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Carnevale, nuovo blog e cose da mesmerismo!

Brasiiiiiilllll! Lalalalalalalalààààààààà! Lalalalalalalalààààààà!

Eh sì! Avete udito bene, sto cantando la samba più popolare e famosa. Perché sabato scorso (19 gennaio) finalmente mi sono potuto immergere nel tanto atteso carnevale! Che bellezza, carusi! Finalmente, dopo un anno, di nuovo quei colori, quell’allegria, quell’oscenità che si svela!

Ero travestito da rock star in decadenza, ma purtroppo non ho foto. Capelli biondi lunghi fasciato con una bandiera del Regno Unito, barba lunga, occhiali da sole, magliettina aderente, jeans strappati e stivali neri. Insomma, un vero spettacolo! E giravo col sigaro! Che meraviglia! Tutti mi guardavano e tante belle femminile compivano il rituale che lontanamente prefigura l’accoppiamento (che poi, in tanti casi, non avverrà!). Ed io le mandavo metafisicamente (e qualcuna anche verbalmente) a cagare!

A CARNEVALE VOGLIO ESSERE LIBERO! Libero da tutto ciò che mi incatena, perciò libero dal mio nome (Cateno), libero dalla società, libero perfino dalle donne.

Certo, poi bevendo l’istinto è ancor più difficile da tenere a bada e qualcosa può sempre scappare, ma l’intenzione è quella. Ad ogni modo, l’appuntamento è per sabato prossimo.

 

Cambiando argomento, parliamo di un progetto ambizioso ma spero proficuo. Col mio caro amico Davide Dell’Ombra abbiamo creato un nostro blog comune. È l’unione delle nostre profonde affinità, la brillantezza delle nostre particolarità e la dialettica delle nostre differenze.

Mi permetto di svelare un aneddoto a proposito del nome del blog. Dopo l’ultimo incontro del caffè filosofico, il circolo di Catania al gran completo (anche se il buon Giovanni ci ha dovuti abbandonare presto) si aggirava nei pressi di Piazza Teatro Massimo; parlavamo di Pop Art, di incendi al Louvre e di neonati, di chiesa, di Sloterdijk, di Beethoven e Wagner, del caffè appena conclusosi, mentre gustavamo vino e Kebab.

Ma giunge pur sempre il momento di rincasare. Io ho avuto il grande onore di essere ospitato per la notte dal caro Davide. La serata si preannunciava golosa; tra scritti, commenti, risate sul reciproco mal di schiena per il troppo studio, si cominciò (o meglio, si continuò) a bere. Il brandy e la vodka ci scaldavano. Era notte e prendeva corpo, dopo l’idea che Davide mi aveva lanciato un giorno prima, il progetto del sito comune. Il nome fiammeggiò nella notte ubriaca:

 

Il Tempio dell’Ombra.

 

Si parlò di come riempirlo, di quali spazi mettere; poi si cominciò a parlare di Heidegger e di Hegel. Poi si guardò l’orologio. Erano le 4.30 del mattino. Una notte da filosofi…

 

Bene, detto questo, alcune notiziole sulle mie attività. Ho completato uno scritto sui Contributi alla filosofia di Heidegger, che presto sarà possibile leggere su Sitosophia. Ed a proposito dello stesso scritto segnalo quanto ne ha brevemente ma efficacemente scritto Biuso.

Inoltre, oggi, condottovi dall’eccezionale futura medico Francescuccia (per i non addetti ai lavori, mia storica ex ed ora carissima amica), sono stato a Troina, in quella stranissima struttura che è L’Oasi. V’era un certo Professore Rinaldi che ci ha parlato del rapporto tra disfunzioni neuro-psico-motorie e stress. Questo tizio faceva cose incredibili! Col suo gruppo di ricerca a Firenze è riuscito a risolvere le dismetrie (per esempio, se uno non riesce a toccarsi la punta del naso col dito è affetto da dismetria) dovute a disfunzioni neuro-psico-motorie con una macchina che stimolava il campo magnetico alterato del paziente a lo riportava alla normalità! Se non l’avessi udito parlare e non l’avessi visto all’opera con gente chiamata lì per caso mentre lavorava, non ci avrei creduto! Sta cosa dei campi magnetici sa di mesmerismo! Intanto ho visto una dottoressa (chiamata dal proprio reparto da medici ancora più scettici di me) che da seduta non riusciva a piegarsi per infilarsi una scarpa se non provando dolore e con un notevole sforzo; dopo il trattamento, che dura la bellezza di dieci secondi, ci riusciva senza particolari difficoltà! Sconvolgente! Ed anche il medico che promuoveva la sua ricerca confessava di non riuscire a capire bene cosa, nell’istante preciso dell’interazione dei campi magnetici, accadesse esattamente e perché.

