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	<title>Cateno Tempio &#187; filosofia</title>
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		<title>Settanta letture degne di noia</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 15:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando si legge, non si vorrebbe fare altro. Nella vita, intendo: si vorrebbe solo leggere. Ascoltare gli innamorati è noioso, non si riesce a percepire quasi mai il fuoco che li arde. Chi vive di libri è animato da una simile fiamma. Per chi ascolta, il risultato sarà pressoché il medesimo. Da qualsiasi punto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Quando si legge, non si vorrebbe fare altro. <em></em>Nella vita, intendo: si vorrebbe <em>solo </em>leggere.</p>
<p>Ascoltare gli innamorati è noioso, non si riesce a percepire quasi mai il fuoco che li arde. Chi vive di libri è animato da una simile fiamma. Per chi ascolta, il risultato sarà pressoché il medesimo. Da qualsiasi punto di vista è la gente che annoia. Tanto spesso, più che l&#8217;inferno gli altri sono la noia.</p>
<p>I libri sono come gli altri. È gente che ti parla del fuoco che li anima. Leggere è di una noia mortale. Si potrebbe stare al sole, a godere della campagna e delle donne (o degli uomini, <em>si licet</em>); ci si ficca in stanze buie su sedie gibbose ad annoiarsi su pagine e pagine di caratteri minuscoli.</p>
<p>Eppure tutto, anche la noia, si può amare se conquistato a fatica. Così come si amano gli altri. L&#8217;amore per il prossimo è una noia conquistata a fatica.</p>
<p>In questo interessante 2011, <span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.anobii.com/catempio/books" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">ho letto settanta libri</span></a></span>. Come l&#8217;innamorato, vorrei parlarvi quasi di ognuno, per farvi convenire sui pregi, per dirvi che sì, magari ha questo difetto, e anche quell&#8217;altro, ma che io sono lo stesso innamorato, perché come lei non c&#8217;è nessuno.</p>
<p>Vi cedo un po&#8217; di noia. I miei consigli per l&#8217;anno <em>vecchio</em> sono questi:</p>
<ul>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788860303615/sloterdijk-peter-zzz99-perticari/devi-cambiare-la-tua.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">P. Sloterdijk, <em>Devi cambiare la tua vita</em></span></a></span></strong>: librone, per respiro e mole. Ne ho parlato diffusamente <span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.sitosophia.org/recensioni/devi-cambiare-la-tua-vita-peter-sloterdijk/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">qui</span></a></span>. Fondamentalmente è un libro sulla rivoluzione: perché la rivoluzione è senza contenuto, come questo libro, privo di indirizzi, nuovi valori o consigli. È pura forma: la rivoluzione è il <em>come</em>, che si declina in ascesi e virtuosismo. Il rivoluzionario è un acrobata.</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788806187316/littell-jonathan/benevole.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">J. Littel, <em>Le benevole</em></span></a></span></strong>: vi supplico, per il vostro bene, non leggetelo. È un capolavoro di mille pagine. Atrocità, sodomia, scatologia, discettazioni erudite. Se si vuole comprendere il nazismo, bisogna leggere questo libro. Se volete rimanere sani di mente, dedicatevi ad altro.</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788845910951/melville-herman/moby-dick-o-la.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">H. Melville, <em>Moby Dick</em></span></a></span></strong>: sui cosiddetti &#8216;classici&#8217; non bisognerebbe mai parlare. Difatti evito di consigliarli (si può &#8216;consigliare&#8217; un &#8216;classico&#8217;?). Tuttavia, l&#8217;ossessione della balena bianca spinge a non pensare ad altro, a non voler parlare d&#8217;altro. È il libro dei libri (ma come nella Biblioteca di Borges esistono tanti libri dei libri, che si differenziano per una lettera o per una virgola), è il mito che prende corpo e si fa balena, ossessione, religione, Leviatano.</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788870784596/deleuze-gilles/differenza-e-ripetizione.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">G. Deleuze, <em>Differenza e ripetizione</em></span></a></span></strong>: sostenere l&#8217;inutilità della filosofia, significa essere malamente aristotelici, oltre che polli spennati. E significa non avere letto questo libro. Siamo di fronte a qualcosa di paragonabile a una <em>Fenomenologia dello spirito </em>in cui il nostro tempo è appreso con il pensiero. Il rovesciamento del platonismo è sotto gli occhi di tutti (o almeno di chi ci vede). Deleuze lo ha colto, spiegato e anche indirizzato. L&#8217;epoca deleuziana prende nome da chi l&#8217;ha saputa decifrare. (Senza contare la strepitosa interpretazione dell&#8217;eterno ritorno.)</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788807818660/deleuze-gilles/logica-del-senso.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">G. Deleuze, <em>Logica del senso</em></span></a></span></strong>: come il gioco filosofico può farsi serio e mostrare che anche i concetti logici più astratti si incarnano nelle nostre esistenze. Il paese delle meraviglie, non è una novità, è la logica (paradossale) che guida le nostre esistenze. Si accede al paese delle meraviglie quando si riconosce il paradosso in cui siamo costantemente immersi.</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788804560234/rimbaud-arthur-zzz99-grange/opere-testo-francese-a.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">A. Rimbaud, <em>Opere</em></span></a></span></strong>: vale il discorso sui &#8216;classici&#8217;. Un musicista che ascolta Mozart non può non provare la sensazione di essere sconfitto, di non poter mai raggiungere quelle vette. Uno scrittore che legge Rimbaud vorrebbe bruciarsi con tutte le proprie carte. Avevi ragione, caro Rimbe, e lo dico con una lacrima a stento trattenuta; avevi ragione a dire tra atroci sofferenze: «<em>J&#8217;irai sous la terre, et toi tu marcheras dans le soleil</em>». Sei stato il mare svanito assieme al sole; sei stato per poco, troppo poco tempo, l&#8217;eternità.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>P.s. Segnalo <span style="color: #ff00ff;"><a href="http://www.davidetomasello.it/2011/12/31/2011-un-libro-a-settimana/" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">il post di Davide Tomasello</span></a></span>, scritto contemporaneamente al mio, all&#8217;insaputa l&#8217;uno dell&#8217;altro.</em></p>
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		<title>Cinquantotto passi nell&#8217;oltretomba</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jan 2011 16:53:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tempo merita d&#8217;essere scandito dai libri. All&#8217;evanescenza degli attimi, opponiamo la consistenza della parola scritta. Ogni libro sta come un piolo nella scala del tempo; un segnavia che interrompe lo scorrere per le strade del divenire. La strada è un attrezzo, uno strumento. Si sosta ai crocicchi, i trivi ove s&#8217;incontrano gli spettri, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Il tempo merita  d&#8217;essere scandito dai libri. All&#8217;evanescenza degli attimi, opponiamo la  consistenza della parola scritta. Ogni libro sta come un piolo nella  scala del tempo; un segnavia che interrompe lo scorrere per le strade  del divenire. La strada è un attrezzo, uno strumento. Si sosta ai  crocicchi, i trivi ove s&#8217;incontrano gli spettri, le biforcazioni che  sono epifanie dell&#8217;oltretomba nella noia quotidiana. Su ogni <em>kreuzweg</em> sta scritto che la vita è un mezzo per la conoscenza. Questa, però, non  si può ottenere, afferrare. Quando giunge a compimento, si comprende  che non c&#8217;è nulla da sapere e subito la si ricopre d&#8217;un manto opaco. Se  la si afferra e afferma, si muore.</p>
<p><a href="http://www.anobii.com/catempio/books" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Nel 2010 ho letto 58 libri</span></a> (compreso qualche bel fumetto). La lettura di un libro è un passo nell&#8217;oltretomba. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=wnNOMdO5lkw" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Muoia Sansone con tutti i Filistei</span></a>: voglio affossarvi con me, suggerendovi la lettura di alcuni tra i libri che più ho apprezzato nell&#8217;ultimo anno.</p>
<ul>
