Don Giovanni e bellimbusto

Credevo di aver perso ogni entusiasmo, di non essere capace di sentirmi così totalmente avvolto da alcune poesie e che i miei ardori “giovanili” fossero scomparsi. Che paradosso: allora, quando avevo diciannove e mi sentivo vecchio, mi entusiasmo facilmente ed oggi quell’entusiasmo lo definisco giovanile; oggi che di anni ne ho venticinque e non mi sento vecchio, anzi vorrei proprio invecchiare (se mi sarà dato in grazia o castigo di arrivarci) per trattare tutti con la stessa disponibilità con cui tratto i bambini; dunque nei miei venticinque anni credevo d’aver perso ogni entusiasmo per vita, poesia, libri, amici e ciò che dir si voglia. Non che non provassi più alcun piacere, ma l’entusiasmo implica una specie di trasporto, come quando si fa qualcosa per la prima volta, come quando si è bambini e si aspetta con ansia un amichetto a casa.

E ci voleva proprio un suicida a far rinascere il mio entusiasmo. Foss’anche nella veste di entusiasmo suicida. L’illusione che questo blog sia troppo pubblico e perciò ‘vuoto’ mi fa dire fin troppo facilmente che la possibilità del suicidio si affaccia in questi ultimi giorni troppo di frequente nella mia perturbata mente. Ma non sono qui per parlare di me. (Niente)

Descriverò, se possibile, cercando di citare quanti più versi e di limitare le mie parole, l’entusiasmo per Vladimir Majakovskij. Concordando con l’opinione di Ripellino (che l’onnipresente m’aveva già consigliato), secondo cui «è tempo di affermare che la parte più valida della poesia di Majakovskij è quella del periodo precedente al rivoluzione e che, anche dopo, il meglio di lui è nei versi che si ricollegano al cubofuturismo» (A. M. Ripellino, Letteratura come itinerario del meraviglioso, Einaudi, Torino 1968, pag. 269), il primo dubbio che mi si è sollevato è questo: perché, da poeta, devo essere narcisista, egotista, tragicomico, inevitabilmente suicida? Cioè, perché Majakovskij, e quindi anch’io entusiasta di lui, trovo il suo vertiginoso afflato lirico inestricabilmente connesso alla società, alla satira, al mondo bastardo e fottuto?
Quando la poesia di Majakovskij tenta d’essere solo politica, risulta persino noiosa; quando insiste esclusivamente sull’amore è insipida. Basti pensare che dopo l’eccellente poema Flauto di vertebre stava scrivendo un nuovo poema sull’amore, Don Giovanni. Lilja Brik, sua straordinaria compagna per molti anni, così ricorda:

«Mi recitò l’ultimo poema, mentre passeggiavamo. Ero arrabbiata per era ancora sull’amore. Non l’aveva annoiato quel soggetto? Volodja [nome affettuoso per Vladimir]  tirò fuori il manoscritto, lo fece a pezzi e lo gettò al vento».

È in versi come questi che risalta la potenza e lo straordinario estro poetico di Majakovskij:

«Ma, senza biasimarmi né insultarmi,
spargeranno di fiori la mia strada, come davanti a un profeta.
Tutti costoro dai nasi sprofondati lo sanno:
io sono il vostro poeta.
Come una taverna mi spaura il vostro tremendo giudizio!
Solo, attraversando gli edifici in fiamme,
le prostitute mi porteranno sulle braccia come una reliquia
mostrandomi a Dio per loro discolpa.
E Dio romperà sopra il mio libricino!
Non parole, ma spasmi appallottolati;
e correrà per il cielo coi miei versi sotto l’ascella
per leggerli, ansando, ai suoi conoscenti.»
(da Eppure, vv. 11-22, trad. di A. M. Ripellino).

La figura di Majakovskij, alta quasi due metri, prorompente, quasi da pugile peso massimo, abbigliata da bohemien, con una blusa gialla cucita in casa, mentre declama con talento (fu anche attore e sceneggiatore, nonché con un particolare senso della regia; ma se è per questo fu anche pittore e illustratore) i propri versi, crea scandalo e scalpore:

«Io mi cucirò neri calzoni
del velluto della mia voce.
E una blusa gialla di tre tese di tramonto.
Per il Nevskij del mondo, per le sue strisce levigate
andrò girellando col passo di Don Giovanni e di bellimbusto»
(da La blusa del bellimbusto, vv. 1-5, trad. di A. M. Ripellino).

