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	<title>Cateno Tempio &#187; Proust</title>
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		<title>Il tempo ritrovato</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 09:55:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se mi chiedessero adesso un motivo per cui varrebbe la pena di nascere; o, meglio ancora, se fermo restando che il meglio sarebbe non essere nati mi obbligassero in qualche modo a venire al mondo e mi dessero almeno la possibilità di scegliere in quale periodo vorrei nascere; ebbene, senza dubbio scegliere di nascere non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Se mi chiedessero adesso un motivo per cui varrebbe la pena di nascere; o, meglio ancora, se fermo restando che il meglio sarebbe non essere nati mi obbligassero in qualche modo a venire al mondo e mi dessero almeno la possibilità di scegliere in quale periodo vorrei nascere; ebbene, senza dubbio scegliere di nascere non prima del 1930 per un unico motivo: avrei modo di leggere l&#8217;opera di Proust. Non è un&#8217;esagerazione.<br />
Ieri sera ho ultimato la lettura del settimo romanzo: <em>Il tempo ritrovato</em>. Nel letto, prima di addormentarmi, mi chiedevo come avessero fatto gli uomini (o quantomeno i cosiddetti letterati) a vivere senza la <em>Recherche</em>. Anche qui, non esagero e tenterò brevemente di chiarirne il perché.<br />
Ho scritto qualcosina su ciascuna delle sei parti precedenti:</p>
<ul>
<li><em><a href="http://www.biuso.it/cybersofia/topic.asp?TOPIC_ID=692&amp;SearchTerms=,la,strada,di,swann" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Dalla parte di Swann</span></a><br />
</em></li>
<li><a href="http://www.biuso.it/cybersofia/topic.asp?TOPIC_ID=736&amp;SearchTerms=,fanciulle,in,fiore" target="_blank"><em><span style="color: #ff00ff;">All&#8217;ombra delle fanciulle in fiore</span></em></a></li>
<li><a href="http://www.biuso.it/cybersofia/topic.asp?TOPIC_ID=822&amp;SearchTerms=i,guermantes," target="_blank"><span style="color: #00ffff;"><em>I Guermantes</em></span></a></li>
<li><a href="http://www.biuso.it/cybersofia/topic.asp?TOPIC_ID=885&amp;SearchTerms=,sodoma,e,gomorra" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><em>Sodoma e Gomorra</em></span></a></li>
<li><a href="http://www.biuso.it/cybersofia/topic.asp?TOPIC_ID=1358&amp;SearchTerms=,la,prigioniera" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;"><em>La prigioniera</em></span></a></li>
<li><em><a href="http://www.biuso.it/cybersofia/topic.asp?TOPIC_ID=1537&amp;SearchTerms=,cateno,proust" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">La fuggitiva</span></a> </em>(e un po&#8217; più diffusamente <a href="http://catempio.splinder.com/post/18608961/La+fuggitiva" target="_blank"><span style="color: #cc99ff;">sul mio vecchio blog</span></a>)</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Mi piace, inoltre, segnalare quanto <a href="http://www.davidedellombra.it/letteratura/33-generale/70-alla-ricerca-del-tempo-perduto.html" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">ne scrive Davide Dell&#8217;Ombra sul suo sito</span></a>.<br />
Anch&#8217;io, pressappoco come Davide, sono (stato) colto dall&#8217;irrefrenabile desiderio di sapere tutto su Proust e della sua vita; della sua vita, intendo, che combacia con l&#8217;opera pur differendo da essa. Così mi sono messo in testa di voler ricostruire (certo, non adesso) tutte le parentele e le relazione dei personaggi di Proust; so che sarà già stato fatto e non dovrebbe essere difficile trovarlo; ma lo voglio fare da me, per gustarmi il piacere di sviscerare il mondo proustiano nei meandri così sapientemente tessuti.<br />
<em>Il tempo ritrovato</em> è il romanzo dell&#8217;istinto, dell&#8217;intuizione folgorante che dovrà essere colta, trattenuta, oltrepassata per essere espressa così come è. Quell&#8217;istinto, quell&#8217;intuizione è il Tempo.<br />
Il romanzo si apre dove s&#8217;era concluso quello precedente, ossia con le passeggiate assieme a Gilberte Swann; a breve la Grande Guerra spazzerà via tutto; Proust e, in seguito, la duchessa di Guermantes (l&#8217;ormai invecchiata Oriane) si rendono conto che è morto un intero mondo, è stata spazzata via una cultura. La Guerra porterà via al Narratore l&#8217;amico Robert Saint-Loup, marito di Gilberte Swann. La morte del caro amico si intreccia coi ricordi dell&#8217;amata Albertine; è solo una spia dell&#8217;intuizione finale per cui tutte le esistenze sono intrecciate inestricabilmente.<br />
Sarà dopo la guerra che Marcel avrà l&#8217;intuizione, quando recandosi ad una festa dalla duchessa di Guermantes sarà letteralmente bombardato da ricordi involontari; questo volta, però, a differenza di quando fu con la <em>madeleine</em>, non vorrà lasciarli fuggire e cercherà di scoprirne la causa, di capire perché proiettassero il presente nel passato e viceversa e gli dessero una gioia e una pienezza altrimenti impossibili. Un gradino, il rumore di un cucchiaino, il titolo di un libro fanno nascere dentro di lui l&#8217;opera, come qualcosa di preesistente; le sensazioni sono talmente dense che si giunge a non temere più la morte:</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p><span style="color: #ffff00;">Basta che un rumore, un odore, già sentito o respirato un&#8217;altra volta, lo siano di nuovo, a un tempo nel presente e nel passato, reali senza essere attuali, ideali senza essere astratti, ed ecco che l&#8217;essenza permanente ed abitualmente nascosta delle cose è liberata, e il nostro vero io che (da molto tempo, a volte) sembrava morto, ma non lo era del tutto, si sveglia, si anima ricevendo il nutrimento celeste che gli viene offerto. Un istante affrancato dall&#8217;ordine del tempo. Ed è comprensibile che questi creda nella propria gioia, anche se non sembra logicamente possibile che il semplice sapore d&#8217;una <em>madelein</em>e contenga le ragioni di tale gioia, è comprensibile che la parola &#8220;morte&#8221; non abbia più senso per lui; situato fuori dal tempo, cosa mai potrebbe temere dal futuro?</span><br />
