Da La mia piccola grande Bibbia, Elledici – Il Capitello – Velar, 2009, pagg. 55-56 (un libro per la quarta elementare):
Giuseppe, il fidanzato di Maria, era un uomo giusto, una persona che cercava di comportarsi secondo la volontà di Dio. Questa volta però gli era andata proprio male: Maria, quella ragazza così carina e simpatica con cui era fidanzato e di cui era innamorato pazzo, aspettava un bambino. E lui, Giuseppe, sapeva che non poteva esserne il papà, ne era assolutamente certo! E per di più mancavano soltanto pochi giorni al matrimonio con Maria: la data delle nozze era già stata fissata e tutti si rallegravano di veder vivere nella stessa casa come marito e moglie quella simpatica coppia di sposi.
Posted 3 months ago at 10:20. 5 commenti
Il detto siculo è: «Nun canusci mancu u puorcu ‘nmienzu ‘i addini», ossia: «Non sei capace neanche di riconoscere un maiale in mezzo alle galline». Chi non è capace di riconoscere un maiale in mezzo alle galline è peggio di un ignorante; perché oltre ad essere ignorante è anche stupido. Forse è egli stesso un porco, non zoologicamente, poiché il porco non è mica stupido, ma in senso spregiativo: è un porco che in mezzo alle galline non si sa riconoscere. È un porco che si crede un pollo.
Credo che non avrò mai un posto nella vita (ossia un posto di lavoro) perché l’unica cosa che so fare è rompere i coglioni; e pure questo lo faccio talmente male che rompo i coglioni soprattutto a me stesso. Per non seviziare ancora in solitudine i miei beneamati testicoli, vedrò di massacrare le palle anche a qualche sventurato lettore.
Non riconoscere il maiale in mezzo alle galline: non riuscire a fare nessun tipo di distinzione, neanche semplice. Insomma, come non riuscire a distinguere l’essere cristiani dall’avere un crocifisso appeso a un muro. La battuta blasfema equiparerebbe il crocifisso al primo elemento del detto e i cristiani ai polli.
Chi mi sa dire in quale parte dei vangeli sta scritto che i cristiani si riconosceranno dal crocifisso appeso da qualche parte? O dal crocifisso esposto in qualsiasi posto vogliate? Dove? Forse direte che il Cristo in croce c’è morto e non ha avuto il tempo di dire: «Vi riconoscerete dalla croce (o dal crocifisso)»?
Dobbiamo riferirci al non detto? Non sarebbe meglio riferirci a ciò che, a quanto pare, è stato detto? Sta scritto: «Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 34-35).
E poi, insomma, è come se un socratico andasse in giro ad appendere ogni dove la cicuta (che se non altro è più bella a vedersi).
Il buon Soren Kierkegaard sapeva che la negazione del cristianesimo consiste proprio nel non comportarsi da cristiani; Cristo, argomenta, non ha istituito predicatori, ma seguaci; non gente che deve andare blaterando a destra e a manca; ma persone che dovrebbero mirare ad essere integerrimi cristiani. Ma ovviamente il piano ormai è sfalsato. I cristiani sono tutte quelle deliziose personcine che non hanno mai letto il vangelo, che a dirla schiettamente non gliene importa nulla del vangelo e del suo messaggio, per quanto distorto possa essere. Un’altra categoria di cui avremmo bisogno è quella dei ‘gesuisti’. Gesù ha impiegato tre anni a predicare o sarebbe meglio dire operare e tre (due? uno?) giorni a soffrire e morire. Ci sarà un motivo, no? Detto in maniera chiara: chi se ne fotte delle sofferenze di Gesù? Tanti hanno sofferto come lui; moltissimi anche di più. Non può essere questo il parametro per giudicare. Socrate, ad esempio, non ha sofferto così tanto, anzi quasi per nulla.
Voi, cristianucoli, porci in mezzo alle galline, vi riconosco! Avete mai impiegato un giorno ad operare? Avete mai sofferto un decimo della crocifissione nella quale avete tutto questo desiderio di riconoscervi? Voi che non siete perseguitati ma persecutori, che non siete elemosinanti ma coloro che non concedono elemosina, che non vi amate, non amate né voi stessi né i vostri simili, che chiedete una carità di cui non avete bisogno e tra fede, speranza e carità avete fede in qualcosa che non sapete e che non vi interessa, speranza in nulla se non nel pane quotidiano e raffermo; ma più di tutte la carità, aveste un briciolo di carità, raggranellato in un momento in cui state a casa con la televisione spenta, cioè mai; voi, cos’avete da spartire col crocifisso?
