Amarezza e ridicolo

L’amarezza ed il ridicolo corrono spesso di pari passo; talché se a volte l’uno sopravanza l’altra, o viceversa, tosto chi rimane indietro s’affretta a colmare lo svantaggio. Sicché potremmo dire che al detto schopenhaueriano per cui la vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia, fa da giusto pendant la considerazione che la vita è un orologio le cui lancette segnano l’una l’amarezza, l’altra il ridicolo.

Cosicché le vicende della prima prova scritta degli “esami di stato” hanno dato il risultato sperato; l’esame di stato ha esaminato lo stato. Abbiamo esame di stato, ma non abbiamo stato d’esame. Avevamo “esame di maturità”; abbiamo perso la maturità d’esame. Ma ciò che non s’è dato mai è la maturità di stato; o, peggio, lo stato di maturità.

Lo stato, ad ogni modo, è stato esaminato.

Ciò che sorprende di più non è l’errore, ché, volendo, potrebbe capitare; no, non è neanche la stupefacente ignoranza, ché, volendo, potrebbe anche star-ci, ossia stare nello stato.

Ciò che sorprende è l’assenza di ogni approfondimento; la totale mancanza di ogni curiosità, di meraviglia, di stupore, di interesse.

Io leggo questa poesia di Montale;

a K.

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d’un greto,
esiguo specchio in cui guardi un’ellera i suoi corimbi;
e su tutto l’abbraccio d’un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s’esprime libera un’anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,
e che il tuo aspetto s’insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d’una giovinetta palma…

mi chiedo: «chi è K.?». Al di là del fatto che sia una donna, un uomo, un cane, una pianta, un sogno. Ma chi è? Posso assegnare un compito su una poesia dedicata a qualcuno senza sapere chi mai sia? E dato lo stato di ignoranza in cui sono, posso tralasciare che a seconda di chi sia K. l’intero componimento assume un significato diverso? Può darsi che l’autore sia ironico, come lo sarà nelle opere più tarde? (No, non può darsi; ma s’è per questo non poteva neanche darsi che ci fosse un ruolo salvifico della donna; ma loro come avrebbero potuto mai saperlo?) E pure presumendo che sia una donna, chi è K.? È un’iniziale che poco ha a che fare con le donne del poeta; potrebbe dunque, essere chiunque. Ma perché, allora, non controllare?

La meraviglia conduce al filosofare; cosicché allo stato manche ogni principio primo del filosofare; è stato, non ha nessun metabolismo (nel senso della metabolè).

Cambiamo argomento…

In questi tempi avversi sto riscoprendo l’invitto Vittorio Alfieri, la fierezza, l’altierezza, la fronte ritta e lo sguardo fisso.

Mi sono innamorato (tra gli altri) di questo suo sonetto:

 

«Bieca, o Morte, minacci? E in atto orrenda

l’adunca falce a me brandisci innante?

Vibrala, su: me non vedrai tremante

pregarti mai che il gran colpo sospenda.

 

Nascer, sì, nascer chiamo aspra vicenda,

non già morire, ond’io d’angosce tante

scevro rimango; e un solo breve istante

de’ miei servi natali il fallo ammenda.

 

Morte, a troncar l’obbrobriosa vita,

che in ceppi io traggo, io di servir non degno,

che indugi omai, se il tuo indugiar m’irrìta?

 

Sottrammi ai re, cui sol dà orgoglio, e regno,

viltà dei più, ch’a inferocir gl’invita,

e a prevenir dei pochi il tardo sdegno»

 

Bene, c’è poco da aggiungere o commentare, se non il quinto e il sesto verso. La ventura aspra, amara, che ci può capitare è nascere, non già morire. La morte è l’unico evento che ci rende completamente liberi che ci può redimere dalla colpa dei “servi natali” (so che sto generalizzando e tradendo; ma chi può tradire lo faccia. Pro domo sua).

Infine, quella che ascoltate è l’inconfondibile suadenza dei Rolling Stones.

 

4 pensieri su “Amarezza e ridicolo

  1. Ma che belle cose scrivi: sono chiara espressione del tuo smisurato e auto-sopravvalutato IO! Solo tu acculturato in questo mondo, invece, ignorante! Tu, oh Don Chisciotte contro i mulini a vento!TU, oh grande cultore di sapienza e filosofia! Rammenta Socrate in punto di morte! Fai voto di umiltà e usa la cultura, che pretendi di avere, quando serve: non per farne un inutile e sterile sfoggio fine a se stesso. Non sei tu l’eletto, non sei tu il messia della scienza! Altrimenti continua a dedicarti alle fiabe ed al “curtigliu” politico ed al tuo “Tu contro tutti e tutto”. Da Shakespeare!

  2. Caro Shakespeare,
    ti invito ad identificarti. Solo così sarò disposto ad avviare una discussione (anche sulla morte di Socrate, che a quanto mi risulta tutto presenta fuorché umiltà). Inoltre vorrei che argomentassi le tue posizioni e non ti limitassi a generiche ingiurie. Altrimenti sarò costretto a cancellare il tuo commento.
    Distinti saluti; e vedi di non offendere più il caro William.

  3. Caro Cateno, sei veramente stolto: non si risponde al raglio degli asini.
    Il tuo devoto Antonio, spero altrettanto autosopravvalutantesi.

  4. …mah… lo scrittore “Shakespeare” pensa di essere colto facendo copia incolla. Alla fine però si scopre che il suo tarlo è la Fiaba di Cateno. Poveretto /a.

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