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Il fatto fisico

Ascolto e leggo in questi giorni; e scrivo. E ciò che scrivo, leggo e ascolto mi conferma la mia natura per cui, per dirla con Nietzsche, v’è qualcosa di inappagato e inappagabile.

Questo blog si chiama: Il vagabondo del pensiero. Era nato per ridere ed era nato ridendo; chi mi conosce sa che raramente il riso mi abbandona.

E mi trovo, dunque, confermati i miei vagabondaggi; ciò che mi sta comodo oggi, mi andrà stretto domani. Ho sempre la tentazione di andare ramingo e solitario; poi, per fortunato, ci penso e rido di me stesso.

Così, nell’ironico e profondo Gaber, trovo un conforto teatrale (forse un giorno, da qualche parte, scriverò sul fatto che a mio modo di vedere non si possa dare, di questi tempi, altro pensare che non sia sulla scena).

Non avevo incubi da troppo tempo; stanotte finalmente ne ho avuto uno riguardante il cibo. Un senso di nausea mi afferra tuttora e mi sto dovendo sforzare per mangiare.

Ecco, nella canzone fisiologica di Gaber trovo il dilemma e la soluzione degli incubi: si tratta del “fatto fisico” accennato alla fine di questa canzone.

 

 

Il signor G dalla parte di chi

 

Mi creda io sono un padre moderno,

conosco i ragazzi e i loro problemi…

Signora marchesa, latte o limone?

Son quasi le cinque, è l’ora del tè…

È un buon elemento, farà molta strada,

e poi ci sa fare, ha il senso del dovere…

Dovevi giocare, il sette di fiori,

poi andare dal “morto” e fare l’impasse

Miei cari signori, dal nostro bilancio

risulta opportuno ridurre le spese…

È molto importante, si serve col ghiaccio,

due parti di vodka e una di gin…

È un ottima barca, mi sembra un affare,

accetti un consiglio, ci pensi avvocato…

Pensavo a mio figlio, ho fatto di tutto,

ma lui se n’è andato, ma lui se n’è andato…

 

Rivoluzione, rivoluzione, rivoluzione, rivoluzione…

 

La voglia di andare, la voglia di reagire,

con tanto coraggio, con tanta paura!

 

La voglia di fare e di ricominciare,

con tutta la rabbia, con tutto l’amore!

 

Basta! Basta!

Basta con i discorsi di evoluzione e di libertà!

Basta! Basta!

Basta coi miti assurdi di produzione e di civiltà!

La radio, il giradischi, la televisione a prezzi speciali!

No!

Il frigo, gli elettrodomestici e poi la macchina presa a cambiali!

No!

 

Con tutta la rabbia, con tutto l’amore!

con tutta la rabbia, con tutto l’amore!

con tutta la rabbia, con tutto l’amore!

 

Dalla parte di chi? Beh, solo per il fatto che sono giovani hanno ragione per forza… Il fatto è che poi io in fondo mi domando: me ne importa poi tanto di queste cose? Mah… No, non voglio fare il discorso… il discorso che sono fuori, no… È chiaro, quando ci penso, col cervello me ne importa; ma io dicevo dentro, proprio, di queste cose, per la mia vita, come fatto fisico… ah… avrei voglia di prender su la famiglia, di andarmene un po’ in campagna… Poi dicono che uno si siede… Non è che uno si siede…