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	<title>Cateno Tempio &#187; poesia</title>
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		<title>Settanta letture degne di noia</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 15:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando si legge, non si vorrebbe fare altro. Nella vita, intendo: si vorrebbe solo leggere. Ascoltare gli innamorati è noioso, non si riesce a percepire quasi mai il fuoco che li arde. Chi vive di libri è animato da una simile fiamma. Per chi ascolta, il risultato sarà pressoché il medesimo. Da qualsiasi punto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Quando si legge, non si vorrebbe fare altro. <em></em>Nella vita, intendo: si vorrebbe <em>solo </em>leggere.</p>
<p>Ascoltare gli innamorati è noioso, non si riesce a percepire quasi mai il fuoco che li arde. Chi vive di libri è animato da una simile fiamma. Per chi ascolta, il risultato sarà pressoché il medesimo. Da qualsiasi punto di vista è la gente che annoia. Tanto spesso, più che l&#8217;inferno gli altri sono la noia.</p>
<p>I libri sono come gli altri. È gente che ti parla del fuoco che li anima. Leggere è di una noia mortale. Si potrebbe stare al sole, a godere della campagna e delle donne (o degli uomini, <em>si licet</em>); ci si ficca in stanze buie su sedie gibbose ad annoiarsi su pagine e pagine di caratteri minuscoli.</p>
<p>Eppure tutto, anche la noia, si può amare se conquistato a fatica. Così come si amano gli altri. L&#8217;amore per il prossimo è una noia conquistata a fatica.</p>
<p>In questo interessante 2011, <span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.anobii.com/catempio/books" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">ho letto settanta libri</span></a></span>. Come l&#8217;innamorato, vorrei parlarvi quasi di ognuno, per farvi convenire sui pregi, per dirvi che sì, magari ha questo difetto, e anche quell&#8217;altro, ma che io sono lo stesso innamorato, perché come lei non c&#8217;è nessuno.</p>
<p>Vi cedo un po&#8217; di noia. I miei consigli per l&#8217;anno <em>vecchio</em> sono questi:</p>
<ul>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788860303615/sloterdijk-peter-zzz99-perticari/devi-cambiare-la-tua.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">P. Sloterdijk, <em>Devi cambiare la tua vita</em></span></a></span></strong>: librone, per respiro e mole. Ne ho parlato diffusamente <span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.sitosophia.org/recensioni/devi-cambiare-la-tua-vita-peter-sloterdijk/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">qui</span></a></span>. Fondamentalmente è un libro sulla rivoluzione: perché la rivoluzione è senza contenuto, come questo libro, privo di indirizzi, nuovi valori o consigli. È pura forma: la rivoluzione è il <em>come</em>, che si declina in ascesi e virtuosismo. Il rivoluzionario è un acrobata.</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788806187316/littell-jonathan/benevole.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">J. Littel, <em>Le benevole</em></span></a></span></strong>: vi supplico, per il vostro bene, non leggetelo. È un capolavoro di mille pagine. Atrocità, sodomia, scatologia, discettazioni erudite. Se si vuole comprendere il nazismo, bisogna leggere questo libro. Se volete rimanere sani di mente, dedicatevi ad altro.</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788845910951/melville-herman/moby-dick-o-la.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">H. Melville, <em>Moby Dick</em></span></a></span></strong>: sui cosiddetti &#8216;classici&#8217; non bisognerebbe mai parlare. Difatti evito di consigliarli (si può &#8216;consigliare&#8217; un &#8216;classico&#8217;?). Tuttavia, l&#8217;ossessione della balena bianca spinge a non pensare ad altro, a non voler parlare d&#8217;altro. È il libro dei libri (ma come nella Biblioteca di Borges esistono tanti libri dei libri, che si differenziano per una lettera o per una virgola), è il mito che prende corpo e si fa balena, ossessione, religione, Leviatano.</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788870784596/deleuze-gilles/differenza-e-ripetizione.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">G. Deleuze, <em>Differenza e ripetizione</em></span></a></span></strong>: sostenere l&#8217;inutilità della filosofia, significa essere malamente aristotelici, oltre che polli spennati. E significa non avere letto questo libro. Siamo di fronte a qualcosa di paragonabile a una <em>Fenomenologia dello spirito </em>in cui il nostro tempo è appreso con il pensiero. Il rovesciamento del platonismo è sotto gli occhi di tutti (o almeno di chi ci vede). Deleuze lo ha colto, spiegato e anche indirizzato. L&#8217;epoca deleuziana prende nome da chi l&#8217;ha saputa decifrare. (Senza contare la strepitosa interpretazione dell&#8217;eterno ritorno.)</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788807818660/deleuze-gilles/logica-del-senso.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">G. Deleuze, <em>Logica del senso</em></span></a></span></strong>: come il gioco filosofico può farsi serio e mostrare che anche i concetti logici più astratti si incarnano nelle nostre esistenze. Il paese delle meraviglie, non è una novità, è la logica (paradossale) che guida le nostre esistenze. Si accede al paese delle meraviglie quando si riconosce il paradosso in cui siamo costantemente immersi.</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788804560234/rimbaud-arthur-zzz99-grange/opere-testo-francese-a.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">A. Rimbaud, <em>Opere</em></span></a></span></strong>: vale il discorso sui &#8216;classici&#8217;. Un musicista che ascolta Mozart non può non provare la sensazione di essere sconfitto, di non poter mai raggiungere quelle vette. Uno scrittore che legge Rimbaud vorrebbe bruciarsi con tutte le proprie carte. Avevi ragione, caro Rimbe, e lo dico con una lacrima a stento trattenuta; avevi ragione a dire tra atroci sofferenze: «<em>J&#8217;irai sous la terre, et toi tu marcheras dans le soleil</em>». Sei stato il mare svanito assieme al sole; sei stato per poco, troppo poco tempo, l&#8217;eternità.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>P.s. Segnalo <span style="color: #ff00ff;"><a href="http://www.davidetomasello.it/2011/12/31/2011-un-libro-a-settimana/" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">il post di Davide Tomasello</span></a></span>, scritto contemporaneamente al mio, all&#8217;insaputa l&#8217;uno dell&#8217;altro.</em></p>
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		<title>Le foto del paradiso e la cacca</title>
		<link>http://www.catenotempio.eu/2011/12/09/le-foto-del-paradiso-e-la-cacca</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 11:18:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[cacca]]></category>
		<category><![CDATA[comicità]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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		<description><![CDATA[Per quanto sfrenata possa essere, la fantasia è poca cosa di fronte alla creatività dell&#8217;ignoranza o quantomeno dell&#8217;errore. È tutto vero e già pronto, non c&#8217;è bisogno di inventare nulla. Spesso sul web si naviga senza bussola e senza nemmeno porsi il problema, non dico della meta, ma nemmeno della rotta. Fortunatamente, noi, piccoli capitani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Per quanto sfrenata possa essere, la fantasia è poca cosa di fronte alla creatività dell&#8217;ignoranza o quantomeno dell&#8217;errore. È tutto vero e già pronto, non c&#8217;è bisogno di inventare nulla.</p>
<p>Spesso sul web si naviga senza bussola e senza nemmeno porsi il problema, non dico della meta, ma nemmeno della rotta. Fortunatamente, noi, piccoli capitani di barchette che navigano nello sconfinato oceano internettiano, noi, che ci fregiamo del titolo altisonante di &#8216;blogger&#8217;, abbiamo chi tiene al nostro posto dei piccoli diari di bordo.</p>
