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	<title>Cateno Tempio</title>
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		<title>Non degne di un poeta. Sulla poesia contemporanea</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 19:33:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Carmelo Bene]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Giudici]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è degno di un poeta, non è degno del cestino. Io non l&#8217;ho cestinato per non sporcare il cestino. Cos&#8217;è quella? Poesia? Ma siamo pazzi davvero?
Così Carmelo Bene rimbrottava Giovanni Raboni a proposito della raccolta di quest&#8217;ultimo Canzonette mortali. Tali o simili improperi mi affioravano alla labbra leggendo la quasi totalità dei più di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="color: #ff0000;">Non è degno di un poeta, non è degno del cestino. Io non l&#8217;ho cestinato per non sporcare il cestino. Cos&#8217;è quella? Poesia? Ma siamo pazzi davvero?</span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Così <a href="http://www.youtube.com/watch?v=i7KSqtIYGc4" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Carmelo Bene rimbrottava Giovanni Raboni</span></a> a proposito della raccolta di quest&#8217;ultimo <em>Canzonette mortali</em>. Tali o simili improperi mi affioravano alla labbra leggendo la quasi totalità dei più di quaranta (40!) scrittori di versi antologizzati in E. Testa (a cura di), <em>Dopo la lirica. Poeti italiani 1960-2000</em>, Einaudi, Torino 2005. La raccolta antologica privilegia programmaticamente i componimenti che hanno abbandonato i caratteri tipici del lirismo: l&#8217;io poetico che si raffronta con l&#8217;altro da sé e descrive i propri sentimenti, la propria interiorità e soggettività; il linguaggio poetico, aulico e distante dal parlato e dall&#8217;italiano medio; quindi le forme e gli stilemi della tradizione.<br />
A lungo, nei secoli addietro, si è discusso se si possa fare poesia su qualunque argomento, ossia se esistano soggetti più poetici rispetto ad altri. Com&#8217;è noto, grandi poeti quali Alfieri e Leopardi sostenevano che alcuni temi o soggetti sono più poetici rispetto ad altri; per contro, Montale ribatte con dei quotidiani limoni alle digitali purpuree o ai vischi e gelsomini notturni pascoliani. Senza addentrarci troppo nel merito della questione, possiamo distinguere la poeticità dell&#8217;argomento dalla sua resa poetica. Ovviamente lo stesso soggetto può scadere nel sentimentalismo spicciolo o trovarsi nella più eccelsa poesia. &#8216;Una bella fanciulla morta&#8217;, per dirla con Poe, può sapere di stantio e ammuffito oppure può dare luogo a capolavori diversi tra loro come innumerevoli racconti o qualche poesia di Poe ovvero a <em>La fuggitiva</em> di Proust.<br />
Ciò che schifa dell&#8217;antologia poetica di cui parliamo è costatare come certi verseggiatori mancano sia del gusto poetico nella scelta del soggetto, sia della resa poetica di ciò che intendono versificare. Giovanni Raboni, il bersaglio dell&#8217;ultimo grande poeta che abbiamo avuto e che non è antologizzato (avrebbe detto: &#8220;Per fortuna!&#8221;), è presente con 9 componimenti. Riporto quello che, a mio modesto avviso, è il migliore tra questi (si trova a pag. 211):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><em><span style="color: #99cc00;">Amen</span></em></p>
<p><em> </em><em><span style="font-style: normal;"><span style="color: #99cc00;">Quando sei morta stavamo<br />
in una casa vecchia. L&#8217;ascensore non c&#8217;era. C&#8217;era spazio<br />
da vendere per pianerottoli e scale.<br />
Dunque non t&#8217;è toccato di passare<br />
di spalla in spalla per angoli e fessure,<br />
d&#8217;essere calcolata a spanne, raddrizzata<br />
nel senso degli stipiti. Sparire<br />
era più lento e facile quanto tu sei sparita.<br />
Parecchie volte, dopo, mi è sembrata<br />
una bella fortuna.<br />
Eppure, se ci pensi, in poche cose<br />
c&#8217;è meno dignità che nella morte,<br />
meno bellezza. Scendi a pianterreno<br />
come ti pare, porta o tubo, infìlati<br />
dove capita, scatola di scarpe<br />
o cassa d&#8217;imballaggio, orizzontale<br />
o verticale, sola o in compagnia,<br />
liberaci dall&#8217;estetica e così sia.</span></span></em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal;">Persino in questo componimento si vede il vizio raboniano dell&#8217;</span>enjambement</em> facile, della cantabilità domestica, della neutralizzazione della forza sconvolgente di certi aspetti del mondo. Si vuole neutralizzare la morte, ritmicamente ancor prima che concettualmente. Fino all&#8217;ottavo verso (&#8216;era più lento e facile quando tu sei sparita&#8217;), la poesia è apprezzabile, quasi bella. Fino al penultimo invece sembra di ascoltare mozziconi di buon senso: &#8220;Eppure, se ci pensi, in poche cose | c&#8217;è meno dignità che nella morte, | meno bellezza&#8221;; versi da rivista femminile, di quelle che si trovano dal parrucchiere.<br />
A proposito di femminilità, andiamo alla moglie del signor Raboni: Patrizia Valduga, presente con 8 pezzi (o pezze), degna compagna di cotanto poeta. Qui giungiamo a una femminilità che in un malsano sogno di emancipazione raggiunge risultati grotteschi, involutamente comici (pag. 348):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #cc99ff;">&#8220;Bada a non farmi far troppa fatica,<br />
piccola morta, non lo sai? dovrai<br />
aprirmi come un fiore la tua fica!&#8221;</span></p>
<p><span style="color: #cc99ff;">&#8220;Tanto pallore io non vidi mai:<br />
ho quel che serve a farla rinsanguare!&#8221;<br />
A mio supremo disgusto, &#8220;No! Guai!&#8221;,<br />
</span><span style="color: #cc99ff;"><span style="color: #cc99ff;"><br />
la parte che non voglio nominare</span><br />
lui mi premeva in bocca con amore<br />
e tutta me la dava da mangiare.</span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Sembra di trovarsi di fronte a una parodia dantesca scritta nei bagni delle scuole medie.<br />
Per non dire del bravuccio, diligente Giovanni Giudici; sembra uno scolaretto uscito dal libro <em>Cuore</em>. Ci racconta del papà che era un gran personaggio, indebitato, beone; e lui nelle povere vesti del bambino buono che ha dovuto sopportare e compatire il paparino. Insomma, più poetico il padre di lui.<br />
Bastino questi tre a dare il tono, a far capire il tenore della raccolta; la maggior parte degli altri sono pure peggio. A rischiarare questa selva ridicola di poetastri, poche eccezioni. Di Angelo Maria Ripellino ci sono tre poesie; due tra le più brutte del siciliano, l&#8217;altra una delle più belle. Ma solo tre. Di Dario Bellezza 5; è andata un po&#8217; meglio. A mio modestissimo parere, questi due assieme ad altrettanti risollevano un po&#8217; l&#8217;immagine della poesia italiana che ci viene presentata. Gli altri due sono: il primo Andrea Zanzotto (8 poesie; questo brano a pag. 104):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ccff;">Sempre più con essi, dolcissimamente, nella brughiera<br />
