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	<title>Cateno Tempio &#187; Tommy David</title>
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		<title>Il vestito nuovo del Tempio Dell&#8217;Ombra.</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 15:48:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni stanchi e perduti, fatti di risa e di gioie fugaci, si intrecciano nuove attività, tematiche interessanti da segnalare e, come da titolo, il vestito nuovo de Il Tempio Dell&#8217;Ombra. La bellezza di questo nuovo vestito si deve a Davide Dell&#8217;Ombra e a Giovanni Polimeni (che linkerò appena più sotto). Sono onorato dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">In questi giorni stanchi e perduti, fatti di risa e di gioie fugaci, si intrecciano nuove attività, tematiche interessanti da segnalare e, come da titolo, il vestito nuovo de <a href="http://www.iltempiodellombra.it" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Il Tempio Dell&#8217;Ombra</span></a>. La bellezza di questo nuovo vestito si deve a <a href="http://www.davidedellombra.it"><span style="color: #ffff99;">Davide Dell&#8217;Ombra</span></a> e a Giovanni Polimeni (che linkerò appena più sotto).<br />
Sono onorato dal fatto che <a href="http://www.catenotempio.eu/2009/11/18/lantieroe-i-martirii-possibili" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">il mio post sull&#8217;antieroe</span></a> ha suscitato due risposte davvero molto interessanti: una di <a href="http://www.tommydavid.com/2009/11/19/un-martirio-impossibile/" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Davide Tomasello</span></a>, l&#8217;altra del succitato <a href="http://www.giofilo.it/2009/11/29/2090/" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">Giovanni Polimeni</span></a>.<br />
Segnalo inoltre, per chi ha avuto finora la fortuna di evitarla, la <a href="http://www.accademiadeisillografi.eu/2009/11/24/seconda-intervista-ad-adamo-medo/" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;">seconda intervista ad Adamo Medo</span></a>.<br />
Infine, per tornare a Il Tempio Dell&#8217;Ombra, con molto piacere posso finalmente invitarvi a leggere la <a href="http://www.iltempiodellombra.it/propositum-fusis/" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">Physis</span></a>, scritta a quattro mani da me e Davide.</p>
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		<title>Riconoscere il porco in mezzo alle galline. Sulle crocifesserie.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 13:06:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il detto siculo è: «Nun canusci mancu u puorcu &#8216;nmienzu &#8216;i addini», ossia: «Non sei capace neanche di riconoscere un maiale in mezzo alle galline». Chi non è capace di riconoscere un maiale in mezzo alle galline è peggio di un ignorante; perché oltre ad essere ignorante è anche stupido. Forse è egli stesso un porco, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Il detto siculo è: «<em>Nun canusci mancu u puorcu &#8216;nmienzu &#8216;i addini</em>», ossia: «Non sei capace neanche di riconoscere un maiale in mezzo alle galline». Chi non è capace di riconoscere un maiale in mezzo alle galline è peggio di un ignorante; perché oltre ad essere ignorante è anche stupido. Forse è egli stesso un porco, non zoologicamente, poiché il porco non è mica stupido, ma in senso spregiativo: è un porco che in mezzo alle galline non si sa riconoscere. È un porco che si crede un pollo.<br />
Credo che non avrò mai un posto nella vita (ossia un posto di lavoro) perché l&#8217;unica cosa che so fare è rompere i coglioni; e pure questo lo faccio talmente male che rompo i coglioni soprattutto a me stesso. Per non seviziare ancora in solitudine i miei beneamati testicoli, vedrò di massacrare anche quelli di qualche sventurato lettore.<br />
