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	<title>Cateno Tempio</title>
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		<title>Settanta letture degne di noia</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 15:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando si legge, non si vorrebbe fare altro. Nella vita, intendo: si vorrebbe solo leggere. Ascoltare gli innamorati è noioso, non si riesce a percepire quasi mai il fuoco che li arde. Chi vive di libri è animato da una simile fiamma. Per chi ascolta, il risultato sarà pressoché il medesimo. Da qualsiasi punto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Quando si legge, non si vorrebbe fare altro. <em></em>Nella vita, intendo: si vorrebbe <em>solo </em>leggere.</p>
<p>Ascoltare gli innamorati è noioso, non si riesce a percepire quasi mai il fuoco che li arde. Chi vive di libri è animato da una simile fiamma. Per chi ascolta, il risultato sarà pressoché il medesimo. Da qualsiasi punto di vista è la gente che annoia. Tanto spesso, più che l&#8217;inferno gli altri sono la noia.</p>
<p>I libri sono come gli altri. È gente che ti parla del fuoco che li anima. Leggere è di una noia mortale. Si potrebbe stare al sole, a godere della campagna e delle donne (o degli uomini, <em>si licet</em>); ci si ficca in stanze buie su sedie gibbose ad annoiarsi su pagine e pagine di caratteri minuscoli.</p>
<p>Eppure tutto, anche la noia, si può amare se conquistato a fatica. Così come si amano gli altri. L&#8217;amore per il prossimo è una noia conquistata a fatica.</p>
<p>In questo interessante 2011, <span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.anobii.com/catempio/books" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">ho letto settanta libri</span></a></span>. Come l&#8217;innamorato, vorrei parlarvi quasi di ognuno, per farvi convenire sui pregi, per dirvi che sì, magari ha questo difetto, e anche quell&#8217;altro, ma che io sono lo stesso innamorato, perché come lei non c&#8217;è nessuno.</p>
<p>Vi cedo un po&#8217; di noia. I miei consigli per l&#8217;anno <em>vecchio</em> sono questi:</p>
<ul>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788860303615/sloterdijk-peter-zzz99-perticari/devi-cambiare-la-tua.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">P. Sloterdijk, <em>Devi cambiare la tua vita</em></span></a></span></strong>: librone, per respiro e mole. Ne ho parlato diffusamente <span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.sitosophia.org/recensioni/devi-cambiare-la-tua-vita-peter-sloterdijk/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">qui</span></a></span>. Fondamentalmente è un libro sulla rivoluzione: perché la rivoluzione è senza contenuto, come questo libro, privo di indirizzi, nuovi valori o consigli. È pura forma: la rivoluzione è il <em>come</em>, che si declina in ascesi e virtuosismo. Il rivoluzionario è un acrobata.</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788806187316/littell-jonathan/benevole.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">J. Littel, <em>Le benevole</em></span></a></span></strong>: vi supplico, per il vostro bene, non leggetelo. È un capolavoro di mille pagine. Atrocità, sodomia, scatologia, discettazioni erudite. Se si vuole comprendere il nazismo, bisogna leggere questo libro. Se volete rimanere sani di mente, dedicatevi ad altro.</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788845910951/melville-herman/moby-dick-o-la.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">H. Melville, <em>Moby Dick</em></span></a></span></strong>: sui cosiddetti &#8216;classici&#8217; non bisognerebbe mai parlare. Difatti evito di consigliarli (si può &#8216;consigliare&#8217; un &#8216;classico&#8217;?). Tuttavia, l&#8217;ossessione della balena bianca spinge a non pensare ad altro, a non voler parlare d&#8217;altro. È il libro dei libri (ma come nella Biblioteca di Borges esistono tanti libri dei libri, che si differenziano per una lettera o per una virgola), è il mito che prende corpo e si fa balena, ossessione, religione, Leviatano.</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788870784596/deleuze-gilles/differenza-e-ripetizione.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">G. Deleuze, <em>Differenza e ripetizione</em></span></a></span></strong>: sostenere l&#8217;inutilità della filosofia, significa essere malamente aristotelici, oltre che polli spennati. E significa non avere letto questo libro. Siamo di fronte a qualcosa di paragonabile a una <em>Fenomenologia dello spirito </em>in cui il nostro tempo è appreso con il pensiero. Il rovesciamento del platonismo è sotto gli occhi di tutti (o almeno di chi ci vede). Deleuze lo ha colto, spiegato e anche indirizzato. L&#8217;epoca deleuziana prende nome da chi l&#8217;ha saputa decifrare. (Senza contare la strepitosa interpretazione dell&#8217;eterno ritorno.)</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788807818660/deleuze-gilles/logica-del-senso.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">G. Deleuze, <em>Logica del senso</em></span></a></span></strong>: come il gioco filosofico può farsi serio e mostrare che anche i concetti logici più astratti si incarnano nelle nostre esistenze. Il paese delle meraviglie, non è una novità, è la logica (paradossale) che guida le nostre esistenze. Si accede al paese delle meraviglie quando si riconosce il paradosso in cui siamo costantemente immersi.</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788804560234/rimbaud-arthur-zzz99-grange/opere-testo-francese-a.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">A. Rimbaud, <em>Opere</em></span></a></span></strong>: vale il discorso sui &#8216;classici&#8217;. Un musicista che ascolta Mozart non può non provare la sensazione di essere sconfitto, di non poter mai raggiungere quelle vette. Uno scrittore che legge Rimbaud vorrebbe bruciarsi con tutte le proprie carte. Avevi ragione, caro Rimbe, e lo dico con una lacrima a stento trattenuta; avevi ragione a dire tra atroci sofferenze: «<em>J&#8217;irai sous la terre, et toi tu marcheras dans le soleil</em>». Sei stato il mare svanito assieme al sole; sei stato per poco, troppo poco tempo, l&#8217;eternità.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>P.s. Segnalo <span style="color: #ff00ff;"><a href="http://www.davidetomasello.it/2011/12/31/2011-un-libro-a-settimana/" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">il post di Davide Tomasello</span></a></span>, scritto contemporaneamente al mio, all&#8217;insaputa l&#8217;uno dell&#8217;altro.</em></p>
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		<title>Le foto del paradiso e la cacca</title>
		<link>http://www.catenotempio.eu/2011/12/09/le-foto-del-paradiso-e-la-cacca</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 11:18:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[cacca]]></category>
		<category><![CDATA[comicità]]></category>
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		<description><![CDATA[Per quanto sfrenata possa essere, la fantasia è poca cosa di fronte alla creatività dell&#8217;ignoranza o quantomeno dell&#8217;errore. È tutto vero e già pronto, non c&#8217;è bisogno di inventare nulla. Spesso sul web si naviga senza bussola e senza nemmeno porsi il problema, non dico della meta, ma nemmeno della rotta. Fortunatamente, noi, piccoli capitani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Per quanto sfrenata possa essere, la fantasia è poca cosa di fronte alla creatività dell&#8217;ignoranza o quantomeno dell&#8217;errore. È tutto vero e già pronto, non c&#8217;è bisogno di inventare nulla.</p>
