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	<title>Cateno Tempio &#187; musica</title>
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		<title>O j ty Galju, Galju molodaja</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 10:50:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>«Ci pensò su un attimo e intonò una canzone cosacca che conoscevo per averla sentita spesso in Ucraina, quella il cui ritornello fa, così allegramente, <em>O, i ty Galja, Galja molodaja</em>&#8230; e che racconta l&#8217;atroce storia di una fanciulla rapita dai cosacchi, legata a un pino per le lunghe trecce bionde e bruciata viva. Era magnifica. L&#8217;uomo cantava, con il viso levato verso di me: gli occhi, di un azzurro scolorito, brillavano dolcemente attraverso l&#8217;alcol e la sporcizia; le guance, invase da una barba rossastra, tremavano; e la voce di basso arrochita dal cattivo tabacco e dal bere saliva chiara e pura e ferma e cantava una strofa dopo l&#8217;altra, come se non avesse dovuto fermarsi mai. I tasti della fisarmonica gli ticchettavano sotto le dita. Sulla banchina l&#8217;agitazione era cessata, la gente lo guardava e lo ascoltava, un po&#8217; stupita, anche quelli che poco prima lo avevano trattato duramente, catturati dalla semplice e incongrua bellezza di quella canzone. [...] Dietro di me, sulla piattaforma, molti soldati, erano usciti dagli scompartimenti per ascoltarlo: sembrava che non finisse mai, dopo ogni strofa ne attaccava un&#8217;altra, e non volevamo che smettesse. Poi finì e senza nemmeno aspettare altre offerte continuò a camminare verso il vagone successivo, e intanto sotto i miei stivali la gente si disperdeva o riprendeva le sue attività o la sua attesa.» (J. Littel, <em>Le benevole</em>, tr. it. di M. Botto, Einaudi, Torino 2008, pag. 332).</p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>&#8220;Brahms ha riempito il treno di dinamite!&#8221;. Su Hans Rott.</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 15:49:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La decadenza infinita della scuola italiana non presenta solo aspetti negativi. Se non altro, si ha la possibilità di avere a che fare il meno possibile con quanto propina il ministero attraverso la pochezza degli insegnanti. La scuola disinnesca, svuota la pericolosità della conoscenza; la didattica scolastica è strutturata storicamente e pertanto tutto scivola fluidamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: left;"><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni;">La decadenza infinita della scuola italiana non presenta solo aspetti negativi. Se non altro, si ha la possibilità di avere a che fare il meno possibile con quanto propina il ministero attraverso la pochezza degli insegnanti. La scuola disinnesca, svuota la pericolosità della conoscenza; la didattica scolastica è strutturata storicamente e pertanto tutto scivola fluidamente nell&#8217;immoto che non ritorna, nella pura eliminazione del negativo hegeliano. La scuola è assassina del movimento dello spirito; per dirla in altri termini, la scuola annichilisce la potenza della morte.<br />
Eppure sarò sempre grato ai professori che non si sono opposti a tutto ciò e che mi hanno permesso di farmi i santi cazzi miei. Balbettavano del <em><a href="http://www.poesieracconti.it/poesie-autore/giovanni-pascoli/x-agosto" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;">X agosto</span></a></em> e io imparavo a memoria <em><a href="http://digilander.libero.it/adrianomeis/lebelle/pascoli/poe_con/14.htm" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Alexandros</span></a></em>. Sproloquiavano nel vano tentativo di far comprendere il trascendentale a dei caproni; e io leggevo <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aut-Aut_(Kierkegaard)" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">Aut-aut</span></a></em>. In quei pomeriggi di ormai quasi dieci anni fa, quando avrei dovuto studiare <em>per loro</em> mezza paginetta in inglese su quale genere di film prediligevo, si è costruita la mia, per quanto modesta, conoscenza musicale. A diciott&#8217;anni, il <em>Concerto per pianoforte e orchestra in la minore</em> di Schumann è impagabile; a vent&#8217;anni, a Praga, mentre i compagnetti cercavano di fottere i camerieri imbrogliando sul conto, io ascoltavo qualche concerto per pianoforte di Mozart.<br />
Tra le insondabili assurdità degli eventi, sfugge sempre qualcosa; spesso ci si è chiesto quanti capolavori siano andati irrimediabilmente perduti. Del resto, bastano pochi decenni a far sì che a una generazione sia precluso l&#8217;accesso a qualche opera del passato poi ritenuta indispensabile.<br />
A vent&#8217;anni, circa, lessi una diecina righe su un compositore, definito &#8216;geniale&#8217;, morto giovanissimo e del quale solo negli ultimi anni si stava ricominciando a parlare. Per pigrizia o noncuranza non seppi poi ritrovare dove avessi letto quelle poche parole; tantomeno ricordavo il nome. Debbo a una conoscenza fortuita e fortunata e addirittura a Facebook se sono riuscito a recuperare quel nome così avvolto nel mistero della mia fioca memoria.<br />
Si tratta di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hans_Rott" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">Hans Rott</span></a>. Morto a soli venticinque anni, completamente preda della pazzia (pare, tra l&#8217;altro, che nella sua follia si pulisse il sedere con gli spartiti delle sue composizioni), compì una straordinaria e infelice serie di errori strategici. Su tutti, quello di presentare la sua <em>Sinfonia in mi maggiore</em> a Brahms. Ora, per i digiuni di musica classica, quest&#8217;ultimo era un convinto anti-wagneriano. Lo stile &#8216;aggressivo&#8217;, eccessivamente dissonante, sperimentale, assolutamente innovativo di Wagner era malvisto e osteggiato dal campione della tradizione classica, da colui che dopo Bach e Beethoven era considerato la terza &#8216;B&#8217; della musica tedesca. Vedersi presentare un giovanotto, con in mano una sinfonia così imponente, sia nella durata che nella dimensione orchestrale, così esplicitamente wagneriana e addirittura oltre Wagner; notare, inoltre, che ci sono dei rimandi all&#8217;opera di stessa di Brahms, dev&#8217;essere sembrato a questi come una provocazione bella e buona. Infatti costui disse al giovanotto di lasciar perdere la musica. Per Rott fu il colpo di grazia, l&#8217;inizio dell&#8217;abissale discesa nel vortice della follia.<br />
