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	<title>Cateno Tempio &#187; filosofia</title>
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		<title>Massimamente maestro</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 10:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;aforismo 63 di Al di là del bene e del male Nietzsche afferma: «Chi è fondamentalmente un maestro prende sul serio ogni cosa soltanto in relazione ai suoi scolari &#8211; persino se stesso» (tra. it. di F. Masini). La sventura, tuttavia, sferza colpi tali che sono più gravi a chi più s&#8217;abbandona. I miei amici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;aforismo 63 di <em>Al di là del bene e del male</em> Nietzsche afferma: «Chi è fondamentalmente un maestro prende sul serio ogni cosa soltanto in relazione ai suoi scolari &#8211; persino se stesso» (tra. it. di F. Masini). La sventura, tuttavia, sferza colpi tali che sono più gravi a chi più s&#8217;abbandona. I <span style="color: #ffcc99;"><a href="http://www.tommydavid.com/2010/02/24/professori-e-moralisti/" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">miei amici</span></a></span> <a href="http://www.azalais.eu/?p=136" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">hanno scritto</span></a> <a href="http://www.giofilo.it/2010/02/cose-di-cui-vorrei-parlare-ma-non-lo-faccio/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">sull&#8217;argomento</span></a> <a href="http://ladynviolet.blogspot.com/2010/02/candidi-impuniti.html" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">più lesti e meglio</span></a> di me e di quanto sono capace. L&#8217;oggetto della discussione è la professionalità accademica di un certo docente che fonda <a href="http://www.facebook.com/pages/Correggere-le-tesi-con-iTunes-aperto-e-la-musica-sparata-a-tutto-volume/256870901081" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">gruppi di dubbio gusto su Facebook</span></a>. A tal proposito m&#8217;era stato suggerito di scrivere un post simile al <a href="http://www.catenotempio.eu/2010/01/30/dello-schifo" target="_blank"><span style="color: #99cc00;">precedente</span></a>, una sorta di <em>Dello schifo &#8211; parte seconda</em>; ma valga anche in questo caso quanto ho scritto a conclusione la volta scorsa.<br />
Evidentemente, sulla scorta della citazione Nietzscheana, salta subito all&#8217;occhio (e quindi al pensiero) che quel professore non è fondamentalmente un maestro; magari lo è solo in modo accidentale. Ciò che mi inquieta di più è leggere alcuni commenti ai post che ho linkato. Sono commenti turbanti, che lasciano sgomenti; alcuni rassegnati, altri, peggio ancora, incapaci di vedere il nocciolo della questione; questa cecità va di pari passo con l&#8217;assoluta mancanza di indignazione. Lo svilimento della professione di insegnante è tutt&#8217;uno con la ridicolizzazione dello studente. La mancanza di indignazione è la perdita totale della dignità; lo studente non è più degno della sua condizione.<br />
Ci fosse questa dignità, lo studente pretenderebbe in modo assoluto che il professore si prendesse sul serio, quanto meno in tutto ciò che ha a che fare con l&#8217;immagine professorale; mi permetto di aggiungere che in ambito filosofico &#8216;tutto ciò che ha a che fare con l&#8217;immagine professorale&#8217; lascia poco spazio libero dalla presenza ingombrante del pensiero, cosiccome poco adito alla distinzione tra pubblico e privato. Ma pure a voler rimanere nelle ristrettezze della pubblicità, non vi è atto che non abbia una relazione diretta col pensiero:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ccff;">Il </span><em><span style="color: #00ccff;">vero essere</span></em><span style="color: #00ccff;"> dell&#8217;uomo è piuttosto l&#8217;</span><em><span style="color: #00ccff;">atto da lui compiuto</span></em><span style="color: #00ccff;">; in esso l&#8217;individualità è </span><em><span style="color: #00ccff;">effettiva</span></em><span style="color: #00ccff;">, ed è a lei che spetta levare entrambi i lati di ciò che si </span><em><span style="color: #00ccff;">presume</span></em><span style="color: #00ccff;"> costituire l&#8217;</span><em><span style="color: #00ccff;">intenzione</span></em><span style="color: #ff9900;"><span style="color: #00ccff;">. </span><span style="color: #00ccff;">[...] L&#8217;essere umano nella sua individualità </span></span><em><span style="color: #00ccff;">è</span></em><span style="color: #00ccff;"> proprio quel che tale atto </span><em><span style="color: #00ccff;">è</span></em><span style="color: #00ccff;">; nella semplicità </span><em><span style="color: #00ccff;">di questo essere</span></em><span style="color: #00ccff;">, egli è, per altri esseri umani, un&#8217;essenza universale essente, e cessa di essere un&#8217;essenza dall&#8217;intenzionalità soltanto presunta.</span> (G. W. F. Hegel, <em>La fenomenologia dello spirito</em>, trad. it. di G. Garelli, Einaudi, Torino 2008, pag. 217)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">In questi atti vedo sostanzializzarsi l&#8217;intenzionalità che presumevo. Il talento e la disposizione sono stati messi a frutto. I miei colleghi studenti non hanno che da dignitosamente raccogliere questo frutto e decidere se mangiarlo o usarlo come concime.</p>

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		<title>Un anno con Swinden</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 12:40:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo blog ha compiuto un anno. Il primo post titolava Da che nasciamo si può solo peggiorare. Tanto è vero che la mia attività di blogger è notevolmente peggiorata, non so più di che scrivere. Forse non è essenzialmente un male. Magari al calare della quantità s&#8217;accrescesse la qualità! Qui vengono a mancare e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questo blog ha compiuto un anno. Il primo post titolava <em><a href="http://www.catenotempio.eu/2008/12/26/10" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Da che nasciamo si può solo peggiorare</span></a>. </em>Tanto è vero che la mia attività di blogger è notevolmente peggiorata, non so più di che scrivere. Forse non è essenzialmente un male. Magari al calare della quantità s&#8217;accrescesse la qualità! Qui vengono a mancare e la prima, e soprattutto la seconda. L&#8217;anno è andato; sono successe tante cose, ma ne fosse successa una! Ciò che è degno di nota <a href="http://www.catenotempio.eu/ecce-vita-mea" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">lo troverete nell&#8217;apposita pagina</span></a>.<br />
