Della libera morte

Vi faccio l’elogio della mia morte, la libera morte, che viene a me, perché io voglio.
[...] Io sento predicare solamente la lenta morte e la pazienza per tutte le cose ‘terrene’.
[...] Libero per la morte e libero nella morte, un santo che dice di no, quando non è più tempo di sì: così si intende di morte e di vita. Il vostro morire non sia una calunnia contro gli uomini e la terra, amici: questo io pretendo dal miele della vostra anima. Nel vostro morire deve ardere ancora il vostro spirito e la vostra virtù, come un vespero sulla terra: altrimenti il morire vi è riuscito male. (F. Nietzsche,
Così parlò Zarathustra)

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La Chiesa sta perdendo una delle più grandi occasioni di riscatto che ha avuto negli ultimi tempi; sta perdendo l’occasione di togliere i chiodi dal crocifisso, di caricarsi il Cristo e portarlo giù per poi prenderlo per mano, proteggerlo, accompagnarlo nel cammino a difesa dei più deboli, dei vessati, dei tanti poveri cristi che non hanno nessuno a occuparsi di loro. Invece sta scegliendo di schierarsi dalla parte dei persecutori, con l’atteggiamento del fariseo scaltrito e perbenista.
Non che sia esente da critiche, aggiustamenti e incoraggiamenti (figuratevi se credo a un’infallibilità divina), ma m’azzardo a considerare Saviano come una figura cristologica: la gioventù e il miracolo, la faccia e i ritmi così poco televisivi (confesso che quando parla in televisione sbadiglio più di una volta), l’avere contro stato e chiesa, l’accusa di scacciare dèmoni con l’aiuto del demonio. Quando morirà (se avranno bisogno di quest’altro martirio) vorranno toccare con mano le ferite; ne berranno il sangue e si ciberanno del suo corpo. Poi, ovviamente, lo santificheranno. Saviano e Cristo sono idioti, come disse Nietzsche di quest’ultimo rifacendosi a Dostoevskij. Sono incapaci di ragionare politicamente. Pasolini con la consueta lucidità ci informava (La religione del mio tempo):

Guai a chi non sa che è borghese
questa fede cristiana, nel segno

di ogni privilegio, di ogni resa,
di ogni servitù; che il peccato
altro non è che reato di lesa

certezza quotidiana, odiato
per paura e aridità; che la Chiesa
è lo spietato cuore dello Stato.

Chi si oppone al magistero della chiesa è diabolico. Gli si vedono le corna, come a un capretto dionisiaco caduto nel latte. Gli si vedono le corna perché santa madre chiesa lo tradisce. L’Italia è lo stato; il substrato sono gli italiani. Potremmo dire che l’Italia è la forma, gli italiani la materia. Orbene, ci sono molti italiani che sono onesti, intelligenti, persone che stimo o che conoscendole stimerei, come ce ne sono altre che hanno caratteristiche opposte. Tuttavia, è l’Italia che fa schifo, è la forma a puzzare da far venire il vomito. La forma non si può deformare, perché è immutabile: si deve sostituire con un’altra forma. Non si tratta di cambiare le cose dall’interno; la forma non è soggetta a modifiche. Si deve sostituire questa forma con un’altra. Lo stesso è con la Chiesa: vi sono cattolici di tutti i tipi, come anche preti del genere di Puglisi e Gallo. Tuttavia è la forma a puzzare di merda, Ior e pedofilia. La forma è quella che attacca Saviano sull’eutanasia in nome di una libertà che non vuole concedere agli altri (nessuno vuole impedire di sopravvivere attaccati a un tubo; però la chiesa non accetta la libertà di evitare questo tipo di sopravvivenza. Il discorso vale anche per i matrimoni omosessuali: non si vuole eliminare la cosiddetta famiglia tradizionale; si vuole garantire parità di diritti anche ad altri tipi di unione); la forma è quella che anziché difendere Saviano dagli attacchi di Maroni e della mafia, rincara la dose aggiungendosi al coro; la forma è quella che spende a malapena due righe sottovoce per difendere carcerati suicidi, precari, immigrati e vittime di pedofili (preti e non), ma che strepita, si straccia le vesti, inonda i mezzi di comunicazione e le piazze con maree di sciocchezze circa la fecondazione assistita, l’eutanasia, l’aborto, il preservativo. La forma è quella che non cita mai il nome di Berlusconi, non denuncia il fascismo galoppante e ignorante della Lega, ma che addita Saviano dandogli dell’indemoniato. La forma è quella di chi predica la povertà e si ammanta di preziosi, speculando con lo Ior. La forma è quella di chi si trova un povero cristo davanti e si schiera dalla parte dei centurioni, giocandosi a dadi i quattro stracci, nell’attesa di una corona di spine e di una pallottola nel costato.

