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	<title>Cateno Tempio &#187; libri</title>
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		<title>Settanta letture degne di noia</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 15:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando si legge, non si vorrebbe fare altro. Nella vita, intendo: si vorrebbe solo leggere. Ascoltare gli innamorati è noioso, non si riesce a percepire quasi mai il fuoco che li arde. Chi vive di libri è animato da una simile fiamma. Per chi ascolta, il risultato sarà pressoché il medesimo. Da qualsiasi punto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Quando si legge, non si vorrebbe fare altro. <em></em>Nella vita, intendo: si vorrebbe <em>solo </em>leggere.</p>
<p>Ascoltare gli innamorati è noioso, non si riesce a percepire quasi mai il fuoco che li arde. Chi vive di libri è animato da una simile fiamma. Per chi ascolta, il risultato sarà pressoché il medesimo. Da qualsiasi punto di vista è la gente che annoia. Tanto spesso, più che l&#8217;inferno gli altri sono la noia.</p>
<p>I libri sono come gli altri. È gente che ti parla del fuoco che li anima. Leggere è di una noia mortale. Si potrebbe stare al sole, a godere della campagna e delle donne (o degli uomini, <em>si licet</em>); ci si ficca in stanze buie su sedie gibbose ad annoiarsi su pagine e pagine di caratteri minuscoli.</p>
<p>Eppure tutto, anche la noia, si può amare se conquistato a fatica. Così come si amano gli altri. L&#8217;amore per il prossimo è una noia conquistata a fatica.</p>
<p>In questo interessante 2011, <span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.anobii.com/catempio/books" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">ho letto settanta libri</span></a></span>. Come l&#8217;innamorato, vorrei parlarvi quasi di ognuno, per farvi convenire sui pregi, per dirvi che sì, magari ha questo difetto, e anche quell&#8217;altro, ma che io sono lo stesso innamorato, perché come lei non c&#8217;è nessuno.</p>
<p>Vi cedo un po&#8217; di noia. I miei consigli per l&#8217;anno <em>vecchio</em> sono questi:</p>
<ul>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788860303615/sloterdijk-peter-zzz99-perticari/devi-cambiare-la-tua.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">P. Sloterdijk, <em>Devi cambiare la tua vita</em></span></a></span></strong>: librone, per respiro e mole. Ne ho parlato diffusamente <span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.sitosophia.org/recensioni/devi-cambiare-la-tua-vita-peter-sloterdijk/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">qui</span></a></span>. Fondamentalmente è un libro sulla rivoluzione: perché la rivoluzione è senza contenuto, come questo libro, privo di indirizzi, nuovi valori o consigli. È pura forma: la rivoluzione è il <em>come</em>, che si declina in ascesi e virtuosismo. Il rivoluzionario è un acrobata.</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788806187316/littell-jonathan/benevole.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">J. Littel, <em>Le benevole</em></span></a></span></strong>: vi supplico, per il vostro bene, non leggetelo. È un capolavoro di mille pagine. Atrocità, sodomia, scatologia, discettazioni erudite. Se si vuole comprendere il nazismo, bisogna leggere questo libro. Se volete rimanere sani di mente, dedicatevi ad altro.</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788845910951/melville-herman/moby-dick-o-la.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">H. Melville, <em>Moby Dick</em></span></a></span></strong>: sui cosiddetti &#8216;classici&#8217; non bisognerebbe mai parlare. Difatti evito di consigliarli (si può &#8216;consigliare&#8217; un &#8216;classico&#8217;?). Tuttavia, l&#8217;ossessione della balena bianca spinge a non pensare ad altro, a non voler parlare d&#8217;altro. È il libro dei libri (ma come nella Biblioteca di Borges esistono tanti libri dei libri, che si differenziano per una lettera o per una virgola), è il mito che prende corpo e si fa balena, ossessione, religione, Leviatano.</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788870784596/deleuze-gilles/differenza-e-ripetizione.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">G. Deleuze, <em>Differenza e ripetizione</em></span></a></span></strong>: sostenere l&#8217;inutilità della filosofia, significa essere malamente aristotelici, oltre che polli spennati. E significa non avere letto questo libro. Siamo di fronte a qualcosa di paragonabile a una <em>Fenomenologia dello spirito </em>in cui il nostro tempo è appreso con il pensiero. Il rovesciamento del platonismo è sotto gli occhi di tutti (o almeno di chi ci vede). Deleuze lo ha colto, spiegato e anche indirizzato. L&#8217;epoca deleuziana prende nome da chi l&#8217;ha saputa decifrare. (Senza contare la strepitosa interpretazione dell&#8217;eterno ritorno.)</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788807818660/deleuze-gilles/logica-del-senso.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">G. Deleuze, <em>Logica del senso</em></span></a></span></strong>: come il gioco filosofico può farsi serio e mostrare che anche i concetti logici più astratti si incarnano nelle nostre esistenze. Il paese delle meraviglie, non è una novità, è la logica (paradossale) che guida le nostre esistenze. Si accede al paese delle meraviglie quando si riconosce il paradosso in cui siamo costantemente immersi.</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788804560234/rimbaud-arthur-zzz99-grange/opere-testo-francese-a.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">A. Rimbaud, <em>Opere</em></span></a></span></strong>: vale il discorso sui &#8216;classici&#8217;. Un musicista che ascolta Mozart non può non provare la sensazione di essere sconfitto, di non poter mai raggiungere quelle vette. Uno scrittore che legge Rimbaud vorrebbe bruciarsi con tutte le proprie carte. Avevi ragione, caro Rimbe, e lo dico con una lacrima a stento trattenuta; avevi ragione a dire tra atroci sofferenze: «<em>J&#8217;irai sous la terre, et toi tu marcheras dans le soleil</em>». Sei stato il mare svanito assieme al sole; sei stato per poco, troppo poco tempo, l&#8217;eternità.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>P.s. Segnalo <span style="color: #ff00ff;"><a href="http://www.davidetomasello.it/2011/12/31/2011-un-libro-a-settimana/" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">il post di Davide Tomasello</span></a></span>, scritto contemporaneamente al mio, all&#8217;insaputa l&#8217;uno dell&#8217;altro.</em></p>
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		<title>O j ty Galju, Galju molodaja</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 10:50:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Ci pensò su un attimo e intonò una canzone cosacca che conoscevo per averla sentita spesso in Ucraina, quella il cui ritornello fa, così allegramente, O, i ty Galja, Galja molodaja&#8230; e che racconta l&#8217;atroce storia di una fanciulla rapita dai cosacchi, legata a un pino per le lunghe trecce bionde e bruciata viva. Era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>«Ci pensò su un attimo e intonò una canzone cosacca che conoscevo per averla sentita spesso in Ucraina, quella il cui ritornello fa, così allegramente, <em>O, i ty Galja, Galja molodaja</em>&#8230; e che racconta l&#8217;atroce storia di una fanciulla rapita dai cosacchi, legata a un pino per le lunghe trecce bionde e bruciata viva. Era magnifica. L&#8217;uomo cantava, con il viso levato verso di me: gli occhi, di un azzurro scolorito, brillavano dolcemente attraverso l&#8217;alcol e la sporcizia; le guance, invase da una barba rossastra, tremavano; e la voce di basso arrochita dal cattivo tabacco e dal bere saliva chiara e pura e ferma e cantava una strofa dopo l&#8217;altra, come se non avesse dovuto fermarsi mai. I tasti della fisarmonica gli ticchettavano sotto le dita. Sulla banchina l&#8217;agitazione era cessata, la gente lo guardava e lo ascoltava, un po&#8217; stupita, anche quelli che poco prima lo avevano trattato duramente, catturati dalla semplice e incongrua bellezza di quella canzone. [...] Dietro di me, sulla piattaforma, molti soldati, erano usciti dagli scompartimenti per ascoltarlo: sembrava che non finisse mai, dopo ogni strofa ne attaccava un&#8217;altra, e non volevamo che smettesse. Poi finì e senza nemmeno aspettare altre offerte continuò a camminare verso il vagone successivo, e intanto sotto i miei stivali la gente si disperdeva o riprendeva le sue attività o la sua attesa.» (J. Littel, <em>Le benevole</em>, tr. it. di M. Botto, Einaudi, Torino 2008, pag. 332).</p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Cinquantotto passi nell&#8217;oltretomba</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jan 2011 16:53:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tempo merita d&#8217;essere scandito dai libri. All&#8217;evanescenza degli attimi, opponiamo la consistenza della parola scritta. Ogni libro sta come un piolo nella scala del tempo; un segnavia che interrompe lo scorrere per le strade del divenire. La strada è un attrezzo, uno strumento. Si sosta ai crocicchi, i trivi ove s&#8217;incontrano gli spettri, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Il tempo merita  d&#8217;essere scandito dai libri. All&#8217;evanescenza degli attimi, opponiamo la  consistenza della parola scritta. Ogni libro sta come un piolo nella  scala del tempo; un segnavia che interrompe lo scorrere per le strade  del divenire. La strada è un attrezzo, uno strumento. Si sosta ai  crocicchi, i trivi ove s&#8217;incontrano gli spettri, le biforcazioni che  sono epifanie dell&#8217;oltretomba nella noia quotidiana. Su ogni <em>kreuzweg</em> sta scritto che la vita è un mezzo per la conoscenza. Questa, però, non  si può ottenere, afferrare. Quando giunge a compimento, si comprende  che non c&#8217;è nulla da sapere e subito la si ricopre d&#8217;un manto opaco. Se  la si afferra e afferma, si muore.</p>
<p><a href="http://www.anobii.com/catempio/books" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Nel 2010 ho letto 58 libri</span></a> (compreso qualche bel fumetto). La lettura di un libro è un passo nell&#8217;oltretomba. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=wnNOMdO5lkw" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Muoia Sansone con tutti i Filistei</span></a>: voglio affossarvi con me, suggerendovi la lettura di alcuni tra i libri che più ho apprezzato nell&#8217;ultimo anno.</p>
<ul>
<li><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/operaio-junger-ernst-guanda/libro/9788882462284" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">E. Jünger, <em>L&#8217;operaio</em></span></a>.  A quel che mi diceva Raciti, la traduzione di questo libro è pessima.  Tuttavia l&#8217;effetto che produce è lo stesso sconvolgente. A ridosso della  fatale ascesa di Hitler al potere, Jünger ci mostra la spaventosa forza  che si sostituisce al borghese: l&#8217;operaio, la cui forma è il lavoro  nell&#8217;epoca della mobilitazione totale. L&#8217;individuo così è sostituito dal  tipo. La forma del lavoro è onnicomprensiva, totale, appunto. Vengono i  brividi a leggere pagine che sembrano ancora tanto profetiche e temibili.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/barone-rampante-calvino-italo-mondadori/libro/9788804370857" target="_blank"><span style="color: #339966;">I. Calvino, <em>Il barone Rampante</em></span></a>.  Il più bel libro di Calvino, commovente, divertente, affascinante,  strambo, melanconico, profondo. Come sempre la saggezza è prerogativa  della folle coerenza, fino in fondo, fino alla morte.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/viaggio-termine-notte-celine-louis/libro/9788879720175" target="_blank"><span style="color: #666699;">L.F. Céline, <em>Viaggio al termine della notte</em></span></a>.  Io che appartengo alla risma dei proustiani non posso non apprezzare  l&#8217;anti-Proust per eccellenza. Questo romanzo scuote fin nelle  fondamenta; ora cinico, ora sentimentale ma mai patetico, Céline ha  mostrato quanto la vita possa fare schifo eppure quanto la si possa  amare lo stesso. Si possono amare anche donne orrende; si può amare  anche la vita.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/post-scriptum-comunista-groys-boris/libro/9788883536731" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">B. Groys, <em>Post scriptum comunista</em></span></a>.  Libro platonico, rimette sui piedi la dialettica rovesciata della  contemporaneità. Il comunismo viene indicato come il predominio del  pensiero sull&#8217;economia. Leggendo questo libro si comprendere bene perché  un pensatore non può che essere comunista. Il pensiero è politica; la  politica pensata è comunismo. L&#8217;universalità economica del capitalismo  ha bisogno di annientare il concorrente; la totalità comunista, invece,  permette la sussistenza della diversità, la lascia &#8211; <em>in pace</em>. Il comunismo come coesistenza di contraddizioni. Verrebbe da dire: il comunismo come casa di Ade.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/sapienza-greca-dioniso-apollo-eleusi/libro/9788845907616" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">G. Colli, <em>La sapienza greca</em>, voll. 3</span></a>.  Non solo per la traduzione, per la nuova scelta, per le aggiunte, per  frammenti completamente inusuali; ma i tre libri sono fondamentali anche  per le introduzioni, l&#8217;apparato critico e il commento. L&#8217;uomo è un  animale teso tra il dionisiaco e l&#8217;apollineo. La conoscenza è una  tenzone, un&#8217;avventura che si svolge tra estasi, mantica, enigmi, sfide  mortali. La conoscenza è un inganno. È una guerra. E il sapiente è un  guerriero che sa difendersi bene.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/regno-gloria-genealogia-teologica-economia/libro/9788833919690" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">G. Agamben, <em>Il regno e la gloria. Per una genealogia teologica dell&#8217;economia e del governo</em></span></a>. Il linguaggio teologico della cristianità, da Paolo in poi, è calcato sulla <em>oikonomia</em> greca. Ne deriva che l&#8217;esercizio della potestà divina sul mondo è  svolto seguendo metodi economici. Il rapporto tra Padre e Figlio è  economia. Dio Padre si incarna nella storia pianificando un&#8217;economia.  Tra le tante notevoli suggestioni e le centinaia di riferimenti precisi e  rigorosi, Agamben tenta di capire perché la gloria è necessaria al  potere. Alla fine del libro sorge inevitabilmente la domanda se il  destino economico dell&#8217;occidente sia un portato della cristianità.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/persuasione-retorica-michelstaedter-carlo-adelphi/libro/9788845904929" target="_blank"><span style="color: #993366;">C. Michelstaedter, <em>La persuasione e la rettorica</em></span></a>.  Solitario, giovane, eppure con la sapienza di un saggio della Grecia  arcaica, Carlo Michelstaedter si staglia immenso sull&#8217;orizzonte del  pensiero. La prima parte è paragonabile a <em>L&#8217;unico</em> di Max Stirner. La seconda è profonda quanto i <em>Discorsi</em> di Rousseau e la <em>Genealogia della morale</em> di Nietzsche; e di queste è compagna: <em>Poi la vita s&#8217;incarica di stordirli; l&#8217;esser vivi si fa un&#8217;abitudine &#8211; le cose che non attraggono non si guardano più, le altre sono strettamente concatenate, la trama si fa uguale &#8211; il bambino si fa uomo &#8211; le ore degli spaventi sono ridotte al sordo continuo misurato dolore che stilla sotto a tutte le cose. Ma quando per ragioni che non stanno in loro, il lembo  della trama si solleva, anche gli uomini conoscono le spaventevoli soste.</em></li>
