Giorni di intense letture

Giorni di intense letture, di ubriacature, di scempiaggini e di enormi ed esiziali errori…

Cominciamo (e forse finiremo) con le letture. Ho (ri)letto I discepoli di Sais del sempre presente nei miei pensieri Novalis. È inutile ch’io mi dilunghi sulla morte ventinovenne per consunzione; parimenti solo sfiorando la sua immagine posso accennare alla morte della sua fidanzata bambini, tisica, deceduta a quindici anni.
Posso solo rivelare che tra i vari accenni alla Natura, tema su cui è incentrata l’incompiutezza de I discepoli di Sais, in particolare vi sono delle righe che schiuderanno un mondo per alcuni sviluppi del Tempio dell’Ombra. Cito queste righe:

«Nel momento in cui pensa l’uomo ritorna alla funzione originaria del suo esistere, alla meditazione creativa, a quel momento in cui produzione e conoscenza erano congiunte tra loro in un meraviglioso rapporto di reciproco scambio, a quell’istante creativo in cui nasce la vera gioia, l’autoconcepimento interiore. Quando poi egli si immerge interamente nella contemplazione di questo fenomeno originario gli si dispiega innanzi, come in uno spettacolo incommensurabile dai tempi e dagli spazi inusitati, la storia della creazione della Natura, e ogni punto saldo che si stabilisce nel fluido infinito è per lui una nuova rivelazione del genio dell’amore, un nuovo legame tra il tu e l’io. La descrizione accurata di questa interiore storia del mondo è la vera teoria della Natura. Dall’intima coerenza dei suoi pensieri, e dalla loro armonia con l’universo, si forma spontaneamente un sistema di pensieri che racchiude il ritratto compiuto e la formula dell’universo» (Novalis, I discepoli di Sais, in G. Bevilacqua (a cura di), I romantici tedeschi, Vol. I, Narrativa, BUR, Milano 2003, 172).

Ho letto, sempre del caro Novalis, Enrico di Ofterdingen; romanzo certamente più ampio del precedente, ma parimenti incompiuto. Qui Novalis pare tentato dalla divagazione, dalla fuga in Fiabe a volte pure banali; ma è prettamente un romanzo simbolico, intessuto dell’essenza stessa della fiaba, ed in cui ho pure trovato un possibile appiglio inaspettato per la mia tesi.

Ho pure letto alcuni racconti di Hoffmann (tra l’altro ho scoperto che Davide adora, come me, lo strepitoso Gli elisir del Diavolo); bene, dunque, dicevo che ho letto:

  • Il cavaliere Gluck, racconto ottocentesco se altri mai, in cui Hoffmann in prima persona incontra proprio Gluck, condannato a vagare tra i vivi senza poter essere riconosciuto perché con la sua musica ha rivelato i segreti celesti;
  • Le avventure della notte di San Silvestro, in cui il tema dello shock amoroso verso la femme fatale si congiunge al topos della vendita dell’anima al diavolo; più precisamente il protagonista dona il proprio riflesso allo specchio (l’immagine di se stesso, la propria auto-coscienza) alla donna che infine si rivelerà strumento del demonio;
  • L’Orco Insabbia, dove timori d’infanzia si congiungono con arcane pratiche alchemiche e con il tema dell’automa, l’artificiale che diviene vivo; difatti il protagonista si innamora di una donna algida, che non parla quasi mai e che alla fine scoprirà essere un automa; tutto ciò lo condurrà a un tentativo di omicidio ed alla follia;
  • Le miniere di Falun mostrano l’interesse verso l’inanimato, il minerario, tipico del romanticismo sin da Novalis; un giovane marinai, imbarcatosi per sbarcare il lunario e provvedere alla madre, rimarrà affascinato a tal punto dallo spirito delle miniere, di ciò che sta racchiuso nella terra, personificato nella figura di un leggendario minatore; il giovane, il giorno stesso del suo matrimonio, svanirà nei meandri della miniera attratto da un’arcana forza:
  • Gli automi riprende il tema, com’è evidente, dell’automa, della vita, anzi di un’intelligenza superiore sprigionata misteriosamente dagli ingranaggi di un uomo finto; dopo un’interessante discussione sulla possibilità di un’intelligenza artificiale, ancora una volta arcane forze trasportano il protagonista verso il suo destino di follia amorosa;
  • Vampirismo, infine, tra atavismi e nobiltà in decadenza, trasfigura in questo tema tanto caro ai romantici le brutalità umane.

Ho, inoltre, ripreso la lettura di Borges, terminandola con Storia universale dell’infamia, in cui ho ritrovato anche un breve racconto, segnatamente Hakim di Merv, il tintore mascherato, che ha ispirato una miniserie di un fumetto che sto seguendo, ossia Volto nascosto.

