Archivi del mese: settembre 2009

Peregrinus e Röschen

Quando Peregrinus bussò alla porta di Lämmerhirt una dolce voce di donna esclamò: «Avanti!». Peregrinus aprì la porta, gli si fece incontro una fanciulla che si trovava sola nella stanza e gli domandò in cosa potesse servirlo.
Basti dire al benevolo lettore che la fanciulla poteva avere circa diciotto anni, era più alta che bassa, slanciata e perfettamente proporzionata, aveva capelli castano chiari, occhi azzurro scuri e una pelle che pareva un tenero tessuto di gigli e rose. Più di tutto colpiva però il fatto che il volto esprimeva quel dolce mistero della purezza verginale, quel fascino celeste e sublime che qualche antico pittore tedesco ha colto nei suoi dipinti.
Non appena Peregrinus ebbe guardato negli occhi la soave fanciulla ebbe la sensazione di essere stato avvolto da lacci opprimenti, sciolti da una potenza benefica e credette di vedere davanti a sé l’angelo della luce, al cui braccio sarebbe entrato nel regno dell’indicibile voluttà amorosa e dello struggimento. La fanciulla, arrossendo dinanzi allo sguardo fisso di Peregrinus e abbassando costumatamente gli occhi, chiese nuovamente cosa desiderasse il signore. [...]
Poi un grazioso sorriso illuminò come una dolce alba il viso della fanciulla che si profuse in ringraziamenti e benedizioni perché Peregrinus era il benefattore del padre e della madre e non solo per questo – no! – per la sua bontà, la sua gentilezza, il modo in cui il Natale precedente aveva fatto quei doni ai bambini spargendo gioia e felicità e recando loro la pace e la felicità del cielo. [...]
La fanciulla, dopo che Peregrnius si fu seduto meccanicamente nella larga poltrona di Lämmerhirt, prese la sua sedia, Peregrinus allora, per un’istintiva gentilezza saltò su e cercò di avvicinarle la sedia stessa, accadde però che al posto dello schienale afferrasse la mano della fanciulla e stringendo lievemente quel gioiello ebbe l’impressione di percepire una quasi impercettibile pressione da parte di lei. «Micio, micio, cosa fai!». Con queste parole la fanciulla si voltò e raccolse dal pavimento un gomitolo che il gatto teneva tra le zampe anteriori, iniziando a intrecciare una mistica trama. Poi, con infantile disinvoltura, afferrò il braccio di Peregrinus immerso nell’estasi celestiale, lo condusse alla poltrona e lo pregò ancora una volta di sedersi, mentre ella stessa gli sedeva di fronte e metteva mano a un qualche lavoro femminile. Peregrinus beccheggiava nella tempesta di un mare infuriato. «Oh principessa!», la parola gli sfuggì senza nemmeno sapere come. La fanciulla lo guardò tutta spaventata ed egli ebbe l’impressione di aver peccato nei confronti di quella bellezza, al che esclamò nel tono più dolce e malinconico: «Mia carissima, adorata mademoiselle!».
La fanciulla arrossì e disse con soave pudore verginale: «I genitori mi chiamano Röschen, chiamatemi anche voi così, caro signor Peregrinus, perché anch’io sono una di quei bimbi ai quali avete dimostrato tanta benevolenza e dai quali venite sommamente ammirato».
«Röschen!», esclamò Peregrinus completamente fuori di sé; stava per gettarsi ai piedi della soave fanciulla e a malapena si trattenne.
(E. T. A. Hoffmann, Maestro Pulce, in Fiabe, Newton & Compton, Milano 1997, pagg. 274-275)

Sta finendo l’estate.

Come già feci una volta sul vecchio blog, un po’ per celia, un po’ per passatempo, un altro po’ per tentare di scacciare questa baldracca e vigliacca malinconia che mi porto addosso e ancora il restante po’ per rendere meno radi i post, ho selezionato alcune chiavi di ricerca tramite cui alcuni sono giunti su questo sito. È interessante, perché si può vedere che a volte la gente cerca cose assurde, altre volte non ha la minima idea di come funzionano internet ed i motori di ricerca e infine, più spesso (anche se qui non ho selezionato i tanti errori in frasi pur brevissime), che non sa manco scrivere.

i segreti di cateno tempio: chiave di ricerca sopraffina, che mi spinge a diverse domande: 1) chi mai è costui che ricerca i miei segreti? 2) se pure avessi questi ‘segreti’, secondo lui li spiattellerei su internet? 3) forse dipende dal cognome? Il Tempio templare?

coglia: «Ben era il generato dalla nube | acro e bimembre, uom fin quasi al pube, | stallone il resto dalla grossa coglia» (G. D’Annunzio, La morte del cervo)

filosofi morti: che schifo, quelli vivi!

le ragazze di cateno tempio: se cercate l’immagine ci sono io con accappatoio e sigaro circondato da ragazze coniglietto.

oltretomba gigante: di sicuro non l’ha cercato Berlusconi. Ma poi, dico, rinchiudersi in una bara in cui ci si sta appena e voler alloggiare in una suite?

muffa sui muri: m’ha fatto venire la tentazione di rinominare così questo sito.

cateno empio anobii: un misto di rigurgiti cristiani, accuse di empietà, dèi egizi e librerie virtuali.

bernoccolo sulla fronte: me lo sono fatto quando avevo sette anni. Vedi qui. Una mia amica mi chiama da sempre ‘Broccolo’; inoltre mi prende in giro per il bernoccolo. Quindi le ho detto che mi può chiamare ‘B(e)r(n)occolo’. Fate voi.

vita può solo peggiorare: sta tanto male, poveretta?

vorrei inparare ad aggiustare le bici tutte: iNpara… Ma proprio tutte tutte? Tutte quelle del mondo? Contemporaneamente?

puttane a regalbuto: a chi mi dice chi sono gli offro un giro.

abolire festa sant’agata: davvero? Non vedo l’ora.

san cateno: oh! Almeno prima lasciatemi morire. Mi sostituiranno a sant’Agata?

poesie in rima baciata sull’ estate: Sta finendo l’estate. | E voi che cosa fate? | Cercate in questo blog… | Ma andiamo! Un po’ di smog, | di afa cittadina | se uscite di mattina, | coi vostri motorini | tra i cani ed i bambini, | ché ancora non c’è scuola. | Eppure il tempo vola: | e voi restate qua, | storditi baccalà, | in cerca sul mio sito, | cliccando con il dito. | E mentre fuori è estate | attoniti guardate | due tette su Badoo; | e poi per dir di più | (poiché non me ne frega) | Youporn ed una sega. | Più vecchi di Abacùc, | chattiamo su Feisbùk. | Gruccioni e rondinelle, | gra gra di raganelle, | cicaleccii e zanzare, | e poi il week-end a mare. | Settembre, andiamo, estate | di gnomi, puffi e fate; | spariti, pure loro, | con pentole e tesoro; | e non c’è più nemmeno | un grigio arcobaleno. | Addio folletti e fate; | sta finendo l’estate.