<p>Spesso sul web si naviga senza bussola e senza nemmeno porsi il problema, non dico della meta, ma nemmeno della rotta. Fortunatamente, noi, piccoli capitani di barchette che navigano nello sconfinato oceano internettiano, noi, che ci fregiamo del titolo altisonante di &#8216;blogger&#8217;, abbiamo chi tiene al nostro posto dei piccoli diari di bordo.</p>
<p>Abbiamo un sonar, che ci avverte dei fondali bassi e degli scogli; ma anche dei piccoli natanti che incrociamo per caso. Tutto viene registrato. Scorrere i registri è noioso; ma a tratti risulta davvero grottesco ed esilarante.<br />
Come giungono taluni sulle pagine di questo modestissimo blog? La maggior parte vi giunge cercando qualcosa sui motori di ricerca. Ecco alcune perle, che riporto grezze come le ho trovate, da gennaio 2011 fino a oggi.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">intervista a pericle sulla prima guerra del peloponneso</span></strong>: sullo sfondo c&#8217;è l&#8217;acropoli, Tucidide ha in mano un microfono e tra la folla del mercato chiede a Pericle circa i rapporti con Sparta e con l&#8217;assemblea. Alla fine si confondono entrambi: non sanno ancora cosa sia la prima guerra del Peloponneso e nemmeno la seconda. Pericle, poi, si è pure scordato di essere morto dopo il primo anno di guerra. Ma della prima o della seconda?</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">gli parlo e mi viene da vomitare</span></strong>: o sei incinta o lui fa proprio schifo. Insomma, in ogni caso, non parlargli più.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">non mi guarda nessuno</span></strong>: chissà perché.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">non riprendo conoscenza</span></strong>: scrivi in automatico?</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">aggettivi qualificativi per moscerini</span></strong>: fastidiosi?</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">come si chiamano gli infermieri che spingono la</span></strong>: la? La barella? Barellieri? Anche Nietzsche lo fu. Oppure spingono la&#8230;?</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">il paradiso foto</span></strong>: vuoi solo ricattare Dio.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">sognare il paradiso durante anestesia</span></strong>: io dissi all&#8217;anestetista di aver sognato le vergini del paradiso islamico. Da allora in poi certe notti mi sveglio urlando: <em>Allah akbar!</em></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">quanto la chiesa ha mentito sulla religione?</span></strong>: assai.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">tre motivi per cui è importante conoscere la bibbia</span></strong>: 1) è divertente; 2) ci si può fare una cultura su sodomiti, atrocità, nefandezze; 3) si può capire quanto il cristianesimo sia lontano dal Cristo.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">tuto da quando si crea può solo peggiorare</span></strong>: a quanto pare anche l&#8217;italiano.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">nome proprio cateno</span></strong>: ebbene sì, esiste. Io mi chiamo così.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">grande cateno tempiouto</span></strong>: io sono il Grande Cateno Tempiouto! Detto anche Cateno Tempione! O pure Catenone, o Catone, o Catempione. Insomma, <span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.davidedellombra.it" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Davide</span></a></span> e <span style="color: #800080;"><a href="http://www.davidetomasello.it/" target="_blank"><span style="color: #800080;">Tommy</span></a></span>, sono un Grande!</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">cateni da neve</span></strong>: sono degli strani ominidi, a limite del pupazzo, che non hanno la carota per naso, ma l&#8217;hanno in un altro posto. Li vedi, nelle fredde notti invernali, aggirarsi con sguardo lussurioso e con la pipa in bocca.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">cateni da neve prezzi</span></strong>: modici. In genere dipende dalla fattezza della pipa e dalla lunghezza della carota.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">per leopardi oltre la siepe c&#8217;era il buio&#8230;e per voi?</span></strong>: per noi oltre la siepe c&#8217;erano il vago e l&#8217;indefinito; il buio è in certe menti. (Ah: <span style="color: #008000;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_buio_oltre_la_siepe_%28romanzo%29" target="_blank"><span style="color: #008000;">il buio oltre la siepe</span></a></span>.)</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">masturbazione e bernoccoli</span></strong>: non so voi, ma a me con la masturbazione si gonfiano (e poi sgonfiano) altre cose.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">donne che salgono sopra il petto</span></strong>: con le ginocchia? Con i piedi? Con il (vedi sotto)</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">deretano femminile</span></strong>: estrema propaggine posteriore degli esseri umani di sesso femminile. Comodo luogo sul quale sedersi (in tutti i sensi), a volte viene scambiato per un misero oggetto di piacere sessuale (ah, che schifo!). Talvolta assume dimensioni spropositate, tanto che di due natiche se ne potrebbero trarre quattro o, in certi casi, persino otto.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">poesia sulla cacca</span></strong>:</p>
<blockquote><p>La triste sacca<br />
che merda fa di quel che si trangugia<br />
più te la riempi,<br />
più aumenta la risacca<br />
dell&#8217;onda marroncina che fuoriesce<br />
dal deretan maschile e femminile.<br />
Noi ci trucchiamo,<br />
ci cospargiam di biacca,<br />
ma nel momento della verità,<br />
quando respingeremo<br />
maschere, veli, profumi e casacca,<br />
che cosa resterà?<br />
Solo la nostra brutta, cupa faccia<br />
e una montagna di fumante cacca.</p></blockquote>
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		<title>Come ti rendo poetica la rabbia</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 13:52:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Tognolini]]></category>
		<category><![CDATA[filastrocche]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[rime di rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[Schumann]]></category>

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		<description><![CDATA[Cercavo un libro di poesie di Dylan Thomas, quando le dita fatate di Ambra hanno tratto fuori dal nulla un libriccino blu come la notte, con un&#8217;orribile copertina di bambino-gatto. La questione, tanto annosa quanto oziosa, se vi siano degli argomenti che si prestino meglio all&#8217;espressione poetica, mi pare si possa finalmente accantonare. Parini ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Cercavo un libro di poesie di Dylan Thomas, quando le dita fatate di <span style="color: #0000ff;"><a href="http://ambraromano.wordpress.com/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Ambra</span></a></span> hanno tratto fuori dal nulla un libriccino blu come la notte, con un&#8217;orribile copertina di bambino-gatto.</p>
<p>La questione, tanto annosa quanto oziosa, se vi siano degli argomenti che si prestino meglio all&#8217;espressione poetica, mi pare si possa finalmente accantonare. Parini ha reso poetico un cagnolino snob preso a calci; il malcapitato servo sfigura dinnanzi alla vergine cuccia delle Grazie alunna. Gozzano ha reso poetica una donna quasi brutta e la tristezza desolata dei solai; Bukowski il<span style="color: #ff0000;"> <a href="http://stone123.altervista.org/vomito_di_donna.htm" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">vomito</span></a></span>.</p>
