Der Einzige

accolita di rivoltosi

Cateno, catena e Platone

La cagnolina Minù, nera, piccola e dolcissima, com’è venuta così se n’è andata. Non che sia morta, per tutti gli dèi; abbiamo semplicemente dovuto restituirla a chi ce l’aveva affidata. Tra gli strani casi di questa vicenda ve ne sono due degni di nota: il primo è che ho acquistato il biglietto per il concerto di Vinicio Capossela; l’altro è che ho finalmente potuto riparare la bicicletta. Da qui arriveremo a discorrere di Platone.
S’era inceppata la catena. Alcune maglie s’erano bloccate e dunque, mentre pedalavo e con mia grande pena e incazzatura, saltava e scattava, spezzando la fluidità delle pedalate. Cosicché, non esco in bici dall’inizio dell’estate dello scorso anno. Dovendo, giovedì mattina (ossiaduegiornifà) restituire Minù la cagnoletta approfittai di un passaggio di mia sorella e consorte, dovendomi però sobbarcare l’andare all’Auchan sulla via del ritorno. Fu lì che scorsi uno smagliacatena, ossia questo oggettino:

Smagliacatena

Il suo utilizzo consiste nel togliere il giunto (un piccolissimo cilindretto metallico) che tiene unite le maglie; ma assolve pure alla funzione contraria, ossia permette di inserire il suddetto giunto per unire le suddette maglie. Acquistai pure una catena nuova di zecca (o di cateneificio) che purtroppo per me (e per le mie tasche) si rivelò pressoché inutile. Difatti era una catena per MTB ossia per Mountain-Bike ed io posseggo una bici da strada (quella da corsa, con il manubrio ricurvo, per capirci; su per giù come nell’immagine).

Su per giù la mia bici

Scoprii, difatti, che le maglie della catena della MTB sono impercettibilmente più corte di quelle della bici da strada; cosicché su centootto maglie la differenza si nota ed è come se la catena della bici da corsa sopravanzasse della lunghezza di una maglia quella della MTB, pur essendo dello stesso numero. Niente da fare. Catena nuova da buttare, dopo due giorni di tentativi; catena vecchia da riparare, dunque, e riparata stamattina.
Mi sono un po’ ri-scoperto meccanico (ho cambiato una camera d’aria, regolato i freni e registrato il cambio) e ciò mi ha fatto riflettere su due punti: il primo è che i pitagorici del VI-V sec. a.C. erano ‘meccanici’, difatti alcuni di loro erano richiesti dai tiranni di alcune città (per esempio da Dionisio I di Siracusa) perché abili costruttori ed inventori di armi; il secondo è un pensiero a cui sono giunto tempo fa e che ho ritrovato ne La repubblica (ecco il promesso Platone). Si tratta, insomma, del fatto che i filosofi, per ciò che ne penso, non abbiano qualcosa in meno degli altri, bensì qualcosa in più (preciso che non sto facendo una classificazione valoriale; poniamola, per comodità, da un punto di vista strettamente quantitativo); quando, negli anni addietro, qualcuno mi diceva che mi occupavo troppo di ‘cose astratte’ (personalmente non ho mai visto ‘cose astratte’) e poco di tagliare legna, sistemare un motorino o una macchina, ragioneria e affini, io rispondevo: «Ma queste son cosette facili a farsi, ci vogliono due minuti per imparare e praticarle; la differenza è che io le ho fatte e quando ne ho bisogno ne son capace (lo dimostra ora, per esempio, che ho riparato la bicicletta). Tu invece quando mai hai provato a leggere, a scrivere o a filosofare?».
È quanto ne dice grosso modo Platone nel nono libro de La repubblica:
«Socrate: Ti sembra che un uomo avido, se si mette a imparare l’essenza della verità, sia più esperto del piacere che si trae dalla conoscenza di quanto il filosofo sia esperto di quello che si trae dal guadagno?
Glaucone: Tutt’altro! Perché l’uno, il filosofo, deve inevitabilmente gustare fin dall’infanzia gli altri piaceri, mentre l’uomo avido, quando si accinge a imparare cosa sono le essenze, non è affatto sicuro di gustare e sperimentare la dolcezza di questo piacere; anzi, malgrado ogni sforzo, ciò gli risulterà difficile.
[...]
Socrate: E a paragone dell’ambizioso? Forse che il filosofo conosce il piacere che si trae dall’onore molto meno di quanto costui conosca il piacere che si trae dalla riflessione?
Glaucone: Ma se ognuno dei due giunge al proprio scopo, l’onore tocca a entrambi: infatti molti onorano sia i ricchi sia i coraggiosi sia i sapienti, sicché tutti costoro conoscono il piacere che si trae dell’onore, nei limiti del possibile. Invece nessuno, se non il filosofo, può gustare il piacere che si trae dalla contemplazione dell’essere
» (Platone, La repubblica, 582 a-c, trad. di G. Lozza).
Avrei voluto scrivere anche di altro, riguardo La repubblica, ossia del mito di Er, di quella che oggi definiremmo eutanasia, dell’educare i bambini col gioco. Il post, tuttavia, è già lunghetto e la buona educazione della rete, una sorta di ‘codice non scritto’ dei blogger, vuole che i post non siano eccessivamente lunghi. Per pigrizia e compiacenza mi ci adeguo; sperando di aver colpito e spinto al commento almeno un filosofo.

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Posted 1 year, 7 months ago at 19:36.

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