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Woyckizotte

La strano titolo di questo post non è altro che un intreccio quanto mai cacofonico tra Woyzeck e Don Chisciotte. L’oggetto di questo post è, dunque, ciò che accomuna i protagonisti delle omonime opere. Entrambi sono degli allucinati, uno della vista, l’altro dell’udito. Non è un caso, giacché con l’ottocentesco Woyzeck la ricollocazione del senso teoretico dalla vista all’udito è ormai compiuta. Eppure Woyzeck potrebbe essere una sorta di Chisciotte della contemporaneità. Il segno terribile che li accomuna e li rende così atrocemente simili è la persecuzione che ha la sua scaturigine dall’inganno dei sensi e degli altri. Don Chisciotte prova a difendersi in più occasioni, anzi a volte risulta pericoloso, in quanto a seconda di cosa gli parrà di vedere non lesinerà colpi a nessuno; Woyzeck è per lo più inoffensivo, succube, indifeso. Le loro donne sono donne dappoco; Dulcinea è spesso letteralmente sputtanata; Marie è in fondo una poveraccia, ha bisogno di soldi, sogna davanti al primo tamburmaggiore che le capita a tiro; è una maddalena, patetica e grassoccia, da brava donna del popolo.
Don Chisciotte, qualunque cosa se ne dica, e nonostante le interpretazioni romanticheggianti, è un povero disgraziato che non comprende come vadano le cose in questo mondo; pure i suoi sogni non hanno alcun collegamento con la realtà né presente né passata (del resto, altrimenti, che sogni sarebbero?). Woyzeck subirà le conseguenze sulla sua pelle e colpirà l’unico essere più debole di lui, ossia Marie; non è un eroe e neanche un anti-eroe, come lo è Chisciana. Woyzeck ha chiara solo una cosa (ed è l’unica citazione che farò da entrambe le opere); ha chiara l’equazione tra denaro e moralità:

«Siamo dei poveracci. Vede, signor capitano, è questione di soldi, soldi. Chi non ha soldi come fa a mettere al mondo un suo simile con la moralità. – Siamo fatti di carne e sangue anche noi. Noi siamo però comunque infelici, in questo mondo come in quell’altro. Se andiamo in paradiso mi sa che dobbiamo aiutarli a fabbricare i tuoni.
[...] Sì, signor capitano, la virtù! Non è che ci capisca tanto. Vede, noi poveracci la virtù non ce l’abbiamo, noi seguiamo solo la natura; però se fossi un signore distinto, se avessi un cappello, un orologio, una redingotte, se sapessi parlar fino, allora sì mi piacerebbe avere la virtù. La virtù dev’essere una gran bella cosa, signor capitano. Ma io sono un povero diavolo» (G. Büchner, Woyzeck, Garzanti, Milano 2007, pagg. 27-29).

Don Chiosciotte e Woyzeck sono perseguitati da tutti, perfino da chi li dovrebbe aiutare; vi sono tante occasioni in cui l’<hidalgo muove ad una finta compassione i nobili ed i vecchi conoscenti; ma questi alla prima occasione lo deridono, si fanno beffe di lui, colgono sempre il momento per prenderlo in giro, per legarlo, per ridimensionarlo. È atroce leggere come ad ogni nuovo arrivato venga raccontata con dovizia di particolari ridicoli la follia del cavaliere. Per fortuna lo sguardo di Don Chisciotte è sempre ‘corretto’ dalla sua follia e quando questa comincerà a vacillare, la riconfermerà Sancho. L’unica volta che, invece, Woyzeck sentirà le parole vere ma cattive del dottore e del capitano sul tradimento di Marie, quell’unica volta che udirà frasi non allucinate, comincerà il vortice che lo porterà all’uccisione.
La tragedia è che non c’è via di scampo; chi vede o sente cose che non ci sono o che non dovrebbero essere viste o sentite, deve rimanere folle, vivere nell’apparenza e nell’inganno, perseguitato. A meno che non voglia a sua volta tramutarsi in persecutore. Lupo tra i lupi, pecora tra le pecore.

Questo post, a mio avviso, è pieno di spunti che non ho voluto sviluppare; quale, ad esempio, il connubio tra moralità e soldi; si potrebbe solo aggiungere che il filosofo dev’essere squattrinato. Di questo avevo accennato altrove.
Vi lascio con una scena del Woyzeck di Herzog. Kluas Kinksi è perfetto nel suo ruolo. Il film è stupendo.