<p>Bruno Tognolini, autore di <span style="color: #800000;"><a href="http://www.catenotempio.eu/2010/04/12/uffa-che-uffa-di-tutto" target="_blank"><span style="color: #800000;"><em>Mal di pancia calabrone</em></span></a></span>, possiede il vigore dell&#8217;eterna giovinezza poetica. Si dirà che si occupa di poesie per bambini; ma non esiste poesia per qualcuno o qualcosa: esiste la poesia. Ciò che viene messo ripetutamente in questione è la semplicità: si può dare arte semplice? Il semplice può rivelarci qualcosa del mondo? Il mondo, in definitiva, è <em>anche</em> semplice?</p>
<p>Robert Schumann accettò la sfida di creare un&#8217;opera d&#8217;arte semplice, molto semplice. Ne nacquero le <em>Kinderszenen</em>, per i bambini e sui bambini. Poi lo stesso Schumann ci ripensò: sui bambini, certo, ma da un adulto per adulti. Bambini o adulti, l&#8217;opera d&#8217;arte fu creata; ne goda chi può.</p>
<p>Le dita fatate di Ambra hanno portato alla luce da un fondo perduto le <em>Rime di rabbia. Cinquanta invettive per le rabbie di tutti i giorni </em>(Salani Editore, Milano 2010). Le formule magiche di <em>Mal di pancia calabrone</em> forse hanno una qualità media più elevata, nel complesso sono più snelle e non cadono mai nella banalità. Tuttavia, Tognolini mostra anche nelle <em>Rime</em> di quale stoffa sia fatto e che rimane un poeta, di quelli veri; come Gianni Rodari, come Robert Schumann, a cui la sua opera si può accostare. Questi componimenti hanno un linguaggio più ricco e vario rispetto a quelli del <em>Mal di pancia</em>. Il vocabolario di Tognolini si dispiega al massimo della sua potenza immaginifica. È un libro comico, commovente, nostalgico e al contempo speranzoso. Il poeta coglie anche l&#8217;occasione per riflettere su se stesso nella quarantanovesima e penultima poesia:</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>Rima contro il poeta</strong></span></p>
<p><span style="color: #000080;">Tu sei il poeta che ha scritto le rime?</span><br />
<span style="color: #000080;">Scriviti questo poema sublime</span><br />
<span style="color: #000080;">Neve nei monti, che è bianca</span><br />
<span style="color: #000080;">Biancheggia</span><br />
<span style="color: #000080;">Cielo al tramonto, che è rosso</span><br />
<span style="color: #000080;">Rosseggia</span><br />
<span style="color: #000080;">Fronda del bosco, che è verde</span><br />
<span style="color: #000080;">Verdeggia</span><br />
<span style="color: #000080;">Tu sei poeta e sei scuro?</span><br />
<span style="color: #000080;">&#8230;!</span></p></blockquote>
<p>La raccolta si chiude con l&#8217;<em>Ultima rima. Per i grandi. Scongiuro contro il nazismo futuro</em>; lo spessore del poeta si mostra anche in tale fuoriuscita dal proprio universo solito, in questa messa al bando dell&#8217;autoreferenzialità.</p>
<p>Nel mezzo è tutto un divertimento di immagini, filastrocche da imparare e da utilizzare. La lingua ne gode, ne gioiscono le orecchie. Un esempio su tutti:</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>Malaugurio delle risate</strong></span></p>
<p><span style="color: #000080;">Io vorrei che tu, con le mutande scese</span><br />
<span style="color: #000080;">Facessi a saltelloni tutto il giro del paese</span><br />
<span style="color: #000080;">E tutti ti guardassero da tutte le finestre</span><br />
<span style="color: #000080;">A scuola si affacciassero i bambini e le maestre</span></p></blockquote>
<p>Sono versi contro le prepotenze; ma anche contro i piccoli fastidi quotidiani. La rabbia esiste, bisogna farci i conti e rispondere per le rime.</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>Improperio del regno animale</strong></span></p>
<p><span style="color: #000080;">Faccia di porco, puzza di cane</span><br />
<span style="color: #000080;">Testa di pecora, zampe di rane</span><br />
<span style="color: #000080;">Pelo di tasso, cagnetto grasso</span><br />
<span style="color: #000080;">Goffa giraffa col sedere basso</span><br />
<span style="color: #000080;">Pelle di rettile, vipera liscia</span><br />
<span style="color: #000080;">Pancia di viscida biscia che striscia [...]</span><br />
<span style="color: #000080;">Dalle tempeste di secoli neri</span><br />
<span style="color: #000080;">Dalle foreste di secoli bui</span><br />
<span style="color: #000080;">Torna da te l&#8217;animale che eri</span><br />
<span style="color: #000080;">E tu ritorna da lui!</span></p></blockquote>
<p>C&#8217;è più di una profonda cognizione antropologica in versi come questi. Per concludere, la figura del babbione peggiore la fa, manco a dirlo, il poeta.</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>Invettiva del babà</strong></span></p>
<p><span style="color: #000080;">[...]</span><br />
<span style="color: #000080;">Sei un babbano, un barbagianni, un babbuino</span><br />
<span style="color: #000080;">Sei un pinocchio pagliaccio, un buffo atleta</span><br />
<span style="color: #000080;">Sei un babbo un po&#8217; bambino, un burattino</span><br />
<span style="color: #000080;">Sei un babà, sei solo un povero poeta.</span></p></blockquote>
<p>Confinato in un corpo da adulto, il poeta ha la grave colpa di volersi intromettere nel mondo dell&#8217;infanzia, da cui è stato escluso senza rimedio. Un babbo un po&#8217; bambino, solo questo. Vi è una fase in cui i bambini imparano a dire le bugie; il poeta è fermo in quella fase. Anche se sta imparando e non le sa dire molto bene, càpita che ogni tanto, se è fortunato, incontra qualcuno che ci crede. Allora la bugia diventa reale e s&#8217;accede all&#8217;immaginifico mondo del sogno.</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.catenotempio.eu/2011/09/08/come-ti-rendo-poetica-la-rabbia"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
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		<title>Appunti sullo scoutismo</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 09:57:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Kierkegaard]]></category>
		<category><![CDATA[Nietzsche]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
		<category><![CDATA[scout]]></category>
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		<category><![CDATA[vangelo]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto sommato, la mia permanenza negli scout non è stata molto lunga: quattro anni nel clan e quattro da capo. C&#8217;è chi ci passa una vita, io solo otto anni. Ho abbandonato lo scoutismo proprio per uno dei sui principi fondamentali, ossia che ci sia un&#8217;interdipendenza tra pensiero e azione. Certo, non è stato solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Tutto sommato, la mia permanenza negli scout non è stata molto lunga: quattro anni nel clan e quattro da capo. C&#8217;è chi ci passa una vita, io solo otto anni. Ho abbandonato lo scoutismo proprio per uno dei sui principi fondamentali, ossia che ci sia un&#8217;interdipendenza tra pensiero e azione. Certo, non è stato solo lo scoutismo a insegnarmi l&#8217;importanza di questo principio, è stato anche Kierkegaard; ma è stato anche per via di ragionamento che ne ho compreso la portata.</p>
<p>Otto anni, dicevo, sono pochi, a dispetto di quanto possa sembrare. Cionondimeno, bastano a farmi mancare maledettamente le uscite in campagna e soprattutto i campi coi lupetti. Sono pure sufficienti ad aver creato un legame molto profondo con bambini che ormai sono ragazzi.</p>
