Archivi del mese: dicembre 2008

Da che nasciamo si può solo peggiorare.

Ho dismesso i panni del blog per vestire quelli più seri e confortevoli di semi-sito. Il web ci rende tutti obesi; o almeno ci fa ritenere tali, come adolescenti. Cosicché il rischio è vederci gonfi e sfuggire le lungaggini a favore delle brevità da social network. Forse, dunque, facebook et similia non sono altro che astensioni da anoressici; o, per taluni, abbuffate da bulimici.
Vesto, dunque, questi nuovi panni ridotti all’osso. Nello scegliere la grafica di questo sito ho proceduto per sottrazione; ho lasciato solo l’indispensabile e forse neanche quello.
Originariamente indeciso se continuare parallelamente la mia attività da blogger, pensavo di proseguire i deliranti post del mio vecchio blog, riservando a questo sito solo una parte più visuale o ‘seria’. Grazie, tuttavia, ai consigli di Giovanni Polimeni e Davide Dell’Ombra, ho deciso di continuare a sbloggerare in questa sede. Se qualcuno mai avesse dovuto sentire la mancanza dei miei post, lo rassicuro: sarò come prima; o forse peggio, giacché, da che nasciamo, si può solo peggiorare.
Le pagine del sito meriterebbero delle spiegazioni; ma proprio perché le meritano, non sono disposto a dargliele. Buona lettura, visione, ascolto, denigrazione, ludibrio a mio ed a comun danno.

Operetta da mezzo soldo. Di Paradiso, consolato, Nine Inch Nails

Questo sarà un post macedonico; ma con la ‘magica’ giustificazione secondo la quale tutto si tiene, tenteremo di armonizzare arcanamente il tutto. L’armonia, si badi bene, è concetto in qualche modo stuprato dalla musica novecentesca. La musica seriale, ad esempio, si regolamenta sulla successione di tutte le note della scala cromatica (quella con i suoni alterati; per capirci, coi diesis); solo quando saranno suonate tutte le dodici note se ne potrà ripetere una. La regolamentazione sta nel fatto che per usare le parole di Erwin Stein, un allievo di Schoenberg, si ha la possibilità di stabilire di volta in volta per ogni opera un determinato principio ordinatore delle dodici note, facendo della serie così ottenuta il fondamento della costruzione. Tale serie sostituisce il fondamento tonale della musica precedente; la serie scelta per l’opera particolare costituirà la figura fondamentale dell’opera stessa.
Questa Ouverture ci introduce ai tre movimenti del post. Si comincerà dall’allegro vivace del primo movimento; seguirà l’andantino – appassionato, con fuoco del secondo; infine, occhieggiando falsamente al classicismo, ironicamente come fece Stravinskij, il brevissimo Rondeau della conclusione.
Primo movimento: allegro vivace.
Il consolato greco di Catania, pensate un po’, è stato occupato, pensate un po’, da otto membri del movimento studentesco catanese, pensate un po’, per mezzoretta. Il consolato greco di Catania! Come disse il commerciante: “Qui non ci viene mai nessuno!”.
Ora sconvolgiamoci: i ragazzetti si sono stupiti che li hanno trattati come criminali! Non dico che non si sarebbe dovuto protestare; anzi penso sia stato anche, come dire, politicamente corretto. Però non puoi pensare di occupare una pezzetto di terra straniera impunemente! Pensare che puoi fare tutto senza che qualcuno intervenga e anzi che tutti ti applaudano e ti dicano: “Ma quanto sei bravo e solidale”, beh, mi pare un atteggiamento bambinesco, anzi, dirò peggio: adolescenziale. Vuoi occupare il consolato? Benissimo. Poi però non venirti a lamentare se quei cattivano dell’interpol o della questura (specialmente se chiamati) ti portino in caserma. E’ giusto. E non venirmi a dire che non stavi facendo nulla di male, che stavi protestando pacificamente; stavi occupando un luogo che non è tuo, tanto basta. Ripeto: protesta legittima, per carità. Ma non pensare che nulla e nessuno ti possa toccare, solo perché tu hai delle manie di grandezza e ti piace giocare al piccolo rivoluzionario. C’è gente (quella gente a cui dici di ispirarti) che solo per avere aperto bocca è stata vent’anni in carcere, non piangendo come un bambinetto, anzi, un adolescente, come hai fatto tu per tre orette di fermo in questura. La rivoluzione è una cosa seria; per questo in Italia non ci sarà mai.Secondo movimento: andantino – appassionato, con fuoco.
Siamo in Paradiso. Il Berlusconi IV (pare il nome di un papa) è il Paradiso. Scusate, placo i toni, altrimenti l’andantino si muta subito. Però consentitemi di dire che forse è per questo che il Paradiso non m’hai mai fatto simpatia. Ancor prima che nascessi il Paradiso mi puzzava di berlusconismo. Starsene per l’eternità ad annusare in adorazione-odorazione il deretano del Capo, cantando ‘Gloria Gloria’ nel basso dei peli.
L’ultimo libro di Vespa è un “grande affresco che ricorda il pomea dantesco”. Sono sicuro che Berlusconi non ha letto mai la Divina Commedia, men che meno il Paradiso. E ne sono sicuro per un motivo peculiare: il Paradiso dantesco è il regno, anzi il luogo, l’allocazione della Verità. Purtroppo, geograficamente e topologiacamente parlando, Berlusconi è agli antipodi della verità. Se la Verità è nel luogo più alto, lui è in basso, anzi è basso.
Peridipiù, la verità paradisiaca non è solo astrattamente indicata nell’eternità di Dio, nella Luce e nell’Amore; Dante fa quasi l’apologo del giornalista che professa e rivendica il suo diritto a dire la verità. Il Par. XVII è il manifesto dello spiattellare in faccio la verità a chiunque. L’avo, il trisavolo Cacciaguida (incontrato nel Canto XV del Paradiso) è interrogato a proposito da Dante. Questi, infatti, dopo aver avuto profetizzato l’esilio, si prepara a ricevere il colpo e pone una questione fondamentale:

“Giù per lo mondo sanza fine amaro,
e per lo monte dal cui bel cacume
li occhi de la mia donna mi levaro,

e poscia per lo ciel, di lume in lume,
ho io appreso quel che s’io ridico,
a molti fia saper di forte agrume;

e s’io al vero sono timido amico,
temo di perder viver tra coloro
che questo tempo chiameranno antico”
(Par. XVII, vv. 112-120)

Al che Cacciaguida dà una risposta che chiunque dovrebbe stamaprsi nella mente:

“[...] Coscienza fusca
o de la proprio o de l’altrui vergogna
pur sentirà la tua parola brusca.

Ma nondimen, rimossa ogni menzogna,
tutta tua vision fa manifesta;
e lascia pur grattar dov’è la rogna.

Ché se la voce tua sarà molesta
nel primo gusto, vital nodrimento
lascerà poi, quando sarà digesta.

Questo tuo grido farà come vento,
che le più alte cime più percuote;
e ciò non fa d’onor poco argomento.”
(Par. XVII, vv. 124-135)

[Avevo inserito una sorta di parafrasi per questi versi; ma riflettendoci ho ribadito la mia convinzione che la poesia vada gustata com'è; parafrasi e note li lascio ai professoroni]

Quindi il caro signor Berlusconi, anche in questo così simile agli italianetti, prima di sparare a caso ed offendere persone di cui non è degno neanche di pronunciare il nome, legga, se è capace di farlo. A dirla tutta sarei anche disposto a dargli qualche lezione privata. Non ho tariffe alte; e in ogni caso i soldi lui li ha.

Terzo movimento: rondeau.
Qui, da bravo musicista consumato (ovviamente sono ironico), riprendo il tema dell’Ouverture variandolo appena, anzi evolvendolo e compiendolo.
Per queste brevi righe conclusive, non mi resta solo che indicare autore e titolo della nuova canzone che per un po’ udirete accedendo a questo blog (che presto, spero, traslocherà nel sito). Si tratta dei Nine Inch Nails (o forse del Nine Inch Nails). La canzone è tratta dal suo secondo concept-album-capolavoro, ossia The Fragile. Il brano in questione è We’re in this together.

