Autoincensamento e fiori blu

I giorni che passano e vengono (sembrando forti sospiri anali) com’è ovvio e ripetitivo dire portano miserie e splendori, bombe su Gaza e anno della fibra vegetale, gioie e frustrazioni, successi che paradossalmente si collocano sulle spalle facendole dolere e risultano più atroci che benefici. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
Ed un pensiero in particolare va alla mia cara amica Ambra, che forse non leggerà mai queste righe, che forse se le leggerà penserà che sono il solito lamentone e che forse sopporterà ancora le mie lamentele riuscendo a rinnovare il mio sorriso. (Ed ovviamente a colei della quale non si può parlare e perciò si deve tacere).
Chiuso questo breve introito dallo sciatto romanticume, il mio sfrenato e idiota narcisismo mi spinge ad un invito; ché pure non dovrebbe spingermi qui, se non fosse idiota, giacché ciò a cui vi invita potrebbe demolire quel briciolo di impressione positiva che forse qualche malaccorto lettore aveva raccolto. Ma è idiota; e dunque mi spinge ad invitarvi alla lettura di questa mia pseudo-auto-bio-grafia. E visto che di auto-incensamenti si tratta, vi segnalo pure la mia ultima fatica recensoria.
Bene, mi sono elogiato abbastanza, per essere ancora le ore 13.
Andiamo a noi (anche se non ce n’eravamo allontanati neanche per un momento). Le vacanze natalizie, insieme a squallidi languori, hanno portato freddo, mal di spalle e vino. Ho letto, anche se non molto, o almeno non come avrei voluto. Segnatamente, il libro che ho recensito, ossia Misteri e magia nella filosofia antica di Peter Kingsley; I fiori blu di Raymond Queneau; per imprecisati motivi trascorro l’oretta serale a letto prima di dormire trastullandomi con La Reupubblica di Platone; infine ho letto e cominciato a tradurre An enquiry into the nature and place of Hell di Tobias Swinden (vi chiederete chi mai sia; domanda più che legittima), testo la cui traduzione dovrebbe essere la mia tesi.
Giusto per provare a voi ed a me stessi che sono un attento lettore e che ho davvero letto I fiori blu, anche se dato il libro sarebbe bello ed altrettanto proficuo averne soltanto sognato la lettura, ebbene, mi piace citarne uno dei tanti passi. Il romanzo è collocato tra due sogni; i due personaggi principali sognano ogni notte l’uno dell’altro. Cidrolin vive sulla sua chiatta eternamente ancorata e che si chiama “Arca”; il Duca d’Auge vive episodicamente ogni 175 anni; episodi che, tra crociate, grotte con geroglifici di cui egli è l’autore, presa della Bastiglia, si concluderanno con l’incontro dei due nel 1964 e con la partenza del Duca sull’”Arca” mentre avviene un nuovo diluvio universale. Lo stile di Queneau è memore del surrealismo giovanile; la resa italiana di Calvino è impareggiabile. Il mito percorre la storia come un sogno, la sta a guardare mentre si svolge e si crede importante; infine salpa, alla ricerche di nuove terre. Fine della storia? Nuovo inizio? Non c’è dato sapere.
Nel XIII secolo il Duca chiede al capellano Onesiforo Biroton cosa pensa del linguaggio degli animali. Questi gli risponde che «è ben lungi dall’essere universalmente ammesso che Adamo con la sua colpa abbia trascinato nella caduta il mondo animale. I più eminenti teologi contestano questo punto. E d’altronde, dato che non vi son dubbi che non presero parte alla costruzione della torre di Babele, nulla vieta ch’essi si comprendano tra loro» (R. Queneau, I fiori blu, Einaudi, Torino 1995, pag. 32).
Su base mitica, dunque, gli unici a non comprendersi sono gli esseri umani; cosiccome gli animali, ma già si sapeva, non possono peccare. A mio modo di vedere, all’abusata ed orrenda convinzione per cui gli uomini (che non sarebbero animali) possono peccare perché sono liberi (solo loro, in quanto non-animali), potremmo affiancare almeno un paio di costatazioni:
1) premettendo che credo ad una ferrea necessità cui è sottoposta anche questa cosa sgorbia che è l’essere umano, in base ai ragionamenti sopra riportati non potremmo mai sapere se anche gli animali siano liberi e però abbiano compiuto scelte diverse dalle nostre;
2) di solito si ritiene che chi non comprende sia stupido; allora avremmo che l’animale razionale sia stupido, perché non si comprende; gli (altri) animali invece sarebbero intelligenti, giacché nulla vieta ch’essi si comprendano.
Qualcuno potrebbe obiettare che nessuno ha detto che gli uomini non si comprendono; ma il riferimento a Babele è chiaro.
Insomma, l’unico animale fesso è l’uomo, in qualunque verso si giri la frittata, anche sulla base di queste ebreetitudini che parrebbero porre l’uomo come astro luminoso del firmamento terrestre.
Bene, bene, bene… Mi pare che anche stavolta io abbia sbloggerato a sufficienza. Spero che Sim non si basisca e che abbia colmato almeno un po’ l’eventuale mancanza di Ossidia.
Vi lascio con un’altra citazione da I fiori blu, sperando di incitarvi alla lettura e che tutti possiamo porci la domanda finale:
«No, non torneranno più. Che me ne viene? Sono appena partiti ed è tanto se mi ricordo di loro. Eppure esistono, meritano d’esistere, non c’è dubbio. Non torneranno più a smarrirsi nel labirinto della mia memoria. È stato un incidente senza importanza. Ci sono sogni che si snodano come incidenti senza importanza, cose che nella vita ad occhi aperti neppure se ne riterrebbe il ricordo, eppure ti occupano al mattino quando li afferri mentre si spingono in disordine contro la porta delle palpebre. Avrò sognato?» (Ivi, pag. 14).

2 pensieri su “Autoincensamento e fiori blu

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