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Candidi candidati, tango e mastro puparo

Bene bene bene… Mentre dalle mie parti impazza la campagna elettorale per le provinciali, almeno si può ridere del simpatico nome di un candidato per il collegio di Acireale nella lista Sicilia forte e libera che sostiene la candidatura di Castigione. Tra i candidati consiglieri troviamo appunto Rito Greco!

Ma se qui colpa non si può ricercare se non nel detto: «Le colpe dei genitori ricadono sui figli», è invece nella lista di un candidato sindaco per Siracusa che forse sfioriamo la conclamata idiozia contemporanea. Allo stupefacente slogan: “Finalmente potrai astenerti andando a votare!” fa da giusto pendant il nome della lista: IO NON VOTO.

Se ne vedono di tutti i colori…

Invece, quella che udite è una stupenda canzone di Francesco Guccini, canzone che cito e canto spesso. Fatemi sapere ciò che ne pensate.

Per ultimo una notiziola: sono stato contattato (ed ho prontamente accettato) per far parte dello staff di una Piccola Orma. Precisamente io sarò nello staff della Piccola Orma di Acireale, in cui insegneremo ai bambini a costruire ed a mettere in scene le vicende dei tradizionali pupi siciliani.

Questo mi riempie di orgoglio, ma riduce ancora il tempo che posso dedicare al riposo… Beh, come si dice, mi riposerò da morto!

Io Tempio sono un Greco

Uhuhuh! (Che non significa niente ma m’è venuto così!)

Caspita caspita caspita! Ho tanto da scrivere e non so da dove incominciare! Ed allora mi rifugio nella mera cronologia!

Oramai, dunque, due settimane fa ho trascorso un bellissimo fine settimana nei pressi di Pantalica. Un luogo stupendo! Lungo lo snodo di due fiumi si stende una vallata eccezionale per alberi, uccelli, un’eco straordinaria (come mai avevo udito in vita mia) e infine le affascinanti necropoli e l’Anaktoron che è questo (certo, almeno quel che ne rimane):

anaktoron

E vorrei anche almeno citare i nomi delle splendide persone che erano con me (che poi sono tutti capi scout del mio gruppo): Vittorio e Marcella (coloro che mi traviarono allo scoutismo), Francescuzza (sempri idda!), Maria, Angelo, Maria Concetta, Angela, Pina (na “pessi ‘i babba”!), Antonio (chi sei?); e quindi i bimbi, fantastici bimbi: Davide (Davidonzolo), Luca (nano atomico), Erika (la mia gattina) e Giovanni (il castorino).

Visitare quei luoghi in concomitanza con lo studio della storia greca è stato davvero emozionante! E proprio di storia greca vorrei parlare. Ho sostenuto l’esame proprio giovedì pomeriggio. Mi sono appassionato, ho cercato di imparare bene tutto, forse nell’assurda pretesa di imparare ogni singola pagina con annessi nomi e date. E che dire! Mi sono letteralmente innamorato di questo mondo “altro”, di quei personaggi colti e dall’indubbio carisma, dalla mente che si congiunge alla bellezza dei loro corpi. Mi sono innamorato in particolare di Alcibiade e di Epaminonda (ma anche di Sparta arcaica): persone capaci di reggere le sorti di intere comunità, di morire combattendo, di vivere agonisticamente.