(M. Proust, <em>Il tempo ritrovato</em>, in <em>Alla ricerca del tempo perduto</em>, Vol. IV, Mondadori, Milano 1993, pag. 550)</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia la paura della morte lo assalirà nuovamente quando si sarà precisato il compito dell&#8217;opera e la salute comincerà a vacillare; ormai si può dire che vivrà solo per l&#8217;opera perché è l&#8217;opera che vive in lui. Quegli attimi sottratti dal tempo dovranno, però, essere inseriti nella vita e nei suoi mutamenti, ossia nel Tempo. La percezione di ciò gli sarà data da due immagini (molto care al <a href="http://www.biuso.eu" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">professore Biuso</span></a>): alla festa della duchessa, Marcel si ritrova immerso in quella mondanità da cui mancava da molto; non riconosce, dapprincipio, quasi nessuno, perché era come se tutti avessero indossato delle maschere; l&#8217;altra immagine, con la quale si concludono il romanzo e l&#8217;intera opera, è quella dei trampoli:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffff00;">Adesso capivo perché il duca di Guermantes, di cui, guardandolo quando era seduto su una sedia, avevo ammirato quanto poco fosse invecchiato sebbene avesse sotto di sé tanti anni di più di quelli che avevo io, non appena si era alzato e s&#8217;era sforzato di reggersi in piedi aveva vacillato su due gambe malferme [...] e non era poi riuscito ad avanzare che tremando come una foglia sulla poco praticabile cima dei suoi ottantatre anni, come se gli uomini fossero appollaiati su viventi trampoli che aumentano senza sosta sino a diventare, a volte, più alti di campanili, sino a rendere difficili e perigliosi i loro passi, e da cui improvvisamente precipitano.</span><br />
(Ivi, pagg. 760-761)</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il fascino de <em>Il tempo ritrovato</em>, però, sta anche nello svelare il senso dell&#8217;intera opera, di farci capire l&#8217;importanza, per esempio, di Swann e del fatto di essere, come titola il primo romanzo <em>Dalla parte di Swann</em>. È da lui, infatti, che in qualche modo è dipesa ed è stata indirizzata tutta la vita del Narratore; Swann gli ha parlato di Balbec, dove ha conosciuto Albertine e Saint-Loup; della figlia di Swann si è per la prima volta innamorato; Swann ha costituito il modello per il suo amore e ha contribuito al suo gusto artistico. Da una parte Swann, dall&#8217;altra i Guermantes. Per questo, dunque, la figlia di Gilberte Swann e di Robert Saint-Loup (che è un Guermantes) fa un effetto prodigioso a Marcel; ella rappresenta la congiunzione di tutte le fila dell&#8217;esistenza del narratore (sarà definita &#8220;la &#8216;stella&#8217; di un crocevia dove convergono strade che vengono [...] dai punti più disparati&#8221;; ivi, pag. 738). Non è dunque un caso che sarà l&#8217;ultima conoscenza di cui il Narratore di parla; è il compimento della trama dei suoi giorni.<br />
Infine (tentando di giustificare quanto affermavo in apertura), mi piace concludere con la seguente citazione:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffff00;">Ogni lettore, quando legge, è il lettore di se stesso. L&#8217;opera è solo una sorta di strumento ottico che lo scrittore offre al lettore per consentirgli di scoprire ciò che forse, senza il libro, non avrebbe visto in se stesso. Il riconoscimento dentro di sé, da parte del lettore, di ciò che il libro dice, è la prova della sua verità [...].</span><br />
(Ivi, pag. 596)</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Pertanto, mi chiedo come si sia potuto vivere prima senza conoscere la verità assoluta, perché fuori dal tempo e nel tempo, che è l&#8217;opera di Proust.</p>
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		<title>Ketty (Il cane e la morte)</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 13:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qui nel mio paesello, in questa Regalbuto dove le ottomila persone che la abitano esemplano la schifezza e lo splendore del mondo, c’è un cane, per lo più randagio, che si accompagna spesso con un altro randagio, una sorta di menestrello d’altri tempi la cui principale occupazione è intonare serenate notturne per gli sposi la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Qui nel mio paesello, in questa Regalbuto dove le ottomila persone che la abitano esemplano la schifezza e lo splendore del mondo, c’è un cane, per lo più randagio, che si accompagna spesso con un altro randagio, una sorta di menestrello d’altri tempi la cui principale occupazione è <span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZHLPJt7LveM" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">intonare serenate notturne per gli sposi la sera del dì di nozze</span></a>.</span></p>
<p>Ebbene, questo cane ha la strana abitudine, acquisita chissà quando e perché (nonostante si possano fare delle supposizioni, nessuna è certa), di accompagnare fino al cimitero ogni corteo funebre. Quando sente le campane suonare a morto, lancia una sorta di lamento e si accoda alla processione dietro l’automobile con la bara; si va dunque, con il cane, a piedi, dalla chiesa al cimitero. Il cane segue silenzioso le persone; giunge fino alla tomba, attende seduto o sdraiato e, quando si accorge che la gente comincia a sfollare, ritorna altrettanto silenzioso ai suoi vagabondaggi.</p>
<p>Se questo cane non è la stessa morte o un suo emissario, è senz’altro qualcosa di molto simile, giacché esso non distingue, non fa eccezioni: accompagna tutti i morti. Per lui un morto vale l’altro; dà un lamento per ciascuno, non piange per nessuno, ma accompagna tutti.</p>
<p>Anche per me le morti, tutto sommato, sono state finora tutte uguali; tutte con gli stessi ridicoli (eppure così necessari per gli altri) riti; tutti con le stesse lacrime, con gli stessi discorsi, gli identici luoghi comuni, la mia insofferenza che ieri (al funerale della nonna di una mia cara amica) mi ha condotto a pensare: «Meno male che quando sarò io a morire non potrò assistere a un simile spettacolo!».</p>
<p>E proprio ieri, dunque, sono passato davanti a quel che resta dell’unica morte che finora m’ha fatto veramente male; a tal punto che ancora ieri, dopo quasi otto anni, ho sentito una fitta allo stomaco vedendo, come ho detto, quel che resta di quella morte, ossia la cappella, le foto, i fiori… Nulla più.</p>