Rott lavorò alla citata sinfonia quand&#8217;era poco più che ventenne. Il risultato è davvero sorprendente. L&#8217;opera, come dicevo, è imponente per il respiro dei temi, per l&#8217;ampiezza, per gli strumenti impiegati. L&#8217;inizio m&#8217;è parso una delle poche musiche che possano reggere il confronto con Wagner. Una sorta di nuova creazione dell&#8217;universo, le cui forme sono impresse e definite dalle fiamme del Walhalla. I primi due minuti e mezzo sono mozzafiato e ogni volta che li ascolto mi dànno i brividi:</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Bodoni;"> </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni;">Nel terzo movimento troviamo qualcosa di assolutamente nuovo (ovviamente per l&#8217;epoca); alla solennità wagneriana si sostituisce una marzialità ironica:</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni;">Ovviamente, qualcuno salterà dalla sedia e dirà: «Ma questo è Mahler». Senonché, la prima sinfonia di Mahler fu scritta a partire dal 1888, ossia dieci anni dopo quella di Rott. I due si conoscevano; Mahler era consapevole della grandezza dello sfortunato amico ed era cosciente che fosse l&#8217;inventore della &#8216;nuova sinfonia&#8217;. Per comprendere l&#8217;influenza che Rott esercitò sul ben più noto collega basti ascoltare l&#8217;inizio del secondo movimento della prima sinfonia di Mahler; si notano subito le somiglianze con quanto abbiamo appena ascoltato:</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni;">Per concludere, vi lascio ancora con Rott e la sublime conclusione del primo movimento (e anche dell&#8217;ultimo):</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni;"><em>P.s. La persona a cui debbo la conoscenza di Hans Rott è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joe_Schittino"><span style="color: #ffcc00;">Joe Schittino</span></a>. Ci siamo conosciuti una fredda sera di dicembre, a Regalbuto. Passeggiavo, avevo la tosse; volevo andare a casa ma mio fratello mi ha convinto a restar fuori ancora un po&#8217;. Incontrai un amico che non vedevo da tempo, Massimiliano Valenti, ottimo pianista, e costui mi presentò Joe, &#8216;un compositore&#8217;. Un colpo di tosse in più e mi sarei giocato l&#8217;amicizia con Joe, la conoscenza delle sue composizioni e di quelle di Hans Rott.</em></span></p>
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		<title>Di schifo, pigrizia e Tristan.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 18:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I post si diradano come i giorni in cui riesco a racimolare due spiccioli di senso da spendere in esistenza. Gli alti e i bassi, le esaltazioni e le depressioni, eleganza e squallore, lucidità e offuscamento si alternano, certo, ma neanche equamente; le maggiori profondità &#8211; gli abissi &#8211; sono prerogativa dei termini negativi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">I post si diradano come i giorni in cui riesco a racimolare due spiccioli di senso da spendere in esistenza. Gli alti e i bassi, le esaltazioni e le depressioni, eleganza e squallore, lucidità e offuscamento si alternano, certo, ma neanche equamente; le maggiori profondità &#8211; gli <em>abissi</em> &#8211; sono prerogativa dei termini negativi di queste coppie.<br />
Il successo mi debilita, di qualunque tipo sia; la solitudine mi sconforta; la gente mi infastidisce; tanto più faccio, quanto più distruggo. Il mare mi schifa; le panze e gli ombrelloni mi nauseano; il sudore, le abbronzature, gli oli, le creme, l&#8217;acqua del mare mi danno il voltastomaco.<br />
Ciò che mi trattiene dall&#8217;edonismo più sfrenato è la pigrizia; tutto è vano ed ogni azione è inutile. Non mi importa di niente.</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">Con questa razza di giudizio e di critica che si trova oggi in Italia, coglione chi si affatica a pensare e a scrivere.</span> (G. Leopardi, Lettera ad Antonio Papadopoli, Pisa 25 Febbraio 1828)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unico motivo per leggere e scrivere è il mio piacere, nient&#8217;altro. Per quale altro scopo? La cultura non ha mai salvato nessuno, dell&#8217;umanità me ne frego, dopo morto sarò meno che niente.<br />
Un libro illuminante, capace di schiudere le porte del meraviglioso perché ci svela ciò che abbiamo perduto, ossia il <em>mundus imaginalis</em>, mi ha avvolto e affascinato, sebbene poi in fondo mi sembri una sciocchezza, un&#8217;illusione come un&#8217;altra, solo un esercizio per schiuderci nuovi orizzonti di pensiero (e non è per nulla poco). Ne riporto un passo:</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #008000;">Fatimiya, termine astratto che tradotto letteralmente dà qualcosa come &#8216;fatimianità&#8217;, ma che il termine &#8216;sofianità&#8217; esprime ancor più direttamente non appena noi riconosciamo nella persona eterna di Fatima la Splendente colei che altrove è chiamata Sophia. [...]<br />
E&#8217; la Sophia del mazdeismo e la tipificazione della Terra celeste. Spandarmat-Sophia è la &#8216;padrona di casa della Dimora&#8217;, è la Dimora stessa come Arcangelo femminile della Terra che è Terra di Luce. [...] Rivestirsi di questa sofianità è per l&#8217;essere umano accedere fin d&#8217;ora alla Terra celeste, al mondo di Hurqalya, mondo della &#8216;corporeità celeste&#8217;, che è quella dei corpi sottili di luce.</span> (H. Corbin, <em>Corpo spirituale e Terra celeste. Dall&#8217;Iran mazdeo all&#8217;Iran sciita</em>, Adelphi, Milano 2002, pag. 21)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ancora per pigrizia, non commento nulla. Cito una frase soltanto dal libro che sto leggendo in questi giorni e che ho pure inserito nell&#8217;IPSE DIXIT nella colonna a sinistra:</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993366;">Una notte dopo l&#8217;altra, volti a cui avevamo dato il bacio d&#8217;addio ritornano a chiedere ancora qualcosa.</span> (J. Hillman, <em>Il sogno e il mondo infero</em>, Adelphi, Milano 2003, pag. 123).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Alla profonda malinconia di questi giorni ha contribuito notevolmente <em>Tristan und Isolde</em> di Wagner. Cerco di ascoltarlo il meno possibile, ma con scarsi risultati, anche perché quando non la ascolto la sento nella mia testa. È cambiato tutto, dopo aver conosciuto quest&#8217;opera. Tutto. Anche la mia percezione musicale è cambiata; vecchi brani che conosco a memoria hanno acquistato una luce diversa; si è verificato un&#8217;acuirsi della sensibilità e mi commuovo molto più facilmente. Pertanto questa breve incursione pacata e distaccata non può che concludersi come il <em>Tristan</em>. (Propongo la direzione di<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wilhelm_Furtw%C3%A4ngler" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;"> Furtwängler</span></a>.)</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.catenotempio.eu/2009/08/11/di-schifo-pigrizia-e-tristan"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: left;">Aggiungo soltanto la traduzione dei versi:</p>
<blockquote style="text-align: center;"><p><span style="color: #0000ff;">ISOLDE                         ISOTTA<br />
Mild und leise                 Dolce e lieve,<br />
wie er lächelt,                come sorride,<br />
wie das Auge                   come l’occhio<br />
hold er öffnet, –              incantevole egli apre –<br />
seht ihr’s, Freunde?           vedete, amici?<br />
Säh’t ihr’s nicht!             Forse non lo vedete?<br />
Immer lichter                  Sempre più luminoso<br />
wie er leuchtet,               come risplende,<br />
sternumstrahlet                raggiante quasi stella,<br />
hoch sich hebt?                in alto si leva?<br />
Seht ihr’s nicht?              Non lo vedete?<br />
Wie das Herz ihm               Come il suo cuore ardito si gonfia,<br />
mutig schwillt,                colmo e sublime<br />
voll und hehr                  nel petto gli zampilla?<br />
im Busen ihm quillt?           Come dalle sue labbra<br />
Wie den Lippen                 tenere e soavi<br />
wonnig mild,                   un dolce respiro<br />
süsser Atem                    molle s’effonde –<br />