io mi avvicendo a me, tra pezzi di guerra sporgenti da terra,<br />
si avvicenda un fiore a un cielo<br />
dentro le primavere delle ossa in sfacelo,<br />
si avvicenda un sì a un no, ma di poco<br />
differenziati, nel fioco<br />
negli steli esili di questa pioggia, da circo, da gioco. </span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altro è Edoardo Sanguineti (7 poesie), autore di una delle opere più importanti della poesia di fine Novecento, il <em>Novissimum Testamentum</em> (di cui riporto qualche brano tratto da pag. 185 e 187):</p>
<blockquote><p><span style="color: #ffff00;">nell’anno novecento e ottanta e due,<br />
sul principio del mese di novembre,<br />
gabbati i santi, e gabbati anche i morti;<br />
tra le ore diciassette e le diciotto,<br />
questo settimo giorno, che è domenica,<br />
io qui presente sottoscritto, in Como,<br />
dentro i locali della Media Foscolo,<br />
novanta e nove di via Borgo Vico,</span></p>
<p><span style="color: #ffff00;">pubblicamente dichiaro e certifico<br />
che per sempre rinunzio all’universo:<br />
testimoniate per me, per un’ora,<br />
e per un’ora, con me, vigilate:<br />
se oggi chiudo e sbaracco e mollo e stacco,<br />
getto la spugna e faccio il punto e a capo,<br />
sarà perchè tengo ragioni buone,<br />
che tutte non le vengo a raccontare:</span></p>
<p><span style="color: #ffff00;">[...]</span></p>
<p><span style="color: #ffff00;">qui mi è alla fine il mio inchiostro, signori,<br />
e qui si va spegnendo la mia voce:<br />
così la taglio, la mia tiritera,<br />
che, in ogni caso, già s&#8217;è fatta sera:<br />
altro, per oggi, né dico né scrivo:<br />
lascito magro avete rimediato,<br />
ma magro è l&#8217;uomo che l&#8217;ha rilasciato:<br />
congedo prendo, più morto che vivo:</span></p></blockquote>



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		<title>Massimamente maestro</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 10:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;aforismo 63 di Al di là del bene e del male Nietzsche afferma: «Chi è fondamentalmente un maestro prende sul serio ogni cosa soltanto in relazione ai suoi scolari &#8211; persino se stesso» (tra. it. di F. Masini). La sventura, tuttavia, sferza colpi tali che sono più gravi a chi più s&#8217;abbandona. I miei amici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;aforismo 63 di <em>Al di là del bene e del male</em> Nietzsche afferma: «Chi è fondamentalmente un maestro prende sul serio ogni cosa soltanto in relazione ai suoi scolari &#8211; persino se stesso» (tra. it. di F. Masini). La sventura, tuttavia, sferza colpi tali che sono più gravi a chi più s&#8217;abbandona. I <span style="color: #ffcc99;"><a href="http://www.tommydavid.com/2010/02/24/professori-e-moralisti/" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">miei amici</span></a></span> <a href="http://www.azalais.eu/?p=136" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">hanno scritto</span></a> <a href="http://www.giofilo.it/2010/02/cose-di-cui-vorrei-parlare-ma-non-lo-faccio/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">sull&#8217;argomento</span></a> <a href="http://ladynviolet.blogspot.com/2010/02/candidi-impuniti.html" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">più lesti e meglio</span></a> di me e di quanto sono capace. L&#8217;oggetto della discussione è la professionalità accademica di un certo docente che fonda <a href="http://www.facebook.com/pages/Correggere-le-tesi-con-iTunes-aperto-e-la-musica-sparata-a-tutto-volume/256870901081" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">gruppi di dubbio gusto su Facebook</span></a>. A tal proposito m&#8217;era stato suggerito di scrivere un post simile al <a href="http://www.catenotempio.eu/2010/01/30/dello-schifo" target="_blank"><span style="color: #99cc00;">precedente</span></a>, una sorta di <em>Dello schifo &#8211; parte seconda</em>; ma valga anche in questo caso quanto ho scritto a conclusione la volta scorsa.<br />
Evidentemente, sulla scorta della citazione Nietzscheana, salta subito all&#8217;occhio (e quindi al pensiero) che quel professore non è fondamentalmente un maestro; magari lo è solo in modo accidentale. Ciò che mi inquieta di più è leggere alcuni commenti ai post che ho linkato. Sono commenti turbanti, che lasciano sgomenti; alcuni rassegnati, altri, peggio ancora, incapaci di vedere il nocciolo della questione; questa cecità va di pari passo con l&#8217;assoluta mancanza di indignazione. Lo svilimento della professione di insegnante è tutt&#8217;uno con la ridicolizzazione dello studente. La mancanza di indignazione è la perdita totale della dignità; lo studente non è più degno della sua condizione.<br />
Ci fosse questa dignità, lo studente pretenderebbe in modo assoluto che il professore si prendesse sul serio, quanto meno in tutto ciò che ha a che fare con l&#8217;immagine professorale; mi permetto di aggiungere che in ambito filosofico &#8216;tutto ciò che ha a che fare con l&#8217;immagine professorale&#8217; lascia poco spazio libero dalla presenza ingombrante del pensiero, cosiccome poco adito alla distinzione tra pubblico e privato. Ma pure a voler rimanere nelle ristrettezze della pubblicità, non vi è atto che non abbia una relazione diretta col pensiero:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ccff;">Il </span><em><span style="color: #00ccff;">vero essere</span></em><span style="color: #00ccff;"> dell&#8217;uomo è piuttosto l&#8217;</span><em><span style="color: #00ccff;">atto da lui compiuto</span></em><span style="color: #00ccff;">; in esso l&#8217;individualità è </span><em><span style="color: #00ccff;">effettiva</span></em><span style="color: #00ccff;">, ed è a lei che spetta levare entrambi i lati di ciò che si </span><em><span style="color: #00ccff;">presume</span></em><span style="color: #00ccff;"> costituire l&#8217;</span><em><span style="color: #00ccff;">intenzione</span></em><span style="color: #ff9900;"><span style="color: #00ccff;">. </span><span style="color: #00ccff;">[...] L&#8217;essere umano nella sua individualità </span></span><em><span style="color: #00ccff;">è</span></em><span style="color: #00ccff;"> proprio quel che tale atto </span><em><span style="color: #00ccff;">è</span></em><span style="color: #00ccff;">; nella semplicità </span><em><span style="color: #00ccff;">di questo essere</span></em><span style="color: #00ccff;">, egli è, per altri esseri umani, un&#8217;essenza universale essente, e cessa di essere un&#8217;essenza dall&#8217;intenzionalità soltanto presunta.</span> (G. W. F. Hegel, <em>La fenomenologia dello spirito</em>, trad. it. di G. Garelli, Einaudi, Torino 2008, pag. 217)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">In questi atti vedo sostanzializzarsi l&#8217;intenzionalità che presumevo. Il talento e la disposizione sono stati messi a frutto. I miei colleghi studenti non hanno che da dignitosamente raccogliere questo frutto e decidere se mangiarlo o usarlo come concime.</p>



