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Troia

Una cagna sfrontata e funesta.
(
Iliade, VI, 344)

Un musicista che vuole fare il politico a modo suo ha detto: «Farebbero qualunque cosa queste troie qui che si trovano in giro nel parlamento».

1. Tutte le donne sono troie? Non esistono donne troie. Detto più chiaramente: nessuna donna è una troia. Oppure lo sono tutte, il che è lo stesso del dire che non lo è nessuna. La troia fa l’amore con chi le pare, per piacere o per ottenere qualcosa. Ma tutti – maschi femmine eterosessuali bisessuali omosessuali transessuali – facciamo l’amore per piacere o per ottenere qualcosa, fosse solo la prole. Nessuna distinzione, né per modo né per quantità. La morale va a puttane quando trionfa la voglia. Quando una donna dà della troia a un’altra donna, sta affermando che le donne non devono essere libere di fare l’amore con chi si vuole. Quando un uomo dà della troia a una donna, sta affermando che quella donna dovrebbe fare l’amore solo con lui. Il mondo è un enorme bordello, dove tutti siamo a volte clienti a volte baldracche.

2. Sesso libero. A testa in giù, in pubblico, da soli, in compagnia, tre volte al giorno, prima dentro fuori dal matrimonio, col preservativo o senza: quando la voglia tira non si guarda in faccia nessuno. In tutti i sensi. Se la troia è chi fa l’amore quando e con chi ne ha voglia, qualora ne avessimo la possibilità, saremmo tutti troie. Di fatto lo siamo.

3. Regole. Quale regola tra cazzo e culo? Nessuna, se non il dolore. Fuor di metafora: l’unica regola è la sofferenza altrui e, soprattutto, a essere schietti, la propria. Come con tutti i fattacci della nostra misera vita, ci si regola. Coppia, gruppo, onanismo, uno con tante, una con tanti: ognuno trova il proprio modo di stare al mondo; ognuno trova il proprio modo di penetrare la realtà e ficcarvisi nel mezzo. Non sempre fila tutto liscio: concediamoci i lubrificanti.

4. Contro natura. Nulla esiste fuor che la natura. Tutto ciò che è, è naturale. Anche il male, il dolore, la sofferenza. Anche il rifuggire il male, il dolore, la sofferenza. Scopare come i mandrilli è nella natura delle cose; sono le cose della natura. Non c’è gerarchia: non c’è cosa più naturale e cosa meno naturale. L’omosessualità non è meno naturale dell’eterosessualità; la cosiddetta perversione non è meno naturale della posizione del missionario. La morale è naturale quanto l’assenza di moralità. L’ascesi è naturale quanto il libertinismo. Eppure anche lo stabilire una gerarchia dei valori, il considerare qualcosa come contro natura, il rinnegare la naturalità del tutto sono cose del tutto naturali.

5. Troie in parlamento. I politici sono troie come tutti noi. Ossia: nessun politico è una troia.

6. Il politico. Al musicista che fa politica a modo suo non è stato rimproverato quanto pensa: è stata posta una questione di linguaggio. Le troie stanno in parlamento: quasi tutti lo pensano e lo si sente ripetere in continuazione. Al musicista è stata posta una questione di linguaggio: ora il musicista è, nei fatti, un politico e deve stare attento a come dice ciò che pensa. Il politico è colui il quale deve stare attento a come dice ciò che pensa. Accorciamo: il politico è colui che deve stare attento a dire ciò che pensa. Non appena un politico ha la ventura di pensare, subito deve badare a non dire ciò che pensa così come lo pensa. Il politico è colui che non può dire ciò che pensa così come lo pensa. Il pensiero, allora, non può essere detto dal politico. Il filosofo deve dire ciò che pensa — il politico non può. Fine del platonismo.