Archivi del mese: aprile 2008

Primavera, sentimenti, pina

L’attendevo da tanto quest’aria di primavera, questa voglia di uscire, di scampagnate, di bevute con gli amici; l’attendevo perché credevo d’averla perduta, a causa dei malesseri, dei malori, delle malore. Ed eccoci, infine, qua, a trangugiare sorsate di sole, a far finta d’essere poetici, a sperare che sia ancora possibile ritrovarsi come si era.

Ma tanto per sbrodolarmi in questi insulsi autobiografismi, cercando di non affogare nel gorgo dei giorni e scrivendo queste parole come quando chi annega non fa vedere di sé che bollicine se non altro comiche, almeno cercherò di non essere come colui che piange (ma d’ebbrezza o dubbio) e dice.

Ho tra le mani, nelle mie membra a volte così pesanti e stanche, ho, cerco di avere e non-avere, qualcuno di fragile, che chiude gli occhi come serenamente si abbandonasse a me nelle sembianze di Morfeo, adagiando il capo sul mio petto, contraltare delle mie spalle indolenzite, rattrappite, in fondo oscene, spalle da studioso, deboli e forti.

Il dubbio di non saperla felice, che un giorno io possa dire con Guccini:

«Adesso dove sei, bimba d’allora,

con i tuoi sedici anni e il tuo sorriso?

Chissà se senti chi ti pensa in questo autunno,

che consuma ora piano anche il ricordo del tuo viso…»

(F. Guccini, Primavera ’56, in Stagioni),

ebbene, questo dubbio dovrebbe frenare ogni cosa, ogni emozione, ogni situazione; il timore e tremore di vederla piangere come ogni altra… Ogni altra, che pure fosse stata una sola già sarebbe troppa; e invece gli anni passano e le altre, le ogni altre diventano tante…

E l’alternativa a tutto ciò, anch’essa conserva e propone il suo carico di sofferenza, eppure a volte pare l’unica via percorribile:

«[…] era potuto giungere fino a me lo strano richiamo che non avrei più smesso di udire, come la promessa dell’esistenza di qualche altra cosa, realizzabile forse con l’arte, ben diversa dal nulla che avevo trovato in tutti i piaceri e nell’amore stesso […].»

(M. Proust, La prigioniera, Bur, Milano 1991, pag. 426).

E invece lei… Volerle restare aggrappato, ancorato, sorridere se sorridere, sorridere se è triste per farla a sua volta sorridere, fare il buffone,

«cambiar faccia cento volte facendo finta di essere un bambino,

di essere un bambino,

con un sorriso ospitale ridere, cantare, far casino,

insomma far finta che sia sempre un carnevale,

sempre un carnevale…»

(L. Dalla, Quale allegria).

Ma insomma! Ma insomma! Ma insomma! Visto che ci siamo, concludiamo con un’altra canzone, sempre di Guccini:

«Chi lo sa se ciò ch’è da cercare,

ciò che non sai mai se vuoi o non vuoi,

sia così banale da trovare,

sia lungo ogni strada, sia a fianco di noi…»

(F. Guccini, Tango per due) [Della quale mi permetto di suggerire a tutti l’ascolto]

 

Veniamo, invece, alle opere di una mia carissima amica; sono piccoli gioiellini, di cui sono fortunatamente in possesso io medesimo!

Il primo che presento è una sorta di quadretto che mi regalò per il conseguimento della laurea; sapeva che aveva a che fare con il tempo, e perciò mi donò questo mirabile uomo-albero che ha in sé e successivamente la quattro stagioni:

il tempo (pina)

Quindi veniamo a questo piccolo e delicato omaggio a Chaplin. Anche qui, sapeva che vado matto per Chaplin e mi donò a Natale del 2006 questo fantastico vestiario chapliniano in terracotta attaccata su corteccia:

chaplin (pina)

chaplin 2 (pina)

Infine una delle sue opere più belle. Le parlavo di Spinoza, di natura, di uno e tutto; dalle nostre conversazioni le venne questa magnifica idea, intrisa di sensualità, naturalità, anche esoterismo, se vogliamo. Non a caso questa piccola scultura si chiama Hen kai pan, di cui vi offro anche una serie di particolari:

hen kai pan (pina)hen kai pan 2 (pina)hen kai pan. particolare (pina)hen kai pan. particolare 2 (pina)hen kai pan. particolare 3 (pina)hen kai pan. particolare 4 (pina)

Spero vi siano piaciute almeno la metà di quanto piacciono a me; spero, inoltre, quanto prima, di fare delle foto ai quadri di un mio amico pittore e mettere anch’esse qui.

A presto!

Io Tempio sono un Greco

Uhuhuh! (Che non significa niente ma m’è venuto così!)

Caspita caspita caspita! Ho tanto da scrivere e non so da dove incominciare! Ed allora mi rifugio nella mera cronologia!

