Archivi del mese: novembre 2010

Della libera morte

Vi faccio l’elogio della mia morte, la libera morte, che viene a me, perché io voglio.
[...] Io sento predicare solamente la lenta morte e la pazienza per tutte le cose ‘terrene’.
[...] Libero per la morte e libero nella morte, un santo che dice di no, quando non è più tempo di sì: così si intende di morte e di vita. Il vostro morire non sia una calunnia contro gli uomini e la terra, amici: questo io pretendo dal miele della vostra anima. Nel vostro morire deve ardere ancora il vostro spirito e la vostra virtù, come un vespero sulla terra: altrimenti il morire vi è riuscito male. (F. Nietzsche,
Così parlò Zarathustra)

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La Chiesa sta perdendo una delle più grandi occasioni di riscatto che ha avuto negli ultimi tempi; sta perdendo l’occasione di togliere i chiodi dal crocifisso, di caricarsi il Cristo e portarlo giù per poi prenderlo per mano, proteggerlo, accompagnarlo nel cammino a difesa dei più deboli, dei vessati, dei tanti poveri cristi che non hanno nessuno a occuparsi di loro. Invece sta scegliendo di schierarsi dalla parte dei persecutori, con l’atteggiamento del fariseo scaltrito e perbenista.
Non che sia esente da critiche, aggiustamenti e incoraggiamenti (figuratevi se credo a un’infallibilità divina), ma m’azzardo a considerare Saviano come una figura cristologica: la gioventù e il miracolo, la faccia e i ritmi così poco televisivi (confesso che quando parla in televisione sbadiglio più di una volta), l’avere contro stato e chiesa, l’accusa di scacciare dèmoni con l’aiuto del demonio. Quando morirà (se avranno bisogno di quest’altro martirio) vorranno toccare con mano le ferite; ne berranno il sangue e si ciberanno del suo corpo. Poi, ovviamente, lo santificheranno. Saviano e Cristo sono idioti, come disse Nietzsche di quest’ultimo rifacendosi a Dostoevskij. Sono incapaci di ragionare politicamente. Pasolini con la consueta lucidità ci informava (La religione del mio tempo):

Guai a chi non sa che è borghese
questa fede cristiana, nel segno

di ogni privilegio, di ogni resa,
di ogni servitù; che il peccato
altro non è che reato di lesa

certezza quotidiana, odiato
per paura e aridità; che la Chiesa
è lo spietato cuore dello Stato.

Chi si oppone al magistero della chiesa è diabolico. Gli si vedono le corna, come a un capretto dionisiaco caduto nel latte. Gli si vedono le corna perché santa madre chiesa lo tradisce. L’Italia è lo stato; il substrato sono gli italiani. Potremmo dire che l’Italia è la forma, gli italiani la materia. Orbene, ci sono molti italiani che sono onesti, intelligenti, persone che stimo o che conoscendole stimerei, come ce ne sono altre che hanno caratteristiche opposte. Tuttavia, è l’Italia che fa schifo, è la forma a puzzare da far venire il vomito. La forma non si può deformare, perché è immutabile: si deve sostituire con un’altra forma. Non si tratta di cambiare le cose dall’interno; la forma non è soggetta a modifiche. Si deve sostituire questa forma con un’altra. Lo stesso è con la Chiesa: vi sono cattolici di tutti i tipi, come anche preti del genere di Puglisi e Gallo. Tuttavia è la forma a puzzare di merda, Ior e pedofilia. La forma è quella che attacca Saviano sull’eutanasia in nome di una libertà che non vuole concedere agli altri (nessuno vuole impedire di sopravvivere attaccati a un tubo; però la chiesa non accetta la libertà di evitare questo tipo di sopravvivenza. Il discorso vale anche per i matrimoni omosessuali: non si vuole eliminare la cosiddetta famiglia tradizionale; si vuole garantire parità di diritti anche ad altri tipi di unione); la forma è quella che anziché difendere Saviano dagli attacchi di Maroni e della mafia, rincara la dose aggiungendosi al coro; la forma è quella che spende a malapena due righe sottovoce per difendere carcerati suicidi, precari, immigrati e vittime di pedofili (preti e non), ma che strepita, si straccia le vesti, inonda i mezzi di comunicazione e le piazze con maree di sciocchezze circa la fecondazione assistita, l’eutanasia, l’aborto, il preservativo. La forma è quella che non cita mai il nome di Berlusconi, non denuncia il fascismo galoppante e ignorante della Lega, ma che addita Saviano dandogli dell’indemoniato. La forma è quella di chi predica la povertà e si ammanta di preziosi, speculando con lo Ior. La forma è quella di chi si trova un povero cristo davanti e si schiera dalla parte dei centurioni, giocandosi a dadi i quattro stracci, nell’attesa di una corona di spine e di una pallottola nel costato.