</ul>
<p>La conoscenza va coperta. La verità è <em>insopportabile</em>. Un manto deve ricoprire l&#8217;<em>aletheia</em>. L&#8217;inganno delle nostre parole, gli abbellimenti <em>rettorici</em>, sono una coperta, un sotterfugio di chi vorrebbe e non vorrebbe. Conosciamo la verità come si fa all&#8217;amore con una donna brutta: sotto le coperte, con la luce spenta.</p>
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		<title>Un anno con Swinden</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 12:40:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo blog ha compiuto un anno. Il primo post titolava Da che nasciamo si può solo peggiorare. Tanto è vero che la mia attività di blogger è notevolmente peggiorata, non so più di che scrivere. Forse non è essenzialmente un male. Magari al calare della quantità s&#8217;accrescesse la qualità! Qui vengono a mancare e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Questo blog ha compiuto un anno. Il primo post titolava <em><a href="http://www.catenotempio.eu/2008/12/26/10" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Da che nasciamo si può solo peggiorare</span></a>. </em>Tanto è vero che la mia attività di blogger è notevolmente peggiorata, non so più di che scrivere. Forse non è essenzialmente un male. Magari al calare della quantità s&#8217;accrescesse la qualità! Qui vengono a mancare e la prima, e soprattutto la seconda. L&#8217;anno è andato; sono successe tante cose, ma ne fosse successa una! Ciò che è degno di nota <a href="http://www.catenotempio.eu/ecce-vita-mea" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">lo troverete nell&#8217;apposita pagina</span></a>.<br />
In buona sostanza, vi sono stati due eventi cruciali; le uniche cose importanti hanno a che fare con il pensiero. Codesto trascorso è stato l&#8217;anno del <em><a href="http://www.catenotempio.eu/tag/tristan-und-isolde" target="_blank"><span style="color: #3366ff;">Tristan und Isolde</span></a></em> (e lacrime non ve ne posso mostrare, quindi preferisco tacere) e della traduzione di <em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/an-enquiry-into-nature-and/book/9781104611910" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">An Enquiry into the Nature and Place of Hell</span></a></em> di Tobias Swinden. Magari, se vi interessa (vi interessa? Ditemi), dedicherò il prossimo post alla traduzione, ossia a cosa può servire, cosa si impara, come ci si rompe il sederino e perché è importante. La mia faciloneria mi ha fatto impiegare tutto il 2009 per tradurre quel libro.<br />
Questo con Swinden, tuttavia, è stato un anno di intense anche se non numerosissime letture (eh, la traduzione richiede molto tempo e sottrae tante energie).  Perciò ho pensato bene di spendere qualche parola per consigliarvi i libri che più ho apprezzato negli ultimi dodici mesi per certi versi massacranti. Sono tutti libri che ho letto con vivo piacere e con squadramento di sedere per la tesi.</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/demoni-meridiani-caillois-roger-bollati/libro/9788833911380" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;">R. Callois, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/demoni-meridiani-caillois-roger-bollati/libro/9788833911380" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;">I demoni meridiani</span></a></em>: il meriggio è l&#8217;ora dei defunti, quando le anime dei morti vagano sulla terra. Allo stesso tempo, il mezzogiorno è l&#8217;ora del panico: Pan e le ninfe possono impossessarsi del pastore che si assopisce al sole (o magari si masturba guardando le capre) intorpidendolo, paralizzandolo, portandolo quasi alla morte: l&#8217;insolazione. Un libro interessante perché ci fa addentrare nella vita bucolica della grecità, dove demoni, pulsioni, panico e divinità coesistono e si impadroniscono dell&#8217;esistenza umana.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/corpo-spirituale-terra-celeste-iran/libro/9788845906619" target="_blank"><span style="color: #cc99ff;">H. Corbin, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/corpo-spirituale-terra-celeste-iran/libro/9788845906619" target="_blank"><span style="color: #cc99ff;">Corpo spirituale e Terra celeste. Dall&#8217;Iran mazdeo all&#8217;Irna sciita</span></a></em>: l&#8217;immaginazione è quella facoltà che permette di saldare materia e spirito; l&#8217;occidente ha perduto questa facoltà, l&#8217;ha definita robaccia da poeti; questo libro è un viaggio nel <em>mundus immaginalis.</em> Per l&#8217;uomo, accedere a questo mondo, è rivestirsi di quella che l&#8217;autore chiama sofianità, ossia la personificazione della sapienza, il corrispettivo di ciò che la mistica musulmana chiama fatimianità. Leggere le pagine di Corbin è camminare nella Terra Celeste.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/maestri-verita-grecia-arcaica-detienne/libro/9788842088172" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">M. Detienne, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/maestri-verita-grecia-arcaica-detienne/libro/9788842088172" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">I maestri di verità nella Grecia arcaica</span></a></em>: un&#8217;analisi dei cambiamenti culturali e sociali dovuti alla trasformazione del concetto di verità, dai re di giustizia, poeti e profeti fino alla nascita della filosofia.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/dea-bianca-grammatica-storica-mito/libro/9788845923593" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">R. Graves, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/dea-bianca-grammatica-storica-mito/libro/9788845923593" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">La Dea bianca. Grammatica storica del mito poetico</span></a></em>: quando leggi un libro del genere ti chiedi se è mai possibile che un uomo conosca tutte queste cose e le maneggi con una disinvoltura tale che solo la profondità può consentire. Il mito è radiografato, ma non in maniera scientifica, bensì, a sua volta, in maniera mitica: è un libro mitico. Le tradizione convergono, l&#8217;alfabeto è ciò che sostiene la struttura del testo; non un alfabeto particolare, ma l&#8217;alfabeto in sé. Il mito e la storia si rivelano due facce della stessa medaglia. Dove c&#8217;è scienza, però, non c&#8217;è storia.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/sogno-mondo-infero-hillman-james/libro/9788845918186" target="_blank"><span style="color: #ff9900;">J. Hillman, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/sogno-mondo-infero-hillman-james/libro/9788845918186" target="_blank"><span style="color: #ff9900;">Il sogno e il mondo infero</span></a></em>: un&#8217;interpretazione dei sogni a rovescio che rimette sui piedi ciò che era stato messo sulla testa. Il sogno non va interpretato; farlo significa guardarlo da una prospettiva diurna, ossia del regno supero, il regno dei vivi; il sogno, invece, appartiene al mondo notturno, al regno inferno. Ciò che conta non è l&#8217;interpretazione, ma l&#8217;esperienza che si fa dopo l&#8217;esperienza del sogno.