 La pretesa irresistibilità di Majakovskij (secondo la Brik uno dei motivi del suicidio sarebbe il fatto che la donna che egli amava in quel periodo avrebbe secondo lui dovuto lasciare il marito, cosa che ella non fece, minando l’irresistibilità del poeta) tale irresistibilità, dunque, è sempre vista da un piano lirico-politico; l’amore per una russa emigrata a Parigi mostra chiaramente come la “conquista” della donna sia in realtà la conquista della stessa Parigi:

«Vieni qui,

                   vieni all’incrocio

delle mie grandi

                           e rudi braccia.

Non vuoi?

                 Restaci allora, e sverna,

e questo

              affronto

                            mettiamolo nel conto.

Non me ne importa,

                                 un giorno

                                                 ti prenderò –

te sola

           o con tutta Parigi.»

(da Lettera a Tat’jana Jakoleva, trad. di G. Giudici).

Il tema del suicidio era ricorrente, più che nell’opera, nel pensiero di Majakovskij. Tentò di suicidarsi già nel 1916, salvandosi solo perché la pistola fece cilecca al primo colpo ed egli non ebbe il coraggio di ritentare. Anche per contrasto, il tema emerge da questi versi:

«E non mi getterò giù nella tromba delle scale
e non berrò il veleno
né premerò il grilletto dell’arma sulla tempia»
(da Lilička! In luogo di una lettera, vv. 50-52, trad. di G. Giudici).

Anche nei versi scritti per la morte (un altro suicidio) del poeta amico-nemico Esènin ebbe a concludere:

«In questa vita

                        non è difficile

                                               morire.

Vivere

            è di gran lunga più difficile»

(da A Sergèj Esènin, trad. di A. M. Ripellino).

 

Mi piace concludere citando versi stupendi (anche perché la traduzione stessa è poetica) del poema Flauto di vertebre:

«PROLOGO

A voi tutte,
che piacete o siete piaciute,
icone serbate dall’anima dentro i suoi antri,
in un brindisi alla vostra salute,
alzo il cranio traboccante di canti.

Mi chiedo ancora ed ancora
se non sia meglio mettere il punto
d’un proiettile all’essere mio.
Oggi io darò
per l’appunto
un concerto d’addio.

Raduna, o memoria,
del cervello dentro il vestibolo,
le femmine amate in lunghi filari.
D’occhio in occhio versa il tuo giubilo.
Travesti la notte in antichi sponsali.
Traversa di corpo in corpo il tuo gaudio.
Che questa notte sia memorabile.
Oggi io suonerò il flauto
sulla mia colonna spinale.»
(trad. di R, Poggioli)

Infine, vi lascio con La nuvola in calzoni recitata da Carmelo Bene.

Immagine anteprima YouTube

28 pensieri su “Don Giovanni e bellimbusto

  1. All’epoca anch’io mi entusiasmai per Majakovskij, conosciuto grazie a un’economica raccolta della Newton. Peccato che io, a differenza tua, non riesca a trattenere a memoria nulla di ciò che legga; oltretutto ho smesso di leggere poesia da quando anch’io avevo 19 anni sentendomi vecchio.

    P.S.: scusa se non ho commentato il tuo post precedente — avrei voluto, ma non ne sono stato in grado. Almeno Triad aveva un asso nella manica; io manco quello.

    Tommy David

  2. Il mio ‘Grazie’ era riferito non a Tommy (che ha pubblicato il commento insieme a me) sebbene abbia perfettamente ragione per quanto mi riguarda, ma a te, Cateno. Grazie di questi regali.

  3. @ Tommy: dovresti riprendere la lettura di poesie. Quantomeno per leggere qualcosa che non sia, come dici tu, pseudo-poesia! Per il post precedente, preferisco chi tace quando non sa cosa dire a chi dice solo frasi di routine (com’è sempre ai funerali e come per fortuna non è accaduto nei commenti del post).
    @ Triad: nulla è ragalato! ;-P

  4. Non posso fare a meno di chiedermi e ripetere tali parole”Tristezza…Infinita,sconfinata,imbecille tristezza…”
    Ma cosa vorresti mai dire? Regina
    P.s. Scusa per il commento fuori tono con il tuo ultimo blog. Regina

  5. Non credo che tu sia così immediato da capire!!!E poi la tristezza è uno “status” dell’animo,perchè dovresti sentirti imbecille? Regina

  6. Cara Regina, contrariamente a quanto può sembrare, io mi sento spesso imbecille… Proprio perché, come dici tu, sono “status” e non vorrei essere “status”. Vorrei, per dirla con Nietzsche, impremere al divenire il carattere dell’essere.