<p>Abbiamo un sonar, che ci avverte dei fondali bassi e degli scogli; ma anche dei piccoli natanti che incrociamo per caso. Tutto viene registrato. Scorrere i registri è noioso; ma a tratti risulta davvero grottesco ed esilarante.<br />
Come giungono taluni sulle pagine di questo modestissimo blog? La maggior parte vi giunge cercando qualcosa sui motori di ricerca. Ecco alcune perle, che riporto grezze come le ho trovate, da gennaio 2011 fino a oggi.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">intervista a pericle sulla prima guerra del peloponneso</span></strong>: sullo sfondo c&#8217;è l&#8217;acropoli, Tucidide ha in mano un microfono e tra la folla del mercato chiede a Pericle circa i rapporti con Sparta e con l&#8217;assemblea. Alla fine si confondono entrambi: non sanno ancora cosa sia la prima guerra del Peloponneso e nemmeno la seconda. Pericle, poi, si è pure scordato di essere morto dopo il primo anno di guerra. Ma della prima o della seconda?</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">gli parlo e mi viene da vomitare</span></strong>: o sei incinta o lui fa proprio schifo. Insomma, in ogni caso, non parlargli più.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">non mi guarda nessuno</span></strong>: chissà perché.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">non riprendo conoscenza</span></strong>: scrivi in automatico?</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">aggettivi qualificativi per moscerini</span></strong>: fastidiosi?</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">come si chiamano gli infermieri che spingono la</span></strong>: la? La barella? Barellieri? Anche Nietzsche lo fu. Oppure spingono la&#8230;?</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">il paradiso foto</span></strong>: vuoi solo ricattare Dio.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">sognare il paradiso durante anestesia</span></strong>: io dissi all&#8217;anestetista di aver sognato le vergini del paradiso islamico. Da allora in poi certe notti mi sveglio urlando: <em>Allah akbar!</em></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">quanto la chiesa ha mentito sulla religione?</span></strong>: assai.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">tre motivi per cui è importante conoscere la bibbia</span></strong>: 1) è divertente; 2) ci si può fare una cultura su sodomiti, atrocità, nefandezze; 3) si può capire quanto il cristianesimo sia lontano dal Cristo.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">tuto da quando si crea può solo peggiorare</span></strong>: a quanto pare anche l&#8217;italiano.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">nome proprio cateno</span></strong>: ebbene sì, esiste. Io mi chiamo così.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">grande cateno tempiouto</span></strong>: io sono il Grande Cateno Tempiouto! Detto anche Cateno Tempione! O pure Catenone, o Catone, o Catempione. Insomma, <span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.davidedellombra.it" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Davide</span></a></span> e <span style="color: #800080;"><a href="http://www.davidetomasello.it/" target="_blank"><span style="color: #800080;">Tommy</span></a></span>, sono un Grande!</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">cateni da neve</span></strong>: sono degli strani ominidi, a limite del pupazzo, che non hanno la carota per naso, ma l&#8217;hanno in un altro posto. Li vedi, nelle fredde notti invernali, aggirarsi con sguardo lussurioso e con la pipa in bocca.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">cateni da neve prezzi</span></strong>: modici. In genere dipende dalla fattezza della pipa e dalla lunghezza della carota.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">per leopardi oltre la siepe c&#8217;era il buio&#8230;e per voi?</span></strong>: per noi oltre la siepe c&#8217;erano il vago e l&#8217;indefinito; il buio è in certe menti. (Ah: <span style="color: #008000;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_buio_oltre_la_siepe_%28romanzo%29" target="_blank"><span style="color: #008000;">il buio oltre la siepe</span></a></span>.)</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">masturbazione e bernoccoli</span></strong>: non so voi, ma a me con la masturbazione si gonfiano (e poi sgonfiano) altre cose.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">donne che salgono sopra il petto</span></strong>: con le ginocchia? Con i piedi? Con il (vedi sotto)</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">deretano femminile</span></strong>: estrema propaggine posteriore degli esseri umani di sesso femminile. Comodo luogo sul quale sedersi (in tutti i sensi), a volte viene scambiato per un misero oggetto di piacere sessuale (ah, che schifo!). Talvolta assume dimensioni spropositate, tanto che di due natiche se ne potrebbero trarre quattro o, in certi casi, persino otto.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">poesia sulla cacca</span></strong>:</p>
<blockquote><p>La triste sacca<br />
che merda fa di quel che si trangugia<br />
più te la riempi,<br />
più aumenta la risacca<br />
dell&#8217;onda marroncina che fuoriesce<br />
dal deretan maschile e femminile.<br />
Noi ci trucchiamo,<br />
ci cospargiam di biacca,<br />
ma nel momento della verità,<br />
quando respingeremo<br />
maschere, veli, profumi e casacca,<br />
che cosa resterà?<br />
Solo la nostra brutta, cupa faccia<br />
e una montagna di fumante cacca.</p></blockquote>
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		<title>Come ti rendo poetica la rabbia</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 13:52:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Tognolini]]></category>
		<category><![CDATA[filastrocche]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[rime di rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[Schumann]]></category>

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		<description><![CDATA[Cercavo un libro di poesie di Dylan Thomas, quando le dita fatate di Ambra hanno tratto fuori dal nulla un libriccino blu come la notte, con un&#8217;orribile copertina di bambino-gatto. La questione, tanto annosa quanto oziosa, se vi siano degli argomenti che si prestino meglio all&#8217;espressione poetica, mi pare si possa finalmente accantonare. Parini ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Cercavo un libro di poesie di Dylan Thomas, quando le dita fatate di <span style="color: #0000ff;"><a href="http://ambraromano.wordpress.com/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Ambra</span></a></span> hanno tratto fuori dal nulla un libriccino blu come la notte, con un&#8217;orribile copertina di bambino-gatto.</p>
<p>La questione, tanto annosa quanto oziosa, se vi siano degli argomenti che si prestino meglio all&#8217;espressione poetica, mi pare si possa finalmente accantonare. Parini ha reso poetico un cagnolino snob preso a calci; il malcapitato servo sfigura dinnanzi alla vergine cuccia delle Grazie alunna. Gozzano ha reso poetica una donna quasi brutta e la tristezza desolata dei solai; Bukowski il<span style="color: #ff0000;"> <a href="http://stone123.altervista.org/vomito_di_donna.htm" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">vomito</span></a></span>.</p>
<p>Bruno Tognolini, autore di <span style="color: #800000;"><a href="http://www.catenotempio.eu/2010/04/12/uffa-che-uffa-di-tutto" target="_blank"><span style="color: #800000;"><em>Mal di pancia calabrone</em></span></a></span>, possiede il vigore dell&#8217;eterna giovinezza poetica. Si dirà che si occupa di poesie per bambini; ma non esiste poesia per qualcuno o qualcosa: esiste la poesia. Ciò che viene messo ripetutamente in questione è la semplicità: si può dare arte semplice? Il semplice può rivelarci qualcosa del mondo? Il mondo, in definitiva, è <em>anche</em> semplice?</p>