Woyckizotte

La strano titolo di questo post non è altro che un intreccio quanto mai cacofonico tra Woyzeck e Don Chisciotte. L’oggetto di questo post è, dunque, ciò che accomuna i protagonisti delle omonime opere. Entrambi sono degli allucinati, uno della vista, l’altro dell’udito. Non è un caso, giacché con l’ottocentesco Woyzeck la ricollocazione del senso teoretico dalla vista all’udito è ormai compiuta. Eppure Woyzeck potrebbe essere una sorta di Chisciotte della contemporaneità. Il segno terribile che li accomuna e li rende così atrocemente simili è la persecuzione che ha la sua scaturigine dall’inganno dei sensi e degli altri. Don Chisciotte prova a difendersi in più occasioni, anzi a volte risulta pericoloso, in quanto a seconda di cosa gli parrà di vedere non lesinerà colpi a nessuno; Woyzeck è per lo più inoffensivo, succube, indifeso. Le loro donne sono donne dappoco; Dulcinea è spesso letteralmente sputtanata; Marie è in fondo una poveraccia, ha bisogno di soldi, sogna davanti al primo tamburmaggiore che le capita a tiro; è una maddalena, patetica e grassoccia, da brava donna del popolo.
Don Chisciotte, qualunque cosa se ne dica, e nonostante le interpretazioni romanticheggianti, è un povero disgraziato che non comprende come vadano le cose in questo mondo; pure i suoi sogni non hanno alcun collegamento con la realtà né presente né passata (del resto, altrimenti, che sogni sarebbero?). Woyzeck subirà le conseguenze sulla sua pelle e colpirà l’unico essere più debole di lui, ossia Marie; non è un eroe e neanche un anti-eroe, come lo è Chisciana. Woyzeck ha chiara solo una cosa (ed è l’unica citazione che farò da entrambe le opere); ha chiara l’equazione tra denaro e moralità:

«Siamo dei poveracci. Vede, signor capitano, è questione di soldi, soldi. Chi non ha soldi come fa a mettere al mondo un suo simile con la moralità. – Siamo fatti di carne e sangue anche noi. Noi siamo però comunque infelici, in questo mondo come in quell’altro. Se andiamo in paradiso mi sa che dobbiamo aiutarli a fabbricare i tuoni.
[...] Sì, signor capitano, la virtù! Non è che ci capisca tanto. Vede, noi poveracci la virtù non ce l’abbiamo, noi seguiamo solo la natura; però se fossi un signore distinto, se avessi un cappello, un orologio, una redingotte, se sapessi parlar fino, allora sì mi piacerebbe avere la virtù. La virtù dev’essere una gran bella cosa, signor capitano. Ma io sono un povero diavolo» (G. Büchner, Woyzeck, Garzanti, Milano 2007, pagg. 27-29).

Don Chiosciotte e Woyzeck sono perseguitati da tutti, perfino da chi li dovrebbe aiutare; vi sono tante occasioni in cui l’<hidalgo muove ad una finta compassione i nobili ed i vecchi conoscenti; ma questi alla prima occasione lo deridono, si fanno beffe di lui, colgono sempre il momento per prenderlo in giro, per legarlo, per ridimensionarlo. È atroce leggere come ad ogni nuovo arrivato venga raccontata con dovizia di particolari ridicoli la follia del cavaliere. Per fortuna lo sguardo di Don Chisciotte è sempre ‘corretto’ dalla sua follia e quando questa comincerà a vacillare, la riconfermerà Sancho. L’unica volta che, invece, Woyzeck sentirà le parole vere ma cattive del dottore e del capitano sul tradimento di Marie, quell’unica volta che udirà frasi non allucinate, comincerà il vortice che lo porterà all’uccisione.
La tragedia è che non c’è via di scampo; chi vede o sente cose che non ci sono o che non dovrebbero essere viste o sentite, deve rimanere folle, vivere nell’apparenza e nell’inganno, perseguitato. A meno che non voglia a sua volta tramutarsi in persecutore. Lupo tra i lupi, pecora tra le pecore.

Questo post, a mio avviso, è pieno di spunti che non ho voluto sviluppare; quale, ad esempio, il connubio tra moralità e soldi; si potrebbe solo aggiungere che il filosofo dev’essere squattrinato. Di questo avevo accennato altrove.
Vi lascio con una scena del Woyzeck di Herzog. Kluas Kinksi è perfetto nel suo ruolo. Il film è stupendo.