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		<title>Dello schifo</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 19:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avrei voluto scrivere un post su Hans Rott (non vi dico chi è; prendetevi la briga di cercare). Tuttavia lo schifo esercita su di me un&#8217;attrazione irresistibile. Il suono di questa parola, &#8217;schifo&#8217;, rende perfettamente il concetto che vuole esprimere: &#8217;schi&#8217;, come se si stesse raccogliendo la saliva in bocca; &#8216;fo&#8217;, come se si emettesse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Avrei voluto scrivere un post su Hans Rott (non vi dico chi è; prendetevi la briga di cercare). Tuttavia lo schifo esercita su di me un&#8217;attrazione irresistibile. Il suono di questa parola, &#8217;schifo&#8217;, rende perfettamente il concetto che vuole esprimere: &#8217;schi&#8217;, come se si stesse raccogliendo la saliva in bocca; &#8216;fo&#8217;, come se si emettesse un alito maleodorante.<br />
&#8216;Schifo&#8217;, a mio modo di vedere, è solo un&#8217;altra parola per dire &#8216;realtà&#8217;. Con intento polemico, e perciò totalmente antispinoziano, affermo: <em>per realitatem et rem foedam idem intelligo.</em> Per quanto ne so, il latino non ha una parola per esprimere esattamente ciò che noi intendiamo con &#8217;schifo&#8217;. L&#8217;aggettivo <em>foedus</em> indica qualcuno o qualcosa di deforme, orribile, turpe, ignobile, terribile. Lo schifo è l&#8217;insieme di tutti questi aggettivi; riguarda i sensi, ha un che di stomachevole, ma include anche uno sdegno morale. Ora, poiché in latino manca una parola precisa, potrebbe nascere il sospetto che i romani non avvertissero lo schifo; potrebbe sembrare che allora il mondo non facesse schifo.<br />
Ovviamente lo schifo è concetto qualitativo: vi sono cose che fanno schifo, cose che lo fanno un po&#8217; di meno e altre ancora che non lo fanno. Sostengo, però, che è la quantità dello schifo a renderlo insopportabile e a portare alla conclusione che la realtà è schifosa. Anticamente, dunque, non è che il mondo non facesse schifo; probabilmente faceva schifo in modo sopportabile perché: 1) c&#8217;erano meno persone; 2) lo schifo era meno visibile.<br />
Il terremoto di Haiti ha mostrato, ce ne fosse ancora bisogno, lo schifo naturale a cui talvolta certi individui sono costretti: è quello che si mostra quando viene a mancare qualsiasi tipo di inibizione dovuta al timore dell&#8217;autorità, è la guardia privata di un supermercato che spara alla tempia di un saccheggiatore ormai immobilizzato e ne uccide un altro a calci in faccia. Questo è lo schifo sopportabile.<br />
Ciò che rende insopportabile la realtà sono i medici portoricani giunti in soccorso che si fanno fotografare brindando, coi mitra in mano, mentre giocano agli allegri chirurghi con seghe e bisturi; i medici portoricani che pubblicano su Facebook le foto della gitarella ad Haiti.<br />
Rendendo visibile tutto ciò, il social network ha compiuto l&#8217;identificazione della realtà con lo schifo.<br />
<a href="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2010/01/medici_0004_Livello-3_672-458_resize.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-360" title="medici_0004_Livello-3_672-458_resize" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2010/01/medici_0004_Livello-3_672-458_resize-e1264879297168.jpg" alt="" width="346" height="261" /></a><br />
<a href="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2010/01/medici_0006_Livello-1_672-458_resize.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-361" title="medici_0006_Livello-1_672-458_resize" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2010/01/medici_0006_Livello-1_672-458_resize-e1264879348214.jpg" alt="" width="349" height="258" /></a></p>



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		<title>Un anno con Swinden</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 12:40:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo blog ha compiuto un anno. Il primo post titolava Da che nasciamo si può solo peggiorare. Tanto è vero che la mia attività di blogger è notevolmente peggiorata, non so più di che scrivere. Forse non è essenzialmente un male. Magari al calare della quantità s&#8217;accrescesse la qualità! Qui vengono a mancare e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questo blog ha compiuto un anno. Il primo post titolava <em><a href="http://www.catenotempio.eu/2008/12/26/10" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Da che nasciamo si può solo peggiorare</span></a>. </em>Tanto è vero che la mia attività di blogger è notevolmente peggiorata, non so più di che scrivere. Forse non è essenzialmente un male. Magari al calare della quantità s&#8217;accrescesse la qualità! Qui vengono a mancare e la prima, e soprattutto la seconda. L&#8217;anno è andato; sono successe tante cose, ma ne fosse successa una! Ciò che è degno di nota <a href="http://www.catenotempio.eu/ecce-vita-mea" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">lo troverete nell&#8217;apposita pagina</span></a>.<br />
In buona sostanza, vi sono stati due eventi cruciali; le uniche cose importanti hanno a che fare con il pensiero. Codesto trascorso è stato l&#8217;anno del <em><a href="http://www.catenotempio.eu/tag/tristan-und-isolde" target="_blank"><span style="color: #3366ff;">Tristan und Isolde</span></a></em> (e lacrime non ve ne posso mostrare, quindi preferisco tacere) e della traduzione di <em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/an-enquiry-into-nature-and/book/9781104611910" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">An Enquiry into the Nature and Place of Hell</span></a></em> di Tobias Swinden. Magari, se vi interessa (vi interessa? Ditemi), dedicherò il prossimo post alla traduzione, ossia a cosa può servire, cosa si impara, come ci si rompe il sederino e perché è importante. La mia faciloneria mi ha fatto impiegare tutto il 2009 per tradurre quel libro.<br />