Non riconoscere il maiale in mezzo alle galline: non riuscire a fare nessun tipo di distinzione, neanche semplice. Insomma, come non riuscire a distinguere l&#8217;essere cristiani dall&#8217;avere un crocifisso appeso a un muro. La battuta blasfema equiparerebbe il crocifisso al primo elemento del detto e i cristiani ai polli.<br />
Chi mi sa dire in quale parte dei vangeli sta scritto che i cristiani si riconosceranno dal crocifisso appeso da qualche parte? O dal crocifisso esposto in qualsiasi posto vogliate? Dove? Forse direte che il Cristo in croce c&#8217;è morto e non ha avuto il tempo di dire: «Vi riconoscerete dalla croce (o dal crocifisso)»?<br />
Dobbiamo riferirci al non detto? Non sarebbe meglio riferirci a ciò che, a quanto pare, è stato detto? Sta scritto: «<span style="color: #0000ff;">Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri</span>» (Gv 13, 34-35).<br />
E poi, insomma, è come se un socratico andasse in giro ad appendere ogni dove <a href="http://www.missouriplants.com/Whitealt/Cicuta_maculata_inflorescence.jpg" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">la cicuta</span></a> (che se non altro è più bella a vedersi).<br />
Il buon Soren Kierkegaard sapeva che la negazione del cristianesimo consiste proprio nel non comportarsi da cristiani; Cristo, argomenta, non ha istituito predicatori, ma seguaci; non gente che deve andare blaterando a destra e a manca; ma persone che dovrebbero mirare ad essere integerrimi cristiani. Ma ovviamente il piano ormai è sfalsato. I cristiani sono tutte quelle deliziose personcine che non hanno mai letto il vangelo, che a dirla schiettamente non gliene importa nulla del vangelo e del suo messaggio, per quanto distorto possa essere. Un&#8217;altra categoria di cui avremmo bisogno è quella dei &#8216;gesuani&#8217;. Gesù ha impiegato tre anni a predicare o sarebbe meglio dire operare e tre (due? uno?) giorni a soffrire e morire. Ci sarà un motivo, no? Detto in maniera chiara: chi se ne fotte delle sofferenze di Gesù? Tanti hanno sofferto come lui; moltissimi anche di più. Non può essere questo il parametro per giudicare. Socrate, ad esempio, non ha sofferto così tanto, anzi quasi per nulla.<br />
Voi, cristianucoli, porci in mezzo alle galline, vi riconosco! Avete mai impiegato un giorno ad operare? Avete mai sofferto un decimo della crocifissione nella quale avete tutto questo desiderio di riconoscervi? Voi che non siete perseguitati ma persecutori, che non siete elemosinanti ma coloro che non concedono elemosina, che non vi amate, non amate né voi stessi né i vostri simili, che chiedete una carità di cui non avete bisogno e tra fede, speranza e carità avete fede in qualcosa che non sapete e che non vi interessa, speranza in nulla se non nel pane quotidiano e raffermo; ma più di tutte la carità, aveste un briciolo di carità, raggranellato in un momento in cui state a casa con la televisione spenta, cioè mai; voi, cos&#8217;avete da spartire col crocifisso?<br />
Questo per quanto riguarda la parte religiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto concerne la parte politica, oibò, qui davvero è difficile riconoscere il porco in mezzo alle galline. Nel senso che tutti sembrano porci e polli e alternativamente si cambiano di ruolo.<br />
Il punto di partenza è uno solo: la carta costituzionale, quelle regolette di fondo che dovrebbero permetterci di dirimere le questioni ultime (o prime) sulle quali sorge qualche dubbio e che potrebbero ostacolare la convivenza di porci e galline. Se l&#8217;Italia fosse uno stato cristiano cattolico in maniera sancita dalla costituzione, bene, mi batterei per far cambiare la costituzione, ma non potrei obbligare nessuno a rimuovere quello che i cristiani cattolici ritengono il loro simbolo (mi spieghino cosa significa simbolo). (Ma si deve proprio spiegare tutto, eh?)<br />