<p>Lungo il corso di questi anni, ho cercato di comprendere cos&#8217;è mai lo scoutismo e come debba essere fatto. Ne ho sviluppato una visione che ho cercato costantemente di mettere in pratica; non so se sia ortodossa e sinceramente non mi importa. La credo giusta e, almeno per le mie possibilità, la migliore possibile. In fondo lo scoutismo, come ogni altra cosa, tende alla salvezza. A questo termine do un&#8217;accezione del tutto mondana; mi si perdoni la terminologia, ma è adeguata all&#8217;oggetto: con salvezza intendo (utilizzo termini scoutistici) il &#8220;vivere la vita con successo&#8221;, ossia, in parole molto povere, il &#8220;sorridere e cantare anche nelle difficoltà&#8221;, il &#8220;fare del mio meglio&#8221; (come ho sempre cercato di mostrare ai lupetti) e l&#8217;essere &#8220;sempre pronti&#8221; a &#8220;servire&#8221;. Lo scoutismo serve a questo. Traccio di seguito alcuni punti che ritengo fondamentali per raggiungere questo scopo elevato.</p>
<ul>
<li><strong><em>Lo scoutismo è un mezzo, non un fine</em></strong>. Non si fa scoutismo tanto per farlo o con il semplice obiettivo di perpetuare lo scoutismo stesso. Ricordiamo che «il sabato è fatto per l&#8217;uomo e non l&#8217;uomo per il sabato» (Mc 2, 27).</li>
<li>Ne segue che <strong><em>lo scoutismo non ha come scopo quello di &#8220;produrre&#8221; capi scout o scout in generale</em></strong>. Lo scopo principale dello scoutismo è, per parlare in termini più precisi rispetto a &#8220;salvezza&#8221;, formare cittadini. Questo compito è lasciato in gran parte nelle mani del capo. Ciò lo sosteneva il fondatore dello scoutismo. A me non basta, perché non può essere uno scopo forgiare esseri assoggettati a uno stato; so che non è questo lo spirito delle parole del fondatore, ma mi piacerebbe precisare che lo scopo dello scoutismo fosse inteso come formazione di esseri umani degni di questo nome, indipendentemente dalla cittadinanza nazionale o globale. Il compito del capo è quello di dare la possibilità di comprendere come si possa essere veramente umani. Se tutti i lupetti che ho avuto la fortuna di guidare dovessero scegliere di non diventare capi scout ma sarebbero delle ottime persone grazie anche a quel poco che ho avuto la fortuna di mostrare loro, allora il mio compito di capo sarebbe stato assolto in pieno.</li>
<li><em><strong>Il singolo viene prima del gruppo</strong></em>. Anteporre le esigenze del gruppo alle esigenze reali del singolo è contrassegno dei regimi totalitari. La meta è il singolo, non il gruppo. Di gruppi ce ne sono sempre, ce ne sono stati e ce ne saranno a bizzeffe. È il singolo che è difficile da trovare: «Nella comunità il singolo &#8220;è&#8221;. Il singolo è dialetticamente decisivo come un <em>prius</em> per formare la comunità, dove è qualitativamente un elemento essenziale; e appena gli &#8220;altri&#8221; abbandonano l&#8217;idea, può diventare più alto della &#8220;comunità&#8221;. Il principio di coesione per la comunità è che ciascuno sia il singolo, e poi l&#8217;idea»<a class="fn-ref-mark" href="#footnote-1" id="refmark-1"><sup>[1]</sup></a>. Che poi essere un singolo implichi il sapere godere del gruppo e l&#8217;essere a suo completo servizio quando occorre è altro paio di maniche. Ne dovrebbe seguire che dal gruppo non va mai cacciato nessuno; a limite del paradosso per cui a beneficio di un singolo si metta da parte il resto del gruppo: «Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si era smarrita? E se gli capita di trovarla, in verità io vi dico: si rallegrerà più che per le altre novantanove che non si erano smarrite» (Mt 18, 12-14). Se non dovesse bastare, aggiungiamo: «Non hanno bisogno del medico i sani, ma i malati» (Mt 9, 12). Capita che invece una volta che qualcuno si allontana dal gruppo decadano anche i rapporti personali. Questo, a mio avviso, è tradire lo scopo dello scoutismo.</li>
<li><em><strong>Se qualcuno che si era allontanato dal gruppo, per qualunque motivo, ritorna, allora lo si accoglie festosamente</strong></em>. Non c&#8217;è neanche bisogno di citare la parabola del figliol prodigo.</li>
<li><em><strong>Lo scoutismo non è un cantiere o una bottega</strong></em>. A volte si ha l&#8217;impressione che lo scopo dello scoutismo venga inteso come l&#8217;imparare a fare delle cose. A mio avviso, anche questo è un fraintendimento. Chi pensa che la cosiddetta abilità manuale debba essere l&#8217;obiettivo principale, tanto vale che apra una bottega da falegname; pare che vi siano stati esempi illustri in Palestina e inoltre si può anche aver fortuna e può capitare che un pezzo di legno si trasformi in un bambino vero. Non si può diventare singoli senza pensare, ecco tutto. Se si è sempre impegnati a fare qualcosa non si può pensare. Del resto, «Marta, Marta, tu ti affanni e ti preoccupi di molte cose. Invece una sola cosa è necessaria. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta» (Lc 10, 41-42).</li>
<li><em><strong>Il compito precipuo del capo è lasciar divenire i ragazzi ciò che sono</strong>. Ossia: <strong>i ragazzi non sono dei fantocci nelle mani del capo, bensì il capo è uno strumento nelle mani dei ragazzi</strong></em>. Io, da capo, non ho mai cercato di inculcare dottrine, di imprimere direzioni da una parte o dall&#8217;altra, di piegare le facoltà e le capacità delle persone di fronte a me in un verso o in un altro. Ho cercato di ragionare assieme, di capire cos&#8217;era giusto (o quantomeno meglio) fare, di divertirmi, di non cedere ai capricci e di non fare come gli innamorati che a furia di ricercare il contatto e la costanza a tutti i costi cedono alle voglie superficiali e quasi smarriscono la propria identità. Non ho mai ceduto a desideri spiccioli, non ho mai cercato di far piacere lo scoutismo. Se vogliamo, non ho mai cavato fuori da nessuno ciò che già non fosse in lui, grosso modo rifacendomi alla maieutica socratica. Non ho mai detto: &#8220;Si creda in questo o in quello&#8221;. Ho sempre detto e fatto: &#8220;Io faccio in questo modo. Ti interessa? Se sì, ragioniamo assieme sul perché, te lo mostro, tu mi dici cosa ne pensi e poi ognuno per la sua strada, che può anche essere parallela&#8221;. Difatti, «&#8221;questa è la <em>mia</em> strada, dov&#8217;è la vostra?&#8221;, così rispondo a quelli che da me vogliono sapere &#8216;la strada&#8217;. <em>Questa</em> strada, infatti, non esiste!»<a class="fn-ref-mark" href="#footnote-2" id="refmark-2"><sup>[2]</sup></a>. Se così non fosse, il motto &#8220;guida la tua canoa&#8221;, sarebbe solo uno slogan, tra l&#8217;altro poco elegante.</li>
<li><em><strong>Non bisogna far sì che i ragazzi scambino la validità di quanto si propone con il legame affettivo che si ha col capo</strong></em>. Forse l&#8217;errore più grosso che ho commesso da capo è quello di aver fatto legare troppo alcuni lupetti a me; con il risultato che qualcuno ha lasciato il gruppo quando l&#8217;ho lasciato io. Certo, alcune cose si possono ottenere solo al prezzo di costruire un legame profondo, altrimenti l&#8217;esempio che si può dare non ha alcuna efficacia; ma si dovrebbe riuscire a essere tanto bravi da far comprendere che questo tipo di legame non si deve avere con la persona che in quel momento assume quel ruolo, bensì con ciò di cui quella persona si fa portatrice. È un compito arduo; probabilmente è stato al di sopra delle mie capacità. Certo, non è in discussione l&#8217;affetto che ho provato e provo per chi mi è stato accanto e a cui sono sono stato vicino. Tuttavia, credo che forse non sono stato capace di far scindere ciò che proponevo da me stesso; se da un lato è giusto così, perché significa che ho proposto cose in cui credevo davvero, dall&#8217;altro è pericoloso, perché tolto me alcuni hanno pensato che si è tolta anche la proposta.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ovviamente, alcune di queste cose che ho scritto sono state istintive e ci ho riflettuto in seguito rielaborandole; altre invece sono frutto di errori e di conseguenti aggiustamenti per mezzo di quel po&#8217; di ragione che ancora mi porto appresso. Forse avrete notato che, riferimenti evangelici a parte, non ho compreso nello scoutismo alcuna intenzione religiosa. La religione (o la sua completa assenza), ritengo, fa parte della strada personale di ognuno in quanto singolo. Per questo non ho mai proposto nessuna fede a nessuno; per questo non ho mai detto credi (o non credere) in questo oppure credi (o non credere) in quello. Sono stato Akela, il lupo che guida il branco. Ma Akela alla fine, come ogni cosa, perisce e passa. Se il branco ha prosperato anche grazie alla sua guida, Akela è contento e può addentare in pace la sua ultima, invisibile preda.</p>