Ma soprattutto ho ridato una lettura a L’Aleph e a Lo Zahir. Se il primo di questi due racchiude l’intero universo in un paio di pagine (quelle finali del racconto), è il secondo che mi angoscia e affascina. Borges è riuscito a fare del suo racconto stesso uno Zahir.

[Devo confessare che l’ho riletto per via di una mia ossessione, che mi trascino da qualche tempo. Non posso fare a meno, infatti, di pensare e contemplare solo anche nella mia mente lo sguardo, o più in generale l’espressione di una ragazza. Non è questione di innamoramento (per quello c’è qualcun'altra… ma di ciò di cui non si può parlare…); tra l’altro è una ragazza che neanche mi piace; però ogni immagine, sensazione o ragionamento mi riporta a quella espressione che talvolta le ho visto.]

Lo Zahir, se ci fosse bisogno di ricordarlo, a Buenos Aires è una moneta da venti centesimi. La trappola dello Zahier consiste nel suo potere di far credere che a forza di pensarlo e ripensarlo ci si possa liberare di lui. Meravigliose le ultime frasi del racconto:

«Per perdersi in Dio, i sufisti ripetono il loro nome o i novantanove nomi divini finché questi non vogliono più dire nulla. Io desidero percorrere tale via. Forse finirò per logorare lo Zahir a forza di pensarlo e ripensarlo; forse dietro la moneta è Dio».(J. L. Borges, Lo Zahir, in Tutte le opere, Vol. I, Mondadori, Milano 1984, pag. 856).

Infine ricordo le mie letture del Protagora di Platone e di un testo perlopiù sconosciuto ma che si è rivelato molto proficuo (come ogni Sua segnalazione), ossia Primeval Man del Duca di Argyll; di quest’ultimo vedremo di approntare, io e Davide, qualche stralcio di traduzione (giacché non è mai stato tradotto in italiano) per Il Tempio dell’Ombra.
E che dire? Ho cominciato la lettura del Don Chisciotte (me lo ripromettevo da qualche anno) e de I Miti oggi di Roland Barthes.

Per il resto, i giorni vanno tra splendori e miserie. L’unico paio di versi decenti che ho scritto in questo periodo sono codesti (e con essi vi lascio):

«Tutto è sbiadito; tutto si disfa
sfiorandolo con un dito».

90 pensieri su “Giorni di intense letture

  1. come sempre i tuoi versi dicono tutto e niente. ti ammiro per questo,anche se riuscire a capire ogni singolo meccanismo del tuo cervello è impossibile…o quasi!!

  2. @ Davide: sì, hai ragione; senza accorgermene sono stato toccante, solo parlando d’altri. E’ proprio vero che non v’è alcuna distinzione tra il mio sentire ed il mio apprendere.

    @ll’autore del secondo commento: coi miei versi ho sempre cercato di mostrare la coincidenza di tutto e niente, inizio e fine; sono lieto che tu l’abbia colto. Capire il mio cervello (la mia mente)? Mah… Impresa ardua, e forse impossibile e vana… Però mi dici chi sei?

  3. @ Regina: “Tu, la dominatrice “Regina” del mio cuore, nascosta nel segreto più riposto del mio petto, radice e pienezza del mio pensiero, che posta sei come a mezza via tra il cielo e l’inferno – oh, divinità ancor sconosciuta! [...]
    Sul volto di ogni fanciulla io scorgo i tratti della tua bellezza: ma dovrei, mi pare, possederle tutte per potere dalla loro bellezza estrarre la tua. [...]
    E tu, dio bendato dell’amore! Tu che vedi nei nostri più risposti segreti, me “la” rivelerai poi? troverò io ciò di cui vado in cerca quaggiù? riuscirò mai a vivere la conclusione di tutte le promesse eccentriche della mia vita? ti potrò rinchiudere nelle mie braccia? oppure: L’ORDINE è DI PASSARE OLTRE?” (S. Kierkegaard, “Diario”, Fabbri editori, Milano 1997, pag. 105).
    Allora? :-P

  4. Ma questa roba in quanto tempo l’hai letta? Ma che domanda vana! Se Ei dice che il tempo non esiste forse non hai neanche letto quelle cose. Che feroce sospetto che ti sia dato allo stile di Dijo, valente vomitatore di titoli che al massimo legge la presentazione in copertina!
    Ma mi rassicurerai in poroposito!
    il tuo devoto Antonio

  5. ” Io non gusto più alcuna gioia [...] mi rifiuto di essere allegro mentr’ella è rattristata[...] averla resa infelice è quasi l’unica speranza che ho di vederla felice”. (“Diario”). Ah quanto mi piace kierkegaard!! Mi affascina e nello stesso tempo mi angoscia.
    D’altronde la dimensione esistenziale degli uomini è segnata dall’angoscia e dalla disperazione.E per finire cito queste parole:” In ogni campo e per ogni oggetto sono sempre le minoranze,i pochi,i rarissimi,i Singoli quelli che sanno:la Folla è ignorante”
    Lo dovresti sapere molto bene…non è vero?

