Quando non si ha di che scrivere…

Anche questo carnevale se n’è andato; ciò che non vuole andare via è il freddo.
Ero da solo o con tanti (o contanti o coloro che contano); ci aggiravamo alla bottega delle vanità del mastro Qoelet. L’imbonitore parlava parlava parlava e voleva venderci qualcuno dei dodici prepuzi di Gesù e delle sei teste di Giovanni il Battista (che poi conoscevamo anche Pietro il Bassista, ex seconda chitarra, e Giacomo il Batterista, del gruppo dei Twelve, antesignani di tutti i rocker cristiani); ma il Mago Platinato disse: «Secondo certe tradizioni anche i Magi erano dodici». Aggiunse il Povero Diavolo: «Per non parlare delle tribù di Israele, alcune delle quali disperse e non ritrovate; v’è chi dice che siano giunte in America prima di Colombo o che siano da collegarsi al Prete Gianni».
L’imbonitore parlava parlava parlava e la nostra attenzione, tra quel fumo di fumo, fu catturata dagli oggetti sulla bancarella: avreste potuto vedere la coscia d’oro di Pitagora, il sandalo di bronzo di Empedocle, i capelli di Berlusconi, il viagra di Bossi e la tazza dove Socrate bevve la cicuta.
Scontento, il Maraja si lamentava e diceva che avrebbe voluto andare a casa per stare in compagnia con la sua fidanzata topolina: «Ohimé lasso!», diceva, «vorrei andar via, ma non posso prima di aver dato un’occhiata a questo libro». Si trattava del II libro della Poetica; non ebbe il tempo di leggere che mezza pagina, perché un signora grasso vicino a lui gli fece cadere il libro dalle mani. Si trattava di Giovanni l’Evangelista (o il Vangelista, chiederebbe qualcuno l’informazione di dove sia), che aveva tra le mani un libro di Platone ma non ci aveva capito un cazzo.
E patapim e patapam, salimmo tutti, compreso mastro Qoelet l’imbonitore, sulla nostra carrozza tutta di legno e maestosa, costruita con la millesima parte del legno originale della Santa Croce. Lungo il percorso abbiamo visto il Tempio di Salomone, particolare e affascinante, perché dipende dall’angolazione sembra che abbia misure differenti, tant’è che parrebbe non stare in piedi, manco dopo tre giorni che fu distrutto.
Giunti a Milano, abbiamo potuto visitare i corpi dei Magi, parenti del Mago Platinato; strano a dirsi, miracolosamente, come la casa di Loreto, i magi tornarono a casa ma i corpi restarono a Milano, nota capitale della Palestina.
L’unico dato rilevante della questione, fu che nessuno di noi ebbe la grazia delle stimmate, sebbene tutti siamo caduti da cavallo sulla via di Damasco (che notoriamente conduce anch’essa a Milano). Tuttavia, ci scattarono una foto, come nel film Gli altri, perché, direbbe Montale, siamo tutti morti senza saperlo.

Filosofi in maschera

Quando non si ha di che scrivere, accade questo. Tuttavia, segnalo la nuova canzone che ho inserito nell’apposita pagina del sito. Si tratta di Hoppipolla dei Sigur Ros.

11 pensieri su “Quando non si ha di che scrivere…

  1. Cateno, vuoi inventare un nuovo genere letterario? Tommy, sappi che Cateno ha colpevolmente trascurato di accennare all’apostolo in lingerie: tutto panza e impudicizia, praticamente un personaggio che più veterotestamentario non si può.

  2. Ah, stolto impudico! Alla faccia della distinzione teoretica di pubblico e privato! Che tu possa bollirti le scarpe dalla fame… Grazie per il bellissimo momento carnescialesco (meno, molto meno per aver pubblicato la foto).
    Vostro,
    Mago Platinato

  3. Siete splendidi tutti, meravigliosamente inseriti nella parte! Primo fra tutti Antonio, chi ha avuto la geniale idea di vestirlo così?, è la Sua maschera, io gli proibirei di indossare altro. Ultimo Triad che mi pare piuttosto goffo nella parte di fatina turchese [dovevate vestirlo da coniglietto tenero (rosa)]
    Complimenti a Cateno per il post folle e colorato come il più degno dei carnevali.

  4. Cara Ossidia, il merito del vestito di Antonio e il demerito di quello di Davide sono entrambi miei; però ti assicuro che dal vivo Davide, nel ruolo di mago Merlone, faceva la sua bella e comica figura!

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