Embrione: trova l’intruso

Sì, perché (a riprendere il titolo) se c’è un intruso in questo mondo in chiaroscuro, quello è l’uomo. Nel corso di questo post, qua e là, vi saranno delle immagini di embrioni, tipo questa:

In tutto saranno otto; solo una rappresenta l’embrione di un essere umano. Le restanti sette sono di altre specie, non solo di mammiferi, ma anche di pesci o rettili. Se volete, potete dilettarvi e cercare di capire quale di esse raffigura l’embrione intruso, ossia quello umano. Non mi importa discettare di evoluzionismo o anti-evoluzionismo. Il punto, adesso, per me è un altro.


Hanno assegnato il nobel per la medicina a Robert Edwards, colui che ha messo a punto la tecnica per la fecondazione in provetta. (La cosiddetta fecondazione in vitro. Per chi ne sa quanto me, specifico che si tratta di questo: si fa fecondare in provetta un ovocita da uno spermatozoo; dopodiché l’embrione viene introdotto nell’utero della donna attraverso la vagina). Tutto qua. Almeno per i comuni mortali.

Per i presunti immortali, invece, ossia per i prelati che dànno buoni consigli e, a dispetto di quanto cantava De André, anche il cattivo esempio, tutto questo è inaccettabile. E dico proprio ‘tutto’: sia l’assegnazione del nobel (e chi se ne fotte), sia la fecondazione in vitro (e me ne strafotterei anche di questo, se non avessero fatto fuoco e fiamme in occasione del referendum di qualche anno fa). Ora, pretucci, Lucio Romani, un medicuzzo al vostro soldo, dice:

Edwards segna la storia, perché pratica il passaggio delle tecniche dal mondo degli animali all’ambito umano. Vale a dire dove, nell’applicazione degli allevamenti, venivano già da tempo messe in essere tecniche di fecondazione artificiale. Ma questo non significa assolutamente che ciò, nel suo complesso, rappresenti un progresso dell’uomo nella sua visione globale.

Questa affermazione ha due corollari, strettamente legati: il primo è che, secondo costui, l’essere umano e gli animali sono due forme di vita sostanzialmente diverse; il secondo è che l’uomo vale molto di più, in termini assoluti, rispetto agli animali.

Il passo successivo è scontato, date queste premesse: l’animale può essere fecondato artificialmente, torturato, vivisezionato, utilizzato per esperimenti (e ovviamente mangiato); i suoi embrioni (come del resto gli esemplari formati e adulti) non contano molto, se ne può fare ciò che si vuole, anche perdendone ed eliminandone migliaia. La dura legge dell’allevamento per le nostre panze non bada certo a queste cose. Per l’embrione umano è diverso, di esso non si può fare nulla. È sacro, intoccabile. Dunque, invito tutti quanti a riconoscere tra le immagini di questi embrioni quello umano, quello sacro, intoccabile. Degli altri potete farne ciò che volete.

P.s. Due noticine conclusive. Per chi non lo sapesse, sono vegetariano. Non mi cibo di animali. Pur con tutto ciò sono favorevole alle sperimentazioni sugli embrioni, alla fecondazione assistita, all’aborto, all’eutanasia. Quando vedo queste immagini di embrioni non vi nascondo che mi commuovo, mi fanno tenerezza. Sembrano animalucci fantastici, quasi cavallucci marini. Tuttavia ritorno alla realtà; stiamo parlando di cosette non più lunghe di 5-6 millimetri (siamo intorno al primo mese dalla fecondazione). Per farci un’idea, sono grandi su per giù quanto una delle lettere delle parole che state leggendo. Provo più pietà quando uccido una zanzara che mi rompe le balle di notte nell’orecchio che per un embrione sacrificato alla cosiddetta ricerca scientifica o per una coppia che vuole per forza avere un figlio (contenti loro…). Sono contro il dolore e la sofferenza degli essere viventi, di tutti; non sono animista. Mangio l’uovo e le piante.