Bene, infine una piccola comunicazione. Da questa settimana comincerò a prendere lezioni di musica dal mio caro amico Daniele Spezzi, organista della Chiesa Madre del mio paese!

Chi più ne ha, più ne metta!

Evviva il mesmerismo!

Compleanni e libertà? Chi indovina vince!

L’ultimo dell’anno… Tempo di bilanci… Ma siccome io non sono un’azienda (e non ne farò mai parte, anche quando forse entrerò a far parte dell’“azienda scolastica”!), dunque, siccome io non lo sono, deliberatamente me ne fotto!

E poi, per chi cerca di vivere appieno, i giorni sono tutti stupendamente uguali e la convenzione dell’ultimo giorno dell’anno (benché sia fin troppo ovvio dire che è una convenzione) è solo un momento come un altro e, per me, una scusa qualsiasi per bere vino e fare festa!

Detto questo, e prima di procedere con cose un po’ più serie, inserisco alcune foto che avevo promesso. Sono le foto di un paio di compleanni; purtroppo non ne ho tantissime e alcune non sono venute bene. Beh, le metto qui di seguito; e via!

 rockbandlcompleanno chiaracateno e davide

il pittore

Pensando, così, casualmente, ad alcuni miei propositi da non-anno-nuovo ma da giorni-come-tanti-altri, ebbene, il più importante mi pare la mia voglia (a seguito di un improvviso risveglio notturno che ho avuto appunto stanotte) di imparare finalmente a suonare il pianoforte. Non voglio diventare chissà che; solamente voglio capirne un po’ più di teoria musicale, voglio che uno spartito per me significhi qualcosa e, infine, dilettarmi massacrando altre corde oltre quelle della chitarra.

 

Ma ora, ahivoi, una discussione un po’ più seria.

I miei pensieri si stanno dilatando notevolmente in questo periodo; non solo perché ho quasi ultimato lo studio della Critica della ragione pura (ancora 60 paginette; e che saranno mai in confronto alle 760 che ne ho già letto?); ma anche e soprattutto perché sto leggendo Peter Sloterdijk, di cui pure avevo già parlato in questo altro post.

Gli entusiasmi che si possono provare per qualche autore del passato non sono mai così forti come quando ti riconosci nel concetto espresso del tuo presente. Traslando i piani, io adoro Wagner (in questo preciso momento sto mandando un sacco di sms a una mia amica in cui appunto dico come la sua musica mi riempia la mente e mi causa brividi lungo tutto il corpo); ma per quanto lo possa adorare, la dilatazione mentale che provo ad ascoltare qualche contemporaneo è decisamente superiore.

Quindi mi sto scoprendo (io che credevo avrei sempre vissuto ancorato ad un qualche passato lirico-soggettivo, malinconico-oggettivo o classico-concettuale), ebbene, mi sto scoprendo autenticamente presente. E sto sperimentando il detto di Wittgenstein secondo cui «vive eterno colui che vive nel presente».

Ma veniamo a Sloterdijk ed alla libertà umana. Chi mi conosce, ben sa com’io credo che l’uomo non sia libero, che il libero arbitrio non esista e che, per dirla con Schopenhauer, siamo liberi di fare ciò che vogliamo, ma non di volere ciò che vogliamo. Insomma, chi mi conosce, ben sa come io adori parlare di Spinoza, e con ciò abbiamo detto tutto.

(A proposito, come faceva notare anche Biuso, il numero di dicembre di Mente & cervello è davvero bello e si occupa anche di questi temi che sto discutendo. Meno male, perché ultimamente sta rivista mi stava un po’ deludendo!)