<li><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/operaio-junger-ernst-guanda/libro/9788882462284" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">E. Jünger, <em>L&#8217;operaio</em></span></a>.  A quel che mi diceva Raciti, la traduzione di questo libro è pessima.  Tuttavia l&#8217;effetto che produce è lo stesso sconvolgente. A ridosso della  fatale ascesa di Hitler al potere, Jünger ci mostra la spaventosa forza  che si sostituisce al borghese: l&#8217;operaio, la cui forma è il lavoro  nell&#8217;epoca della mobilitazione totale. L&#8217;individuo così è sostituito dal  tipo. La forma del lavoro è onnicomprensiva, totale, appunto. Vengono i  brividi a leggere pagine che sembrano ancora tanto profetiche e temibili.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/barone-rampante-calvino-italo-mondadori/libro/9788804370857" target="_blank"><span style="color: #339966;">I. Calvino, <em>Il barone Rampante</em></span></a>.  Il più bel libro di Calvino, commovente, divertente, affascinante,  strambo, melanconico, profondo. Come sempre la saggezza è prerogativa  della folle coerenza, fino in fondo, fino alla morte.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/viaggio-termine-notte-celine-louis/libro/9788879720175" target="_blank"><span style="color: #666699;">L.F. Céline, <em>Viaggio al termine della notte</em></span></a>.  Io che appartengo alla risma dei proustiani non posso non apprezzare  l&#8217;anti-Proust per eccellenza. Questo romanzo scuote fin nelle  fondamenta; ora cinico, ora sentimentale ma mai patetico, Céline ha  mostrato quanto la vita possa fare schifo eppure quanto la si possa  amare lo stesso. Si possono amare anche donne orrende; si può amare  anche la vita.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/post-scriptum-comunista-groys-boris/libro/9788883536731" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">B. Groys, <em>Post scriptum comunista</em></span></a>.  Libro platonico, rimette sui piedi la dialettica rovesciata della  contemporaneità. Il comunismo viene indicato come il predominio del  pensiero sull&#8217;economia. Leggendo questo libro si comprendere bene perché  un pensatore non può che essere comunista. Il pensiero è politica; la  politica pensata è comunismo. L&#8217;universalità economica del capitalismo  ha bisogno di annientare il concorrente; la totalità comunista, invece,  permette la sussistenza della diversità, la lascia &#8211; <em>in pace</em>. Il comunismo come coesistenza di contraddizioni. Verrebbe da dire: il comunismo come casa di Ade.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/sapienza-greca-dioniso-apollo-eleusi/libro/9788845907616" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">G. Colli, <em>La sapienza greca</em>, voll. 3</span></a>.  Non solo per la traduzione, per la nuova scelta, per le aggiunte, per  frammenti completamente inusuali; ma i tre libri sono fondamentali anche  per le introduzioni, l&#8217;apparato critico e il commento. L&#8217;uomo è un  animale teso tra il dionisiaco e l&#8217;apollineo. La conoscenza è una  tenzone, un&#8217;avventura che si svolge tra estasi, mantica, enigmi, sfide  mortali. La conoscenza è un inganno. È una guerra. E il sapiente è un  guerriero che sa difendersi bene.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/regno-gloria-genealogia-teologica-economia/libro/9788833919690" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">G. Agamben, <em>Il regno e la gloria. Per una genealogia teologica dell&#8217;economia e del governo</em></span></a>. Il linguaggio teologico della cristianità, da Paolo in poi, è calcato sulla <em>oikonomia</em> greca. Ne deriva che l&#8217;esercizio della potestà divina sul mondo è  svolto seguendo metodi economici. Il rapporto tra Padre e Figlio è  economia. Dio Padre si incarna nella storia pianificando un&#8217;economia.  Tra le tante notevoli suggestioni e le centinaia di riferimenti precisi e  rigorosi, Agamben tenta di capire perché la gloria è necessaria al  potere. Alla fine del libro sorge inevitabilmente la domanda se il  destino economico dell&#8217;occidente sia un portato della cristianità.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/persuasione-retorica-michelstaedter-carlo-adelphi/libro/9788845904929" target="_blank"><span style="color: #993366;">C. Michelstaedter, <em>La persuasione e la rettorica</em></span></a>.  Solitario, giovane, eppure con la sapienza di un saggio della Grecia  arcaica, Carlo Michelstaedter si staglia immenso sull&#8217;orizzonte del  pensiero. La prima parte è paragonabile a <em>L&#8217;unico</em> di Max Stirner. La seconda è profonda quanto i <em>Discorsi</em> di Rousseau e la <em>Genealogia della morale</em> di Nietzsche; e di queste è compagna: <em>Poi la vita s&#8217;incarica di stordirli; l&#8217;esser vivi si fa un&#8217;abitudine &#8211; le cose che non attraggono non si guardano più, le altre sono strettamente concatenate, la trama si fa uguale &#8211; il bambino si fa uomo &#8211; le ore degli spaventi sono ridotte al sordo continuo misurato dolore che stilla sotto a tutte le cose. Ma quando per ragioni che non stanno in loro, il lembo  della trama si solleva, anche gli uomini conoscono le spaventevoli soste.</em></li>
</ul>
<p>La conoscenza va coperta. La verità è <em>insopportabile</em>. Un manto deve ricoprire l&#8217;<em>aletheia</em>. L&#8217;inganno delle nostre parole, gli abbellimenti <em>rettorici</em>, sono una coperta, un sotterfugio di chi vorrebbe e non vorrebbe. Conosciamo la verità come si fa all&#8217;amore con una donna brutta: sotto le coperte, con la luce spenta.</p>
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		<title>Ridi, pagliaccio</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 08:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I pagliacci fanno ridere, non fanno innamorare. (Lo dissi a una mia amica che, per tutta risposta, rise. Non mi stupisce: nell&#8217;ultimo dei Diapsalmata, Kierkegaard narra un sogno: si trovava al cospetto degli dèi; questi gli chiesero se avrebbe voluto la giovinezza, l&#8217;amore di una bella donna, la bellezza, il potere, qualche tesoro; egli disse di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: left;">I pagliacci fanno ridere, non fanno innamorare. (Lo dissi a una mia amica che, per tutta risposta, rise. Non mi stupisce: nell&#8217;ultimo dei <span style="color: #ff0000;"><em><a href="http://www.ccel.org/k/kierkegaard/selections/diapsalmata.htm" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Diapsalmata</span></a></em></span>, Kierkegaard narra un sogno: si trovava al cospetto degli dèi; questi gli chiesero se avrebbe voluto la giovinezza, l&#8217;amore di una bella donna, la bellezza, il potere, qualche tesoro; egli disse di voler vivere sempre con il riso accanto. Gli dèi non proferirono alcunché, ma scoppiarono in una fragorosa risata. Non sarebbe stato peggio, chiosa Kierkegaard, se gli dèi avessero risposto seriamente: «Sei stato esaudito»?)<br />
Sartre sentenziava che l&#8217;inferno sono gli altri. Non l&#8217;ho mai creduto; ciascuno è il proprio inferno, così come secondo Platone ciascuno sceglie il proprio demone. Il demone è il δαίμων, che per certi versi potremmo tradurre come <em>carattere</em>; eppure una traduzione più suggestiva potrebbe essere <em>destino</em>. Il δαίμων è il punto esatto di tangenza tra la perfezione del moto circolare celeste e la retta terrestre dei mortali: il destino e il carattere, la necessità e la contingenza. Non a caso il &#8216;demone&#8217;, secondo la maniera tradizionale d&#8217;intenderlo, è qualcosa a metà tra il dio e l&#8217;uomo.<br />
(Noto per inciso, perché voglio sia chiaro, che rifuggo da ogni religione o trascendenza; il mio modo di esprimermi è puramente metaforico, ossia &#8211; <em>artistico</em>.)<br />
Da quanto detto, risulta chiaro che non si sfugge al proprio demone, poiché non si può sfuggire a se stessi — mai, in nessuna circostanza. L&#8217;unica fedeltà esistente è la fedeltà a chi meno lo merita — la propria <em>persona</em>. È una fedeltà fanatica e cieca, peggio di quella di un cane verso il proprio padrone.<br />
Per ricondurre il discorso all&#8217;<em>incipit</em>, mettiamo che il proprio demone sia la buffoneria pagliaccesca. Il caso è interessante, perché entrano in gioco l&#8217;innamoramento e l&#8217;arte. Poniamo il problema in termini filosofici: la circolarità celeste, la necessità dell&#8217;arte quale punto di tangenza ha con la retta dei mortali, con la contingenza dell&#8217;innamoramento? Come si configura questo δαίμων?<br />