<p>La notte tra il 14 e il 15 dicembre del 2000 morì la mia amica Ketty, a soli 18 anni e dopo poco più di un mese di malattia. Quale? Non si capì, si capì tardi, io non lo capii mai. Tuttora non ne sono sicuro. Una setticemia? Forse…</p>
<p>Ieri ho rivisto le sue foto, là nella tomba, e dei fogli che sua madre ha raccolto, dove ci sono anche alcune mie poesie che scrissi quando morì e per alcuni anni nel giorno dell’anniversario. Ho un ricordo ancora vivo (e perciò tanto più doloroso) di tutto quel periodo; qualche tempo prima ero stato anche un po’ infatuato di lei. Avevo i miei bei diciassette anni ed alle spalle otto mesi di ipocondria che non mi faceva dormire la notte e mi causava strani fastidi allo stomaco; figuratevi che nel giro di pochi mesi m’era venuto il morbillo (a 17 anni!) e un’infezione sulla nuca che mi fece perdere per qualche mese un piccolo cerchiolino di capelli. Credevo io stesso, quasi ogni notte, di dover morire. Era, però, pur sempre il fiore della giovinezza; mi divertivo, mi innamoravo, pur stando male, malissimo.</p>
<p>È strano ora considerare come la morte di Ketty m’abbia guarito; quando morì smisi di stare male, almeno nel senso di prima. Ciò che per qualcuno è la morte, per qualche altro pare essere una sorta di salvezza. I cristiani in questo vedrebbero un segno della provvidenza, sentendosi tanto importanti, al punto da poter considerare la morte di qualcuno come un’opera compiuta dal loro Dio al fine di apportare un bene a loro. Non v’è, in verità, atteggiamento più superbo. Io vedo invece un passaggio dalla possibilità della morte alla sua realtà. La realtà della morte aveva spazzato la possibilità che mi sprofondava nell’ipocondria, nel malessere, nell’insonnia. Mi gettava, tuttavia, in una sofferenza più estrema e sofisticata, ossia, abbandonata quella della possibilità di non poter essere più, la sofferenza della realtà dell’esistere.</p>
<p>Tenevo, allora molto meno sporadicamente che adesso, un diario. Seppi della morte di Ketty quando scesi dall’autobus nel freddo invernale di Leonforte, dove studiavo al liceo. Ne scrissi così:</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000080;">«<em>15/12/2000</em></span></p>
<p><span style="color: #000080;">Oggi non ci sono nuvole. C’è un bel sole; c’è anche una sbiadita luna. Ma niente nuvole; neanche una. Solo un bel cielo azzurro. Non sembra neanche dicembre.</span><br />
<span style="color: #000080;"> Ketty è morta stanotte.</span><br />
<span style="color: #000080;">Io non voglio cancellare il suo nome dal mio cellulare. Il cielo è azzurro come gli occhi di Ketty ormai spenti per sempre. Per me non morirà mai. Conserverò nel mio cuore l’immagine di lei che mi saluta con la lingua di fuori. Non voglio cancellare il suo nome dal mio cellulare.»</span></p>
<p>Raramente parlo di questi eventi. Gli stessi amici del <a href="http://www.sitosophia.org" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">circolo di Catania</span></a> (nonché miei più assidui lettori) credo non ne sapessero nulla. Affido ora queste vicende alla scrittura, seppure nella veste di una scrittura che si confonderà e disperderà nell’universo intricato e labirintico del web. È giusto così.</p>
<p>La lettura de <em>La fuggitiva</em> (o <em>Albertine scomparsa</em>; si guardi <span style="color: #003366;"><a href="http://www.catempio.splinder.com/post/18608961/La+fuggitiva" target="_blank"><span style="color: #003366;">il post precedente</span></a></span>) mi ha illuminato, svelato e descritto sensazioni che provo; come il dimenticare il viso di chi non c’è più, obliare piano piano quasi tutto, eventi, situazioni, episodi frasi.</p>
<p>Si confronti, poi, questo passo con quanto scrissi sul mio diario. Ecco il brano di Proust:</p>
<p><span style="color: #800080;">«E il pensiero che questa domanda [se e con chi avesse avuto rapporti a Balbec] che avrei voluto, che mi sembrava d’essere sul punto di porle, avendo portato repentinamente Albertine al mio fianco, non grazie a uno sforzo di resurrezione, ma come per la combinazione d’uno di quegli incontri da cui – come nelle fotografia non “in posa”, nelle istantanee – una persona risulta sempre più viva, nello stesso momento in cui immaginavo la nostra conversazione io ne sentivo l’impossibilità»</span> (Marcel Proust, <em>Albertine scomparsa, </em>in <em>Alla ricerca del tempo perduto</em>, vol. IV, Mondadori, Milano 1993, pagg. 92-93).</p>
<p>Ed ecco il brano del mio diario:</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000080;">«<em>17/12/2000</em></span></p>
<p><span style="color: #000080;">Quando portarono il suo corpo racchiuso ormai dentro la bara, non volli andare subito da lei. Ci andò invece mia madre. Allora la madre di Ketty disse alla mia: “Ma tuo figlio non viene? Ketty lo sta aspettando&#8230;” Dopo un paio d’ore mia madre ritornò a casa di Ketty sempre senza di me; la madre di Ketty disse di nuovo: “Ma tuo figlio non viene? Ketty lo sta aspettando&#8230;”</span><br />
<span style="color: #000080;">Ci andai la sera. […] Arrivai a casa sua; poi di fronte alla sua bara bianca e vidi che sopra c’era una sua foto. Stranamente non piansi, perché nella foto notai che non c’era il sorriso sul suo volto. C’erano uno sguardo evasivo e un’espressione di disagio che rendevano la foto così naturale che per un momento la rividi più viva che mai.»</span></p>
<p>Forse solo chi ha vissuto una situazione simile può comprendere come ci si possa sentire in colpa di sopravvivere a qualcuno. Perché è morta lei e non io? Si è pervasi da un senso di ingiustizia, ma come se gli artefici e coloro che subiscono l’ingiustizia fossero la stessa persona e cioè noi stessi. Chi muore non è più niente; non può subire ingiustizie, o meglio, non può sentirle; io che non sono morto mi sento ingiusto nei suoi confronti, perché le sopravvivo, eppure sento addosso tutto il peso di questa ingiustizia. E la convinzione che ho adesso è che la colpa, l’ingiustizia siano categorie inappropriate; tutto è giusto, il che vuol dire che nulla lo è perché se nulla è ingiusto, nulla può essere giusto.</p>