Questo con Swinden, tuttavia, è stato un anno di intense anche se non numerosissime letture (eh, la traduzione richiede molto tempo e sottrae tante energie).  Perciò ho pensato bene di spendere qualche parola per consigliarvi i libri che più ho apprezzato negli ultimi dodici mesi per certi versi massacranti. Sono tutti libri che ho letto con vivo piacere e con squadramento di sedere per la tesi.</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/demoni-meridiani-caillois-roger-bollati/libro/9788833911380" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;">R. Callois, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/demoni-meridiani-caillois-roger-bollati/libro/9788833911380" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;">I demoni meridiani</span></a></em>: il meriggio è l&#8217;ora dei defunti, quando le anime dei morti vagano sulla terra. Allo stesso tempo, il mezzogiorno è l&#8217;ora del panico: Pan e le ninfe possono impossessarsi del pastore che si assopisce al sole (o magari si masturba guardando le capre) intorpidendolo, paralizzandolo, portandolo quasi alla morte: l&#8217;insolazione. Un libro interessante perché ci fa addentrare nella vita bucolica della grecità, dove demoni, pulsioni, panico e divinità coesistono e si impadroniscono dell&#8217;esistenza umana.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/corpo-spirituale-terra-celeste-iran/libro/9788845906619" target="_blank"><span style="color: #cc99ff;">H. Corbin, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/corpo-spirituale-terra-celeste-iran/libro/9788845906619" target="_blank"><span style="color: #cc99ff;">Corpo spirituale e Terra celeste. Dall&#8217;Iran mazdeo all&#8217;Irna sciita</span></a></em>: l&#8217;immaginazione è quella facoltà che permette di saldare materia e spirito; l&#8217;occidente ha perduto questa facoltà, l&#8217;ha definita robaccia da poeti; questo libro è un viaggio nel <em>mundus immaginalis.</em> Per l&#8217;uomo, accedere a questo mondo, è rivestirsi di quella che l&#8217;autore chiama sofianità, ossia la personificazione della sapienza, il corrispettivo di ciò che la mistica musulmana chiama fatimianità. Leggere le pagine di Corbin è camminare nella Terra Celeste.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/maestri-verita-grecia-arcaica-detienne/libro/9788842088172" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">M. Detienne, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/maestri-verita-grecia-arcaica-detienne/libro/9788842088172" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">I maestri di verità nella Grecia arcaica</span></a></em>: un&#8217;analisi dei cambiamenti culturali e sociali dovuti alla trasformazione del concetto di verità, dai re di giustizia, poeti e profeti fino alla nascita della filosofia.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/dea-bianca-grammatica-storica-mito/libro/9788845923593" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">R. Graves, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/dea-bianca-grammatica-storica-mito/libro/9788845923593" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">La Dea bianca. Grammatica storica del mito poetico</span></a></em>: quando leggi un libro del genere ti chiedi se è mai possibile che un uomo conosca tutte queste cose e le maneggi con una disinvoltura tale che solo la profondità può consentire. Il mito è radiografato, ma non in maniera scientifica, bensì, a sua volta, in maniera mitica: è un libro mitico. Le tradizione convergono, l&#8217;alfabeto è ciò che sostiene la struttura del testo; non un alfabeto particolare, ma l&#8217;alfabeto in sé. Il mito e la storia si rivelano due facce della stessa medaglia. Dove c&#8217;è scienza, però, non c&#8217;è storia.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/sogno-mondo-infero-hillman-james/libro/9788845918186" target="_blank"><span style="color: #ff9900;">J. Hillman, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/sogno-mondo-infero-hillman-james/libro/9788845918186" target="_blank"><span style="color: #ff9900;">Il sogno e il mondo infero</span></a></em>: un&#8217;interpretazione dei sogni a rovescio che rimette sui piedi ciò che era stato messo sulla testa. Il sogno non va interpretato; farlo significa guardarlo da una prospettiva diurna, ossia del regno supero, il regno dei vivi; il sogno, invece, appartiene al mondo notturno, al regno inferno. Ciò che conta non è l&#8217;interpretazione, ma l&#8217;esperienza che si fa dopo l&#8217;esperienza del sogno.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/reality-peter-kingsley-golden-sufi/book/9781890350093" target="_blank"><span style="color: #00ccff;">P. Kingsley, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/reality-peter-kingsley-golden-sufi/book/9781890350093" target="_blank"><span style="color: #00ccff;">Reality</span></a></em>: forse il libro più importante, perché ciò che dice il titolo è vero: Kingsley scrive la realtà. Non vorrei essere azzardato, ma vi sono passi così stringenti sulla realtà come li ho trovati solo in Spinoza. Aggiungete a questo il fascino delle interpretazioni di Parmenide ed Empedocle; insomma, un libro che va assolutamente letto (è in inglese, eh? <img src='http://www.catenotempio.eu/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=':wink:' class='wp-smiley' />  ).</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/discesa-ade-resurrezione-zolla-elemire/libro/9788845917363" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">E. Zolla, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/discesa-ade-resurrezione-zolla-elemire/libro/9788845917363" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">Discesa all&#8217;Ade e resurrezione</span></a></em>: Zolla ha la capacità di svelare il vero senso dell&#8217;esoterismo, senza cedere a facilonerie abbindolatorie; ho capito cos&#8217;è la magia, cosa può significare un simbolo e cosa sono la catabasi e l&#8217;anastasi leggendo queste pagine; scusate se è poco.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente quest&#8217;anno ho letto tanti altri libri, più o meno interessanti; ma se ho scelto questi è perché vale davvero la pena di leggerli. Pertanto, se mai aveste qualche dubbio su cosa leggere, spero che questo brevissimo elenco possa in qualche modo aiutarvi.<br />
Da che nasciamo si può solo peggiorare.</p>



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		<title>Ha tentato.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 16:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[attentato]]></category>
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		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Junger]]></category>
