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	<title>Cateno Tempio &#187; pensiero</title>
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		<title>Dello schifo</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 19:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avrei voluto scrivere un post su Hans Rott (non vi dico chi è; prendetevi la briga di cercare). Tuttavia lo schifo esercita su di me un&#8217;attrazione irresistibile. Il suono di questa parola, &#8216;schifo&#8217;, rende perfettamente il concetto che vuole esprimere: &#8216;schi&#8217;, come se si stesse raccogliendo la saliva in bocca; &#8216;fo&#8217;, come se si emettesse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Avrei voluto scrivere un post su Hans Rott (non vi dico chi è; prendetevi la briga di cercare). Tuttavia lo schifo esercita su di me un&#8217;attrazione irresistibile. Il suono di questa parola, &#8216;schifo&#8217;, rende perfettamente il concetto che vuole esprimere: &#8216;schi&#8217;, come se si stesse raccogliendo la saliva in bocca; &#8216;fo&#8217;, come se si emettesse un alito maleodorante.<br />
&#8216;Schifo&#8217;, a mio modo di vedere, è solo un&#8217;altra parola per dire &#8216;realtà&#8217;. Con intento polemico, e perciò totalmente antispinoziano, affermo: <em>per realitatem et rem foedam idem intelligo.</em> Per quanto ne so, il latino non ha una parola per esprimere esattamente ciò che noi intendiamo con &#8216;schifo&#8217;. L&#8217;aggettivo <em>foedus</em> indica qualcuno o qualcosa di deforme, orribile, turpe, ignobile, terribile. Lo schifo è l&#8217;insieme di tutti questi aggettivi; riguarda i sensi, ha un che di stomachevole, ma include anche uno sdegno morale. Ora, poiché in latino manca una parola precisa, potrebbe nascere il sospetto che i romani non avvertissero lo schifo; potrebbe sembrare che allora il mondo non facesse schifo.<br />
Ovviamente lo schifo è concetto qualitativo: vi sono cose che fanno schifo, cose che lo fanno un po&#8217; di meno e altre ancora che non lo fanno. Sostengo, però, che è la quantità dello schifo a renderlo insopportabile e a portare alla conclusione che la realtà è schifosa. Anticamente, dunque, non è che il mondo non facesse schifo; probabilmente faceva schifo in modo sopportabile perché: 1) c&#8217;erano meno persone; 2) lo schifo era meno visibile.<br />
Il terremoto di Haiti ha mostrato, ce ne fosse ancora bisogno, lo schifo naturale a cui talvolta certi individui sono costretti: è quello che si mostra quando viene a mancare qualsiasi tipo di inibizione dovuta al timore dell&#8217;autorità, è la guardia privata di un supermercato che spara alla tempia di un saccheggiatore ormai immobilizzato e ne uccide un altro a calci in faccia. Questo è lo schifo sopportabile.<br />
Ciò che rende insopportabile la realtà sono i medici portoricani giunti in soccorso che si fanno fotografare brindando, coi mitra in mano, mentre giocano agli allegri chirurghi con seghe e bisturi; i medici portoricani che pubblicano su Facebook le foto della gitarella ad Haiti.<br />
Rendendo visibile tutto ciò, il social network ha compiuto l&#8217;identificazione della realtà con lo schifo.<br />
<a href="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2010/01/medici_0004_Livello-3_672-458_resize.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-360" title="medici_0004_Livello-3_672-458_resize" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2010/01/medici_0004_Livello-3_672-458_resize-e1264879297168.jpg" alt="" width="346" height="261" /></a><br />
<a href="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2010/01/medici_0006_Livello-1_672-458_resize.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-361" title="medici_0006_Livello-1_672-458_resize" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2010/01/medici_0006_Livello-1_672-458_resize-e1264879348214.jpg" alt="" width="349" height="258" /></a></p>

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		<title>Ha tentato.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 16:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
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		<description><![CDATA[Non mi piace addentrarmi nel fetidume dell&#8217;Attuale. In esso si mostra appieno tutta la pochezza e la miseria in cui siamo, sempre e dovunque, immersi. Gesti dappoco, alla portata di tutti, senza alcuna meditazione sul prima e sul poi (forse l&#8217;oblio necessario all&#8217;azione?), verranno spacciati come eventi storici decisivi. Guardare oltre il quotidiano dà l&#8217;illusione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non mi piace addentrarmi nel fetidume dell&#8217;Attuale. In esso si mostra appieno tutta la pochezza e la miseria in cui siamo, sempre e dovunque, immersi. Gesti dappoco, alla portata di tutti, senza alcuna meditazione sul prima e sul poi (forse l&#8217;oblio necessario all&#8217;azione?), verranno spacciati come eventi storici decisivi. Guardare oltre il quotidiano dà l&#8217;illusione della grandezza, del gesto che si stacca dal comune andazzo senza importanza che ha l&#8217;ordinario svolgersi del teatrino giornaliero; del gesto che diventa <em>storia</em>. Il clima teso, l&#8217;atmosfera dei giorni non è meno che niente. A volte le cose accadano, altre volte no. Un omicidio scatena una guerra mondiale. Era nell&#8217;aria, si dice. L&#8217;omicidio attuato da un nazionalista può sostenere il peso di milioni e milioni di morti?<br />
<a href="http://www.tommydavid.com/2009/12/13/attentato-e-moralita/" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">Commentando</span></a> <a href="http://www.giofilo.it/2009/12/14/lurto-diretto-della-verita/" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">altri post</span></a> sull&#8217;argomento più <em>attuale</em>,  ho detto che gli attentati <em>falliti</em> non portano mai a nulla di buono. Probabilmente è vero. La domanda che mi sorge e che credo più pregnante però è un&#8217;altra: l&#8217;attentato è sempre da condannare? Vi sono dei casi in cui l&#8217;attentato è ammissibile o addirittura necessario?<br />
L&#8217;attentato è il tentativo di ledere o uccidere qualcuno in maniera del tutto illegale (non è una precisazione ovvia) in nome di una rivendicazione politica (o religiosa; ma è uguale). La domanda che mi pongo è questa: quando è lecito un attentato? La risposta, ovviamente è: mai. Un attentato è per forza oltre la liceità. Perché l&#8217;attentato è sempre contro l&#8217;ordine (politico) costituito. E la liceità è stabilita dall&#8217;ordine politico; l&#8217;ordine politico stabilisce l&#8217;ordine delle cose. L&#8217;attentato tenta di sconvolgere questo ordine della cose; è oltre la logica di queste cose. Non è illogico; segue una logica diversa. Lo scontro è tra logiche; giammai tra l&#8217;illogico e la logica.<br />
Berlusconi segue una logica diversa da quella democratica. La democrazia, a rigor di logica, non contempla la risoluzione violenta dei conflitti. Probabilmente la logica berlusconiana, essendo oltre la democrazia, contempla l&#8217;attentato.  Vista così non farebbe una piega: siamo al paradosso per cui in questo caso l&#8217;attentato sarebbe lecito, poiché Berlusconi tenta di sottrarsi alle logiche democratiche. Nella sua logica, l&#8217;attentato non è fuori luogo.<br />