  7. Allora ho ragione nel dire che, dietro questa tristezza, si nasconde qualcosa di più profondo!!!
    Io non credo che tu sia imbecille…per me non lo sei(per quanto possa valere questo mio debole giudizio).
    “Le grandi cose sono per i profondi spiriti”,”Gli abissi sono per gli spiriti profondi”(F.Nietzsche) Regina

  8. Hai ragione!! Sto mettendo a dura prova la tua pazienza.Ma dimmi,che idea ti sei fatto di me,per queste poche righe che ti ho scritto?Regina

  9. Mi sembri una ragazza sensibile e molto intelligente, oltrecché con una buona cultura. Più di questo non saprei dirti. Anche perché queste caratteristiche mi sembrano in contrasto con il mantenere l’anonimato.

  10. Ma a te non basterebbe soltanto avere un confronto,sia esso in campo culturale,sociale?
    E poi,scusa,se dici che queste caratteristiche sono in contrasto con il mio anonimato,allora per quale motivo le hai scritte?
    So bene che dovrei rivelarmi,per farti capire che non voglio adottare nessun tipo di “gioco”,per farti capire che da questa parte del pc,c’è una persona che ti stima e ti apprezza per ciò che sei,per alleviare,seppur in minima parte,(oserei dire,quasi inesistente)quella condizione di “tristezza” che spesso dipinge i tuoi occhi. Regina

  11. Il confronto culturale ce l’ho e l’ho avuto con tante persone; e per quello non è davvero necessario conoscersi personalmente; però in questo senso saresti uguale, che so, a un qualsiasi sconosciuto che passa da questo blog, scambiamo due parole e via. Se a te basta, non so.
    Mi pare strano il tuo anonimato perché dico: “Ma caspita, è intelligente, condividiamo tanti gusti e punti di vista; perché si ostina a rimanere anonima?” Insomma, davvero non lo capisco.
    Infine, come accenni tu, a volte davvero mi sembra una specie di “gioco”, di passatempo.
    In definitiva, è vero, potresti restare un confronto culturale, come ne ho tanti; ma potremmo diventare anche amici; e un amico è sempre meglio averlo che non averlo.

  12. Hai ragione su tutto,tranne che su una cosa.Non ritengo questo un passatempo e te lo dimostrerò quanto prima,dicendoti chi sono.
    Se mi sono ostinata a rimanere anonima,non l’ho fatto per gioco ma perchè ne ho timore.”Che la catastrofe abbia inizio”(scherzo!!)Regina

  13. P.s. Mi incuriosice, però, una cosa!!
    Da cosa hai notato che sono una ragazza sensibile?In fondo non abbiamo fatto altro che parlare di te!!!Regina

  14. La motivazione non è qualcosa di ben definito;potrebbe essere una tua possibile reazione,o mostrarmi un pò “stupida e infantile”dicendoti “Piacere,sono Regina”,come se volessi ottenere qualcosa,come se mi avvicinassi per un doppio scopo.Io non so cosa potresti pensare.Vorrei che tu mi “vedessi” per ciò che ti ho scritto,ma ho timore che non possa essere così.Riesci a comprendere?Regina

  15. Sì, più o meno. Ma non devi avere timori di alcuna sorta. Te l’ho detto, al massimo posso dirti: “Vuoi un gelatino?” :-P
    Dài, io non penso mai male; anche perché pensare male è un ossimoro! ;-)

  16. Sai in cosa mi hai fatto stare meglio? Nel sapere che c’è una persona che si interessa a qualcun altro e che conosce Nietzsche, Kierkegaard e Guccini… Insomma, come se ci fosse ancora speranza! ;-)

  17. Caro Cateno, complimenti per questo bellissimo post! Concordo sul potere “salvifico” della poesia (che ti ha fatto ritornare l’entusiasmo!) e sulla necessità di “farla propria”, di interiorizzarla: anche se non è il modo più giusto per rendere giustizia ad un autore, credo però che sia il più bello e gratificante, quello che più “arricchisce”. E, per inciso, l’unico che io saprei fare.

    Nell’occasione, ti ringrazio per avermi inserito fra gli “amici”… mi fa molto piacere, grazie.

  18. qui accanto a me
    “Majakovskji Opere Scelte – Poesie Poemi Teatro a cura di Mario De Micheli” edizione feltrinelli aprile 1967, ristampato nel febbraio 1982 (è parecchio ingiallito, in effetti)
    vedremo..

    Gianluca

  19. Non so chì seì.
    Ma so che seì una grande.
    Tì vorreì lasciare il mio contatto.
    Se ti potrebbe interessare.
    Devo iniziare a fare la tesìna d’esame.
    Porto Majakovskij.
    Sempre se non è un disturbo,
    olga_26@live.it
    Grazìe
    e complimenti
    ne sono rimasta poche le persone che ancora ancora deglì interessi.
    Tì stìmo!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

:wink: :-| :-x :twisted: :) 8-O :( :roll: :-P :oops: :-o :mrgreen: :lol: :idea: :-D :evil: :cry: 8) :arrow: :-? :?: :!: