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	<title>Cateno Tempio &#187; Prosopon</title>
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		<title>Ridi, pagliaccio</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 08:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I pagliacci fanno ridere, non fanno innamorare. (Lo dissi a una mia amica che, per tutta risposta, rise. Non mi stupisce: nell&#8217;ultimo dei Diapsalmata, Kierkegaard narra un sogno: si trovava al cospetto degli dèi; questi gli chiesero se avrebbe voluto la giovinezza, l&#8217;amore di una bella donna, la bellezza, il potere, qualche tesoro; egli disse di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: left;">I pagliacci fanno ridere, non fanno innamorare. (Lo dissi a una mia amica che, per tutta risposta, rise. Non mi stupisce: nell&#8217;ultimo dei <span style="color: #ff0000;"><em><a href="http://www.ccel.org/k/kierkegaard/selections/diapsalmata.htm" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Diapsalmata</span></a></em></span>, Kierkegaard narra un sogno: si trovava al cospetto degli dèi; questi gli chiesero se avrebbe voluto la giovinezza, l&#8217;amore di una bella donna, la bellezza, il potere, qualche tesoro; egli disse di voler vivere sempre con il riso accanto. Gli dèi non proferirono alcunché, ma scoppiarono in una fragorosa risata. Non sarebbe stato peggio, chiosa Kierkegaard, se gli dèi avessero risposto seriamente: «Sei stato esaudito»?)<br />
Sartre sentenziava che l&#8217;inferno sono gli altri. Non l&#8217;ho mai creduto; ciascuno è il proprio inferno, così come secondo Platone ciascuno sceglie il proprio demone. Il demone è il δαίμων, che per certi versi potremmo tradurre come <em>carattere</em>; eppure una traduzione più suggestiva potrebbe essere <em>destino</em>. Il δαίμων è il punto esatto di tangenza tra la perfezione del moto circolare celeste e la retta terrestre dei mortali: il destino e il carattere, la necessità e la contingenza. Non a caso il &#8216;demone&#8217;, secondo la maniera tradizionale d&#8217;intenderlo, è qualcosa a metà tra il dio e l&#8217;uomo.<br />
(Noto per inciso, perché voglio sia chiaro, che rifuggo da ogni religione o trascendenza; il mio modo di esprimermi è puramente metaforico, ossia &#8211; <em>artistico</em>.)<br />
Da quanto detto, risulta chiaro che non si sfugge al proprio demone, poiché non si può sfuggire a se stessi — mai, in nessuna circostanza. L&#8217;unica fedeltà esistente è la fedeltà a chi meno lo merita — la propria <em>persona</em>. È una fedeltà fanatica e cieca, peggio di quella di un cane verso il proprio padrone.<br />
Per ricondurre il discorso all&#8217;<em>incipit</em>, mettiamo che il proprio demone sia la buffoneria pagliaccesca. Il caso è interessante, perché entrano in gioco l&#8217;innamoramento e l&#8217;arte. Poniamo il problema in termini filosofici: la circolarità celeste, la necessità dell&#8217;arte quale punto di tangenza ha con la retta dei mortali, con la contingenza dell&#8217;innamoramento? Come si configura questo δαίμων?<br />
La figurazione fissa i problemi filosofici, e al contempo li lascia dileguare. Potremmo dire: li ri-solve. La figura che possiamo contemplare riguardo al nostro tema è il vagabondo di Charlie Chaplin. La faccenda ci è sbattuta in faccia in tutta la sua urgenza e violenza (esistenziale, certo, ma tant&#8217;è) ne <em>Il circo</em>. Il pagliaccio <em>per natura</em>, il pagliaccio che fa ridere solo quando ne è inconsapevole, si innamora della figlia del padrone. Prevedibilmente, la ragazza si innamora dell&#8217;acrobata. Tutto è già tracciato, tutto è già deciso in partenza. Quando il pagliaccio fa ridere, l&#8217;innamoramento con tutti i suoi fastidi svanisce. Quando il pagliaccio mostra i suoi sentimenti, non fa ridere più, non serve a nulla. Se il pagliaccio prova a vestire i panni dell&#8217;acrobata, ne è solo la parodia, è assalito dalla scimmie, sembra quasi dover fare la fine del funambolo nietzscheano. Ovviamente, alla fine rimarrà solo; la scena è così cruda da far avvertire una sorta di solitudine cosmica. Ma quasi seguendo il precetto di Cristo, il vagabondo si scuote la polvere dai calzari, e addio agli sposi felici. A ciascuno la sua solitudine, anche in due.<br />
D&#8217;altro canto, l&#8217;unica via d&#8217;uscita per il pagliaccio è sottrarsi a ciò che comunemente chiamano &#8216;realtà&#8217; (la gente adora simulacri). In <em>Tempi moderni</em> vi è un perpetuo eludere tale cosiddetta realtà, che nel mondo contemporaneo coincide con l&#8217;economia. I macchinari, i bisogni economici, gli scioperi: il pagliaccio è semplicemente alieno da tutto ciò. Se si presta ai giochetti della modernizzazione, o impazzisce o viene gettato in gattabuia. Tuttavia, la solitudine viene squarciata. La <em>monella</em>, ladra per fame, genuina come i bambini e capace di guardare al mondo anche per il pagliaccio, è il punto di tangenza tra arte e vita, tra necessità e contingenza. Per una volta, almeno, arte e vita si toccano; ma c&#8217;è chi deve essere capace di vedere tutto ciò. In ogni caso, scuotendo o meno la polvere dai calzari, il pagliaccio tira avanti, all&#8217;alba, sorridendo.</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.catenotempio.eu/2010/09/10/ridi-pagliaccio"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: left;"><em><strong>Postilla critica. </strong><span style="font-style: normal;">Ragionare sul rapporto tra arte e vita dopo Wilde e, soprattutto, Nietzsche sembra sterile, se non addirittura superbo. Abbiamo assodato che l&#8217;esistenza e il mondo sono fenomeni estetici. Quando mi chiedono perché fumo, dico che il sigaro o la sigaretta è un&#8217;appendice estetica, e lì mi fermo. I discorsi intorno all&#8217;arte sono noiosi e inutili.<br />
Con la cosiddetta &#8216;morte dell&#8217;arte&#8217;, espressione che sta a significare la nostra impossibilità di fruire immediatamente le opere d&#8217;arte poiché non rivestono più l&#8217;importanza totalizzante che avevano in altre epoche, abbiamo capito che per comprendere l&#8217;arte bisogna parlarne, bisogna concettualizzarla, dato che ormai l&#8217;arte (seguo il paradigma hegeliano) è più dalla parte del concetto che del senso. Orbene, credo sia giunto il momento di re-imparare a tacere (ovvero di lasciare risuonare il dire oltre il concetto). Non <em>parlare di</em> arte, bensì <em>fare</em> arte. Anche in filosofia (e a tal proposito rimando a <a href="http://www.giusepperaciti.eu/sloter.htm" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">questo breve testo tratto dal programma della <em>Hochshule für Gestaltung</em></span></a><span style="font-style: normal;"> di Sloterdijk e Groys). In ultima analisi, risuoni il monito nietzscheano, ripetuto allo sfinimento da Carmelo Bene: bisogna </span><span style="font-style: normal;"><em>essere</em></span><span style="font-style: normal;"> dei capolavori.</span></span></em></p>
