Ribelliamoci ai campi di sterminio per università

Ribelliamoci! Protestiamo contro questi malandrini, mascalzoni, ladri di futuro (e chi vuole rubarci il futuro ci vuole privare del nostro dono più prezioso e sacro: il tempo).

Non è bastata l’assassina formula 3+2, adesso stanno spiegando un campo di concentramento volto a sterminare le università pubbliche italiane.

Il vademecum del bravo sterminatore delle università pubbliche è contenuto Decreto legge 112 del 25 giugno 2008, con ciò si tenta di decretare:

  1. la possibilità di trasformare un Ateneo in una Fondazione, che pertanto dovrà cercarsi da sé i finanziamenti (anche se in linea teorica i finanziamenti statali non verranno meno); tuttavia, questo farebbe sì che chi riceva più finanziamenti almeno nominalmente acquisti prestigio e potrebbe far baluginare o nella migliore delle ipotesi garantire una formazione migliore. Ma questo potrebbe comportare che le università che non trovino i fondi rimangano indietro, tacciandosi d’infamia solo perché pubbliche; inoltre i costi per iscriversi alle “prestigiose” fondazioni potrebbero lievitare, cosicché chi ha soldi può accedere a prestigio, nomea e (sempre nella migliore delle ipotesi) cultura; chi non ha soldini deve accontentarsi dell’offerta pubblica;
  2. il taglio dei fondi non è parimenti ripartito; si sceglie di finanziare solo presunti centri di eccellenza, come l’Istituto Italiano di Tecnologia (ITI) (che persino nel nome pare un annacquamento del ben diverso MIT) ovviamente perché cari al ministrello;
  3. il taglio dei fondi vede ridursi la spesa per il finanziamento universitario di ben 550 milioni di euro;
  4. il turn over viene ridotto al 20%; che detto così pare poco, ma pensate che non sarà reintegrato l’80% di quelli che vanno in pensione. Mettiamo che in un anno 5 docenti universitari vanno in pensione, ebbene se ne potrà assumere solo 1 (se ne vanno in pensione 100, solo 20!!!). Con ciò è precluso sia il rinnovamento, sia lo stimolo alla ricerca; ed in aggiunta il numero tra studenti e professori si allontanerà via via sempre più da un ragionevole rapporto. E i docenti dovranno sobbarcarsi altri corsi, oppure le facoltà dovranno ridurre le discipline d’insegnamento. La ricerca risulterebbe bloccata. Il taglio, perdipiù, riguarda anche la scuola, ad ogni livello.

 

(Questi ed altri aspetti, compresi gli articoli cui si fa riferimento, artt. 16, 17, 66, 67, 69, 74 del suddetto decreto, sono magistralmente trattati qui da Giuseppe Capuano).

 

Vediamo alcune conseguenze pratiche:

  • la Scuola Superiore Catanese, un centro di formazione di eccellenza dell’Università di Catania presso il quale ho avuto la fortuna di assistere ad alcune lezioni, verrebbe chiuso per mancanza di fondi;
  • la stessa Facoltà di Lettere e Filosofia molto probabilmente non potrebbe sostenere i costi e vedrebbe ridursi i corsi o addirittura rischierebbe la chiusura;
  • le facoltà con meno “funzioni commerciali o commerciabili” stenterebbero a trovare finanziatori; quale azienda finanzierebbe mai lettere classiche o filosofia o scienze politiche?
  • le università di tutta Italia potrebbero essere ricattate da finanziatori pubblici e privati: “io ti finanzio, però tu devi licenziare questo tizio perché pensa cose che non mi piacciono” oppure “io ti finanzio, però tu devi assumere questo mio amico o parente”. Addio libero pensiero e residuo di meritocrazia.

È importante che tutti diffondano queste notizie, che tutti si indignino per questa ulteriore mossa che vuole privarci di quanto più ci rende umani. La facoltà di pensare. Non è un caso se l’art. 33 della costituzione sancisce: «Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato». Con i finanziamenti privati si mette in grave pericolo l’autonomia delle università.

Oltre i link già inseriti segnalo:

questo post di Giofilo;

questa discussione su Sitosophia;

questo intervento del Prof. Alberto Biuso;

le indicazioni dell’Andu (Associazione Nazionale Docenti Universitari);

infine rinnovo l’appello a firmare la petizione per la Scuola Superiore Catanese.

P. S. Come speravo, almeno un risultato si sta raggiungendo, ossia si stanno moltiplicando i post e gli articoli che trattano della questione; perciò segnalo questi altri molto interessanti:

Vogliono chiudere la Scuola Superiore di Catania;

Per una valorizzazione del presente;

Morte dell’università;

questo post dove sono riportati gli interventi di Ciliberto e Tessitore.

10 pensieri su “Ribelliamoci ai campi di sterminio per università

  1. Ma porca la miseria! E come al solito fanno tutto sottobanco…Del resto cosa pretendere da un governo con la ministra dell’istruzione leghista che dice che le scuole per combattere il bullismo devono avere massimo 100 alunni?
    No comment.
    Diffonderò!
    Cubacris

  2. Bravissimo Cateno. Ottimo riepilogo della penosa assenza di senso che il Governo distribuisce: un senso che non distingue tra investimenti sul futuro dagli sprechi nazionali di fondi economici. Similmente si esprimeva ieri sera il Presidente della SSC.
    Che senso ha tale senso, quindi? Alcuno.
    Questo testo mi sembra adatto ad essere diffuso…
    Davide Dell’Ombra

  3. da diverso tempo l’istruzione, di qualsiasi tipo, in italia non esiste più, e non credo dipenda soltanto dagli ordinamenti che di volta in volta vengono proposti, quanto dal fatto che l’istruzione sia reputata inutile dall’intera comunità in cui viviamo. per reputarla utile bisogna farne tutt’uno con il lavoro. vale a dire che tutta l’istruzione ormai va valutata in funzione della materie ingegneristiche.

  4. Caro DottorBenway, non dirai sul serio… spero il tuo sia un sarcasmo. Le realtà culturali non si possono confrontare tra loro in una gara di realtà. Sennò vincerebbe solo la filosofia hegeliana…
    La questione, battute a parte, è che tutta la cultura va salvaguardata: tanto la ingegneristica quanto la medica quanto la letteraria come poetica come filosofica.
    DD

  5. davide, penso che potrebbe vincere anche l’antifilosofia nicciana. ad ogni modo la cultura era, per l’appunto, una questione hegeliana che non si addice ai nostri tempi.

  6. Cris, non preoccuparti: anche se non ti firmi, quando indichi il tuo blog poi si capisce chi sei.
    Ad ogni modo, concordo con Cris e Davide, ed il fatto che si possa pensare di dedicarsi solo all’ingegneria o giù di lì, beh, non è altro che una vittoria di questi mala tempora.
    Ma che vi sia uno stato di cose non vuol dire che a questo ci si debba rassegnare; io spinoziamente accetto qualunque stato di cose; che poi mi impegni a mutare ciò che mi fa soffrire e altro par di maniche!

  7. Non ti preoccupare per la facoltà di lettere e filosofia: i soldi li fabbrica con il corso di laurea in scienze della comunicazione.

    /me acida

    (Oltre la polemica: penso che anche la società più tecnologizzata abbia il dovere di curare le humanae litterae. Pensiamo attraverso le parole -dimostratemi il contrario, forza, su- perderle significherebbe impoverire le menti molto oltre i limiti del tollerabile.)

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