<div id="footnote-list" style="display:inherit"><span id=fn-heading>Note</span> &nbsp;&nbsp;&nbsp;(↵ torna al testo
<ol>
<li id="footnote-1" class="fn-text">S. Kierkegaard, <em>Diario</em>, tr. it. di C. Fabro in S. Kierkegaard, <em>Opere</em>, vol. II, Mondadori, Milano 2010, pag. 576.<a href="#refmark-1">↵</a></li>
<li id="footnote-2" class="fn-text">F. Nietzsche, <em>Così parlò Zarathustra</em>, tr. it. di M. Montinari, Adelphi, Milano 2008, pag. 230.<a href="#refmark-2">↵</a></li>
</ol>
</div>
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		<title>Risvegli</title>
		<link>http://www.catenotempio.eu/2011/05/10/risvegli</link>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 12:09:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[anestesia]]></category>
		<category><![CDATA[narcosi]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[sloterdijk]]></category>
		<category><![CDATA[Su di me]]></category>

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		<description><![CDATA[Se mai il termine &#8220;rivoluzione&#8221; dovesse essere impiegato legittimamente in riferimento a un&#8217;innovazione tecnica, ebbene, lo sarebbe per la reintroduzione della narcosi totale. [...] Il soggetto non dà unicamente il consenso a essere ferito nel proprio interesse [...], ma approva inoltre la prospettiva di svenire artificialmente in virtù di un proprio vantaggio. Questa circostanza è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #ff0000;">Se mai il termine &#8220;rivoluzione&#8221; dovesse essere impiegato legittimamente in riferimento a un&#8217;innovazione tecnica, ebbene, lo sarebbe per la reintroduzione della narcosi totale. [...] Il soggetto non dà unicamente il consenso a essere ferito nel proprio interesse [...], ma approva inoltre la prospettiva di svenire artificialmente in virtù di un proprio vantaggio. Questa circostanza è degna di considerazione, perché con essa viene stabilita esplicitamente una tesi fin lì impensabile: che l&#8217;uomo non è più, in ogni condizione, l&#8217;essere-nel-mondo-vigile.</span><br />
<span style="color: #ff0000;">(P. Sloterdijk, <em>Devi cambiare la tua vita</em>, tr. it di S. Franchini, Raffaello Cortina Editore, Milano 2010, pagg. 465-467)</span></p>
</blockquote>
<p>«Mi sto sentendo un po&#8217; male», dico.<br />
«No, ti stai solo addormentando», mi rassicurano.</p>
<p>Mi chiamano e mi schiaffeggiano; riprendo conoscenza, capisco quello che dicono ma non posso muovermi, sto soffocando. Provo a muovere la mano destra; non ci riesco. Mi viene da vomitare.</p>
<p>È la lingua, cazzo! La lingua! Provo a dirglielo: «Mmnga&#8230; mmngua». Qualcuno mi srotola la lingua dalla gola e finalmente respiro. Mi sembra quasi una seconda nascita, i polmoni si riempiono e riacquisto la vita. Mi posso muovere. A quanto pare l&#8217;intervento è finito. Li sento cincischiare, borbottano di vomito; forse, dicono, ho bevuto dell&#8217;acqua prima dell&#8217;operazione.</p>
<p>Sono sveglio. «Vedo doppio o ci sono due lampadai?». Nessuno mi risponde. Ma devo far capire che sono sveglio, che ragiono, che ho una mente.</p>
<p>«Parliamo di Nietzsche&#8230;»<br />
«<em>E cu è?</em>», risponde qualche infermiere.<br />
«Un filosofo», insisto.<br />
«Mai sentito.»<br />
«<em>Così parlò Zarathustra</em>&#8230; Dio è morto&#8230;»</p>
<p>Mi portano fuori. L&#8217;infermiere che spinge la mia barella mi dice che mio fratello è stato più spiritoso e che durante l&#8217;anestesia ha pure sognato. Non mi do per vinto: «Io ho sognato le vergini del paradiso islamico&#8230; [Pausa di qualche secondo] &#8230; No, non è vero, scherzo.»</p>
<p>«Ora farai il giro panoramico dell&#8217;ospedale in orizzontale», dice ancora l&#8217;infermiere che spinge la mia barella.<br />
«L&#8217;orizzontale è meglio del verticale&#8230; Ovviamente intendo in termini religiosi&#8230;»</p>
<p>E a quel punto nessuno m&#8217;ha dato più conto.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #ff0000;">Nella narcosi totale consigliata dalla medicina viene in luce nella maniera più chiara l&#8217;elemento della curvatura auto-operativa, poiché in essa troviamo un caso limite del momentaneo non-essere-se-stessi a vantaggio dell&#8217;essere-se-stessi.</span><br />
<span style="color: #ff0000;">(Ivi<em></em>, pag. 468)</span></p>
</blockquote>
<div class="shr-publisher-751"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Problema con le thumbnails di NextGen Gallery</title>
		<link>http://www.catenotempio.eu/2011/04/14/problema-con-le-thumbnails-di-nextgen-gallery</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 10:14:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[nextgen gallery]]></category>
		<category><![CDATA[plugin]]></category>
		<category><![CDATA[thumbnails]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
		<category><![CDATA[wordpress]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo l&#8217;ultimo aggiornamento di NextGen Gallery ho avuto un piccolo problema con le thumbnails. Al posto di queste nel sito campeggiava un messaggio di errore e se andavo nelle gallerie di immagini per modificare le thumbnails mi comparivano dei messaggi di questo genere: Warning: Division by zero in /htdocs/wp-content/plugins/nextgen-gallery/lib/gd.thumbnail.inc.php on line 282 Warning: Division by [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Dopo l&#8217;ultimo aggiornamento di <a href="http://wordpress.org/extend/plugins/nextgen-gallery/" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">NextGen Gallery</span></a> ho avuto un piccolo problema con le thumbnails. Al posto di queste nel sito campeggiava un messaggio di errore e se andavo nelle gallerie di immagini per modificare le thumbnails mi comparivano dei messaggi di questo genere:</p>
<blockquote><p><span style="color: #ff9900;">Warning: Division by zero in /htdocs/wp-content/plugins/nextgen-gallery/lib/gd.thumbnail.inc.php  on line 282</span></p>
<p><span style="color: #ff9900;">Warning: Division by zero in /htdocs/arilankin/wp-content/plugins/nextgen-gallery/lib/gd.thumbnail.inc.php  on line 295</span></p>
<p><span style="color: #ff9900;">Warning: imagecreatetruecolor() [function.imagecreatetruecolor]:  Invalid image dimensions in /htdocs/wp-content/plugins/nextgen-gallery/lib/gd.thumbnail.inc.php  on line 428</span></p>
<p><span style="color: #ff9900;">Warning: Division by zero in /htdocs/wp-content/plugins/nextgen-gallery/admin/edit-thumbnail.php  on line 42</span></p></blockquote>