In buona sostanza, vi sono stati due eventi cruciali; le uniche cose importanti hanno a che fare con il pensiero. Codesto trascorso è stato l&#8217;anno del <em><a href="http://www.catenotempio.eu/tag/tristan-und-isolde" target="_blank"><span style="color: #3366ff;">Tristan und Isolde</span></a></em> (e lacrime non ve ne posso mostrare, quindi preferisco tacere) e della traduzione di <em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/an-enquiry-into-nature-and/book/9781104611910" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">An Enquiry into the Nature and Place of Hell</span></a></em> di Tobias Swinden. Magari, se vi interessa (vi interessa? Ditemi), dedicherò il prossimo post alla traduzione, ossia a cosa può servire, cosa si impara, come ci si rompe il sederino e perché è importante. La mia faciloneria mi ha fatto impiegare tutto il 2009 per tradurre quel libro.<br />
Questo con Swinden, tuttavia, è stato un anno di intense anche se non numerosissime letture (eh, la traduzione richiede molto tempo e sottrae tante energie).  Perciò ho pensato bene di spendere qualche parola per consigliarvi i libri che più ho apprezzato negli ultimi dodici mesi per certi versi massacranti. Sono tutti libri che ho letto con vivo piacere e con squadramento di sedere per la tesi.</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/demoni-meridiani-caillois-roger-bollati/libro/9788833911380" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;">R. Callois, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/demoni-meridiani-caillois-roger-bollati/libro/9788833911380" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;">I demoni meridiani</span></a></em>: il meriggio è l&#8217;ora dei defunti, quando le anime dei morti vagano sulla terra. Allo stesso tempo, il mezzogiorno è l&#8217;ora del panico: Pan e le ninfe possono impossessarsi del pastore che si assopisce al sole (o magari si masturba guardando le capre) intorpidendolo, paralizzandolo, portandolo quasi alla morte: l&#8217;insolazione. Un libro interessante perché ci fa addentrare nella vita bucolica della grecità, dove demoni, pulsioni, panico e divinità coesistono e si impadroniscono dell&#8217;esistenza umana.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/corpo-spirituale-terra-celeste-iran/libro/9788845906619" target="_blank"><span style="color: #cc99ff;">H. Corbin, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/corpo-spirituale-terra-celeste-iran/libro/9788845906619" target="_blank"><span style="color: #cc99ff;">Corpo spirituale e Terra celeste. Dall&#8217;Iran mazdeo all&#8217;Irna sciita</span></a></em>: l&#8217;immaginazione è quella facoltà che permette di saldare materia e spirito; l&#8217;occidente ha perduto questa facoltà, l&#8217;ha definita robaccia da poeti; questo libro è un viaggio nel <em>mundus immaginalis.</em> Per l&#8217;uomo, accedere a questo mondo, è rivestirsi di quella che l&#8217;autore chiama sofianità, ossia la personificazione della sapienza, il corrispettivo di ciò che la mistica musulmana chiama fatimianità. Leggere le pagine di Corbin è camminare nella Terra Celeste.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/maestri-verita-grecia-arcaica-detienne/libro/9788842088172" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">M. Detienne, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/maestri-verita-grecia-arcaica-detienne/libro/9788842088172" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">I maestri di verità nella Grecia arcaica</span></a></em>: un&#8217;analisi dei cambiamenti culturali e sociali dovuti alla trasformazione del concetto di verità, dai re di giustizia, poeti e profeti fino alla nascita della filosofia.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/dea-bianca-grammatica-storica-mito/libro/9788845923593" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">R. Graves, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/dea-bianca-grammatica-storica-mito/libro/9788845923593" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">La Dea bianca. Grammatica storica del mito poetico</span></a></em>: quando leggi un libro del genere ti chiedi se è mai possibile che un uomo conosca tutte queste cose e le maneggi con una disinvoltura tale che solo la profondità può consentire. Il mito è radiografato, ma non in maniera scientifica, bensì, a sua volta, in maniera mitica: è un libro mitico. Le tradizione convergono, l&#8217;alfabeto è ciò che sostiene la struttura del testo; non un alfabeto particolare, ma l&#8217;alfabeto in sé. Il mito e la storia si rivelano due facce della stessa medaglia. Dove c&#8217;è scienza, però, non c&#8217;è storia.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/sogno-mondo-infero-hillman-james/libro/9788845918186" target="_blank"><span style="color: #ff9900;">J. Hillman, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/sogno-mondo-infero-hillman-james/libro/9788845918186" target="_blank"><span style="color: #ff9900;">Il sogno e il mondo infero</span></a></em>: un&#8217;interpretazione dei sogni a rovescio che rimette sui piedi ciò che era stato messo sulla testa. Il sogno non va interpretato; farlo significa guardarlo da una prospettiva diurna, ossia del regno supero, il regno dei vivi; il sogno, invece, appartiene al mondo notturno, al regno inferno. Ciò che conta non è l&#8217;interpretazione, ma l&#8217;esperienza che si fa dopo l&#8217;esperienza del sogno.