sanft entweht: –               Amici! Vedete!<br />
Freunde! Seht!                 Non lo sentite? Non lo vedete?<br />
Fühlt und seht ihr’s nicht?    O forse io sola odo<br />
Höre ich nur                   questa melodia,<br />
diese Weise,                   che sì mirabile,<br />
die so wunder-                 sì soave,<br />
voll und leise,                dolente per voluttà,<br />
Wonne klagend,                 tutto esprimendo,<br />
alles sagend,                  soavemente conciliante<br />
mild versöhnend                da lui riverberando,<br />
aus ihm tönend,                penetra in me,<br />
in mich dringet,                 in alto si lancia,<br />
auf sich schwinget,              dolcemente echeggiando<br />
hold erhallend                   risuona a me d’intorno?<br />
um mich klinget?                 Più chiare risuonando,<br />
Heller schallend,                fluttuandomi appresso,<br />
mich umwallend,                  son forse onde<br />
sind es Wellen                   di teneri zefiri?<br />
sanfter Lüfte?                   Son forse onde<br />
Sind es Wogen                    di voluttuosi vapori?<br />
wonniger Düfte?                  Mentre si gonfiano,<br />
Wie sie schwellen,               mi sussurrano intorno,<br />
mich umrauschen,                 devo respirarle?<br />
soll ich atmen,                  devo ascoltarle?<br />
soll ich lauschen?               Devo aspirarle?<br />
Soll ich schlürfen,              in esse svanire?<br />
untertauchen?                    Dolcemente<br />
Süss in Düften                   nei vapori esalare?<br />
mich verhauchen?                 Nel flusso ondeggiante,<br />
In dem wogenden Schwall,         nell’armonia risonante,<br />
in dem tönenden Schall,          nello spirante universo<br />
in des Weltatems                 del respiro del mondo –<br />
wehendem All, –                  annegare,<br />
ertrinken,                       inabissarmi –<br />
versinken, –                     senza coscienza –<br />
unbewusst, –                     suprema voluttà!<br />
höchste Lust!</span></p></blockquote>
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		<title>Di sogni ed altre ombre.</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 14:45:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il dramma dei blog è che ad averne uno ci sente come obbligati a scriverci ogni tanto qualcosa; come quando ci si abitua fin troppo ad una vecchia amante e si teme di trascurarla. Approfitto, dunque, di queste remore morali per citare un paio di passi da uno degli ultimi libri che ho letto, ossia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Il dramma dei blog è che ad averne uno ci sente come obbligati a scriverci ogni tanto qualcosa; come quando ci si abitua fin troppo ad una vecchia amante e si teme di trascurarla. Approfitto, dunque, di queste remore morali per citare un paio di passi da uno degli ultimi <a title="I miei libri su aNobii" href="http://www.anobii.com/catempio/books" target="_blank"><span style="color: #ff9900;">libri che ho letto</span></a>, ossia <em>Discesa all&#8217;Ade e resurrezione</em> di Elémire Zolla. Il primo lo pesco espressamente per <a title="La mia dolce metà" href="http://www.davidedellombra.it" target="_blank"><span style="color: #ffff99;">Davide Dell&#8217;Ombra</span></a>; a lungo mi ha parlato del suo interesse per i sogni. Lo invito, dunque, (ed ovviamente l&#8217;invito è esteso a tutti i lettori) per prima cosa a riflettere su questi versi dell&#8217;<em>Odissea</em>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ffff;">Straniero, sono inspiegabili e ambigui i sogni,<br />
e non tutto si attua per gli uomini.<br />
Perché due sono le porte dei sogni incorporei:<br />
le une son fatte di corno e le altre d&#8217;avorio.<br />
I sogni che vengono dall&#8217;avorio segato,<br />
recando parole infruttuose danneggiano;<br />
quelli che escono dal liscio corno,<br />
qualora in mortale li veda, s&#8217;avverano.</span><br />
(<em>Od.</em>, XIX, 560-567, trad. it. di G. Aurelio Privitera).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Dopodiché passiamo repentinamente a Zolla:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffff00;">Buona parte della vita comune si svolge nello stato di sogno. Pochi sanno dove ha inizio il regno dei sogni, conoscono dov&#8217;è il confine e stanno davvero attenti a non varcarlo, anzi pochissimi: giusto coloro che hanno un&#8217;istruzione e un istinto metafisici. Scarsi nomi è dato di elencare di uomini adeguatamente preparati: metafisico è un pugno di esseri illuminati entro uno stuolo immenso di ignari. I più vivono nel sogno e non sanno nemmeno quante volte e a qual punto ogni giorno varchino il confine che scinde la realtà dai sogni.</span> (E. Zolla, <em>Discesa all&#8217;Ade e resurrezione</em>, Adelphi, Milano 2007, pag. 93)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Tra le pieghe nascoste di questo sito potrete trovare una citazione tratta dal medesimo libro, collocata nell&#8217;apposito spazio lì, sulla sinistra, nell&#8217;<em>Ipse dixit</em>; vi basterà ricaricare, salvo che siate tra l&#8217;eletta schiera dei fortunati che l&#8217;avranno beccata al primo colpo, la pagina fino a quando vi comparirà. Qui ne posto appena un&#8217;altra:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffff00;">Vita è il Sole: sprofonda per amore nel suo sepolcro, per tornare ad ascendere causa la luce assetata di ritorno. Ogni magnetismo terrestre è episodio in questa brama di riascesa del lume celeste. La magia della monarchia non sa che farsene dei trucchi della ragione, l&#8217;incoronazione tramuta il re in lume discendente nei cuori della moltitudine, risospinto dall&#8217;acclamazione su nei cieli.</span> (Ivi, pag. 159).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Giungiamo quindi allo spoglio non saper cosa scrivere e rifugiarmi nelle segnalazioni. La prima mi riguarda quasi in maniera del tutto personale; tuttavia, colgo l&#8217;occasione per fare anche un po&#8217; di meritata pubblicità al blog in causa. Già, perché <a title="Intervista doppia" href="http://www.duechiacchiere.it/1833/cateno-incontra-hermans" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">oggi Camu ha pubblicato sul suo blog questa intervista doppia che mi vede come uno degli intervistati</span></a>. Colgo l&#8217;occasione per ringraziarlo ancora.<br />
L&#8217;altra segnalazione non è strettamente personale, ma è comunque invischiata della mia persona; si tratta di <a title="Filosofando" href="http://www.filosofando.eu" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Filosofando</span></a>, ossia una sorta di Twitter filosofico, un maniera di spargere aforismi in modalità 2.0, in un orgiastico sovrapporsi (e come in ogni orgia si stia attenti a non scambiare, mi si conceda la volgarità, &#8216;<em>lampiuna ppi cugghiuna</em>&#8216;) che a volte ricorda i romantici di Jena, altre volte dei poveri fessi (tra cui me stesso) che si disperano sapendo di non possedere il passo nietzscheano o quello racitiano.<br />
Infine, la nuova canzone che ho messo in <a title="Kosmos" href="http://www.catenotempio.eu/kosmos" target="_blank"><span style="color: #00ccff;">Kosmos</span></a>; è la terza traccia dell&#8217;ultimo album di <a title="Scott Matthew" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Scott_Matthew" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Scott Matthew</span></a>,</p>
