roma nel 1938, durante lo ‘storico’ incontro del Führer col Duce, e nel 1939 nelle osterie e nei campi della croce uncinata della Germania e dell’Austria.

Penso a quella ‘gioventù hitleriana’ seducente ma spostata, ragazzi cotti al sole, ragazze prosperose dai capelli color di segala, che riempivano le strade di paese e città dell’allegria tumultuosa dei loro sedici anni, ma anche dell’inquietante fierezza dei loro piccoli pugnali. Rivedo nell’immenso stadio Zeppelin di Norimberga i giovani dissodatori dell’Arbeitsdienst (servizio del lavoro) a torso nudo innalzare al sole i loro badili argentei, mentre le loro sorelle dalle bluse variopinte venivano, danzando, ad offrir fiori al loro capo impassibile. Vedo soprattutto nelle stesse arene, questa volta immerse nella notte, i battaglioni bruni delle ‘squadre d’assalto’ riunirsi con le loro trentamila bandiere per la loro Weihe-Stunde (proprio la loro ‘Ora santa’)!

Mentre Adolf Hitler varca la soglia del tempio, duecento proiettori delle difesa antiaerea che circondano lo stadio, s’illuminano tutti insieme per andare a congiungersi, a cinque chilometri, in una volta irreale e fantastica del cielo. Sento – sentirò per tutta la vita – alla fine di questa incredibile notte di fiaba, la potente voce del Führer rivolgersi ai suoi ‘apostoli’, ai sui ‘martiri’ e, subito dopo, sciogliersi il grave coro dei figli che giurano di mantenere intatta la fede dei loro padri. È un popolo intero che canta e prega… Il cantico unanime di promessa del Horst Wessel Lied s’innalza, e cinquecentomila uomini cantano, come si canta solo in Germania, la fede nel loro capo, nel loro salvatore, nel loro dio…»

(H. Engelmann – F. Ferrier, Introduzione a Romano Guardini, Queriniana, Brescia 1968, pagg. 22-23)

Dal mio Diario:

«26/10/2005

[…] A Roma, invece, domenica mattina ho assistito a delle santificazioni. Entrare alle 8 di mattina nella stracolma Piazza San Pietro, con una leggera nebbiolina che svelava e velava la cupola, con il colonnato che con l’illuminarsi della giornata svelava pian piano la sua imponenza, con la cupola che alfine risplendeva e brillava al sole, con le campane in festa che parevano accogliere proprio il tuo ingresso, devo dire che tutto questo è emozionante ed affascinante. Ma è anche quanto di più subdolo esista. È un volerti avvinghiare e irretire in splendori cattolici che in realtà sono putredine. La gente era là con striscioni e bandiere. Ogni volta che il papa pronunciava il nome del santo a cui qualche gruppo era devoto, questo scoppiava in applausi e schiamazzi.»

11 pensieri su “Totalitarismi

  1. Ciao Cateno,
    presumo tu stia preparando l’esame su Guardini?! Personalmente ho trovato interessante immergermi nuovamente nel contesto storico dei totalitarismi, in più come avrai notato dalla lettura del mio blog è un argomento che sto affrontando anche durante il mio tirocinio con i ragazzi del quinto anno. Ne approfitto per ringraziarti per i commenti che lasci nel mio spaces, che ricambio sinceramente! A presto!

  2. Sai quanto sono d’accordo su quello che hai scritto (ho fatto un parallelismo simile cinque anni fa in un tema scritto), ma che cosa significa Horst Wessel Lied?

  3. Caro blogger, come il tuo intuito sicuro ti avrà già suggerito, sono Antonio, che non per viltà omise di indicare il proprio nome. Per dire qualcosa in più, anche se non decisiva, credo che accostare le adunanze naziste con il richiamo del gregge cattolico in piazza S. Pietro sia molto corretto perchè in entrambe le situazioni si afferma un potere che nega le distinzioni, acclama una infausta totalità senza testa, promuove una viscerale emotività e per questa via tacita la ragione. In entrambi i casi vi è un pastore, in entrambi i casi un gregge desideroso di assoggettarsi ad un pastore e in entrambi i casi le pecore sono alla disperata ricerca di confondersi tra le altre pecore. Del resto quando vi è massa…
    Tuo affezionato collega

  4. secondo me il parallelismo assume un senso fin quando si ammette che quell’adunata in piazza s. pietro ha ben poco a che spartire con la tradizione cattolica e sembra, invece, piovuta direttamente da una puntata di uomini e donne della de filippi.

  5. Temo purtroppo che le adunate facciano parte del dna del cristianesimo tutto. Pensiamo alle masse che seguivano Gesù, alle grandi adunate che avevano luogo nelle località sede di pellegrinaggio nel medioevo e a quelle nel ventesimo secolo promosse perfino da un papa conservatore come Pio decimosecondo.

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