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/reality-peter-kingsley-golden-sufi/book/9781890350093" target="_blank"><span style="color: #00ccff;">P. Kingsley, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/reality-peter-kingsley-golden-sufi/book/9781890350093" target="_blank"><span style="color: #00ccff;">Reality</span></a></em>: forse il libro più importante, perché ciò che dice il titolo è vero: Kingsley scrive la realtà. Non vorrei essere azzardato, ma vi sono passi così stringenti sulla realtà come li ho trovati solo in Spinoza. Aggiungete a questo il fascino delle interpretazioni di Parmenide ed Empedocle; insomma, un libro che va assolutamente letto (è in inglese, eh? <img src='http://www.catenotempio.eu/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=':wink:' class='wp-smiley' />  ).</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/discesa-ade-resurrezione-zolla-elemire/libro/9788845917363" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">E. Zolla, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/discesa-ade-resurrezione-zolla-elemire/libro/9788845917363" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">Discesa all&#8217;Ade e resurrezione</span></a></em>: Zolla ha la capacità di svelare il vero senso dell&#8217;esoterismo, senza cedere a facilonerie abbindolatorie; ho capito cos&#8217;è la magia, cosa può significare un simbolo e cosa sono la catabasi e l&#8217;anastasi leggendo queste pagine; scusate se è poco.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente quest&#8217;anno ho letto tanti altri libri, più o meno interessanti; ma se ho scelto questi è perché vale davvero la pena di leggerli. Pertanto, se mai aveste qualche dubbio su cosa leggere, spero che questo brevissimo elenco possa in qualche modo aiutarvi.<br />
Da che nasciamo si può solo peggiorare.</p>

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		<title>Le Vie dei Canti</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 13:35:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Chatwin]]></category>
		<category><![CDATA[circolo di Catania]]></category>
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		<description><![CDATA[Se c&#8217;è una cosa che la malattia (la depressione ipocondriaca) insegna è che tutte le promesse di slanci alla vita svaniscono quando si &#8216;guarisce&#8217;; con la salute si riacquista l&#8217;apatia: perdendo la pato-logia si smarrisce il sentire. Il principe Myškin, l&#8217;idiota di Dostoevskij, si prometteva di vivere intensamente ogni istante, dopo aver ricevuto la grazia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se c&#8217;è una cosa che la malattia (la depressione ipocondriaca) insegna è che tutte le promesse di slanci alla vita svaniscono quando si &#8216;guarisce&#8217;; con la salute si riacquista l&#8217;apatia: perdendo la pato-logia si smarrisce il <em>sentire</em>. Il principe Myškin, l&#8217;idiota di Dostoevskij, si prometteva di vivere intensamente ogni istante, dopo aver ricevuto la grazia dalla condanna a morte, ma il proposito risultava vano, perché la vita ritornava a fluire con la stessa soffice e per lo più insignificante intensità di prima; citando Dostoevkij e dopo aver vissuto la medesima esperienza, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alexandros_Panagulis" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Alekos Panagulis</span></a> era della stessa opinione.<br />
Non è diverso per la mia &#8216;guarigione&#8217;, per il mio ritorno alla vita salubre; se in ogni salute ci fosse salvezza, quest&#8217;ultima sarebbe una cosa ben misera. Eppure, come il sano non apprezza la salute finché non gli manca, così il malato non apprezza la malattia finché non lo abbandona.<br />
Ritorno dunque a vivere. Ritornano i ritmi serrati di lettura: <em>L&#8217;uomo greco </em>di Pohlenz, tre fiabe lunghe di Hoffmann, <em>I demoni meridiani</em> di Caillois (stupendo, un libro magnifico), <em>La dottrina dell&#8217;immortalità della teologia orfica </em>di Bachofen ed ora sono alla prese col densissimo e indescrivibile <em>La Dea bianca</em> di Graves. (Chi volesse tenersi aggiornato sulle mie letture può seguirle su <a href="http://www.anobii.com/catempio/books" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">aNobii</span></a>). Tra letture e traduzione del libro di Swinden non è che mi resta molto tempo per fare altro; solo un paio d&#8217;ore per le ripetizioni che do il pomeriggio.<br />
La sera, tuttavia, anziché perdere tempo appresso alla televisione, mi sono dedicato alla lettura di un libro che consiglio soprattutto al <a href="http://www.sitosophia.org" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">circolo di Catania</span></a>. Si tratta di un romanzo, anche se definirlo così è un po&#8217; riduttivo; è piuttosto un diario, una narrazione documentaristica, che accoglie al suo interno appunti filosofici e spunti antropologici.<br />
Si tratta di <em>Le Vie dei Canti</em> di Bruce Chatwin (Adelphi, Milano 2007). L&#8217;autore (che è pure il protagonista) si reca in Australia e lì riesce a penetrare i segreti degli aborigeni riguardo a ciò che dà il titolo all&#8217;opera: le vie dei canti sono percorsi in terra australiana in cui gli aborigeni riescono ad orientarsi facilmente anche se non li hanno mai visti; ci riescono cantando. Hanno schemi base (o grammatiche musicali di base) che gli permettono di orientarsi tramite il canto. Questo canto è così legato al movimento che un aborigeno in macchina per ripercorrere una via deve cantarla a velocità insostenibile, perché l&#8217;auto procede molto più velocemente del canto (che è sincronizzato ai circa sei chilometri orari del passo umano); in macchina le rocce ed i punti di riferimento del canto scorrono troppo veloci.<br />
In questo contesto, Chatwin analizza il movimento, nella fattispecie quello dovuto all&#8217;impulso irrefrenabile che taluni, come egli stesso, provano e che li porta a viaggiare senza sosta. Possiamo sintetizzare la questione così, con parole che non compaiono nell&#8217;opera di Chatwin: il movimento è la pace, o quantomeno ne è la sua condizione. Siamo abituati a considerare come strettamente connessi pace e quiete, stasi, immobilità. La tesi di Chatwin è assolutamente opposta.<br />