<p style="text-align: center;"><a title="Scott Matthew" href="http://www.scottmatthewmusic.com/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-278 aligncenter" title="Scott Matthew" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/06/scott_matthew_g.jpg" alt="Scott Matthew" width="460" height="309" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">scoperto per caso, essendo alla perenne ricerca di nuova musica e nuovi musicisti. Egli non sarà molto originale, tuttavia ha delle melodie davvero apprezzabili e ben orchestra quei pochi strumenti che utilizza. Buon ascolto.</p>
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		<title>L&#8217;innamoramento musicale</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 08:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<category><![CDATA[Monteverdi]]></category>
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		<category><![CDATA[Su di me]]></category>
		<category><![CDATA[Tristan und Isolde]]></category>
		<category><![CDATA[Wagner]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanto sto per scrivere o farvi ascoltare, confidando nella benevolenza e pazienza di chi incappa in queste righe suo malgrado o procacciando la propria sventura, in realtà non è che un&#8217;apologia per il brano che ho inserito nell&#8217;apposita pagina. Si tratta della conclusione del primo atto del Tristan und Isolde di quel farabutto di Richard [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Quanto sto per scrivere o farvi ascoltare, confidando nella benevolenza e pazienza di chi incappa in queste righe suo malgrado o procacciando la propria sventura, in realtà non è che un&#8217;apologia per il brano che ho inserito nell&#8217;apposita pagina. Si tratta della conclusione del primo atto del <em>Tristan und Isolde</em> di quel farabutto di Richard Wagner. Prima di accingervi, confidando, ancora una volta, nella vostra bontà infinita, all&#8217;ascolto di tale brano, che volutamente linkerò solo nella parte finale del post, consentitemi di riportarvi alla mente ed all&#8217;udito ciò che le buone maniere devono farmi presumere già conosciate; ossia una brevissima e striminzita audio-storia dell&#8217;innamoramento in musica.<br />
La premessa fondamentale è questa: la musica può esprimere immagini e situazioni, aderendo strettamente ad esse. La situazione (emotiva) dell&#8217;innamoramento è dunque una tra queste. Tuttavia, all&#8217;inizio, il teorico e pratico di quello che anacronisticamente potremmo definire l&#8217;espressionismo musicale, o più neutralmente, l&#8217;aderenza musicale al non-musicale (in senso lato: immagini, emozioni, gesti, azioni), il teorico fu anche il miglior pratico, il quale, tuttavia, è ben al di qua dell&#8217;intimismo romantico, sfruttando al massimo i suoni al limite dell&#8217;onomatopea. Mi riferisco a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Monteverdi" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Claudio Monteverdi</span></a>; ascolteremo un breve passo tratto da <em>Il combattimento di Tancredi e Clorinda</em> del quale vi suggerisco di notare gli archi che imitano il suono della spade e poi degli scudi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ne riporto il testo, tratto dalla <em>Gerusallemme liberata</em> (Canto XXII, 55-56):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">Non schivar, non parar, non pur ritrarsi<br />
voglion costor, né qui destrezza ha parte.<br />
Non danno i colpi or finti, or pieni, or scarsi:<br />
toglie l&#8217;ombra e il furor l&#8217;uso de l&#8217;arte.<br />
Odi le spade orribilmente urtarsi<br />
a mezzo il ferro; e &#8216;l piè d&#8217;orma non parte:<br />
sempre il piè fermo e la man sempre in moto,<br />
né scende taglio in van, né punta a voto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">L&#8217;onta irrita lo sdegno a la vendetta,<br />
e la vendetta poi l&#8217;onta rinnova:<br />
onde sempre al ferir, sempre a la fretta<br />
stimol novo s&#8217;aggiunge e piaga nuova.<br />
D&#8217;or in or più si mesce e più ristretta<br />
si fa la pugna, e spada oprar non giova:<br />
dansi co&#8217; pomi, e infelloniti e crudi<br />
cozzan cogli elmi insieme e con gli scudi.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Fin qui le premesse teoriche, le quali, per lungo andare, passando inevitabilmente per Mozart, condurranno all&#8217;espressione dell&#8217;intimità. Ci ritroviamo così con Beethoven, del qual mi piace riportare non la troppo scontata <em>Appassionata</em>, bensì l&#8217;appena meno ovvia <a href="http://guide.supereva.it/critica_di_musica_classica/interventi/2007/08/304616.shtml" target="_blank"><em><span style="color: #ff0000;">Sonata a Kreutzer</span></em></a>, che tuttavia non pare essere strettamente amorosa; tuttavia, nel film <a href="http://it.movies.yahoo.com/a/amata-immortale/index-131935.html" target="_blank"><em><span style="color: #ff00ff;">L&#8217;amata immortale</span></em></a> se ne dà tale interpretazione, che qui sfrutto ai miei scopi.</p>
<p style="text-align: justify;">Giungiamo, quindi, al pieno romanticismo ed in particolare a Schumann. Nel suo miracoloso decennio, compose tra l&#8217;altro la raccolta <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Carnaval_(Schumann)" target="_blank"><em><span style="color: #33cccc;">Carnaval</span></em></a>, nella quale troviamo il brano che riporto, pensato per la sua amata Clara. (Ho prestato il cd; però ho pescato un video su youtube):</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.catenotempio.eu/2009/04/24/linnamoramento-musicale"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Lungo questa rapsodica carrellata non poteva di certo mancare una citazione dall&#8217;opera che interamente è dedicata all&#8217;amore, o più precisamente al pensiero dell&#8217;amata come idea fissa; tale opera rimane come uno strano <em>unicum</em> nella storia della musica. Nacque da una cocente delusione e tenta di riscattarsi non solo in maniera catartica, bensì proprio come atto punitivo. Qui riporto quello che è il tema dell&#8217;amata, l&#8217;idea fissa che percorrerà tutti i movimenti di questa <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sinfonia_fantastica" target="_blank"><em><span style="color: #ffff00;">Sinfonia fantastica</span></em></a> di Hector Berlioz. Siamo nel primo movimento, dopo i sogni e la vita tranquilla, l&#8217;amata irrompe nella vita del musicista e la sconvolge. L&#8217;oboe e il flauto ne narrano il coinvolgimento e la lontananza incolmabile che è ogni amore; infine l&#8217;esplosione del pieno orchestra è la più mirabile dimostrazione della natura intrinsecamente musicale dell&#8217;innamoramento, è quanto di più efficace nell&#8217;esprimerlo. Berlioz, in questo senso, è riuscito ad esprimere l&#8217;inesprimibile:</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, dopo questa lunga carrellata, rapsodica e frammentaria quanto mai, possiamo finalmente concederci interamente al brano del <em>Tristan und Isolde</em>, il quale conclude il primo atto. Brevemente, siamo nella scena in cui i due hanno bevuto il filtro che credevano mortale; credono di dover morire ed invece si guardano e si scoprono innamorati, giacché hanno attinto dal filtro d&#8217;amore. Nell&#8217;<a href="http://www.catenotempio.eu/kosmos" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">appropriata pagina</span></a>, ho anche inserito il testo e la traduzione; prestate particolare attenzione a quando Tristano invoca ripetutamente il nome di Isolde. Come qualche lettore mio intimo già saprà, questo è un brano che mi commuove ed esalta a tal punto da farmi piangere. In esso, tra le altre cose, v&#8217;è nascosto anche il mio attuale innamoramento.<br />