<p>I primi mesi dopo la morte di Ketty, come sempre accade, credo di vederla, di intravedere un cappellino come quello che aveva, di scorgerla da lontano e di rimanerne sorpreso. Pensavo, come Proust, che non mi sarei mai rassegnato a non vederla mai più.<br />
Tutto è giusto, però, nel senso che tutto è corretto, perché inevitabile, necessario, pure l’oblio e ciò che non avrei mai creduto, ossia la rassegnazione al fatto solido e consistente che, dovessi girare la terra da cima a fondo, Ketty non la rivedrò mai più.</p>
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		<title>La fuggitiva</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 12:48:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La breve premessa si collega stranamente con l’oggetto principale di questo post. Riguarda lo straordinarioconvegno organizzato dal circolo di Catania (o Sitosophia che dir si voglia) il cui quasi esclusivo merito, ricordo, va a Davide Dell’Ombra (anche noto come chiddu cca vavva). Tale giornata studio è stata strepitosa; per tanti motivi, tra i quali l’affluenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ffff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="color: #000000;">La breve premessa si collega stranamente con l’oggetto principale di questo post. Riguarda lo straordinario<a href="http://www.sitosophia.org/2008/09/la-temporalita-tra-scienza-e-filosofia/" target="_blank"><span style="color: #000000;">convegno</span></a> organizzato dal circolo di Catania (o</span> <a href="http://www.sitosophia.org" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Sitosophia</span></a><span style="color: #000000;"> che dir si voglia) il cui quasi esclusivo merito, ricordo, va a</span> <a href="http://www.davidedellombra.it" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Davide Dell’Ombra</span></a> <span style="color: #000000;">(anche noto come <em>chiddu cca vavva</em>). Tale giornata studio è stata strepitosa; per tanti motivi, tra i quali l’affluenza che ha sposato le più rosee aspettative (in certi momenti c’erano oltre cento persone); l’essere riusciti a mostrare le tante sfaccettature del tema trattato e della stessa filosofia ed averle, in qualche modo, tenute insieme, se non raccordate, almeno intrecciate; l’avere mostrato, ancora una volta, che l’impegno, le capacità messe a frutto, la caparbietà portano quasi da sé, come una necessaria conseguenza, anche se per questo non meno entusiasmante, eventi di questo genere.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ffff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="color: #000000;">Segnalo, a questo proposito,</span> <a href="http://www.megaronline.org/Gli-orologi-molli-della-filosofia.html" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">un articolo</span></a> <span style="color: #000000;">e</span> <span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.tommydavid.com/2008/10/03/il-filosofo-e-nudo/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">un post</span></a></span> <span style="color: #000000;">(anche se del secondo, come sa l’autore, non condivido quasi niente). Se la filosofia, Raciti <em>docet</em>, deve mostrare il primato ontologico della pace, è bene che i contrasti si mostrino, che due impressioni contraddittorie stiano insieme; così si annienteranno, condurranno alla bianca pace della morte; e da qui, da questa siderale distanza, potranno ritornare alla vita, facendo scattare il meccanismo della comprensione.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ffff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="color: #000000;">Il tema trattato al convegno è stato il tempo. O la temporalità. Il che, lo dico per i non addetti ai lavori, non è per nulla uguale; Heidegger ci ha insegnato come il tempo dell’esserci dipenda dalla costitutiva temporalità di quest’ultimo; Nannini, Camardi, Mazzone hanno parlato di un tempo; <a href="http://www.biuso.it" target="_blank"><span style="color: #000000;">Biuso</span></a> ha parlato di 9 (nove!) tempi diversi;</span> <a href="http://www.giusepperaciti.eu" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">Raciti</span></a><span style="color: #000000;"> ha parlato del Tempo. A quale dei tempi citati da Biuso si riferiva? O si riferiva piuttosto alla Temporalità? La chiusa di Raciti è coincisa con la chiusa della giornata studio (le domande successive, come sempre accade, sono state per gran parte insignificanti): la Nascita della Tragedia dallo Spirito della Musica diventa la Tragedia del Nascere dallo Spirito della Dissonanza. Perché l’essere e non il nulla? Perché la pace della musica è spezzata dalla vita della Dissonanza.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il tempo, dicevamo. Sono giunto circa a metà, ma la tentazione di scrivervi è troppo forte: sto leggendo il sesto e penultimo romanzo della <em>Recherche</em>; dopo <em>La prigioniera</em> ci troviamo di fronte a <em>La fuggitiva</em> (titolo che preferisco all’altro: <em>Albertine scomparsa</em>. Citerò da: Marcel Proust, <em>Albertine scomparsa, </em>in <em>Alla ricerca del tempo perduto</em>, vol. IV, Mondadori, Milano 1993). Questo sesto romanzo comincia (lasciando da parte i problemi filologici) con la stessa frase con cui s’era concluso il romanzo precedente: «Mademoiselle Albertine se n’è andata!». Ciò che per qualunque altro scrittore sarebbe stata solo una vicenda smielata e patetica fino al disgusto, ossia l’abbandono da parte dell’amata e la sua di poco successiva e tragica morte, in Proust miracolosamente acquista il potere di svelare il tempo, i meccanismi della memoria (e quindi dell’oblio). L’abbandono dell’amata si rivela per quello che è; il protagonista-narratore voleva lasciarla, credeva di non amarla punto; messo di fronte al fatto compiuto, però, quello che aveva creduto «non essere niente per me era, molto semplicemente, tutta la mia vita» (pag. 5).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">La morte di Albertine, che consacra la sua fuga e la rende eterna, permettendo di considerare quello che sembrava un abbandono temporaneo <em>sub specie aeternitatis</em>, coinvolge parimenti lo spazio; Marcel si rende conto che: «adesso non era più in nessun luogo, avrei potuto percorrere la terra da un polo all’altro senza incontrarla; la realtà, richiusasi sopra di lei, era ridiventata liscia, aveva cancellato anche l’ultima traccia dell’essere ch’era colato a picco» (pag. 113). La realtà si mostra come uno spazio vuoto, in cui non incontriamo più l’oggetto che lo curva, la rende ruvido, lo storpia, lo deforma.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">La penetrante sofferenza della morte di Albertine mostra come la mente subisca (perché inestricabilmente connessa con esso) le stesse sorti di una ferita corporale; la calzante, anzi la perfetta similitudine di Proust coglie nel segno: un cambiamento del tempo (atmosferico) gli ricorda cosa faceva Albertine in giornate come quelle; a ciò si aggiunge la gelosia, perché probabilmente ella si sarebbe recata ad amoreggiare con qualche ragazzina; Marcel nota (e qui, infine, v’è la similitudine perfetta) che «visto che non poteva più farlo, non avrei dovuto soffrire di questa idea; ma, come succede ai mutilati, il minimo cambiamento di tempo rinnovava i miei dolori all’arto che non esisteva più» (pag. 90).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Albertine è parte del corpo (perché parte della mente) del narratore; da ciò ne segue il totale sconvolgimento, soprattutto temporale che deriva dalla sua morte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Dopo aver ricevuto un telegramma in cui lo si metteva al corrente della morte di Albertine, Marcel ne riceve altri due da questa; l’ultimo telegramma di Albertine lo supplicava di poter tornare da lui. Albertine, dicevamo, è parte del corpo (ormai mutilata) di Marcel; dunque è per questo che egli amaramente constata: «Perché la morte di Albertine potesse sopprimere le mie sofferenze, l’urto avrebbe dovuto ucciderla non solo in Touraine [luogo dell’incidente], ma dentro di me. Lì non era mai stata più viva. Per entrare in noi, un essere è costretto a prendere la forma, a piegarsi alla cornice del tempo; non apparendoci che per istanti successivi, non ha potuto lasciarci di sé che un solo aspetto alla volta, consegnarci di sé nulla più d’una singola fotografia. […] La memoria d’un momento non è informata di tutto ciò che è avvenuto in seguito. […] Questo sbriciolamento non si limita a far vivere colei che è morta, la moltiplica. Per consolarmi, avrei dovuto dimenticare non una soltanto, ma innumerevoli Albertine. Quando fossi arrivato a sopportare il dolore d’aver perduto quella, avrei dovuto ricominciare con un’altra, con cento altre.» (pag. 75).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il coinvolgimento (o lo sconvolgimento) della persona è totale: riguarda il suo corpo, la sua psiche, la sua identità, il suo tempo nelle tre dimensioni del passato, presente e futuro. È annientato il sicuro conforto del ricordo, perché causa di sofferenze; è annientato perché la necessità farà il suo corso e corroderà le immagini e gli affetti: «Non avevo più che una speranza per il futuro, una speranza ben più straziante d’un timore: dimenticare Albertine. Sapevo che un giorno l’avrei dimenticata, avevo pur dimenticato Gilberte, Madame de Guermantes, avevo pur dimenticato la nonna. E per l’oblio così totale, sereno come quello dei cimiteri, con cui ci stacchiamo dalle persone che abbiamo smesso d’amare, il castigo più giusto e più crudele è proprio quello d’intravederlo come inevitabile, questo stesso oblio, nei confronti di quelle che ancora amiamo» (pag. 80).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">È annientata l’unità identitaria del soggetto, il susseguirsi delle stagioni, il rapporto che lega la persona all’intero universo: «Legato com’era a tutte le stagioni, perché io perdessi il ricordo di Albertine avrei dovuto dimenticarle tutte, a costo poi di ricominciare a conoscerle […]; avrei dovuto rinunciare a tutto l’universo. Soltanto, mi dicevo, una vera morte di me stesso avrebbe potuto […] consolarmi della sua. Non pensavo che la morte del proprio io non è né impossibile, né straordinaria; essa si consuma a nostra insaputa, se si vuole nostro malgrado, ogni giorno» (pag. 82).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">È annientata, infine, la protensione, la distensione della mente nel futuro: «domani, dopodomani, un futuro di vita in comune, forse per sempre, che comincia, il mio cuore gli balza incontro ma quello non c’è più, Albertine è morta» (pag. 77).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Come avete potuto vedere, ho citato molto (forse anche eccessivamente); ma credo ne valga la pena, per delle pagine così dense, così tragiche e profonde. La morte, senza la quale, come sosteneva Schopenhauer, non sarebbe potuto esistere il filosofare, ha svelato non solo la temporalità, ma anche (o forse conseguentemente) il senso delle azioni, dei pensieri, degli affetti di Marcel nei confronti di Albertine. Gli ha fatto comprendere perché assegnava più valore a discutere con Albertine rispetto a persone più intelligenti di lei; perché esiste e su cosa si fonda l’amore; tutto questo senza analisi di psicologia sperimentale o apparati neuroscientifici. La verità di Proust è valida per tutti, in qualche maniera arcana, proprio perché totalmente personale (o soggettiva, pur nell’annientamento dell’unità del soggetto). E mostra che quando il tempo compie la sua opera, lo spazio si richiude su di sé, cancellando ed annientando i grumi che lo deformano, tornando ad essere liscio, piatto, vuoto: in pace.</span></p>
<div class="shr-publisher-18608961"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Effetti ed affetti musicali</title>
		<link>http://www.catenotempio.eu/2008/07/20/effetti-ed-affetti-musicali</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Jul 2008 15:31:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[battisti]]></category>
		<category><![CDATA[Il Tempio Dell'Ombra]]></category>
		<category><![CDATA[Prosopon]]></category>
