Archivi tag: dovere

Sulla promessa scout

B16 è su Twitter. Al passo coi tempi… C’è da morire dalle risate. Non uno che gli scriva seriamente, tutti a sfotterlo.

Essere al passo coi tempi sembra che spesso coincida con l’essere stupidi: i tempi sono sempre caratterizzati dalla stupidità. Apprendere il proprio tempo con il pensiero, allora, significa capire quanto c’è di stupido nella propria epoca. Una cosa è voler essere al passo con i tempi; altro è cercare di ragionare, quanto più schiettamente possibile. Ed è quanto cercherò di fare ora: ragionare schiettamente sulla promessa scout. Questo implica anche il tentativo di apprendere con il pensiero il tempo in cui è stata scritta la promessa, ossia comprendere quanto di stupido vi sia in essa.

Nessuno si scandalizzi. Lord Baden-Powell (il fondatore dello scoutismo) non ha mai voluto essere un messia, non ha voluto scrivere nessun testo sacro. Se discutiamo della promessa che ha tracciato e se diciamo che dovrebbe subire qualche cambiamento, non stiamo attentando a nessuna fede. O almeno si spera che sia così.

È notizia fresca che la Scout Association e la Guide Associaton, ossia le due maggiori associazioni scout maschile e femminile del Regno Unito (la patria dello scoutismo), hanno lanciato una “consultazione” o “verifica” per vedere se è il caso di modificare la promessa. Il fatto che fa diventare la questione scottante è che vogliono togliere la paroletta “Dio”. (Potete leggere la notizia sul Guardian o su Repubblica. Noto solo per inciso che, per scrivere l’articolo, quelli di Repubblica potevano scegliere qualcuno che ne sapesse un po’ di più di scoutismo. Per esempio, l’autore dell’articolo parla di ‘giuramento’, ma in realtà nel caso degli scout si tratta di ‘promessa’. Basterebbe anche conoscere un po’ meglio l’inglese: si parla di promise e di pledge da tradurre appunto con ‘promessa’; mentre ‘giuramento’ è piuttosto swearing. Non solo: cosa più grave è che il giornalista parla dell’ASCI come se fosse un’associazione ancora esistente, ignorando del tutto che dal 1974 è confluita nell’AGESCI.)

Ma andiamo a noi. La promessa della Scout Association recita: “Prometto sul mio onore di fare del mio meglio per compiere il mio dovere verso Dio e verso il re (o la regina), per aiutare gli altri e per osservare la legge Scout“.

La promessa dell’Agesci, l’associazione più diffusa in Italia, è molto simile:

Con l’aiuto di Dio prometto sul mio onore di fare del mio meglio:
– per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese;
– per aiutare gli altri in ogni circostanza;
- per osservare la Legge Scout“.

In effetti, l’Agesci è un’associazione dichiaratamente cattolica e almeno qui giochiamo a carte scoperte. Tuttavia, lo scoutismo si è da sempre proposto di avere una promessa quanto più simile in tutte le parti del mondo, perché è dalla promessa che si riconosce, almeno formalmente, lo scout. Non c’è bisogno che io dica di essere d’accordo sul fatto che si dovrebbe togliere dalla promessa ogni riferimento a qualsiasi divinità. “Certo – direte – tu sei ateo”. D’accordo, ma credo che avrei voluto togliere ogni riferimento a un qualche tipo di dio anche se fossi stato religioso.

Se una promessa mi deve accomunare a qualcuno, presumibilmente in ogni parte del globo, non vorrei che questa comunanza si basasse sull’impegno assunto nei confronti di una divinità. Innanzi tutto perché le religioni e le divinità sono qualcosa che genera spesso dei conflitti e, più che unire, tanto spesso divide le persone. In secondo luogo (e mi pare ancora più importante), io vorrei che mi accomunasse a qualcuno in tutto il mondo il tipo di comportamento che intende assumere nei confronti delle altre persone, qua, in questa Terra, indipendentemente se crede a un Dio che appare sotto forma di colomba, a una divinità a forma di elefante con quattro braccia, o se non creda affatto in alcuna divinità. Il credere o meno in una divinità, e di conseguenza promettere qualcosa verso di essa, non è un elemento decisivo o determinante per sentirmi “fratello di ogni altra guida e scout”, come si dice.

Stando a quell’articolo di Repubblica, il commissario capo della Scout Association avrebbe detto che la religione resterebbe un elemento importante nello scoutismo. Anche questa è una cosa sbagliata, perché lo scoutismo non dovrebbe occuparsi di religione, bensì di spiritualità, cosa affatto diversa. Per quel che mi riguarda, non sono affatto spirituale, lo spirito per me non esiste se non nell’accezione filosofica del termine. Ma tanto mi basterebbe, sarebbe quella la mia spiritualità.