L&#8217;argomento di questo post fa sì ch&#8217;esso sia fugace; lo rende essenzialmente musicale, è vero, ma nega qualsiasi residuo di filosofia. Propriamente non si dà filosofia nell&#8217;innamoramento. Anche il filosofo più innamorato, Soren Kierkegaard, ha dovuto scegliere la forma letteraria o intimamente diaristica per esprimerlo. Nell&#8217;innamoramento v&#8217;è entusiasmo; ciò è essenzialmente non filosofico. L&#8217;argomento di questo post, pertanto, fa sì ch&#8217;esso sia sostanzialmente vano.</p>
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		<title>Vinicio Capossela: solo show</title>
		<link>http://www.catenotempio.eu/2009/03/23/vinicio-capossela-solo-show</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 12:54:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Catania]]></category>
		<category><![CDATA[concerto]]></category>
		<category><![CDATA[vinicio capossela]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra i nascondigli offerti dalle pieghe dello spazio (che poi è questo a dividerci e non il tempo), vi s&#8217;era intrufolata la mia carissima amica Clara; solo un colpo di magia, una trazione dal cilindro, un gioco di prestigio di Capossela poteva scardinare lo spazio, stirandolo, proprio in senso letterale, come fanno le casalinghe con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Tra i nascondigli offerti dalle pieghe dello spazio (che poi è questo a dividerci e non il tempo), vi s&#8217;era intrufolata la mia carissima amica Clara; solo un colpo di magia, una trazione dal cilindro, un gioco di prestigio di Capossela poteva scardinare lo spazio, stirandolo, proprio in senso letterale, come fanno le casalinghe con le camicie.<br />
Concerto di Capossela a sorpresa assieme a Clara, che non vedevo da un anno e forse più: cosa poter chiedere di meglio?<br />
Tuttavia ho sbagliato, dacché ho parlato di concerto. Io detesto i concerti, non mi piacciono, non ero mai andato a vederne (o sentirne) uno, non possiedo l&#8217;esaltazione della ritualità collettiva, neppure nella sua veste (spesso pseudo) musicale. (Ma altro discorso, ovviamente, per la musica &#8216;colta&#8217;, ammesso che quella di Capossela non lo sia).<br />
<em>Solo show</em>: mai titolo fu più azzeccato; l&#8217;ultimo suo album si chiama <em>Da solo</em>; ma il gioco di parola fa si ché esso significhi anche qualcosa come &#8216;puro spettacolo, soltanto show&#8217;. Capossela ha inventato un nuovo genere (almeno, per quel che mi risulta, nessuno prima ha fatto qualcosa simile); potremmo definire questa sua invenzione, richiamandoci al teatro-canzone di Gaber, come circo-canzone. Non sono andato ad un concerto, bensì ad uno spettacolo circense musicale. Andiamo con ordine.<br />
Lo spettacolo può essere suddiviso in due parti, precedute da un prologo. Difatti, mezzoretta prima dell&#8217;inizio dello show dal Metropolitan sono usciti il Mago e Brazilla (veramente una ragazza stupenda!), ad intrattenere brevemente con piccole danze col fuoco e ad annunciare lo show di Capossela con megafono.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/85583053@N00/3277767599/"><img class="size-full wp-image-235 aligncenter" title="Mago e Brazilla - Foto di Sciapa" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/03/mago-e-brazilla.jpg" alt="Mago e Brazilla - Foto di Sciapa" width="357" height="476" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Giunti dentro, il mago diventa gigante e sui trampoli passa nel corridoio ed annuncia l&#8217;inizio dello show. Comincia dunque la prima parte, con Capossela seduto all&#8217;organo (che &#8220;ha 2000 canne ma non stona mai&#8221;) mentre canta <a href="http://www.youtube.com/watch?v=8X_tUniHudM" target="_blank"><em><span style="color: #0000ff;">Il gigante e il mago</span></em></a>. La canta quasi tutta, fermandosi prima della strofa finale, per un motivo che si rivelerà alla fine.<br />
Questa prima parte, ammettiamolo, si trascina tra alti e bassi; alcune canzoni sono proprio maltrattate, come per esempio <a href="http://www.youtube.com/watch?v=QJwgJZPWO9g" target="_blank"><em><span style="color: #00ffff;">Una giornata perfetta</span></em></a>. Vinicio scorda alcune parole, si confonde, pare quasi annoiato e io stesso ho avvertito un po&#8217; di disagio. Non mancano tuttavia momenti forti e toccanti, come quando canta <a href="http://www.youtube.com/watch?v=a8z5NPERlaA" target="_blank"><em><span style="color: #ff0000;">Vetri appannati d&#8217;America</span></em></a> e <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=mgj0GiFk05k" target="_blank"><span style="color: #cc99ff;">Orfani ora</span></a> </em>(canzone, quest&#8217;ultima, che non prediligo, a differenza dei più, ma che dal vivo ha acquistato intensità). I colpi migliori sono le battute di Capossela, i suoi travestimenti e balletti, la sua istrioneria. La prima parte, dunque, è stata un concerto; ma, che si vuole, dietro ci stanno le logiche di mercato, la promozione dell&#8217;ultimo album, il tour e cose del genere.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-238 aligncenter" title="Il paradiso dei calzini" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/03/il-paradiso-dei-calzini.jpg" alt="Il paradiso dei calzini" width="488" height="365" /></p>
<p style="text-align: justify;">Durante la pausa si esibiscono il Mago e Brazilla, deliziosi e simpatici, con giochi di prestigio, cabaret dei vecchi tempi e Brazilla che è un capolavoro da vedere in slip e top.<br />
E&#8217; tuttavia con la seconda parte dello spettacolo che si toccano vette mai raggiunte prima, che lo spettacolo acquista totalità e splendore, che Vinicio si scatena e il Metropolitan quasi viene giù dalle urla e dagli applausi. Io stesso, che di solito non applaudo e detesto lo scrosciare delle mani, mi sono quasi spellato a forza di appluadire!<br />