Concludo dicendo che probabilmente non sarei capace di un&#8217;azione del genere. Tuttavia, mi trovo d&#8217;accordo con quanto scrisse Jünger:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Facciamo l&#8217;ipotesi di una città o di uno Stato in cui sia presente un numero, sia pure esiguo, di uomini veramente liberi. In tal caso la violazione della Costituzione si accompagna a una notevole dose di rischio, suffragando così la teoria della responsabilità collettiva: la possibilità di violare il diritto è direttamente proporzionale alla misura di libertà che intende intaccare. Per fare un esempio, nell&#8217;antica Islanda sarebbe stato inconcepibile un attentato all&#8217;inviolabilità o meglio alla sacralità del domicilio, nelle forme in cui esso è avvenuto nella Berlino del 1933, in presenza di milioni di persone, come semplice misura amministrativa. È il caso di ricordare tuttavia almeno una gloriosa eccezione: il giovane socialdemocratico che nell&#8217;androne della sua casa uccide a colpi di arma da fuoco una dozzina di cosiddetti &#8220;poliziotti ausiliari&#8221;. Quell&#8217;uomo era ancora partecipe della libertà sostanziale, dell&#8217;antica libertà germanica che i suoi nemici andavano celebrando a parole. Non l&#8217;aveva certamente appreso dal programma del suo partito. In ogni caso, non era certo uno di quelli di cui Léon Bloy ha detto che corrono dall&#8217;avvocato mentre gli stanno violentando la madre.</span> (Ernst Jünger, <em>Trattato del ribelle</em>, Adelphi, Milano 1990, p. 103)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Correre dietro all&#8217;avvocato mentre gli stanno violentando la madre. Non c&#8217;è descrizione più efficace della classe politica italiana.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">
</blockquote>

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		<title>Riconoscere il porco in mezzo alle galline. Sulle crocifesserie.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 13:06:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il detto siculo è: «Nun canusci mancu u puorcu &#8216;nmienzu &#8216;i addini», ossia: «Non sei capace neanche di riconoscere un maiale in mezzo alle galline». Chi non è capace di riconoscere un maiale in mezzo alle galline è peggio di un ignorante; perché oltre ad essere ignorante è anche stupido. Forse è egli stesso un porco, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il detto siculo è: «<em>Nun canusci mancu u puorcu &#8216;nmienzu &#8216;i addini</em>», ossia: «Non sei capace neanche di riconoscere un maiale in mezzo alle galline». Chi non è capace di riconoscere un maiale in mezzo alle galline è peggio di un ignorante; perché oltre ad essere ignorante è anche stupido. Forse è egli stesso un porco, non zoologicamente, poiché il porco non è mica stupido, ma in senso spregiativo: è un porco che in mezzo alle galline non si sa riconoscere. È un porco che si crede un pollo.<br />
Credo che non avrò mai un posto nella vita (ossia un posto di lavoro) perché l&#8217;unica cosa che so fare è rompere i coglioni; e pure questo lo faccio talmente male che rompo i coglioni soprattutto a me stesso. Per non seviziare ancora in solitudine i miei beneamati testicoli, vedrò di massacrare le palle anche a qualche sventurato lettore.<br />
Non riconoscere il maiale in mezzo alle galline: non riuscire a fare nessun tipo di distinzione, neanche semplice. Insomma, come non riuscire a distinguere l&#8217;essere cristiani dall&#8217;avere un crocifisso appeso a un muro. La battuta blasfema equiparerebbe il crocifisso al primo elemento del detto e i cristiani ai polli.<br />
Chi mi sa dire in quale parte dei vangeli sta scritto che i cristiani si riconosceranno dal crocifisso appeso da qualche parte? O dal crocifisso esposto in qualsiasi posto vogliate? Dove? Forse direte che il Cristo in croce c&#8217;è morto e non ha avuto il tempo di dire: «Vi riconoscerete dalla croce (o dal crocifisso)»?<br />
Dobbiamo riferirci al non detto? Non sarebbe meglio riferirci a ciò che, a quanto pare, è stato detto? Sta scritto: «<span style="color: #ffff00;">Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri</span>» (Gv 13, 34-35).<br />
E poi, insomma, è come se un socratico andasse in giro ad appendere ogni dove <a href="http://www.missouriplants.com/Whitealt/Cicuta_maculata_inflorescence.jpg" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">la cicuta</span></a> (che se non altro è più bella a vedersi).<br />
Il buon Soren Kierkegaard sapeva che la negazione del cristianesimo consiste proprio nel non comportarsi da cristiani; Cristo, argomenta, non ha istituito predicatori, ma seguaci; non gente che deve andare blaterando a destra e a manca; ma persone che dovrebbero mirare ad essere integerrimi cristiani. Ma ovviamente il piano ormai è sfalsato. I cristiani sono tutte quelle deliziose personcine che non hanno mai letto il vangelo, che a dirla schiettamente non gliene importa nulla del vangelo e del suo messaggio, per quanto distorto possa essere. Un&#8217;altra categoria di cui avremmo bisogno è quella dei &#8216;gesuisti&#8217;. Gesù ha impiegato tre anni a predicare o sarebbe meglio dire operare e tre (due? uno?) giorni a soffrire e morire. Ci sarà un motivo, no? Detto in maniera chiara: chi se ne fotte delle sofferenze di Gesù? Tanti hanno sofferto come lui; moltissimi anche di più. Non può essere questo il parametro per giudicare. Socrate, ad esempio, non ha sofferto così tanto, anzi quasi per nulla.<br />
Voi, cristianucoli, porci in mezzo alle galline, vi riconosco! Avete mai impiegato un giorno ad operare? Avete mai sofferto un decimo della crocifissione nella quale avete tutto questo desiderio di riconoscervi? Voi che non siete perseguitati ma persecutori, che non siete elemosinanti ma coloro che non concedono elemosina, che non vi amate, non amate né voi stessi né i vostri simili, che chiedete una carità di cui non avete bisogno e tra fede, speranza e carità avete fede in qualcosa che non sapete e che non vi interessa, speranza in nulla se non nel pane quotidiano e raffermo; ma più di tutte la carità, aveste un briciolo di carità, raggranellato in un momento in cui state a casa con la televisione spenta, cioè mai; voi, cos&#8217;avete da spartire col crocifisso?<br />
Questo per quanto riguarda la parte religiosa del massacrare le palle.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto concerne la parte politica, oibò, qui davvero è difficile riconoscere il porco in mezzo alle galline. Nel senso che tutti sembrano porci e polli e alternativamente si cambiano di ruolo.<br />
Il punto di partenza è uno solo: la carta costituzionale, quelle regolette di fondo che dovrebbero permetterci di dirimere le questioni ultime (o prime) sulle quali sorge qualche dubbio e che potrebbero ostacolare la convivenza di porci e galline. Se l&#8217;Italia fosse uno stato cristiano cattolico in maniera sancita dalla costituzione, bene, mi batterei per far cambiare la costituzione, ma non potrei obbligare nessuno a rimuovere quello che i cristiani cattolici ritengono il loro simbolo (mi spieghino cosa significa simbolo). (Ma si deve proprio spiegare tutto, eh?)<br />
Poiché, per mia fortuna, l&#8217;Italia non è uno stato cristiano cattolico, né musulmano, né <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pastafarianesimo" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">pastafariano</span></a>, né quel che cappero volete in senso religioso parlando (a dirla tutta, in senso lato, l&#8217;Italia è solo uno stato minchione, anche se non c&#8217;è scritto da nessuna parte), ma è uno stato laico e dovrebbe garantire che l&#8217;istruzione sia laica, le leggi siano laiche e porca troia si spera che tutto tenda al laicismo, allora se anche una persona, una sola su circa sessanta milioni si sente parte lesa in questo senso (a meno che questa sua rivendicazione non cozzi con qualche altra legge), ossia crede che il suo diritto costituzionale di non essere religiosamente influenzata dalla stato sia leso, ebbene, che cazzo, mi pare chiarissimo che si deve garantire l&#8217;integrità di questo suo diritto. Chiaro? Non ci sono tradizioni che tengano.<br />