<p>Robert Schumann accettò la sfida di creare un&#8217;opera d&#8217;arte semplice, molto semplice. Ne nacquero le <em>Kinderszenen</em>, per i bambini e sui bambini. Poi lo stesso Schumann ci ripensò: sui bambini, certo, ma da un adulto per adulti. Bambini o adulti, l&#8217;opera d&#8217;arte fu creata; ne goda chi può.</p>
<p>Le dita fatate di Ambra hanno portato alla luce da un fondo perduto le <em>Rime di rabbia. Cinquanta invettive per le rabbie di tutti i giorni </em>(Salani Editore, Milano 2010). Le formule magiche di <em>Mal di pancia calabrone</em> forse hanno una qualità media più elevata, nel complesso sono più snelle e non cadono mai nella banalità. Tuttavia, Tognolini mostra anche nelle <em>Rime</em> di quale stoffa sia fatto e che rimane un poeta, di quelli veri; come Gianni Rodari, come Robert Schumann, a cui la sua opera si può accostare. Questi componimenti hanno un linguaggio più ricco e vario rispetto a quelli del <em>Mal di pancia</em>. Il vocabolario di Tognolini si dispiega al massimo della sua potenza immaginifica. È un libro comico, commovente, nostalgico e al contempo speranzoso. Il poeta coglie anche l&#8217;occasione per riflettere su se stesso nella quarantanovesima e penultima poesia:</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>Rima contro il poeta</strong></span></p>
<p><span style="color: #000080;">Tu sei il poeta che ha scritto le rime?</span><br />
<span style="color: #000080;">Scriviti questo poema sublime</span><br />
<span style="color: #000080;">Neve nei monti, che è bianca</span><br />
<span style="color: #000080;">Biancheggia</span><br />
<span style="color: #000080;">Cielo al tramonto, che è rosso</span><br />
<span style="color: #000080;">Rosseggia</span><br />
<span style="color: #000080;">Fronda del bosco, che è verde</span><br />
<span style="color: #000080;">Verdeggia</span><br />
<span style="color: #000080;">Tu sei poeta e sei scuro?</span><br />
<span style="color: #000080;">&#8230;!</span></p></blockquote>
<p>La raccolta si chiude con l&#8217;<em>Ultima rima. Per i grandi. Scongiuro contro il nazismo futuro</em>; lo spessore del poeta si mostra anche in tale fuoriuscita dal proprio universo solito, in questa messa al bando dell&#8217;autoreferenzialità.</p>
<p>Nel mezzo è tutto un divertimento di immagini, filastrocche da imparare e da utilizzare. La lingua ne gode, ne gioiscono le orecchie. Un esempio su tutti:</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>Malaugurio delle risate</strong></span></p>
<p><span style="color: #000080;">Io vorrei che tu, con le mutande scese</span><br />
<span style="color: #000080;">Facessi a saltelloni tutto il giro del paese</span><br />
<span style="color: #000080;">E tutti ti guardassero da tutte le finestre</span><br />
<span style="color: #000080;">A scuola si affacciassero i bambini e le maestre</span></p></blockquote>
<p>Sono versi contro le prepotenze; ma anche contro i piccoli fastidi quotidiani. La rabbia esiste, bisogna farci i conti e rispondere per le rime.</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>Improperio del regno animale</strong></span></p>
<p><span style="color: #000080;">Faccia di porco, puzza di cane</span><br />
<span style="color: #000080;">Testa di pecora, zampe di rane</span><br />
<span style="color: #000080;">Pelo di tasso, cagnetto grasso</span><br />
<span style="color: #000080;">Goffa giraffa col sedere basso</span><br />
<span style="color: #000080;">Pelle di rettile, vipera liscia</span><br />
<span style="color: #000080;">Pancia di viscida biscia che striscia [...]</span><br />
<span style="color: #000080;">Dalle tempeste di secoli neri</span><br />
<span style="color: #000080;">Dalle foreste di secoli bui</span><br />
<span style="color: #000080;">Torna da te l&#8217;animale che eri</span><br />
<span style="color: #000080;">E tu ritorna da lui!</span></p></blockquote>
<p>C&#8217;è più di una profonda cognizione antropologica in versi come questi. Per concludere, la figura del babbione peggiore la fa, manco a dirlo, il poeta.</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>Invettiva del babà</strong></span></p>
<p><span style="color: #000080;">[...]</span><br />
<span style="color: #000080;">Sei un babbano, un barbagianni, un babbuino</span><br />
<span style="color: #000080;">Sei un pinocchio pagliaccio, un buffo atleta</span><br />
<span style="color: #000080;">Sei un babbo un po&#8217; bambino, un burattino</span><br />
<span style="color: #000080;">Sei un babà, sei solo un povero poeta.</span></p></blockquote>
<p>Confinato in un corpo da adulto, il poeta ha la grave colpa di volersi intromettere nel mondo dell&#8217;infanzia, da cui è stato escluso senza rimedio. Un babbo un po&#8217; bambino, solo questo. Vi è una fase in cui i bambini imparano a dire le bugie; il poeta è fermo in quella fase. Anche se sta imparando e non le sa dire molto bene, càpita che ogni tanto, se è fortunato, incontra qualcuno che ci crede. Allora la bugia diventa reale e s&#8217;accede all&#8217;immaginifico mondo del sogno.</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.catenotempio.eu/2011/09/08/come-ti-rendo-poetica-la-rabbia"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
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		<title>Gli invisibili della poesia contemporanea</title>
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		<pubDate>Sat, 08 May 2010 09:20:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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		<category><![CDATA[Marzio Pieri]]></category>
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		<description><![CDATA[La poesia è morta. Solo i critici mondani non lo sanno. Armonia delle sfere o silenzio melodioso (e l&#8217;ossimoro pacchiano è giustificato dal luogo), essa è transmondana o addirittura ultraterrena; l&#8217;oltre che si concede (e concedendolo a se stessa ce ne rende parte, come il Cristo morto che rende parte del regno dei cieli) è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: left;">La poesia è morta. Solo i critici mondani non lo sanno. Armonia delle sfere o silenzio melodioso (e l&#8217;ossimoro pacchiano è giustificato dal <em>luogo</em>), essa è transmondana o addirittura ultraterrena; l&#8217;<em>oltre</em> che si concede (e concedendolo a se stessa ce ne rende parte, come il Cristo morto che rende parte del regno dei cieli) è radicale, nel senso proprio del termine: sotterraneo, ctonio, è l&#8217;<em>oltre</em>tomba.<br />
Quando dell&#8217;invisibile si vuol fare un libro, inevitabilmente si cade nel paradosso perché si cerca, l&#8217;invisibile, di mostrarlo. Allora, la poesia che pure viene stampata su dei fogli deve transustanziarsi in musica: l&#8217;accidente rimane tale, nero su bianco; la sostanza sfuma in musica.<br />
Marco Albertazzi e Marzio Pieri curano <em>GLI INVISIBILI. Antologia-saggio del 900 poetico italiano alternativo </em>(La Finestra, Lavìs, 2008). Vale la pena di leggere questo libro, fosse solo per la bibliografia; questa, oltre che nei ritagli assegnati com&#8217;è prassi, si snoda soprattutto lungo la pregevole prosa degli interventi di Marzio Pieri, vera miniera, fontana vivace di libri obliati, dal fascino perduto ma indimenticabile, che filtra dai pur brevi accenni di Pieri.<br />
La raccolta è corposa, gli autori antologizzati moltissimi, ma non troppi; la qualità eccellente e costante. La migliore opera di questo genere che mi sia capitata sotto gli occhi, fosse solo per due motivi.<br />
Il primo è l&#8217;ampio spazio dedicato ad Angelo Maria Ripellino (pagg. 113-125; e poi un articolo molto interessante di Alessandro Fo alle pagg. 179-200: <em>Angelo Maria Ripellino e il &#8216;Ciclo di Zora&#8217;</em>), sacrificato, di solito, sull&#8217;altare della traduzione. Insomma, la poesia da recitare, da leggere, da cantare ad alta voce (in barba alla noia barbona dei poetucoli anti-musicali e del <a href="http://www.catenotempio.eu/2010/03/06/non-degne-di-un-poeta-sulla-poesia-contemporanea" target="_blank"><span>dopo-la-lirica</span></a>) non poteva trovare esponente migliore (pag. 122):</p>