		<category><![CDATA[Proust]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo strano effetto che la musica (si badi bene: la musica; non qualche suono o qualche rumore; bensì la musica) ha sempre risvegliato in me è paragonabile a ciò che il gusto e l’odore della madelaine provocano a Marcel Proust all’inizio della Recherche. Così, nell’intento di farne un articolo per il Tempio dell’Ombra, ho riascoltato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ffff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="color: #000000;">Lo strano effetto che la musica (si badi bene: la musica; non qualche suono o qualche rumore; bensì la musica) ha sempre risvegliato in me è paragonabile a ciò </span><span style="color: #000000;">che</span> <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2006/06/madeleines-au-tilleul" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">il gusto e l’odore della <em>madelaine</em> provocano a Marcel Proust all’inizio della <em>Recherche</em>.</span></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ffff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="color: #000000;">Così, nell’intento di farne</span> <span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.iltempiodellombra.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=27:hegel-di-battisti&amp;catid=6:tempio&amp;Itemid=7" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">un articolo</span></a></span> <span style="color: #000000;">per</span> <span style="color: #800000;"><a href="http://www.iltempiodellombra.it" target="_blank"><span style="color: #800000;">il Tempio dell’Ombra</span></a></span><span style="color: #000000;">, ho riascoltato quest’opera stupenda. Per approfondire l’argomento rimando ancora a</span> <span style="color: #800080;"><a href="http://www.iltempiodellombra.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=27:hegel-di-battisti&amp;catid=6:tempio&amp;Itemid=7" target="_blank"><span style="color: #800080;">quest’articolo</span></a></span><span style="color: #000000;">.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ricordo forse ogni singolo ascolto di questo disco. Ricordo la prima volta; me lo prestarono e lo ascoltai la sera nel letto prima di andare a dormire. Ricordo di quando ne scrissi questi versi e li diedi ad una ragazza:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff0000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">« Con ciliege passeggere e grappoli appannati,<br />
d&#8217;uve segrete e nere dalle pelli boriose e fini,<br />
perché tu che ti senti alle volte una mandria<br />
possa indire turchini selvaggi festini.<br />
Con curvi cieli estivi che scendono<br />
come coperchi su te che bollivi»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff0000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">(L. Battisti, <em>Almeno l’inizio</em>, in <em>Hegel</em>, Numero 1, 1994)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ricordo di quella volta che lo ascoltai prima di andare a vedere un saggio di danza della mia fidanzata d’allora e lo cantai lungo tutta la strada dell’andata e del ritorno. E queste musiche in realtà furono ciò che avvolse quasi tutto l’idillio con quella ragazza stupenda.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">E poi l’idillio finì e ne scrissi questi versi:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">«Eccoci soli ancora</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">a piangere tra la neve</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">di un inferno freddo e desolato.</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">Rade lucerne quel lieve</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">cadere di fiocchi abbagliano;</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">hanno il sembiante di auto moderne</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">e il rumore</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">che piano s’insinua nel ghiaccio</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">crepandolo al peso</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">di un’eterna condanna nel cuore</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">che non sentiamo più.</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">Guardavi in alto ed io fissavo te:</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">ci separammo</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">mentre i cristalli sulle tue gote</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">non sanno, ahimè, non sanno,</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">tra il buio</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">di pallidi lampioni della notte</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;">gelida e straniera,</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="color: #ff00ff; font-family: Times New Roman; font-size: small;">il mio crudele esilio.»</span><a title="" name="_ftnref1" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn1"></a><span class="MsoFootnoteReference"><span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">[1]</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span>Ma oltre questo piangersi addosso, vi invito all’ascolto attento della canzone che ho inserito (ovviamente da <em>Hegel</em>) della quale riporto anche il testo. Buon ascolto!</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></span></p>
<h2 style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: #008000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">«La voce del viso</span></h2>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small; color: #008000;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span> </span></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: #008000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Per insignificanti movimenti<br />
tanti e tanti il volto è tutto;<br />
e tutto sta raccolto sopra il tuo bel volto, lingua che sei straniera<br />
e non si sa se vuoi che io ti distingua dalla mia<br />
o se mia lingua ti finga.<br />
Bocca di gradazioni, intera gamma,<br />
dalle predilezioni alla maniera amara.<br />
Bocca che mi sei cara<br />
appena appena schiusa quando armatura in te<br />
quella fessura è un dissuadendo le svariate forme labili d&#8217;espressione<br />