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		<description><![CDATA[Non mi piace addentrarmi nel fetidume dell&#8217;Attuale. In esso si mostra appieno tutta la pochezza e la miseria in cui siamo, sempre e dovunque, immersi. Gesti dappoco, alla portata di tutti, senza alcuna meditazione sul prima e sul poi (forse l&#8217;oblio necessario all&#8217;azione?), verranno spacciati come eventi storici decisivi. Guardare oltre il quotidiano dà l&#8217;illusione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non mi piace addentrarmi nel fetidume dell&#8217;Attuale. In esso si mostra appieno tutta la pochezza e la miseria in cui siamo, sempre e dovunque, immersi. Gesti dappoco, alla portata di tutti, senza alcuna meditazione sul prima e sul poi (forse l&#8217;oblio necessario all&#8217;azione?), verranno spacciati come eventi storici decisivi. Guardare oltre il quotidiano dà l&#8217;illusione della grandezza, del gesto che si stacca dal comune andazzo senza importanza che ha l&#8217;ordinario svolgersi del teatrino giornaliero; del gesto che diventa <em>storia</em>. Il clima teso, l&#8217;atmosfera dei giorni non è meno che niente. A volte le cose accadano, altre volte no. Un omicidio scatena una guerra mondiale. Era nell&#8217;aria, si dice. L&#8217;omicidio attuato da un nazionalista può sostenere il peso di milioni e milioni di morti?<br />
<a href="http://www.tommydavid.com/2009/12/13/attentato-e-moralita/" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">Commentando</span></a> <a href="http://www.giofilo.it/2009/12/14/lurto-diretto-della-verita/" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">altri post</span></a> sull&#8217;argomento più <em>attuale</em>,  ho detto che gli attentati <em>falliti</em> non portano mai a nulla di buono. Probabilmente è vero. La domanda che mi sorge e che credo più pregnante però è un&#8217;altra: l&#8217;attentato è sempre da condannare? Vi sono dei casi in cui l&#8217;attentato è ammissibile o addirittura necessario?<br />
L&#8217;attentato è il tentativo di ledere o uccidere qualcuno in maniera del tutto illegale (non è una precisazione ovvia) in nome di una rivendicazione politica (o religiosa; ma è uguale). La domanda che mi pongo è questa: quando è lecito un attentato? La risposta, ovviamente è: mai. Un attentato è per forza oltre la liceità. Perché l&#8217;attentato è sempre contro l&#8217;ordine (politico) costituito. E la liceità è stabilita dall&#8217;ordine politico; l&#8217;ordine politico stabilisce l&#8217;ordine delle cose. L&#8217;attentato tenta di sconvolgere questo ordine della cose; è oltre la logica di queste cose. Non è illogico; segue una logica diversa. Lo scontro è tra logiche; giammai tra l&#8217;illogico e la logica.<br />
Berlusconi segue una logica diversa da quella democratica. La democrazia, a rigor di logica, non contempla la risoluzione violenta dei conflitti. Probabilmente la logica berlusconiana, essendo oltre la democrazia, contempla l&#8217;attentato.  Vista così non farebbe una piega: siamo al paradosso per cui in questo caso l&#8217;attentato sarebbe lecito, poiché Berlusconi tenta di sottrarsi alle logiche democratiche. Nella sua logica, l&#8217;attentato non è fuori luogo.<br />
Concludo dicendo che probabilmente non sarei capace di un&#8217;azione del genere. Tuttavia, mi trovo d&#8217;accordo con quanto scrisse Jünger:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Facciamo l&#8217;ipotesi di una città o di uno Stato in cui sia presente un numero, sia pure esiguo, di uomini veramente liberi. In tal caso la violazione della Costituzione si accompagna a una notevole dose di rischio, suffragando così la teoria della responsabilità collettiva: la possibilità di violare il diritto è direttamente proporzionale alla misura di libertà che intende intaccare. Per fare un esempio, nell&#8217;antica Islanda sarebbe stato inconcepibile un attentato all&#8217;inviolabilità o meglio alla sacralità del domicilio, nelle forme in cui esso è avvenuto nella Berlino del 1933, in presenza di milioni di persone, come semplice misura amministrativa. È il caso di ricordare tuttavia almeno una gloriosa eccezione: il giovane socialdemocratico che nell&#8217;androne della sua casa uccide a colpi di arma da fuoco una dozzina di cosiddetti &#8220;poliziotti ausiliari&#8221;. Quell&#8217;uomo era ancora partecipe della libertà sostanziale, dell&#8217;antica libertà germanica che i suoi nemici andavano celebrando a parole. Non l&#8217;aveva certamente appreso dal programma del suo partito. In ogni caso, non era certo uno di quelli di cui Léon Bloy ha detto che corrono dall&#8217;avvocato mentre gli stanno violentando la madre.</span> (Ernst Jünger, <em>Trattato del ribelle</em>, Adelphi, Milano 1990, p. 103)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Correre dietro all&#8217;avvocato mentre gli stanno violentando la madre. Non c&#8217;è descrizione più efficace della classe politica italiana.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">
</blockquote>



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		<title>Come marito e moglie.</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 09:20:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[convivenza]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
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		<description><![CDATA[Da La mia piccola grande Bibbia, Elledici &#8211; Il Capitello &#8211; Velar, 2009, pagg. 55-56 (un libro per la quarta elementare):

Giuseppe, il fidanzato di Maria, era un uomo giusto, una persona che cercava di comportarsi secondo la volontà di Dio. Questa volta però gli era andata proprio male: Maria, quella ragazza così carina e simpatica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da <em>La mia piccola grande Bibbia, </em>Elledici &#8211; Il Capitello &#8211; Velar, 2009, pagg. 55-56 (un libro per la quarta elementare):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ffff;">Giuseppe, il fidanzato di Maria, era un uomo giusto, una persona che cercava di comportarsi secondo la volontà di Dio. Questa volta però gli era andata proprio male: Maria, quella ragazza così carina e simpatica con cui era fidanzato e di cui era innamorato pazzo, aspettava un bambino. E lui, Giuseppe, sapeva che non poteva esserne il papà, ne era assolutamente certo! E per di più mancavano soltanto pochi giorni al matrimonio con Maria: la data delle nozze era già stata fissata e tutti si rallegravano di veder vivere nella stessa casa come marito e moglie quella simpatica coppia di sposi.</span></p>
</blockquote>



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		<title>Convertire e dividere i file Ape su Ubuntu</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 12:21:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ape]]></category>
		<category><![CDATA[convertire]]></category>
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		<category><![CDATA[mp3]]></category>
		<category><![CDATA[mp3splt]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo sarà il mio primo e forse unico post che tratta di un qualche tipo di suggerimento o di informazione per chi utilizza Ubuntu. Non sono strettamente ferrato in materia; sono, diciamo, un utilizzatore (finale) medio e che non ha molta dimestichezza, ad esempio, con l&#8217;uso del terminale.