E poi, amici cari cristianucoli, voi venite a parlarmi di tradizioni? Voi che avete abbattuto senza pietà alberi sacri ai culti pagani? Voi che avete distrutto intere civiltà perché quei culti erano sacrileghi? Voi che in Africa smantellate culture con la scusa di portare l&#8217;amore di Cristo? Voi ve ne fottete delle tradizioni che non vi riguardano. Qui, però, nessuno sta mettendo in discussione le vostre tradizioni; mi pare che i luoghi dove diffonderle li abbiate tutti. Vi fanno fare persino le <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Wk0XYG15T24" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">messe in diretta televisiva</span></a>.<br />
L&#8217;invito è a non essere né porci, né galline, ma qualcuno che è in grado di riconoscerli. Non è un crocifisso a rendere &#8216;gesuiste&#8217; le altre persone. Il cristianesimo, come qualsiasi altra religione, non deve essere né imposto né spacciato sottobanco (o sopra i banchi); ma capisco che questo non vi importa. Vi piace sentirvi dalla parte dei buoni e belli. Mi piacerebbe che i vostri figli non crescessero come voi; ma a voi non piacerebbe. Vi interessa la cresima solo per l&#8217;orologio nuovo; vi secca &#8216;<em>cummattiri cche &#8216;parrina</em>&#8216;<em> </em>(dar conto ai preti); però il crocifisso in classe non si tocca. Il burqa oltraggia le donne e non va bene; il crocifisso in classe dà fastidio a chi non è cristiano; ma di questo non ve ne frega.<br />
Il motivo è lo stesso per cui il Vaticano si mobilita contro il referendum sulle staminali, con comizi, volantini e militanza, ed invece s&#8217;ode a mala pena una voce non troppo esplicita e neanche forte sulle leggi (razziali) contro gli immigrati. Farisei. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=8xH5u8dgD9o" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">Avreste crocifisso nuovamente Gesù. E poi lo avreste adorato. E poi in nome delle sue sofferenze avreste perseguitato altri e obbligato a guardare il frutto della vostra crocifissione appeso a un muro</span></a>.<br />
In una parola: mi fate schifo, voi e le vostre crocifesserie. E spero di avervi rotto abbastanza i coglioni.</p>
<p>P.s. Mi sono deciso a scrivere questo post dover aver letto <a href="http://www.tommydavid.com/2009/11/14/crocifissi/" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">quello di Tommy David</span></a>, che pertanto ringrazio.</p>

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		<title>La pioggia nello spineto</title>
		<link>http://www.catenotempio.eu/2009/10/20/la-pioggia-nello-spineto</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 17:36:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[D'Annunzio]]></category>
		<category><![CDATA[Montale]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Piove sui vigili urbani, azzurri e sparsi. Piove a cazzo di cane, sui tafferugli e sulle grane. E piove sui nostri volti profani, sulle nostre mani e sull&#8217;addosso cacarsi; sui savi e sugli stolti, sulla carta della caramella e del torrone; sulla politica bella che ieri m&#8217;illuse, che oggi t&#8217;illude, coglione. La pioggia nel pineto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piove sui vigili urbani,<br />
azzurri e sparsi.<br />
Piove a cazzo di cane,<br />
sui tafferugli e sulle grane.<br />
E piove sui nostri volti<br />
profani,<br />
sulle nostre mani<br />
e sull&#8217;addosso cacarsi;<br />
sui savi e sugli stolti,<br />
sulla carta della caramella<br />
e del torrone;<br />
sulla politica bella<br />
che ieri m&#8217;illuse, che oggi t&#8217;illude, coglione.</p>
<p><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_pioggia_nel_pineto" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">La pioggia nel pineto</span></a></em></p>
<p><em><a href="http://www.griseldaonline.it/formazione/battaglia_montale.htm" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">Piove</span></a></em></p>

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		<title>Le Vie dei Canti</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 13:35:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Chatwin]]></category>
		<category><![CDATA[circolo di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Dostoevkij]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[le vie dei canti]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[Panagulis]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Se c&#8217;è una cosa che la malattia (la depressione ipocondriaca) insegna è che tutte le promesse di slanci alla vita svaniscono quando si &#8216;guarisce&#8217;; con la salute si riacquista l&#8217;apatia: perdendo la pato-logia si smarrisce il sentire. Il principe Myškin, l&#8217;idiota di Dostoevskij, si prometteva di vivere intensamente ogni istante, dopo aver ricevuto la grazia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se c&#8217;è una cosa che la malattia (la depressione ipocondriaca) insegna è che tutte le promesse di slanci alla vita svaniscono quando si &#8216;guarisce&#8217;; con la salute si riacquista l&#8217;apatia: perdendo la pato-logia si smarrisce il <em>sentire</em>. Il principe Myškin, l&#8217;idiota di Dostoevskij, si prometteva di vivere intensamente ogni istante, dopo aver ricevuto la grazia dalla condanna a morte, ma il proposito risultava vano, perché la vita ritornava a fluire con la stessa soffice e per lo più insignificante intensità di prima; citando Dostoevkij e dopo aver vissuto la medesima esperienza, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alexandros_Panagulis" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Alekos Panagulis</span></a> era della stessa opinione.<br />
Non è diverso per la mia &#8216;guarigione&#8217;, per il mio ritorno alla vita salubre; se in ogni salute ci fosse salvezza, quest&#8217;ultima sarebbe una cosa ben misera. Eppure, come il sano non apprezza la salute finché non gli manca, così il malato non apprezza la malattia finché non lo abbandona.<br />
Ritorno dunque a vivere. Ritornano i ritmi serrati di lettura: <em>L&#8217;uomo greco </em>di Pohlenz, tre fiabe lunghe di Hoffmann, <em>I demoni meridiani</em> di Caillois (stupendo, un libro magnifico), <em>La dottrina dell&#8217;immortalità della teologia orfica </em>di Bachofen ed ora sono alla prese col densissimo e indescrivibile <em>La Dea bianca</em> di Graves. (Chi volesse tenersi aggiornato sulle mie letture può seguirle su <a href="http://www.anobii.com/catempio/books" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">aNobii</span></a>). Tra letture e traduzione del libro di Swinden non è che mi resta molto tempo per fare altro; solo un paio d&#8217;ore per le ripetizioni che do il pomeriggio.<br />
La sera, tuttavia, anziché perdere tempo appresso alla televisione, mi sono dedicato alla lettura di un libro che consiglio soprattutto al <a href="http://www.sitosophia.org" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">circolo di Catania</span></a>. Si tratta di un romanzo, anche se definirlo così è un po&#8217; riduttivo; è piuttosto un diario, una narrazione documentaristica, che accoglie al suo interno appunti filosofici e spunti antropologici.<br />
Si tratta di <em>Le Vie dei Canti</em> di Bruce Chatwin (Adelphi, Milano 2007). L&#8217;autore (che è pure il protagonista) si reca in Australia e lì riesce a penetrare i segreti degli aborigeni riguardo a ciò che dà il titolo all&#8217;opera: le vie dei canti sono percorsi in terra australiana in cui gli aborigeni riescono ad orientarsi facilmente anche se non li hanno mai visti; ci riescono cantando. Hanno schemi base (o grammatiche musicali di base) che gli permettono di orientarsi tramite il canto. Questo canto è così legato al movimento che un aborigeno in macchina per ripercorrere una via deve cantarla a velocità insostenibile, perché l&#8217;auto procede molto più velocemente del canto (che è sincronizzato ai circa sei chilometri orari del passo umano); in macchina le rocce ed i punti di riferimento del canto scorrono troppo veloci.<br />