per tentativi ed approssimazione.<br />
Ed il tuo volto è tutto nel momento in cui,<br />
passando sopra alla tua immagine<br />
della quale è troppo facile dire che in superficie,<br />
affiori l&#8217;anima passando sopra la tua immagine, invece<br />
ci si vede intraducibile l&#8217;estraneità al lavoro. Ché il volto è tutto<br />
ma non è del corpo, al quale pare unito.<br />
Il corpo, contentando il senso della nutrizione<br />
e il viso l&#8217;ascensione l&#8217;assolvenza dell&#8217;inappetenza<br />
perché un bel volto bello se lo si può guardare è un disimparare<br />
del mondo questo e quello.<br />
Così ci s&#8217;innamora di un viso in cui<br />
l&#8217;estraneità lavora. Il corpo segue,<br />
come un testimone casalingo e familiare<br />
di questa apparizione,<br />
in su la cima. Quest&#8217;opera sensibile:<br />
il tuo volto che si manifesta ed è<br />
oltre l&#8217;ordine della natura.<br />
E come tutti i portenti tende a scomparire<br />
più cerchi di tenerlo a mente e nelle spire<br />
dei ritrovamenti portentosi.<br />
E la voce del viso allora nemmeno<br />
ricorre ai miracoli<br />
non un riso, un pianto,<br />
non una smorfia densa d&#8217;oracoli.<br />
Ma dà senso quella voce a un solo volto che sotto il mio<br />
rotola, si ferma e freme, alle mie mani preme<br />
perché lo riporti in cima,<br />
in vetta al suo sistema dei piaceri.<br />
Secondo un canone, un precetto ed una disciplina<br />
che inumidisce i capelli e per discrezione stende<br />
un velo di madore sulla pelle.<br />
Ti spadroneggia allora il tuo godio,<br />
disincantato in quanto,<br />
più è restio al racconto lenitivo,<br />
al riassunto giulivo. E non è riso appunto<br />
e non è pianto il tuo perché il racconto è il riso e pianto il suo riassunto.<br />
Sul viso la sintassi non ha imperio, non ha nessun comando»</span></p>
<div align="justify"></div>
<p>&nbsp;</p>
<div align="justify">
<hr align="left" size="1" width="33%" />
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><a title="" name="_ftn1" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref1"></a><span class="MsoFootnoteReference"><span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: x-small;">[1]</span></span></span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: x-small; color: #000000;"> <span>Se trascrivo questi versi qui è perché li ritengo di scarso valore poetico; ma certo i lettori mi scuserranno se non voglio sbottanarmi. Se ciò che li ha ispirati era vero dolore, tuttavia codesti versucoli non ne rendono altro che il sentimentalismo, senza riuscire a svelarne l’essenza. E in ciò falliscono come poesia.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Primavera, sentimenti, pina</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 11:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<description><![CDATA[L’attendevo da tanto quest’aria di primavera, questa voglia di uscire, di scampagnate, di bevute con gli amici; l’attendevo perché credevo d’averla perduta, a causa dei malesseri, dei malori, delle malore. Ed eccoci, infine, qua, a trangugiare sorsate di sole, a far finta d’essere poetici, a sperare che sia ancora possibile ritrovarsi come si era. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p class="MsoBodyText" style="margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff00ff; font-family: Times New Roman; font-size: small;">L’attendevo da tanto quest’aria di primavera, questa voglia di uscire, di scampagnate, di bevute con gli amici; l’attendevo perché credevo d’averla perduta, a causa dei malesseri, dei malori, delle malore. Ed eccoci, infine, qua, a trangugiare sorsate di sole, a far finta d’essere poetici, a sperare che sia ancora possibile ritrovarsi come si era.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff00ff; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ma tanto per sbrodolarmi in questi insulsi autobiografismi, cercando di non affogare nel gorgo dei giorni e scrivendo queste parole come quando chi annega non fa vedere di sé che bollicine se non altro comiche, almeno cercherò di non essere come colui che piange (ma d’ebbrezza o dubbio) e dice.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff00ff; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ho tra le mani, nelle mie membra a volte così pesanti e stanche, ho, cerco di avere e non-avere, qualcuno di fragile, che chiude gli occhi come serenamente si abbandonasse a me nelle sembianze di Morfeo, adagiando il capo sul mio petto, contraltare delle mie spalle indolenzite, rattrappite, in fondo oscene, spalle da studioso, deboli e forti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff00ff; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il dubbio di non saperla felice, che un giorno io possa dire con Guccini:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #00ff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;">«Adesso dove sei, bimba d’allora,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #00ff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;">con i tuoi sedici anni e il tuo sorriso?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #00ff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Chissà se senti chi ti pensa in questo autunno,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #00ff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;">che consuma ora piano anche il ricordo del tuo viso…»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #00ff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;">(F. Guccini, <em>Primavera ’56</em>, in <em>Stagioni</em>),</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff00ff; font-family: Times New Roman; font-size: small;">ebbene, questo dubbio dovrebbe frenare ogni cosa, ogni emozione, ogni situazione; il timore e tremore di vederla piangere come ogni altra… Ogni altra, che pure fosse stata una sola già sarebbe troppa; e invece gli anni passano e le altre, le ogni altre diventano tante…</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff00ff; font-family: Times New Roman; font-size: small;">E l’alternativa a tutto ciò, anch’essa conserva e propone il suo carico di sofferenza, eppure a volte pare l’unica via percorribile:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #00ffff; font-family: Times New Roman; font-size: small;">«[…] era potuto giungere fino a me lo strano richiamo che non avrei più smesso di udire, come la promessa dell’esistenza di qualche altra cosa, realizzabile forse con l’arte, ben diversa dal nulla che avevo trovato in tutti i piaceri e nell’amore stesso […].»