Si comincia con la stupenda<a href="http://www.youtube.com/watch?v=NR07RuvmF6k" target="_blank"><em> <span style="color: #ff99cc;">Bardamù</span></em></a>, si passa per <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lI68skVFO9w&amp;feature=related" target="_blank"><em><span style="color: #ffcc00;">I pagliacci</span></em></a>, ci si diverte con <a href="http://www.youtube.com/watch?v=rGM8xc8UHMI" target="_blank"><em><span style="color: #3366ff;">Canzone a manovella</span></em></a>, con <a href="http://www.youtube.com/watch?v=g9388QiDqg8" target="_blank"><em><span style="color: #00ff00;">Medusa cha cha cha</span></em></a> e così via. Ciò che dà il valore aggiunto è il contorno: le luci, la gabbia montata al centro del palco che vedrà rinchiusi i vari <em>freaks</em>, quelli che &#8220;Noè ha dimenticato di portare sull&#8217;arca&#8221;, i personaggi e le situazioni, i simboli e le occasioni che popolano le canzoni di Capossela e che si concretizzano comparendo e rinchiudendosi nella gabbia. E lui, trasformista e istrione, ora ammiraglio ora con la coda di balena, ora morte ora becchino (nella <a href="http://www.youtube.com/watch?v=hZE1Hd23rcM" target="_blank"><em><span style="color: #ffcc00;">Marcia del camposanto</span></em></a>), ora minotauro ora scimmia. E l&#8217;apice, quando entra l&#8217;uomo vivo, trascinato a forza sul palco, legato da una camicia di forza, appeso in alto per i piedi a testa in giù e durante l&#8217;apoteosi de <a href="http://www.youtube.com/watch?v=siVLmCllfBg" target="_blank"><em><span style="color: #ffff00;">L&#8217;uomo vivo (Inno alla gioia)</span></em></a>, quando anche le mummie metropolitanensi si alzano e schiamazzano e saltano, deve liberarsi dalla camicia di forza! E ancora a impazzire e a farci mordere dalla tarantola con <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZtCQXJwN96o" target="_blank"><em><span style="color: #ffcc99;">Il ballo di san Vito</span></em></a>!</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-239 aligncenter" title="La gabbia" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/03/la-gabbia.jpg" alt="La gabbia" width="357" height="535" /></p>
<p style="text-align: justify;">Stremati dalle urla si riconquista la calma a fatica, ci si concede una sognate e malinconica <a href="http://video.google.com/videoplay?docid=4293809295035023748" target="_blank"><em><span style="color: #ccffcc;">I pianoforti di Lubecca</span></em></a>, poi si presenta tutta l&#8217;orchestra, infine si riprende <em>Il gigante e il mago</em> dove la si era interrotta. Tutti abbandonano il palco, lasciando &#8216;da solo&#8217; Capossela che canta l&#8217;ultima strofa, e conclude con una battuta uno spettacolo che è stato anche politico, zeppo di frecciatine al &#8220;futuro presidente della repubblica&#8221;, di riferimenti a luoghi di Catania (acchianata i San Giuliano, il Nevskij, la pescheria&#8230;), di proverbi e modi di dire siciliani:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff9900;">E i tamburi stanno zitti<br />
e la grancassa tace<br />
ma i tuoi bambini non lo sanno<br />
e continuano a giocare<br />
chiudi gli occhi e non sai quanto<br />
quanto a lungo puoi durare<br />
chiudi gli occhi e ti ritrovi<br />
col gigante e il mago&#8230;</span></p>
<p><span style="color: #ff9900;"><em>E si ficiru i ficu</em>!</span></p></blockquote>
<p>Sipario!</p>
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		<title>Beethoven il jazzista</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 15:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
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		<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando d&#8217;ora in poi, per caso, tra le tante vie indefinite e imprevedibili del mondo, mi chiederanno: «Secondo te chi mai fu l&#8217;inventore del jazz?», ebbene io risponderò seccamente: «Beethoven». Perché? Semplicemente per via di questo passaggio che propongo, tratto dal secondo movimento, Arietta: adagio molto, semplice e cantabile. Tema e variazioni, della sonata per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Quando d&#8217;ora in poi, per caso, tra le tante vie indefinite e imprevedibili del mondo, mi chiederanno: «Secondo te chi mai fu l&#8217;inventore del jazz?», ebbene io risponderò seccamente: «Beethoven». Perché? Semplicemente per via di questo passaggio che propongo, tratto dal secondo movimento, <em>Arietta: adagio molto, semplice e cantabile. Tema e variazioni</em>, della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sonata_per_pianoforte_n._32_(Beethoven)" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">sonata per pianoforte n.32 in do minore, op. 11</span></a>; ascoltate:</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">Del resto, di questa sonata parla abbastanza diffusamente anche Thomas Mann nel <em>Doctor Faustus</em>; l&#8217;organista Kretzschmar si interroga sul perché Beethoven non compose il terzo tempo di questa sonata:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">- Un terzo tempo? Una nuova ripresa&#8230; dopo questo addio? Un ritorno&#8230; dopo questo commiato? &#8211; Impossibile. Tutto era fatto: nel secondo tempo, in questo tempo enorme la sonata aveva raggiunto la fine, la fine senza ritorno. E se diceva &#8220;la sonata&#8221; non alludeva soltanto a questa, alla sonata in do minore, ma intendeva la sonata in genere come forma artistica tradizionale: qui terminava la sonata, qui essa aveva compiuto la sua missione, toccato la meta oltre la quale non era possibile andare, qui annullava se stessa e prendeva commiato &#8211; quel cenno d&#8217;addio del motivo re-sol sol, confortato melodicamente dal do diesis, era un addio anche in questo senso, un addio grande come l&#8217;intera composizione, il commiato dalla Sonata.<br />
(T. Mann, <em>Doctor Faustus</em>, Mondadori, Milano 1996 pag. 61)</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">P.s. Un ringraziamento a <a href="http://www.giofilo.it" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Giofilo</span></a> (ma anche a <span style="color: #ffff00;"><a href="http://www.tommydavid.com" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">Tommy David</span></a></span>) che mi ha aiutato a capire come si inserisce un brano musicale su wp.</span></p>
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		<title>Operetta da mezzo soldo. Di Paradiso, consolato, Nine Inch Nails</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 12:27:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo sarà un post macedonico; ma con la &#8216;magica&#8217; giustificazione secondo la quale tutto si tiene, tenteremo di armonizzare arcanamente il tutto. L&#8217;armonia, si badi bene, è concetto in qualche modo stuprato dalla musica novecentesca. La musica seriale, ad esempio, si regolamenta sulla successione di tutte le note della scala cromatica (quella con i suoni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Questo sarà un post macedonico; ma con la &#8216;magica&#8217; giustificazione secondo la quale tutto si tiene, tenteremo di armonizzare arcanamente il tutto. L&#8217;armonia, si badi bene, è concetto in qualche modo stuprato dalla musica novecentesca. La musica seriale, ad esempio, si regolamenta sulla successione di tutte le note della scala cromatica (quella con i suoni alterati; per capirci, coi diesis); solo quando saranno suonate tutte le dodici note se ne potrà ripetere una. La regolamentazione sta nel fatto che per usare le parole di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Erwin_Stein" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Erwin Stein</span></a>, un allievo di Schoenberg, si ha la possibilità di stabilire di volta in volta per ogni opera un determinato principio ordinatore delle dodici note, facendo della <em>serie</em> così ottenuta il fondamento della costruzione. Tale serie sostituisce il fondamento tonale della musica precedente; la serie scelta per l&#8217;opera particolare costituirà la <em>figura fondamentale</em> dell&#8217;opera stessa.<br />
Questa <em>Ouverture</em> ci introduce ai tre movimenti del post. Si comincerà dall&#8217;<em>allegro vivace </em>del primo movimento; seguirà l&#8217;<em>andantino &#8211; appassionato, con fuoco</em> del secondo; infine, occhieggiando falsamente al classicismo, ironicamente come fece Stravinskij, il brevissimo <em>Rondeau</em> della conclusione.<br />