<blockquote><p><span style="color: #ff0000;">Non si accorgeranno nemmeno</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> di quello che hai scritto.</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> Getteranno i tuoi versi tra gli stracci vecchi.</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> Resterai sguattero, guitto</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> in questa fiera di gattigrù delle lettere.</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> Sei un viluppo di piume, una balla di fieno,</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> carica di gorgheggianti uccellini.</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> Ma per chi cantano? Chi mai li ascolta?</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> Merda. Sarebbe meglio scrivere</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> novelle per pollivendoli, romanzi zuccherini,</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> storielle piovose, canzoni da balera.</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> Ma è tardi ormai. Scriverai ancora versi,</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> questa feccia di vino che nessuno vuol bere.</span></p></blockquote>
<p style="text-align: left;">Il secondo motivo è la presenza di una sezione, la seconda, dedicata ai cantautori: <em>Cant&#8217;auctor</em>, dove troviamo De André, Conte, Battiato, Capossela (finalmente!) e altri (imperdonabile, però, l&#8217;assenza di Guccini). A dirla tutta, questi non sono affatto, strettamente parlando, invisibili; tuttavia, non mi pare esistano raccolte poetiche (mondane) che li includano; giusto, quindi, il rimprovero dei curatori: «<span style="color: #00ff00;">Un &#8216;centone&#8217; della poesia del Novecento italiano che non presenti al proprio interno una selezione delle liriche dei cantautori vuol dire tacere una realtà di fronte alla storia</span>» (pag. 203).<br />
Infine, il buon gusto poetico (ci fosse bisogno di un nessuno come me per dirlo) sceglie versi apprezzabili in quanto tali, oltre qualsiasi mondanità (se non mi dovessero piacere solo perché cristiani, sarebbe come se non mi piacesse il bel viso di una ragazza solo perché non potrei godere di lei fisicamente). Luisito Bianchi, <em>Lunario Pasquale. Venerdì III </em>(pag. 399):</p>
<blockquote><p><span style="color: #333399;">Mandava lampi alla luna la banda</span><br />
<span style="color: #333399;"> e l&#8217;arciprete salmi senza il gloria;</span><br />
<span style="color: #333399;"> donne e incenso odoravan di lavanda,</span><br />
<span style="color: #333399;"> la terra di ruchetta e di cicoria.</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Davanti a tutti con la croce astile</span><br />
<span style="color: #333399;"> guidavo lo snodarsi del corteo;</span><br />
<span style="color: #333399;"> in quella notte d&#8217;incantato aprile</span><br />
<span style="color: #333399;"> mi sentivo il prescelto cireneo.</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Squartati agnelli e testine di manzo</span><br />
<span style="color: #333399;"> con in bocca un limone penzolavano</span><br />
<span style="color: #333399;"> in beccheria come invito al pranzo</span></p>
<p><span style="color: #333399;">di pasqua, veli di donne ruotavano</span><br />
<span style="color: #333399;"> con un bisbiglio: Un chilo, e m&#8217;è davanzo.</span><br />
<span style="color: #333399;"> Il clero e il Cristo morto concordavano.</span></p></blockquote>
<p>Almeno nell&#8217;ultimo verso di questa poesia il clero e il Cristo sono riusciti a concordare. E a noi resta il dolce sapore, in bocca e nelle orecchie, del melodioso e paradossale fluire dei versi invisibili.</p>
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		<title>Uffa che uffa di tutto!</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 20:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Tognolini]]></category>
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		<category><![CDATA[Prosopon]]></category>
		<category><![CDATA[Ripellino]]></category>
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		<description><![CDATA[Si sbatte il muso contro le inconsistenti derive dei giorni; ché tali sono le svolte, le scelte, gli eventi. E quando non rimane nulla da perdere, ti rifugi in ciò che hai perduto per sempre, i ricordi; quelli almeno non li puoi perdere mai più. Le settimane, i mesi, poi, cancellano i cambiamenti, tutto ritorna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Si sbatte il muso contro le inconsistenti derive dei giorni; ché tali sono le svolte, le scelte, gli eventi. E quando non rimane nulla da perdere, ti rifugi in ciò che hai perduto per sempre, i ricordi; quelli almeno non li puoi perdere mai più. Le settimane, i mesi, poi, cancellano i cambiamenti, tutto ritorna uguale a prima, <em>tutto somiglia e si ripete</em> (diceva Ripellino), e la vigliaccheria del ricordare è scacciata come una mosca che s&#8217;era posata su una merda. Piano piano si invecchia. Si comincia da giovani e non si finisce più. Lo sapeva bene Céline:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni;"><span style="color: #000080;">Ah! se l&#8217;avessi incontrata prima, Molly, quando c&#8217;era ancora il tempo di prendere una strada invece che un&#8217;altra! [...] Ma era troppo tardi per rifarmi una giovinezza. Ci credevo più! Si diventa rapidamente vecchi e in modo irrimediabile per giunta. Te ne accorgi dal modo che hai preso di amare le tue disgrazie tuo malgrado. La natura è più forte di te, ecco tutto.</span><br />
(L. Céline, <em>Viaggio al termine della notte</em>, Corbaccio, Milano 2009, pagg. 256-257)</span></p>
</blockquote>
<p>Si dovrebbe essere come un&#8217;anima divina, un&#8217;anima di Cristo che riempie tutti i luoghi, sì da non avere più nostalgia. Oppure come il dio di Spinoza.<br />
Allora, facciamola codesta vigliaccata, rifugiamoci nell&#8217;infanzia. Rigurgitiamo, financo.<br />
Ho scovato un libriccino di tal <a href="http://brunotognolini.com/cursus-it.html" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Bruno Tognolini</span></a>, autore, tra gli altri, de <em>L&#8217;albero azzurro</em> e <em>La melevisione</em>. Ora, ci ho trovato più poesia lì che nel <a href="http://www.catenotempio.eu/2010/03/06/non-degne-di-un-poeta-sulla-poesia-contemporanea" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">fior fiore dei poeti salottieri e &#8216;ufficiali&#8217;</span></a>.  Il libro in questione titola <em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/mal-pancia-calabrone-formule-magiche/libro/9788882038946" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">Mal di pancia calabrone</span></a></em> (Nord-sud edizioni, Milano 2009, seconda edizione della terza ristampa; la prima edizione risale al 1995). Sono 50 componimenti: 49 quartine e un distico (<em>Codetta</em>) a conclusione. Il genio dell&#8217;autore sta nel vedere ciò che tutti vediamo epperò riuscire a renderlo poetico. Il sottotitolo recita: <em>Formule magiche per tutti i giorni</em>; devo dire che le formule sono efficaci perché sono davvero magiche. Se Novalis sosteneva che tutto è fiaba, Tognolini realizza tale detto. L&#8217;esistenza è svelata — è fiaba. Basta saper guardare e pronunciare le giuste formule magiche. Si narra che Empedocle placò uno scatto d&#8217;ira d&#8217;un uomo recitando ad alta voce un verso di Omero. Qui i &#8216;piccoli&#8217; problemi quotidiani sono sedati, estinti, resi fiabeschi da un torno di quattro rime.<br />
I calzini che scendono e non vogliono star su, i semafori che sembrano rimanere rossi, il mal di pancia, il mal di schiena del papà, la tosse, la fortuna al gioco: ogni fastidio che attanaglia la &#8216;piccola&#8217; (non da intendersi in senso anagrafico) quotidianità trova la formula magica appropriata. Giusto un paio di esempi, prima di concludere con le mie due predilette:</p>
