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Dello schifo

Avrei voluto scrivere un post su Hans Rott (non vi dico chi è; prendetevi la briga di cercare). Tuttavia lo schifo esercita su di me un’attrazione irresistibile. Il suono di questa parola, ‘schifo’, rende perfettamente il concetto che vuole esprimere: ‘schi’, come se si stesse raccogliendo la saliva in bocca; ‘fo’, come se si emettesse un alito maleodorante.
‘Schifo’, a mio modo di vedere, è solo un’altra parola per dire ‘realtà’. Con intento polemico, e perciò totalmente antispinoziano, affermo: per realitatem et rem foedam idem intelligo. Per quanto ne so, il latino non ha una parola per esprimere esattamente ciò che noi intendiamo con ‘schifo’. L’aggettivo foedus indica qualcuno o qualcosa di deforme, orribile, turpe, ignobile, terribile. Lo schifo è l’insieme di tutti questi aggettivi; riguarda i sensi, ha un che di stomachevole, ma include anche uno sdegno morale. Ora, poiché in latino manca una parola precisa, potrebbe nascere il sospetto che i romani non avvertissero lo schifo; potrebbe sembrare che allora il mondo non facesse schifo.
Ovviamente lo schifo è concetto qualitativo: vi sono cose che fanno schifo, cose che lo fanno un po’ di meno e altre ancora che non lo fanno. Sostengo, però, che è la quantità dello schifo a renderlo insopportabile e a portare alla conclusione che la realtà è schifosa. Anticamente, dunque, non è che il mondo non facesse schifo; probabilmente faceva schifo in modo sopportabile perché: 1) c’erano meno persone; 2) lo schifo era meno visibile.
Il terremoto di Haiti ha mostrato, ce ne fosse ancora bisogno, lo schifo naturale a cui talvolta certi individui sono costretti: è quello che si mostra quando viene a mancare qualsiasi tipo di inibizione dovuta al timore dell’autorità, è la guardia privata di un supermercato che spara alla tempia di un saccheggiatore ormai immobilizzato e ne uccide un altro a calci in faccia. Questo è lo schifo sopportabile.
Ciò che rende insopportabile la realtà sono i medici portoricani giunti in soccorso che si fanno fotografare brindando, coi mitra in mano, mentre giocano agli allegri chirurghi con seghe e bisturi; i medici portoricani che pubblicano su Facebook le foto della gitarella ad Haiti.
Rendendo visibile tutto ciò, il social network ha compiuto l’identificazione della realtà con lo schifo.