Primo movimento: <em>allegro vivace</em>.<br />
Il consolato greco di Catania, pensate un po&#8217;, è stato occupato, pensate un po&#8217;, da otto membri del movimento studentesco catanese, pensate un po&#8217;, per mezzoretta. Il consolato greco di Catania! Come disse il commerciante: &#8220;Qui non ci viene mai nessuno!&#8221;.<br />
Ora sconvolgiamoci: i ragazzetti si sono stupiti che li hanno trattati come criminali! Non dico che non si sarebbe dovuto protestare; anzi penso sia stato anche, come dire, politicamente corretto. Però non puoi pensare di occupare una pezzetto di terra straniera impunemente! Pensare che puoi fare tutto senza che qualcuno intervenga e anzi che tutti ti applaudano e ti dicano: &#8220;Ma quanto sei bravo e solidale&#8221;, beh, mi pare un atteggiamento bambinesco, anzi, dirò peggio: adolescenziale. Vuoi occupare il consolato? Benissimo. Poi però non venirti a lamentare se quei cattivano dell&#8217;interpol o della questura (specialmente se chiamati) ti portino in caserma. E&#8217; giusto. E non venirmi a dire che non stavi facendo nulla di male, che stavi protestando pacificamente; stavi occupando un luogo che non è tuo, tanto basta. Ripeto: protesta legittima, per carità. Ma non pensare che nulla e nessuno ti possa toccare, solo perché tu hai delle manie di grandezza e ti piace giocare al piccolo rivoluzionario. C&#8217;è gente (quella gente a cui dici di ispirarti) che solo per avere aperto bocca è stata vent&#8217;anni in carcere, non piangendo come un bambinetto, anzi, un adolescente, come hai fatto tu per tre orette di fermo in questura. La rivoluzione è una cosa seria; per questo in Italia non ci sarà mai.Secondo movimento: <em>andantino &#8211; appassionato, con fuoco.<br />
</em><a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_843579469.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Siamo in Paradiso</span></a>. Il Berlusconi IV (pare il nome di un papa) è il Paradiso. Scusate, placo i toni, altrimenti l&#8217;<em>andantino</em> si muta subito. Però consentitemi di dire che forse è per questo che il Paradiso non m&#8217;hai mai fatto simpatia. Ancor prima che nascessi il Paradiso mi puzzava di berlusconismo. Starsene per l&#8217;eternità ad annusare in adorazione-odorazione il deretano del Capo, cantando &#8216;Gloria Gloria&#8217; nel basso dei peli.<br />
L&#8217;ultimo libro di Vespa è un &#8220;grande affresco che ricorda il pomea dantesco&#8221;. Sono sicuro che Berlusconi non ha letto mai la <em>Divina Commedia</em>, men che meno il <em>Paradiso</em>. E ne sono sicuro per un motivo peculiare: il Paradiso dantesco è il regno, anzi il luogo, l&#8217;allocazione della Verità. Purtroppo, geograficamente e topologiacamente parlando, Berlusconi è agli antipodi della verità. Se la Verità è nel luogo più alto, lui è in basso, anzi è basso.<br />
Peridipiù, la verità paradisiaca non è solo astrattamente indicata nell&#8217;eternità di Dio, nella Luce e nell&#8217;Amore; Dante fa quasi l&#8217;apologo del giornalista che professa e rivendica il suo diritto a dire la verità. Il <em>Par. XVII </em>è il manifesto dello spiattellare in faccio la verità a chiunque. L&#8217;avo, il trisavolo Cacciaguida (incontrato nel Canto XV del Paradiso) è interrogato a proposito da Dante. Questi, infatti, dopo aver avuto profetizzato l&#8217;esilio, si prepara a ricevere il colpo e pone una questione fondamentale:</p>
<p><span style="color: #ff0000;">&#8220;Giù per lo mondo sanza fine amaro,<br />
e per lo monte dal cui bel cacume<br />
li occhi de la mia donna mi levaro,</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">e poscia per lo ciel, di lume in lume,</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> ho io appreso quel che s&#8217;io ridico,</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> a molti fia saper di forte agrume;</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">e s&#8217;io al vero sono timido amico,</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> temo di perder viver tra coloro</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> che questo tempo chiameranno antico&#8221;</span><span style="color: #33cccc;"><span style="color: #33cccc;"><br />
<span style="color: #000000;">(Par. XVII, vv. 112-120)</span></span></span></p>
<p>Al che Cacciaguida dà una risposta che chiunque dovrebbe stamaprsi nella mente:</p>
<p><span style="color: #ff0000;">&#8220;[...] Coscienza fusca<br />
o de la proprio o de l&#8217;altrui vergogna<br />
pur sentirà la tua parola brusca.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Ma nondimen, rimossa ogni menzogna,</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> tutta tua vision fa manifesta;</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> e lascia pur grattar dov&#8217;è la rogna.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Ché se la voce tua sarà molesta</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> nel primo gusto, vital nodrimento</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> lascerà poi, quando sarà digesta.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Questo tuo grido farà come vento,</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> che le più alte cime più percuote;</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> e ciò non fa d&#8217;onor poco argomento.&#8221;</span><span style="color: #33cccc;"><span style="color: #33cccc;"><br />
<span style="color: #000000;">(Par. XVII, vv. 124-135)</span></span></span></p>
<p>[Avevo inserito una sorta di parafrasi per questi versi; ma riflettendoci ho ribadito la mia convinzione che la poesia vada gustata com'è; parafrasi e note li lascio ai professoroni]</p>
<p>Quindi il caro signor Berlusconi, anche in questo così simile agli italianetti, prima di sparare a caso ed offendere persone di cui non è degno neanche di pronunciare il nome, legga, se è capace di farlo. A dirla tutta sarei anche disposto a dargli qualche lezione privata. Non ho tariffe alte; e in ogni caso i soldi lui li ha.</p>
<p>Terzo movimento: <em>rondeau</em>.<br />
Qui, da bravo musicista consumato (ovviamente sono ironico), riprendo il tema dell&#8217;<em>Ouverture</em> variandolo appena, anzi evolvendolo e compiendolo.<br />
Per queste brevi righe conclusive, non mi resta solo che indicare autore e titolo della nuova canzone che per un po&#8217; udirete accedendo a questo blog (che presto, spero, traslocherà nel sito). Si tratta dei<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nine_Inch_Nails" target="_blank"> <em><span style="color: #ff00ff;">Nine Inch Nails</span> </em></a>(o forse del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Trent_Reznor" target="_blank"><em><span style="color: #99cc00;">Nine Inch Nails</span></em></a>). La canzone è tratta dal suo secondo concept-album-capolavoro, ossia <span style="color: #0000ff;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_Fragile" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><em><span style="color: #ffff00;">The Fragile</span></em></span></a><span style="color: #000000;"><span style="color: #0000ff;">.</span> Il brano in questione è <em>We&#8217;re in this together</em>.</span></span></p>