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/reality-peter-kingsley-golden-sufi/book/9781890350093" target="_blank"><span style="color: #00ccff;">P. Kingsley, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/reality-peter-kingsley-golden-sufi/book/9781890350093" target="_blank"><span style="color: #00ccff;">Reality</span></a></em>: forse il libro più importante, perché ciò che dice il titolo è vero: Kingsley scrive la realtà. Non vorrei essere azzardato, ma vi sono passi così stringenti sulla realtà come li ho trovati solo in Spinoza. Aggiungete a questo il fascino delle interpretazioni di Parmenide ed Empedocle; insomma, un libro che va assolutamente letto (è in inglese, eh? <img src='http://www.catenotempio.eu/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=':wink:' class='wp-smiley' />  ).</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/discesa-ade-resurrezione-zolla-elemire/libro/9788845917363" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">E. Zolla, </span></a><em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/discesa-ade-resurrezione-zolla-elemire/libro/9788845917363" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">Discesa all&#8217;Ade e resurrezione</span></a></em>: Zolla ha la capacità di svelare il vero senso dell&#8217;esoterismo, senza cedere a facilonerie abbindolatorie; ho capito cos&#8217;è la magia, cosa può significare un simbolo e cosa sono la catabasi e l&#8217;anastasi leggendo queste pagine; scusate se è poco.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente quest&#8217;anno ho letto tanti altri libri, più o meno interessanti; ma se ho scelto questi è perché vale davvero la pena di leggerli. Pertanto, se mai aveste qualche dubbio su cosa leggere, spero che questo brevissimo elenco possa in qualche modo aiutarvi.<br />
Da che nasciamo si può solo peggiorare.</p>
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		<title>Le Vie dei Canti</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 13:35:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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		<description><![CDATA[Se c&#8217;è una cosa che la malattia (la depressione ipocondriaca) insegna è che tutte le promesse di slanci alla vita svaniscono quando si &#8216;guarisce&#8217;; con la salute si riacquista l&#8217;apatia: perdendo la pato-logia si smarrisce il sentire. Il principe Myškin, l&#8217;idiota di Dostoevskij, si prometteva di vivere intensamente ogni istante, dopo aver ricevuto la grazia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Se c&#8217;è una cosa che la malattia (la depressione ipocondriaca) insegna è che tutte le promesse di slanci alla vita svaniscono quando si &#8216;guarisce&#8217;; con la salute si riacquista l&#8217;apatia: perdendo la pato-logia si smarrisce il <em>sentire</em>. Il principe Myškin, l&#8217;idiota di Dostoevskij, si prometteva di vivere intensamente ogni istante, dopo aver ricevuto la grazia dalla condanna a morte, ma il proposito risultava vano, perché la vita ritornava a fluire con la stessa soffice e per lo più insignificante intensità di prima; citando Dostoevkij e dopo aver vissuto la medesima esperienza, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alexandros_Panagulis" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Alekos Panagulis</span></a> era della stessa opinione.<br />
Non è diverso per la mia &#8216;guarigione&#8217;, per il mio ritorno alla vita salubre; se in ogni salute ci fosse salvezza, quest&#8217;ultima sarebbe una cosa ben misera. Eppure, come il sano non apprezza la salute finché non gli manca, così il malato non apprezza la malattia finché non lo abbandona.<br />
Ritorno dunque a vivere. Ritornano i ritmi serrati di lettura: <em>L&#8217;uomo greco </em>di Pohlenz, tre fiabe lunghe di Hoffmann, <em>I demoni meridiani</em> di Caillois (stupendo, un libro magnifico), <em>La dottrina dell&#8217;immortalità della teologia orfica </em>di Bachofen ed ora sono alla prese col densissimo e indescrivibile <em>La Dea bianca</em> di Graves. (Chi volesse tenersi aggiornato sulle mie letture può seguirle su <a href="http://www.anobii.com/catempio/books" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">aNobii</span></a>). Tra letture e traduzione del libro di Swinden non è che mi resta molto tempo per fare altro; solo un paio d&#8217;ore per le ripetizioni che do il pomeriggio.<br />
La sera, tuttavia, anziché perdere tempo appresso alla televisione, mi sono dedicato alla lettura di un libro che consiglio soprattutto al <a href="http://www.sitosophia.org" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">circolo di Catania</span></a>. Si tratta di un romanzo, anche se definirlo così è un po&#8217; riduttivo; è piuttosto un diario, una narrazione documentaristica, che accoglie al suo interno appunti filosofici e spunti antropologici.<br />
Si tratta di <em>Le Vie dei Canti</em> di Bruce Chatwin (Adelphi, Milano 2007). L&#8217;autore (che è pure il protagonista) si reca in Australia e lì riesce a penetrare i segreti degli aborigeni riguardo a ciò che dà il titolo all&#8217;opera: le vie dei canti sono percorsi in terra australiana in cui gli aborigeni riescono ad orientarsi facilmente anche se non li hanno mai visti; ci riescono cantando. Hanno schemi base (o grammatiche musicali di base) che gli permettono di orientarsi tramite il canto. Questo canto è così legato al movimento che un aborigeno in macchina per ripercorrere una via deve cantarla a velocità insostenibile, perché l&#8217;auto procede molto più velocemente del canto (che è sincronizzato ai circa sei chilometri orari del passo umano); in macchina le rocce ed i punti di riferimento del canto scorrono troppo veloci.<br />
In questo contesto, Chatwin analizza il movimento, nella fattispecie quello dovuto all&#8217;impulso irrefrenabile che taluni, come egli stesso, provano e che li porta a viaggiare senza sosta. Possiamo sintetizzare la questione così, con parole che non compaiono nell&#8217;opera di Chatwin: il movimento è la pace, o quantomeno ne è la sua condizione. Siamo abituati a considerare come strettamente connessi pace e quiete, stasi, immobilità. La tesi di Chatwin è assolutamente opposta.<br />
Senza addentrarci troppo sul fatto che Chatwin considera l&#8217;uomo una specie che per natura è dedita al movimento e che quando sta ferma soffre (tra gli esempi, quello del neonato che piange fino a che non è cullato ad una certa velocità), citiamo soltanto alcuni brani più prettamente antropologici:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Come regola biologica generale, le specie migratorie sono meno &#8220;aggressive&#8221; di quelle sedentarie. C&#8217;è una ragione ovvia perché sia così: la migrazione, come il pellegrinaggio, è di per se stessa il duro cammino: un itinerario &#8220;livellatore&#8221; in cui i più forti sopravvivono e gli altri cadono lungo la strada. Il viaggio perciò vanifica il bisogno di gerarchia e di sfoggi di potere. Nel regno animale i &#8220;dittatori&#8221; sono quelli che vivono in un ambiente di abbondanza. I &#8220;briganti&#8221; sono, come sempre, gli anarchici.</span> (pag. 360)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Le spinte &#8220;aggressive&#8221;, pertanto, sembrano essere inversamente proporzionali al movimento. La sedentarietà dà luogo alla gerarchia; il massimo della stasi sarebbe dunque la dittatura. Che il conservatorismo sia diretta conseguenza della stasi e che quindi faccia il paio con la gerarchia e la dittatura pare confermato da un altro brano:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">In <em>Aranda Traditions</em> Strehlow contrappone due popolazioni dell&#8217;Australia centrale: una sedentaria e una mobile. Gli Aranda, che vivevano in una ragione di pozzi sicuri e di selvaggine abbondante, erano arciconservatori: avevano cerimonie immutabili, iniziazioni cruente e punivano il sacrilegio con la morte. [...] Gli Aranda erano tanto limitati quanto la popolazione del deserto occidentale era di larghe vedute. Questi nomadi prendevano liberamente in prestito canti e danze, e pur non amando meno lo loro terra erano sempre in movimento. «Di questa popolazione la cosa che colpiva di più» scrive Strehlow «era la risata pronta. Erano persone contente e allegre, che si comportavano come se non avessero mai avuto una preoccupazione al mondo.»</span> (pag. 361)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Da un lato, dunque, la sedentarietà e l&#8217;aggressività. Dall&#8217;altro che cosa?<br />
