Sogno; o son desto.

Comodamente mi rifugio nella prosopografia; v’è in gioco una duplice forzatura: la prima è quella di rendermi a tutti i costi persona; la seconda è tentare di scrivere questa pregevole mascherata, come se a qualcuno potessero importare queste quattro nefandezze e porcherie che portano i giorni e che talvolta assumono l’altisonante nome di ‘eventi’.
A voler essere schietti, modo di dire profondo ed inutile come l’alchimia, il vero mascheramento è il sogno, avendo una così sfrenata necessità di interpretazione. E non ho cercato altro, dunque, che una giustificazione per parlare dei miei sogni.
Ultimamente ricordo spesso ciò che sogno; non mi accadeva dalla pubertà. Ovviamente la gran parte dei miei sogni ha oggetto erotico, o per meglio dire è oggetto d’erotismo, per lo più indirizzato verso una particolare persona. Mi pare proprio opportuno che i sogni (lo dico per loro, figurarsi) si dedichino all’erotismo; buon per loro e peggio per le lenzuola. Se nero su nero non tinge, ciò non è altrettanto vero per il bianco sul bianco.
Di recente ho sognato mio padre in due occasioni; egli ancora conserva nei sogni quell’immagine (i sogni son fatti d’immagine; verrebbe da dire che l’immagine è la materia del sogno, se non che l’immagine non ha nulla a che fare con la materia) di persona importante, che può schiudermi la conoscenza e le conoscenze. Cosicché l’un sogno lo vede accompagnarsi a Vinicio Capossela e presentarmelo; l’altro, parlare al telefono con nientemeno che Montale e dirmi di andare a  prenderlo all’aeroporto, ovviamente facendomi trasalire perché avrei avuto modo di parlargli e di fargli leggere i miei versi.
Ricordo che circa sette anni fa sognai di conversare con Leopardi e, in quello stesso periodo, di ritrovare i resti di Mozart, i quali, per chi non lo sapesse, furono invece gettati in una fossa comune.
Chi sogno più spesso in quest’ultimo periodo, mettendo da parte colei che assoggetta d’erotismo tali immagini, è qualcuno che forse ne sarebbe contento; non tanto perché sogno proprio lui, ma perché mi appare con la stessa facoltà profetica con cui appariva in tali circostanze Apollo (o anche Asclepio suo figliolo). Sto parlando del professore Giuseppe Raciti. In un sogno di qualche settimana fa lo scoprivo collezionista di conchiglie e incaricava me e Davide Dell’Ombra di ‘pescargliene’ qualcuna sul web. Mah! Tra reti, conchiglie e pesca forse Freud avrebbe scovato chissà quali trame; fatto sta che il mare non mi piace. Me ne piace solo l’odore, perdipiù quello che emana d’inverno. Per amore e boria di conchiusione, dico gliela pescammo davvero ed era stupenda: una conchiglia originariamente azzurra che cangiava di colore a seconda da come la si guardava.
Avanti ieri ero addirittura ospitato a casa sua (forse umbratile invidia?); parlavamo di arte, di architettura, di pittura. Gli chiedevo consigli e pareri su alcuni artisti. Egli cominciò a parlare di un certo Bert, sommo pittore contemporaneo; mi mostrò alcune tele e me ne innamorai (come solo nei sogni accade); erano quasi evanescenti, erano così sottili, sembravano realizzate con gli acquerelli. Vi primeggiavano il rosso ed il blu, le figure erano contornate da linee nere. I soggetti erano scapestrati come me, vomitavano, si avviluppavano ad un gabinetto e quasi vi si confondevano (il circolo di Catania non rida!).
Ieri mattina, dunque, incuriosito da questo sogno, cercai su google se mai ci fosse qualche pittore con quel nome. Guardate qui cosa ne è mai venuto fuori. Dunque è questo Bert, del quale non avevo mai sentito parlare, né lo avevo mai visto:

Bert

E questo è quanto, cari amici lettori, a riguardo di ciò che per voi probabilmente non sarà stato del minimo interesse. E tuttavia vorrei aggiungere solo qualcosa di cui altri due amici hanno parlato più degnamente e diffusamente. Prendetelo come un intimo ringraziamento a cui questo blog conferisce dignità pubblica. Si tratta di due magnifici giorni in quel di Ragusa. Due giorni colmi di adorazione:

Adoranti

e di ebbrezze divine:

Apollo e Dioniso

Il buon Tommy, da cui prendo queste foto, sostiene che gli sguardi di quest’ultima foto siano paragonabili a quelli di un Apollo e di un Dioniso; in realtà, io mi sembro uno strano e brutto miscuglio tra De André e Mastroianni; Tommy ha uno sguardo così acceso come mai gliel’ho visto. Mistero dell’istantaneità. Amen.

P.s. Ovviamente non si può chiudere la discussione senza accennare allo struggle for life, di cui la dolce e gentilissima Ossidia ci ha fornito l’inestimabile resoconto.

7 pensieri su “Sogno; o son desto.

  1. A proposito di ciò che pare di minimo interesse: sarò impiccione, o forse solo cuttigghiaru: ma vi è mai, nei tuoi sogni, confusione tra il momento erotico e quello profetico? In altre parole, l’attimo erotico esclude l’eretico? O l’erotismo è solo frutto di eretismo? :mrgreen:

  2. Io sogno spesso di andare ad ubriacarmi con Baudelaire,pensa un pò!
    Da quel che leggo e da quel poco di Cateno che io conosco posso solo dirti che i tuoi sogni riflettono perfettamente la tua indole…rettifico: sei talmente “zibaldonico” nella vita(non me ne voglia il caro Leopardi) che diventa quasi inevitabile che tutto ciò venga trasferito automaticamente nei tuoi sogni.
    L’erotismo…beh quello fa parte dell’essere umano! Pensa che c’è qualcuno che sogna sempre di prendere a morsi e pizzicotti una certa persona! Chi sarà mai??? :D

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