Tuttavia, mi sono trovato di fronte all&#8217;esigenza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questo sarà il mio primo e forse unico post che tratta di un qualche tipo di suggerimento o di informazione per chi utilizza Ubuntu. Non sono strettamente ferrato in materia; sono, diciamo, un utilizzatore (finale) medio e che non ha molta dimestichezza, ad esempio, con l&#8217;uso del terminale.<br />
Tuttavia, mi sono trovato di fronte all&#8217;esigenza di dovere convertire e dividere un file Ape. A quanti di voi è capitato di imbattersi in quest&#8217;unica traccia e di esserne oltremodo infastidito? A me è capitato; e ancora mi chiedo che motivo ci sia di unire tutte le tracce per farne una sola, dato che poi le devo ugualmente dividere. Ma toglietemi una curiosità: sono soprattutto i cinesi ad usare questo formato? E perché? Mah!<br />
Come dicevo, non sono molto ferrato nell&#8217;uso del terminale, pertanto ho cercato di risolvere graficamente la questione. Considerato che sul web non c&#8217;è moltissimo e quello che c&#8217;è fa spesso riferimento al terminale, ho pensato di scrivere come faccio io. Dunque, per convertire il file Ape in Mp3 basta il programma Sound Converter (facilmente scaricabile dalla lista del software libero); ci sarebbe anche Sound Konverter (badate bene, con la K), che però ha bisogno di pacchetti in più per riconoscere i file Ape.<br />
Convertito l&#8217;Ape in Mp3, avete ancora un&#8217;unica traccia. A questo punto, per separare le tracce, potete utilizzare <em>Mp3splt-gtk audio splitter</em>; anche questo lo potete scaricare dalla lista. O <a href="http://mp3splt.sourceforge.net/mp3splt_page/downloads.php" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">altrimenti potete scaricarlo da qui</span></a>, con libreria annessa.<br />
Se aprite <em>Mp3splt</em> avete questa schermata:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-large wp-image-340 aligncenter" title="Schermata-mp3splt-gtk 0.5.8a" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/12/Schermata-mp3splt-gtk-0.5.8a-1024x552.png" alt="Schermata-mp3splt-gtk 0.5.8a" width="420" height="226" /></p>
<p style="text-align: justify;">Per caricare la traccia audio da dividere, cliccate su <em>Browse</em>, in alto a destra. Ora non vi resta che importare il file Cue associato alla traccia che volete dividere. Andate su File e cliccate su importa.<br />
Avviate il tutto ed il gioco è fatto. Semplice, no?  <img src='http://www.catenotempio.eu/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>



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		<title>Il vestito nuovo del Tempio Dell&#8217;Ombra.</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 15:48:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[accademia dei sillografi]]></category>
		<category><![CDATA[Adamo Medo]]></category>
		<category><![CDATA[circolo di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Polimeni]]></category>
		<category><![CDATA[Il Tempio Dell'Ombra]]></category>
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		<description><![CDATA[In questi giorni stanchi e perduti, fatti di risa e di gioie fugaci, si intrecciano nuove attività, tematiche interessanti da segnalare e, come da titolo, il vestito nuovo de Il Tempio Dell&#8217;Ombra. La bellezza di questo nuovo vestito si deve a Davide Dell&#8217;Ombra e a Giovanni Polimeni (che linkerò appena più sotto).
Sono onorato dal fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In questi giorni stanchi e perduti, fatti di risa e di gioie fugaci, si intrecciano nuove attività, tematiche interessanti da segnalare e, come da titolo, il vestito nuovo de <a href="http://www.iltempiodellombra.it" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Il Tempio Dell&#8217;Ombra</span></a>. La bellezza di questo nuovo vestito si deve a <a href="http://www.davidedellombra.it"><span style="color: #ffff99;">Davide Dell&#8217;Ombra</span></a> e a Giovanni Polimeni (che linkerò appena più sotto).<br />
Sono onorato dal fatto che <a href="http://www.catenotempio.eu/2009/11/18/lantieroe-i-martirii-possibili" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">il mio post sull&#8217;antieroe</span></a> ha suscitato due risposte davvero molto interessanti: una di <a href="http://www.tommydavid.com/2009/11/19/un-martirio-impossibile/" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Davide Tomasello</span></a>, l&#8217;altra del succitato <a href="http://www.giofilo.it/2009/11/29/2090/" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">Giovanni Polimeni</span></a>.<br />
Segnalo inoltre, per chi ha avuto finora la fortuna di evitarla, la <a href="http://www.accademiadeisillografi.eu/2009/11/24/seconda-intervista-ad-adamo-medo/" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;">seconda intervista ad Adamo Medo</span></a>.<br />
Infine, per tornare a Il Tempio Dell&#8217;Ombra, con molto piacere posso finalmente invitarvi a leggere la <a href="http://www.iltempiodellombra.it/propositum-fusis/" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">Physis</span></a>, scritta a quattro mani da me e Davide.</p>



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		<title>L&#8217;antieroe. I martirii possibili.</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 11:03:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ho mai avuto la tempra dell&#8217;eroe; ossia non ne ho mai avuto il coraggio. Dell&#8217;eroe possiedo solo l&#8217;insoddisfazione verso questa realtà; ma poiché la realtà è una ed il tempo opera così poco su di essa, dire &#8216;verso questa realtà&#8217; e &#8216;verso ogni realtà&#8217; è pressoché la stessa cosa. Insomma, sono un pappamolla insoddisfatto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non ho mai avuto la tempra dell&#8217;eroe; ossia non ne ho mai avuto il coraggio. Dell&#8217;eroe possiedo solo l&#8217;insoddisfazione verso questa realtà; ma poiché la realtà è una ed il tempo opera così poco su di essa, dire &#8216;verso questa realtà&#8217; e &#8216;verso ogni realtà&#8217; è pressoché la stessa cosa. Insomma, sono un pappamolla insoddisfatto, incapace di battersi fino alla morte per qualcosa, adducendo la codarda (spacciata per cinica) motivazione: &#8220;tanto non ne vale la pena&#8221;.<br />