<blockquote><p><span style="color: #ff0000;"><em><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni;">Contro i brutti sogni</span></em></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni; color: #ff0000;">Brutto sognaccio pauroso e tremendo<br />
Te ne approfitti che stavo dormendo<br />
Ma ora son sveglio e ho aperto gli occhi<br />
Vediamo se adesso mi tocchi<br />
</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni; color: #ff0000;"><br />
<em>Per far star zitti gli allarmi delle auto</em></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni; color: #ff0000;"><em><span style="font-style: normal;">Macchina scema che gridi per niente<br />
Solo per fare arrabbiare la gente<br />
Nessuno ti ruba, nessuno ti tocca<br />
Piantala macchina sciocca</span></em></span></p>
</blockquote>
<p>Questo il meraviglioso tenore dell&#8217;intera raccolta. Per farla breve, come le quartine, chiudo con le due che preferisco:</span></p>
<blockquote><p><span style="color: #ff0000;"><em><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni;">Contro gli spot della televisione</span></em></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #ff0000;"><em><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni;">Specchio stregato di puzza di piedi<br />
Non sono scemo come tu credi<br />
Nel bosco magico io non ci vengo<br />
E se non la smetti ti spengo.</span></em></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni;">Contro tutto</span></em></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #ff0000;"><em><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni;">Giorno di schifo, sera di moccio<br />
A casa mi stufo, a scuola mi scoccio<br />
Uffa che noia, uffa che brutto<br />
Uffa che uffa di tutto. </span></em></span></p>
</blockquote>
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		<title>Non degne di un poeta. Sulla poesia contemporanea</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 19:33:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Carmelo Bene]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Giudici]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è degno di un poeta, non è degno del cestino. Io non l&#8217;ho cestinato per non sporcare il cestino. Cos&#8217;è quella? Poesia? Ma siamo pazzi davvero? Così Carmelo Bene rimbrottava Giovanni Raboni a proposito della raccolta di quest&#8217;ultimo Canzonette mortali. Tali o simili improperi mi affioravano alla labbra leggendo la quasi totalità dei più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote><p><span style="color: #ff0000;">Non è degno di un poeta, non è degno del cestino. Io non l&#8217;ho cestinato per non sporcare il cestino. Cos&#8217;è quella? Poesia? Ma siamo pazzi davvero?</span></p></blockquote>
<p style="text-align: left;">Così <a href="http://www.youtube.com/watch?v=i7KSqtIYGc4" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Carmelo Bene rimbrottava Giovanni Raboni</span></a> a proposito della raccolta di quest&#8217;ultimo <em>Canzonette mortali</em>. Tali o simili improperi mi affioravano alla labbra leggendo la quasi totalità dei più di quaranta (40!) scrittori di versi antologizzati in E. Testa (a cura di), <em>Dopo la lirica. Poeti italiani 1960-2000</em>, Einaudi, Torino 2005. La raccolta antologica privilegia programmaticamente i componimenti che hanno abbandonato i caratteri tipici del lirismo: l&#8217;io poetico che si raffronta con l&#8217;altro da sé e descrive i propri sentimenti, la propria interiorità e soggettività; il linguaggio poetico, aulico e distante dal parlato e dall&#8217;italiano medio; quindi le forme e gli stilemi della tradizione.<br />
A lungo, nei secoli addietro, si è discusso se si possa fare poesia su qualunque argomento, ossia se esistano soggetti più poetici rispetto ad altri. Com&#8217;è noto, grandi poeti quali Alfieri e Leopardi sostenevano che alcuni temi o soggetti sono più poetici rispetto ad altri; per contro, Montale ribatte con dei quotidiani limoni alle digitali purpuree o ai vischi e gelsomini notturni pascoliani. Senza addentrarci troppo nel merito della questione, possiamo distinguere la poeticità dell&#8217;argomento dalla sua resa poetica. Ovviamente lo stesso soggetto può scadere nel sentimentalismo spicciolo o trovarsi nella più eccelsa poesia. &#8216;Una bella fanciulla morta&#8217;, per dirla con Poe, può sapere di stantio e ammuffito oppure può dare luogo a capolavori diversi tra loro come innumerevoli racconti o qualche poesia di Poe ovvero a <em>La fuggitiva</em> di Proust.<br />
Ciò che schifa dell&#8217;antologia poetica di cui parliamo è costatare come certi verseggiatori mancano sia del gusto poetico nella scelta del soggetto, sia della resa poetica di ciò che intendono versificare. Giovanni Raboni, il bersaglio dell&#8217;ultimo grande poeta che abbiamo avuto e che non è antologizzato (avrebbe detto: &#8220;Per fortuna!&#8221;), è presente con 9 componimenti. Riporto quello che, a mio modesto avviso, è il migliore tra questi (si trova a pag. 211):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #ff00ff;"><em>Amen</em></span></p>
<p><span style="color: #ff00ff;"><em> </em><em><span style="font-style: normal;">Quando sei morta stavamo<br />
in una casa vecchia. L&#8217;ascensore non c&#8217;era. C&#8217;era spazio<br />
da vendere per pianerottoli e scale.<br />
Dunque non t&#8217;è toccato di passare<br />
di spalla in spalla per angoli e fessure,<br />
d&#8217;essere calcolata a spanne, raddrizzata<br />
nel senso degli stipiti. Sparire<br />
era più lento e facile quanto tu sei sparita.<br />
Parecchie volte, dopo, mi è sembrata<br />
una bella fortuna.<br />
Eppure, se ci pensi, in poche cose<br />
c&#8217;è meno dignità che nella morte,<br />
meno bellezza. Scendi a pianterreno<br />
come ti pare, porta o tubo, infìlati<br />
dove capita, scatola di scarpe<br />
o cassa d&#8217;imballaggio, orizzontale<br />
o verticale, sola o in compagnia,<br />
liberaci dall&#8217;estetica e così sia.</span></em></span></p></blockquote>
<p style="text-align: left;"><em><span style="font-style: normal;">Persino in questo componimento si vede il vizio raboniano dell&#8217;</span>enjambement</em> facile, della cantabilità domestica, della neutralizzazione della forza sconvolgente di certi aspetti del mondo. Si vuole neutralizzare la morte, ritmicamente ancor prima che concettualmente. Fino all&#8217;ottavo verso (&#8216;era più lento e facile quando tu sei sparita&#8217;), la poesia è apprezzabile, quasi bella. Fino al penultimo invece sembra di ascoltare mozziconi di buon senso: &#8220;Eppure, se ci pensi, in poche cose | c&#8217;è meno dignità che nella morte, | meno bellezza&#8221;; versi da rivista femminile, di quelle che si trovano dal parrucchiere.<br />
A proposito di femminilità, andiamo alla moglie del signor Raboni: Patrizia Valduga, presente con 8 pezzi (o pezze), degna compagna di cotanto poeta. Qui giungiamo a una femminilità che in un malsano sogno di emancipazione raggiunge risultati grotteschi, involutamente comici (pag. 348):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;">&#8220;Bada a non farmi far troppa fatica,<br />
piccola morta, non lo sai? dovrai<br />
aprirmi come un fiore la tua fica!&#8221;</span></p>
<p><span style="color: #ff6600;">&#8220;Tanto pallore io non vidi mai:<br />
ho quel che serve a farla rinsanguare!&#8221;<br />
A mio supremo disgusto, &#8220;No! Guai!&#8221;,</p>
<p>la parte che non voglio nominare<br />
lui mi premeva in bocca con amore<br />
e tutta me la dava da mangiare.</span></p></blockquote>
<p style="text-align: left;">Sembra di trovarsi di fronte a una parodia dantesca scritta nei bagni delle scuole medie.<br />
Per non dire del bravuccio, diligente Giovanni Giudici; sembra uno scolaretto uscito dal libro <em>Cuore</em>. Ci racconta del papà che era un gran personaggio, indebitato, beone; e lui nelle povere vesti del bambino buono che ha dovuto sopportare e compatire il paparino. Insomma, più poetico il padre di lui.<br />