<p>Ovviamente ho cercato di capire dove stava il problema; ho scartabellato anche sul web ma in italiano non ho trovato niente. Tuttavia la soluzione è stata semplice: neanche un minuto, a fronte di ore di ricerca. Ho trovato <a href="http://www.visser.com.au/blog/thumbnail-generation-php-memory-limit-nextgen-gallery/" target="_blank"><span style="color: #3366ff;">questo post</span></a> che mi ha permesso di risolvere il problema. Riporto in italiano la procedura, se mai qualcuno dovesse incontrare la stessa difficoltà.</p>
<p>In poche parole si tratta di una limitazione di memoria che si deve ampliare, affinché il plugin possa trovare lo spazio dove allocare queste immagini. Si può procedere in questo modo:</p>
<ol>
<li>si accede al file <span style="color: #ff0000;">/wp-content/plugins/nextgen-gallery/lib/gd.thumbnail.inc</span>. (Questo si può fare in due modi: o tramite l&#8217;accesso al database dov&#8217;è installato wordpress, oppure andando sul pannello di controllo del sito e poi <span style="color: #ff0000;">plugin &#8212;&gt; nextgen gallery &#8212;&gt; modifica &#8212;&gt;nextgen-gallery/lib/gd.thumbnail.inc.php</span>, sulla lista a destra.);</li>
<li>togliere le <span style="color: #ff0000;">//</span> davanti all&#8217;istruzione <span style="color: #ff0000;">@ini_set(&#8216;memory_limit&#8217;, &#8217;128M&#8217;)</span>. (Il link che ho riportato sostiene che questa istruzione sia alla riga 168, io l&#8217;ho trovata alla 164; insomma, è nei paraggi.);</li>
<li>salvare la modifica;</li>
<li>modificare le thumbnails che non si vedono o eventualmente caricare nuovamente l&#8217;immagine.</li>
</ol>
<p>Più facile a farsi che a dirsi.</p>
<div class="shr-publisher-741"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Chi ha scritto la Bibbia e perché è importante saperlo</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 10:42:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Bart D. Ehrman]]></category>
		<category><![CDATA[bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[falsificazione]]></category>
		<category><![CDATA[lettere]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
		<category><![CDATA[san paolo]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Traduzione dell&#8217;articolo: Bart D. Ehrman, Who Wrote The Bible and Why It Matters. A parte i più accaniti fondamentalisti tra noi, quasi tutti ammettono che la Bibbia potrebbe contenere errori — un&#8217;erronea storia della creazione qua, un errore storico là, una o due contraddizioni da qualche altra parte. Ma è possibile che il problema sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: right; font-size: 13px;"><em>Traduzione dell&#8217;articolo: <a href="http://www.huffingtonpost.com/bart-d-ehrman/the-bible-telling-lies-to_b_840301.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Bart D. Ehrman, Who Wrote The Bible and Why It Matters.</span></a></em></p>
<p>A parte i più accaniti fondamentalisti tra noi, quasi tutti ammettono che la Bibbia potrebbe contenere errori — un&#8217;erronea storia della creazione qua, un errore storico là, una o due contraddizioni da qualche altra parte. Ma è possibile che il problema sia ben più grave di questo — che la Bibbia contenga effettivamente delle menzogne?</p>
<p>Molte persone non sono disposte a porre la questione in questo modo, poiché la Bibbia, dopo tutto, è la Sacra Scrittura per milioni di persone in tutto il pianeta. Ma gli studiosi cristiani della Bibbia, quelli in gamba, inclusi i migliori studiosi protestanti e cattolici d&#8217;America, vi diranno che la Bibbia è piena di menzogne, anche se rifiuteranno di utilizzare questo termine. La verità sta qui: molti dei libri del nuovo testamento sono stati scritti da persone che hanno mentito sulla propria identità, poiché hanno sostenuto di essere un famoso apostolo – Pietro, Paolo o Giacomo – ben sapendo che invece erano qualcun altro. Nel linguaggio moderno questa si chiama menzogna e un libro scritto da qualcuno che mente sulla propria identità è una falsificazione.</p>
<p>Molti studiosi moderni rifuggono da questi termini e per ragioni comprensibili, poiché hanno a che fare con la loro clientela. Dato che insegnano nei seminari cristiani, oppure con studenti prevalentemente cristiani, chi vorrebbe denigrare gli adorati testi delle Scritture definendoli falsificazioni costruite su menzogne? Così per questo fenomeno gli studiosi usano un termine diverso e chiamano tali libri &#8220;pseudepigrapha&#8221;.</p>
<p>Potete trovate questo termine asettico negli scritti degli studiosi moderni della Bibbia. È il termine usato nelle classi universitarie sul nuovo testamento, nei seminari e nei dottorati. Ciò che le persone che usano questo termini non dicono è che esso letteralmente significa &#8220;testo scritto con delle menzogne&#8221;.</p>
<p>E questo sono quegli scritti. Chiunque abbia scritto la seconda lettera di Pietro afferma di essere Pietro. Ma ovunque gli studiosi – tranne i nostri amici fondamentalisti – vi diranno che non potrebbe essere in nessun modo sulla verde terra di Dio che Pietro abbia scritto quel testo. Ha scritto qualcun altro affermando di essere Pietro. Gli studiosi vi diranno anche che era una pratica accettabile nel mondo antico che qualcuno scrivesse un libro col nome di qualcun altro. Ma è qui che si sbagliano. Se guardiamo a cosa gli antichi dicono effettivamente riguardo a a tale pratica, vediamo che invariabilmente la definiscono menzognera e la condannano come fraudolenta, perfino nei circoli cristiani. La seconda lettera di Pietro fu accettata nel nuovo testamento perché i padri della chiesa, secoli dopo, erano convinti che l&#8217;avesse scritta Pietro. Ma non l&#8217;ha fatto. È stato qualcun altro. E quel qualcun altro ha mentito sulla propria identità.</p>
<p>Vale lo stesso per molte lettere comunemente attribuite a Paolo. Molti studiosi vi diranno che mentre sette delle tredici lettere che vanno sotto il nome di Paolo sono le sue, le altre sei non lo sono. Semplicemente i loro autori sostenevano di essere Paolo. Nel mondo antico, testi come questi erano etichettati come <em>pseudoi</em> — menzogne.</p>
<p>Tutto ciò potrebbe apparire come una piccola curiosità antiquaria, specialmente a quelle persone le cui vite non dipendono dalla Bibbia o perfino a quelle persone di fede per le quali le questioni bibliche al massimo rivestono un interesse secondario. Ma nei fatti tutto ciò qualche volta è importante. Chiunque abbia scritto la prima lettera a Timoteo afferma di essere Paolo. Ma su ciò ha mentito — era qualcun altro vissuto dopo la morte di Paolo. Nel suo testo, l&#8217;autore della prima lettera a Timoteo ha usato il nome e l&#8217;autorità di Paolo per dare delle direttive su un problema che aveva visto nella chiesa. Delle donne si stavano facendo sentire, esercitando un&#8217;autorità e insegnando agli uomini. Questa pratica doveva finire. L&#8217;autore dice alle donne di rimanere in silenzio e di restare sottomesse, e ricorda ai sui lettori cosa accadde la prima volta che a una donna fu consentito esercitare un&#8217;autorità su un uomo, nel piccolo incidente del giardino dell&#8217;Eden. No, dice l&#8217;autore, se le donne vogliono essere salvate devono avere dei bambini (1 Tim 2, 11-15).</p>
<p>È in gran parte a causa di questo passo che Paolo è stato bollato dalle persone più libertarie delle recenti generazioni come uno dei più grandi misogini della storia. Ovviamente il problema è che Paolo non ha mai detto una cosa del genere. Allora perché è importante? Perché questo passo è usato ancora oggi dai capi della chiesa per opprimere e mettere a tacere le donne. Perché non ci sono preti donna nella chiesa cattolica? Perché alle donne non è consentito predicare nelle chiese evangeliche conservatrici? Perché oggi ci sono delle chiese in cui alle donne non è consentito nemmeno di parlare? In non poca misura ciò avviene perché comunemente si ritiene che Paolo abbia insegnato che le donne debbono tacere, essere sottomesse e incinte. Eccetto coloro che hanno insegnato che questo non è Paolo, ma qualcuno che ha mentito sulla propria identità cosicché i suoi lettori avrebbero pensato che fosse Paolo.</p>