In questo contesto, Chatwin analizza il movimento, nella fattispecie quello dovuto all&#8217;impulso irrefrenabile che taluni, come egli stesso, provano e che li porta a viaggiare senza sosta. Possiamo sintetizzare la questione così, con parole che non compaiono nell&#8217;opera di Chatwin: il movimento è la pace, o quantomeno ne è la sua condizione. Siamo abituati a considerare come strettamente connessi pace e quiete, stasi, immobilità. La tesi di Chatwin è assolutamente opposta.<br />
Senza addentrarci troppo sul fatto che Chatwin considera l&#8217;uomo una specie che per natura è dedita al movimento e che quando sta ferma soffre (tra gli esempi, quello del neonato che piange fino a che non è cullato ad una certa velocità), citiamo soltanto alcuni brani più prettamente antropologici:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Come regola biologica generale, le specie migratorie sono meno &#8220;aggressive&#8221; di quelle sedentarie. C&#8217;è una ragione ovvia perché sia così: la migrazione, come il pellegrinaggio, è di per se stessa il duro cammino: un itinerario &#8220;livellatore&#8221; in cui i più forti sopravvivono e gli altri cadono lungo la strada. Il viaggio perciò vanifica il bisogno di gerarchia e di sfoggi di potere. Nel regno animale i &#8220;dittatori&#8221; sono quelli che vivono in un ambiente di abbondanza. I &#8220;briganti&#8221; sono, come sempre, gli anarchici.</span> (pag. 360)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Le spinte &#8220;aggressive&#8221;, pertanto, sembrano essere inversamente proporzionali al movimento. La sedentarietà dà luogo alla gerarchia; il massimo della stasi sarebbe dunque la dittatura. Che il conservatorismo sia diretta conseguenza della stasi e che quindi faccia il paio con la gerarchia e la dittatura pare confermato da un altro brano:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">In <em>Aranda Traditions</em> Strehlow contrappone due popolazioni dell&#8217;Australia centrale: una sedentaria e una mobile. Gli Aranda, che vivevano in una ragione di pozzi sicuri e di selvaggine abbondante, erano arciconservatori: avevano cerimonie immutabili, iniziazioni cruente e punivano il sacrilegio con la morte. [...] Gli Aranda erano tanto limitati quanto la popolazione del deserto occidentale era di larghe vedute. Questi nomadi prendevano liberamente in prestito canti e danze, e pur non amando meno lo loro terra erano sempre in movimento. «Di questa popolazione la cosa che colpiva di più» scrive Strehlow «era la risata pronta. Erano persone contente e allegre, che si comportavano come se non avessero mai avuto una preoccupazione al mondo.»</span> (pag. 361)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Da un lato, dunque, la sedentarietà e l&#8217;aggressività. Dall&#8217;altro che cosa?<br />
Precedentemente Chatwin aveva proposto una sua ipotesi antropologica e ne aveva parlato anche a Konrad Lorenz. Di solito, argomenta, si presuppone che l&#8217;uomo sia aggressivo, belluino, assassino; immaginiamo invece che l&#8217;uomo sia stato a lungo in una condizione esattamente opposta:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Supponiamo invece che i primi uomini fossero sottomessi, vessati, accerchiati, raccolti in poche e frammentarie comunità, perennemente intenti a scrutare l&#8217;orizzonte nella speranza di veder giungere un aiuto, abbrancati alla vita e agli altri uomini durante gli orrori della notte. In questo caso tutti gli attributi che diciamo &#8220;umani&#8221;, il linguaggio, la composizione dei canti, la condivisione del cibo, i doni, le parentele, cioè tutte le spontanee manifestazioni di solidarietà che tengono in equilibrio la società e aboliscono l&#8217;uso della forza tra i suoi membri e che assolvono senza intoppi alla loro funzione solo se vige l&#8217;equivalenza &#8211; tutte queste cose non potrebbero esser state sviluppate tra mille avversità come stratagemmi per sopravvivere e scongiurare la minaccia dell&#8217;estinzione? E sarebbero per questo meno istintive o più specificamente orientate? Una teoria della difesa non spiegherebbe forse perché, a lungo andare, combattere una guerra di offesa diventa impossibile? E perché i prepotenti non vincono mai? </span>(pagg. 294-295)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo, dunque, sarebbe un animale mobile e difensivo. Con questo, il movimento non sarebbe mai, in nessun caso, volto al progresso, allo sviluppo, all&#8217;evoluzione. Il movimento difensivo è semmai una fuga, un tornare indietro. La meta delle vie dei canti sta all&#8217;inizio del cammino; ogni movimento è rivolto alla sua origine, anzi all&#8217;Origine. Chatwin individua la meta nell&#8217;incedere originario del Primo Uomo, questo Adamo specifico, il primo <em>Homo sapiens</em> che disse &#8220;Io sono&#8221; e che ad ogni passo dava il nome ad un fiore, poi ad un altro e un altro ancora. Si forma così il primo canto; la seconda strofa comincia con il verbo. Da qui si giunge perfino all&#8217;origine del linguaggio ed alla possibilità dell&#8217;orientamento tramite il canto:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Tutti gli animali &#8211; insetti, uccelli, mammiferi, delfini, pesci e balene megattere &#8211; hanno un sistema di navigazione detto &#8220;triangolazione&#8221;. I misteri della struttura innata della frase postulata da Chomsky diventano semplicissimi se si pensano come triangolazione umana: soggetto, oggetto, verbo.</span> (pag. 373)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il libro si conclude col ritorno al luogo in cui si è generati. L&#8217;ultima visione sono tre vecchi aborigeni, che per la malattia avevano perso barba e capelli. Salute e malattia, insieme.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;">Sì. Stavano bene. Sapevano dove stavano andando, e sorridevano alla morte sotto l&#8217;ombra di un eucalipto.</span> (pag. 390)</p>
</blockquote>

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		<title>Commerciocentrismo</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 09:47:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[centro commerciale]]></category>
		<category><![CDATA[non-luoghi]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre continuano i miei sogni (stanotte ho sognato che io, Davide e Giovanni incontravamo Horkheimer e gli facevamo un sacco di domande), ho avuto occasione, in questi giorni, di storcere snobisticamente il naso per occasioni che hanno tutte un comune oggetto: il centro commerciale. Ora, figurarsi, il mio non è per nulla un moralismo con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mentre continuano i miei sogni (stanotte ho sognato che io, <a href="http://www.davidedellombra.it" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">Davide</span></a> e <a href="http://www.giofilo.it" target="_blank"><span style="color: #00ccff;">Giovanni</span></a> incontravamo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Max_Horkheimer" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Horkheimer</span></a> e gli facevamo un sacco di domande), ho avuto occasione, in questi giorni, di storcere snobisticamente il naso per occasioni che hanno tutte un comune oggetto: il centro commerciale.<br />
Ora, figurarsi, il mio non è per nulla un moralismo con vili tendenze economiste; nel senso che non rimpiango la cara, vecchia e squallida botteguccia, nella quale miseramente campavano due personcine grigie e tristi, con la polvere per terra e la muffa sui muri, che ti conoscevano e chiamavano per nome, che quando ti mancavano cinquecento lire (ben più reali di 50 centesimi; mi stupisco di come ancora la lira sia il nostro termine di paragone; non riusciamo a ragionare in euro. Forse tale privilegio sarà dato ai chi ha meno di 15 anni) ti dicevano che senza alcun problema gliele avresti potute portare l&#8217;indomani. Ecco, di tutto questo non mi importa nulla, come me ne fotto se queste botteghine da beghine chiudono perché spazzate via dalla monumentalità fascista del porcelloso centro commerciale. Altri camperanno, se non qui (nel mio paese o nella bottega in generale), altrove; anzi forse ne camperanno di più, tra cassiere, commesse, uomini e donne di pulizia e di polizia.<br />