Poiché, per mia fortuna, l&#8217;Italia non è uno stato cristiano cattolico, né musulmano, né <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pastafarianesimo" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">pastafariano</span></a>, né quel che volete in senso religioso parlando (a dirla tutta, in senso lato, l&#8217;Italia è solo uno stato minchione, anche se non c&#8217;è scritto da nessuna parte), ma è uno stato laico e dovrebbe garantire che l&#8217;istruzione sia laica, le leggi siano laiche e porca troia si spera che tutto tenda al laicismo, allora se anche una persona, una sola su circa sessanta milioni si sente parte lesa in questo senso (a meno che questa sua rivendicazione non cozzi con qualche altra legge), ossia crede che il suo diritto costituzionale di non essere religiosamente influenzata dalla stato sia leso, ebbene, mi pare chiarissimo che si deve garantire l&#8217;integrità di questo suo diritto. Chiaro? Non ci sono tradizioni che tengano.<br />
E poi, amici cari cristianucoli, voi venite a parlarmi di tradizioni? Voi che avete abbattuto senza pietà alberi sacri ai culti pagani? Voi che avete distrutto intere civiltà perché quei culti erano sacrileghi? Voi che in Africa smantellate culture con la scusa di portare l&#8217;amore di Cristo? Voi ve ne fottete delle tradizioni che non vi riguardano. Qui, però, nessuno sta mettendo in discussione le vostre tradizioni; mi pare che i luoghi dove diffonderle li abbiate tutti. Vi fanno fare persino le <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Wk0XYG15T24" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">messe in diretta televisiva</span></a>.<br />
L&#8217;invito è a non essere né porci, né galline, ma qualcuno che è in grado di riconoscerli. Non è un crocifisso a rendere &#8216;gesuiste&#8217; le altre persone. Il cristianesimo, come qualsiasi altra religione, non deve essere né imposto né spacciato sottobanco (o sopra i banchi); ma capisco che questo non vi importa. Vi piace sentirvi dalla parte dei buoni e belli. Mi piacerebbe che i vostri figli non crescessero come voi; ma a voi non piacerebbe. Vi interessa la cresima solo per l&#8217;orologio nuovo; vi secca &#8216;<em>cummattiri cche &#8216;parrina</em>&#8216;<em> </em>(dar conto ai preti); però il crocifisso in classe non si tocca. Il burqa oltraggia le donne e non va bene; il crocifisso in classe dà fastidio a chi non è cristiano; ma di questo non ve ne frega.<br />
Il motivo è lo stesso per cui il Vaticano si mobilita contro il referendum sulle staminali, con comizi, volantini e militanza, ed invece s&#8217;ode a mala pena una voce non troppo esplicita e neanche forte sulle leggi (razziali) contro gli immigrati. Farisei. <span style="color: #ff00ff;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=8xH5u8dgD9o" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">Avreste crocifisso nuovamente Gesù. E poi lo avreste adorato. E poi in nome delle sue sofferenze avreste perseguitato altri e obbligato a guardare il frutto della vostra crocifissione appeso a un muro</span></a>.</span><br />
In una parola: mi fate schifo, voi e le vostre crocifesserie. E spero di avervi rotto abbastanza i coglioni.</p>
<p>P.s. Mi sono deciso a scrivere questo post dover aver letto <a href="http://www.tommydavid.com/2009/11/14/crocifissi/" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">quello di Tommy David</span></a>, che pertanto ringrazio.</p>
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		<title>Sogno; o son desto.</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 11:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comodamente mi rifugio nella prosopografia; v&#8217;è in gioco una duplice forzatura: la prima è quella di rendermi a tutti i costi persona; la seconda è tentare di scrivere questa pregevole mascherata, come se a qualcuno potessero importare queste quattro nefandezze e porcherie che portano i giorni e che talvolta assumono l&#8217;altisonante nome di &#8216;eventi&#8217;. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">Comodamente mi rifugio nella prosopografia; v&#8217;è in gioco una duplice forzatura: la prima è quella di rendermi a tutti i costi persona; la seconda è tentare di scrivere questa pregevole mascherata, come se a qualcuno potessero importare queste quattro nefandezze e porcherie che portano i giorni e che talvolta assumono l&#8217;altisonante nome di &#8216;eventi&#8217;.<br />