Precedentemente Chatwin aveva proposto una sua ipotesi antropologica e ne aveva parlato anche a Konrad Lorenz. Di solito, argomenta, si presuppone che l&#8217;uomo sia aggressivo, belluino, assassino; immaginiamo invece che l&#8217;uomo sia stato a lungo in una condizione esattamente opposta:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Supponiamo invece che i primi uomini fossero sottomessi, vessati, accerchiati, raccolti in poche e frammentarie comunità, perennemente intenti a scrutare l&#8217;orizzonte nella speranza di veder giungere un aiuto, abbrancati alla vita e agli altri uomini durante gli orrori della notte. In questo caso tutti gli attributi che diciamo &#8220;umani&#8221;, il linguaggio, la composizione dei canti, la condivisione del cibo, i doni, le parentele, cioè tutte le spontanee manifestazioni di solidarietà che tengono in equilibrio la società e aboliscono l&#8217;uso della forza tra i suoi membri e che assolvono senza intoppi alla loro funzione solo se vige l&#8217;equivalenza &#8211; tutte queste cose non potrebbero esser state sviluppate tra mille avversità come stratagemmi per sopravvivere e scongiurare la minaccia dell&#8217;estinzione? E sarebbero per questo meno istintive o più specificamente orientate? Una teoria della difesa non spiegherebbe forse perché, a lungo andare, combattere una guerra di offesa diventa impossibile? E perché i prepotenti non vincono mai? </span>(pagg. 294-295)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo, dunque, sarebbe un animale mobile e difensivo. Con questo, il movimento non sarebbe mai, in nessun caso, volto al progresso, allo sviluppo, all&#8217;evoluzione. Il movimento difensivo è semmai una fuga, un tornare indietro. La meta delle vie dei canti sta all&#8217;inizio del cammino; ogni movimento è rivolto alla sua origine, anzi all&#8217;Origine. Chatwin individua la meta nell&#8217;incedere originario del Primo Uomo, questo Adamo specifico, il primo <em>Homo sapiens</em> che disse &#8220;Io sono&#8221; e che ad ogni passo dava il nome ad un fiore, poi ad un altro e un altro ancora. Si forma così il primo canto; la seconda strofa comincia con il verbo. Da qui si giunge perfino all&#8217;origine del linguaggio ed alla possibilità dell&#8217;orientamento tramite il canto:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Tutti gli animali &#8211; insetti, uccelli, mammiferi, delfini, pesci e balene megattere &#8211; hanno un sistema di navigazione detto &#8220;triangolazione&#8221;. I misteri della struttura innata della frase postulata da Chomsky diventano semplicissimi se si pensano come triangolazione umana: soggetto, oggetto, verbo.</span> (pag. 373)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il libro si conclude col ritorno al luogo in cui si è generati. L&#8217;ultima visione sono tre vecchi aborigeni, che per la malattia avevano perso barba e capelli. Salute e malattia, insieme.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Sì. Stavano bene. Sapevano dove stavano andando, e sorridevano alla morte sotto l&#8217;ombra di un eucalipto.</span> (pag. 390)</p>
</blockquote>
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		<title>Peregrinus e Röschen</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:14:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando Peregrinus bussò alla porta di Lämmerhirt una dolce voce di donna esclamò: «Avanti!». Peregrinus aprì la porta, gli si fece incontro una fanciulla che si trovava sola nella stanza e gli domandò in cosa potesse servirlo. Basti dire al benevolo lettore che la fanciulla poteva avere circa diciotto anni, era più alta che bassa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify;">Quando Peregrinus bussò alla porta di Lämmerhirt una dolce voce di donna esclamò: «Avanti!». Peregrinus aprì la porta, gli si fece incontro una fanciulla che si trovava sola nella stanza e gli domandò in cosa potesse servirlo.<br />
Basti dire al benevolo lettore che la fanciulla poteva avere circa diciotto anni, era più alta che bassa, slanciata e perfettamente proporzionata, aveva capelli castano chiari, occhi azzurro scuri e una pelle che pareva un tenero tessuto di gigli e rose. Più di tutto colpiva però il fatto che il volto esprimeva quel dolce mistero della purezza verginale, quel fascino celeste e sublime che qualche antico pittore tedesco ha colto nei suoi dipinti.<br />
Non appena Peregrinus ebbe guardato negli occhi la soave fanciulla ebbe la sensazione di essere stato avvolto da lacci opprimenti, sciolti da una potenza benefica e credette di vedere davanti a sé l&#8217;angelo della luce, al cui braccio sarebbe entrato nel regno dell&#8217;indicibile voluttà amorosa e dello struggimento. La fanciulla, arrossendo dinanzi allo sguardo fisso di Peregrinus e abbassando costumatamente gli occhi, chiese nuovamente cosa desiderasse il signore. [...]<br />
Poi un grazioso sorriso illuminò come una dolce alba il viso della fanciulla che si profuse in ringraziamenti e benedizioni perché Peregrinus era il benefattore del padre e della madre e non solo per questo &#8211; no! &#8211; per la sua bontà, la sua gentilezza, il modo in cui il Natale precedente aveva fatto quei doni ai bambini spargendo gioia e felicità e recando loro la pace e la felicità del cielo. [...]<br />
La fanciulla, dopo che Peregrnius si fu seduto meccanicamente nella larga poltrona di Lämmerhirt, prese la sua sedia, Peregrinus allora, per un&#8217;istintiva gentilezza saltò su e cercò di avvicinarle la sedia stessa, accadde però che al posto dello schienale afferrasse la mano della fanciulla e stringendo lievemente quel gioiello ebbe l&#8217;impressione di percepire una quasi impercettibile pressione da parte di lei. «Micio, micio, cosa fai!». Con queste parole la fanciulla si voltò e raccolse dal pavimento un gomitolo che il gatto teneva tra le zampe anteriori, iniziando a intrecciare una mistica trama. Poi, con infantile disinvoltura, afferrò il braccio di Peregrinus immerso nell&#8217;estasi celestiale, lo condusse alla poltrona e lo pregò ancora una volta di sedersi, mentre ella stessa gli sedeva di fronte e metteva mano a un qualche lavoro femminile. Peregrinus beccheggiava nella tempesta di un mare infuriato. «Oh principessa!», la parola gli sfuggì senza nemmeno sapere come. La fanciulla lo guardò tutta spaventata ed egli ebbe l&#8217;impressione di aver peccato nei confronti di quella bellezza, al che esclamò nel tono più dolce e malinconico: «Mia carissima, adorata <em>mademoiselle</em>!».<br />
La fanciulla arrossì e disse con soave pudore verginale: «I genitori mi chiamano Röschen, chiamatemi anche voi così, caro signor Peregrinus, perché anch&#8217;io sono una di quei bimbi ai quali avete dimostrato tanta benevolenza e dai quali venite sommamente ammirato».<br />
«Röschen!», esclamò Peregrinus completamente fuori di sé; stava per gettarsi ai piedi della soave fanciulla e a malapena si trattenne.<br />
(E. T. A. Hoffmann, <em>Maestro Pulce</em>, in <em>Fiabe</em>, Newton &amp; Compton, Milano 1997, pagg. 274-275)</p></blockquote>