La figurazione fissa i problemi filosofici, e al contempo li lascia dileguare. Potremmo dire: li ri-solve. La figura che possiamo contemplare riguardo al nostro tema è il vagabondo di Charlie Chaplin. La faccenda ci è sbattuta in faccia in tutta la sua urgenza e violenza (esistenziale, certo, ma tant&#8217;è) ne <em>Il circo</em>. Il pagliaccio <em>per natura</em>, il pagliaccio che fa ridere solo quando ne è inconsapevole, si innamora della figlia del padrone. Prevedibilmente, la ragazza si innamora dell&#8217;acrobata. Tutto è già tracciato, tutto è già deciso in partenza. Quando il pagliaccio fa ridere, l&#8217;innamoramento con tutti i suoi fastidi svanisce. Quando il pagliaccio mostra i suoi sentimenti, non fa ridere più, non serve a nulla. Se il pagliaccio prova a vestire i panni dell&#8217;acrobata, ne è solo la parodia, è assalito dalla scimmie, sembra quasi dover fare la fine del funambolo nietzscheano. Ovviamente, alla fine rimarrà solo; la scena è così cruda da far avvertire una sorta di solitudine cosmica. Ma quasi seguendo il precetto di Cristo, il vagabondo si scuote la polvere dai calzari, e addio agli sposi felici. A ciascuno la sua solitudine, anche in due.<br />
D&#8217;altro canto, l&#8217;unica via d&#8217;uscita per il pagliaccio è sottrarsi a ciò che comunemente chiamano &#8216;realtà&#8217; (la gente adora simulacri). In <em>Tempi moderni</em> vi è un perpetuo eludere tale cosiddetta realtà, che nel mondo contemporaneo coincide con l&#8217;economia. I macchinari, i bisogni economici, gli scioperi: il pagliaccio è semplicemente alieno da tutto ciò. Se si presta ai giochetti della modernizzazione, o impazzisce o viene gettato in gattabuia. Tuttavia, la solitudine viene squarciata. La <em>monella</em>, ladra per fame, genuina come i bambini e capace di guardare al mondo anche per il pagliaccio, è il punto di tangenza tra arte e vita, tra necessità e contingenza. Per una volta, almeno, arte e vita si toccano; ma c&#8217;è chi deve essere capace di vedere tutto ciò. In ogni caso, scuotendo o meno la polvere dai calzari, il pagliaccio tira avanti, all&#8217;alba, sorridendo.</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.catenotempio.eu/2010/09/10/ridi-pagliaccio"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: left;"><em><strong>Postilla critica. </strong><span style="font-style: normal;">Ragionare sul rapporto tra arte e vita dopo Wilde e, soprattutto, Nietzsche sembra sterile, se non addirittura superbo. Abbiamo assodato che l&#8217;esistenza e il mondo sono fenomeni estetici. Quando mi chiedono perché fumo, dico che il sigaro o la sigaretta è un&#8217;appendice estetica, e lì mi fermo. I discorsi intorno all&#8217;arte sono noiosi e inutili.<br />
Con la cosiddetta &#8216;morte dell&#8217;arte&#8217;, espressione che sta a significare la nostra impossibilità di fruire immediatamente le opere d&#8217;arte poiché non rivestono più l&#8217;importanza totalizzante che avevano in altre epoche, abbiamo capito che per comprendere l&#8217;arte bisogna parlarne, bisogna concettualizzarla, dato che ormai l&#8217;arte (seguo il paradigma hegeliano) è più dalla parte del concetto che del senso. Orbene, credo sia giunto il momento di re-imparare a tacere (ovvero di lasciare risuonare il dire oltre il concetto). Non <em>parlare di</em> arte, bensì <em>fare</em> arte. Anche in filosofia (e a tal proposito rimando a <a href="http://www.giusepperaciti.eu/sloter.htm" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">questo breve testo tratto dal programma della <em>Hochshule für Gestaltung</em></span></a><span style="font-style: normal;"> di Sloterdijk e Groys). In ultima analisi, risuoni il monito nietzscheano, ripetuto allo sfinimento da Carmelo Bene: bisogna </span><span style="font-style: normal;"><em>essere</em></span><span style="font-style: normal;"> dei capolavori.</span></span></em></p>
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		<title>Massimamente maestro</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 10:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;aforismo 63 di Al di là del bene e del male Nietzsche afferma: «Chi è fondamentalmente un maestro prende sul serio ogni cosa soltanto in relazione ai suoi scolari &#8211; persino se stesso» (tra. it. di F. Masini). La sventura, tuttavia, sferza colpi tali che sono più gravi a chi più s&#8217;abbandona. I miei amici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Nell&#8217;aforismo 63 di <em>Al di là del bene e del male</em> Nietzsche afferma: «Chi è fondamentalmente un maestro prende sul serio ogni cosa soltanto in relazione ai suoi scolari &#8211; persino se stesso» (tra. it. di F. Masini). La sventura, tuttavia, sferza colpi tali che sono più gravi a chi più s&#8217;abbandona. I <span style="color: #ffcc99;"><a href="http://www.tommydavid.com/2010/02/24/professori-e-moralisti/" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">miei amici</span></a></span> <a href="http://www.azalais.eu/?p=136" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">hanno scritto</span></a> <a href="http://www.giofilo.it/2010/02/cose-di-cui-vorrei-parlare-ma-non-lo-faccio/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">sull&#8217;argomento</span></a> <a href="http://ladynviolet.blogspot.com/2010/02/candidi-impuniti.html" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">più lesti e meglio</span></a> di me e di quanto sono capace. L&#8217;oggetto della discussione è la professionalità accademica di un certo docente che fonda <a href="http://www.facebook.com/pages/Correggere-le-tesi-con-iTunes-aperto-e-la-musica-sparata-a-tutto-volume/256870901081" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">gruppi di dubbio gusto su Facebook</span></a>. A tal proposito m&#8217;era stato suggerito di scrivere un post simile al <a href="http://www.catenotempio.eu/2010/01/30/dello-schifo" target="_blank"><span style="color: #99cc00;">precedente</span></a>, una sorta di <em>Dello schifo &#8211; parte seconda</em>; ma valga anche in questo caso quanto ho scritto a conclusione la volta scorsa.<br />
Evidentemente, sulla scorta della citazione Nietzscheana, salta subito all&#8217;occhio (e quindi al pensiero) che quel professore non è fondamentalmente un maestro; magari lo è solo in modo accidentale. Ciò che mi inquieta di più è leggere alcuni commenti ai post che ho linkato. Sono commenti turbanti, che lasciano sgomenti; alcuni rassegnati, altri, peggio ancora, incapaci di vedere il nocciolo della questione; questa cecità va di pari passo con l&#8217;assoluta mancanza di indignazione. Lo svilimento della professione di insegnante è tutt&#8217;uno con la ridicolizzazione dello studente. La mancanza di indignazione è la perdita totale della dignità; lo studente non è più degno della sua condizione.<br />
Ci fosse questa dignità, lo studente pretenderebbe in modo assoluto che il professore si prendesse sul serio, quanto meno in tutto ciò che ha a che fare con l&#8217;immagine professorale; mi permetto di aggiungere che in ambito filosofico &#8216;tutto ciò che ha a che fare con l&#8217;immagine professorale&#8217; lascia poco spazio libero dalla presenza ingombrante del pensiero, cosiccome poco adito alla distinzione tra pubblico e privato. Ma pure a voler rimanere nelle ristrettezze della pubblicità, non vi è atto che non abbia una relazione diretta col pensiero:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ccff;">Il </span><em><span style="color: #00ccff;">vero essere</span></em><span style="color: #00ccff;"> dell&#8217;uomo è piuttosto l&#8217;</span><em><span style="color: #00ccff;">atto da lui compiuto</span></em><span style="color: #00ccff;">; in esso l&#8217;individualità è </span><em><span style="color: #00ccff;">effettiva</span></em><span style="color: #00ccff;">, ed è a lei che spetta levare entrambi i lati di ciò che si </span><em><span style="color: #00ccff;">presume</span></em><span style="color: #00ccff;"> costituire l&#8217;</span><em><span style="color: #00ccff;">intenzione</span></em><span style="color: #ff9900;"><span style="color: #00ccff;">. </span><span style="color: #00ccff;">[...] L&#8217;essere umano nella sua individualità </span></span><em><span style="color: #00ccff;">è</span></em><span style="color: #00ccff;"> proprio quel che tale atto </span><em><span style="color: #00ccff;">è</span></em><span style="color: #00ccff;">; nella semplicità </span><em><span style="color: #00ccff;">di questo essere</span></em><span style="color: #00ccff;">, egli è, per altri esseri umani, un&#8217;essenza universale essente, e cessa di essere un&#8217;essenza dall&#8217;intenzionalità soltanto presunta.</span> (G. W. F. Hegel, <em>La fenomenologia dello spirito</em>, trad. it. di G. Garelli, Einaudi, Torino 2008, pag. 217)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">In questi atti vedo sostanzializzarsi l&#8217;intenzionalità che presumevo. Il talento e la disposizione sono stati messi a frutto. I miei colleghi studenti non hanno che da dignitosamente raccogliere questo frutto e decidere se mangiarlo o usarlo come concime.</p>