Questo per quanto riguarda la parte religiosa del massacrare le palle.
Per quanto concerne la parte politica, oibò, qui davvero è difficile riconoscere il porco in mezzo alle galline. Nel senso che tutti sembrano porci e polli e alternativamente si cambiano di ruolo.
Il punto di partenza è uno solo: la carta costituzionale, quelle regolette di fondo che dovrebbero permetterci di dirimere le questioni ultime (o prime) sulle quali sorge qualche dubbio e che potrebbero ostacolare la convivenza di porci e galline. Se l’Italia fosse uno stato cristiano cattolico in maniera sancita dalla costituzione, bene, mi batterei per far cambiare la costituzione, ma non potrei obbligare nessuno a rimuovere quello che i cristiani cattolici ritengono il loro simbolo (mi spieghino cosa significa simbolo). (Ma si deve proprio spiegare tutto, eh?)
Poiché, per mia fortuna, l’Italia non è uno stato cristiano cattolico, né musulmano, né pastafariano, né quel che cappero volete in senso religioso parlando (a dirla tutta, in senso lato, l’Italia è solo uno stato minchione, anche se non c’è scritto da nessuna parte), ma è uno stato laico e dovrebbe garantire che l’istruzione sia laica, le leggi siano laiche e porca troia si spera che tutto tenda al laicismo, allora se anche una persona, una sola su circa sessanta milioni si sente parte lesa in questo senso (a meno che questa sua rivendicazione non cozzi con qualche altra legge), ossia crede che il suo diritto costituzionale di non essere religiosamente influenzata dalla stato sia leso, ebbene, che cazzo, mi pare chiarissimo che si deve garantire l’integrità di questo suo diritto. Chiaro? Non ci sono tradizioni che tengano.
E poi, amici cari cristianucoli, voi venite a parlarmi di tradizioni? Voi che avete abbattuto senza pietà alberi sacri ai culti pagani? Voi che avete distrutto intere civiltà perché quei culti erano sacrileghi? Voi che in Africa smantellate culture con la scusa di portare l’amore di Cristo? Voi ve ne fottete delle tradizioni che non vi riguardano. Qui, però, nessuno sta mettendo in discussione le vostre tradizioni; mi pare che i luoghi dove diffonderle li abbiate tutti. Vi fanno fare persino le messe in diretta televisiva.
L’invito è a non essere né porci, né galline, ma qualcuno che è in grado di riconoscerli. Non è un crocifisso a rendere ‘gesuiste’ le altre persone. Il cristianesimo, come qualsiasi altra religione, non deve essere né imposto né spacciato sottobanco (o sopra i banchi); ma capisco che questo non vi importa. Vi piace sentirvi dalla parte dei buoni e belli. Mi piacerebbe che i vostri figli non crescessero come voi; ma a voi non piacerebbe. Vi interessa la cresima solo per l’orologio nuovo; vi secca ‘cummattiri cche ‘parrina‘ (dar conto ai preti); però il crocifisso in classe non si tocca. Il burqa oltraggia le donne e non va bene; il crocifisso in classe dà fastidio a chi non è cristiano; ma di questo non ve ne frega.
Il motivo è lo stesso per cui il Vaticano si mobilita contro il referendum sulle staminali, con comizi, volantini e militanza, ed invece s’ode a mala pena una voce non troppo esplicita e neanche forte sulle leggi (razziali) contro gli immigrati. Farisei. Avreste crocifisso nuovamente Gesù. E poi lo avreste adorato. E poi in nome delle sue sofferenze avreste perseguitato altri e obbligato a guardare il frutto della vostra crocifissione appeso a un muro.
In una parola: mi fate schifo, voi e le vostre crocifesserie. E spero di avervi rotto abbastanza i coglioni.
P.s. Mi sono deciso a scrivere questo post dover aver letto quello di Tommy David, che pertanto ringrazio.
Posted 3 months, 3 weeks ago at 14:06. 7 commenti
Quanto più successo ho con le donne, tanto peggio sto. Senza volere attribuirmi qualità, qualifiche e doti che non ho, è tuttavia vero che Don Giovanni non dorme; e se dorme ha incubi. Ce lo ha mostrato chiaramente Bergman ne L’occhio del diavolo (di cui su youtube non si trova traccia). Si ha un bel daffare a profondersi in onesti rifiuti, a diffondere viltà seduttrici, a mettere in guardia, ad auto-abbruttirsi.