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		<title>Gli aborti.</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 12:19:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Autoritratto - Govoni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: left;">
<p style="text-align: justify;">Quello strano crogiolo che è l&#8217;opera poetica di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_Govoni" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">Corrado Govoni</span></a> comprende (o non comprende, manca di comprendere) una raccolta che al primo assaggio scivola quasi senza lasciare sapore in bocca, ma fa sentire il retrogusto amaro e cianfrusagliescamente malinconico anche dopo anni (come infatti mi è accaduto: lessi quei versi circa sette anni fa, non avrei mai creduto di poterli ricordare e invece in questi giorni sono riaffiorati da chissà quale oscuro meandro della memoria).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Autoritratto - Govoni" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/08/govoniitaliano-254x300.jpg" alt="Autoritratto - Govoni" width="226" height="268" /></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: justify;">È la raccolta dell&#8217;impossibilità del compimento, di ciò che è necessariamente spezzato, inconchiuso; la raccolta titola: <em>Gli aborti</em>. Eccone uno:</p>
<blockquote style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><span style="color: #00ff00;"><em>Le dolcezze</em></span></p>
<p><span style="color: #00ff00;">Le domeniche azzurre della primavera.<br />
La neve sulle case come una parrucca bianca.<br />
Le passeggiate degli amanti lungo il canale.<br />
Fare il pane la mattina di domenica.<br />
La pioggia di Marzo che batte sui tegoli grigi.<br />
Il glicine fiorito su pel muro.<br />
Le tende bianche alle finestre del convento.<br />
Le campane del sabato.<br />
I ceri accesi davanti alle reliquie.<br />
Gli specchi illuminati nelle camere.<br />
I fiori rossi sopra la tovaglia bianca.<br />
Le lampade d&#8217;oro che s&#8217;accendono la sera.<br />
I crepuscoli di sangue che muoion sulle mura.<br />
Le rose sfogliate sul letto dei malati.<br />
Suonare il pianoforte un giorno di festa.<br />
Il canto del cuculo nella campagna.<br />
I gatti sopra i davanzali.<br />
Le candide colombe sui tetti.<br />
Le malve nelle pentole.<br />
I mendicanti che mangian sulle soglie delle chiese.<br />
I malati al sole.<br />
Le bambine che si pettinano l&#8217;oro al sole sulle porte.<br />
Le donne che cantano alle finestre.</span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ora, ovviamente siamo tutti degli aborti, qualcosa che potremmo essere stati e che invece non siamo; tuttavia, l&#8217;essere aborti è nella nostra natura, ci è tanto essenziale da non poter essere altrimenti. Non possiamo essere altrimenti che aborti; non potremmo essere diversamente che aborti. Ma se l&#8217;aborto è un non poter essere, allora non possiamo essere che non poter essere: in ciò sta la nostra natura abortiva, la nostra intima contraddizione.<br />
Spesso, dunque, mi ritrovo in malinconie sconclusionate, in meditazioni di aborti, appunto; in aggiunta, non sono poche le volte in cui dico, anche scherzando: &#8220;Ah, io avrei dovuto fare&#8230;&#8221;, completando di volta in volta la frase con: &#8220;il comico&#8221;, &#8220;l&#8217;attore&#8221;, &#8220;il ballerino&#8221;, &#8220;la rock star&#8221;, &#8220;il regista&#8221;, &#8220;il cabarettista&#8221;, &#8220;il filologo&#8221;, &#8220;il ciclista&#8221;, &#8220;il musicista&#8221;, &#8220;il cestista&#8221; e così via.<br />
I miei aborti, che proporrò così come verranno mentre li scriverò, sono pertanto l&#8217;intreccio di malinconie e &#8216;avrei dovuto fare&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffff00;">Il cuginetto invitato a pranzo.<br />
I pomodori e il basilico di ritorno dalla campagna.<br />
La sabbia, la carriola, le pietre.<br />
Il volto appena struccato dopo un compleanno di un bambino.<br />
Una sera d&#8217;amore in macchina mentre piove.<br />
L&#8217;entusiasmo per la poesia prima dei vent&#8217;anni.<br />
Gli sketch con Ambra.<br />
L&#8217;odore dell&#8217;armadietto dei palloni da basket.<br />
La cicatrice sul ginocchio.<br />
L&#8217;ape che mi vola attorno al lago.<br />
Presentare la fidanzatina ai nonni.<br />
La lite del 25 aprile 2003.<br />
I fiori coltivati ai bordi dell&#8217;orto.<br />
Risalire in bicicletta dopo una caduta.<br />
I sorrisi da gattina di Erika.<br />
Uscire odorando i fiori ancora inebriato dal corpo di una donna.<br />
I gradini, le lentiggini e l&#8217;ombrello arancione come un tetto di luce d&#8217;acqua.<br />
La prima lettura di <em>Tonio Kröger</em>.<br />
Lo stornello che cova in un giardino abbandonato.<br />
L&#8217;attesa di un giorno di neve.<br />
Gli occhi di E.</span></p>
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		<title>Di schifo, pigrizia e Tristan.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 18:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I post si diradano come i giorni in cui riesco a racimolare due spiccioli di senso da spendere in esistenza. Gli alti e i bassi, le esaltazioni e le depressioni, eleganza e squallore, lucidità e offuscamento si alternano, certo, ma neanche equamente; le maggiori profondità &#8211; gli abissi &#8211; sono prerogativa dei termini negativi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">I post si diradano come i giorni in cui riesco a racimolare due spiccioli di senso da spendere in esistenza. Gli alti e i bassi, le esaltazioni e le depressioni, eleganza e squallore, lucidità e offuscamento si alternano, certo, ma neanche equamente; le maggiori profondità &#8211; gli <em>abissi</em> &#8211; sono prerogativa dei termini negativi di queste coppie.<br />
Il successo mi debilita, di qualunque tipo sia; la solitudine mi sconforta; la gente mi infastidisce; tanto più faccio, quanto più distruggo. Il mare mi schifa; le panze e gli ombrelloni mi nauseano; il sudore, le abbronzature, gli oli, le creme, l&#8217;acqua del mare mi danno il voltastomaco.<br />
Ciò che mi trattiene dall&#8217;edonismo più sfrenato è la pigrizia; tutto è vano ed ogni azione è inutile. Non mi importa di niente.</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">Con questa razza di giudizio e di critica che si trova oggi in Italia, coglione chi si affatica a pensare e a scrivere.</span> (G. Leopardi, Lettera ad Antonio Papadopoli, Pisa 25 Febbraio 1828)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unico motivo per leggere e scrivere è il mio piacere, nient&#8217;altro. Per quale altro scopo? La cultura non ha mai salvato nessuno, dell&#8217;umanità me ne frego, dopo morto sarò meno che niente.<br />
Un libro illuminante, capace di schiudere le porte del meraviglioso perché ci svela ciò che abbiamo perduto, ossia il <em>mundus imaginalis</em>, mi ha avvolto e affascinato, sebbene poi in fondo mi sembri una sciocchezza, un&#8217;illusione come un&#8217;altra, solo un esercizio per schiuderci nuovi orizzonti di pensiero (e non è per nulla poco). Ne riporto un passo:</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #008000;">Fatimiya, termine astratto che tradotto letteralmente dà qualcosa come &#8216;fatimianità&#8217;, ma che il termine &#8216;sofianità&#8217; esprime ancor più direttamente non appena noi riconosciamo nella persona eterna di Fatima la Splendente colei che altrove è chiamata Sophia. [...]<br />