Infine, a voler fare dell’ironia becera, si potrebbe dire che quando i pretonzoli (o chi per loro) dicono che tali pratiche sono inaccettabili (o è inaccettabile lo IOR? Oppure il silenzio del Vaticano sugli immigrati clandestini? Oppure la contestualizzazione della bestemmia di Berlusconi?), sembrano come coloro che si rifiutano di mangiare, per esempio, i pomodori OGM. Forse i pretastri hanno violentato bambini nati ‘naturalmente’ e bambini nati tramite procreazione assistita. Sarà che questi ultimi sono più duri a cedere alle schifose voglie del presbyter libidinosus; o forse hanno un saporaccio cattivo. Lavatevi le mutande sporche, pretastri, fatevi una sega se volete; ma lasciate in pace embrioni e bambini.

Hanno vinto di nuovo

È inevitabile. Fini pronuncia quelle parole pesanti come un macigno, caricandole sulle spalle di tutti noi. Sulla dubbia moralità di quest’uomo non ho mai avuto dubbi, al contrario di chi in quest’ultimo periodo ha pensato che si fosse ravveduto e che fosse veramente interessato alle condizioni di noi disoccupati, precari, ignoranti, poveri, miserabili, insomma di noi italiani. Ditemi quel che volete, ma non mi fiderò mai di uno che per sedici anni ha sguazzato (e continua a farlo) nel berlusconismo (certo, anche tanti volponi del Pd lo fanno, sebbene in maniera indiretta). Da qualche parte ci sarà di sicuro qualcuno che ha stilato un elenco delle leggi-porcheria che i vari governi Berlusconi hanno approvato nel corso di questi lunghi e disastrosi anni con l’appoggio e il beneplacito di Fini.
Tuttavia, l’amarezza e lo sconforto di oggi sono dovuti a qualcosa di diverso. Pochi minuti fa ho sentito la frase di Fini che in parte ho riportato all’inizio: “Votare la fiducia a Berlusconi è inevitabile”. (Potremmo anche chiederci perché sia inevitabile. Il termine è tanto estremo da non trova alcuna giustificazione: è inevitabile perché altrimenti il mondo finisce? Stando ai termini, la fiducia è evitabile. Basterebbe non votarla.) La frase mi ha fatto avvertire la certezza penetrante che hanno vinto di nuovo loro, tutti loro, tutti i berlusconiani e Berlusconi in testa. Hanno vinto, per l’ennesima volta. Mi rimbomba in testa una domanda troppo retorica per sembrare plausibile; starebbe bene in una lettera di Jacopo Ortis: quante volte deve morire questa repubblica italiana?
Hanno infangato la sua immagine, quella di sua moglie e di suo cognato. Lo hanno svergognato, ricattato, sputtanato. Lo stesso ha fatto lui (anche tramite Bocchino) con Berlusconi. Lo hanno sbattuto nudo in prima pagina su un quotidiano nazionale. Lo hanno umiliato, considerato disonesto o in alternativa un babbeo che si fa prendere per il naso da un cognatino. (Noto per inciso: quando il ‘metodo Boffo’ fu applicato allo sventurato da cui prese il nome, e tra l’altro senza particolari proteste nemmeno da parte di santa madre chiesa, i finiani stavano zitti zitti; ora il ‘metodo Boffo’ d’improvviso non va più bene.) Cos’altro dovevano fare? No, non gli importa di nulla. Al presidente della Camera non importa degli italiani, non importa della sua dignità, non importa della sua famiglia. Al presidente della Camera importa solo non uscire dai giochi politici; importa avere un po’ di tempo per organizzare il partito; importa andare ancora appresso a Berlusconi. Perché, a quanto dice, è inevitabile.
Stamattina discutevo con un mio amico di un noto imprenditore delle mie parti. Costui trattiene parte degli stipendi degli operai, li paga una miseria. A volte ne licenzia un po’, tanto per smaltire gli eccessi. Qualcuno s’è pure suicidato. Ogni tanto alcuni provano a ribellarsi; o perdono il posto o rientrano nei ranghi. Eppure sono tanti i leccaculo che lo difendono, che si fanno in quattro per lui, che ricevono una paga misera come tutti gli altri e vengono trattati pure peggio. Lo fanno così, perché dargli fiducia, a quanto dicono, è inevitabile.