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Tre Vie

In un breve passo di Reality di Peter Kingsley, passo che ho tradotto per Il Tempio Dell’Ombra (scusate la malsana pubblicità, tuttavia m’ammanto di narcisismo poeticheggiante), s’accenna alla identificazione dell’oltretomba, del regno degli inferi, con la biforcazione stradale; giungere all’oltretomba, in definitiva, è giungere davanti ad un bivio. Senonché, tale luogo è indicato con la parola greca trihodos, che Kingsley traduce con three-ways e che io ho reso con ‘tre vie’.
Con stupore e rimanendone completamente affascinato ho subito pensato che qui nel mio paesello, questa sordida, dolce e amara Regalbuto, v’è un luogo che si chiama appunto Contrada Tre Vie; esso comincia appunto con un bivio (adesso divenuto quadrivio; ma sempre di crocicchio si tratta, di Kreuzweg, luogo ove si riteneva si incontrassero le streghe). Posseggo un terreno da quelle parti, ora vi abitano i miei zii, vi stanno trasferendo l’asl, ci sono le nuove abitazioni popolari e, segno ultimo e distintivo, la Contrada Tre Vie adesso sta pian piano cominciando ad essere sostituita con la dicitura “Via Lago Pozzillo”.
Qualche tempo fa, tuttavia, fino a quand’ero piccolo, era un luogo proprio fuori dal paese; ricordo che mia nonna mi raccontava la leggenda per cui nel bivio di Tre Vie (Tribbii, nella sua lingua) se per caso ti trovavi a passare a mezzanotte comparivano quattro cavalieri, i quali ti richiedevano il permesso del re e se tu non lo avevi ti uccidevano, ossia ti conducevano nell’oltretomba. Che meraviglia! Il luogo chiamato Tre Vie, che per l’appunto è un bivio, a mezzanotte, ora infera per eccellenza, presidiato da cavalieri che ti conducono nell’oltretomba se non hai il riconoscimento del re di questo mondo. Chissà quante intersecazioni, sovrapposizioni e quant’altro si sono mischiate: il bivio, l’Etna che da quei luoghi si vede meglio che altrove a Regalbuto, il nome che chissà a quanto risale.
Adesso a mezzanotte in quel bivio l’unico presidio che si può trovare è qualche posto di blocco dei carabinieri, che ti richiedono patente e libretto. Forse in definitiva non è cambiato nulla; altro comfort allora, altro sconforto, direbbe Montale. Ma ogni epoca ha la sua poesia, i suoi miti, i suoi lasciapassare; l’altro mondo, adesso, l’oltretomba, è solo una multa, o se va proprio male, il viaggio d’iniziazione dell’alcol o delle droghe si può tradurre in una notte in caserma, degno regno infero, di cui gloriarsi e narrare al ritorno.
L’Etna è ancora lì, per fortuna non l’hanno spostata e fino a poche settimane fa faceva da pendent al candore dei mandorli in fiore; i cavalieri adesso sono sbirri. Ed il re, ahinoi, epoca grama, corrisponde al nome di Silvio Berlusconi.

Due blog e un tentativo di eroismo

Prima di addentrarci nel tentativo di rimediare all’assenza che sono io me medesmo in questo periodo, è bene segnalare due blog di altrettanti colleghi.

Il primo che segnalo è di un membro del ‘circolo di Catania’ (ossia quel micromacrogruppo di colleghi sitosophici che trascorre le giornate catanesi con assurdi progetti post-pranzo); si tratta dunque della segnalazione del blog di Antonio Trovato (tra l’altro amico sin dai primi mesi universitari… Stiamo parlando della fine del 2002), esimio tanatologo e leopardista, nonché reiterato fellone e fedifrago.

L’altro è di Linda, anch’ella collega, dai modi estremamente dolci e cortesi, appassionata di musica e danza (praticava danza classica); i suoi molteplici interessi trovano riscontro e conferma nei post del suo blog, sempre diversi e ottimamente documentati.

Bene, dopo i convenienti convenevoli, dove ‘convenienti’ è da intendersi in senso antico, ossia come in qualche modo necessari, passiamo di passata su ciò che occupa la mia mente ultimamente. Ebbene, sono quasi totalmente immerso nella grecità; sto studiando storia greca ed accompagno a questo studio quello sui cosiddetti ‘presocratici’.