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		<title>Uffa che uffa di tutto!</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 20:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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		<description><![CDATA[Si sbatte il muso contro le inconsistenti derive dei giorni; ché tali sono le svolte, le scelte, gli eventi. E quando non rimane nulla da perdere, ti rifugi in ciò che hai perduto per sempre, i ricordi; quelli almeno non li puoi perdere mai più. Le settimane, i mesi, poi, cancellano i cambiamenti, tutto ritorna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Si sbatte il muso contro le inconsistenti derive dei giorni; ché tali sono le svolte, le scelte, gli eventi. E quando non rimane nulla da perdere, ti rifugi in ciò che hai perduto per sempre, i ricordi; quelli almeno non li puoi perdere mai più. Le settimane, i mesi, poi, cancellano i cambiamenti, tutto ritorna uguale a prima, <em>tutto somiglia e si ripete</em> (diceva Ripellino), e la vigliaccheria del ricordare è scacciata come una mosca che s&#8217;era posata su una merda. Piano piano si invecchia. Si comincia da giovani e non si finisce più. Lo sapeva bene Céline:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni;"><span style="color: #000080;">Ah! se l&#8217;avessi incontrata prima, Molly, quando c&#8217;era ancora il tempo di prendere una strada invece che un&#8217;altra! [...] Ma era troppo tardi per rifarmi una giovinezza. Ci credevo più! Si diventa rapidamente vecchi e in modo irrimediabile per giunta. Te ne accorgi dal modo che hai preso di amare le tue disgrazie tuo malgrado. La natura è più forte di te, ecco tutto.</span><br />
(L. Céline, <em>Viaggio al termine della notte</em>, Corbaccio, Milano 2009, pagg. 256-257)</span></p>
</blockquote>
<p>Si dovrebbe essere come un&#8217;anima divina, un&#8217;anima di Cristo che riempie tutti i luoghi, sì da non avere più nostalgia. Oppure come il dio di Spinoza.<br />
Allora, facciamola codesta vigliaccata, rifugiamoci nell&#8217;infanzia. Rigurgitiamo, financo.<br />
Ho scovato un libriccino di tal <a href="http://brunotognolini.com/cursus-it.html" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Bruno Tognolini</span></a>, autore, tra gli altri, de <em>L&#8217;albero azzurro</em> e <em>La melevisione</em>. Ora, ci ho trovato più poesia lì che nel <a href="http://www.catenotempio.eu/2010/03/06/non-degne-di-un-poeta-sulla-poesia-contemporanea" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">fior fiore dei poeti salottieri e &#8216;ufficiali&#8217;</span></a>.  Il libro in questione titola <em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/mal-pancia-calabrone-formule-magiche/libro/9788882038946" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">Mal di pancia calabrone</span></a></em> (Nord-sud edizioni, Milano 2009, seconda edizione della terza ristampa; la prima edizione risale al 1995). Sono 50 componimenti: 49 quartine e un distico (<em>Codetta</em>) a conclusione. Il genio dell&#8217;autore sta nel vedere ciò che tutti vediamo epperò riuscire a renderlo poetico. Il sottotitolo recita: <em>Formule magiche per tutti i giorni</em>; devo dire che le formule sono efficaci perché sono davvero magiche. Se Novalis sosteneva che tutto è fiaba, Tognolini realizza tale detto. L&#8217;esistenza è svelata — è fiaba. Basta saper guardare e pronunciare le giuste formule magiche. Si narra che Empedocle placò uno scatto d&#8217;ira d&#8217;un uomo recitando ad alta voce un verso di Omero. Qui i &#8216;piccoli&#8217; problemi quotidiani sono sedati, estinti, resi fiabeschi da un torno di quattro rime.<br />
I calzini che scendono e non vogliono star su, i semafori che sembrano rimanere rossi, il mal di pancia, il mal di schiena del papà, la tosse, la fortuna al gioco: ogni fastidio che attanaglia la &#8216;piccola&#8217; (non da intendersi in senso anagrafico) quotidianità trova la formula magica appropriata. Giusto un paio di esempi, prima di concludere con le mie due predilette:</p>
<blockquote><p><span style="color: #ff0000;"><em><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni;">Contro i brutti sogni</span></em></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni; color: #ff0000;">Brutto sognaccio pauroso e tremendo<br />
Te ne approfitti che stavo dormendo<br />
Ma ora son sveglio e ho aperto gli occhi<br />
Vediamo se adesso mi tocchi<br />
</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni; color: #ff0000;"><br />
<em>Per far star zitti gli allarmi delle auto</em></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni; color: #ff0000;"><em><span style="font-style: normal;">Macchina scema che gridi per niente<br />
Solo per fare arrabbiare la gente<br />
Nessuno ti ruba, nessuno ti tocca<br />
Piantala macchina sciocca</span></em></span></p>
</blockquote>
<p>Questo il meraviglioso tenore dell&#8217;intera raccolta. Per farla breve, come le quartine, chiudo con le due che preferisco:</span></p>
<blockquote><p><span style="color: #ff0000;"><em><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni;">Contro gli spot della televisione</span></em></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #ff0000;"><em><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni;">Specchio stregato di puzza di piedi<br />
Non sono scemo come tu credi<br />
Nel bosco magico io non ci vengo<br />
E se non la smetti ti spengo.</span></em></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni;">Contro tutto</span></em></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #ff0000;"><em><span style="font-size: 17px; font-family: bodoni;">Giorno di schifo, sera di moccio<br />
A casa mi stufo, a scuola mi scoccio<br />
Uffa che noia, uffa che brutto<br />
Uffa che uffa di tutto. </span></em></span></p>
</blockquote>
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		<title>L&#8217;antieroe. I martirii possibili.</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 11:03:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ho mai avuto la tempra dell&#8217;eroe; ossia non ne ho mai avuto il coraggio. Dell&#8217;eroe possiedo solo l&#8217;insoddisfazione verso questa realtà; ma poiché la realtà è una ed il tempo opera così poco su di essa, dire &#8216;verso questa realtà&#8217; e &#8216;verso ogni realtà&#8217; è pressoché la stessa cosa. Insomma, sono un pappamolla insoddisfatto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Non ho mai avuto la tempra dell&#8217;eroe; ossia non ne ho mai avuto il coraggio. Dell&#8217;eroe possiedo solo l&#8217;insoddisfazione verso questa realtà; ma poiché la realtà è una ed il tempo opera così poco su di essa, dire &#8216;verso questa realtà&#8217; e &#8216;verso ogni realtà&#8217; è pressoché la stessa cosa. Insomma, sono un pappamolla insoddisfatto, incapace di battersi fino alla morte per qualcosa, adducendo la codarda (spacciata per cinica) motivazione: &#8220;tanto non ne vale la pena&#8221;.<br />
Qualche giorno fa mi sono posto il seguente quesito: se la deriva bonariamente autoritaria in cui sta scivolando questa Italietta di pantofolai e vestagliati dovesse definitivamente risolversi in una dittatura violenta e se, una volta avvenuto ciò, chi non si allineerà al regime sarà perseguito, perseguitato e, a meno che non si riallinei, torturato e finanche ucciso, ebbene, io, in tal caso, che farei?<br />
Giro questa domanda a tutti i lettori, invitando chi ha un blog a rispondere su quello, chi non ce l&#8217;ha o non vorrà a lasciare un commento. Ovviamente le risposte dovranno essere motivate. Consideriamo questo piccolo <em>Gedanken experiment</em> come un &#8220;censimento dei martirii possibili&#8221;. Vi espongo ora la mia risposta e le mie motivazioni.<br />
Probabilmente la scelte drastiche che si compiono quando gli eventi sono già al culmine sono diverse, non rispondono più alla logica a cui ciascuno è abituato (cioè: non rispondono al proprio pensiero abituale); probabilmente, in un caso del genere, potrei anche scoprirmi impavido eroe; tuttavia la mia risposta di adesso è questa: non vorrei essere un martire, cioè cercherei di fuggire e se non ci dovessi riuscire abiurerei. Ad una sola condizione, però: se abiuro, voglio che mi lascino libero; se abiurassi e mi tenessero lo stesso prigioniero, allora abiurerei l&#8217;abiurare.<br />