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		<title>Dell&#8217;Ombra sul Tempio</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 14:39:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></category>
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		<description><![CDATA[Proprio oggi che è il compleanno di questo bloguzzo (compie un anno!) ricevo un bellissimo regalo, il migliore che si possa ricevere. È con immenso piacere e orgoglio che segnalo un articolo di Davide Dell&#8217;Ombra che si occupa del sottoscritto. Vi potrete leggere alcuni estratti di mie poesie (anche una intera) e di un mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Proprio oggi che è il compleanno di questo bloguzzo (compie un anno!) ricevo un bellissimo regalo, il migliore che si possa ricevere. È con immenso piacere e orgoglio che segnalo <a href="http://www.davidedellombra.it/letteratura/33-generale/65-tempio-seduttore.html" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">un articolo di Davide Dell&#8217;Ombra</span></a> che si occupa del sottoscritto. Vi potrete leggere alcuni estratti di mie poesie (anche una intera) e di un mio racconto. È la prima volta che qualcuno si occupa dei miei scritti. So che Davide, per la serietà che lo contraddistingue, se ne ha parlato è perché li apprezza veramente; sono, pertanto, doppiamente contento. Del resto, avere un lettore come lui ed avere perdipiù il privilegio di essere stati oggetto di un suo articolo è veramente una situazione da invidiare. Davide è uno studioso di elevato spessore; chiunque se ne potrà fare un&#8217;idea leggendo <span style="color: #800000;"><a href="http://www.sitosophia.org/tesi/" target="_blank"><span style="color: #800000;">la sua tesi per la laurea triennale</span></a></span>, guardando <a href="http://www.davidedellombra.it" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">il suo sito</span></a> e dando un&#8217;occhiata al nostro <span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.iltempiodellombra.it" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Tempio Dell&#8217;Ombra</span></a></span>. Capirete che il mio non è un panegirico ingiustificato.<br />
Ovviamente, quanto ho detto trova riscontro nella serietà dei nostri volti:<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/tommydavid/2964704523/" target="_blank"><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://catempio.files.wordpress.com/2008/11/b17f6bae6fb800fa307ef1c9b3fd46b3.jpeg" alt="Il tempio dell" /></a></p>
<p>Cambiando argomento, colgo l&#8217;occasione di questo post per introdurre la nuova canzone che accompagnerà il blog. Si tratta di <em>Staràlfur</em><span style="font-style: normal;"> dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sigur_R%C3%B3s" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">Sigur Ros</span></a>, un gruppo che ho scoperto questa estate (anche se già me ne aveva parlato una mia amica) grazie ai preziosi suggerimenti di Gianluca (che è un simbolo verginale! Ahaha! <img src='http://www.catenotempio.eu/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':-P' class='wp-smiley' /> ).</span></p>
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		<title>Clown e monteverdi</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 17:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con la scusa di far vedere alcune foto ai lettori di questo blog nato ridendo e proseguito piagnucolando (ma almeno lui c’è nato ridendo, a differenza di noi che nasciamo piangendo; m’è venuta in mente, anche se non c’entra tanto, una frase di Homer Simpson: «Voglio andarmene da questo mondo così come ci sono venuto: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Con la scusa di far vedere alcune foto ai lettori di questo blog nato ridendo e proseguito piagnucolando (ma almeno lui c’è nato ridendo, a differenza di noi che nasciamo piangendo; m’è venuta in mente, anche se non c’entra tanto, una frase di Homer Simpson: «Voglio andarmene da questo mondo così come ci sono venuto: sporco, in lacrime e strappato dalla donna che amo»), bene con la scusa di far vedere alcune foto che appagheranno (ma solo un po’) il mio narcisismo, colgo l’occasione per inserire un nuovo brano. O forse con la scusa di un nuovo brano colgo l’occasione di inserire alcune foto. Insomma, fatto sta che avremo foto e brano.</p>
<p>Andiamo con ordine, o senza; ma tant’è, in quanto l’ordine lo creiamo noi, o almeno crediamo di crearlo.</p>
<p>Le foto risalgono a ieri pomeriggio. Spesso mi sono soffermato sulla maschera, sul fatto che mi sento più reale quando sono mascherate, e così via con altre amenità del genere. Ebbene, finalmente ho qualche foto (ma presto me ne daranno delle altre e le metterò su flickr o qui) di una delle mie mascherate, l’ultima, in ordine di tempo. Dovevo essere <span style="color: #ffcc00;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Patch_Adams" target="_blank">Patch Adams </a></span>o giù di lì; ma ovviamente ne è venuto fuori un medico strampalato a modo mio, con annessi strumenti da carnefice e camice della Italcarni. Ecco le foto, dove c’è anche la mia (splendida) assistente.</p>
<p class="MsoBodyText" align="justify"><!--[if !supportEmptyParas]--><span style="color: #00ff00;"> <img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://catempio.files.wordpress.com/2008/10/b98df376839e52f91419439dba149949.jpeg" alt="ridim2" /><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://files.splinder.com/70ed33c6e8d17cccb03f774b5219590d.jpeg" alt="ridim1" /><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://files.splinder.com/4db75ff0c04b6fba09dc935742652b82.jpeg" alt="ridim4" /> </span></p>
<p>Bene, il brano che udite, invece, è un ‘madrigale guerriero’ (in questo caso un sonetto musicato) del grande <span style="color: #ffff00;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Monteverdi" target="_blank">Claudio Monteverdi</a></span>. Udirete facilmente che la musica sottolinea lo stato d’animo espresso dai versi; Monteverdi è stato tra i primi a teorizzare una così stretta rispondenza tra musica e sentimento; in altre composizioni, su tutte lo stupendo <em>Combattimento di Tancredi e Clorinda</em>, gli strumenti sono utilizzati addirittura in funzione onomatopeica, con gli archi che imitano il suono delle spade che si incrociano e del cozzare degli scudi. Ad ogni modo, ecco il testo (non sempre chiarissimo nello snodarsi quasi a canone) del madrigale guerriero, brano datato, pensate un po’, 1638.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Ardo, avvampo</span></strong></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Ardo, avvampo, mi struggo, accorrete,<br />
amici, vicino all’infiammato loco!<br />
Al ladro, accorrete! Al tradimento! Al foco!<br />
Scale, accette, martelli, acqua prendete!</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">E voi torri sacrate anco tacete?<br />
Su! Bronzi, su! Ch’io dal gridar son roco.<br />
Dite il periglio altrui non lieve o poco,<br />
e degli incendi miei pietà chiedete!</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Son due begli occhi il ladro, e secco amore<br />
l&#8217;incendiario che l&#8217;inique faci<br />
dentro la rocca m’avventò del core!</span></p>
<p>«Ecco i rimedi omai vani e fallaci»,<br />
mi dice ognun: «Lascia, lascia ch’el core<br />
per sì beato ardor s’incenerisca, e taci».</p>
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