Senza addentrarci troppo sul fatto che Chatwin considera l&#8217;uomo una specie che per natura è dedita al movimento e che quando sta ferma soffre (tra gli esempi, quello del neonato che piange fino a che non è cullato ad una certa velocità), citiamo soltanto alcuni brani più prettamente antropologici:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Come regola biologica generale, le specie migratorie sono meno &#8220;aggressive&#8221; di quelle sedentarie. C&#8217;è una ragione ovvia perché sia così: la migrazione, come il pellegrinaggio, è di per se stessa il duro cammino: un itinerario &#8220;livellatore&#8221; in cui i più forti sopravvivono e gli altri cadono lungo la strada. Il viaggio perciò vanifica il bisogno di gerarchia e di sfoggi di potere. Nel regno animale i &#8220;dittatori&#8221; sono quelli che vivono in un ambiente di abbondanza. I &#8220;briganti&#8221; sono, come sempre, gli anarchici.</span> (pag. 360)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Le spinte &#8220;aggressive&#8221;, pertanto, sembrano essere inversamente proporzionali al movimento. La sedentarietà dà luogo alla gerarchia; il massimo della stasi sarebbe dunque la dittatura. Che il conservatorismo sia diretta conseguenza della stasi e che quindi faccia il paio con la gerarchia e la dittatura pare confermato da un altro brano:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">In <em>Aranda Traditions</em> Strehlow contrappone due popolazioni dell&#8217;Australia centrale: una sedentaria e una mobile. Gli Aranda, che vivevano in una ragione di pozzi sicuri e di selvaggine abbondante, erano arciconservatori: avevano cerimonie immutabili, iniziazioni cruente e punivano il sacrilegio con la morte. [...] Gli Aranda erano tanto limitati quanto la popolazione del deserto occidentale era di larghe vedute. Questi nomadi prendevano liberamente in prestito canti e danze, e pur non amando meno lo loro terra erano sempre in movimento. «Di questa popolazione la cosa che colpiva di più» scrive Strehlow «era la risata pronta. Erano persone contente e allegre, che si comportavano come se non avessero mai avuto una preoccupazione al mondo.»</span> (pag. 361)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Da un lato, dunque, la sedentarietà e l&#8217;aggressività. Dall&#8217;altro che cosa?<br />
Precedentemente Chatwin aveva proposto una sua ipotesi antropologica e ne aveva parlato anche a Konrad Lorenz. Di solito, argomenta, si presuppone che l&#8217;uomo sia aggressivo, belluino, assassino; immaginiamo invece che l&#8217;uomo sia stato a lungo in una condizione esattamente opposta:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Supponiamo invece che i primi uomini fossero sottomessi, vessati, accerchiati, raccolti in poche e frammentarie comunità, perennemente intenti a scrutare l&#8217;orizzonte nella speranza di veder giungere un aiuto, abbrancati alla vita e agli altri uomini durante gli orrori della notte. In questo caso tutti gli attributi che diciamo &#8220;umani&#8221;, il linguaggio, la composizione dei canti, la condivisione del cibo, i doni, le parentele, cioè tutte le spontanee manifestazioni di solidarietà che tengono in equilibrio la società e aboliscono l&#8217;uso della forza tra i suoi membri e che assolvono senza intoppi alla loro funzione solo se vige l&#8217;equivalenza &#8211; tutte queste cose non potrebbero esser state sviluppate tra mille avversità come stratagemmi per sopravvivere e scongiurare la minaccia dell&#8217;estinzione? E sarebbero per questo meno istintive o più specificamente orientate? Una teoria della difesa non spiegherebbe forse perché, a lungo andare, combattere una guerra di offesa diventa impossibile? E perché i prepotenti non vincono mai? </span>(pagg. 294-295)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo, dunque, sarebbe un animale mobile e difensivo. Con questo, il movimento non sarebbe mai, in nessun caso, volto al progresso, allo sviluppo, all&#8217;evoluzione. Il movimento difensivo è semmai una fuga, un tornare indietro. La meta delle vie dei canti sta all&#8217;inizio del cammino; ogni movimento è rivolto alla sua origine, anzi all&#8217;Origine. Chatwin individua la meta nell&#8217;incedere originario del Primo Uomo, questo Adamo specifico, il primo <em>Homo sapiens</em> che disse &#8220;Io sono&#8221; e che ad ogni passo dava il nome ad un fiore, poi ad un altro e un altro ancora. Si forma così il primo canto; la seconda strofa comincia con il verbo. Da qui si giunge perfino all&#8217;origine del linguaggio ed alla possibilità dell&#8217;orientamento tramite il canto:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Tutti gli animali &#8211; insetti, uccelli, mammiferi, delfini, pesci e balene megattere &#8211; hanno un sistema di navigazione detto &#8220;triangolazione&#8221;. I misteri della struttura innata della frase postulata da Chomsky diventano semplicissimi se si pensano come triangolazione umana: soggetto, oggetto, verbo.</span> (pag. 373)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il libro si conclude col ritorno al luogo in cui si è generati. L&#8217;ultima visione sono tre vecchi aborigeni, che per la malattia avevano perso barba e capelli. Salute e malattia, insieme.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Sì. Stavano bene. Sapevano dove stavano andando, e sorridevano alla morte sotto l&#8217;ombra di un eucalipto.</span> (pag. 390)</p>
</blockquote>

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		<title>Commerciocentrismo</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 09:47:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[centro commerciale]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre continuano i miei sogni (stanotte ho sognato che io, Davide e Giovanni incontravamo Horkheimer e gli facevamo un sacco di domande), ho avuto occasione, in questi giorni, di storcere snobisticamente il naso per occasioni che hanno tutte un comune oggetto: il centro commerciale. Ora, figurarsi, il mio non è per nulla un moralismo con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mentre continuano i miei sogni (stanotte ho sognato che io, <a href="http://www.davidedellombra.it" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">Davide</span></a> e <a href="http://www.giofilo.it" target="_blank"><span style="color: #00ccff;">Giovanni</span></a> incontravamo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Max_Horkheimer" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Horkheimer</span></a> e gli facevamo un sacco di domande), ho avuto occasione, in questi giorni, di storcere snobisticamente il naso per occasioni che hanno tutte un comune oggetto: il centro commerciale.<br />