Ciò che mi inquieta e mi fa storcere il naso è ben altro. Innanzi tutto è la ben nota ferocia con la quale l&#8217;uomo commerciocentrico si avventa sulla sua preda. Mi hanno raccontato dell&#8217;apertura dell&#8217;Ipercoop; immaginavo la ressa, gli spintoni, la cattiveria di chi nell&#8217;oscenità dell&#8217;ingordigia calpesta qualcun altro per risparmiare dieci euro per l&#8217;acquisto di un telefonino. Vi prego di vedere per intiero questo video che vi propongo. Avere la possibilità di vedere un tale processo <em>in acto</em> è una situazione che i migliori antropologi del passato ci invidierebbero parecchio:</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.catenotempio.eu/2009/05/14/commerciocentrismo"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">E tuttavia non è ancor questo ciò che snobbo altieramente in misura maggiore. V&#8217;è del peggio, come sempre ed in ogni circostanza. Ed il fatto che al peggio non c&#8217;è mai fine, significa che il peggio è il tempo. Perdonatemi questa incursione metafisica, ma il tempo a cui siamo giunti è ad una svolta peggiorativa; la <em>Kehre</em> è il tornante, per noi sempre in discesa, che ad ogni svolta ci porta sempre più in basso. Ciò che dunque alle mie nobili nasche, od auliche froge, causò tanta tensione ed inarcamento snobistico è questo: ricordo che nei miei anni liceali quando ci portavano in qualsivoglia città per assistere ad uno spettacolo teatrale, per visitare l&#8217;orto botanico, per andare ad annoiarci e fare gli stupidi in qualche museo, il tempo che poi ci restava a disposizione era impiegato a passeggiare per le vie del centro; si assaporava un gelato, si prendeva un po&#8217; di sole, si guardava il culo a qualche compagna di classe o passante (sapete, ci credevamo tanto adolescenti e forti, quasi come centauri dannunziani dalla grossa coglia).  Insomma, si passava una mattinata o un pomeriggio immersi nell&#8217;aria a metà tra aperta e chiusa delle vie di un centro cittadino.<br />
Due mie conoscenti, invece, mi hanno raccontato che dopo essere stati con la scuola (due diversi licei) a vedere un&#8217;opera teatrale, il pranzo ed il pomeriggio li hanno trascorsi all&#8217;Etnapolis. È semplicemente aberrante. Questi signori che si dicono istruttori o financo educatori, non sanno far di meglio che condurre i già commercializzati adolescenti proprio nel centro del loro essere, ossia il centro commerciale. Beh, del resto, poveracci, non praticano altro che il motto delfico ed attuano quella strana e fatale corrispondenza tra centro interiore e centro esteriore: il commerciocentrismo è ad un passo dalla piena realizzazione. La scuola sta autorizzando questi ragazzi a pensare che l&#8217;unico luogo in cui si possa trovare bellezza, dove ci si possa incontrare, stare assieme, mangiare, passare il tempo è la chiusura (o l&#8217;apertura, ahimè) del centro commerciale. Hanno trovato un nuovo ente spirituale che si è materializzato: l&#8217;acquisto ha invaso il centro e se ne è appropriato. Non mi stupirebbe vedere questi ragazzi che al posto di magliette rosse con raffigurato il &#8216;Che&#8217;, indossino strane t-shirt con impresso l&#8217;Etnapolis.<br />
In <a href="http://www.tommydavid.com/2009/05/04/una-fenomenologia-dello-spirito-a-brandelli/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">quei due giorni fantastici trascorsi in quel di Ragusa</span></a>, ebbi a dire ciò che qui mi picco di riportare, e vogliatene scusarmi. Quando seppi che il centro commerciale di Tremestieri (Me) ha deciso di realizzare una cappella all&#8217;interno (potete leggere la notizia in queste <a href="http://www.giusepperaciti.eu/cronache_terrestri.htm" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">cronache terrestri</span></a>, in data 30/12/2008) pensai subito che non sarebbe stato (e non sarà) lontano il giorno in cui qualcuno deciderà di andare a vivere dentro un centro commerciale. Sarà una vera rivoluzione copernicana del concepimento della città. Non sarà più il commercio ad inscriversi nell&#8217;ottica cittadina, ma avverrà l&#8217;esatto contrario: l&#8217;abitare sarà solo una funzione dell&#8217;acquistare. Il centro commerciale non ruoterà più attorno alla città, piuttosto la ingloberà. Se è vero che molti vi vanno per &#8216;passare il tempo&#8217;; se è vero che tali centri commerciali sono stati a ragione definiti <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nonluoghi" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">non-luoghi</span></a>; se, dunque, il tempo si mostrerà definitivamente nella sua vera veste, cioè quella di danaro e troverà anche il sacrario materializzatosi in centro commerciale; allora sarà la fine dello spazio e, basti vedere il filmato e amaramente confessare un leopardiano &#8216;non so se il riso o la pietà prevale&#8217;, la fine di ogni possibile pensiero, così frastornato da urla e resse, così distante dalla calma assolata della pace.</p>

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		<title>Felicità, pagina bianca nella storia&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 19:37:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Può un capello rendere felici? Sì, può. Etiam capillus unus habet suam ombram. A volte mi sembra d&#8217;essere rimasto in qualche luogo, d&#8217;essermi fermato colá, d&#8217;esser giunto ad un punto e da lì non essermi più mosso; il guaio, il grosso e crasso guaio è che tali punti sono tanti, si assommano eppure non costituiscono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Può un capello rendere felici? Sì, può. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Etiam_capillus_unus_habet_umbram_suam" target="_blank"><em><span style="color: #ffff00;">Etiam capillus unus habet suam ombram</span></em></a>.<br />
A volte mi sembra d&#8217;essere rimasto in qualche luogo, d&#8217;essermi fermato colá, d&#8217;esser giunto ad un punto e da lì non essermi più mosso; il guaio, il grosso e crasso guaio è che tali punti sono tanti, si assommano eppure non costituiscono linea continua o progressione evolutiva; sono, bensì, una serie discreta.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a title="Eternità" href="http://www.giusepperaciti.eu/effetto.htm" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">L&#8217;eternità è tra i giorni, tra due giorni. Arriva un giorno, uno qualunque, e per qualcuno non passa.</span></a></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Una foto, un luogo che a mala pena sostava nei meandri della memoria e non si sa più quel che si è; anzi <em>quando</em> si è.<br />
Abbandoniamo(ci a) queste malinconie da strapazzo; i panni seri che intendeva vestire questo sito, purtroppo non trovano l&#8217;adeguato sostegno, cioè colui che doveva vestirli. Con questa cosa deforme e buffonesca che scrive, ogni intento anti-autobiografico vacilla di fronte a ciò che mi sostanzia: la pigrizia. La politica (in ispecie quella paesana) l&#8217;ho dismessa, per bastonate metaforiche e (quasi) reali; ho ridotto le attività (tendendo asintoticamente al nulla); ho meno tempo &#8216;libero&#8217; a motivo delle ripetizioni che il campare m&#8217;ha quasi imposto e per via della traduzione.<br />