Bastino questi tre a dare il tono, a far capire il tenore della raccolta; la maggior parte degli altri sono pure peggio. A rischiarare questa selva ridicola di poetastri, poche eccezioni. Di Angelo Maria Ripellino ci sono tre poesie; due tra le più brutte del siciliano, l&#8217;altra una delle più belle. Ma solo tre. Di Dario Bellezza 5; è andata un po&#8217; meglio. A mio modestissimo parere, questi due assieme ad altrettanti risollevano un po&#8217; l&#8217;immagine della poesia italiana che ci viene presentata. Gli altri due sono: il primo Andrea Zanzotto (8 poesie; questo brano a pag. 104):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Sempre più con essi, dolcissimamente, nella brughiera<br />
io mi avvicendo a me, tra pezzi di guerra sporgenti da terra,<br />
si avvicenda un fiore a un cielo<br />
dentro le primavere delle ossa in sfacelo,<br />
si avvicenda un sì a un no, ma di poco<br />
differenziati, nel fioco<br />
negli steli esili di questa pioggia, da circo, da gioco. </span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: left;">L&#8217;altro è Edoardo Sanguineti (7 poesie), autore di una delle opere più importanti della poesia di fine Novecento, il <em>Novissimum Testamentum</em> (di cui riporto qualche brano tratto da pag. 185 e 187):</p>
<blockquote><p><span style="color: #ff0000;">nell’anno novecento e ottanta e due,<br />
sul principio del mese di novembre,<br />
gabbati i santi, e gabbati anche i morti;<br />
tra le ore diciassette e le diciotto,<br />
questo settimo giorno, che è domenica,<br />
io qui presente sottoscritto, in Como,<br />
dentro i locali della Media Foscolo,<br />
novanta e nove di via Borgo Vico,</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">pubblicamente dichiaro e certifico<br />
che per sempre rinunzio all’universo:<br />
testimoniate per me, per un’ora,<br />
e per un’ora, con me, vigilate:<br />
se oggi chiudo e sbaracco e mollo e stacco,<br />
getto la spugna e faccio il punto e a capo,<br />
sarà perchè tengo ragioni buone,<br />
che tutte non le vengo a raccontare:</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">[...]</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">qui mi è alla fine il mio inchiostro, signori,<br />
e qui si va spegnendo la mia voce:<br />
così la taglio, la mia tiritera,<br />
che, in ogni caso, già s&#8217;è fatta sera:<br />
altro, per oggi, né dico né scrivo:<br />
lascito magro avete rimediato,<br />
ma magro è l&#8217;uomo che l&#8217;ha rilasciato:<br />
congedo prendo, più morto che vivo:</span></p></blockquote>
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		<item>
		<title>La pioggia nello spineto</title>
		<link>http://www.catenotempio.eu/2009/10/20/la-pioggia-nello-spineto</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 17:36:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[D'Annunzio]]></category>
		<category><![CDATA[Montale]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Piove sui vigili urbani, azzurri e sparsi. Piove a cazzo di cane, sui tafferugli e sulle grane. E piove sui nostri volti profani, sulle nostre mani e sull&#8217;addosso cacarsi; sui savi e sugli stolti, sulla carta della caramella e del torrone; sulla politica bella che ieri m&#8217;illuse, che oggi t&#8217;illude, coglione. La pioggia nel pineto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Piove sui vigili urbani,<br />
azzurri e sparsi.<br />
Piove a cazzo di cane,<br />
sui tafferugli e sulle grane.<br />
E piove sui nostri volti<br />
profani,<br />
sulle nostre mani<br />
e sull&#8217;addosso cacarsi;<br />
sui savi e sugli stolti,<br />
sulla carta della caramella<br />
e del torrone;<br />
sulla politica bella<br />
che ieri m&#8217;illuse, che oggi t&#8217;illude, coglione.</p>
<p><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_pioggia_nel_pineto" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">La pioggia nel pineto</span></a></em></p>
<p><em><a href="http://www.griseldaonline.it/formazione/battaglia_montale.htm" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">Piove</span></a></em></p>
<div class="shr-publisher-319"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Sta finendo l&#8217;estate.</title>
		<link>http://www.catenotempio.eu/2009/09/06/sta-finendo-lestate</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 12:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[D'Annunzio]]></category>
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		<category><![CDATA[umorismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Come già feci una volta sul vecchio blog, un po&#8217; per celia, un po&#8217; per passatempo, un altro po&#8217; per tentare di scacciare questa baldracca e vigliacca malinconia che mi porto addosso e ancora il restante po&#8217; per rendere meno radi i post, ho selezionato alcune chiavi di ricerca tramite cui alcuni sono giunti su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.catempio.splinder.com/post/19205557/Maiale%3F+A+chi%3F" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Come già feci una volta sul vecchio blog</span></a>, un po&#8217; per celia, un po&#8217; per passatempo, un altro po&#8217; per tentare di scacciare questa baldracca e vigliacca malinconia che mi porto addosso e ancora il restante po&#8217; per rendere meno radi i post, ho selezionato alcune chiavi di ricerca tramite cui alcuni sono giunti su questo sito. È interessante, perché si può vedere che a volte la gente cerca cose assurde, altre volte non ha la minima idea di come funzionano internet ed i motori di ricerca e infine, più spesso (anche se qui non ho selezionato i tanti errori in frasi pur brevissime), che non sa manco scrivere.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">i segreti di cateno tempio</span>: chiave di ricerca sopraffina, che mi spinge a diverse domande: 1) chi mai è costui che ricerca i miei segreti? 2) se pure avessi questi &#8216;segreti&#8217;, secondo lui li spiattellerei su internet? 3) forse dipende dal cognome? Il Tempio templare?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">coglia</span>: <span style="color: #ffff00;">«Ben era il generato dalla nube | acro e bimembre, uom fin quasi al pube, | stallone il resto dalla grossa coglia»</span> (G. D&#8217;Annunzio, <em>La morte del cervo</em>)</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">filosofi morti</span>: che schifo, quelli vivi!</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">le ragazze di cateno tempio</span>: se cercate l&#8217;immagine ci sono io con accappatoio e sigaro circondato da ragazze coniglietto.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">oltretomba gigante</span>: di sicuro non l&#8217;ha cercato Berlusconi. Ma poi, dico, rinchiudersi in una bara in cui ci si sta appena e voler alloggiare in una suite?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">muffa sui muri</span>: m&#8217;ha fatto venire la tentazione di rinominare così questo sito.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">cateno empio anobii</span>: un misto di rigurgiti cristiani, accuse di empietà, dèi egizi e librerie virtuali.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">bernoccolo sulla fronte</span>: me lo sono fatto quando avevo sette anni. Vedi <a href="http://www.catenotempio.eu/ecce-vita-mea" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">qui</span></a>. Una mia amica mi chiama da sempre &#8216;Broccolo&#8217;; inoltre mi prende in giro per il bernoccolo. Quindi le ho detto che mi può chiamare &#8216;B(e)r(n)occolo&#8217;. Fate voi.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">vita può solo peggiorare</span>: sta tanto male, poveretta?</p>
<p><span style="color: #ff0000;">vorrei inparare ad aggiustare le bici tutte</span>: iNpara&#8230; Ma proprio tutte tutte? Tutte quelle del mondo? Contemporaneamente?</p>
<p><span style="color: #ff0000;">puttane a regalbuto</span>: a chi mi dice chi sono gli offro un giro.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">abolire festa sant&#8217;agata</span>: davvero? Non vedo l&#8217;ora.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">san cateno</span>: oh! Almeno prima lasciatemi morire. Mi sostituiranno a sant&#8217;Agata?</p>