  6. Mi dispiace deluderti ma non sono Luisa…sono davvero “Regina Olsen”.
    “Io l’amo-ella è mia-il suo unico desiderio è che io resti con lei-la famiglia me ne supplica..è il mio voto supremo…ed io devo dire no!!”
    cosa c’è di più affascinante e malinconico nello stesso tempo?

  7. “Era perciò una sua frase enigmatica – una frase ch’ella non comprese, ma la capii tanto meglio io – quando una volta, nella sua pena, mi disse: “Dopo tutto, tu non puoi sapere se forse non sarebbe un bene anche per te che mi fosse concesso di rimanerti vicina”. Ecco, questo è timore e tremore!”.
    Ma perché citi le frasi che ho sottolineato cinquanta volte? O possiedi una copia esatta, con annesse sottolineature, del mio libro, oppure… Boh!
    Allora… Ricapitolo nella mia mente chi potresti essere (ragazze che ho ossessionato con Kierkegaard); ma non credo sia qualcuna tra codeste… Che tu sia davvero Regina? E io? Io davvero Soren?… :-P

  8. E perchè mai nn potrebbe essere?
    dopo tutto credo ke dopo 12 anni,nel giorno dell’anniversario…
    “Lei naturalmente non mancò di trovarsi al posto solito per incontrarmi”.

  9. Ma così non vale! Sono tutte citazioni che ho inserito pure in un mio piccolissimo scrittarello su Kierkegaard!
    Avà! Non farmi sparare nomi! Rischio di fare delle gaffe enormi!

  10. Perchè devi sparare nomi?
    Queste frasi mi piacciono molto,per questo le ho scritte.
    Io non possiedo le sottolineature del tuo libro.Ho già il mio per quello!!

  11. @ Davide: non preoccuparti; non ti serve leggere Soren; lo sei già! :-P

    @ Regina: ci sei ancora? Non volevo forzarti, ci mancherebbe. Mi sarebbe solo piaciuto sapere chi sei per due motivi: 1) per stile e scelta ho da sempre rifiutato i commenti anonimi; e (soprattutto) 2) sono oltremodo incuriosito dal giudizio che hai dato sui miei versi e dalla tua conoscenza di Kierkegaard!

  12. La mia conoscenza su kierkegaard è del tutto superficiale.Ma non posso fare a meno,ogni tanto,di assaporare quella sua malinconia che si insinua in ogni frase rivolta a “Regina Olsen”.
    In fondo Soren la ama e pur amandola non ha il coraggio di parlarle!! Quanto distante è da noi il pensiero di kierkegaard? E per quanto tempo lo sarà ancora?!

  13. Riporto da questa pagina: http://www.giusepperaciti.eu/groys.htm

    “TK. [...] Se Kierkegaard non fosse stato impotente, se avesse avuto rapporti soddisfacenti, se fosse riuscito a penetrare Regine Olsen — è l’argomento usato da [Leone] Chestov —, non avremmo avuto una filosofia di Kierkegaard.

    BG. [...] Se Kierkegaard, mettiamo, non poteva giacere con Regine Olsen, avrebbe potuto comunque ucciderla. Avrebbe potuto diventare un serial-killer e uccidere altre ragazze. Ma se invece di uccidere ci si mette a scrivere libri, è perché si è passati a un altro registro economico, un registro diverso da quello dell’economia del desiderio.”
    Che te ne pare?

  14. Sono delle giuste osservazioni…
    Ma come ci si può “fermare” qui, a dubbi ben più grandi?
    Questa storia è stupenda… e lo è ancor di più ciò che si cela tra le righe!! Regina

  15. Tra quali righe?
    Ad ogni modo, io adoro la vicenda di Soren e Regina e ad essere sincero mi ci rispecchio molto (come a questo punto credo saprai bene).
    Mi dici i dubbi ben più grandi quali sono secondo te?

  16. Come (a questo punto) credo saprai benissimo, anch’io adoro la vicenda di Soren e Regina. Ma toglimi due curiosità: quali sono i dubbi ben più grandi? E cosa si cela tra le righe?

