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La data del discorso di Pericle agli ateniesi (431 a.C.)

Da qualche tempo a questa parte, grosso modo da quando Paolo Rossi avrebbe dovuto leggerlo in televisione, sul web rimbalza il discorso di Pericle agli ateniesi. Non mi dilungo sul contenuto, facilmente reperibile. Né tantomeno sul fatto che a noi è pervenuto attraverso le parole di Tucidide, e quindi non sapremo mai bene quanto ci sia del politico e quanto dello storico; ma del resto non ha importanza. Ciò che importa, invece, è notare che ormai si accetta comunemente una data affatto sbagliata! Da una rapidissima ricerca su google risulta quanto segue:

Come avrete notato, la data che si trova nelle prime due pagine di google è il 461 a.C. Tale datazione è impossibile per tre motivi: a quell’epoca Pericle era proprio all’inizio della sua carriera politica. Efialte, di cui Pericle era seguace, morì assassinato giusto in quell’anno. E solo allora il trentaquattrenne Pericle diventò una figura di primo piano nella politica ateniese. Un giovane politico, anche se ben dotato, non poteva certo permettersi di pronunciare un discorso così imponente e importante. L’Atene di cui si parla in questo celebre epitaffio è l’Atene che Pericle stesso contribuirà a forgiare.
Il secondo motivo è che Tucidide nasce all’incirca nel 460 a.C., ossia un anno dopo la data affibbiata al discorso. Invece Tucidide la riporta come una cosa udita direttamente da lui.
Infine, il discorso è stato pronunciato qualche tempo dopo l’inizio della guerra del Peloponneso, cominciata nel 431.
Summa summarum: il discorso di Pericle agli ateniesi è stato pronunciato intorno al 431 a.C.

Eutanasia e democrazia

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«Dimmi, Pericle», lui disse, «puoi insegnarmi cos’è una legge?»
«Certo», disse Pericle.
«Allora, per favore, insegnami», disse Alcibiade, «poiché ogni qualvolta vedo uomini elogiati per essersi adeguati alla legge, osservo che nessuno merita l’elogio se non conosce la legge.»
«Bene, Alcibiade, non c’è difficoltà riguardo l’argomento che tu sei desideroso di apprendere: cos’è una legge? Le leggi sono tutto ciò che è considerato e votato dalla maggioranza riunita in assemblea, in cui si afferma ciò che dovrebbe e ciò che non dovrebbe essere fatto.»
«Pensano che sia giusto fare del bene piuttosto che il male?»
«Il bene, naturalmente, ragazzo mio, non il male.»
«Ma, se non è la maggioranza ma, piuttosto, come succede nelle oligarchie, una minoranza che si riunisce per scrivere le leggi e stabilire cosa dovrebbe essere fatto, cosa succede?»
«Ogni volta che il potere sovrano in uno stato decreta, governando, ciò che dev’essere fatto, ebbene ciò è legge.»
«E se è un tiranno alla guida dello stato e stabilisce ciò che i cittadini devono fare, anche questa è legge?»
«Anche ciò che un tiranno impone, in quanto legislatore, anche questo è legge.»
«Ma cosa sono mai l’abuso e l’illegalità? Si verificano forse quando il più forte costringe il più debole a fare ciò che vuole, non per persuasione ma per forza?»
«Sì, è così.»
«E se un tiranno costringe i cittadini ad agire sotto giogo, non per persuasione ma per forza, è forse questa l’illegalità?»
«Io credo così e ritiro la mia affermazione che qualora un tiranno legiferi senza persuasione, questa sia legge.»
«E quando una minoranza agisce non attraverso la persuasione della maggioranza ma usando il suo potere per sopprimerla, è questa una illegale sopraffazione oppure no?»
«Credo che ogni cosa sia fatta per costrizione e non per persuasione, che sia o meno un comando, questa è forza, non è legge.»
«Bene, allora ogni cosa che la maggioranza legiferante decreta rispetto a coloro che non dispongono di proprietà, senza che siano persuasi, sarebbe un atto di forza e non di legge?»
«Alcibiade… Alla tua età anche noi eravamo interessati a questi argomenti e passavamo il tempo a sottilizzare così come alcuni di voi fanno adesso.»
«O Pericle», lui disse, «quanto avrei voluto conoscerti allora quando eri brillante in questi argomenti!»
(Senofonte, Memorabilia I.20.40-46)