Alcibiade praticamente sintetizza gran parte del mondo greco: Ateniese, amico o, meglio, compagno di Socrate, oligarchico prima, democratico poi, mostra la perenne tensione greca verso occidente con una spedizione in Sicilia da cui viene richiamato per essere processato; fugge allora a Sparta, dove non solo riesce ad essere bene accolto da una società sempre sospettosa nei confronti degli stranieri; e non solo consiglia loro di inviare Gilippo in Sicilia, mossa che permetterà la resistenza di Siracusa e la vittoria spartana sulla flotta di Atene; ma riesce pure ad avere rapporti intimi con la regina (tant’è che si sospetterà che l’erede di Agide II sia in realtà il figlio di Alcibiade); non contento, si reca dai persiani spingendoli favorevolmente ora verso Atene, ora verso Sparta. Torna ad Atene ed alla guida della flotta sconfigge gli spartani e viene accolto da trionfatore, come fosse un re! Manco un anno dopo, una sconfitta di poco conto del suo comandante in seconda determinerà la cacciata definitiva di Alcibiade che infine sarà ucciso a tradimento dai Persiani. Ragazzi, un eroe! Era tutto in mano sua!

Epaminonda, invece, fu il genio politico e militare che mise fine al mito dell’imbattibilità della falange oplitica spartana. Tra Leuttra (371 a. C.) e Mantinea (362 a. C.) sconfisse ripetutamente gli spartani e perdipiù arrivò a calpestare impunemente il suolo della Laconia, giungendo fino alle mura di Sparta. Morì combattendo a Mantinea. Il suo esercito aveva praticamente già vinto, quando una lancia lo trafisse; dopo una breve agonia, spirò e la battaglia cessò senza formalmente senza vincitori né vinti.

Mah! Non mi dilungo oltre, altrimenti parlerei ancora un bel po’ di Lui: Alessandro III di Macedonia.

Procedendo, invece, accennerò brevemente alla lezione del Dott. Di Spazio. Per adesso dirò solo che è si inseriva nel corso che Biuso sta tendendo per la Scuola Superiore Catanese e che è stata strepitosa. Mi riservo di parlarne meglio quando leggerò questo suo libro che dovrebbe arrivarmi a giorni.

Inoltre, da venerdì mattina fino ad oggi alle 13 sono stato in uscita coi miei lupettini. Perciò immaginate: giovedì pomeriggio l’esame, difficilissimo, di storia greca; venerdì mattina dovevo partire coi lupetti; e perciò dovevo sia studiare tanto che preparare questi giorni coi piccolini! È stata veramente dura!

Infine, la musica: ultimamente, giacché ne ha accennato Raciti, mi sono dato all’ascolto di Lou Reed, per adesso degli album Transformer e Berlin. Eccezionale, cupo, catartico, lirico, ironico! Conoscevo solo qualche canzone, ma devo dire che lo sto apprezzando parecchio; soprattutto l’album Berlin, credo sia uno dei capolavori della musica.

Bene, congratulandomi e ringraziando la pazienza di chi ha letto fino a qui, spero di tornare a scrivere presto, magari cose più interessanti!

 

 

Due notiziole e Carmelo Bene

Questo post è una sorta di ringraziamento a Davide Dell’Ombra. Nel trattare di Carmelo Bene, non posso che sentirmi in debito con lui, per il fatto che mi ha donato un video di una partecipazione di C. B. al Maurizio Costanzo Show (ebbene sì…). Tuttavia, se non erro, mi prendo io almeno il merito di avergliene parlato e recitato qualche verso in uno di quei nostri mattini all’ombra degli ulivi del monastero dei benedettini. O forse, caro Davide, lo conoscevi già da prima? Beh, non è importante; perché, come disse C. B. in chiusura di quell’apparizione: «Il tempo non esiste».

 

Ma prima, alcune brevi notazioni burlesche e quotidiane. Come forse saprete, a Regalbuto abbiamo avuto il terzo estratto della lotteria vattelapesca. Perciò qualche mio paesano ha vinto 1,5 MILIONI DI EURO. Per dindirintina! A Regalbuto non ci facciamo mancare niente! Omicidi e ostaggi, parchi tematici inesistenti, spazzatura a oltranza, vincite milionarie… Beh, che posso dire? Significa che adesso tra i miei compaesani c’è qualcun altro che farà schifo due volte! Una volta per il comune schifo antropologico e quotidiano; una seconda volta per un nobilissimo motivo: essere schifosamente ricco.