<p><span style="color: #ff0000;">poesie in rima baciata sull&#8217; estate</span>: Sta finendo l&#8217;estate. | E voi che cosa fate? | Cercate in questo blog&#8230; | Ma andiamo! Un po&#8217; di smog, | di afa cittadina | se uscite di mattina, | coi vostri motorini | tra i cani ed i bambini, | ché ancora non c&#8217;è scuola. | Eppure il tempo vola: | e voi restate qua, | storditi baccalà, | in cerca sul mio sito, | cliccando con il dito. | E mentre fuori è estate | attoniti guardate | due tette su Badoo; | e poi per dir di più | (poiché non me ne frega) | Youporn ed una sega. | Più vecchi di Abacùc, | chattiamo su Feisbùk. | Gruccioni e rondinelle, | gra gra di raganelle, | cicaleccii e zanzare, | e poi il week-end a mare. | Settembre, andiamo, estate | di gnomi, puffi e fate; | spariti, pure loro, | con pentole e tesoro; | e non c&#8217;è più nemmeno | un grigio arcobaleno. | Addio folletti e fate; | sta finendo l&#8217;estate.</p>
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		<title>Gli aborti.</title>
		<link>http://www.catenotempio.eu/2009/08/27/gli-aborti</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 12:19:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[aborti]]></category>
		<category><![CDATA[Govoni]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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		<category><![CDATA[Su di me]]></category>

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		<description><![CDATA[Autoritratto - Govoni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: left;">
<p style="text-align: justify;">Quello strano crogiolo che è l&#8217;opera poetica di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_Govoni" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">Corrado Govoni</span></a> comprende (o non comprende, manca di comprendere) una raccolta che al primo assaggio scivola quasi senza lasciare sapore in bocca, ma fa sentire il retrogusto amaro e cianfrusagliescamente malinconico anche dopo anni (come infatti mi è accaduto: lessi quei versi circa sette anni fa, non avrei mai creduto di poterli ricordare e invece in questi giorni sono riaffiorati da chissà quale oscuro meandro della memoria).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Autoritratto - Govoni" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/08/govoniitaliano-254x300.jpg" alt="Autoritratto - Govoni" width="226" height="268" /></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: justify;">È la raccolta dell&#8217;impossibilità del compimento, di ciò che è necessariamente spezzato, inconchiuso; la raccolta titola: <em>Gli aborti</em>. Eccone uno:</p>
<blockquote style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><span style="color: #00ff00;"><em>Le dolcezze</em></span></p>
<p><span style="color: #00ff00;">Le domeniche azzurre della primavera.<br />
La neve sulle case come una parrucca bianca.<br />
Le passeggiate degli amanti lungo il canale.<br />
Fare il pane la mattina di domenica.<br />
La pioggia di Marzo che batte sui tegoli grigi.<br />
Il glicine fiorito su pel muro.<br />
Le tende bianche alle finestre del convento.<br />
Le campane del sabato.<br />
I ceri accesi davanti alle reliquie.<br />
Gli specchi illuminati nelle camere.<br />
I fiori rossi sopra la tovaglia bianca.<br />
Le lampade d&#8217;oro che s&#8217;accendono la sera.<br />
I crepuscoli di sangue che muoion sulle mura.<br />
Le rose sfogliate sul letto dei malati.<br />
Suonare il pianoforte un giorno di festa.<br />
Il canto del cuculo nella campagna.<br />
I gatti sopra i davanzali.<br />
Le candide colombe sui tetti.<br />
Le malve nelle pentole.<br />
I mendicanti che mangian sulle soglie delle chiese.<br />
I malati al sole.<br />
Le bambine che si pettinano l&#8217;oro al sole sulle porte.<br />
Le donne che cantano alle finestre.</span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ora, ovviamente siamo tutti degli aborti, qualcosa che potremmo essere stati e che invece non siamo; tuttavia, l&#8217;essere aborti è nella nostra natura, ci è tanto essenziale da non poter essere altrimenti. Non possiamo essere altrimenti che aborti; non potremmo essere diversamente che aborti. Ma se l&#8217;aborto è un non poter essere, allora non possiamo essere che non poter essere: in ciò sta la nostra natura abortiva, la nostra intima contraddizione.<br />
Spesso, dunque, mi ritrovo in malinconie sconclusionate, in meditazioni di aborti, appunto; in aggiunta, non sono poche le volte in cui dico, anche scherzando: &#8220;Ah, io avrei dovuto fare&#8230;&#8221;, completando di volta in volta la frase con: &#8220;il comico&#8221;, &#8220;l&#8217;attore&#8221;, &#8220;il ballerino&#8221;, &#8220;la rock star&#8221;, &#8220;il regista&#8221;, &#8220;il cabarettista&#8221;, &#8220;il filologo&#8221;, &#8220;il ciclista&#8221;, &#8220;il musicista&#8221;, &#8220;il cestista&#8221; e così via.<br />
I miei aborti, che proporrò così come verranno mentre li scriverò, sono pertanto l&#8217;intreccio di malinconie e &#8216;avrei dovuto fare&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffff00;">Il cuginetto invitato a pranzo.<br />
I pomodori e il basilico di ritorno dalla campagna.<br />
La sabbia, la carriola, le pietre.<br />
Il volto appena struccato dopo un compleanno di un bambino.<br />
Una sera d&#8217;amore in macchina mentre piove.<br />
L&#8217;entusiasmo per la poesia prima dei vent&#8217;anni.<br />
Gli sketch con Ambra.<br />
L&#8217;odore dell&#8217;armadietto dei palloni da basket.<br />
La cicatrice sul ginocchio.<br />
L&#8217;ape che mi vola attorno al lago.<br />
Presentare la fidanzatina ai nonni.<br />
La lite del 25 aprile 2003.<br />
I fiori coltivati ai bordi dell&#8217;orto.<br />
Risalire in bicicletta dopo una caduta.<br />
I sorrisi da gattina di Erika.<br />
Uscire odorando i fiori ancora inebriato dal corpo di una donna.<br />
I gradini, le lentiggini e l&#8217;ombrello arancione come un tetto di luce d&#8217;acqua.<br />
La prima lettura di <em>Tonio Kröger</em>.<br />
Lo stornello che cova in un giardino abbandonato.<br />
L&#8217;attesa di un giorno di neve.<br />
Gli occhi di E.</span></p>
<div class="shr-publisher-296"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Operetta da mezzo soldo. Di Paradiso, consolato, Nine Inch Nails</title>
		<link>http://www.catenotempio.eu/2008/12/13/operetta-da-mezzo-soldo-di-paradiso-consolato-nine-inch-nails</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 12:27:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[dante]]></category>
		<category><![CDATA[dodecafonia]]></category>
		<category><![CDATA[magia]]></category>
		<category><![CDATA[nine inch nails]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo sarà un post macedonico; ma con la &#8216;magica&#8217; giustificazione secondo la quale tutto si tiene, tenteremo di armonizzare arcanamente il tutto. L&#8217;armonia, si badi bene, è concetto in qualche modo stuprato dalla musica novecentesca. La musica seriale, ad esempio, si regolamenta sulla successione di tutte le note della scala cromatica (quella con i suoni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Questo sarà un post macedonico; ma con la &#8216;magica&#8217; giustificazione secondo la quale tutto si tiene, tenteremo di armonizzare arcanamente il tutto. L&#8217;armonia, si badi bene, è concetto in qualche modo stuprato dalla musica novecentesca. La musica seriale, ad esempio, si regolamenta sulla successione di tutte le note della scala cromatica (quella con i suoni alterati; per capirci, coi diesis); solo quando saranno suonate tutte le dodici note se ne potrà ripetere una. La regolamentazione sta nel fatto che per usare le parole di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Erwin_Stein" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Erwin Stein</span></a>, un allievo di Schoenberg, si ha la possibilità di stabilire di volta in volta per ogni opera un determinato principio ordinatore delle dodici note, facendo della <em>serie</em> così ottenuta il fondamento della costruzione. Tale serie sostituisce il fondamento tonale della musica precedente; la serie scelta per l&#8217;opera particolare costituirà la <em>figura fondamentale</em> dell&#8217;opera stessa.<br />