Perché, mi chiedo, dovrei farmi ammazzare? Per cosa? Per chi? Per la mia coerenza? Me ne fotto della coerenza: una volta libero fuggirei, che so, all&#8217;estero, e da lì continuerei a dire e pensare le cose che realmente dico e penso. Dovrei farlo per gli italianetti? Fanculo agli italianetti; colpa loro se siamo qua. Dovrei farmi ammazzare per quelli che mi hanno condotto a quel punto? Dovrei regalare loro un martire? A cosa è mai servito un martire? Solo a commettere altri scempi nel suo nome. Ernesto Guevara, per dirne uno, è servito più da vivo che da morto. Dovrei fare l&#8217;eroe per quella parte di Italia che è contraria a questo stato di cose? Che parli da sé, quella parte; che faccia lei l&#8217;eroe se ne è capace. Per il futuro? Per i figli? Il futuro non mi importa; figli non ne voglio e non ne avrò (si spera).<br />
Insomma, detto chiaro: non sarei disposto a morire per un&#8217;Italia migliore.<br />
Paura di morire? Certo, come ce l&#8217;hanno tutti; ma non si tratta di questo. La questione è annosa: meglio Thomas Mann che dall&#8217;America inveisce contro il nazismo, oppure Ernst Jünger che senza alzare la voce (attentato a parte) e con la divisa cerca di aiutare i poverazzi? Oppure meglio i ragazzetti de <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rosa_Bianca" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;"><em>La rosa bianca</em></span></a>? Io farei come Jünger; se mi fosse impossibile, fuggirei come Mann. La rosa è bella, certo; ma io sono un caprone brutto e scuro; a questo non vorrei aggiungere la beffa dell&#8217;inutilità.</p>
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		<title>Sta finendo l&#8217;estate.</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 12:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come già feci una volta sul vecchio blog, un po&#8217; per celia, un po&#8217; per passatempo, un altro po&#8217; per tentare di scacciare questa baldracca e vigliacca malinconia che mi porto addosso e ancora il restante po&#8217; per rendere meno radi i post, ho selezionato alcune chiavi di ricerca tramite cui alcuni sono giunti su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.catempio.splinder.com/post/19205557/Maiale%3F+A+chi%3F" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Come già feci una volta sul vecchio blog</span></a>, un po&#8217; per celia, un po&#8217; per passatempo, un altro po&#8217; per tentare di scacciare questa baldracca e vigliacca malinconia che mi porto addosso e ancora il restante po&#8217; per rendere meno radi i post, ho selezionato alcune chiavi di ricerca tramite cui alcuni sono giunti su questo sito. È interessante, perché si può vedere che a volte la gente cerca cose assurde, altre volte non ha la minima idea di come funzionano internet ed i motori di ricerca e infine, più spesso (anche se qui non ho selezionato i tanti errori in frasi pur brevissime), che non sa manco scrivere.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">i segreti di cateno tempio</span>: chiave di ricerca sopraffina, che mi spinge a diverse domande: 1) chi mai è costui che ricerca i miei segreti? 2) se pure avessi questi &#8216;segreti&#8217;, secondo lui li spiattellerei su internet? 3) forse dipende dal cognome? Il Tempio templare?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">coglia</span>: <span style="color: #ffff00;">«Ben era il generato dalla nube | acro e bimembre, uom fin quasi al pube, | stallone il resto dalla grossa coglia»</span> (G. D&#8217;Annunzio, <em>La morte del cervo</em>)</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">filosofi morti</span>: che schifo, quelli vivi!</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">le ragazze di cateno tempio</span>: se cercate l&#8217;immagine ci sono io con accappatoio e sigaro circondato da ragazze coniglietto.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">oltretomba gigante</span>: di sicuro non l&#8217;ha cercato Berlusconi. Ma poi, dico, rinchiudersi in una bara in cui ci si sta appena e voler alloggiare in una suite?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">muffa sui muri</span>: m&#8217;ha fatto venire la tentazione di rinominare così questo sito.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">cateno empio anobii</span>: un misto di rigurgiti cristiani, accuse di empietà, dèi egizi e librerie virtuali.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">bernoccolo sulla fronte</span>: me lo sono fatto quando avevo sette anni. Vedi <a href="http://www.catenotempio.eu/ecce-vita-mea" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">qui</span></a>. Una mia amica mi chiama da sempre &#8216;Broccolo&#8217;; inoltre mi prende in giro per il bernoccolo. Quindi le ho detto che mi può chiamare &#8216;B(e)r(n)occolo&#8217;. Fate voi.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">vita può solo peggiorare</span>: sta tanto male, poveretta?</p>
<p><span style="color: #ff0000;">vorrei inparare ad aggiustare le bici tutte</span>: iNpara&#8230; Ma proprio tutte tutte? Tutte quelle del mondo? Contemporaneamente?</p>
<p><span style="color: #ff0000;">puttane a regalbuto</span>: a chi mi dice chi sono gli offro un giro.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">abolire festa sant&#8217;agata</span>: davvero? Non vedo l&#8217;ora.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">san cateno</span>: oh! Almeno prima lasciatemi morire. Mi sostituiranno a sant&#8217;Agata?</p>
<p><span style="color: #ff0000;">poesie in rima baciata sull&#8217; estate</span>: Sta finendo l&#8217;estate. | E voi che cosa fate? | Cercate in questo blog&#8230; | Ma andiamo! Un po&#8217; di smog, | di afa cittadina | se uscite di mattina, | coi vostri motorini | tra i cani ed i bambini, | ché ancora non c&#8217;è scuola. | Eppure il tempo vola: | e voi restate qua, | storditi baccalà, | in cerca sul mio sito, | cliccando con il dito. | E mentre fuori è estate | attoniti guardate | due tette su Badoo; | e poi per dir di più | (poiché non me ne frega) | Youporn ed una sega. | Più vecchi di Abacùc, | chattiamo su Feisbùk. | Gruccioni e rondinelle, | gra gra di raganelle, | cicaleccii e zanzare, | e poi il week-end a mare. | Settembre, andiamo, estate | di gnomi, puffi e fate; | spariti, pure loro, | con pentole e tesoro; | e non c&#8217;è più nemmeno | un grigio arcobaleno. | Addio folletti e fate; | sta finendo l&#8217;estate.</p>
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		<title>Gli aborti.</title>
		<link>http://www.catenotempio.eu/2009/08/27/gli-aborti</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 12:19:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[aborti]]></category>
		<category><![CDATA[Govoni]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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		<description><![CDATA[Autoritratto - Govoni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: left;">
<p style="text-align: justify;">Quello strano crogiolo che è l&#8217;opera poetica di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_Govoni" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">Corrado Govoni</span></a> comprende (o non comprende, manca di comprendere) una raccolta che al primo assaggio scivola quasi senza lasciare sapore in bocca, ma fa sentire il retrogusto amaro e cianfrusagliescamente malinconico anche dopo anni (come infatti mi è accaduto: lessi quei versi circa sette anni fa, non avrei mai creduto di poterli ricordare e invece in questi giorni sono riaffiorati da chissà quale oscuro meandro della memoria).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Autoritratto - Govoni" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/08/govoniitaliano-254x300.jpg" alt="Autoritratto - Govoni" width="226" height="268" /></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: justify;">È la raccolta dell&#8217;impossibilità del compimento, di ciò che è necessariamente spezzato, inconchiuso; la raccolta titola: <em>Gli aborti</em>. Eccone uno:</p>