Qualche giorno fa mi sono posto il seguente quesito: se la deriva bonariamente autoritaria in cui sta scivolando questa Italietta di pantofolai e vestagliati dovesse definitivamente risolversi in una dittatura violenta e se, una volta avvenuto ciò, chi non si allineerà al regime sarà perseguito, perseguitato e, a meno che non si riallinei, torturato e finanche ucciso, ebbene, io, in tal caso, che farei?<br />
Giro questa domanda a tutti i lettori, invitando chi ha un blog a rispondere su quello, chi non ce l&#8217;ha o non vorrà a lasciare un commento. Ovviamente le risposte dovranno essere motivate. Consideriamo questo piccolo <em>Gedanken experiment</em> come un &#8220;censimento dei martirii possibili&#8221;. Vi espongo ora la mia risposta e le mie motivazioni.<br />
Probabilmente la scelte drastiche che si compiono quando gli eventi sono già al culmine sono diverse, non rispondono più alla logica a cui ciascuno è abituato (cioè: non rispondono al proprio pensiero abituale); probabilmente, in un caso del genere, potrei anche scoprirmi impavido eroe; tuttavia la mia risposta di adesso è questa: non vorrei essere un martire, cioè cercherei di fuggire e se non ci dovessi riuscire abiurerei. Ad una sola condizione, però: se abiuro, voglio che mi lascino libero; se abiurassi e mi tenessero lo stesso prigioniero, allora abiurerei l&#8217;abiurare.<br />
Perché, mi chiedo, dovrei farmi ammazzare? Per cosa? Per chi? Per la mia coerenza? Me ne fotto della coerenza: una volta libero fuggirei, che so, all&#8217;estero, e da lì continuerei a dire e pensare le cose che realmente dico e penso. Dovrei farlo per gli italianetti? Fanculo agli italianetti; colpa loro se siamo qua. Dovrei farmi ammazzare per quelli che mi hanno condotto a quel punto? Dovrei regalare loro un martire? A cosa è mai servito un martire? Solo a commettere altri scempi nel suo nome. Ernesto Guevara, per dirne uno, è servito più da vivo che da morto. Dovrei fare l&#8217;eroe per quella parte di Italia che è contraria a questo stato di cose? Che parli da sé, quella parte; che faccia lei l&#8217;eroe se ne è capace. Per il futuro? Per i figli? Il futuro non mi importa; figli non ne voglio e non ne avrò (si spera).<br />
Insomma, detto chiaro: non sarei disposto a morire per un&#8217;Italia migliore.<br />
Paura di morire? Certo, come ce l&#8217;hanno tutti; ma non si tratta di questo. La questione è annosa: meglio Thomas Mann che dall&#8217;America inveisce contro il nazismo, oppure Ernst Jünger che senza alzare la voce (attentato a parte) e con la divisa cerca di aiutare i poverazzi? Oppure meglio i ragazzetti de <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rosa_Bianca" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;"><em>La rosa bianca</em></span></a>? Io farei come Jünger; se mi fosse impossibile, fuggirei come Mann. La rosa è bella, certo; ma io sono un caprone brutto e scuro; a questo non vorrei aggiungere la beffa dell&#8217;inutilità.</p>



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		<title>Riconoscere il porco in mezzo alle galline. Sulle crocifesserie.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 13:06:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il detto siculo è: «Nun canusci mancu u puorcu &#8216;nmienzu &#8216;i addini», ossia: «Non sei capace neanche di riconoscere un maiale in mezzo alle galline». Chi non è capace di riconoscere un maiale in mezzo alle galline è peggio di un ignorante; perché oltre ad essere ignorante è anche stupido. Forse è egli stesso un porco, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il detto siculo è: «<em>Nun canusci mancu u puorcu &#8216;nmienzu &#8216;i addini</em>», ossia: «Non sei capace neanche di riconoscere un maiale in mezzo alle galline». Chi non è capace di riconoscere un maiale in mezzo alle galline è peggio di un ignorante; perché oltre ad essere ignorante è anche stupido. Forse è egli stesso un porco, non zoologicamente, poiché il porco non è mica stupido, ma in senso spregiativo: è un porco che in mezzo alle galline non si sa riconoscere. È un porco che si crede un pollo.<br />
Credo che non avrò mai un posto nella vita (ossia un posto di lavoro) perché l&#8217;unica cosa che so fare è rompere i coglioni; e pure questo lo faccio talmente male che rompo i coglioni soprattutto a me stesso. Per non seviziare ancora in solitudine i miei beneamati testicoli, vedrò di massacrare le palle anche a qualche sventurato lettore.<br />
Non riconoscere il maiale in mezzo alle galline: non riuscire a fare nessun tipo di distinzione, neanche semplice. Insomma, come non riuscire a distinguere l&#8217;essere cristiani dall&#8217;avere un crocifisso appeso a un muro. La battuta blasfema equiparerebbe il crocifisso al primo elemento del detto e i cristiani ai polli.<br />
Chi mi sa dire in quale parte dei vangeli sta scritto che i cristiani si riconosceranno dal crocifisso appeso da qualche parte? O dal crocifisso esposto in qualsiasi posto vogliate? Dove? Forse direte che il Cristo in croce c&#8217;è morto e non ha avuto il tempo di dire: «Vi riconoscerete dalla croce (o dal crocifisso)»?<br />
Dobbiamo riferirci al non detto? Non sarebbe meglio riferirci a ciò che, a quanto pare, è stato detto? Sta scritto: «<span style="color: #ffff00;">Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri</span>» (Gv 13, 34-35).<br />
E poi, insomma, è come se un socratico andasse in giro ad appendere ogni dove <a href="http://www.missouriplants.com/Whitealt/Cicuta_maculata_inflorescence.jpg" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">la cicuta</span></a> (che se non altro è più bella a vedersi).<br />