Questa <em>Ouverture</em> ci introduce ai tre movimenti del post. Si comincerà dall&#8217;<em>allegro vivace </em>del primo movimento; seguirà l&#8217;<em>andantino &#8211; appassionato, con fuoco</em> del secondo; infine, occhieggiando falsamente al classicismo, ironicamente come fece Stravinskij, il brevissimo <em>Rondeau</em> della conclusione.<br />
Primo movimento: <em>allegro vivace</em>.<br />
Il consolato greco di Catania, pensate un po&#8217;, è stato occupato, pensate un po&#8217;, da otto membri del movimento studentesco catanese, pensate un po&#8217;, per mezzoretta. Il consolato greco di Catania! Come disse il commerciante: &#8220;Qui non ci viene mai nessuno!&#8221;.<br />
Ora sconvolgiamoci: i ragazzetti si sono stupiti che li hanno trattati come criminali! Non dico che non si sarebbe dovuto protestare; anzi penso sia stato anche, come dire, politicamente corretto. Però non puoi pensare di occupare una pezzetto di terra straniera impunemente! Pensare che puoi fare tutto senza che qualcuno intervenga e anzi che tutti ti applaudano e ti dicano: &#8220;Ma quanto sei bravo e solidale&#8221;, beh, mi pare un atteggiamento bambinesco, anzi, dirò peggio: adolescenziale. Vuoi occupare il consolato? Benissimo. Poi però non venirti a lamentare se quei cattivano dell&#8217;interpol o della questura (specialmente se chiamati) ti portino in caserma. E&#8217; giusto. E non venirmi a dire che non stavi facendo nulla di male, che stavi protestando pacificamente; stavi occupando un luogo che non è tuo, tanto basta. Ripeto: protesta legittima, per carità. Ma non pensare che nulla e nessuno ti possa toccare, solo perché tu hai delle manie di grandezza e ti piace giocare al piccolo rivoluzionario. C&#8217;è gente (quella gente a cui dici di ispirarti) che solo per avere aperto bocca è stata vent&#8217;anni in carcere, non piangendo come un bambinetto, anzi, un adolescente, come hai fatto tu per tre orette di fermo in questura. La rivoluzione è una cosa seria; per questo in Italia non ci sarà mai.Secondo movimento: <em>andantino &#8211; appassionato, con fuoco.<br />
</em><a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_843579469.html" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Siamo in Paradiso</span></a>. Il Berlusconi IV (pare il nome di un papa) è il Paradiso. Scusate, placo i toni, altrimenti l&#8217;<em>andantino</em> si muta subito. Però consentitemi di dire che forse è per questo che il Paradiso non m&#8217;hai mai fatto simpatia. Ancor prima che nascessi il Paradiso mi puzzava di berlusconismo. Starsene per l&#8217;eternità ad annusare in adorazione-odorazione il deretano del Capo, cantando &#8216;Gloria Gloria&#8217; nel basso dei peli.<br />
L&#8217;ultimo libro di Vespa è un &#8220;grande affresco che ricorda il pomea dantesco&#8221;. Sono sicuro che Berlusconi non ha letto mai la <em>Divina Commedia</em>, men che meno il <em>Paradiso</em>. E ne sono sicuro per un motivo peculiare: il Paradiso dantesco è il regno, anzi il luogo, l&#8217;allocazione della Verità. Purtroppo, geograficamente e topologiacamente parlando, Berlusconi è agli antipodi della verità. Se la Verità è nel luogo più alto, lui è in basso, anzi è basso.<br />
Peridipiù, la verità paradisiaca non è solo astrattamente indicata nell&#8217;eternità di Dio, nella Luce e nell&#8217;Amore; Dante fa quasi l&#8217;apologo del giornalista che professa e rivendica il suo diritto a dire la verità. Il <em>Par. XVII </em>è il manifesto dello spiattellare in faccio la verità a chiunque. L&#8217;avo, il trisavolo Cacciaguida (incontrato nel Canto XV del Paradiso) è interrogato a proposito da Dante. Questi, infatti, dopo aver avuto profetizzato l&#8217;esilio, si prepara a ricevere il colpo e pone una questione fondamentale:</p>
<p><span style="color: #ff0000;">&#8220;Giù per lo mondo sanza fine amaro,<br />
e per lo monte dal cui bel cacume<br />
li occhi de la mia donna mi levaro,</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">e poscia per lo ciel, di lume in lume,</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> ho io appreso quel che s&#8217;io ridico,</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> a molti fia saper di forte agrume;</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">e s&#8217;io al vero sono timido amico,</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> temo di perder viver tra coloro</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> che questo tempo chiameranno antico&#8221;</span><span style="color: #33cccc;"><span style="color: #33cccc;"><br />
<span style="color: #000000;">(Par. XVII, vv. 112-120)</span></span></span></p>
<p>Al che Cacciaguida dà una risposta che chiunque dovrebbe stamaprsi nella mente:</p>
<p><span style="color: #ff0000;">&#8220;[...] Coscienza fusca<br />
o de la proprio o de l&#8217;altrui vergogna<br />
pur sentirà la tua parola brusca.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Ma nondimen, rimossa ogni menzogna,</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> tutta tua vision fa manifesta;</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> e lascia pur grattar dov&#8217;è la rogna.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Ché se la voce tua sarà molesta</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> nel primo gusto, vital nodrimento</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> lascerà poi, quando sarà digesta.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Questo tuo grido farà come vento,</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> che le più alte cime più percuote;</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> e ciò non fa d&#8217;onor poco argomento.&#8221;</span><span style="color: #33cccc;"><span style="color: #33cccc;"><br />
<span style="color: #000000;">(Par. XVII, vv. 124-135)</span></span></span></p>
<p>[Avevo inserito una sorta di parafrasi per questi versi; ma riflettendoci ho ribadito la mia convinzione che la poesia vada gustata com'è; parafrasi e note li lascio ai professoroni]</p>
<p>Quindi il caro signor Berlusconi, anche in questo così simile agli italianetti, prima di sparare a caso ed offendere persone di cui non è degno neanche di pronunciare il nome, legga, se è capace di farlo. A dirla tutta sarei anche disposto a dargli qualche lezione privata. Non ho tariffe alte; e in ogni caso i soldi lui li ha.</p>
<p>Terzo movimento: <em>rondeau</em>.<br />
Qui, da bravo musicista consumato (ovviamente sono ironico), riprendo il tema dell&#8217;<em>Ouverture</em> variandolo appena, anzi evolvendolo e compiendolo.<br />
Per queste brevi righe conclusive, non mi resta solo che indicare autore e titolo della nuova canzone che per un po&#8217; udirete accedendo a questo blog (che presto, spero, traslocherà nel sito). Si tratta dei<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nine_Inch_Nails" target="_blank"> <em><span style="color: #ff00ff;">Nine Inch Nails</span> </em></a>(o forse del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Trent_Reznor" target="_blank"><em><span style="color: #99cc00;">Nine Inch Nails</span></em></a>). La canzone è tratta dal suo secondo concept-album-capolavoro, ossia <span style="color: #0000ff;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_Fragile" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><em><span style="color: #ffff00;">The Fragile</span></em></span></a><span style="color: #000000;"><span style="color: #0000ff;">.</span> Il brano in questione è <em>We&#8217;re in this together</em>.</span></span></p>
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