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		<title>Un anno con Swinden</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 12:40:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo blog ha compiuto un anno. Il primo post titolava Da che nasciamo si può solo peggiorare. Tanto è vero che la mia attività di blogger è notevolmente peggiorata, non so più di che scrivere. Forse non è essenzialmente un male. Magari al calare della quantità s&#8217;accrescesse la qualità! Qui vengono a mancare e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Questo blog ha compiuto un anno. Il primo post titolava <em><a href="http://www.catenotempio.eu/2008/12/26/10" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Da che nasciamo si può solo peggiorare</span></a>. </em>Tanto è vero che la mia attività di blogger è notevolmente peggiorata, non so più di che scrivere. Forse non è essenzialmente un male. Magari al calare della quantità s&#8217;accrescesse la qualità! Qui vengono a mancare e la prima, e soprattutto la seconda. L&#8217;anno è andato; sono successe tante cose, ma ne fosse successa una! Ciò che è degno di nota <a href="http://www.catenotempio.eu/ecce-vita-mea" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">lo troverete nell&#8217;apposita pagina</span></a>.<br />
In buona sostanza, vi sono stati due eventi cruciali; le uniche cose importanti hanno a che fare con il pensiero. Codesto trascorso è stato l&#8217;anno del <em><a href="http://www.catenotempio.eu/tag/tristan-und-isolde" target="_blank"><span style="color: #3366ff;">Tristan und Isolde</span></a></em> (e lacrime non ve ne posso mostrare, quindi preferisco tacere) e della traduzione di <em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/an-enquiry-into-nature-and/book/9781104611910" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">An Enquiry into the Nature and Place of Hell</span></a></em> di Tobias Swinden. Magari, se vi interessa (vi interessa? Ditemi), dedicherò il prossimo post alla traduzione, ossia a cosa può servire, cosa si impara, come ci si rompe il sederino e perché è importante. La mia faciloneria mi ha fatto impiegare tutto il 2009 per tradurre quel libro.<br />
Questo con Swinden, tuttavia, è stato un anno di intense anche se non numerosissime letture (eh, la traduzione richiede molto tempo e sottrae tante energie).  Perciò ho pensato bene di spendere qualche parola per consigliarvi i libri che più ho apprezzato negli ultimi dodici mesi per certi versi massacranti. Sono tutti libri che ho letto con vivo piacere e con squadramento di sedere per la tesi.</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/demoni-meridiani-caillois-roger-bollati/libro/9788833911380" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;">R. Callois, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/demoni-meridiani-caillois-roger-bollati/libro/9788833911380" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;">I demoni meridiani</span></a></em>: il meriggio è l&#8217;ora dei defunti, quando le anime dei morti vagano sulla terra. Allo stesso tempo, il mezzogiorno è l&#8217;ora del panico: Pan e le ninfe possono impossessarsi del pastore che si assopisce al sole (o magari si masturba guardando le capre) intorpidendolo, paralizzandolo, portandolo quasi alla morte: l&#8217;insolazione. Un libro interessante perché ci fa addentrare nella vita bucolica della grecità, dove demoni, pulsioni, panico e divinità coesistono e si impadroniscono dell&#8217;esistenza umana.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/corpo-spirituale-terra-celeste-iran/libro/9788845906619" target="_blank"><span style="color: #cc99ff;">H. Corbin, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/corpo-spirituale-terra-celeste-iran/libro/9788845906619" target="_blank"><span style="color: #cc99ff;">Corpo spirituale e Terra celeste. Dall&#8217;Iran mazdeo all&#8217;Irna sciita</span></a></em>: l&#8217;immaginazione è quella facoltà che permette di saldare materia e spirito; l&#8217;occidente ha perduto questa facoltà, l&#8217;ha definita robaccia da poeti; questo libro è un viaggio nel <em>mundus immaginalis.</em> Per l&#8217;uomo, accedere a questo mondo, è rivestirsi di quella che l&#8217;autore chiama sofianità, ossia la personificazione della sapienza, il corrispettivo di ciò che la mistica musulmana chiama fatimianità. Leggere le pagine di Corbin è camminare nella Terra Celeste.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/maestri-verita-grecia-arcaica-detienne/libro/9788842088172" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">M. Detienne, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/maestri-verita-grecia-arcaica-detienne/libro/9788842088172" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">I maestri di verità nella Grecia arcaica</span></a></em>: un&#8217;analisi dei cambiamenti culturali e sociali dovuti alla trasformazione del concetto di verità, dai re di giustizia, poeti e profeti fino alla nascita della filosofia.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/dea-bianca-grammatica-storica-mito/libro/9788845923593" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">R. Graves, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/dea-bianca-grammatica-storica-mito/libro/9788845923593" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">La Dea bianca. Grammatica storica del mito poetico</span></a></em>: quando leggi un libro del genere ti chiedi se è mai possibile che un uomo conosca tutte queste cose e le maneggi con una disinvoltura tale che solo la profondità può consentire. Il mito è radiografato, ma non in maniera scientifica, bensì, a sua volta, in maniera mitica: è un libro mitico. Le tradizione convergono, l&#8217;alfabeto è ciò che sostiene la struttura del testo; non un alfabeto particolare, ma l&#8217;alfabeto in sé. Il mito e la storia si rivelano due facce della stessa medaglia. Dove c&#8217;è scienza, però, non c&#8217;è storia.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/sogno-mondo-infero-hillman-james/libro/9788845918186" target="_blank"><span style="color: #ff9900;">J. Hillman, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/sogno-mondo-infero-hillman-james/libro/9788845918186" target="_blank"><span style="color: #ff9900;">Il sogno e il mondo infero</span></a></em>: un&#8217;interpretazione dei sogni a rovescio che rimette sui piedi ciò che era stato messo sulla testa. Il sogno non va interpretato; farlo significa guardarlo da una prospettiva diurna, ossia del regno supero, il regno dei vivi; il sogno, invece, appartiene al mondo notturno, al regno inferno. Ciò che conta non è l&#8217;interpretazione, ma l&#8217;esperienza che si fa dopo l&#8217;esperienza del sogno.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/reality-peter-kingsley-golden-sufi/book/9781890350093" target="_blank"><span style="color: #00ccff;">P. Kingsley, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/reality-peter-kingsley-golden-sufi/book/9781890350093" target="_blank"><span style="color: #00ccff;">Reality</span></a></em>: forse il libro più importante, perché ciò che dice il titolo è vero: Kingsley scrive la realtà. Non vorrei essere azzardato, ma vi sono passi così stringenti sulla realtà come li ho trovati solo in Spinoza. Aggiungete a questo il fascino delle interpretazioni di Parmenide ed Empedocle; insomma, un libro che va assolutamente letto (è in inglese, eh? <img src='http://www.catenotempio.eu/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=':wink:' class='wp-smiley' />  ).</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/discesa-ade-resurrezione-zolla-elemire/libro/9788845917363" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">E. Zolla, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/discesa-ade-resurrezione-zolla-elemire/libro/9788845917363" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">Discesa all&#8217;Ade e resurrezione</span></a></em>: Zolla ha la capacità di svelare il vero senso dell&#8217;esoterismo, senza cedere a facilonerie abbindolatorie; ho capito cos&#8217;è la magia, cosa può significare un simbolo e cosa sono la catabasi e l&#8217;anastasi leggendo queste pagine; scusate se è poco.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente quest&#8217;anno ho letto tanti altri libri, più o meno interessanti; ma se ho scelto questi è perché vale davvero la pena di leggerli. Pertanto, se mai aveste qualche dubbio su cosa leggere, spero che questo brevissimo elenco possa in qualche modo aiutarvi.<br />