Per tornare alla promessa, c’è un altro aspetto che io modificherei, ma di cui nessuno sembra preoccuparsi. Baden-Powell era un ufficiale dell’esercito inglese, che ha combattuto per la potenza coloniale di sua maestà, che per questo ha avuto alti riconoscimenti e che era amico del convinto colonialista Rudyard Kipling. Sì, l’autore de Il libro della giungla, il quale riteneva che l’uomo bianco avesse la missione di civilizzare il resto del mondo. Ora, da un uomo come Baden-Powell, mi aspetto bene che il suo sentimento patriottico e la devozione verso la casa reale gli abbiano suggerito di scrivere una promessa che tirasse in ballo queste cose. Così oggi noi ci ritroviamo con le frasi all’apparenza innocenti: “compiere il mio dovere verso il re” oppure “compiere il mio dovere verso il mio Paese”.

Cosa vuol dire “compiere il mio dovere verso il re” o “verso il mio paese”? Cosa voleva dire quando i sudditi di sua maestà britannica combinavano le loro porcherie in Africa e in Asia? Cosa voleva dire quando il “mio paese” era sotto il regime fascista? O sotto il nazismo? Dopo gli stermini che la storia ci ha mostrato, io casserei completamente quella frase. C’è un dovere più alto del servire il mio Paese (ovviamente sapete che non ‘credo’ ai doveri; il dovere in questo caso è ciò che io scelgo di fare). Innanzi tutto, come essere umano devo compiere il mio dovere verso l’umanità. Questo dovere travalica quello che ho verso il mio Paese. La misura del dovere che ho verso il mio Paese è il dovere che ho verso l’umanità.

In sintesi, quando io prometto, mi scelgo il dovere non come qualcosa di esterno, ma come qualcosa che parte da me. Ecco, quindi, la promessa come la scriverei io:

“Prometto sul mio essere umano di fare del mio meglio:
– per compiere il mio dovere verso l’umanità;
– per aiutare gli altri in ogni circostanza;
– per osservare la Legge scout”.

Prometto sul mio essere umano, con tutto il carico di miseria e grandezza che ne deriva. Cerco di ricordarmi sempre che essere scout significa innanzi tutto essere uomo nel senso compiuto del termine, nel bene e nel male. Questa è la promessa che cerco di mantenere ogni giorno.

Dialogo tra il buonsenso e un lazzarone

N.B. L’autore di questo piccolo dialogo non vuole identificarsi nemmeno con sé stesso, figurarsi con uno dei due personaggi. Pertanto, lazzaroni che siate o strenui difensori del buonsenso, state pure tranquilli: alla fine ci saranno caramelle per tutti.

p

Buonsenso — Quanti anni hai?

Lazzarone — Trenta, o giù di lì.

Buonsenso — Trovati un lavoro.

Lazzarone — Perché?

Buonsenso — Perché sì. Devi campare.

Lazzarone — Chi ti ha detto che voglio campare?

Buonsenso — Tutti vogliono campare.

Lazzarone — Io no.

Buonsenso — Oh, bella! E allora perché non ti ammazzi?

Lazzarone — Chi ti ha detto che mi voglio ammazzare?

Buonsenso — E allora che vuoi fare?

Lazzarone — Tentare una buona via di mezzo.

Buonsenso — È impossibile. In ogni caso devi trovarti un lavoro. Devi farti una posizione, sistemarti, crearti una reputazione.

Lazzarone — Piano, piano… Corri troppo. Andiamo con ordine. Tu dici: “Devi”. Io non “devo” niente. Il dovere non esiste.

Buonsenso — Cosa debbo sentire alla mia veneranda età! Il dovere non esiste? Tu sei oberato di doveri!

Lazzarone — Levati dalle palle, vecchio.

Buonsenso — Nossignore. Tu hai anche – appunto – il dovere di avere a che fare con me.

Lazzarone — Vorrei sapere chi ti ha messo in testa queste assurdità. Il dovere non esiste. Esistono la necessità, la convenienza, l’imposizione. Tu dici: “Hai il dovere di rispettare le leggi”. Io dico che mi conviene rispettare le leggi, perché altrimenti mi arrestano o quantomeno mi fanno sborsar quattrini, quei pochi che ho. Altro esempio: “È un dovere pagare le tasse”. Come no! È un’imposizione bella e buona. Si chiamano pure ‘imposte’… Che poi possa essere conveniente o meno è altro par di maniche che dipende da molte cose; e a taluni possono stare corte o lunghe, strette o larghe.