E&#8217; la Sophia del mazdeismo e la tipificazione della Terra celeste. Spandarmat-Sophia è la &#8216;padrona di casa della Dimora&#8217;, è la Dimora stessa come Arcangelo femminile della Terra che è Terra di Luce. [...] Rivestirsi di questa sofianità è per l&#8217;essere umano accedere fin d&#8217;ora alla Terra celeste, al mondo di Hurqalya, mondo della &#8216;corporeità celeste&#8217;, che è quella dei corpi sottili di luce.</span> (H. Corbin, <em>Corpo spirituale e Terra celeste. Dall&#8217;Iran mazdeo all&#8217;Iran sciita</em>, Adelphi, Milano 2002, pag. 21)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ancora per pigrizia, non commento nulla. Cito una frase soltanto dal libro che sto leggendo in questi giorni e che ho pure inserito nell&#8217;IPSE DIXIT nella colonna a sinistra:</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993366;">Una notte dopo l&#8217;altra, volti a cui avevamo dato il bacio d&#8217;addio ritornano a chiedere ancora qualcosa.</span> (J. Hillman, <em>Il sogno e il mondo infero</em>, Adelphi, Milano 2003, pag. 123).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Alla profonda malinconia di questi giorni ha contribuito notevolmente <em>Tristan und Isolde</em> di Wagner. Cerco di ascoltarlo il meno possibile, ma con scarsi risultati, anche perché quando non la ascolto la sento nella mia testa. È cambiato tutto, dopo aver conosciuto quest&#8217;opera. Tutto. Anche la mia percezione musicale è cambiata; vecchi brani che conosco a memoria hanno acquistato una luce diversa; si è verificato un&#8217;acuirsi della sensibilità e mi commuovo molto più facilmente. Pertanto questa breve incursione pacata e distaccata non può che concludersi come il <em>Tristan</em>. (Propongo la direzione di<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wilhelm_Furtw%C3%A4ngler" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;"> Furtwängler</span></a>.)</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.catenotempio.eu/2009/08/11/di-schifo-pigrizia-e-tristan"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: left;">Aggiungo soltanto la traduzione dei versi:</p>
<blockquote style="text-align: center;"><p><span style="color: #0000ff;">ISOLDE                         ISOTTA<br />
Mild und leise                 Dolce e lieve,<br />
wie er lächelt,                come sorride,<br />
wie das Auge                   come l’occhio<br />
hold er öffnet, –              incantevole egli apre –<br />
seht ihr’s, Freunde?           vedete, amici?<br />
Säh’t ihr’s nicht!             Forse non lo vedete?<br />
Immer lichter                  Sempre più luminoso<br />
wie er leuchtet,               come risplende,<br />
sternumstrahlet                raggiante quasi stella,<br />
hoch sich hebt?                in alto si leva?<br />
Seht ihr’s nicht?              Non lo vedete?<br />
Wie das Herz ihm               Come il suo cuore ardito si gonfia,<br />
mutig schwillt,                colmo e sublime<br />
voll und hehr                  nel petto gli zampilla?<br />
im Busen ihm quillt?           Come dalle sue labbra<br />
Wie den Lippen                 tenere e soavi<br />
wonnig mild,                   un dolce respiro<br />
süsser Atem                    molle s’effonde –<br />
sanft entweht: –               Amici! Vedete!<br />
Freunde! Seht!                 Non lo sentite? Non lo vedete?<br />
Fühlt und seht ihr’s nicht?    O forse io sola odo<br />
Höre ich nur                   questa melodia,<br />
diese Weise,                   che sì mirabile,<br />
die so wunder-                 sì soave,<br />
voll und leise,                dolente per voluttà,<br />
Wonne klagend,                 tutto esprimendo,<br />
alles sagend,                  soavemente conciliante<br />
mild versöhnend                da lui riverberando,<br />
aus ihm tönend,                penetra in me,<br />
in mich dringet,                 in alto si lancia,<br />
auf sich schwinget,              dolcemente echeggiando<br />
hold erhallend                   risuona a me d’intorno?<br />
um mich klinget?                 Più chiare risuonando,<br />
Heller schallend,                fluttuandomi appresso,<br />
mich umwallend,                  son forse onde<br />
sind es Wellen                   di teneri zefiri?<br />
sanfter Lüfte?                   Son forse onde<br />
Sind es Wogen                    di voluttuosi vapori?<br />
wonniger Düfte?                  Mentre si gonfiano,<br />
Wie sie schwellen,               mi sussurrano intorno,<br />
mich umrauschen,                 devo respirarle?<br />
soll ich atmen,                  devo ascoltarle?<br />
soll ich lauschen?               Devo aspirarle?<br />
Soll ich schlürfen,              in esse svanire?<br />
untertauchen?                    Dolcemente<br />
Süss in Düften                   nei vapori esalare?<br />
mich verhauchen?                 Nel flusso ondeggiante,<br />
In dem wogenden Schwall,         nell’armonia risonante,<br />
in dem tönenden Schall,          nello spirante universo<br />
in des Weltatems                 del respiro del mondo –<br />
wehendem All, –                  annegare,<br />
ertrinken,                       inabissarmi –<br />
versinken, –                     senza coscienza –<br />
unbewusst, –                     suprema voluttà!<br />
höchste Lust!</span></p></blockquote>
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		<title>Di sogni ed altre ombre.</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 14:45:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il dramma dei blog è che ad averne uno ci sente come obbligati a scriverci ogni tanto qualcosa; come quando ci si abitua fin troppo ad una vecchia amante e si teme di trascurarla. Approfitto, dunque, di queste remore morali per citare un paio di passi da uno degli ultimi libri che ho letto, ossia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Il dramma dei blog è che ad averne uno ci sente come obbligati a scriverci ogni tanto qualcosa; come quando ci si abitua fin troppo ad una vecchia amante e si teme di trascurarla. Approfitto, dunque, di queste remore morali per citare un paio di passi da uno degli ultimi <a title="I miei libri su aNobii" href="http://www.anobii.com/catempio/books" target="_blank"><span style="color: #ff9900;">libri che ho letto</span></a>, ossia <em>Discesa all&#8217;Ade e resurrezione</em> di Elémire Zolla. Il primo lo pesco espressamente per <a title="La mia dolce metà" href="http://www.davidedellombra.it" target="_blank"><span style="color: #ffff99;">Davide Dell&#8217;Ombra</span></a>; a lungo mi ha parlato del suo interesse per i sogni. Lo invito, dunque, (ed ovviamente l&#8217;invito è esteso a tutti i lettori) per prima cosa a riflettere su questi versi dell&#8217;<em>Odissea</em>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ffff;">Straniero, sono inspiegabili e ambigui i sogni,<br />
e non tutto si attua per gli uomini.<br />
Perché due sono le porte dei sogni incorporei:<br />
le une son fatte di corno e le altre d&#8217;avorio.<br />
I sogni che vengono dall&#8217;avorio segato,<br />
recando parole infruttuose danneggiano;<br />
quelli che escono dal liscio corno,<br />
qualora in mortale li veda, s&#8217;avverano.</span><br />