<p>Potrebbe essere una delle più grandi ironie delle scritture cristiane il fatto che alcune di esse insistono sulla verità mentre dicono una menzogna. Per nessun autore la verità è più importante che per il &#8220;Paolo&#8221; degli efesini. Egli si riferisce al vangelo definendolo &#8220;la parola della verità&#8221; (Ef 1, 13); mostra che &#8220;la verità è in Gesù&#8221; [Ef 4, 21]; raccomanda ai propri lettori di &#8220;dire la verità&#8221; al prossimo (Ef, 4, 24-25); e dà istruzione di &#8220;allacciarsi la cintura della verità attorno ai reni&#8221; (Ef 6, 14). E tuttavia egli stesso ha mentito su chi era. Non era realmente Paolo.</p>
<p>Sembra che alcuni scrittori del nuovo testamento, per esempio gli autori della seconda lettera di Pietro, la prima a Timoteo e agli efesini, si siano sentiti perfettamente giustificati a mentire con lo scopo di dire la verità. Ma oggi noi possiamo perlomeno valutare le loro affermazioni e comprendere quanto umane e fallibili fossero. Erano figli del loro tempo e del loro luogo. E così erano anche i loro insegnamenti, le loro menzogne e tutto il resto.</p>
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		<title>Faccende paesane</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 16:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[carnevale]]></category>
		<category><![CDATA[Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[Regalbuto]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanto più lo spazio è limitato, tanto più le cose si notano. L&#8217;universo è uno spazio infinito o che si espande infinitamente; per questo è come se ci fosse il nulla, tanto poco si notano le cose. Il paese, invece, ha dei limiti troppo ristretti, tutto si nota e fa scalpore: lo scandalo è affaraccio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Quanto più lo spazio è limitato, tanto più le cose si notano. L&#8217;universo è uno spazio infinito o che si espande infinitamente; per questo è come se ci fosse il nulla, tanto poco si notano le cose. Il paese, invece, ha dei limiti troppo ristretti, tutto si nota e fa scalpore: lo scandalo è affaraccio paesano (e l&#8217;Italia, il bel paese, è zeppa di scandali). Ciò che è accaduto qua in questi giorni, la polemica carnevalesca, è una faccenda da paesanazzi.</p>
<p>Per certi versi, la libertà ha un solo limite: la costrizione. Io sono libero fino a quando qualcuno o qualcosa non mi limita. Posso esercitare la mia libertà come e quanto mi pare. Poniamo, se non infrango la legge, nessuno mi può venire a dire di non fare qualcosa (e in certi casi è addirittura bene infrangere la legge).</p>
<p>Tuttavia, questa concezione di libertà, oltre a essere ambigua e monca, è pure povera. L&#8217;esaltazione libertaria si scontra con la domanda: che me ne faccio? Come l&#8217;individualismo, una libertà siffatta è incapace di guardare oltre il proprio naso. L&#8217;invito nicciano ad essere liberi per qualcosa e la domanda di Lenin («Libero con chi?») s&#8217;incontrano, sono quasi la stessa cosa. Allora mi chiedo cosa mai sia più importante, se il reclamare la libertà sacrosanta di fare tutto quello che mi pare e piace oppure l&#8217;evitare di fare qualcosa che offende (anche se non riesco a coglierne appieno il motivo) moltissime persone. (E tuttavia resta pur sempre il fatto che noi non abbiamo mai cercato di impedire a nessuno di fare ciò che vuole, mentre qualcuno ha proposto di punire quel che abbiamo fatto noi. E forse lo squilibrio sta tutto e solo qui.)</p>
<p>Il gioco non varrebbe la candela, se una libertà che non mi porta alcun vantaggio mi impedisse di collaborare per cose che ritengo importanti, qualunque sia il motivo dell&#8217;impedimento.</p>
<p>La trascendenza mi è sempre importata poco. Ciò che mi trascende, proprio per definizione, è oltre me. Dall&#8217;alto dei cieli non mi guarda nessuno, lo spazio è immenso e la cosa che sono si riduce a nulla; la trascendenza non mi riguarda. Mi è stato chiesto se credo che Gesù sia figlio di Dio; ho risposto di no e che comunque non lo ritengo importante. Anche se lo fosse non mi cambierebbe nulla, non cambierei modo di vivere. Lo stesso vale per i miracoli: anche se ne vedessi uno o ci credessi, come mai potrebbe cambiare il mio modo di campare? Dovrei guadagnarmi il paradiso solo perché crederei che Gesù sia il figlio di Dio e allora dovrei compiacerlo? Ma questa sarebbe meschinità, se non leccaculismo.</p>
<p>Mi interessa collaborare e costruire quel poco di buono di cui sono capace con chiunque sia disposto a darmi un po&#8217; di corda (magari anche quando sarà l&#8217;ora d&#8217;impiccarmi). La polemica sterile e paesanazza mi interessa pochissimo, tanto poco che starò più attento a non invischiarmici di nuovo.</p>
<p>C&#8217;è un tipo di discussione che però mi interessa molto. Angelo Plumari ha scritto in proposito. Potete leggere <a title="Lettera Angelo Plumari" href="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2011/03/Carnevale.doc" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">qui </span></a>la sua lettera.</p>
<p>Angelo è un mio caro amico; come sempre ha centrato alcuni punti con intelligenza e profondità. Mi ha colpito soprattutto la conclusione, dove ringrazia per il dibattito che abbiamo aperto nella realtà preconfezionata. Mi ha colpito perché ci ho pensato anch&#8217;io. Mi sono posto tante domande. Alcune scontate, altre sciocche. Forse la domanda che più mi preme rivolgere a tutti quanti (e la rivolgo con l&#8217;ingenuità propria dei bambini quando chiedono il perché di tutto) è questa: ci voleva una buffonata per farci parlare di Gesù? Ma poi, di questo Gesù, ne stiamo davvero parlando ora o parliamo solo di quanto qualcuno si è offeso e dell&#8217;intangibilità della chiesa?</p>
<p>Quando a carnevale chiedevamo perché le donne non possono essere papa, quasi nessuno ha risposto. Quando travestito da Gesù citavo frasi dei vangeli e chiedevo cosa ne pensavano, molti sorridevano e andavano via, tanti altri mi dicevano che a carnevale non bisogna pensare a queste cose. Ditemi: quando bisogna riflettere su Gesù? Quando è offeso <em>u Signuruzzu</em>? Oppure solo negli antri bigotti di una sacrestia? E se portassimo per le strade la povertà, anziché cacciarla via? E se ci vestissimo tutti come Gesù con una tunica e una bisaccia? E se tenessimo a mente che i ricchi (siamo quasi tutti ricchi e la chiesa è ricchissima) non sono graditi nel regno dei cieli? Avremmo tempo per pensare a come ci sentiamo offesi? Avremmo tempo per badare a quattro giovinastri che si divertono, anche ammettendo l&#8217;esagerazione, a carnevale?</p>
<p>Rifuggo da qualsiasi tipo di religione, anche da quella atea. Cerco compagni per la mia libertà. Da solo non ci voglio stare.</p>
<p>Infine, credo abbia ragione Angelo Plumari. Ci si è fatto del male per una divinità; il che, in ogni caso, esista o non esista, è la cosa più sciocca che si possa fare.</p>
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		<title>O j ty Galju, Galju molodaja</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 10:50:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Le benevole]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Littel]]></category>