Buonsenso — E che mi dici del dovere di amare e rispettare il prossimo?

Lazzarone — Oh, non mi sembri neanche tu… Ma è vero, dimentico che tu parli ma poi non fai quanto dici. In ogni caso, io amo e rispetto il prossimo perché temo delle ritorsioni oppure perché voglio che io sia amato e rispettato. Anche quando, nel più fortunato dei casi (forse il mio), i sentimenti e la ragione mi spingono ad amare e rispettare, io lo faccio per non tradirmi o perché non ne posso fare a meno. Siamo ancora fermi al punto di prima: convenienza, necessità. Il dovere non esiste; è un modo di camuffare e nobilitare altre cose.

Buonsenso — Ecco, mi offri il destro. Devi lavorare, perché il lavoro nobilita l’uomo, gli fa comprendere il proprio ruolo nel mondo e lo mette in condizione di offrire il proprio contributo allo sviluppo della società. L’uomo così diventa produttivo e utile.

Lazzarone — Beccamorto, perché ce l’hai con me? Prima mi dici che devo lavorare per campare, ora perché devo nobilitarmi. In un mondo dove tutti stanno al proprio posto, io non voglio avere posto; dove tutti sono produttivi, io non voglio produrre nulla. Dove tutti sono utili — io sono inutile. Vorrei capire come il lavoro nobilita l’uomo. Lavorare per dieci ore al giorno, in una catena di montaggio di una fabbrica, dove possono cacciarti via a pedate se viene un ghiribizzo all’imprenditore di turno; o in un ufficio muffito, tra scartoffie, timbri e gente inviperita — la nobiltà dell’uomo! Balle! Viene da scaracchiarti in un occhio, a te e a chi dice queste cose! E tutto questo per cosa, per due settimane di vacanze al mare? Per un fine settimana in montagna d’inverno? Per un’automobile che anziché 140 fa 200 chilometri orari? Mi rubano la vita per una caramella. Una caramella al gusto di merda. Sono nobilitato dal farmi fottere i giorni per due bagni al mare! Va’ a farti fottere tu, piuttosto, vecchio!

Buonsenso — Sei troppo radicale ed estremista. A molte gente piace il proprio lavoro.

Lazzarone — Contenti loro… La faccenda non mi tange punto.

Buonsenso — Poniamola su questo piano, visto che non vuoi sentire altro: ti serve per mangiare.

Lazzarone — Ah, ti è finito l’afflato aristocratico? Mangiare è una necessità. Quasi sempre per mangiare servono i soldi. Per avere soldi, bisogna lavorare. Ecco, torniamo sempre là: lavorare è una dura condanna; è una necessità di cui volentieri farei a meno. E chi vuole lavorare anche se non ne ha bisogno, per quel che mi riguarda, è un fesso.

Buonsenso — E cosa mi dici allora dei tuoi obblighi nei confronti della società? Del contribuire a portarla avanti, dell’occhio sociale che guarda il nullafacente come un parassita?

Lazzarone — Strafattacci tuoi e della società! Me ne infischio dell’occhio sociale. Non ho scelto io di venire al mondo e non ho chiesto nulla alla cosiddetta società. Anzi, è lei che vorrebbe le mie energie, i miei pensieri, il mio corpo. Vedo gente che campa con l’obiettivo di trovarsi un lavoro. Campate felici, compari, e non lasciatevi rubare i giorni.

Buonsenso — Ma… ma se tutti la pensassero come te andrebbe ogni cosa allo sfacelo!

Lazzarone — Amen.

Buonsenso — Non ti rendi conto di quel che dici!

Lazzarone — Oh, io mi rendo conto benissimo, invece. In realtà, se tutti la pensassero come me non andrebbe allo sfacelo ogni cosa. Andrebbero alla sfacelo il buonsenso e la sua consorte società. Tu, vecchio mio, come tutti i vecchi, più passa il tempo e più t’aggrappi alla vita. Temi la tua morte, non altro. Ma non sei stanco di tutto questo? Che andiate allo sfacelo, tu, barbagianni, e tutta la società civile. Meglio un giorno da animali che cento da impiegati; meglio una notte sotto un ponte che cento nella catena di montaggio.

Buonsenso — Bene. Bravo. Applauso. Pare che tu abbia vinto. Ora che hai sfogato la tua vis retorica ti dico una cosa. La partita non è finita. Avrai da usarmi, sì, tu – Lazzarone – farai ampio uso di questo vecchio buonsenso. Avrai da vivere in mezzo agli uomini. Avrai fame pure tu. Avrai da inghiottire molte caramelle al gusto di merda. Avrai da lavorare.