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #00ffff; font-family: Times New Roman; font-size: small;">(M. Proust, <em>La prigioniera</em>, Bur, Milano 1991, pag. 426).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff00ff; font-family: Times New Roman; font-size: small;">E invece lei… Volerle restare aggrappato, ancorato, sorridere se sorridere, sorridere se è triste per farla a sua volta sorridere, fare il buffone,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff9900; font-family: Times New Roman; font-size: small;">«cambiar faccia cento volte facendo finta di essere un bambino,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff9900; font-family: Times New Roman; font-size: small;">di essere un bambino,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff9900; font-family: Times New Roman; font-size: small;">con un sorriso ospitale ridere, cantare, far casino,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff9900; font-family: Times New Roman; font-size: small;">insomma far finta che sia sempre un carnevale,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff9900; font-family: Times New Roman; font-size: small;">sempre un carnevale…»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff9900; font-family: Times New Roman; font-size: small;">(L. Dalla, <em>Quale allegria</em>).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff00ff; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ma insomma! Ma insomma! Ma insomma! Visto che ci siamo, concludiamo con un’altra canzone, sempre di Guccini:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #00ff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;">«Chi lo sa se ciò ch’è da cercare,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #00ff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;">ciò che non sai mai se vuoi o non vuoi,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #00ff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;">sia così banale da trovare,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #00ff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;">sia lungo ogni strada, sia a fianco di noi…»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff00ff; font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="color: #00ff00;">(F. Guccini, <em>Tango per due</em>)</span> [Della quale mi permetto di suggerire a tutti l’ascolto]</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff00ff; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Veniamo, invece, alle opere di una mia carissima amica; sono piccoli gioiellini, di cui sono fortunatamente in possesso io medesimo!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff00ff; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il primo che presento è una sorta di quadretto che mi regalò per il conseguimento della laurea; sapeva che aveva a che fare con il tempo, e perciò mi donò questo mirabile uomo-albero che ha in sé e successivamente la quattro stagioni:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;"><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://catempio.files.wordpress.com/2008/04/931832484ffbd3d5c7beed00ded7b4f6.jpeg" alt="il tempo (pina)" /></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff00ff; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Quindi veniamo a questo piccolo e delicato omaggio a Chaplin. Anche qui, sapeva che vado matto per Chaplin e mi donò a Natale del 2006 questo fantastico vestiario chapliniano in terracotta attaccata su corteccia:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;"><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://files.splinder.com/5fbb312d2ca3ef96ea5db6b847e080f1.jpeg" alt="chaplin (pina)" /></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;"><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://files.splinder.com/ee27d1913ddad52db718f067b175fd5f.jpeg" alt="chaplin 2 (pina)" /></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff00ff; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Infine una delle sue opere più belle. Le parlavo di Spinoza, di natura, di uno e tutto; dalle nostre conversazioni le venne questa magnifica idea, intrisa di sensualità, naturalità, anche esoterismo, se vogliamo. Non a caso questa piccola scultura si chiama <em>Hen kai pan</em>, di cui vi offro anche una serie di particolari:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff00ff;"><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://files.splinder.com/cbf71fbd2292e9666a85d6702d117133.jpeg" alt="hen kai pan (pina)" /><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://files.splinder.com/4fb0224a8a02247481659c1c2067ef9d.jpeg" alt="hen kai pan 2 (pina)" /><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://files.splinder.com/ac8867ea4e4a1f037c2e0ce603554e4f.jpeg" alt="hen kai pan. particolare (pina)" /><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://files.splinder.com/ec35311956a238465dccd02cfa20fb75.jpeg" alt="hen kai pan. particolare 2 (pina)" /><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://files.splinder.com/460576c06458fd34255dd4106f3f7815.jpeg" alt="hen kai pan. particolare 3 (pina)" /><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://files.splinder.com/3b64cee2d3e4cdd2b38ddc32b2f4773d.jpeg" alt="hen kai pan. particolare 4 (pina)" /></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff00ff; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Spero vi siano piaciute almeno la metà di quanto piacciono a me; spero, inoltre, quanto prima, di fare delle foto ai quadri di un mio amico pittore e mettere anch’esse qui.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ff00ff; font-family: Times New Roman; font-size: small;">A presto!</span></p>
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