Ora, figurarsi, il mio non è per nulla un moralismo con vili tendenze economiste; nel senso che non rimpiango la cara, vecchia e squallida botteguccia, nella quale miseramente campavano due personcine grigie e tristi, con la polvere per terra e la muffa sui muri, che ti conoscevano e chiamavano per nome, che quando ti mancavano cinquecento lire (ben più reali di 50 centesimi; mi stupisco di come ancora la lira sia il nostro termine di paragone; non riusciamo a ragionare in euro. Forse tale privilegio sarà dato ai chi ha meno di 15 anni) ti dicevano che senza alcun problema gliele avresti potute portare l&#8217;indomani. Ecco, di tutto questo non mi importa nulla, come me ne fotto se queste botteghine da beghine chiudono perché spazzate via dalla monumentalità fascista del porcelloso centro commerciale. Altri camperanno, se non qui (nel mio paese o nella bottega in generale), altrove; anzi forse ne camperanno di più, tra cassiere, commesse, uomini e donne di pulizia e di polizia.<br />
Ciò che mi inquieta e mi fa storcere il naso è ben altro. Innanzi tutto è la ben nota ferocia con la quale l&#8217;uomo commerciocentrico si avventa sulla sua preda. Mi hanno raccontato dell&#8217;apertura dell&#8217;Ipercoop; immaginavo la ressa, gli spintoni, la cattiveria di chi nell&#8217;oscenità dell&#8217;ingordigia calpesta qualcun altro per risparmiare dieci euro per l&#8217;acquisto di un telefonino. Vi prego di vedere per intiero questo video che vi propongo. Avere la possibilità di vedere un tale processo <em>in acto</em> è una situazione che i migliori antropologi del passato ci invidierebbero parecchio:</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.catenotempio.eu/2009/05/14/commerciocentrismo"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">E tuttavia non è ancor questo ciò che snobbo altieramente in misura maggiore. V&#8217;è del peggio, come sempre ed in ogni circostanza. Ed il fatto che al peggio non c&#8217;è mai fine, significa che il peggio è il tempo. Perdonatemi questa incursione metafisica, ma il tempo a cui siamo giunti è ad una svolta peggiorativa; la <em>Kehre</em> è il tornante, per noi sempre in discesa, che ad ogni svolta ci porta sempre più in basso. Ciò che dunque alle mie nobili nasche, od auliche froge, causò tanta tensione ed inarcamento snobistico è questo: ricordo che nei miei anni liceali quando ci portavano in qualsivoglia città per assistere ad uno spettacolo teatrale, per visitare l&#8217;orto botanico, per andare ad annoiarci e fare gli stupidi in qualche museo, il tempo che poi ci restava a disposizione era impiegato a passeggiare per le vie del centro; si assaporava un gelato, si prendeva un po&#8217; di sole, si guardava il culo a qualche compagna di classe o passante (sapete, ci credevamo tanto adolescenti e forti, quasi come centauri dannunziani dalla grossa coglia).  Insomma, si passava una mattinata o un pomeriggio immersi nell&#8217;aria a metà tra aperta e chiusa delle vie di un centro cittadino.<br />
Due mie conoscenti, invece, mi hanno raccontato che dopo essere stati con la scuola (due diversi licei) a vedere un&#8217;opera teatrale, il pranzo ed il pomeriggio li hanno trascorsi all&#8217;Etnapolis. È semplicemente aberrante. Questi signori che si dicono istruttori o financo educatori, non sanno far di meglio che condurre i già commercializzati adolescenti proprio nel centro del loro essere, ossia il centro commerciale. Beh, del resto, poveracci, non praticano altro che il motto delfico ed attuano quella strana e fatale corrispondenza tra centro interiore e centro esteriore: il commerciocentrismo è ad un passo dalla piena realizzazione. La scuola sta autorizzando questi ragazzi a pensare che l&#8217;unico luogo in cui si possa trovare bellezza, dove ci si possa incontrare, stare assieme, mangiare, passare il tempo è la chiusura (o l&#8217;apertura, ahimè) del centro commerciale. Hanno trovato un nuovo ente spirituale che si è materializzato: l&#8217;acquisto ha invaso il centro e se ne è appropriato. Non mi stupirebbe vedere questi ragazzi che al posto di magliette rosse con raffigurato il &#8216;Che&#8217;, indossino strane t-shirt con impresso l&#8217;Etnapolis.<br />
In <a href="http://www.tommydavid.com/2009/05/04/una-fenomenologia-dello-spirito-a-brandelli/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">quei due giorni fantastici trascorsi in quel di Ragusa</span></a>, ebbi a dire ciò che qui mi picco di riportare, e vogliatene scusarmi. Quando seppi che il centro commerciale di Tremestieri (Me) ha deciso di realizzare una cappella all&#8217;interno (potete leggere la notizia in queste <a href="http://www.giusepperaciti.eu/cronache_terrestri.htm" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">cronache terrestri</span></a>, in data 30/12/2008) pensai subito che non sarebbe stato (e non sarà) lontano il giorno in cui qualcuno deciderà di andare a vivere dentro un centro commerciale. Sarà una vera rivoluzione copernicana del concepimento della città. Non sarà più il commercio ad inscriversi nell&#8217;ottica cittadina, ma avverrà l&#8217;esatto contrario: l&#8217;abitare sarà solo una funzione dell&#8217;acquistare. Il centro commerciale non ruoterà più attorno alla città, piuttosto la ingloberà. Se è vero che molti vi vanno per &#8216;passare il tempo&#8217;; se è vero che tali centri commerciali sono stati a ragione definiti <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nonluoghi" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">non-luoghi</span></a>; se, dunque, il tempo si mostrerà definitivamente nella sua vera veste, cioè quella di danaro e troverà anche il sacrario materializzatosi in centro commerciale; allora sarà la fine dello spazio e, basti vedere il filmato e amaramente confessare un leopardiano &#8216;non so se il riso o la pietà prevale&#8217;, la fine di ogni possibile pensiero, così frastornato da urla e resse, così distante dalla calma assolata della pace.</p>