Oramai, dunque, due settimane fa ho trascorso un bellissimo fine settimana nei pressi di Pantalica. Un luogo stupendo! Lungo lo snodo di due fiumi si stende una vallata eccezionale per alberi, uccelli, un’eco straordinaria (come mai avevo udito in vita mia) e infine le affascinanti necropoli e l’Anaktoron che è questo (certo, almeno quel che ne rimane):

anaktoron

E vorrei anche almeno citare i nomi delle splendide persone che erano con me (che poi sono tutti capi scout del mio gruppo): Vittorio e Marcella (coloro che mi traviarono allo scoutismo), Francescuzza (sempri idda!), Maria, Angelo, Maria Concetta, Angela, Pina (na “pessi ‘i babba”!), Antonio (chi sei?); e quindi i bimbi, fantastici bimbi: Davide (Davidonzolo), Luca (nano atomico), Erika (la mia gattina) e Giovanni (il castorino).

Visitare quei luoghi in concomitanza con lo studio della storia greca è stato davvero emozionante! E proprio di storia greca vorrei parlare. Ho sostenuto l’esame proprio giovedì pomeriggio. Mi sono appassionato, ho cercato di imparare bene tutto, forse nell’assurda pretesa di imparare ogni singola pagina con annessi nomi e date. E che dire! Mi sono letteralmente innamorato di questo mondo “altro”, di quei personaggi colti e dall’indubbio carisma, dalla mente che si congiunge alla bellezza dei loro corpi. Mi sono innamorato in particolare di Alcibiade e di Epaminonda (ma anche di Sparta arcaica): persone capaci di reggere le sorti di intere comunità, di morire combattendo, di vivere agonisticamente.

Alcibiade praticamente sintetizza gran parte del mondo greco: Ateniese, amico o, meglio, compagno di Socrate, oligarchico prima, democratico poi, mostra la perenne tensione greca verso occidente con una spedizione in Sicilia da cui viene richiamato per essere processato; fugge allora a Sparta, dove non solo riesce ad essere bene accolto da una società sempre sospettosa nei confronti degli stranieri; e non solo consiglia loro di inviare Gilippo in Sicilia, mossa che permetterà la resistenza di Siracusa e la vittoria spartana sulla flotta di Atene; ma riesce pure ad avere rapporti intimi con la regina (tant’è che si sospetterà che l’erede di Agide II sia in realtà il figlio di Alcibiade); non contento, si reca dai persiani spingendoli favorevolmente ora verso Atene, ora verso Sparta. Torna ad Atene ed alla guida della flotta sconfigge gli spartani e viene accolto da trionfatore, come fosse un re! Manco un anno dopo, una sconfitta di poco conto del suo comandante in seconda determinerà la cacciata definitiva di Alcibiade che infine sarà ucciso a tradimento dai Persiani. Ragazzi, un eroe! Era tutto in mano sua!

Epaminonda, invece, fu il genio politico e militare che mise fine al mito dell’imbattibilità della falange oplitica spartana. Tra Leuttra (371 a. C.) e Mantinea (362 a. C.) sconfisse ripetutamente gli spartani e perdipiù arrivò a calpestare impunemente il suolo della Laconia, giungendo fino alle mura di Sparta. Morì combattendo a Mantinea. Il suo esercito aveva praticamente già vinto, quando una lancia lo trafisse; dopo una breve agonia, spirò e la battaglia cessò senza formalmente senza vincitori né vinti.

Mah! Non mi dilungo oltre, altrimenti parlerei ancora un bel po’ di Lui: Alessandro III di Macedonia.

Procedendo, invece, accennerò brevemente alla lezione del Dott. Di Spazio. Per adesso dirò solo che è si inseriva nel corso che Biuso sta tendendo per la Scuola Superiore Catanese e che è stata strepitosa. Mi riservo di parlarne meglio quando leggerò questo suo libro che dovrebbe arrivarmi a giorni.

Inoltre, da venerdì mattina fino ad oggi alle 13 sono stato in uscita coi miei lupettini. Perciò immaginate: giovedì pomeriggio l’esame, difficilissimo, di storia greca; venerdì mattina dovevo partire coi lupetti; e perciò dovevo sia studiare tanto che preparare questi giorni coi piccolini! È stata veramente dura!

Infine, la musica: ultimamente, giacché ne ha accennato Raciti, mi sono dato all’ascolto di Lou Reed, per adesso degli album Transformer e Berlin. Eccezionale, cupo, catartico, lirico, ironico! Conoscevo solo qualche canzone, ma devo dire che lo sto apprezzando parecchio; soprattutto l’album Berlin, credo sia uno dei capolavori della musica.

Bene, congratulandomi e ringraziando la pazienza di chi ha letto fino a qui, spero di tornare a scrivere presto, magari cose più interessanti!