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Un chiarimento sulla questione dei rifugiati

Il post precedente sui rifugiati a Regalbuto mi ha attirato molte critiche, alcune comprensibili, altre no; ovviamente c’era da aspettarselo. Altri – a ben vedere collocabili in una categoria politica ben definita – mi hanno espresso consensi, quando non mi hanno manifestato addirittura entusiasmo; e questo non me l’aspettavo.

Tenterò dunque un chiarimento pasoliniano del mio punto di vista. “Pasoliniano” nel senso che spero di essere chiaro e preciso; ma soprattutto perché di sicuro mi collocherà di nuovo in una posizione di isolamento.

orestiade

La prima e meno importante precisazione è che di certo non volevo lusingare gli amministratori regalbutesi. Ho detto che “da un certo punto di vista” – sebbene ai miei occhi sia quello decisivo – essi stanno gestendo la faccenda in maniera esemplare, perché stanno dando il buon esempio circa l’accoglienza e il coraggio nel volere ospitare i rifugiati. Per proporre un raffronto in termini estremisti, dubito che un’amministrazione leghista si sarebbe comportata allo stesso modo. Per il resto, tuttavia, anche se devo ammettere che per quanto riguarda gli eventi culturali mi ci trovo bene a collaborare, la distanza politica che mi separa da loro mi pare incolmabile (e ogni volta mi sento in dovere di dichiarare i buoni rapporti personali che ho con sindaco e giunta). Per dirne una, ho sempre rifiutato la visione “privatistica” dello sviluppo culturale, sociale, ricreativo, economico; visione che invece questa amministrazione fa propria, affidando a privati strutture e beni pubblici. Del resto, tale fenomeno non è peculiare dei nostri amministratori locali, ma è il riflesso in piccolo dell’ideologia occidentale imperante. Come sono distante pure dalla politica dei riflettori e dalla costante presenza alle cerimonie e manifestazioni cattoliche, comprese le giornate dedicate alla “vita”, ossia alla battaglia contro l’aborto e l’eutanasia. (A proposito, perché mai la religione cattolica gode di un tale privilegio?)

La seconda e capitale precisazione deriva da una serie di critiche che molti mi hanno rivolto in privato sotto varie forme. In tanti mi hanno suggerito di leggere le delibere di giunta e gli altri documenti che riguardano tecnicamente e burocraticamente la faccenda, perché solo in questo modo potrei capire come stanno le cose. Ora, innanzi tutto non si capisce perché mi dicano queste cose quasi all’orecchio e invece non le sbandierino ai quattro venti, se sono convinti che ci sia qualcosa di poco trasparente. In secondo luogo, io avevo già detto che sorvolavo volutamente sulla questione burocratica e amministrativa. Insomma, come vuole il luogo comune, io indicavo la luna e in tanti hanno guardato il dito.

In realtà ho letto le deliberazioni. Ma allora perché ho sorvolato e sorvolo volutamente sulle questioni più tecniche? In primo luogo perché le questioni tecniche non devono servirci da alibi o da nascondiglio per non affrontare l’urgenza di offrire ospitalità a chi ne ha bisogno. Non si può dire: “Dato che la cosa è poco trasparente [ammesso che si abbiano tali prove], allora tutto deve essere fermato e nessuno deve essere accolto”. In secondo luogo – e spero di riuscire a dirlo senza presunzione o senza suscitare antipatia – perché io sono un intellettuale. Cosa significa? Non è una questione di valore; non significa che se io sono un “intellettuale” valgo di più di chi non lo è. Significa semplicemente che mi occupo di cose diverse, ossia, come in questo caso, delle questioni di fondo, delle questioni ultime. Se mi occupassi nel dettaglio di ogni deliberazione comunale, allora sarei un politico (probabilmente dell’opposizione: come gli atei leggono la Bibbia più dei credenti, così le opposizioni spulciano le delibere più delle maggioranze). Il mio sguardo di intellettuale deve per forza di cose guardare oltre quelle prassi quotidiane dell’amministrazione locale che gli appaiono come mali necessari, magagne paesane, micragna. E deve guardare oltre le liti condominiali di un paesino di ottomila abitanti o di uno stato di circa sessanta milioni di persone com’è l’Italia. Se ci perdiamo nelle pur giuste e legittime discussioni amministrative, soprattutto se le usiamo come alibi, ci trasformiamo in benestanti che litigano in maniera vergognosa per spartirsi delle poche briciole e che accampano scuse di ogni tipo per non accogliere chi non ha nemmeno un tozzo di pane.