In particolare mi interessano i primordi del pensiero, perché a volte (anche se non sempre) ciò che è primo per tempo è primo anche per dignità e profondità. Un po’ come l’erotismo infantile.

Ad ogni modo, sono profondamente interessato all’orfismo. La lettura di Nei luoghi oscuri della saggezza di Peter Kingsley ha risvegliato in me il desiderio di sprofondare in una vita dove la filosofia riesca ad annullare i contrari ed a discendere in, appunto, quei luoghi oscuri dove, come direbbe Hegel, la filosofia abbandoni l’essere amore per il sapere per divenire infine sapere reale. È la saggezza che perseguo, la saggezza che mi fa capire che

«già una volta io fui fanciullo [koûros] e fanciulla [kóre]

e arbusto e uccello e pesce muto che guizza fuori dal mare»

(Empedocle, D-K B 117, in G. Reale (a cura di), I presocratici, Bompiani, Milano 2006, pag. 729)

Lo scavalcamento dell’individualità spicciola, della distinzione umana da tutte le altre forme di vita, distinzione che inevitabilmente viene vista come superiorità, ebbene tale scavalcamento può prendere forma in me solo accettando la metempsicosi o la metensomatosi. Io (io che sono io-corpo, o in maniera più estesa io-mente-corpo) morirò; morte che sarà trasformazione, eterno mescersi e separarsi di natura ordinata e disordinata o al di là di questo. Ordinata o disordinata se vista da altri uomini; altrimenti sarò pura parte della Sostanza, una e molteplice, spinoziana, che è e rimane uguale pur mutando sempre.

E giunto nell’Ade canterò con Orfeo, perché lì avverrà questo:

«Troverai a sinistra del palazzo di Ade una fonte

e accanto ad essa un cipresso, bianco, diritto:

a questa fonte non accostarti troppo.

Ne troverai poi un’altra, fresca acqua che fluisce

dal lago di Mnemosine; dinnanzi, però, vi stanno le guardie.

Dovrai dire: “Di Gea sono figlia, e di Urano stellato;

io ho una stirpe celeste, e questo anche voi lo sapete;

dalla sete io sono riarsa, sto morendo; ma datemi, presto,

acqua fresca che fluisce dal lago di Mnemosine”.

Ed essi ti daranno da bere dell’acqua dalla fonte divina,

e allora con gli altri eroi tu regnerai.»

(Lamina orfica da Petelia; in Orfeo, DK B 17, in ivi, pagg. 33-35)

Perché io discendo dalla Terra (Gea) e dal Cielo (Urano) stellato; io sono da sempre in questo tutto e in questo tutto sarò per sempre e regnare con gli altri eroi mi è dato da questa consapevolezza. E ancora dirò a Persefone (la «pura regina di sotterra»):

«Vengo pura dai puri, o regina di sotterra [chtoníon],

o Eucle ed Eubuleo e tutti gli altri dèi e dèmoni,

poiché mi vanto anch’io di essere della vostra stirpe beata»

(Orfeo, DK B 19, in ivi, pag. 35).

Bene, e visto che siamo in tema di sottosuolo, mi piace citare dei versi che ricordo a memoria per averli letti al liceo sulla copertina di un quaderno di un mio compagno di classe. Non sono riuscito a recuperarli per intero neanche sul web. Dovrebbe trattarsi (ma ho bisogno di conferme) di un sonetto di Dante. Vediamo se lo ricordo per intero e con la giusta punteggiatura:

«Nel mentre ch’è trentenne, l’Eccellente

(nelle lettere regge, è legge, splende),

ben nel ventre terrestre se ne scende,

ente perenne, sede del Fetente.

 

C’è gente greve, erede del Serpente,

che fece pecche becere e tremende,

che geme e freme per veneree mende,

che perse fede e speme e se ne pente.

 

[vespe, pece, neve]… sete

… pene eterne,

e tenebre per sempre se entrerete!

 

Emerger preme nelle brezze verne

tender testè vêr belle estreme mete:

nell’etere veder le stelle esterne…».

 

Beh, niente da fare… Non riesco a ricordare buona parte dei primi due versi della prima terzina. Sarò infinitamente lieto a chiunque riesca a colmare questa lacuna.