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		<title>Tre Vie</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 20:52:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Il Tempio Dell'Ombra]]></category>
		<category><![CDATA[Kingsley]]></category>
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		<description><![CDATA[In un breve passo di Reality di Peter Kingsley, passo che ho tradotto per Il Tempio Dell&#8217;Ombra (scusate la malsana pubblicità, tuttavia m&#8217;ammanto di narcisismo poeticheggiante), s&#8217;accenna alla identificazione dell&#8217;oltretomba, del regno degli inferi, con la biforcazione stradale; giungere all&#8217;oltretomba, in definitiva, è giungere davanti ad un bivio. Senonché, tale luogo è indicato con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In un breve passo di <em>Reality</em> di <a href="http://www.peterkingsley.com/" target="_blank"><span style="color: #ffff99;">Peter Kingsley</span></a>, passo che ho <a href="http://www.iltempiodellombra.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=51:lrealityr-di-peter-kingsley&amp;catid=5:tempio&amp;Itemid=6" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">tradotto</span></a> per <a href="http://www.iltempiodellombra.it" target="_blank"><em><span style="color: #ffff00;">Il Tempio Dell&#8217;Ombra</span></em></a> (scusate la malsana pubblicità, tuttavia m&#8217;ammanto di narcisismo poeticheggiante), s&#8217;accenna alla identificazione dell&#8217;oltretomba, del regno degli inferi, con la biforcazione stradale; giungere all&#8217;oltretomba, in definitiva, è giungere davanti ad un bivio. Senonché, tale luogo è indicato con la parola greca <em>trihodos</em>, che Kingsley traduce con <em>three-ways</em> e che io ho reso con &#8216;tre vie&#8217;.<br />
Con stupore e rimanendone completamente affascinato ho subito pensato che qui nel mio paesello, questa sordida, dolce e amara Regalbuto, v&#8217;è un luogo che si chiama appunto Contrada Tre Vie; esso comincia appunto con un bivio (adesso divenuto quadrivio; ma sempre di crocicchio si tratta, di <em>Kreuzweg</em>, luogo ove si riteneva si incontrassero le streghe). Posseggo un terreno da quelle parti, ora vi abitano i miei zii, vi stanno trasferendo l&#8217;asl, ci sono le nuove abitazioni popolari e, segno ultimo e distintivo, la Contrada Tre Vie adesso sta pian piano cominciando ad essere sostituita con la dicitura &#8220;Via Lago Pozzillo&#8221;.<br />
Qualche tempo fa, tuttavia, fino a quand&#8217;ero piccolo, era un luogo proprio fuori dal paese; ricordo che mia nonna mi raccontava la leggenda per cui nel bivio di Tre Vie (<em>Tribbii</em>, nella sua lingua) se per caso ti trovavi a passare a mezzanotte comparivano quattro cavalieri, i quali ti richiedevano il permesso del re e se tu non lo avevi ti uccidevano, ossia ti conducevano nell&#8217;oltretomba. Che meraviglia! Il luogo chiamato Tre Vie, che per l&#8217;appunto è un bivio, a mezzanotte, ora infera per eccellenza, presidiato da cavalieri che ti conducono nell&#8217;oltretomba se non hai il riconoscimento del re di questo mondo. Chissà quante intersecazioni, sovrapposizioni e quant&#8217;altro si sono mischiate: il bivio, l&#8217;Etna che da quei luoghi si vede meglio che altrove a Regalbuto, il nome che chissà a quanto risale.<br />
Adesso a mezzanotte in quel bivio l&#8217;unico presidio che si può trovare è qualche posto di blocco dei carabinieri, che ti richiedono patente e libretto. Forse in definitiva non è cambiato nulla; <a href="http://sogniebisogni.ilcannocchiale.it/?TAG=L%27Arno%20a%20Rovezzano" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">altro comfort allora, altro sconforto, direbbe Montale</span></a>. Ma ogni epoca ha la sua poesia, i suoi miti, i suoi lasciapassare; l&#8217;altro mondo, adesso, l&#8217;oltretomba, è solo una multa, o se va proprio male, il viaggio d&#8217;iniziazione dell&#8217;alcol o delle droghe si può tradurre in una notte in caserma, degno regno infero, di cui gloriarsi e narrare al ritorno.<br />
L&#8217;Etna è ancora lì, per fortuna non l&#8217;hanno spostata e fino a poche settimane fa faceva da <em>pendent</em> al candore dei mandorli in fiore; i cavalieri adesso sono sbirri. Ed il re, ahinoi, epoca grama, corrisponde al nome di Silvio Berlusconi.</p>

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		<title>Una beffa</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 10:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofia]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono ritornate le rondini, e finalmente imparo il tedesco. E quest&#8217;aria di marzo che fa riecheggiare versi di Capossela («Marzo s&#8217;è preso anche l&#8217;aria dei viali») mi spinge a spenti languori romanticheggianti. Anche Zarathustra portava la sua cenere al monte; così ripenso ai frammenti sulla rivista Athenäum, pubblicati da Novalis e Schlegel e non firmati; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a title="Ecco l'antitesi" href="http://antonio-cosedipococonto.blogspot.com/2009/03/tragedia-commedia-e-farsa.html" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Sono ritornate le rondini, e finalmente imparo il tedesco</span></a>. E quest&#8217;aria di marzo che fa riecheggiare versi di Capossela (<a href="http://wikitesti.com/index.php/Nel_blu" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">«Marzo s&#8217;è preso anche l&#8217;aria dei viali»</span></a>) mi spinge a spenti languori romanticheggianti. Anche Zarathustra portava la sua cenere al monte; così ripenso ai frammenti sulla rivista Athenäum, pubblicati da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Novalis" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">Novalis</span></a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wilhelm_August_von_Schlegel" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Schlegel</span></a> e non firmati; cosiccome li guidava il tentativo di fondere gli spiriti a favore dello Spirito, allo stesso modo si può spiritualizzare la diversità e la necessaria separatezza dei corpi tramite, che so, l&#8217;invenzione di uno Spirito burlesco.<br />