Un’altra notiziola mi riguarda personalmente, nella fattispecie mette capo allo scoutismo. Ebbene sì. Mi hanno nominato Incaricato di Zona per la Branca L/C. Mi spiego meglio. I gruppi scout AGESCI hanno una propria Zona di riferimento che poi fa riferimento alla regione e quindi alla nazione. La Zona a cui appartiene il mio gruppo si chiama “Zona dei Laghi” e corrisponde esattamente alla sperduta e piccola diocesi di Nicosia. La Branca L/C è quell’unità che si occupa dei bambini dagli 8 agli 11 anni; L/C perché possono essere o Lupetti o Coccinelle (aut – aut). L’Incaricato di Zona si occupa dei contatti con la regione, degli eventi di zona, delle comunicazioni, dell’interazione e collaborazione che fanno riferimento a tutte le unità di Lupetti e Coccinelle della propria zona.

L’incarico non è né un successo personale, né una gloria da vantare per chissà quale motivo ( e talaltro non mi hanno mai pagato né mai mi pagheranno!). Farò quel che c’è da fare e anche di più; l’obiettivo principale è creare una sorta di laboratorio per lupetti (questi laboratori si chiamano “Piccole Orme”) a Regalbuto, dove insegnare la giocoleria, l’espressione, il canto, la recitazione. Vedremo!

 

Ma veniamo a Carmelo Bene. Il primo sentore che ebbi di lui era solo un nome. Lo sentii citare non so quando e da chi. Subito, però, andavo chiedendo a qualcuno dei cosiddetti adulti se lo conoscevano. Ottenni risposte vaghe; tanti dicevano che era solo un presuntuoso narcisista. Come fosse una cosa da poco. Qualche anno fa mi fiondai in libreria (ero con la mia dolce amica Clara) e vidi qualche sua foto in un imprecisato volume: straordinario! Un viso insolito, diverso, allucinato; era Pinocchio condensato nella foto di un viso. Vidi anche una sua sorta di autobiografia dal titolo assurdo: Sono apparso alla Madonna. Fu un colpo di fulmine. Acquistati subito il romanzo Nostra signora dei turchi; mi piacerebbe citarne qualche stupenda pagina dove lampeggia una prosa nuova ed unica; ma non posso perché regalai il libro (squattrinato come sempre) a Francescuzza, di cui ero innamorato.

Poi vidi il film Un Amleto di meno e per caso ascoltai su RadioRai3 una Intervista impossibile tra Italo Calvino e Carmelo Bene nei panni di Montezuma. Una voce profonda, cavernosa, sospesa tra le viscere della terra e il tetro oltretomba; ne ricordo distintamente una frase: «Non sempre gli stessi déi regnano in cielo».

Una delle caratteristiche dell’immenso C. B. è il rovesciamento; nella sua logica-antilogica (come pure nell’essere contro la civiltà ma non incivile) il rovesciamento non è mai uno scherzo; semmai un innocente (al di là del bene e del male) gioco di fanciullo. Giacché, come disse al Maurizio Costanzo Show, i bambini giocano e gli adulti scherzano. Il gioco è importante. E dunque abbiamo questo proliferare di rovesciamenti, di scambi, di calembour divertenti e profondi: uno l’abbiamo già citato, Sono apparso alla Madonna; un altro ancora più efficace è ‘L mal de’ fiori. (Per non parlare del gioco tra sacro e profano, tra pazzia e realtà in Nostra signora dei turchi).