A voler essere schietti, modo di dire profondo ed inutile come l&#8217;alchimia, il vero mascheramento è il sogno, avendo una così sfrenata necessità di interpretazione. E non ho cercato altro, dunque, che una giustificazione per parlare dei miei sogni.<br />
Ultimamente ricordo spesso ciò che sogno; non mi accadeva dalla pubertà. Ovviamente la gran parte dei miei sogni ha oggetto erotico, o per meglio dire è oggetto d&#8217;erotismo, per lo più indirizzato verso una particolare persona. Mi pare proprio opportuno che i sogni (lo dico per loro, figurarsi) si dedichino all&#8217;erotismo; buon per loro e peggio per le lenzuola. Se nero su nero non tinge, ciò non è altrettanto vero per il bianco sul bianco.<br />
Di recente ho sognato mio padre in due occasioni; egli ancora conserva nei sogni quell&#8217;immagine (i sogni son fatti d&#8217;immagine; verrebbe da dire che l&#8217;immagine è la materia del sogno, se non che l&#8217;immagine non ha nulla a che fare con la materia) di persona importante, che può schiudermi la conoscenza e le conoscenze. Cosicché l&#8217;un sogno lo vede accompagnarsi a Vinicio Capossela e presentarmelo; l&#8217;altro, parlare al telefono con nientemeno che Montale e dirmi di andare a  prenderlo all&#8217;aeroporto, ovviamente facendomi trasalire perché avrei avuto modo di parlargli e di fargli leggere i miei versi.<br />
Ricordo che circa sette anni fa sognai di conversare con Leopardi e, in quello stesso periodo, di ritrovare i resti di Mozart, i quali, per chi non lo sapesse, furono invece gettati in una fossa comune.<br />
Chi sogno più spesso in quest&#8217;ultimo periodo, mettendo da parte colei che assoggetta d&#8217;erotismo tali immagini, è qualcuno che forse ne sarebbe contento; non tanto perché sogno proprio lui, ma perché mi appare con la stessa facoltà profetica con cui appariva in tali circostanze Apollo (o anche Asclepio suo figliolo). Sto parlando del professore <a href="http://www.giusepperaciti.eu/akmh.htm" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">Giuseppe Raciti</span></a>. In un sogno di qualche settimana fa lo scoprivo collezionista di conchiglie e incaricava me e <a href="http://www.davidedellombra.it" target="_blank"><span style="color: #ffcc99;">Davide Dell&#8217;Ombra</span></a> di &#8216;pescargliene&#8217; qualcuna sul web. Mah! Tra reti, conchiglie e pesca forse Freud avrebbe scovato chissà quali trame; fatto sta che il mare non mi piace. Me ne piace solo l&#8217;odore, perdipiù quello che emana d&#8217;inverno. Per amore e boria di conchiusione, dico gliela pescammo davvero ed era stupenda: una conchiglia originariamente azzurra che cangiava di colore a seconda da come la si guardava.<br />
Avanti ieri ero addirittura ospitato a casa sua (forse umbratile invidia?); parlavamo di arte, di architettura, di pittura. Gli chiedevo consigli e pareri su alcuni artisti. Egli cominciò a parlare di un certo Bert, sommo pittore contemporaneo; mi mostrò alcune tele e me ne innamorai (come solo nei sogni accade); erano quasi evanescenti, erano così sottili, sembravano realizzate con gli acquerelli. Vi primeggiavano il rosso ed il blu, le figure erano contornate da linee nere. I soggetti erano scapestrati come me, vomitavano, si avviluppavano ad un gabinetto e quasi vi si confondevano (il <a href="http://www.sitosophia.org" target="_blank"><span style="color: #3366ff;">circolo di Catania</span></a> non rida!).<br />