Giungiamo dunque ai libri. Traduco, come un dannato, come un cane (e forse anche da cane); però confesso che raramente ho trovato un&#8217;attività che mi assorbe così completamente; abbasso il capo (o le corna, direbbe qualcuno) per tradurre e quando le rialzo sono già trascorse un paio di orette. Il libro in questione è <em><a title="Sì, u staiu traduciennu" href="http://books.google.it/books?id=33gOAAAAQAAJ&amp;printsec=frontcover&amp;dq=tobias+swinden" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">An enquiry into the nature and place of hell</span></a> </em>di tale Tobias Swinden. La difficoltà maggiore consiste nel trovare tutti i riferimenti e le citazioni, spesso generiche, quando, a volte, non totalmente assenti. Seguendo, inoltre, i consigli del <a title="Giuseppe Raciti" href="http://www.giusepperaciti.eu" target="_blank"><span style="color: #00ccff;">mio relatore</span></a>, sto affinando la scrittura; nulla come l&#8217;esercizio poetico e il laboratorio della traduzione modellano e rendono malleabile la tecnica scrittoria; ed ovviamente, rendendo fluida la scrittura si scioglie pure la viscosità del pensiero. Mi sono ritrovato a rileggere quanto tradotto e a percepirlo come frutto non mio, stile che non mi appartiene; è una gran cosa (almeno, la mia percezione, che potrebbe essere solo illusione calamaica; ad altri la sentenza).<br />
Leggo, in aggiunta; ho ultimato qualche tempo fa le <em>Lezioni sulla filosofia della storia</em> di Hegel. La cosa stupefacente, oltre i pozzi di sapienza nascostivi, è stata trovare passi che potrebbero benissimo essere messi in bocca a Schopenhauer, in barba alle storiografie ed alle beghe fin troppo spicciole su cui hanno fatto fortuna gli specialisti del gossip filosofico.<br />
Giunti all&#8217;illuminismo, Hegel sostiene che, ovviamente riferendosi al suo tempo</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">con questo principio formalmente assoluto arriviamo all&#8217;<em>ultimo stadio della storia, al nostro mondo, ai nostri giorni</em>.<br />
La mondanità è il regno spirituale nell&#8217;esistenza, è il regno della <em>volontà</em> che si dà esistenza. Sensazione, sensibilità, impulsi sono anche modi di realizzarsi dell&#8217;interiorità, ma in via transitoria nelle singole cose: sono infatti il contenuto mutevole della volontà. Ma ciò che è giusto e morale appartiene alla volontà essenziale esistente in sé, alla volontà universale in sé. [...]<br />
La volontà è libera solo a condizione di non voler altro, nulla di esteriore, di estraneo, poiché in tal caso sarebbe dipendente; la volontà deve volere solo se stessa, la volontà appunto. La volontà assoluta è questo voler essere libera. La volontà che vuole se stessa è la base di ogni diritto e di ogni obbligo, dunque di tutte le leggi del diritto, di tutti i precetti del dovere e i gravami imposti.<br />
(G.W.F. Hegel, <em>Lezioni sulla filosofia della storia</em>, Laterza, Roma-Bari 2003, pag. 359)</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ora, ovviamente qui siamo su un piano dove emerge, soprattutto nelle righe che ho tralasciato e in quelle seguenti, la critica al formalismo morale kantiano, giacché in questo modo la volontà è astratta ed indeterminata; per sé, appunto, e dunque abbisogna di contenuto; v&#8217;è anche, inoltre, una flessione morale della volontà stessa, per cui è con essa e per essa che si compie il diritto ed è la volontà assoluta a garantire la libertà. Ed è proprio in quest&#8217;ultimo punto che a mio avviso si toccano Hegel e Schopenhauer. Ovviamente per quest&#8217;ultimo la volontà non garantisce il diritto di alcunché se non di se stessa e in sé non è né giusta né sbagliata, né buona né cattiva. Ma nel mio insano proposito di far toccare questi due &#8216;nemici&#8217; mi piace citare ancora Hegel:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">La volontà formale vuole se stessa, l&#8217;Io deve trovarsi in tutto ciò che la volontà ha di mira e fa. Perfino l&#8217;individuo devoto vuol essere salvo e beato. [...] Felice è chi ha commisurato la propria esistenza al carattere, al volere e all&#8217;arbitrio suoi particolari, e così gode nella vita di se stesso. La storia non è il terreno della felicità. I periodi felici sono pagine vuote nella storia, poiché sono i periodi di concordia, nei quali manca l&#8217;antitesi.<br />
(Ivi, pag. 25)</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">In questa pagina riluce una saggezza che contraddistinguerà Schopenhauer. Il discrimine è il contenuto della volontà, il quale per Hegel sostanzialmente è concretezza; per Schopenhauer tale multiformità non è che mera illusione. La &#8216;ricetta&#8217; della felicità è uguale nell&#8217;aquila ed in chi volle rappresntare tale aquila con le fattezze di somaro.<br />
Tuttavia, rimane che la pace è ancora bianca: ha il candore delle pagine bianche del libro della storia.</p>

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		<title>Una beffa</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 10:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Antike]]></category>
		<category><![CDATA[Aristofane]]></category>
		<category><![CDATA[beffa]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono ritornate le rondini, e finalmente imparo il tedesco. E quest&#8217;aria di marzo che fa riecheggiare versi di Capossela («Marzo s&#8217;è preso anche l&#8217;aria dei viali») mi spinge a spenti languori romanticheggianti. Anche Zarathustra portava la sua cenere al monte; così ripenso ai frammenti sulla rivista Athenäum, pubblicati da Novalis e Schlegel e non firmati; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a title="Ecco l'antitesi" href="http://antonio-cosedipococonto.blogspot.com/2009/03/tragedia-commedia-e-farsa.html" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Sono ritornate le rondini, e finalmente imparo il tedesco</span></a>. E quest&#8217;aria di marzo che fa riecheggiare versi di Capossela (<a href="http://wikitesti.com/index.php/Nel_blu" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">«Marzo s&#8217;è preso anche l&#8217;aria dei viali»</span></a>) mi spinge a spenti languori romanticheggianti. Anche Zarathustra portava la sua cenere al monte; così ripenso ai frammenti sulla rivista Athenäum, pubblicati da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Novalis" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">Novalis</span></a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wilhelm_August_von_Schlegel" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Schlegel</span></a> e non firmati; cosiccome li guidava il tentativo di fondere gli spiriti a favore dello Spirito, allo stesso modo si può spiritualizzare la diversità e la necessaria separatezza dei corpi tramite, che so, l&#8217;invenzione di uno Spirito burlesco.<br />
La beffa costituisce il limite della pensabilità; la quale, a sua volta, costituisce il limite della scrivibilità. Pensare codesto limite è beffarsi del pensiero. Tuttavia, se Pascal sosteneva che beffarsi della filosofia è fare veramente filosofia, ci si figuri di rinfacciargli: beffarsi della religione è essere veramente religiosi. Lì, invero, il religioso avrebbe scosso il capo, giacché la religione non si può beffare; essa è sacra e nel sacro è la serietà. Non è un caso che il filosofo più beffardo abbia anche rigettato ogni sacralità, ed ovviamente mi riferisco a Max Stirner.<br />
La beffa, il sotterfugio, lo sfottimento, la presa per il culo è l&#8217;atteggiamento del servo scaltro; è un&#8217;intelligenza (sebbene ancora nelle misere vesti di astuzia) che combatte una forza. Tutti quei servi che intrecciano e slacciano melodrammi non sono che birichini messaggeri della morte; essi sono maschere, ci si immagini solo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arlecchino" target="_blank"><span style="color: #008000;">Arlecchino</span></a>, o meglio ancora <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pulcinella" target="_blank"><span style="color: #666699;">Pulcinella</span></a>; di quest&#8217;ultimo si narra che in un vorticoso ballo cambiasse continuamente dama, fino a quando, di sfuggita, in una di esse scorge le sembianze della morte. I servitori scaltri pigliano per il culo, nel senso letterale dell&#8217;espressione (e scusate la trivialità), giacché ostentano fallicamente che la vita non è che una carnevalata, dove il fallo è il loro cavallo di battaglia in senso duplice: è la vita che va presa per il culo, tramite la fallicità o la fallacia del pensiero.<br />