<blockquote style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><span style="color: #00ff00;"><em>Le dolcezze</em></span></p>
<p><span style="color: #00ff00;">Le domeniche azzurre della primavera.<br />
La neve sulle case come una parrucca bianca.<br />
Le passeggiate degli amanti lungo il canale.<br />
Fare il pane la mattina di domenica.<br />
La pioggia di Marzo che batte sui tegoli grigi.<br />
Il glicine fiorito su pel muro.<br />
Le tende bianche alle finestre del convento.<br />
Le campane del sabato.<br />
I ceri accesi davanti alle reliquie.<br />
Gli specchi illuminati nelle camere.<br />
I fiori rossi sopra la tovaglia bianca.<br />
Le lampade d&#8217;oro che s&#8217;accendono la sera.<br />
I crepuscoli di sangue che muoion sulle mura.<br />
Le rose sfogliate sul letto dei malati.<br />
Suonare il pianoforte un giorno di festa.<br />
Il canto del cuculo nella campagna.<br />
I gatti sopra i davanzali.<br />
Le candide colombe sui tetti.<br />
Le malve nelle pentole.<br />
I mendicanti che mangian sulle soglie delle chiese.<br />
I malati al sole.<br />
Le bambine che si pettinano l&#8217;oro al sole sulle porte.<br />
Le donne che cantano alle finestre.</span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ora, ovviamente siamo tutti degli aborti, qualcosa che potremmo essere stati e che invece non siamo; tuttavia, l&#8217;essere aborti è nella nostra natura, ci è tanto essenziale da non poter essere altrimenti. Non possiamo essere altrimenti che aborti; non potremmo essere diversamente che aborti. Ma se l&#8217;aborto è un non poter essere, allora non possiamo essere che non poter essere: in ciò sta la nostra natura abortiva, la nostra intima contraddizione.<br />
Spesso, dunque, mi ritrovo in malinconie sconclusionate, in meditazioni di aborti, appunto; in aggiunta, non sono poche le volte in cui dico, anche scherzando: &#8220;Ah, io avrei dovuto fare&#8230;&#8221;, completando di volta in volta la frase con: &#8220;il comico&#8221;, &#8220;l&#8217;attore&#8221;, &#8220;il ballerino&#8221;, &#8220;la rock star&#8221;, &#8220;il regista&#8221;, &#8220;il cabarettista&#8221;, &#8220;il filologo&#8221;, &#8220;il ciclista&#8221;, &#8220;il musicista&#8221;, &#8220;il cestista&#8221; e così via.<br />
I miei aborti, che proporrò così come verranno mentre li scriverò, sono pertanto l&#8217;intreccio di malinconie e &#8216;avrei dovuto fare&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffff00;">Il cuginetto invitato a pranzo.<br />
I pomodori e il basilico di ritorno dalla campagna.<br />
La sabbia, la carriola, le pietre.<br />
Il volto appena struccato dopo un compleanno di un bambino.<br />
Una sera d&#8217;amore in macchina mentre piove.<br />
L&#8217;entusiasmo per la poesia prima dei vent&#8217;anni.<br />
Gli sketch con Ambra.<br />
L&#8217;odore dell&#8217;armadietto dei palloni da basket.<br />
La cicatrice sul ginocchio.<br />
L&#8217;ape che mi vola attorno al lago.<br />
Presentare la fidanzatina ai nonni.<br />
La lite del 25 aprile 2003.<br />
I fiori coltivati ai bordi dell&#8217;orto.<br />
Risalire in bicicletta dopo una caduta.<br />
I sorrisi da gattina di Erika.<br />
Uscire odorando i fiori ancora inebriato dal corpo di una donna.<br />
I gradini, le lentiggini e l&#8217;ombrello arancione come un tetto di luce d&#8217;acqua.<br />
La prima lettura di <em>Tonio Kröger</em>.<br />
Lo stornello che cova in un giardino abbandonato.<br />
L&#8217;attesa di un giorno di neve.<br />
Gli occhi di E.</span></p>
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		<title>Di schifo, pigrizia e Tristan.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 18:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Corbin]]></category>
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		<category><![CDATA[Wagner]]></category>

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		<description><![CDATA[I post si diradano come i giorni in cui riesco a racimolare due spiccioli di senso da spendere in esistenza. Gli alti e i bassi, le esaltazioni e le depressioni, eleganza e squallore, lucidità e offuscamento si alternano, certo, ma neanche equamente; le maggiori profondità &#8211; gli abissi &#8211; sono prerogativa dei termini negativi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">I post si diradano come i giorni in cui riesco a racimolare due spiccioli di senso da spendere in esistenza. Gli alti e i bassi, le esaltazioni e le depressioni, eleganza e squallore, lucidità e offuscamento si alternano, certo, ma neanche equamente; le maggiori profondità &#8211; gli <em>abissi</em> &#8211; sono prerogativa dei termini negativi di queste coppie.<br />
Il successo mi debilita, di qualunque tipo sia; la solitudine mi sconforta; la gente mi infastidisce; tanto più faccio, quanto più distruggo. Il mare mi schifa; le panze e gli ombrelloni mi nauseano; il sudore, le abbronzature, gli oli, le creme, l&#8217;acqua del mare mi danno il voltastomaco.<br />
Ciò che mi trattiene dall&#8217;edonismo più sfrenato è la pigrizia; tutto è vano ed ogni azione è inutile. Non mi importa di niente.</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">Con questa razza di giudizio e di critica che si trova oggi in Italia, coglione chi si affatica a pensare e a scrivere.</span> (G. Leopardi, Lettera ad Antonio Papadopoli, Pisa 25 Febbraio 1828)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unico motivo per leggere e scrivere è il mio piacere, nient&#8217;altro. Per quale altro scopo? La cultura non ha mai salvato nessuno, dell&#8217;umanità me ne frego, dopo morto sarò meno che niente.<br />
Un libro illuminante, capace di schiudere le porte del meraviglioso perché ci svela ciò che abbiamo perduto, ossia il <em>mundus imaginalis</em>, mi ha avvolto e affascinato, sebbene poi in fondo mi sembri una sciocchezza, un&#8217;illusione come un&#8217;altra, solo un esercizio per schiuderci nuovi orizzonti di pensiero (e non è per nulla poco). Ne riporto un passo:</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #008000;">Fatimiya, termine astratto che tradotto letteralmente dà qualcosa come &#8216;fatimianità&#8217;, ma che il termine &#8216;sofianità&#8217; esprime ancor più direttamente non appena noi riconosciamo nella persona eterna di Fatima la Splendente colei che altrove è chiamata Sophia. [...]<br />
E&#8217; la Sophia del mazdeismo e la tipificazione della Terra celeste. Spandarmat-Sophia è la &#8216;padrona di casa della Dimora&#8217;, è la Dimora stessa come Arcangelo femminile della Terra che è Terra di Luce. [...] Rivestirsi di questa sofianità è per l&#8217;essere umano accedere fin d&#8217;ora alla Terra celeste, al mondo di Hurqalya, mondo della &#8216;corporeità celeste&#8217;, che è quella dei corpi sottili di luce.</span> (H. Corbin, <em>Corpo spirituale e Terra celeste. Dall&#8217;Iran mazdeo all&#8217;Iran sciita</em>, Adelphi, Milano 2002, pag. 21)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ancora per pigrizia, non commento nulla. Cito una frase soltanto dal libro che sto leggendo in questi giorni e che ho pure inserito nell&#8217;IPSE DIXIT nella colonna a sinistra:</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993366;">Una notte dopo l&#8217;altra, volti a cui avevamo dato il bacio d&#8217;addio ritornano a chiedere ancora qualcosa.</span> (J. Hillman, <em>Il sogno e il mondo infero</em>, Adelphi, Milano 2003, pag. 123).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Alla profonda malinconia di questi giorni ha contribuito notevolmente <em>Tristan und Isolde</em> di Wagner. Cerco di ascoltarlo il meno possibile, ma con scarsi risultati, anche perché quando non la ascolto la sento nella mia testa. È cambiato tutto, dopo aver conosciuto quest&#8217;opera. Tutto. Anche la mia percezione musicale è cambiata; vecchi brani che conosco a memoria hanno acquistato una luce diversa; si è verificato un&#8217;acuirsi della sensibilità e mi commuovo molto più facilmente. Pertanto questa breve incursione pacata e distaccata non può che concludersi come il <em>Tristan</em>. (Propongo la direzione di<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wilhelm_Furtw%C3%A4ngler" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;"> Furtwängler</span></a>.)</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.catenotempio.eu/2009/08/11/di-schifo-pigrizia-e-tristan"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: left;">Aggiungo soltanto la traduzione dei versi:</p>