(<em>Od.</em>, XIX, 560-567, trad. it. di G. Aurelio Privitera).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Dopodiché passiamo repentinamente a Zolla:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffff00;">Buona parte della vita comune si svolge nello stato di sogno. Pochi sanno dove ha inizio il regno dei sogni, conoscono dov&#8217;è il confine e stanno davvero attenti a non varcarlo, anzi pochissimi: giusto coloro che hanno un&#8217;istruzione e un istinto metafisici. Scarsi nomi è dato di elencare di uomini adeguatamente preparati: metafisico è un pugno di esseri illuminati entro uno stuolo immenso di ignari. I più vivono nel sogno e non sanno nemmeno quante volte e a qual punto ogni giorno varchino il confine che scinde la realtà dai sogni.</span> (E. Zolla, <em>Discesa all&#8217;Ade e resurrezione</em>, Adelphi, Milano 2007, pag. 93)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Tra le pieghe nascoste di questo sito potrete trovare una citazione tratta dal medesimo libro, collocata nell&#8217;apposito spazio lì, sulla sinistra, nell&#8217;<em>Ipse dixit</em>; vi basterà ricaricare, salvo che siate tra l&#8217;eletta schiera dei fortunati che l&#8217;avranno beccata al primo colpo, la pagina fino a quando vi comparirà. Qui ne posto appena un&#8217;altra:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffff00;">Vita è il Sole: sprofonda per amore nel suo sepolcro, per tornare ad ascendere causa la luce assetata di ritorno. Ogni magnetismo terrestre è episodio in questa brama di riascesa del lume celeste. La magia della monarchia non sa che farsene dei trucchi della ragione, l&#8217;incoronazione tramuta il re in lume discendente nei cuori della moltitudine, risospinto dall&#8217;acclamazione su nei cieli.</span> (Ivi, pag. 159).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Giungiamo quindi allo spoglio non saper cosa scrivere e rifugiarmi nelle segnalazioni. La prima mi riguarda quasi in maniera del tutto personale; tuttavia, colgo l&#8217;occasione per fare anche un po&#8217; di meritata pubblicità al blog in causa. Già, perché <a title="Intervista doppia" href="http://www.duechiacchiere.it/1833/cateno-incontra-hermans" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">oggi Camu ha pubblicato sul suo blog questa intervista doppia che mi vede come uno degli intervistati</span></a>. Colgo l&#8217;occasione per ringraziarlo ancora.<br />
L&#8217;altra segnalazione non è strettamente personale, ma è comunque invischiata della mia persona; si tratta di <a title="Filosofando" href="http://www.filosofando.eu" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Filosofando</span></a>, ossia una sorta di Twitter filosofico, un maniera di spargere aforismi in modalità 2.0, in un orgiastico sovrapporsi (e come in ogni orgia si stia attenti a non scambiare, mi si conceda la volgarità, &#8216;<em>lampiuna ppi cugghiuna</em>&#8216;) che a volte ricorda i romantici di Jena, altre volte dei poveri fessi (tra cui me stesso) che si disperano sapendo di non possedere il passo nietzscheano o quello racitiano.<br />
Infine, la nuova canzone che ho messo in <a title="Kosmos" href="http://www.catenotempio.eu/kosmos" target="_blank"><span style="color: #00ccff;">Kosmos</span></a>; è la terza traccia dell&#8217;ultimo album di <a title="Scott Matthew" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Scott_Matthew" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Scott Matthew</span></a>,</p>
<p style="text-align: center;"><a title="Scott Matthew" href="http://www.scottmatthewmusic.com/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-278 aligncenter" title="Scott Matthew" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/06/scott_matthew_g.jpg" alt="Scott Matthew" width="460" height="309" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">scoperto per caso, essendo alla perenne ricerca di nuova musica e nuovi musicisti. Egli non sarà molto originale, tuttavia ha delle melodie davvero apprezzabili e ben orchestra quei pochi strumenti che utilizza. Buon ascolto.</p>
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		<title>Tre Vie</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 20:52:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un breve passo di Reality di Peter Kingsley, passo che ho tradotto per Il Tempio Dell&#8217;Ombra (scusate la malsana pubblicità, tuttavia m&#8217;ammanto di narcisismo poeticheggiante), s&#8217;accenna alla identificazione dell&#8217;oltretomba, del regno degli inferi, con la biforcazione stradale; giungere all&#8217;oltretomba, in definitiva, è giungere davanti ad un bivio. Senonché, tale luogo è indicato con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">In un breve passo di <em>Reality</em> di <span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.peterkingsley.com/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Peter Kingsley</span></a></span>, passo che ho <a href="http://www.iltempiodellombra.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=51:lrealityr-di-peter-kingsley&amp;catid=5:tempio&amp;Itemid=6" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">tradotto</span></a> per <span style="color: #ff00ff;"><a href="http://www.iltempiodellombra.it" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;"><em><span style="color: #ffff00;">Il Tempio Dell&#8217;Ombra</span></em></span></a></span> (scusate la malsana pubblicità, tuttavia m&#8217;ammanto di narcisismo poeticheggiante), s&#8217;accenna alla identificazione dell&#8217;oltretomba, del regno degli inferi, con la biforcazione stradale; giungere all&#8217;oltretomba, in definitiva, è giungere davanti ad un bivio. Senonché, tale luogo è indicato con la parola greca <em>trihodos</em>, che Kingsley traduce con <em>three-ways</em> e che io ho reso con &#8216;tre vie&#8217;.<br />
Con stupore e rimanendone completamente affascinato ho subito pensato che qui nel mio paesello, questa sordida, dolce e amara Regalbuto, v&#8217;è un luogo che si chiama appunto Contrada Tre Vie; esso comincia appunto con un bivio (adesso divenuto quadrivio; ma sempre di crocicchio si tratta, di <em>Kreuzweg</em>, luogo ove si riteneva si incontrassero le streghe). Posseggo un terreno da quelle parti, ora vi abitano i miei zii, vi stanno trasferendo l&#8217;asl, ci sono le nuove abitazioni popolari e, segno ultimo e distintivo, la Contrada Tre Vie adesso sta pian piano cominciando ad essere sostituita con la dicitura &#8220;Via Lago Pozzillo&#8221;.<br />
Qualche tempo fa, tuttavia, fino a quand&#8217;ero piccolo, era un luogo proprio fuori dal paese; ricordo che mia nonna mi raccontava la leggenda per cui nel bivio di Tre Vie (<em>Tribbii</em>, nella sua lingua) se per caso ti trovavi a passare a mezzanotte comparivano quattro cavalieri, i quali ti richiedevano il permesso del re e se tu non lo avevi ti uccidevano, ossia ti conducevano nell&#8217;oltretomba. Che meraviglia! Il luogo chiamato Tre Vie, che per l&#8217;appunto è un bivio, a mezzanotte, ora infera per eccellenza, presidiato da cavalieri che ti conducono nell&#8217;oltretomba se non hai il riconoscimento del re di questo mondo. Chissà quante intersecazioni, sovrapposizioni e quant&#8217;altro si sono mischiate: il bivio, l&#8217;Etna che da quei luoghi si vede meglio che altrove a Regalbuto, il nome che chissà a quanto risale.<br />
Adesso a mezzanotte in quel bivio l&#8217;unico presidio che si può trovare è qualche posto di blocco dei carabinieri, che ti richiedono patente e libretto. Forse in definitiva non è cambiato nulla; <a href="http://sogniebisogni.ilcannocchiale.it/?TAG=L%27Arno%20a%20Rovezzano" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">altro comfort allora, altro sconforto, direbbe Montale</span></a>. Ma ogni epoca ha la sua poesia, i suoi miti, i suoi lasciapassare; l&#8217;altro mondo, adesso, l&#8217;oltretomba, è solo una multa, o se va proprio male, il viaggio d&#8217;iniziazione dell&#8217;alcol o delle droghe si può tradurre in una notte in caserma, degno regno infero, di cui gloriarsi e narrare al ritorno.<br />
L&#8217;Etna è ancora lì, per fortuna non l&#8217;hanno spostata e fino a poche settimane fa faceva da <em>pendent</em> al candore dei mandorli in fiore; i cavalieri adesso sono sbirri. Ed il re, ahinoi, epoca grama, corrisponde al nome di Silvio Berlusconi.</p>
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