Gli scherzi osceni di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aristofane" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Aristofane</span></a>, in questo senso e con brividi giustificati dei filosofi, sarebbero ben più tragici delle tragedie stesse; attestano che neanche la vita, ossia la tragedia per eccellenza, può essere presa sul serio. Quando Aristofane negli <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gli_Acarnesi" target="_blank"><em><span style="color: #ffcc00;">Acarnesi</span></em></a> attribuisce l&#8217;esclusione di Megara dal commercio portuale ateniese (433) con le seguenti parole:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">[La guerra tra gli elleni] ebbe inizio da qui, da tre puttane. Pericle olimpo, preso dall&#8217;ira, lanciò fulmini e saette, mise in subbuglio tutta quanta la Grecia. [...] Costretti a patire la fame, i megaresi si rivolsero infine a Sparta, affinché attraverso il loro intervento fosse abrogato il decreto delle tre puttane.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">ebbene, non sta facendo altro che beffarsi della guerra del Peloponneso, riducendola a litigio per puttane o puttanate. Oppure, in simile maniera e nella stessa opera, quando il contadino giunge sulla collina per l&#8217;assemblea si lamenta con le seguenti parole, essendo ancora da solo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Non sono arrivati neppure i presidenti dell&#8217;assemblea; saranno qui in ritardo. Quando finalmente si faranno vivi, cominceranno a spintonarsi e a litigare per avere un posto in prima fila, ammucchiati tutti assieme, meglio non parlarne. Non vogliono saperne di far pace. Oh, mia Atene! Sono sempre il primo a tornare all&#8217;assemblea e a prendervi posto e, siccome sono solo, borbotto, sbadiglio, mi stiracchio, scoreggio, non so che fare, scrivo, mi ravvivo i capelli, faccio i miei conti, spingo lo sguardo verso i miei campi, bramo la pace, odio la città, ho nostalgia del mio villaggio, dove nessuno viene a dirmi &#8220;compra il mio carbone, compra il mio aceto, il mio olio&#8221;. La parola &#8220;comprare&#8221; è ignota là dove tutto è gratuito.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il poeta non fa altro che beffarsi della &#8216;sacra&#8217; assemblea ateniese, e lo fa a suon di scoregge.<br />
Il topos beffardo percorre, così, tutto il pensiero sotterraneo, altrimenti detto <em>ctonio</em>; Ade è il dio della beffa, in fondo, giacché nel suo regno gli opposti si confondo, anzi sono una cosa sola (luce e buio, vita e morte). V&#8217;è beffa maggiore per la nostra &#8216;vita&#8217;?<br />
Dall&#8217;<a href="http://matematica.unibocconi.it/interventi/immagini/Diogene.jpg" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">uomo platonico di Diogene</span></a>, è da allora che siamo tutti quanti polli spennati, preda di <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Operette_morali/Proposta_di_premi_fatta_dall%27Accademia_dei_Sillografi" target="_blank"><span style="color: #99cc00;">accademie dei sillografi</span></a> o <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Operette_morali/Dialogo_di_Federico_Ruysch_e_delle_sue_mummie" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">coro di morti nell&#8217;anno matematico</span></a>, per non parlare del fisiologico bisogno di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Teofilo_Folengo" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">Folengo</span></a>. La beffa è sottile e varia: a volte crea quello che non c&#8217;è; altre volte fa vedere in controluce quello che c&#8217;è ma che di solito non si vede.<br />
<a title="Infine la triade" href="http://www.davidedellombra.it/appunti/32-appunti-generale/78-a-proposito-di-jakob-spielhans.html" target="_blank"><span style="color: #ff9900;">Sperò, però, in elementi lampanti; ho ancora nascosto segni</span></a>.</p>

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		<title>25 cose su di me</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 10:17:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[aneddotica]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Prosopon]]></category>
		<category><![CDATA[Tommy David]]></category>

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		<description><![CDATA[A trovarne di venticinque! Ci penso da un po&#8217; e davvero non riesco a trovare venticinque mie caratteristiche. Ma devo pur adempiere al compito che mi ha assegnato il buon Tommy David, se non altro come scusa per interrompere lo studio della sociologia e la pigrizia da blogger. Tempo fa m&#8217;ero proposto di scrivere dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A trovarne di venticinque! Ci penso da un po&#8217; e davvero non riesco a trovare venticinque mie caratteristiche. Ma devo pur adempiere al <a href="http://www.tommydavid.com/2009/02/19/25-cose-in-satira-su-di-me/" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">compito che mi ha assegnato il buon Tommy David</span></a>, se non altro come scusa per interrompere lo studio della sociologia e la pigrizia da blogger. Tempo fa m&#8217;ero proposto di scrivere dei post aneddotici, su eventi che mi sono capitati o a cui ho assistito; l&#8217;aneddotica è un&#8217;arte, forse l&#8217;arte più pura, perché consiste nel rendere interessante, piacevole, artistico il niente; si tratterebbe, insomma, di informare ciò che di per sé non ha forma perché è esso stesso Forma. Del resto, non saprei cosa aggiungere alla mia <a href="http://www.catenotempio.eu/ecce-vita-mea/" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">pseudoautobiografia</span></a>, ma tenterò di trovare qualcosa che stuzzichi la vostra morbosa curiosità da <em>voyeur</em>.</p>
<p>1. Per un certo periodo ho tenuto una lista della ragazze con cui sono stato (è ripugnante, lo so; per questo l&#8217;ho stracciata).<br />
2. Una volta, a Roma, ho circuito una bellissima ragazzetta russa nel giro di mezzora e l&#8217;ho portata dietro l&#8217;oratorio in cui eravamo per fare le zozzerie.<br />
3. Berrei solo ed esclusivamente vino.<br />
4. Capita che per prendere un libro in alto, nella mia libreria, salga su una sedia e rimanga a leggerlo in piedi sulla suddetta.<br />
5. La mia barba non è un vezzo; è pigrizia.<br />
6. Non vado dal barbiere (né per barba né per capelli) dal dicembre del 2000.<br />
7. Uno dei pochi ricordi di quando avevo tre anni è che mi mettevo sotto la sedia per toccare le gambe a mia nonna.<br />
8. Al liceo mi sono ubriacato a scuola, durante le ore di lezione.<br />
9. Sono stato ad una lezione all&#8217;università (di storia dell&#8217;arte, eravamo neanche una quindicina) completamente ubriaco e durante una pausa mi sono avvicinato alla dottoressa per chiederle una cosa e lei s&#8217;è ritratta alla mia alitata.<br />
10. Ho smarrito il portafoglio due volte ed entrambe le volte l&#8217;ho ritrovato.<br />
11. Cammino spesso da solo cantando.<br />
12. Quando sono ubriaco parlo spesso di Kant e recito poesie a spada tratta spesso scordando qualche verso.<br />
13. Ho avuto storie con più ragazze e/o donne contemporaneamente.<br />
14. Ho attraversato una fase dandy ma non avevo i soldi per acquistare il vestito che volevo (costava un milione e mezzo di lire).<br />
15. Non ricordo un periodo in cui non sia stato innamorato.<br />
16. Sono stato buttato fuori da un locale di lusso, perché c&#8217;ero entrato ubriaco, m&#8217;ero seduto a un tavolo di perfetti sconosciuti e mi ero tolto la camicia.<br />
17. Mangio intere barrette di cioccolato tutte in una volta.<br />
18. Vorrei avere un gatto (preferibilmente un <a href="http://www.micimiao.it/lungo/sacridibirmania.jpg" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Sacro di Birmania</span></a>) ma mia mamma non me lo permette.<br />