Da che nasciamo si può solo peggiorare.</p>
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		<title>Ha tentato.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 16:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non mi piace addentrarmi nel fetidume dell&#8217;Attuale. In esso si mostra appieno tutta la pochezza e la miseria in cui siamo, sempre e dovunque, immersi. Gesti dappoco, alla portata di tutti, senza alcuna meditazione sul prima e sul poi (forse l&#8217;oblio necessario all&#8217;azione?), verranno spacciati come eventi storici decisivi. Guardare oltre il quotidiano dà l&#8217;illusione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Non mi piace addentrarmi nel fetidume dell&#8217;Attuale. In esso si mostra appieno tutta la pochezza e la miseria in cui siamo, sempre e dovunque, immersi. Gesti dappoco, alla portata di tutti, senza alcuna meditazione sul prima e sul poi (forse l&#8217;oblio necessario all&#8217;azione?), verranno spacciati come eventi storici decisivi. Guardare oltre il quotidiano dà l&#8217;illusione della grandezza, del gesto che si stacca dal comune andazzo senza importanza che ha l&#8217;ordinario svolgersi del teatrino giornaliero; del gesto che diventa <em>storia</em>. Il clima teso, l&#8217;atmosfera dei giorni non è meno che niente. A volte le cose accadano, altre volte no. Un omicidio scatena una guerra mondiale. Era nell&#8217;aria, si dice. L&#8217;omicidio attuato da un nazionalista può sostenere il peso di milioni e milioni di morti?<br />
<a href="http://www.tommydavid.com/2009/12/13/attentato-e-moralita/" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">Commentando</span></a> <a href="http://www.giofilo.it/2009/12/14/lurto-diretto-della-verita/" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">altri post</span></a> sull&#8217;argomento più <em>attuale</em>,  ho detto che gli attentati <em>falliti</em> non portano mai a nulla di buono. Probabilmente è vero. La domanda che mi sorge e che credo più pregnante però è un&#8217;altra: l&#8217;attentato è sempre da condannare? Vi sono dei casi in cui l&#8217;attentato è ammissibile o addirittura necessario?<br />
L&#8217;attentato è il tentativo di ledere o uccidere qualcuno in maniera del tutto illegale (non è una precisazione ovvia) in nome di una rivendicazione politica (o religiosa; ma è uguale). La domanda che mi pongo è questa: quando è lecito un attentato? La risposta, ovviamente è: mai. Un attentato è per forza oltre la liceità. Perché l&#8217;attentato è sempre contro l&#8217;ordine (politico) costituito. E la liceità è stabilita dall&#8217;ordine politico; l&#8217;ordine politico stabilisce l&#8217;ordine delle cose. L&#8217;attentato tenta di sconvolgere questo ordine della cose; è oltre la logica di queste cose. Non è illogico; segue una logica diversa. Lo scontro è tra logiche; giammai tra l&#8217;illogico e la logica.<br />
Berlusconi segue una logica diversa da quella democratica. La democrazia, a rigor di logica, non contempla la risoluzione violenta dei conflitti. Probabilmente la logica berlusconiana, essendo oltre la democrazia, contempla l&#8217;attentato.  Vista così non farebbe una piega: siamo al paradosso per cui in questo caso l&#8217;attentato sarebbe lecito, poiché Berlusconi tenta di sottrarsi alle logiche democratiche. Nella sua logica, l&#8217;attentato non è fuori luogo.<br />
Concludo dicendo che probabilmente non sarei capace di un&#8217;azione del genere. Tuttavia, mi trovo d&#8217;accordo con quanto scrisse Jünger:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Facciamo l&#8217;ipotesi di una città o di uno Stato in cui sia presente un numero, sia pure esiguo, di uomini veramente liberi. In tal caso la violazione della Costituzione si accompagna a una notevole dose di rischio, suffragando così la teoria della responsabilità collettiva: la possibilità di violare il diritto è direttamente proporzionale alla misura di libertà che intende intaccare. Per fare un esempio, nell&#8217;antica Islanda sarebbe stato inconcepibile un attentato all&#8217;inviolabilità o meglio alla sacralità del domicilio, nelle forme in cui esso è avvenuto nella Berlino del 1933, in presenza di milioni di persone, come semplice misura amministrativa. È il caso di ricordare tuttavia almeno una gloriosa eccezione: il giovane socialdemocratico che nell&#8217;androne della sua casa uccide a colpi di arma da fuoco una dozzina di cosiddetti &#8220;poliziotti ausiliari&#8221;. Quell&#8217;uomo era ancora partecipe della libertà sostanziale, dell&#8217;antica libertà germanica che i suoi nemici andavano celebrando a parole. Non l&#8217;aveva certamente appreso dal programma del suo partito. In ogni caso, non era certo uno di quelli di cui Léon Bloy ha detto che corrono dall&#8217;avvocato mentre gli stanno violentando la madre.</span> (Ernst Jünger, <em>Trattato del ribelle</em>, Adelphi, Milano 1990, p. 103)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Correre dietro all&#8217;avvocato mentre gli stanno violentando la madre. Non c&#8217;è descrizione più efficace della classe politica italiana.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">
</blockquote>
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		<title>Le Vie dei Canti</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 13:35:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se c&#8217;è una cosa che la malattia (la depressione ipocondriaca) insegna è che tutte le promesse di slanci alla vita svaniscono quando si &#8216;guarisce&#8217;; con la salute si riacquista l&#8217;apatia: perdendo la pato-logia si smarrisce il sentire. Il principe Myškin, l&#8217;idiota di Dostoevskij, si prometteva di vivere intensamente ogni istante, dopo aver ricevuto la grazia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Se c&#8217;è una cosa che la malattia (la depressione ipocondriaca) insegna è che tutte le promesse di slanci alla vita svaniscono quando si &#8216;guarisce&#8217;; con la salute si riacquista l&#8217;apatia: perdendo la pato-logia si smarrisce il <em>sentire</em>. Il principe Myškin, l&#8217;idiota di Dostoevskij, si prometteva di vivere intensamente ogni istante, dopo aver ricevuto la grazia dalla condanna a morte, ma il proposito risultava vano, perché la vita ritornava a fluire con la stessa soffice e per lo più insignificante intensità di prima; citando Dostoevkij e dopo aver vissuto la medesima esperienza, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alexandros_Panagulis" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Alekos Panagulis</span></a> era della stessa opinione.<br />
Non è diverso per la mia &#8216;guarigione&#8217;, per il mio ritorno alla vita salubre; se in ogni salute ci fosse salvezza, quest&#8217;ultima sarebbe una cosa ben misera. Eppure, come il sano non apprezza la salute finché non gli manca, così il malato non apprezza la malattia finché non lo abbandona.<br />
Ritorno dunque a vivere. Ritornano i ritmi serrati di lettura: <em>L&#8217;uomo greco </em>di Pohlenz, tre fiabe lunghe di Hoffmann, <em>I demoni meridiani</em> di Caillois (stupendo, un libro magnifico), <em>La dottrina dell&#8217;immortalità della teologia orfica </em>di Bachofen ed ora sono alla prese col densissimo e indescrivibile <em>La Dea bianca</em> di Graves. (Chi volesse tenersi aggiornato sulle mie letture può seguirle su <a href="http://www.anobii.com/catempio/books" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">aNobii</span></a>). Tra letture e traduzione del libro di Swinden non è che mi resta molto tempo per fare altro; solo un paio d&#8217;ore per le ripetizioni che do il pomeriggio.<br />
La sera, tuttavia, anziché perdere tempo appresso alla televisione, mi sono dedicato alla lettura di un libro che consiglio soprattutto al <a href="http://www.sitosophia.org" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">circolo di Catania</span></a>. Si tratta di un romanzo, anche se definirlo così è un po&#8217; riduttivo; è piuttosto un diario, una narrazione documentaristica, che accoglie al suo interno appunti filosofici e spunti antropologici.<br />