‘L mal de’ fiori è un apice di poesia impoetica. V’è l’autore che non è autore, che è, potremmo dire, esautorato; il parlante che non parla, ma che è parlato. Attraverso Carmelo Bene parla ciò che ha parlato in Nietzsche (che, dice Bene, almeno lui di impazzire se l’è meritato), in Deridda, in Deleuze, persino in Kant! Il suo cercare un senso nell’assenza di senso, con e contro Heidegger, si esprime così nella ricerca poetica:

«Siamo sempre stati vittime d’una poesia che innanzi tutto si è sempre beotamente illusa d’essere nel discorso autoriale che tramava. Come se si potesse essere autori di qualcosa! Come se (siamo o no quel che ci manca?) fosse scontato che l’essere parlante sia nel discorso in fieri e non s-parlato dal discorso stesso. Qualunque fare dovrebbe essere un fare altro da ciò che facciamo, (anche volendo nessuno è autore di niente). L’esito non coincide con l’intento come l’effetto non è mai la causa…» (da C. Bene, ‘L mal de’ fiori, Autointervista dell’autore. Non so darvi indicazioni più precise… L’ho trovato su internet non ricordo dove! ;-) )

 

Dunque nel nostro contesto artistico-borghese (in definitiva statale) non rimane altro che ritrovare l’arte; una sorta di reinventare anche l’amore, alla maniera Rimbaudiana.

Al pensatore non rimane che mettersi sulla scena. Per questa audace formula sloterdijkiana mi basti citare questo:

«La filosofia come potere della scuola è soprattutto un nuovo medium della teofania. […] Come nuovo medium la filosofia è un non teatro pronunciato, il suo programma è una non rappresentazione e una non compromissione del dio sulla scena, la sua ambizione è di offrire al dio un canale ripulito, interiorizzato e logicizzato, per consentire delle epifanie più sottili. Come abbiamo detto, questa è la ragione per cui i filosofi – fino a Heidegger – sono per lo più e del tutto spontaneamente, dei pensatori su una non scena, poiché essi sono, se hanno qualche virtù nella loro disciplina, confessatamente e felicemente accademici.» (P. Sloterdijk, Non siamo ancora stati salvati. Saggi dopo Heidegger, Bompiani, Milano 2004, pag. 17)

 

Ecco, in questo senso mi piace essere un pensatore che è un uomo di teatro; è stata anche questa la genialità (con la dovuta sua superiorità) di Carmelo Bene. Pensare sulla scena.

Egli inoltre parla spesso di niente e di deserto. Disperdersi nel Deserto è vagare in una dimensione cara anche a Biuso: il nomadismo. Eccolo nelle parole di Bene, che forse risuonano di un’eco nietzscheana:

«Il plurilinguismo (crogiulo di idoletti, arcaismi, neologismi di che trabocca il poema [‘L mal de’ Fiori]) è il contrario d’una accademia di scuola interpreti. È ‘Nomadismo’: divagazione, digressione, chiosa, plurivalenza, etc. Il testo intentato è (deve essere) smentito, travolto dall’atto, cioè de-pensato. Poesia è l’immediato nella ruminazione orale d’uno scritto già estraneo a noi dicenti. Scritto in voce. Voce come ri-animazione (rigor-mortis) del morto orale che è lo scritto». (da C. Bene, ‘L mal de’ fiori, Autointervista dell’autore.)

 

Chiudo citando un piccolo passo, bellissimo, atroce e vero de ‘L mal de’ fiori:

 

«Voce mia tua chissà chiamare questo

Mia tua chissà la voce che chiamare

Ventilato è suonar che ne discorre

In che pensar diciamo e siamo detti

Vani smarriti soffi rauchi versi

Prescritti da un voler che non si sa

Dissoluto e alla mano intima incisi

Segni qui divertiti disattesi

Sensi descritti testi

D’altri che morti fiati

Dimentichi ‘n mia tua chissà la voce

 

Noi non ci apparteniamo È il mal de’ fiori

Tutto sfiorisce in questo andar ch’è star

Inavvenir

Nel sogno che non sai che ti sognare

Tutto è passato senza incominciare

‘me in questo andar ch’è stato».

 

Non si può aggiungere nulla. Come direbbe Alessandro Manzoni, cecidere manus.