Ieri mattina, dunque, incuriosito da questo sogno, cercai su google se mai ci fosse qualche pittore con quel nome. <a title="Bert" href="http://images.google.it/images?q=bert&amp;oe=utf-8&amp;rls=com.ubuntu:it:unofficial&amp;client=firefox-a&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;sa=N&amp;hl=it&amp;tab=wi" target="_blank"><span style="color: #00ff00;">Guardate qui cosa ne è mai venuto fuori</span></a>. Dunque è questo Bert, del quale non avevo mai sentito parlare, né lo avevo mai visto:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-267 aligncenter" title="Bert" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/05/bert.jpg" alt="Bert" width="565" height="412" /></p>
<p style="text-align: justify;">E questo è quanto, cari amici lettori, a riguardo di ciò che per voi probabilmente non sarà stato del minimo interesse. E tuttavia vorrei aggiungere solo qualcosa di cui altri due amici hanno parlato più degnamente e diffusamente. Prendetelo come un intimo ringraziamento a cui questo blog conferisce dignità pubblica. Si tratta di due magnifici giorni in quel di Ragusa. Due giorni colmi di adorazione:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-268 aligncenter" title="Adoranti" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/05/adoranti.jpg" alt="Adoranti" width="335" height="250" /></p>
<p style="text-align: justify;">e di ebbrezze divine:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-269 aligncenter" title="Sguardiebbri" src="http://www.catenotempio.eu/wp-content/uploads/2009/05/sguardiebbri.jpg" alt="Apollo e Dioniso" width="320" height="240" /></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tommydavid.com/2009/05/04/una-fenomenologia-dello-spirito-a-brandelli/" target="_blank"><span style="color: #ffcc00;">Il buon Tommy, da cui prendo queste foto</span></a>, sostiene che gli sguardi di quest&#8217;ultima foto siano paragonabili a quelli di un Apollo e di un Dioniso; in realtà, io mi sembro uno strano e brutto miscuglio tra De André e Mastroianni; Tommy ha uno sguardo così acceso come mai gliel&#8217;ho visto. Mistero dell&#8217;istantaneità. Amen.</p>
<p style="text-align: justify;">P.s. Ovviamente non si può chiudere la discussione senza accennare allo <a href="http://www.ossidia.it/2009/05/03/la-corsa/" target="_blank"><span style="color: #ff99cc;"><em>struggle for life</em></span>,</a> di cui la dolce e gentilissima Ossidia ci ha fornito l&#8217;inestimabile resoconto.</p>
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		<title>25 cose su di me</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 10:17:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A trovarne di venticinque! Ci penso da un po&#8217; e davvero non riesco a trovare venticinque mie caratteristiche. Ma devo pur adempiere al compito che mi ha assegnato il buon Tommy David, se non altro come scusa per interrompere lo studio della sociologia e la pigrizia da blogger. Tempo fa m&#8217;ero proposto di scrivere dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">A trovarne di venticinque! Ci penso da un po&#8217; e davvero non riesco a trovare venticinque mie caratteristiche. Ma devo pur adempiere al <a href="http://www.tommydavid.com/2009/02/19/25-cose-in-satira-su-di-me/" target="_blank"><span style="color: #ffff00;">compito che mi ha assegnato il buon Tommy David</span></a>, se non altro come scusa per interrompere lo studio della sociologia e la pigrizia da blogger. Tempo fa m&#8217;ero proposto di scrivere dei post aneddotici, su eventi che mi sono capitati o a cui ho assistito; l&#8217;aneddotica è un&#8217;arte, forse l&#8217;arte più pura, perché consiste nel rendere interessante, piacevole, artistico il niente; si tratterebbe, insomma, di informare ciò che di per sé non ha forma perché è esso stesso Forma. Del resto, non saprei cosa aggiungere alla mia <a href="http://www.catenotempio.eu/ecce-vita-mea/" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">pseudoautobiografia</span></a>, ma tenterò di trovare qualcosa che stuzzichi la vostra morbosa curiosità da <em>voyeur</em>.</p>