La beffa costituisce il limite della pensabilità; la quale, a sua volta, costituisce il limite della scrivibilità. Pensare codesto limite è beffarsi del pensiero. Tuttavia, se Pascal sosteneva che beffarsi della filosofia è fare veramente filosofia, ci si figuri di rinfacciargli: beffarsi della religione è essere veramente religiosi. Lì, invero, il religioso avrebbe scosso il capo, giacché la religione non si può beffare; essa è sacra e nel sacro è la serietà. Non è un caso che il filosofo più beffardo abbia anche rigettato ogni sacralità, ed ovviamente mi riferisco a Max Stirner.<br />
La beffa, il sotterfugio, lo sfottimento, la presa per il culo è l&#8217;atteggiamento del servo scaltro; è un&#8217;intelligenza (sebbene ancora nelle misere vesti di astuzia) che combatte una forza. Tutti quei servi che intrecciano e slacciano melodrammi non sono che birichini messaggeri della morte; essi sono maschere, ci si immagini solo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arlecchino" target="_blank"><span style="color: #008000;">Arlecchino</span></a>, o meglio ancora <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pulcinella" target="_blank"><span style="color: #666699;">Pulcinella</span></a>; di quest&#8217;ultimo si narra che in un vorticoso ballo cambiasse continuamente dama, fino a quando, di sfuggita, in una di esse scorge le sembianze della morte. I servitori scaltri pigliano per il culo, nel senso letterale dell&#8217;espressione (e scusate la trivialità), giacché ostentano fallicamente che la vita non è che una carnevalata, dove il fallo è il loro cavallo di battaglia in senso duplice: è la vita che va presa per il culo, tramite la fallicità o la fallacia del pensiero.<br />
Gli scherzi osceni di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aristofane" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Aristofane</span></a>, in questo senso e con brividi giustificati dei filosofi, sarebbero ben più tragici delle tragedie stesse; attestano che neanche la vita, ossia la tragedia per eccellenza, può essere presa sul serio. Quando Aristofane negli <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gli_Acarnesi" target="_blank"><em><span style="color: #ffcc00;">Acarnesi</span></em></a> attribuisce l&#8217;esclusione di Megara dal commercio portuale ateniese (433) con le seguenti parole:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">[La guerra tra gli elleni] ebbe inizio da qui, da tre puttane. Pericle olimpo, preso dall&#8217;ira, lanciò fulmini e saette, mise in subbuglio tutta quanta la Grecia. [...] Costretti a patire la fame, i megaresi si rivolsero infine a Sparta, affinché attraverso il loro intervento fosse abrogato il decreto delle tre puttane.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">ebbene, non sta facendo altro che beffarsi della guerra del Peloponneso, riducendola a litigio per puttane o puttanate. Oppure, in simile maniera e nella stessa opera, quando il contadino giunge sulla collina per l&#8217;assemblea si lamenta con le seguenti parole, essendo ancora da solo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Non sono arrivati neppure i presidenti dell&#8217;assemblea; saranno qui in ritardo. Quando finalmente si faranno vivi, cominceranno a spintonarsi e a litigare per avere un posto in prima fila, ammucchiati tutti assieme, meglio non parlarne. Non vogliono saperne di far pace. Oh, mia Atene! Sono sempre il primo a tornare all&#8217;assemblea e a prendervi posto e, siccome sono solo, borbotto, sbadiglio, mi stiracchio, scoreggio, non so che fare, scrivo, mi ravvivo i capelli, faccio i miei conti, spingo lo sguardo verso i miei campi, bramo la pace, odio la città, ho nostalgia del mio villaggio, dove nessuno viene a dirmi &#8220;compra il mio carbone, compra il mio aceto, il mio olio&#8221;. La parola &#8220;comprare&#8221; è ignota là dove tutto è gratuito.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il poeta non fa altro che beffarsi della &#8216;sacra&#8217; assemblea ateniese, e lo fa a suon di scoregge.<br />
Il topos beffardo percorre, così, tutto il pensiero sotterraneo, altrimenti detto <em>ctonio</em>; Ade è il dio della beffa, in fondo, giacché nel suo regno gli opposti si confondo, anzi sono una cosa sola (luce e buio, vita e morte). V&#8217;è beffa maggiore per la nostra &#8216;vita&#8217;?<br />
Dall&#8217;<a href="http://matematica.unibocconi.it/interventi/immagini/Diogene.jpg" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">uomo platonico di Diogene</span></a>, è da allora che siamo tutti quanti polli spennati, preda di <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Operette_morali/Proposta_di_premi_fatta_dall%27Accademia_dei_Sillografi" target="_blank"><span style="color: #99cc00;">accademie dei sillografi</span></a> o <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Operette_morali/Dialogo_di_Federico_Ruysch_e_delle_sue_mummie" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">coro di morti nell&#8217;anno matematico</span></a>, per non parlare del fisiologico bisogno di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Teofilo_Folengo" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">Folengo</span></a>. La beffa è sottile e varia: a volte crea quello che non c&#8217;è; altre volte fa vedere in controluce quello che c&#8217;è ma che di solito non si vede.<br />
<a title="Infine la triade" href="http://www.davidedellombra.it/appunti/32-appunti-generale/78-a-proposito-di-jakob-spielhans.html" target="_blank"><span style="color: #ff9900;">Sperò, però, in elementi lampanti; ho ancora nascosto segni</span></a>.</p>

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		<title>Cateno, catena e Platone</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2009 18:36:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ciclismo]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Platone]]></category>
		<category><![CDATA[Prosopon]]></category>