Si tratta di <em>Le Vie dei Canti</em> di Bruce Chatwin (Adelphi, Milano 2007). L&#8217;autore (che è pure il protagonista) si reca in Australia e lì riesce a penetrare i segreti degli aborigeni riguardo a ciò che dà il titolo all&#8217;opera: le vie dei canti sono percorsi in terra australiana in cui gli aborigeni riescono ad orientarsi facilmente anche se non li hanno mai visti; ci riescono cantando. Hanno schemi base (o grammatiche musicali di base) che gli permettono di orientarsi tramite il canto. Questo canto è così legato al movimento che un aborigeno in macchina per ripercorrere una via deve cantarla a velocità insostenibile, perché l&#8217;auto procede molto più velocemente del canto (che è sincronizzato ai circa sei chilometri orari del passo umano); in macchina le rocce ed i punti di riferimento del canto scorrono troppo veloci.<br />
In questo contesto, Chatwin analizza il movimento, nella fattispecie quello dovuto all&#8217;impulso irrefrenabile che taluni, come egli stesso, provano e che li porta a viaggiare senza sosta. Possiamo sintetizzare la questione così, con parole che non compaiono nell&#8217;opera di Chatwin: il movimento è la pace, o quantomeno ne è la sua condizione. Siamo abituati a considerare come strettamente connessi pace e quiete, stasi, immobilità. La tesi di Chatwin è assolutamente opposta.<br />
Senza addentrarci troppo sul fatto che Chatwin considera l&#8217;uomo una specie che per natura è dedita al movimento e che quando sta ferma soffre (tra gli esempi, quello del neonato che piange fino a che non è cullato ad una certa velocità), citiamo soltanto alcuni brani più prettamente antropologici:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Come regola biologica generale, le specie migratorie sono meno &#8220;aggressive&#8221; di quelle sedentarie. C&#8217;è una ragione ovvia perché sia così: la migrazione, come il pellegrinaggio, è di per se stessa il duro cammino: un itinerario &#8220;livellatore&#8221; in cui i più forti sopravvivono e gli altri cadono lungo la strada. Il viaggio perciò vanifica il bisogno di gerarchia e di sfoggi di potere. Nel regno animale i &#8220;dittatori&#8221; sono quelli che vivono in un ambiente di abbondanza. I &#8220;briganti&#8221; sono, come sempre, gli anarchici.</span> (pag. 360)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Le spinte &#8220;aggressive&#8221;, pertanto, sembrano essere inversamente proporzionali al movimento. La sedentarietà dà luogo alla gerarchia; il massimo della stasi sarebbe dunque la dittatura. Che il conservatorismo sia diretta conseguenza della stasi e che quindi faccia il paio con la gerarchia e la dittatura pare confermato da un altro brano:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">In <em>Aranda Traditions</em> Strehlow contrappone due popolazioni dell&#8217;Australia centrale: una sedentaria e una mobile. Gli Aranda, che vivevano in una ragione di pozzi sicuri e di selvaggine abbondante, erano arciconservatori: avevano cerimonie immutabili, iniziazioni cruente e punivano il sacrilegio con la morte. [...] Gli Aranda erano tanto limitati quanto la popolazione del deserto occidentale era di larghe vedute. Questi nomadi prendevano liberamente in prestito canti e danze, e pur non amando meno lo loro terra erano sempre in movimento. «Di questa popolazione la cosa che colpiva di più» scrive Strehlow «era la risata pronta. Erano persone contente e allegre, che si comportavano come se non avessero mai avuto una preoccupazione al mondo.»</span> (pag. 361)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Da un lato, dunque, la sedentarietà e l&#8217;aggressività. Dall&#8217;altro che cosa?<br />
Precedentemente Chatwin aveva proposto una sua ipotesi antropologica e ne aveva parlato anche a Konrad Lorenz. Di solito, argomenta, si presuppone che l&#8217;uomo sia aggressivo, belluino, assassino; immaginiamo invece che l&#8217;uomo sia stato a lungo in una condizione esattamente opposta:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Supponiamo invece che i primi uomini fossero sottomessi, vessati, accerchiati, raccolti in poche e frammentarie comunità, perennemente intenti a scrutare l&#8217;orizzonte nella speranza di veder giungere un aiuto, abbrancati alla vita e agli altri uomini durante gli orrori della notte. In questo caso tutti gli attributi che diciamo &#8220;umani&#8221;, il linguaggio, la composizione dei canti, la condivisione del cibo, i doni, le parentele, cioè tutte le spontanee manifestazioni di solidarietà che tengono in equilibrio la società e aboliscono l&#8217;uso della forza tra i suoi membri e che assolvono senza intoppi alla loro funzione solo se vige l&#8217;equivalenza &#8211; tutte queste cose non potrebbero esser state sviluppate tra mille avversità come stratagemmi per sopravvivere e scongiurare la minaccia dell&#8217;estinzione? E sarebbero per questo meno istintive o più specificamente orientate? Una teoria della difesa non spiegherebbe forse perché, a lungo andare, combattere una guerra di offesa diventa impossibile? E perché i prepotenti non vincono mai? </span>(pagg. 294-295)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo, dunque, sarebbe un animale mobile e difensivo. Con questo, il movimento non sarebbe mai, in nessun caso, volto al progresso, allo sviluppo, all&#8217;evoluzione. Il movimento difensivo è semmai una fuga, un tornare indietro. La meta delle vie dei canti sta all&#8217;inizio del cammino; ogni movimento è rivolto alla sua origine, anzi all&#8217;Origine. Chatwin individua la meta nell&#8217;incedere originario del Primo Uomo, questo Adamo specifico, il primo <em>Homo sapiens</em> che disse &#8220;Io sono&#8221; e che ad ogni passo dava il nome ad un fiore, poi ad un altro e un altro ancora. Si forma così il primo canto; la seconda strofa comincia con il verbo. Da qui si giunge perfino all&#8217;origine del linguaggio ed alla possibilità dell&#8217;orientamento tramite il canto:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Tutti gli animali &#8211; insetti, uccelli, mammiferi, delfini, pesci e balene megattere &#8211; hanno un sistema di navigazione detto &#8220;triangolazione&#8221;. I misteri della struttura innata della frase postulata da Chomsky diventano semplicissimi se si pensano come triangolazione umana: soggetto, oggetto, verbo.</span> (pag. 373)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il libro si conclude col ritorno al luogo in cui si è generati. L&#8217;ultima visione sono tre vecchi aborigeni, che per la malattia avevano perso barba e capelli. Salute e malattia, insieme.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Sì. Stavano bene. Sapevano dove stavano andando, e sorridevano alla morte sotto l&#8217;ombra di un eucalipto.</span> (pag. 390)</p>
</blockquote>
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		<title>Commerciocentrismo</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 09:47:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[centro commerciale]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre continuano i miei sogni (stanotte ho sognato che io, Davide e Giovanni incontravamo Horkheimer e gli facevamo un sacco di domande), ho avuto occasione, in questi giorni, di storcere snobisticamente il naso per occasioni che hanno tutte un comune oggetto: il centro commerciale. Ora, figurarsi, il mio non è per nulla un moralismo con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Mentre continuano i miei sogni (stanotte ho sognato che io, <a href="http://www.davidedellombra.it" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">Davide</span></a> e <a href="http://www.giofilo.it" target="_blank"><span style="color: #00ccff;">Giovanni</span></a> incontravamo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Max_Horkheimer" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Horkheimer</span></a> e gli facevamo un sacco di domande), ho avuto occasione, in questi giorni, di storcere snobisticamente il naso per occasioni che hanno tutte un comune oggetto: il centro commerciale.<br />