Il buon Soren Kierkegaard sapeva che la negazione del cristianesimo consiste proprio nel non comportarsi da cristiani; Cristo, argomenta, non ha istituito predicatori, ma seguaci; non gente che deve andare blaterando a destra e a manca; ma persone che dovrebbero mirare ad essere integerrimi cristiani. Ma ovviamente il piano ormai è sfalsato. I cristiani sono tutte quelle deliziose personcine che non hanno mai letto il vangelo, che a dirla schiettamente non gliene importa nulla del vangelo e del suo messaggio, per quanto distorto possa essere. Un&#8217;altra categoria di cui avremmo bisogno è quella dei &#8216;gesuisti&#8217;. Gesù ha impiegato tre anni a predicare o sarebbe meglio dire operare e tre (due? uno?) giorni a soffrire e morire. Ci sarà un motivo, no? Detto in maniera chiara: chi se ne fotte delle sofferenze di Gesù? Tanti hanno sofferto come lui; moltissimi anche di più. Non può essere questo il parametro per giudicare. Socrate, ad esempio, non ha sofferto così tanto, anzi quasi per nulla.<br />
Voi, cristianucoli, porci in mezzo alle galline, vi riconosco! Avete mai impiegato un giorno ad operare? Avete mai sofferto un decimo della crocifissione nella quale avete tutto questo desiderio di riconoscervi? Voi che non siete perseguitati ma persecutori, che non siete elemosinanti ma coloro che non concedono elemosina, che non vi amate, non amate né voi stessi né i vostri simili, che chiedete una carità di cui non avete bisogno e tra fede, speranza e carità avete fede in qualcosa che non sapete e che non vi interessa, speranza in nulla se non nel pane quotidiano e raffermo; ma più di tutte la carità, aveste un briciolo di carità, raggranellato in un momento in cui state a casa con la televisione spenta, cioè mai; voi, cos&#8217;avete da spartire col crocifisso?<br />
Questo per quanto riguarda la parte religiosa del massacrare le palle.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto concerne la parte politica, oibò, qui davvero è difficile riconoscere il porco in mezzo alle galline. Nel senso che tutti sembrano porci e polli e alternativamente si cambiano di ruolo.<br />
Il punto di partenza è uno solo: la carta costituzionale, quelle regolette di fondo che dovrebbero permetterci di dirimere le questioni ultime (o prime) sulle quali sorge qualche dubbio e che potrebbero ostacolare la convivenza di porci e galline. Se l&#8217;Italia fosse uno stato cristiano cattolico in maniera sancita dalla costituzione, bene, mi batterei per far cambiare la costituzione, ma non potrei obbligare nessuno a rimuovere quello che i cristiani cattolici ritengono il loro simbolo (mi spieghino cosa significa simbolo). (Ma si deve proprio spiegare tutto, eh?)<br />
Poiché, per mia fortuna, l&#8217;Italia non è uno stato cristiano cattolico, né musulmano, né <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pastafarianesimo" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">pastafariano</span></a>, né quel che cappero volete in senso religioso parlando (a dirla tutta, in senso lato, l&#8217;Italia è solo uno stato minchione, anche se non c&#8217;è scritto da nessuna parte), ma è uno stato laico e dovrebbe garantire che l&#8217;istruzione sia laica, le leggi siano laiche e porca troia si spera che tutto tenda al laicismo, allora se anche una persona, una sola su circa sessanta milioni si sente parte lesa in questo senso (a meno che questa sua rivendicazione non cozzi con qualche altra legge), ossia crede che il suo diritto costituzionale di non essere religiosamente influenzata dalla stato sia leso, ebbene, che cazzo, mi pare chiarissimo che si deve garantire l&#8217;integrità di questo suo diritto. Chiaro? Non ci sono tradizioni che tengano.<br />
E poi, amici cari cristianucoli, voi venite a parlarmi di tradizioni? Voi che avete abbattuto senza pietà alberi sacri ai culti pagani? Voi che avete distrutto intere civiltà perché quei culti erano sacrileghi? Voi che in Africa smantellate culture con la scusa di portare l&#8217;amore di Cristo? Voi ve ne fottete delle tradizioni che non vi riguardano. Qui, però, nessuno sta mettendo in discussione le vostre tradizioni; mi pare che i luoghi dove diffonderle li abbiate tutti. Vi fanno fare persino le <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Wk0XYG15T24" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">messe in diretta televisiva</span></a>.<br />
L&#8217;invito è a non essere né porci, né galline, ma qualcuno che è in grado di riconoscerli. Non è un crocifisso a rendere &#8216;gesuiste&#8217; le altre persone. Il cristianesimo, come qualsiasi altra religione, non deve essere né imposto né spacciato sottobanco (o sopra i banchi); ma capisco che questo non vi importa. Vi piace sentirvi dalla parte dei buoni e belli. Mi piacerebbe che i vostri figli non crescessero come voi; ma a voi non piacerebbe. Vi interessa la cresima solo per l&#8217;orologio nuovo; vi secca &#8216;<em>cummattiri cche &#8216;parrina</em>&#8216;<em> </em>(dar conto ai preti); però il crocifisso in classe non si tocca. Il burqa oltraggia le donne e non va bene; il crocifisso in classe dà fastidio a chi non è cristiano; ma di questo non ve ne frega.<br />
Il motivo è lo stesso per cui il Vaticano si mobilita contro il referendum sulle staminali, con comizi, volantini e militanza, ed invece s&#8217;ode a mala pena una voce non troppo esplicita e neanche forte sulle leggi (razziali) contro gli immigrati. Farisei. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=8xH5u8dgD9o" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">Avreste crocifisso nuovamente Gesù. E poi lo avreste adorato. E poi in nome delle sue sofferenze avreste perseguitato altri e obbligato a guardare il frutto della vostra crocifissione appeso a un muro</span></a>.<br />
In una parola: mi fate schifo, voi e le vostre crocifesserie. E spero di avervi rotto abbastanza i coglioni.</p>
<p>P.s. Mi sono deciso a scrivere questo post dover aver letto <a href="http://www.tommydavid.com/2009/11/14/crocifissi/" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">quello di Tommy David</span></a>, che pertanto ringrazio.</p>



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