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		<description><![CDATA[La cagnolina Minù, nera, piccola e dolcissima, com&#8217;è venuta così se n&#8217;è andata. Non che sia morta, per tutti gli dèi; abbiamo semplicemente dovuto restituirla a chi ce l&#8217;aveva affidata. Tra gli strani casi di questa vicenda ve ne sono due degni di nota: il primo è che ho acquistato il biglietto per il concerto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La cagnolina Minù, nera, piccola e dolcissima, com&#8217;è venuta così se n&#8217;è andata. Non che sia morta, per tutti gli dèi; abbiamo semplicemente dovuto restituirla a chi ce l&#8217;aveva affidata. Tra gli strani casi di questa vicenda ve ne sono due degni di nota: il primo è che ho acquistato il biglietto per <a href="http://www.metropolitan.catania.it/Default.asp?section=programmazione&amp;page=programmazione&amp;action=consulterspectacle&amp;IDProgramme=208" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">il concerto di Vinicio Capossela</span></a>; l&#8217;altro è che ho finalmente potuto riparare la bicicletta. Da qui arriveremo a discorrere di Platone.<br />
S&#8217;era inceppata la catena. Alcune maglie s&#8217;erano bloccate e dunque, mentre pedalavo e con mia grande pena e incazzatura, saltava e scattava, spezzando la fluidità delle pedalate. Cosicché, non esco in bici dall&#8217;inizio dell&#8217;estate dello scorso anno. Dovendo, giovedì mattina (ossiaduegiornifà) restituire Minù la cagnoletta approfittai di un passaggio di mia sorella e consorte, dovendomi però sobbarcare l&#8217;andare all&#8217;Auchan sulla via del ritorno. Fu lì che scorsi uno smagliacatena, ossia questo oggettino:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-129 aligncenter" title="Smagliacatena" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/01/smagliacatena-300x219.gif" alt="Smagliacatena" width="300" height="219" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il suo utilizzo consiste nel togliere il giunto (un piccolissimo cilindretto metallico) che tiene unite le maglie; ma assolve pure alla funzione contraria, ossia permette di inserire il suddetto giunto per unire le suddette maglie. Acquistai pure una catena nuova di zecca (o di cateneificio) che purtroppo per me (e per le mie tasche) si rivelò pressoché inutile. Difatti era una catena per MTB ossia per Mountain-Bike ed io posseggo una bici da strada (quella da corsa, con il manubrio ricurvo, per capirci; su per giù come nell&#8217;immagine).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-130 aligncenter" title="Su per giù la mia bici" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/01/bicicorsa-300x190.jpg" alt="Su per giù la mia bici" width="300" height="190" /></p>
<p style="text-align: justify;">Scoprii, difatti, che le maglie della catena della MTB sono impercettibilmente più corte di quelle della bici da strada; cosicché su centootto maglie la differenza si nota ed è come se la catena della bici da corsa sopravanzasse della lunghezza di una maglia quella della MTB, pur essendo dello stesso numero. Niente da fare. Catena nuova da buttare, dopo due giorni di tentativi; catena vecchia da riparare, dunque, e riparata stamattina.<br />
Mi sono un po&#8217; ri-scoperto meccanico (ho cambiato una camera d&#8217;aria, regolato i freni e registrato il cambio) e ciò mi ha fatto riflettere su due punti: il primo è che i pitagorici del VI-V sec. a.C. erano &#8216;meccanici&#8217;, difatti alcuni di loro erano richiesti dai tiranni di alcune città (per esempio da Dionisio I di Siracusa) perché abili costruttori ed inventori di armi; il secondo è un pensiero a cui sono giunto tempo fa e che ho ritrovato ne <em>La repubblica</em> (ecco il promesso Platone). Si tratta, insomma, del fatto che i filosofi, per ciò che ne penso, non abbiano qualcosa in meno degli altri, bensì qualcosa in più (preciso che non sto facendo una classificazione valoriale; poniamola, per comodità, da un punto di vista strettamente quantitativo); quando, negli anni addietro, qualcuno mi diceva che mi occupavo troppo di &#8216;cose astratte&#8217; (personalmente non ho mai visto &#8216;cose astratte&#8217;) e poco di tagliare legna, sistemare un motorino o una macchina, ragioneria e affini, io rispondevo: «Ma queste son cosette facili a farsi, ci vogliono due minuti per imparare e praticarle; la differenza è che io le ho fatte e quando ne ho bisogno ne son capace (lo dimostra ora, per esempio, che ho riparato la bicicletta). Tu invece quando mai hai provato a leggere, a scrivere o a filosofare?».<br />
È quanto ne dice grosso modo Platone nel nono libro de La repubblica:<br />
«<span style="color: #00ff00;"><em>Socrate</em>: Ti sembra che un uomo avido, se si mette a imparare l&#8217;essenza della verità, sia più esperto del piacere che si trae dalla conoscenza di quanto il filosofo sia esperto di quello che si trae dal guadagno?<br />
<em>Glaucone</em>: Tutt&#8217;altro! Perché l&#8217;uno, il filosofo, deve inevitabilmente gustare fin dall&#8217;infanzia gli altri piaceri, mentre l&#8217;uomo avido, quando si accinge a imparare cosa sono le essenze, non è affatto sicuro di gustare e sperimentare la dolcezza di questo piacere; anzi, malgrado ogni sforzo, ciò gli risulterà difficile.<br />
[...]<br />
<em>Socrate</em>: E a paragone dell&#8217;ambizioso? Forse che il filosofo conosce il piacere che si trae dall&#8217;onore molto meno di quanto costui conosca il piacere che si trae dalla riflessione?<br />
<em>Glaucone</em>: Ma se ognuno dei due giunge al proprio scopo, l&#8217;onore tocca a entrambi: infatti molti onorano sia i ricchi sia i coraggiosi sia i sapienti, sicché tutti costoro conoscono il piacere che si trae dell&#8217;onore, nei limiti del possibile. Invece nessuno, se non il filosofo, può gustare il piacere che si trae dalla contemplazione dell&#8217;essere</span>» (Platone, <em>La repubblica</em>, 582 a-c, trad. di G. Lozza).<br />
Avrei voluto scrivere anche di altro, riguardo La repubblica, ossia del mito di Er, di quella che oggi definiremmo eutanasia, dell&#8217;educare i bambini col gioco. Il post, tuttavia, è già lunghetto e la buona educazione della rete, una sorta di &#8216;codice non scritto&#8217; dei blogger, vuole che i post non siano eccessivamente lunghi. Per pigrizia e compiacenza mi ci adeguo; sperando di aver colpito e spinto al commento almeno <a href="http://www.tommydavid.com" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">un filosofo</span></a>.</p>

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