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		<description><![CDATA[«Ci pensò su un attimo e intonò una canzone cosacca che conoscevo per averla sentita spesso in Ucraina, quella il cui ritornello fa, così allegramente, O, i ty Galja, Galja molodaja&#8230; e che racconta l&#8217;atroce storia di una fanciulla rapita dai cosacchi, legata a un pino per le lunghe trecce bionde e bruciata viva. Era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>«Ci pensò su un attimo e intonò una canzone cosacca che conoscevo per averla sentita spesso in Ucraina, quella il cui ritornello fa, così allegramente, <em>O, i ty Galja, Galja molodaja</em>&#8230; e che racconta l&#8217;atroce storia di una fanciulla rapita dai cosacchi, legata a un pino per le lunghe trecce bionde e bruciata viva. Era magnifica. L&#8217;uomo cantava, con il viso levato verso di me: gli occhi, di un azzurro scolorito, brillavano dolcemente attraverso l&#8217;alcol e la sporcizia; le guance, invase da una barba rossastra, tremavano; e la voce di basso arrochita dal cattivo tabacco e dal bere saliva chiara e pura e ferma e cantava una strofa dopo l&#8217;altra, come se non avesse dovuto fermarsi mai. I tasti della fisarmonica gli ticchettavano sotto le dita. Sulla banchina l&#8217;agitazione era cessata, la gente lo guardava e lo ascoltava, un po&#8217; stupita, anche quelli che poco prima lo avevano trattato duramente, catturati dalla semplice e incongrua bellezza di quella canzone. [...] Dietro di me, sulla piattaforma, molti soldati, erano usciti dagli scompartimenti per ascoltarlo: sembrava che non finisse mai, dopo ogni strofa ne attaccava un&#8217;altra, e non volevamo che smettesse. Poi finì e senza nemmeno aspettare altre offerte continuò a camminare verso il vagone successivo, e intanto sotto i miei stivali la gente si disperdeva o riprendeva le sue attività o la sua attesa.» (J. Littel, <em>Le benevole</em>, tr. it. di M. Botto, Einaudi, Torino 2008, pag. 332).</p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Tara ereditaria. Dialogo tra ammuti-nati.</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Feb 2011 10:27:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[evasione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[a G. R. Padre — Sempre a perdere tempo con internet. Figlio — Lasciami in pace. Padre — Che gusto ci provi poi&#8230; Figlio — Ogni rete ha i suoi buchi. Padre — E allora? Figlio — Godo a penetrarli. Padre — Esci, piuttosto! Sai quante ragazze ci sono fuori? Figlio — Ci sono anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: right;"><em>a <a href="http://www.giusepperaciti.eu/dialogo3.htm" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">G. R.</span></a></em></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Padre</span></strong> — Sempre a perdere tempo con internet.</p>
<p><strong><span style="color: #00ff00;">Figlio</span></strong> — Lasciami in pace.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Padre</span></strong> — Che gusto ci provi poi&#8230;</p>
<p><strong><span style="color: #00ff00;">Figlio</span></strong> — Ogni rete ha i suoi buchi.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Padre</span></strong> — E allora?</p>
<p><strong><span style="color: #00ff00;">Figlio</span></strong> — Godo a penetrarli.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Padre</span></strong> — Esci, piuttosto! Sai quante ragazze ci sono fuori?</p>
<p><strong><span style="color: #00ff00;">Figlio</span></strong> — Ci sono anche qua. Anzi a volte mi chiedo come facevate ad accoppiarvi prima, senza telefonini e chat.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Padre</span></strong> — Ci accoppiavamo lo stesso, ci parlavamo in faccia, ci annusavamo. C&#8217;era più voglia di, uscire, di svincolarsi, d&#8217;autonomia. Io alla tua età mi sono dovuto sbracciare per svincolarmi dalla famiglia. Se non ti svincoli dalla famiglia non potrai mai avere un pensiero.</p>
<p><strong><span style="color: #00ff00;">Figlio</span></strong> — Svincolarmi dalla famiglia per fare che? Per farmene un&#8217;altra? Mi libererei da una gabbia solo per costruirmene una su misura. Bel guadagno. Oppure per cercarmi un lavoro? Sgobbare otto ore o più per una miseria, per due settimane di ferie in estate. Di che pensiero potrei godere?</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Padre</span></strong> — Potresti tentare la carriera universitaria.</p>
<p><strong><span style="color: #00ff00;">Figlio</span></strong> — Come no! In ogni caso sarebbe un&#8217;altra rete, anche fin troppo intricata. Famiglia, internet, lavoro, università: altro che claustrofilia! Trovatemi un pertugio che lo penetro. Dici che internet mi toglie tempo; non sai quanto me ne ha tolto lo studio universitario.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Padre</span></strong> — Vuoi dirmi che l&#8217;università non serve a niente? Che ti ci ho mandato a fare?</p>
<p><strong><span style="color: #00ff00;">Figlio</span></strong> — Ecco, è questo il punto: come si va all&#8217;università, così abbiamo internet. O sei in questo modo, o non sei affatto. Se anche tu avessi la mia età, non avresti campato come me? Peggio o meglio non importa; bisogna vedere che fai con ciò che ti è dato. All&#8217;università ho imparato che quasi sempre nei libri trovo solo ciò che è dentro di me. Le cose fuori sono qualche cosa; dentro di me non c&#8217;è niente, per questo il libro circola nel niente. Il libro è scritto per il lettore ideale, ossia per tutti e per nessuno. Il lettore ideale non c&#8217;è; è niente.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Padre</span></strong> — Bene, ti millanti letterato: pensa cosa sarebbe stato di Leopardi senza il suo desiderio d&#8217;evadere, di vedere cosa c&#8217;era fuori&#8230;</p>
<p><strong><span style="color: #00ff00;">Figlio</span></strong> — Ma come parli? Il desiderio d&#8217;evasione&#8230; Io dico che l&#8217;infinito non sta oltre la siepe: è tutto prima, è tutto dentro. Oltre la siepe è il nulla, e con questo ci sbatto ogni giorno, quando penso d&#8217;ammazzarmi. Gioco a fare il letterato: l&#8217;<em>Aléxandros</em> di Pascoli immagina interminati spazi di là dalle montagne; ma poi così lamenta: «sì grande spazio di su voi non pare, | che maggior prima non lo invidiate». Se Leopardi avesse avuto internet, avrebbe sbattuto prima con le cose di fuori, avrebbe compreso prima la miseria di Roma e Firenze, la sciatteria dei progressisti toscani. Vuoi che mi stacchi da te? Non ci credo: come ogni padre lo dici e non lo desideri. La rete è il mio modo per staccarmi da te. E poi pure tu ti sei ritagliato il tuo pezzetto di rete.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Padre</span></strong> — Però per decenni ho vissuto le cose di fuori.</p>
<p><strong><span style="color: #00ff00;">Figlio</span></strong> — Mi sembra la vecchia storia degli adulti che possono fare quanto ai ragazzi viene vietato. Certo, perché gli adulti si sono <em>formati</em>. Anch&#8217;io mi sto formando, così. La forma detta l&#8217;epoca; ogni epoca ha il suo modo.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Padre</span></strong> — Non mi piace questo modo.</p>
<p><strong><span style="color: #00ff00;">Figlio</span></strong> — Forse intendi che non ti piace questo mo<strong><em>n</em></strong>do. Il mio mondo.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Padre</span></strong> — Esattamente.</p>
<p><strong><span style="color: #00ff00;">Figlio</span></strong> — Pazienza. Quando non ci sarai più me ne ricorderò. Forse.</p>
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