Ma torniamo, per la terza volta a Sloterdijk. Egli snocciola il nodo teorico della libertà ebraico-cristiana. Facciamolo parlare:

 

«Anche se nel mondo balza agli occhi una fastidiosa negatività, la cui attribuzione alla causa prima divina deve restare tabù, l’intera cultura del discorso e l’igiene logica dei giochi linguistici biblico-ellenistici non devono essere messi in pericolo. In tal modo, per l’uomo, in quanto creatura dotata di libertà, aumenta il peso di un compito alla lettera sovrumano, atlantico: l’uomo è chiamato a portare la colpa di un intero mondo di sofferenze. La libertà umana sgrava dio dal problema di dover riconoscere un secondo principio accanto a sé come origine di ciò che non è stato intenzionalmente voluto da lui. Per questo la tradizione della vecchia Europa si definisce, e a ragione, come “umanistica”: essa doveva infatti riporre nell’uomo, e solo in esso, sia la possibilità di un accordo con dio e la natura, sia la tentazione del disaccordo. […] I cristiani si servono dell’uomo come di un concetto superiore e di un nascondiglio per l’inumano, vale a dire per tutto ciò che si oppone a dio. […] L’uomo appare per un’intera epoca come un essere che può mancare il suo appuntamento con dio, un appuntamento, che, come si sente dire, costituisce la sua umanità» (P. Sloterdijk, Non siamo ancora stati salvati. Saggi dopo Heidegger, Bompiani, Milano 2004, pag. 74).

 

Bene, ancora una volta è svelato innanzi tutto il tranello già visto da Max Stirner, ossia che l’umanità dell’uomo è considerata la sua divinità e che perciò l’umanismo è una religione (che forse coincide con il cristianesimo, per la menata del dio-uomo).

Ma che bellezza far rilucere l’ovvietà della libertà umana che infine è una subdola teodicea!

E c’è dell’altro! La libertà cristiana è intimamente paradossale, in quanto

 

«Si tratta della disastrosa paradossalità contenuta nell’idea secondo cui la propensione alla libertà rimane legata a un’aspettativa di ordinamento e di gerarchia. Di conseguenza l’uomo, come il suo mitico protettore, Satana, avrebbe potuto utilizzare senza colpe la sua libertà solo se avesse deciso di non usarla. Servirsi della libertà significa, al contrario, arrivare automaticamente alla rivolta e decidersi per la liberazione esistenziale». (Ivi, pag. 78).

 

I cristiani, dunque, o sono condannati o rimarranno schiavi a vita.

Ma ciò che mi inquieta di più è un rimando che fa Sloterdijk; nel rimando della nota 20 del secondo capitolo (precisamente a pag. 95), egli ci informa sulle:

 

«riflessioni di Michel Serres sul carattere impersonale e sovrapersonale del male e sulla costante tragica della condizione umana. Serres consiglia di coniugare il male attivo come un verbo impersonale: “Piove, gela, tuona”. “Da un nube fluttuante e permanente cadono, indifferentemente, danni su tutte le teste e su qualsiasi testa”» (ivi, pag. 332).

 

Caspita! Si dovrebbe dire che accade il male come se piovesse! Questo è riportate tutto alla natura, al cosmo! Si dovrebbe dire: “mala”, come quando si mette il capo fuori dalla finestra e si dice: “piove”.

Dunque, se mi concedete un giochetto, la “malavita” è un accadimento come il “nevica”. E la “malavita organizzata” è l’intera esistenza umana nel suo accadere.

 

Sono stato più lungo del (già lungo) solito, ma abbiate ancora un attimo di bontà. Solo due piccole segnalazioni.

La prima riguarda la mia iscrizione a questa grande community libresca che è anobii. Mi costa fatica mettergli dei libri perché con la connessione che mi ritrovo ci sta un sacco di tempo ad aprirmi una pagina. Comunque, visitate il sito; è davvero interessante. (Ringrazio Giovanni Polimeni, giacché è per suo tramite che ho conosciuto questo sito).

E infine, una piccola barbarie quotidiana di cui anch’io nella mia goffaggine e noncuranza da umano non mi ero accorto. Tramite un comunicato diffuso (anche) da Biuso si può riflettere di quanto danno facciano i botti di fine anno ai nostri amici animali. Leggete qui e capirete.

A presto!