  17. Tra le righe il filosofo si dichiara a Regina, ma resta ancora in dubbio il non voler parlare con lei(quando in molte occasioni si incontrano) e tanto meno quando fa capire l’impossibilità di stare insieme attraverso il famoso ” pungolo/spina nella carne”.
    Questi sono alcuni dubbi…il comportamento di kierkegaard ha dei lati nascosti e per me è contorniato da una sottile contraddizione…chissà perchè, mi ricorda qualcuno!! Regina

  18. Io credo che l’esplicazione filosofica della contraddizione cui accenni sia contenuta in questi due scritti “edificanti”, e cioè in “Timore e tremore”, in cui Kierkegaard narra la vicenda di Abramo chiamato a sacrificare il figlio (la domanda è appunto: esiste una sospensione teolologica della fede? Dalla risposta a questa domanda dipende, a mio modo di vedere, anche il comportamento nei confronti di Regina); l’altro scritto è “La malattia mortale”, in cui il buon Soren spiega come e perché ha sacrificato tutto (anche l’amore) per amore.
    Dici, comunque, che la sottile contraddizione ti ricorda qualcuno… Ossia me?

  19. Esatto!! Riguardo i due libri ho letto qualcosa ma mi aggiornerò in seguito. Nei commenti precedenti hai scritto di essere incurisito dal giudizio che ho dato sui tuoi versi.
    Ecco,quale giudizio potrei dare io,se non quello di un comune lettore?

  20. “L’8 settembre [1840] uscii di casa col fermo proposito di decidere tutto. C’incontrammo proprio davanti a casa sua. Mi disse che in casa non c’era nessuno; fui abbastanza audace da interpretare questo come un invito, come ciò che mi occorreva. Salii in casa con lei. Eccoci ora soli nel salotto. Ella era un po’ agitata. La pregai di suonare qualcosa per me, come faceva di solito. Lo fa, ma non riesco nel mio intento. Allora tutt’a un tratto prendo il libro di musica, lo chiudo con vivacità e buttandolo sul pianoforte dico: “Ma che m’importa la musica? E’ “lei” che cerco da due anni!”. Ammutolì”. (Ivi, pag. 138). ;-)

  21. Eccezionale!!! Regina è stata “fortunata” ad aver conosciuto un uomo di sublime statura intellettuale e filosofica!!

  22. Cari amici e amiche, se firmaste i commenti vi sarei davvero molto grato.
    Ad ogni modo, io non credo alla “fortuna”. Bisogna vedere cosa intendiate con questo termina; forse l’equivalente di un qualcosa che porta ad essere felice? Beh, non penso che Regina lo sia stata. Ma la felicità, ovviamente, non è tutto.

  23. Eh…Lo Zair…Quanto lo amo quel racconto…Dopo averlo letto insieme a te e gli altri me lo sono ripreso mille volte…Dovremmo leggere più spesso insieme, forse un giorno riusciremo a realizzare qualcosa anche in questo buco…
    Io sono totalmente immersa in un classico che mi mancava, ma che sto letteralmente adorando: Il Maestro e Margherita di Bulgakov.
    Cubacris

  24. @ Cris: è da almeno un paio di anni che vorrei leggere quel romanzo… Mi sa che sarà il prossimo che leggerò! Riguardo alle letture collettive, semper paratus!

  25. Ho avuto modo di leggere l’articolo
    e devo dire che è piuttosto interessante…:) grazie per avermelo indicato.
    “[...]Con tali mezzi si può spingere una fanciulla ad arrossire,ad abbassare gli occhi,ma mai si arriva a ingenerarle quell’ansia soffocante e indescrivibile che rende interessante la bellezza”. Regina

  26. Se non lo indicavo a Regina! :-P
    Del resto, “Il Diario del Seduttore era stato scritto apposta per respingerla, e so abbastanza l’agonia che mi costò la sua pubblicazione. [...] Far sì che qualcuno leggendo quel “Diario [del seuduttore]” abbia pensato, o pensi a lei, era [...] la più squisita galanteria che si potesse immaginare. Per una donna l’essere scelta da un seduttore è come per un frutto l’essere beccato da un uccello, perché l’uccello è buon intenditore” (Ivi, pag. 143)

  27. Conosco bene questa parte…l’avrò riletta migliaia di volte!!Mi fa un enorme piacere sapere che ci sia qualcuno che adora tale vicenda…oltremodo tu hai detto di rispecchiarti..davvero dunque ti sarebbe piaciuto essere Soren?
    Pensaci bene!! Regina

  28. Mah… Sai, non è che mi sarebbe piaciuto essere Soren; è che la mia natura è molto simile alla sua (potrei narrarti tanti aneddoti; ma ovviamente non qui… ;-) ) ed uno non può che essere se stesso.

  29. Concordo con te…riguardo la simile natura,deduco che anche tu hai sacrificato tutto(anche l’amore)per amore!! Regina

  30. Che se vuoi di questo aspetto ne possiamo parlare in privato, non in questi commenti che tutto il mondo potrebbe leggere… Nonostante tutto conservo anch’io un certo spudorato pudore! :-)

  31. Non pensavo di averti chiesto qualcosa che potesse,in qualche modo,riferirsi al tuo pudore…comunque a questo punto ritiro indietro la domanda…anche se un “certo” di cui abbiamo parlato,avrebbe comunque dato una risposta!!! Regina

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