<blockquote style="text-align: center;"><p><span style="color: #0000ff;">ISOLDE                         ISOTTA<br />
Mild und leise                 Dolce e lieve,<br />
wie er lächelt,                come sorride,<br />
wie das Auge                   come l’occhio<br />
hold er öffnet, –              incantevole egli apre –<br />
seht ihr’s, Freunde?           vedete, amici?<br />
Säh’t ihr’s nicht!             Forse non lo vedete?<br />
Immer lichter                  Sempre più luminoso<br />
wie er leuchtet,               come risplende,<br />
sternumstrahlet                raggiante quasi stella,<br />
hoch sich hebt?                in alto si leva?<br />
Seht ihr’s nicht?              Non lo vedete?<br />
Wie das Herz ihm               Come il suo cuore ardito si gonfia,<br />
mutig schwillt,                colmo e sublime<br />
voll und hehr                  nel petto gli zampilla?<br />
im Busen ihm quillt?           Come dalle sue labbra<br />
Wie den Lippen                 tenere e soavi<br />
wonnig mild,                   un dolce respiro<br />
süsser Atem                    molle s’effonde –<br />
sanft entweht: –               Amici! Vedete!<br />
Freunde! Seht!                 Non lo sentite? Non lo vedete?<br />
Fühlt und seht ihr’s nicht?    O forse io sola odo<br />
Höre ich nur                   questa melodia,<br />
diese Weise,                   che sì mirabile,<br />
die so wunder-                 sì soave,<br />
voll und leise,                dolente per voluttà,<br />
Wonne klagend,                 tutto esprimendo,<br />
alles sagend,                  soavemente conciliante<br />
mild versöhnend                da lui riverberando,<br />
aus ihm tönend,                penetra in me,<br />
in mich dringet,                 in alto si lancia,<br />
auf sich schwinget,              dolcemente echeggiando<br />
hold erhallend                   risuona a me d’intorno?<br />
um mich klinget?                 Più chiare risuonando,<br />
Heller schallend,                fluttuandomi appresso,<br />
mich umwallend,                  son forse onde<br />
sind es Wellen                   di teneri zefiri?<br />
sanfter Lüfte?                   Son forse onde<br />
Sind es Wogen                    di voluttuosi vapori?<br />
wonniger Düfte?                  Mentre si gonfiano,<br />
Wie sie schwellen,               mi sussurrano intorno,<br />
mich umrauschen,                 devo respirarle?<br />
soll ich atmen,                  devo ascoltarle?<br />
soll ich lauschen?               Devo aspirarle?<br />
Soll ich schlürfen,              in esse svanire?<br />
untertauchen?                    Dolcemente<br />
Süss in Düften                   nei vapori esalare?<br />
mich verhauchen?                 Nel flusso ondeggiante,<br />
In dem wogenden Schwall,         nell’armonia risonante,<br />
in dem tönenden Schall,          nello spirante universo<br />
in des Weltatems                 del respiro del mondo –<br />
wehendem All, –                  annegare,<br />
ertrinken,                       inabissarmi –<br />
versinken, –                     senza coscienza –<br />
unbewusst, –                     suprema voluttà!<br />
höchste Lust!</span></p></blockquote>
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		<title>Sogno; o son desto.</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 11:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[circolo di Catania]]></category>
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		<category><![CDATA[sogni]]></category>
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		<description><![CDATA[Comodamente mi rifugio nella prosopografia; v&#8217;è in gioco una duplice forzatura: la prima è quella di rendermi a tutti i costi persona; la seconda è tentare di scrivere questa pregevole mascherata, come se a qualcuno potessero importare queste quattro nefandezze e porcherie che portano i giorni e che talvolta assumono l&#8217;altisonante nome di &#8216;eventi&#8217;. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Comodamente mi rifugio nella prosopografia; v&#8217;è in gioco una duplice forzatura: la prima è quella di rendermi a tutti i costi persona; la seconda è tentare di scrivere questa pregevole mascherata, come se a qualcuno potessero importare queste quattro nefandezze e porcherie che portano i giorni e che talvolta assumono l&#8217;altisonante nome di &#8216;eventi&#8217;.<br />
A voler essere schietti, modo di dire profondo ed inutile come l&#8217;alchimia, il vero mascheramento è il sogno, avendo una così sfrenata necessità di interpretazione. E non ho cercato altro, dunque, che una giustificazione per parlare dei miei sogni.<br />
Ultimamente ricordo spesso ciò che sogno; non mi accadeva dalla pubertà. Ovviamente la gran parte dei miei sogni ha oggetto erotico, o per meglio dire è oggetto d&#8217;erotismo, per lo più indirizzato verso una particolare persona. Mi pare proprio opportuno che i sogni (lo dico per loro, figurarsi) si dedichino all&#8217;erotismo; buon per loro e peggio per le lenzuola. Se nero su nero non tinge, ciò non è altrettanto vero per il bianco sul bianco.<br />
Di recente ho sognato mio padre in due occasioni; egli ancora conserva nei sogni quell&#8217;immagine (i sogni son fatti d&#8217;immagine; verrebbe da dire che l&#8217;immagine è la materia del sogno, se non che l&#8217;immagine non ha nulla a che fare con la materia) di persona importante, che può schiudermi la conoscenza e le conoscenze. Cosicché l&#8217;un sogno lo vede accompagnarsi a Vinicio Capossela e presentarmelo; l&#8217;altro, parlare al telefono con nientemeno che Montale e dirmi di andare a  prenderlo all&#8217;aeroporto, ovviamente facendomi trasalire perché avrei avuto modo di parlargli e di fargli leggere i miei versi.<br />
Ricordo che circa sette anni fa sognai di conversare con Leopardi e, in quello stesso periodo, di ritrovare i resti di Mozart, i quali, per chi non lo sapesse, furono invece gettati in una fossa comune.<br />
Chi sogno più spesso in quest&#8217;ultimo periodo, mettendo da parte colei che assoggetta d&#8217;erotismo tali immagini, è qualcuno che forse ne sarebbe contento; non tanto perché sogno proprio lui, ma perché mi appare con la stessa facoltà profetica con cui appariva in tali circostanze Apollo (o anche Asclepio suo figliolo). Sto parlando del professore <a href="http://www.giusepperaciti.eu/akmh.htm" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">Giuseppe Raciti</span></a>. In un sogno di qualche settimana fa lo scoprivo collezionista di conchiglie e incaricava me e <a href="http://www.davidedellombra.it" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">Davide Dell&#8217;Ombra</span></a> di &#8216;pescargliene&#8217; qualcuna sul web. Mah! Tra reti, conchiglie e pesca forse Freud avrebbe scovato chissà quali trame; fatto sta che il mare non mi piace. Me ne piace solo l&#8217;odore, perdipiù quello che emana d&#8217;inverno. Per amore e boria di conchiusione, dico gliela pescammo davvero ed era stupenda: una conchiglia originariamente azzurra che cangiava di colore a seconda da come la si guardava.<br />