Ora, figurarsi, il mio non è per nulla un moralismo con vili tendenze economiste; nel senso che non rimpiango la cara, vecchia e squallida botteguccia, nella quale miseramente campavano due personcine grigie e tristi, con la polvere per terra e la muffa sui muri, che ti conoscevano e chiamavano per nome, che quando ti mancavano cinquecento lire (ben più reali di 50 centesimi; mi stupisco di come ancora la lira sia il nostro termine di paragone; non riusciamo a ragionare in euro. Forse tale privilegio sarà dato ai chi ha meno di 15 anni) ti dicevano che senza alcun problema gliele avresti potute portare l&#8217;indomani. Ecco, di tutto questo non mi importa nulla, come me ne fotto se queste botteghine da beghine chiudono perché spazzate via dalla monumentalità fascista del porcelloso centro commerciale. Altri camperanno, se non qui (nel mio paese o nella bottega in generale), altrove; anzi forse ne camperanno di più, tra cassiere, commesse, uomini e donne di pulizia e di polizia.<br />
Ciò che mi inquieta e mi fa storcere il naso è ben altro. Innanzi tutto è la ben nota ferocia con la quale l&#8217;uomo commerciocentrico si avventa sulla sua preda. Mi hanno raccontato dell&#8217;apertura dell&#8217;Ipercoop; immaginavo la ressa, gli spintoni, la cattiveria di chi nell&#8217;oscenità dell&#8217;ingordigia calpesta qualcun altro per risparmiare dieci euro per l&#8217;acquisto di un telefonino. Vi prego di vedere per intiero questo video che vi propongo. Avere la possibilità di vedere un tale processo <em>in acto</em> è una situazione che i migliori antropologi del passato ci invidierebbero parecchio:</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.catenotempio.eu/2009/05/14/commerciocentrismo"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">E tuttavia non è ancor questo ciò che snobbo altieramente in misura maggiore. V&#8217;è del peggio, come sempre ed in ogni circostanza. Ed il fatto che al peggio non c&#8217;è mai fine, significa che il peggio è il tempo. Perdonatemi questa incursione metafisica, ma il tempo a cui siamo giunti è ad una svolta peggiorativa; la <em>Kehre</em> è il tornante, per noi sempre in discesa, che ad ogni svolta ci porta sempre più in basso. Ciò che dunque alle mie nobili nasche, od auliche froge, causò tanta tensione ed inarcamento snobistico è questo: ricordo che nei miei anni liceali quando ci portavano in qualsivoglia città per assistere ad uno spettacolo teatrale, per visitare l&#8217;orto botanico, per andare ad annoiarci e fare gli stupidi in qualche museo, il tempo che poi ci restava a disposizione era impiegato a passeggiare per le vie del centro; si assaporava un gelato, si prendeva un po&#8217; di sole, si guardava il culo a qualche compagna di classe o passante (sapete, ci credevamo tanto adolescenti e forti, quasi come centauri dannunziani dalla grossa coglia).  Insomma, si passava una mattinata o un pomeriggio immersi nell&#8217;aria a metà tra aperta e chiusa delle vie di un centro cittadino.<br />
Due mie conoscenti, invece, mi hanno raccontato che dopo essere stati con la scuola (due diversi licei) a vedere un&#8217;opera teatrale, il pranzo ed il pomeriggio li hanno trascorsi all&#8217;Etnapolis. È semplicemente aberrante. Questi signori che si dicono istruttori o financo educatori, non sanno far di meglio che condurre i già commercializzati adolescenti proprio nel centro del loro essere, ossia il centro commerciale. Beh, del resto, poveracci, non praticano altro che il motto delfico ed attuano quella strana e fatale corrispondenza tra centro interiore e centro esteriore: il commerciocentrismo è ad un passo dalla piena realizzazione. La scuola sta autorizzando questi ragazzi a pensare che l&#8217;unico luogo in cui si possa trovare bellezza, dove ci si possa incontrare, stare assieme, mangiare, passare il tempo è la chiusura (o l&#8217;apertura, ahimè) del centro commerciale. Hanno trovato un nuovo ente spirituale che si è materializzato: l&#8217;acquisto ha invaso il centro e se ne è appropriato. Non mi stupirebbe vedere questi ragazzi che al posto di magliette rosse con raffigurato il &#8216;Che&#8217;, indossino strane t-shirt con impresso l&#8217;Etnapolis.<br />
In <a href="http://www.tommydavid.com/2009/05/04/una-fenomenologia-dello-spirito-a-brandelli/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">quei due giorni fantastici trascorsi in quel di Ragusa</span></a>, ebbi a dire ciò che qui mi picco di riportare, e vogliatene scusarmi. Quando seppi che il centro commerciale di Tremestieri (Me) ha deciso di realizzare una cappella all&#8217;interno (potete leggere la notizia in queste <a href="http://www.giusepperaciti.eu/cronache_terrestri.htm" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">cronache terrestri</span></a>, in data 30/12/2008) pensai subito che non sarebbe stato (e non sarà) lontano il giorno in cui qualcuno deciderà di andare a vivere dentro un centro commerciale. Sarà una vera rivoluzione copernicana del concepimento della città. Non sarà più il commercio ad inscriversi nell&#8217;ottica cittadina, ma avverrà l&#8217;esatto contrario: l&#8217;abitare sarà solo una funzione dell&#8217;acquistare. Il centro commerciale non ruoterà più attorno alla città, piuttosto la ingloberà. Se è vero che molti vi vanno per &#8216;passare il tempo&#8217;; se è vero che tali centri commerciali sono stati a ragione definiti <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nonluoghi" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">non-luoghi</span></a>; se, dunque, il tempo si mostrerà definitivamente nella sua vera veste, cioè quella di danaro e troverà anche il sacrario materializzatosi in centro commerciale; allora sarà la fine dello spazio e, basti vedere il filmato e amaramente confessare un leopardiano &#8216;non so se il riso o la pietà prevale&#8217;, la fine di ogni possibile pensiero, così frastornato da urla e resse, così distante dalla calma assolata della pace.</p>
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		<title>Tre Vie</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 20:52:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofia]]></category>
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		<description><![CDATA[In un breve passo di Reality di Peter Kingsley, passo che ho tradotto per Il Tempio Dell&#8217;Ombra (scusate la malsana pubblicità, tuttavia m&#8217;ammanto di narcisismo poeticheggiante), s&#8217;accenna alla identificazione dell&#8217;oltretomba, del regno degli inferi, con la biforcazione stradale; giungere all&#8217;oltretomba, in definitiva, è giungere davanti ad un bivio. Senonché, tale luogo è indicato con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">In un breve passo di <em>Reality</em> di <span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.peterkingsley.com/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Peter Kingsley</span></a></span>, passo che ho <a href="http://www.iltempiodellombra.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=51:lrealityr-di-peter-kingsley&amp;catid=5:tempio&amp;Itemid=6" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">tradotto</span></a> per <span style="color: #ff00ff;"><a href="http://www.iltempiodellombra.it" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;"><em><span style="color: #ffff00;">Il Tempio Dell&#8217;Ombra</span></em></span></a></span> (scusate la malsana pubblicità, tuttavia m&#8217;ammanto di narcisismo poeticheggiante), s&#8217;accenna alla identificazione dell&#8217;oltretomba, del regno degli inferi, con la biforcazione stradale; giungere all&#8217;oltretomba, in definitiva, è giungere davanti ad un bivio. Senonché, tale luogo è indicato con la parola greca <em>trihodos</em>, che Kingsley traduce con <em>three-ways</em> e che io ho reso con &#8216;tre vie&#8217;.<br />
Con stupore e rimanendone completamente affascinato ho subito pensato che qui nel mio paesello, questa sordida, dolce e amara Regalbuto, v&#8217;è un luogo che si chiama appunto Contrada Tre Vie; esso comincia appunto con un bivio (adesso divenuto quadrivio; ma sempre di crocicchio si tratta, di <em>Kreuzweg</em>, luogo ove si riteneva si incontrassero le streghe). Posseggo un terreno da quelle parti, ora vi abitano i miei zii, vi stanno trasferendo l&#8217;asl, ci sono le nuove abitazioni popolari e, segno ultimo e distintivo, la Contrada Tre Vie adesso sta pian piano cominciando ad essere sostituita con la dicitura &#8220;Via Lago Pozzillo&#8221;.<br />
Qualche tempo fa, tuttavia, fino a quand&#8217;ero piccolo, era un luogo proprio fuori dal paese; ricordo che mia nonna mi raccontava la leggenda per cui nel bivio di Tre Vie (<em>Tribbii</em>, nella sua lingua) se per caso ti trovavi a passare a mezzanotte comparivano quattro cavalieri, i quali ti richiedevano il permesso del re e se tu non lo avevi ti uccidevano, ossia ti conducevano nell&#8217;oltretomba. Che meraviglia! Il luogo chiamato Tre Vie, che per l&#8217;appunto è un bivio, a mezzanotte, ora infera per eccellenza, presidiato da cavalieri che ti conducono nell&#8217;oltretomba se non hai il riconoscimento del re di questo mondo. Chissà quante intersecazioni, sovrapposizioni e quant&#8217;altro si sono mischiate: il bivio, l&#8217;Etna che da quei luoghi si vede meglio che altrove a Regalbuto, il nome che chissà a quanto risale.<br />