Bimbi e Kingsley

Che bello! Una persona che stimo tanto, colta (caso più unico che raro a Regalbuto) ed estremamente sincera mi ha detto stamattina che sono la persona più amata dai bimbi di Regalbuto! Vabbè, l’affermazione non è da prendere proprio alla lettera, però detto dal padre di due vivacissime ed intelligentissime bimbe è un grande onore! Spero davvero di meritare tutto ciò e di continuare ad essere un punto di riferimento per questi piccoli che davvero hanno tanto bisogno di qualcuno che sia un esempio di socialità, gentilezza, cortesia, divertimento, pensiero. Capitemi, non è che dica ch’io lo sono, ma almeno ci provo! Provo a prendere il meglio di me ed a dire loro: «Vedete le poche cose buone che ho? Bene, vorrei che vi potessero servire in un qualche modo!». Per il resto, beh, forse apprendo più io da loro! :-P

 

Ma andiamo a noi… Tra le tante notevoli segnalazioni ed i tanti argomenti sfiorati al caffè filosofico con Raciti (e che è segnalato anche sul suo sito) c’è stato anche Peter Kingsley. Costui si è occupato in particolare di Parmenide, cercando di scoprire il “vero” Parmenide, a discapito delle costruzioni razionalistiche ed astratto di cui viviamo. Già sapete cosa io pensi riguarda Parmenide, in quanto ne ho scritto in questo mio post.

Ad ogni modo, in questa pagina del suo sito troverete qualche breve notazione su Parmenide ed Empedocle. Per comodità, ne riporto qualche stralcio della traduzione che ne ho fatto coadiuvato dai preziosi consigli dell’instancabile e mio caro amico Davide Dell’Ombra.

Così dice Kingsley:

 

« Parmenide nacque più di duemilacinquecento anni fa e visse nell’Italia del sud. Oggigiorno è famoso come il fondatore del razionalismo occidentale – come il “padre” della logica. Sempre, dai tempi di Platone ed Aristotele, il suo ruolo nella semina della cultura occidentale è stato considerato essenziale.

Ma Parmenide non era proprio un logico. Ed il suo insegnamento era lontano dal razionalismo. Egli descrisse come gli sia stata data tutta la sapienza che insegna da una dea dopo aver viaggiato per incontrarla in un altro mondo. Ciò perché egli era un sacerdote di Apollo specializzato nel controllo degli stati di coscienza alterati: per lui, il nostro mondo familiare era un’illusione che poteva lasciarsi alle spalle e rientrarci a piacimento. Ed egli era un taumaturgo – un guaritore che operava attraverso l’estasi, attraverso l’ispirata interpretazione dei sogni, attraverso l’immergere se stesso e gli altri per lunghi periodi di tempo in assoluta quiete immota.

Come per la “logica” che introdusse nel mondo occidentale, questo non era un qualche arido esercizio intellettuale. Era nientemeno che un dono degli dèi che, quando compreso bene e applicato nella vita quotidiana, aveva il misterioso potere di ricondurci agli dèi. […]

Tra loro, Parmenide ed Empedocle, giacciono i fondamenti più basilari per il mondo e la cultura in cui adesso viviamo. Ma con il passare del tempo abbiamo dimenticato chi erano. La verità sulla reale natura dei loro lavori è stata negletta, distorta, ignorata – trasformata proprio in un’altra di quelle vuote illusioni da cui essi stessi provarono a liberarci.

Non c’è nulla di accidentale nel fatto che noi in Occidente siamo affamati di un qualche vero senso delle cose e reclamiamo a gran voce qualcosa che, a dispetto di tutta la nostra apparente sofisticazione e successo materiale, noi non siamo più stati capaci di nominare. Questa nostra civilizzazione occidentale è stata creata per uno scopo. Fino a che non cominceremo a scoprire di nuovo quello scopo, le nostre vite saranno senza significato. A meno che non tocchiamo le nostre radici e ci mettiamo in contatto nuovamente con l’essenza del nostro passato, non possiamo avere futuro».

 

Vabbè… Prima di lasciarvi, dico che ho completato proprio stamattina la recensione su quel libro su Antonio Vallisneri e che sto lavorando ancora a quella raccolta di proverbi e modi di dire. Per quanto riguarda, invece, le foto di quel compleanno, beh, mi sarà difficile metterle sul blog, ma farò qual che potrò! A presto, o miei assidui e pazienti lettori!