Avanti ieri ero addirittura ospitato a casa sua (forse umbratile invidia?); parlavamo di arte, di architettura, di pittura. Gli chiedevo consigli e pareri su alcuni artisti. Egli cominciò a parlare di un certo Bert, sommo pittore contemporaneo; mi mostrò alcune tele e me ne innamorai (come solo nei sogni accade); erano quasi evanescenti, erano così sottili, sembravano realizzate con gli acquerelli. Vi primeggiavano il rosso ed il blu, le figure erano contornate da linee nere. I soggetti erano scapestrati come me, vomitavano, si avviluppavano ad un gabinetto e quasi vi si confondevano (il <a href="http://www.sitosophia.org" target="_blank"><span style="color: #3366ff;">circolo di Catania</span></a> non rida!).<br />
Ieri mattina, dunque, incuriosito da questo sogno, cercai su google se mai ci fosse qualche pittore con quel nome. <a title="Bert" href="http://images.google.it/images?q=bert&amp;oe=utf-8&amp;rls=com.ubuntu:it:unofficial&amp;client=firefox-a&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;sa=N&amp;hl=it&amp;tab=wi" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Guardate qui cosa ne è mai venuto fuori</span></a>. Dunque è questo Bert, del quale non avevo mai sentito parlare, né lo avevo mai visto:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-267 aligncenter" title="Bert" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/05/bert.jpg" alt="Bert" width="565" height="412" /></p>
<p style="text-align: justify;">E questo è quanto, cari amici lettori, a riguardo di ciò che per voi probabilmente non sarà stato del minimo interesse. E tuttavia vorrei aggiungere solo qualcosa di cui altri due amici hanno parlato più degnamente e diffusamente. Prendetelo come un intimo ringraziamento a cui questo blog conferisce dignità pubblica. Si tratta di due magnifici giorni in quel di Ragusa. Due giorni colmi di adorazione:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-268 aligncenter" title="Adoranti" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/05/adoranti.jpg" alt="Adoranti" width="335" height="250" /></p>
<p style="text-align: justify;">e di ebbrezze divine:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-269 aligncenter" title="Sguardiebbri" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/05/sguardiebbri.jpg" alt="Apollo e Dioniso" width="320" height="240" /></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tommydavid.com/2009/05/04/una-fenomenologia-dello-spirito-a-brandelli/" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">Il buon Tommy, da cui prendo queste foto</span></a>, sostiene che gli sguardi di quest&#8217;ultima foto siano paragonabili a quelli di un Apollo e di un Dioniso; in realtà, io mi sembro uno strano e brutto miscuglio tra De André e Mastroianni; Tommy ha uno sguardo così acceso come mai gliel&#8217;ho visto. Mistero dell&#8217;istantaneità. Amen.</p>
<p style="text-align: justify;">P.s. Ovviamente non si può chiudere la discussione senza accennare allo <a href="http://www.ossidia.it/2009/05/03/la-corsa/" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;"><em>struggle for life</em></span>,</a> di cui la dolce e gentilissima Ossidia ci ha fornito l&#8217;inestimabile resoconto.</p>
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		<title>L&#8217;innamoramento musicale</title>
		<link>http://www.catenotempio.eu/2009/04/24/linnamoramento-musicale</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 08:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[musica]]></category>
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		<category><![CDATA[Tristan und Isolde]]></category>
		<category><![CDATA[Wagner]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanto sto per scrivere o farvi ascoltare, confidando nella benevolenza e pazienza di chi incappa in queste righe suo malgrado o procacciando la propria sventura, in realtà non è che un&#8217;apologia per il brano che ho inserito nell&#8217;apposita pagina. Si tratta della conclusione del primo atto del Tristan und Isolde di quel farabutto di Richard [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Quanto sto per scrivere o farvi ascoltare, confidando nella benevolenza e pazienza di chi incappa in queste righe suo malgrado o procacciando la propria sventura, in realtà non è che un&#8217;apologia per il brano che ho inserito nell&#8217;apposita pagina. Si tratta della conclusione del primo atto del <em>Tristan und Isolde</em> di quel farabutto di Richard Wagner. Prima di accingervi, confidando, ancora una volta, nella vostra bontà infinita, all&#8217;ascolto di tale brano, che volutamente linkerò solo nella parte finale del post, consentitemi di riportarvi alla mente ed all&#8217;udito ciò che le buone maniere devono farmi presumere già conosciate; ossia una brevissima e striminzita audio-storia dell&#8217;innamoramento in musica.<br />
La premessa fondamentale è questa: la musica può esprimere immagini e situazioni, aderendo strettamente ad esse. La situazione (emotiva) dell&#8217;innamoramento è dunque una tra queste. Tuttavia, all&#8217;inizio, il teorico e pratico di quello che anacronisticamente potremmo definire l&#8217;espressionismo musicale, o più neutralmente, l&#8217;aderenza musicale al non-musicale (in senso lato: immagini, emozioni, gesti, azioni), il teorico fu anche il miglior pratico, il quale, tuttavia, è ben al di qua dell&#8217;intimismo romantico, sfruttando al massimo i suoni al limite dell&#8217;onomatopea. Mi riferisco a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Monteverdi" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Claudio Monteverdi</span></a>; ascolteremo un breve passo tratto da <em>Il combattimento di Tancredi e Clorinda</em> del quale vi suggerisco di notare gli archi che imitano il suono della spade e poi degli scudi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ne riporto il testo, tratto dalla <em>Gerusallemme liberata</em> (Canto XXII, 55-56):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">Non schivar, non parar, non pur ritrarsi<br />
voglion costor, né qui destrezza ha parte.<br />
Non danno i colpi or finti, or pieni, or scarsi:<br />
toglie l&#8217;ombra e il furor l&#8217;uso de l&#8217;arte.<br />
Odi le spade orribilmente urtarsi<br />
a mezzo il ferro; e &#8216;l piè d&#8217;orma non parte:<br />
sempre il piè fermo e la man sempre in moto,<br />
né scende taglio in van, né punta a voto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">L&#8217;onta irrita lo sdegno a la vendetta,<br />
e la vendetta poi l&#8217;onta rinnova:<br />
onde sempre al ferir, sempre a la fretta<br />
stimol novo s&#8217;aggiunge e piaga nuova.<br />
D&#8217;or in or più si mesce e più ristretta<br />
si fa la pugna, e spada oprar non giova:<br />
dansi co&#8217; pomi, e infelloniti e crudi<br />
cozzan cogli elmi insieme e con gli scudi.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Fin qui le premesse teoriche, le quali, per lungo andare, passando inevitabilmente per Mozart, condurranno all&#8217;espressione dell&#8217;intimità. Ci ritroviamo così con Beethoven, del qual mi piace riportare non la troppo scontata <em>Appassionata</em>, bensì l&#8217;appena meno ovvia <a href="http://guide.supereva.it/critica_di_musica_classica/interventi/2007/08/304616.shtml" target="_blank"><em><span style="color: #ff0000;">Sonata a Kreutzer</span></em></a>, che tuttavia non pare essere strettamente amorosa; tuttavia, nel film <a href="http://it.movies.yahoo.com/a/amata-immortale/index-131935.html" target="_blank"><em><span style="color: #ff00ff;">L&#8217;amata immortale</span></em></a> se ne dà tale interpretazione, che qui sfrutto ai miei scopi.</p>
<p style="text-align: justify;">Giungiamo, quindi, al pieno romanticismo ed in particolare a Schumann. Nel suo miracoloso decennio, compose tra l&#8217;altro la raccolta <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Carnaval_(Schumann)" target="_blank"><em><span style="color: #33cccc;">Carnaval</span></em></a>, nella quale troviamo il brano che riporto, pensato per la sua amata Clara. (Ho prestato il cd; però ho pescato un video su youtube):</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.catenotempio.eu/2009/04/24/linnamoramento-musicale"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Lungo questa rapsodica carrellata non poteva di certo mancare una citazione dall&#8217;opera che interamente è dedicata all&#8217;amore, o più precisamente al pensiero dell&#8217;amata come idea fissa; tale opera rimane come uno strano <em>unicum</em> nella storia della musica. Nacque da una cocente delusione e tenta di riscattarsi non solo in maniera catartica, bensì proprio come atto punitivo. Qui riporto quello che è il tema dell&#8217;amata, l&#8217;idea fissa che percorrerà tutti i movimenti di questa <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sinfonia_fantastica" target="_blank"><em><span style="color: #ffff00;">Sinfonia fantastica</span></em></a> di Hector Berlioz. Siamo nel primo movimento, dopo i sogni e la vita tranquilla, l&#8217;amata irrompe nella vita del musicista e la sconvolge. L&#8217;oboe e il flauto ne narrano il coinvolgimento e la lontananza incolmabile che è ogni amore; infine l&#8217;esplosione del pieno orchestra è la più mirabile dimostrazione della natura intrinsecamente musicale dell&#8217;innamoramento, è quanto di più efficace nell&#8217;esprimerlo. Berlioz, in questo senso, è riuscito ad esprimere l&#8217;inesprimibile:</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, dopo questa lunga carrellata, rapsodica e frammentaria quanto mai, possiamo finalmente concederci interamente al brano del <em>Tristan und Isolde</em>, il quale conclude il primo atto. Brevemente, siamo nella scena in cui i due hanno bevuto il filtro che credevano mortale; credono di dover morire ed invece si guardano e si scoprono innamorati, giacché hanno attinto dal filtro d&#8217;amore. Nell&#8217;<a href="http://www.catenotempio.eu/kosmos" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">appropriata pagina</span></a>, ho anche inserito il testo e la traduzione; prestate particolare attenzione a quando Tristano invoca ripetutamente il nome di Isolde. Come qualche lettore mio intimo già saprà, questo è un brano che mi commuove ed esalta a tal punto da farmi piangere. In esso, tra le altre cose, v&#8217;è nascosto anche il mio attuale innamoramento.<br />
L&#8217;argomento di questo post fa sì ch&#8217;esso sia fugace; lo rende essenzialmente musicale, è vero, ma nega qualsiasi residuo di filosofia. Propriamente non si dà filosofia nell&#8217;innamoramento. Anche il filosofo più innamorato, Soren Kierkegaard, ha dovuto scegliere la forma letteraria o intimamente diaristica per esprimerlo. Nell&#8217;innamoramento v&#8217;è entusiasmo; ciò è essenzialmente non filosofico. L&#8217;argomento di questo post, pertanto, fa sì ch&#8217;esso sia sostanzialmente vano.</p>
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		<title>Felicità, pagina bianca nella storia&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 19:37:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofia]]></category>
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		<description><![CDATA[Può un capello rendere felici? Sì, può. Etiam capillus unus habet suam ombram. A volte mi sembra d&#8217;essere rimasto in qualche luogo, d&#8217;essermi fermato colá, d&#8217;esser giunto ad un punto e da lì non essermi più mosso; il guaio, il grosso e crasso guaio è che tali punti sono tanti, si assommano eppure non costituiscono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Può un capello rendere felici? Sì, può. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Etiam_capillus_unus_habet_umbram_suam" target="_blank"><em><span style="color: #ffff00;">Etiam capillus unus habet suam ombram</span></em></a>.<br />
A volte mi sembra d&#8217;essere rimasto in qualche luogo, d&#8217;essermi fermato colá, d&#8217;esser giunto ad un punto e da lì non essermi più mosso; il guaio, il grosso e crasso guaio è che tali punti sono tanti, si assommano eppure non costituiscono linea continua o progressione evolutiva; sono, bensì, una serie discreta.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a title="Eternità" href="http://www.giusepperaciti.eu/effetto.htm" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">L&#8217;eternità è tra i giorni, tra due giorni. Arriva un giorno, uno qualunque, e per qualcuno non passa.</span></a></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Una foto, un luogo che a mala pena sostava nei meandri della memoria e non si sa più quel che si è; anzi <em>quando</em> si è.<br />
Abbandoniamo(ci a) queste malinconie da strapazzo; i panni seri che intendeva vestire questo sito, purtroppo non trovano l&#8217;adeguato sostegno, cioè colui che doveva vestirli. Con questa cosa deforme e buffonesca che scrive, ogni intento anti-autobiografico vacilla di fronte a ciò che mi sostanzia: la pigrizia. La politica (in ispecie quella paesana) l&#8217;ho dismessa, per bastonate metaforiche e (quasi) reali; ho ridotto le attività (tendendo asintoticamente al nulla); ho meno tempo &#8216;libero&#8217; a motivo delle ripetizioni che il campare m&#8217;ha quasi imposto e per via della traduzione.<br />
Giungiamo dunque ai libri. Traduco, come un dannato, come un cane (e forse anche da cane); però confesso che raramente ho trovato un&#8217;attività che mi assorbe così completamente; abbasso il capo (o le corna, direbbe qualcuno) per tradurre e quando le rialzo sono già trascorse un paio di orette. Il libro in questione è <em><a title="Sì, u staiu traduciennu" href="http://books.google.it/books?id=33gOAAAAQAAJ&amp;printsec=frontcover&amp;dq=tobias+swinden" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">An enquiry into the nature and place of hell</span></a> </em>di tale Tobias Swinden. La difficoltà maggiore consiste nel trovare tutti i riferimenti e le citazioni, spesso generiche, quando, a volte, non totalmente assenti. Seguendo, inoltre, i consigli del <a title="Giuseppe Raciti" href="http://www.giusepperaciti.eu" target="_blank"><span style="color: #00ccff;">mio relatore</span></a>, sto affinando la scrittura; nulla come l&#8217;esercizio poetico e il laboratorio della traduzione modellano e rendono malleabile la tecnica scrittoria; ed ovviamente, rendendo fluida la scrittura si scioglie pure la viscosità del pensiero. Mi sono ritrovato a rileggere quanto tradotto e a percepirlo come frutto non mio, stile che non mi appartiene; è una gran cosa (almeno, la mia percezione, che potrebbe essere solo illusione calamaica; ad altri la sentenza).<br />
Leggo, in aggiunta; ho ultimato qualche tempo fa le <em>Lezioni sulla filosofia della storia</em> di Hegel. La cosa stupefacente, oltre i pozzi di sapienza nascostivi, è stata trovare passi che potrebbero benissimo essere messi in bocca a Schopenhauer, in barba alle storiografie ed alle beghe fin troppo spicciole su cui hanno fatto fortuna gli specialisti del gossip filosofico.<br />
Giunti all&#8217;illuminismo, Hegel sostiene che, ovviamente riferendosi al suo tempo</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">con questo principio formalmente assoluto arriviamo all&#8217;<em>ultimo stadio della storia, al nostro mondo, ai nostri giorni</em>.<br />
La mondanità è il regno spirituale nell&#8217;esistenza, è il regno della <em>volontà</em> che si dà esistenza. Sensazione, sensibilità, impulsi sono anche modi di realizzarsi dell&#8217;interiorità, ma in via transitoria nelle singole cose: sono infatti il contenuto mutevole della volontà. Ma ciò che è giusto e morale appartiene alla volontà essenziale esistente in sé, alla volontà universale in sé. [...]<br />
La volontà è libera solo a condizione di non voler altro, nulla di esteriore, di estraneo, poiché in tal caso sarebbe dipendente; la volontà deve volere solo se stessa, la volontà appunto. La volontà assoluta è questo voler essere libera. La volontà che vuole se stessa è la base di ogni diritto e di ogni obbligo, dunque di tutte le leggi del diritto, di tutti i precetti del dovere e i gravami imposti.<br />
(G.W.F. Hegel, <em>Lezioni sulla filosofia della storia</em>, Laterza, Roma-Bari 2003, pag. 359)</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ora, ovviamente qui siamo su un piano dove emerge, soprattutto nelle righe che ho tralasciato e in quelle seguenti, la critica al formalismo morale kantiano, giacché in questo modo la volontà è astratta ed indeterminata; per sé, appunto, e dunque abbisogna di contenuto; v&#8217;è anche, inoltre, una flessione morale della volontà stessa, per cui è con essa e per essa che si compie il diritto ed è la volontà assoluta a garantire la libertà. Ed è proprio in quest&#8217;ultimo punto che a mio avviso si toccano Hegel e Schopenhauer. Ovviamente per quest&#8217;ultimo la volontà non garantisce il diritto di alcunché se non di se stessa e in sé non è né giusta né sbagliata, né buona né cattiva. Ma nel mio insano proposito di far toccare questi due &#8216;nemici&#8217; mi piace citare ancora Hegel:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">La volontà formale vuole se stessa, l&#8217;Io deve trovarsi in tutto ciò che la volontà ha di mira e fa. Perfino l&#8217;individuo devoto vuol essere salvo e beato. [...] Felice è chi ha commisurato la propria esistenza al carattere, al volere e all&#8217;arbitrio suoi particolari, e così gode nella vita di se stesso. La storia non è il terreno della felicità. I periodi felici sono pagine vuote nella storia, poiché sono i periodi di concordia, nei quali manca l&#8217;antitesi.<br />
(Ivi, pag. 25)</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">In questa pagina riluce una saggezza che contraddistinguerà Schopenhauer. Il discrimine è il contenuto della volontà, il quale per Hegel sostanzialmente è concretezza; per Schopenhauer tale multiformità non è che mera illusione. La &#8216;ricetta&#8217; della felicità è uguale nell&#8217;aquila ed in chi volle rappresntare tale aquila con le fattezze di somaro.<br />
Tuttavia, rimane che la pace è ancora bianca: ha il candore delle pagine bianche del libro della storia.</p>
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		<title>Quando non si ha di che scrivere&#8230;</title>
		<link>http://www.catenotempio.eu/2009/02/26/quando-non-si-ha-di-che-scrivere</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 12:42:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[carnevale]]></category>
		<category><![CDATA[circolo di Catania]]></category>
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		<description><![CDATA[Anche questo carnevale se n&#8217;è andato; ciò che non vuole andare via è il freddo. Ero da solo o con tanti (o contanti o coloro che contano); ci aggiravamo alla bottega delle vanità del mastro Qoelet. L&#8217;imbonitore parlava parlava parlava e voleva venderci qualcuno dei dodici prepuzi di Gesù e delle sei teste di Giovanni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Anche questo carnevale se n&#8217;è andato; ciò che non vuole andare via è il freddo.<br />
Ero da solo o con tanti (o contanti o coloro che contano); ci aggiravamo alla bottega delle vanità del mastro Qoelet. L&#8217;imbonitore parlava parlava parlava e voleva venderci qualcuno dei dodici prepuzi di Gesù e delle sei teste di Giovanni il Battista (che poi conoscevamo anche Pietro il Bassista, ex seconda chitarra, e Giacomo il Batterista, del gruppo dei <em>Twelve</em>, antesignani di tutti i rocker cristiani); ma il <a href="http://www.davidedellombra.it" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">Mago Platinato</span></a> disse: «Secondo certe tradizioni anche i Magi erano dodici». Aggiunse il <a href="http://www.antonio-cosedipococonto.blogspot.com" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">Povero Diavolo</span></a>: «Per non parlare delle tribù di Israele, alcune delle quali disperse e non ritrovate; v&#8217;è chi dice che siano giunte in America prima di Colombo o che siano da collegarsi al Prete Gianni».<br />
L&#8217;imbonitore parlava parlava parlava e la nostra attenzione, tra quel fumo di fumo, fu catturata dagli oggetti sulla bancarella: avreste potuto vedere la coscia d&#8217;oro di Pitagora, il sandalo di bronzo di Empedocle, i capelli di Berlusconi, il viagra di Bossi e la tazza dove Socrate bevve la cicuta.<br />
Scontento, il <a href="http://www.giofilo.it" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">Maraja</span></a> si lamentava e diceva che avrebbe voluto andare a casa per stare in compagnia con la sua fidanzata topolina: «Ohimé lasso!», diceva, «vorrei andar via, ma non posso prima di aver dato un&#8217;occhiata a questo libro». Si trattava del II libro della <em>Poetica</em>; non ebbe il tempo di leggere che mezza pagina, perché un signora grasso vicino a lui gli fece cadere il libro dalle mani. Si trattava di Giovanni l&#8217;Evangelista (o il Vangelista, chiederebbe qualcuno l&#8217;informazione di dove sia), che aveva tra le mani un libro di Platone ma non ci aveva capito un cazzo.<br />
E patapim e patapam, salimmo tutti, compreso mastro Qoelet l&#8217;imbonitore, sulla nostra carrozza tutta di legno e maestosa, costruita con la millesima parte del legno originale della Santa Croce. Lungo il percorso abbiamo visto il Tempio di Salomone, particolare e affascinante, perché dipende dall&#8217;angolazione sembra che abbia misure differenti, tant&#8217;è che parrebbe non stare in piedi, manco dopo tre giorni che fu distrutto.<br />
Giunti a Milano, abbiamo potuto visitare i corpi dei Magi, parenti del Mago Platinato; strano a dirsi, miracolosamente, come la casa di Loreto, i magi tornarono a casa ma i corpi restarono a Milano, nota capitale della Palestina.<br />
L&#8217;unico dato rilevante della questione, fu che nessuno di noi ebbe la grazia delle stimmate, sebbene tutti siamo caduti da cavallo sulla via di Damasco (che notoriamente conduce anch&#8217;essa a Milano). Tuttavia, ci scattarono una foto, come nel film <em>Gli altri</em>, perché, direbbe Montale, siamo tutti morti senza saperlo.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-187 aligncenter" title="Filosofi in maschera" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/02/filosofi-in-maschera.jpg" alt="Filosofi in maschera" width="507" height="379" /></p>
<p>Quando non si ha di che scrivere, accade questo. Tuttavia, segnalo <a href="http://www.catenotempio.eu/kosmos/" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">la nuova canzone che ho inserito nell&#8217;apposita pagina del sito</a></span>. Si tratta di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hopp%C3%ADpolla" target="_blank"><em><span style="color: #00ccff;">Hoppipolla</span></em></a> dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sigur_R%C3%B3s" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Sigur Ros</span></a>.</p>
<div class="shr-publisher-186"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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