Kierkegaard sosteneva:
Ad ogni donna corrisponde un seduttore; la sua fortuna sta nell’incontrarlo
Ebbene, è una soavissima stronzata. La seduzione non esiste; esiste il fraintendimento, la boria, l’arrogranza cetrulla (per usare uno stilema ripelliniano), l’illusione, l’arcano poter che ascoso a comun danno impera e l’infinita vanità del tutto (occhiolino ad Antonio).
Onde evitare che questo blog appaia meramente autoreferenziale e pecorecciamente intimo, traggo spunto da una discussione feissbucchiana. La bellissima ed arguta Silvia si era iscritta al gruppo: “Chi vorrebbe abolire la festa di Sant’Agata”. Subito nacque un trialogo scatenato dall’incauto Davide. Insomma, per farla breve, si discuteva sul folklore, sulla schifezza della festa santagatese in mano ai mafiosi, se tali riti facciano schifo perché religiosi e se il nostro ritenere che il folklore di altri popoletti sia più bello e genuino non sia altro che, per parafrasare l’altro interveniente, ossia Mauro Nanfitò, l’esaltazione dell’Altrove/Diverso.
Sono tutte posizioni condivisibili e ben argomentate. Tuttavia mi chiedo se non sia il folklore in sé a fare schifo, in quanto manifestazione popolare; il folklore non mi pare essere altro che la più vivida e tangibile manifestazione del Volksgeist. Per quanto ne so, non conosco nessun popolo che si sia inteso come tale o che un qualche sovrano abbia considerato tale che nelle sua espressioni non sia stato volgare e feroce. Dal popolo ebraico assetato di vendetta e sangue, passando fino ai rivoluzionari francesi, giungendo ai noi, che siamo tutti popolo.
Insomma, noi ci volgiamo indietro e guardiamo con estasi all’età classica ed alla democrazia ateniese. Eppure per noi filosofi quel periodo dovrebbe essere fonte di terrore: se persino gli ‘illuminati’ ateniesi prima cacciano via Anassagora e poi ammazzano Socrate, quale speranza ci può giungere da un qualsiasi popolo e da qualche rito che manifesta il suo spirito? Sì, d’accordo, quando guardiamo, chessò, un rituale di una qualche tribù che ci appare così ancestrale, incorrotta, pura, quasi ci viene il desiderio di trovarci lì in mezzo; eppure non dobbiamo mai scordare che chi non partecipa a quei riti è rifiutato dalla stessa tribù.
Dal popolo e dal folklore direi che non dobbiamo aspettarci niente. Credete che se avessimo partecipato ad una di quelle processioni ateniesi in onore di Atena, quando le fanciulle tessevano un peplo meraviglioso per la dea e tutta la polis trasportava l’antica statua dalle origini mitiche per lavarla al mare, credete che se fossimo stati lì non ci saremmo sdegnati? Non avremmo considerato gli illustri ateniesi dei poveri stolti, illusi, scervellati?
Pericle stesso non era visto di buon occhio per tanti motivi, tra cui il non partecipare quasi mai ai simposi e l’aver fatto raffigurare anche uomini anziché solo figure mitiche sul Partenone.
Ancora istruttivo è Socrate (o almeno il Socrate di Platone). All’inizio de La repubblica narra di essere sceso al Pireo per le festività in onore della dea (Bendis). Ha espresso la sua preghiera (Platone ci tiene a mostrarlo pio); la sera ci dovranno ancora essere corse a cavallo e altre festività per la dea. Socrate si lascia convincere a rimanere e vanno, dunque, a casa di Polemarco nell’attesa che il tutto cominci. Tuttavia, preso dalla discussione, manderà la festa a farsi benedire. Certamente, dunque, può essere anche piacevole o, per certi versi, un atto socialmente dovuto (a meno che non ce ne freghi nulla della società, come nel mio caso) partecipare a tali riti. Quando, però, la discussione filosofica prende il sopravvento, allora comincia il distacco da riti sociali e comunitari. (Ho delle riserve su questo mio stesso pensiero; Kingsley potrebbe seriamente obiettare a queste mie conclusioni. Il discorso si allungherebbe, ma permettermi di ri-segnalare la mia recensione a questo suo scritto).
In definitiva, sostengo semplicemente che i riti, i culti, il folklore siano schifosi quanto il popolo che vi partecipa perché sua manifestazione più concreta e tangibile, in tutte le sue forme. Al pensatore non resta che l’anarcato (non l’anarchia), o in alterrnativa, il che sarebbe la cosa migliore, farsi ammazzare. Tertium non datur.
Posted 1 year, 1 month ago at 10:48. 22 commenti