19. Non so nuotare.<br />
20. Sono stato all&#8217;estero solo una volta, a Praga.<br />
21. Devo per forza mettere i cd ordinati dentro la custodia (nel senso che la scritta dev&#8217;essere perfettamente orizzontale, leggibile da sinistra a destra) altrimenti sto male.<br />
22. Vado quasi ogni domenica a messa. La trovo interessante.<br />
23. Il periodo dell&#8217;anno che mi piace di più è la settimana di Pasqua. (Vi sono credenti non praticanti, anche se non ne ho mai compreso il senso; io sarei un non credente praticante?).<br />
24. Nell&#8217;armadio sopra il mio letto vi sono le seguenti immagini: due fotogrammi da film di Charlie Chaplin, <em>Toilette</em> di Toulose-Lautrec, <em>La danse</em> di Matisse, immagini di statue di Epaminonda, Alcibiade e Alessandro Magno.<br />
25. Una sera di carnevale, tempo fa, ho mostrato il mio sederino nudo in piazza.</p>
<p>Bene, a voi il responso. Dovrei passare la patata bollente a qualcuno? Posso nominarne tre? Vediamo&#8230; Fatemici pensare&#8230; Diciamo, Antonio, Davide e Giovanni? <img src='http://www.catenotempio.eu/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':-P' class='wp-smiley' /> </p>

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		<title>La seduzione del Volksgeist</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 09:48:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Antike]]></category>
		<category><![CDATA[Bergman]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></category>
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		<description><![CDATA[Quanto più successo ho con le donne, tanto peggio sto. Senza volere attribuirmi qualità, qualifiche e doti che non ho, è tuttavia vero che Don Giovanni non dorme; e se dorme ha incubi. Ce lo ha mostrato chiaramente Bergman ne L&#8217;occhio del diavolo (di cui su youtube non si trova traccia). Si ha un bel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quanto più successo ho con le donne, tanto peggio sto. Senza volere attribuirmi qualità, qualifiche e doti che non ho, è tuttavia vero che Don Giovanni non dorme; e se dorme ha incubi. Ce lo ha mostrato chiaramente Bergman ne <em>L&#8217;occhio del diavolo</em> (di cui su youtube non si trova traccia). Si ha un bel daffare a profondersi in <a href="http://catempio.splinder.com/post/18944833/L%27onesto+rifiuto" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">onesti rifiuti</span></a>, a diffondere <a href="http://www.davidedellombra.it/letteratura/33-generale/65-tempio-seduttore.html" target="_blank"><span style="color: #ffff99;">viltà seduttrici</span></a>, a mettere in guardia, ad auto-abbruttirsi.<br />
Kierkegaard sosteneva:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ffff;">Ad ogni donna corrisponde un seduttore; la sua fortuna sta nell&#8217;incontrarlo</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, è una soavissima stronzata. La seduzione non esiste; esiste il fraintendimento, la boria, l&#8217;arrogranza cetrulla (per usare uno stilema ripelliniano), l&#8217;illusione, l&#8217;arcano poter che ascoso a comun danno impera e l&#8217;infinita vanità del tutto (occhiolino ad <a href="http://antonio-cosedipococonto.blogspot.com/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Antonio</span></a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Onde evitare che questo blog appaia meramente autoreferenziale e pecorecciamente intimo, traggo spunto da una discussione feissbucchiana. La bellissima ed arguta Silvia si era iscritta al gruppo: &#8220;Chi vorrebbe abolire la festa di Sant&#8217;Agata&#8221;. Subito nacque un trialogo scatenato dall&#8217;incauto <a href="http://www.davidedellombra.it" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">Davide</span></a>. Insomma, per farla breve, si discuteva sul folklore, sulla schifezza della festa santagatese in mano ai mafiosi, se tali riti facciano schifo perché religiosi e se il nostro ritenere che il folklore di altri popoletti sia più bello e genuino non sia altro che, per parafrasare l&#8217;altro interveniente, ossia Mauro Nanfitò, l&#8217;esaltazione dell&#8217;Altrove/Diverso.<br />
Sono tutte posizioni condivisibili e ben argomentate. Tuttavia mi chiedo se non sia il folklore in sé a fare schifo, in quanto manifestazione popolare; il folklore non mi pare essere altro che la più vivida e tangibile manifestazione del <em>Volksgeist</em>. Per quanto ne so, non conosco nessun popolo che si sia inteso come tale o che un qualche sovrano abbia considerato tale che nelle sua espressioni non sia stato volgare e feroce. Dal popolo ebraico assetato di vendetta e sangue, passando fino ai rivoluzionari francesi, giungendo ai noi, che siamo tutti popolo.<br />
Insomma, noi ci volgiamo indietro e guardiamo con estasi all&#8217;età classica ed alla <a href="http://www.iltempiodellombra.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=46:la-guerra-democratica&amp;catid=3:tempio&amp;Itemid=4" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">democrazia ateniese</span></a>. Eppure per noi filosofi quel periodo dovrebbe essere fonte di terrore: se persino gli &#8216;illuminati&#8217; ateniesi prima cacciano via Anassagora e poi ammazzano Socrate, quale speranza ci può giungere da un qualsiasi popolo e da qualche rito che manifesta il suo spirito? Sì, d&#8217;accordo, quando guardiamo, chessò, un rituale di una qualche tribù che ci appare così ancestrale, incorrotta, pura, quasi ci viene il desiderio di trovarci lì in mezzo; eppure non dobbiamo mai scordare che chi non partecipa a quei riti è rifiutato dalla stessa tribù.<br />
Dal popolo e dal folklore direi che non dobbiamo aspettarci niente. Credete che se avessimo partecipato ad una di quelle processioni ateniesi in onore di Atena, quando le fanciulle tessevano un peplo meraviglioso per la dea e tutta la polis trasportava l&#8217;antica statua dalle origini mitiche per lavarla al mare, credete che se fossimo stati lì non ci saremmo sdegnati? Non avremmo considerato gli illustri ateniesi dei poveri stolti, illusi, scervellati?<br />
Pericle stesso non era visto di buon occhio per tanti motivi, tra cui il non partecipare quasi mai ai simposi e l&#8217;aver fatto raffigurare anche uomini anziché solo figure mitiche sul Partenone.<br />
Ancora istruttivo è Socrate (o almeno il Socrate di Platone). All&#8217;inizio de <em>La repubblica</em> narra di essere sceso al Pireo per le festività in onore della dea (Bendis). Ha espresso la sua preghiera (Platone ci tiene a mostrarlo pio); la sera ci dovranno ancora essere corse a cavallo e altre festività per la dea. Socrate si lascia convincere a rimanere e vanno, dunque, a casa di Polemarco nell&#8217;attesa che il tutto cominci. Tuttavia, preso dalla discussione, manderà la festa a farsi benedire. Certamente, dunque, può essere anche piacevole o, per certi versi, un atto socialmente dovuto (a meno che non ce ne freghi nulla della società, come nel mio caso) partecipare a tali riti. Quando, però, la discussione filosofica prende il sopravvento, allora comincia il distacco da riti sociali e comunitari. (Ho delle riserve su questo mio stesso pensiero; Kingsley potrebbe seriamente obiettare a queste mie conclusioni. Il discorso si allungherebbe, ma permettermi di ri-segnalare <a href="http://www.sitosophia.org/2009/01/misteri-e-magia-nella-filosofia-antica-di-peter-kingsley/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">la mia recensione a questo suo scritto</span></a>).<br />
In definitiva, sostengo semplicemente che i riti, i culti, il folklore siano schifosi quanto il popolo che vi partecipa perché sua manifestazione più concreta e tangibile, in tutte le sue forme. Al pensatore non resta che l&#8217;anarcato (non l&#8217;anarchia), o in alterrnativa, il che sarebbe la cosa migliore, farsi ammazzare. <em>Tertium non datur</em>.</p>

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