Risvegli

Se mai il termine “rivoluzione” dovesse essere impiegato legittimamente in riferimento a un’innovazione tecnica, ebbene, lo sarebbe per la reintroduzione della narcosi totale. [...] Il soggetto non dà unicamente il consenso a essere ferito nel proprio interesse [...], ma approva inoltre la prospettiva di svenire artificialmente in virtù di un proprio vantaggio. Questa circostanza è degna di considerazione, perché con essa viene stabilita esplicitamente una tesi fin lì impensabile: che l’uomo non è più, in ogni condizione, l’essere-nel-mondo-vigile.
(P. Sloterdijk, Devi cambiare la tua vita, tr. it di S. Franchini, Raffaello Cortina Editore, Milano 2010, pagg. 465-467)

«Mi sto sentendo un po’ male», dico.
«No, ti stai solo addormentando», mi rassicurano.

Mi chiamano e mi schiaffeggiano; riprendo conoscenza, capisco quello che dicono ma non posso muovermi, sto soffocando. Provo a muovere la mano destra; non ci riesco. Mi viene da vomitare.

È la lingua, cazzo! La lingua! Provo a dirglielo: «Mmnga… mmngua». Qualcuno mi srotola la lingua dalla gola e finalmente respiro. Mi sembra quasi una seconda nascita, i polmoni si riempiono e riacquisto la vita. Mi posso muovere. A quanto pare l’intervento è finito. Li sento cincischiare, borbottano di vomito; forse, dicono, ho bevuto dell’acqua prima dell’operazione.

Sono sveglio. «Vedo doppio o ci sono due lampadai?». Nessuno mi risponde. Ma devo far capire che sono sveglio, che ragiono, che ho una mente.

«Parliamo di Nietzsche…»
«E cu è?», risponde qualche infermiere.
«Un filosofo», insisto.
«Mai sentito.»
«Così parlò Zarathustra… Dio è morto…»

Mi portano fuori. L’infermiere che spinge la mia barella mi dice che mio fratello è stato più spiritoso e che durante l’anestesia ha pure sognato. Non mi do per vinto: «Io ho sognato le vergini del paradiso islamico… [Pausa di qualche secondo] … No, non è vero, scherzo.»

«Ora farai il giro panoramico dell’ospedale in orizzontale», dice ancora l’infermiere che spinge la mia barella.
«L’orizzontale è meglio del verticale… Ovviamente intendo in termini religiosi…»

E a quel punto nessuno m’ha dato più conto.

Nella narcosi totale consigliata dalla medicina viene in luce nella maniera più chiara l’elemento della curvatura auto-operativa, poiché in essa troviamo un caso limite del momentaneo non-essere-se-stessi a vantaggio dell’essere-se-stessi.
(Ivi, pag. 468)

9 pensieri su “Risvegli

  1. L’ho provato, cavolo!
    Ma ricordo solo la sensazione terribile dell’addormentamento, non del risveglio. Dicono che urlavo chiamando mio padre… effettivamente avevo 12 anni :-)

  2. Per essere medici bisogna partire dall’orizzontale per arrivare al verticale! Sei sempre fuori luogo e tuo fratello è stato sempre stato più simpatico. :-P
    “Mai sentito” ahahahahahah! Ah, la provincia di Enna..

  3. Ricordo la sensazione del pensare senza saper dire, come se fra pensiero e l’atto del linguaggio ci fosse stata una foresta sterminata di difficoltà. Ma poi passa. L’anestesia è strana, a me è parso che mi avessero staccato la spina del cervello per 5 minuti, invece erano tre ore ahaah. Poi chiamavano, urlavano e pensavo ”Ma perché cazzo urlano?!”
    Bentornato :*

  4. Che risate! Sempre belle quelle che si traggono dalla sofferenza. Che citazioni! Che arguzia nelle tue parole (a parte che le vergini del paradiso islamico saranno delle gran vaccazze)! Che stoltezza in quelle del Polimoenus: come si fa a definire terribile l’addormentamento, di qualsiasi addormentamento si tratti?

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