Adesso a mezzanotte in quel bivio l&#8217;unico presidio che si può trovare è qualche posto di blocco dei carabinieri, che ti richiedono patente e libretto. Forse in definitiva non è cambiato nulla; <a href="http://sogniebisogni.ilcannocchiale.it/?TAG=L%27Arno%20a%20Rovezzano" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">altro comfort allora, altro sconforto, direbbe Montale</span></a>. Ma ogni epoca ha la sua poesia, i suoi miti, i suoi lasciapassare; l&#8217;altro mondo, adesso, l&#8217;oltretomba, è solo una multa, o se va proprio male, il viaggio d&#8217;iniziazione dell&#8217;alcol o delle droghe si può tradurre in una notte in caserma, degno regno infero, di cui gloriarsi e narrare al ritorno.<br />
L&#8217;Etna è ancora lì, per fortuna non l&#8217;hanno spostata e fino a poche settimane fa faceva da <em>pendent</em> al candore dei mandorli in fiore; i cavalieri adesso sono sbirri. Ed il re, ahinoi, epoca grama, corrisponde al nome di Silvio Berlusconi.</p>
<div class="shr-publisher-247"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Felicità, pagina bianca nella storia&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 19:37:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Può un capello rendere felici? Sì, può. Etiam capillus unus habet suam ombram. A volte mi sembra d&#8217;essere rimasto in qualche luogo, d&#8217;essermi fermato colá, d&#8217;esser giunto ad un punto e da lì non essermi più mosso; il guaio, il grosso e crasso guaio è che tali punti sono tanti, si assommano eppure non costituiscono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Può un capello rendere felici? Sì, può. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Etiam_capillus_unus_habet_umbram_suam" target="_blank"><em><span style="color: #ffff00;">Etiam capillus unus habet suam ombram</span></em></a>.<br />
A volte mi sembra d&#8217;essere rimasto in qualche luogo, d&#8217;essermi fermato colá, d&#8217;esser giunto ad un punto e da lì non essermi più mosso; il guaio, il grosso e crasso guaio è che tali punti sono tanti, si assommano eppure non costituiscono linea continua o progressione evolutiva; sono, bensì, una serie discreta.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a title="Eternità" href="http://www.giusepperaciti.eu/effetto.htm" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">L&#8217;eternità è tra i giorni, tra due giorni. Arriva un giorno, uno qualunque, e per qualcuno non passa.</span></a></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Una foto, un luogo che a mala pena sostava nei meandri della memoria e non si sa più quel che si è; anzi <em>quando</em> si è.<br />
Abbandoniamo(ci a) queste malinconie da strapazzo; i panni seri che intendeva vestire questo sito, purtroppo non trovano l&#8217;adeguato sostegno, cioè colui che doveva vestirli. Con questa cosa deforme e buffonesca che scrive, ogni intento anti-autobiografico vacilla di fronte a ciò che mi sostanzia: la pigrizia. La politica (in ispecie quella paesana) l&#8217;ho dismessa, per bastonate metaforiche e (quasi) reali; ho ridotto le attività (tendendo asintoticamente al nulla); ho meno tempo &#8216;libero&#8217; a motivo delle ripetizioni che il campare m&#8217;ha quasi imposto e per via della traduzione.<br />
Giungiamo dunque ai libri. Traduco, come un dannato, come un cane (e forse anche da cane); però confesso che raramente ho trovato un&#8217;attività che mi assorbe così completamente; abbasso il capo (o le corna, direbbe qualcuno) per tradurre e quando le rialzo sono già trascorse un paio di orette. Il libro in questione è <em><a title="Sì, u staiu traduciennu" href="http://books.google.it/books?id=33gOAAAAQAAJ&amp;printsec=frontcover&amp;dq=tobias+swinden" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">An enquiry into the nature and place of hell</span></a> </em>di tale Tobias Swinden. La difficoltà maggiore consiste nel trovare tutti i riferimenti e le citazioni, spesso generiche, quando, a volte, non totalmente assenti. Seguendo, inoltre, i consigli del <a title="Giuseppe Raciti" href="http://www.giusepperaciti.eu" target="_blank"><span style="color: #00ccff;">mio relatore</span></a>, sto affinando la scrittura; nulla come l&#8217;esercizio poetico e il laboratorio della traduzione modellano e rendono malleabile la tecnica scrittoria; ed ovviamente, rendendo fluida la scrittura si scioglie pure la viscosità del pensiero. Mi sono ritrovato a rileggere quanto tradotto e a percepirlo come frutto non mio, stile che non mi appartiene; è una gran cosa (almeno, la mia percezione, che potrebbe essere solo illusione calamaica; ad altri la sentenza).<br />
Leggo, in aggiunta; ho ultimato qualche tempo fa le <em>Lezioni sulla filosofia della storia</em> di Hegel. La cosa stupefacente, oltre i pozzi di sapienza nascostivi, è stata trovare passi che potrebbero benissimo essere messi in bocca a Schopenhauer, in barba alle storiografie ed alle beghe fin troppo spicciole su cui hanno fatto fortuna gli specialisti del gossip filosofico.<br />
Giunti all&#8217;illuminismo, Hegel sostiene che, ovviamente riferendosi al suo tempo</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">con questo principio formalmente assoluto arriviamo all&#8217;<em>ultimo stadio della storia, al nostro mondo, ai nostri giorni</em>.<br />
La mondanità è il regno spirituale nell&#8217;esistenza, è il regno della <em>volontà</em> che si dà esistenza. Sensazione, sensibilità, impulsi sono anche modi di realizzarsi dell&#8217;interiorità, ma in via transitoria nelle singole cose: sono infatti il contenuto mutevole della volontà. Ma ciò che è giusto e morale appartiene alla volontà essenziale esistente in sé, alla volontà universale in sé. [...]<br />
La volontà è libera solo a condizione di non voler altro, nulla di esteriore, di estraneo, poiché in tal caso sarebbe dipendente; la volontà deve volere solo se stessa, la volontà appunto. La volontà assoluta è questo voler essere libera. La volontà che vuole se stessa è la base di ogni diritto e di ogni obbligo, dunque di tutte le leggi del diritto, di tutti i precetti del dovere e i gravami imposti.<br />
(G.W.F. Hegel, <em>Lezioni sulla filosofia della storia</em>, Laterza, Roma-Bari 2003, pag. 359)</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ora, ovviamente qui siamo su un piano dove emerge, soprattutto nelle righe che ho tralasciato e in quelle seguenti, la critica al formalismo morale kantiano, giacché in questo modo la volontà è astratta ed indeterminata; per sé, appunto, e dunque abbisogna di contenuto; v&#8217;è anche, inoltre, una flessione morale della volontà stessa, per cui è con essa e per essa che si compie il diritto ed è la volontà assoluta a garantire la libertà. Ed è proprio in quest&#8217;ultimo punto che a mio avviso si toccano Hegel e Schopenhauer. Ovviamente per quest&#8217;ultimo la volontà non garantisce il diritto di alcunché se non di se stessa e in sé non è né giusta né sbagliata, né buona né cattiva. Ma nel mio insano proposito di far toccare questi due &#8216;nemici&#8217; mi piace citare ancora Hegel:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">La volontà formale vuole se stessa, l&#8217;Io deve trovarsi in tutto ciò che la volontà ha di mira e fa. Perfino l&#8217;individuo devoto vuol essere salvo e beato. [...] Felice è chi ha commisurato la propria esistenza al carattere, al volere e all&#8217;arbitrio suoi particolari, e così gode nella vita di se stesso. La storia non è il terreno della felicità. I periodi felici sono pagine vuote nella storia, poiché sono i periodi di concordia, nei quali manca l&#8217;antitesi.<br />
(Ivi, pag. 25)</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">In questa pagina riluce una saggezza che contraddistinguerà Schopenhauer. Il discrimine è il contenuto della volontà, il quale per Hegel sostanzialmente è concretezza; per Schopenhauer tale multiformità non è che mera illusione. La &#8216;ricetta&#8217; della felicità è uguale nell&#8217;aquila ed in chi volle rappresntare tale aquila con le fattezze di somaro.<br />
Tuttavia, rimane che la pace è ancora bianca: ha il candore delle pagine bianche del libro della storia.</p>
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