<p>1. Per un certo periodo ho tenuto una lista della ragazze con cui sono stato (è ripugnante, lo so; per questo l&#8217;ho stracciata).<br />
2. Una volta, a Roma, ho circuito una bellissima ragazzetta russa nel giro di mezzora e l&#8217;ho portata dietro l&#8217;oratorio in cui eravamo per fare le zozzerie.<br />
3. Berrei solo ed esclusivamente vino.<br />
4. Capita che per prendere un libro in alto, nella mia libreria, salga su una sedia e rimanga a leggerlo in piedi sulla suddetta.<br />
5. La mia barba non è un vezzo; è pigrizia.<br />
6. Non vado dal barbiere (né per barba né per capelli) dal dicembre del 2000.<br />
7. Uno dei pochi ricordi di quando avevo tre anni è che mi mettevo sotto la sedia per toccare le gambe a mia nonna.<br />
8. Al liceo mi sono ubriacato a scuola, durante le ore di lezione.<br />
9. Sono stato ad una lezione all&#8217;università (di storia dell&#8217;arte, eravamo neanche una quindicina) completamente ubriaco e durante una pausa mi sono avvicinato alla dottoressa per chiederle una cosa e lei s&#8217;è ritratta alla mia alitata.<br />
10. Ho smarrito il portafoglio due volte ed entrambe le volte l&#8217;ho ritrovato.<br />
11. Cammino spesso da solo cantando.<br />
12. Quando sono ubriaco parlo spesso di Kant e recito poesie a spada tratta spesso scordando qualche verso.<br />
13. Ho avuto storie con più ragazze e/o donne contemporaneamente.<br />
14. Ho attraversato una fase dandy ma non avevo i soldi per acquistare il vestito che volevo (costava un milione e mezzo di lire).<br />
15. Non ricordo un periodo in cui non sia stato innamorato.<br />
16. Sono stato buttato fuori da un locale di lusso, perché c&#8217;ero entrato ubriaco, m&#8217;ero seduto a un tavolo di perfetti sconosciuti e mi ero tolto la camicia.<br />
17. Mangio intere barrette di cioccolato tutte in una volta.<br />
18. Vorrei avere un gatto (preferibilmente un <a href="http://www.micimiao.it/lungo/sacridibirmania.jpg" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Sacro di Birmania</span></a>) ma mia mamma non me lo permette.<br />
19. Non so nuotare.<br />
20. Sono stato all&#8217;estero solo una volta, a Praga.<br />
21. Devo per forza mettere i cd ordinati dentro la custodia (nel senso che la scritta dev&#8217;essere perfettamente orizzontale, leggibile da sinistra a destra) altrimenti sto male.<br />
22. Vado quasi ogni domenica a messa. La trovo interessante.<br />
23. Il periodo dell&#8217;anno che mi piace di più è la settimana di Pasqua. (Vi sono credenti non praticanti, anche se non ne ho mai compreso il senso; io sarei un non credente praticante?).<br />
24. Nell&#8217;armadio sopra il mio letto vi sono le seguenti immagini: due fotogrammi da film di Charlie Chaplin, <em>Toilette</em> di Toulose-Lautrec, <em>La danse</em> di Matisse, immagini di statue di Epaminonda, Alcibiade e Alessandro Magno.<br />
25. Una sera di carnevale, tempo fa, ho mostrato il mio sederino nudo in piazza.</p>
<p>Bene, a voi il responso. Dovrei passare la patata bollente a qualcuno? Posso nominarne tre? Vediamo&#8230; Fatemici pensare&#8230; Diciamo, Antonio, Davide e Giovanni? <img src='http://www.catenotempio.eu/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':-P' class='wp-smiley' /> </p>
<div class="shr-publisher-178"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>La fuggitiva</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 12:48:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La breve premessa si collega stranamente con l’oggetto principale di questo post. Riguarda lo straordinarioconvegno organizzato dal circolo di Catania (o Sitosophia che dir si voglia) il cui quasi esclusivo merito, ricordo, va a Davide Dell’Ombra (anche noto come chiddu cca vavva). Tale giornata studio è stata strepitosa; per tanti motivi, tra i quali l’affluenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ffff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="color: #000000;">La breve premessa si collega stranamente con l’oggetto principale di questo post. Riguarda lo straordinario<a href="http://www.sitosophia.org/2008/09/la-temporalita-tra-scienza-e-filosofia/" target="_blank"><span style="color: #000000;">convegno</span></a> organizzato dal circolo di Catania (o</span> <a href="http://www.sitosophia.org" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Sitosophia</span></a><span style="color: #000000;"> che dir si voglia) il cui quasi esclusivo merito, ricordo, va a</span> <a href="http://www.davidedellombra.it" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Davide Dell’Ombra</span></a> <span style="color: #000000;">(anche noto come <em>chiddu cca vavva</em>). Tale giornata studio è stata strepitosa; per tanti motivi, tra i quali l’affluenza che ha sposato le più rosee aspettative (in certi momenti c’erano oltre cento persone); l’essere riusciti a mostrare le tante sfaccettature del tema trattato e della stessa filosofia ed averle, in qualche modo, tenute insieme, se non raccordate, almeno intrecciate; l’avere mostrato, ancora una volta, che l’impegno, le capacità messe a frutto, la caparbietà portano quasi da sé, come una necessaria conseguenza, anche se per questo non meno entusiasmante, eventi di questo genere.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ffff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="color: #000000;">Segnalo, a questo proposito,</span> <a href="http://www.megaronline.org/Gli-orologi-molli-della-filosofia.html" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">un articolo</span></a> <span style="color: #000000;">e</span> <span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.tommydavid.com/2008/10/03/il-filosofo-e-nudo/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">un post</span></a></span> <span style="color: #000000;">(anche se del secondo, come sa l’autore, non condivido quasi niente). Se la filosofia, Raciti <em>docet</em>, deve mostrare il primato ontologico della pace, è bene che i contrasti si mostrino, che due impressioni contraddittorie stiano insieme; così si annienteranno, condurranno alla bianca pace della morte; e da qui, da questa siderale distanza, potranno ritornare alla vita, facendo scattare il meccanismo della comprensione.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #ffff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="color: #000000;">Il tema trattato al convegno è stato il tempo. O la temporalità. Il che, lo dico per i non addetti ai lavori, non è per nulla uguale; Heidegger ci ha insegnato come il tempo dell’esserci dipenda dalla costitutiva temporalità di quest’ultimo; Nannini, Camardi, Mazzone hanno parlato di un tempo; <a href="http://www.biuso.it" target="_blank"><span style="color: #000000;">Biuso</span></a> ha parlato di 9 (nove!) tempi diversi;</span> <a href="http://www.giusepperaciti.eu" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">Raciti</span></a><span style="color: #000000;"> ha parlato del Tempo. A quale dei tempi citati da Biuso si riferiva? O si riferiva piuttosto alla Temporalità? La chiusa di Raciti è coincisa con la chiusa della giornata studio (le domande successive, come sempre accade, sono state per gran parte insignificanti): la Nascita della Tragedia dallo Spirito della Musica diventa la Tragedia del Nascere dallo Spirito della Dissonanza. Perché l’essere e non il nulla? Perché la pace della musica è spezzata dalla vita della Dissonanza.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il tempo, dicevamo. Sono giunto circa a metà, ma la tentazione di scrivervi è troppo forte: sto leggendo il sesto e penultimo romanzo della <em>Recherche</em>; dopo <em>La prigioniera</em> ci troviamo di fronte a <em>La fuggitiva</em> (titolo che preferisco all’altro: <em>Albertine scomparsa</em>. Citerò da: Marcel Proust, <em>Albertine scomparsa, </em>in <em>Alla ricerca del tempo perduto</em>, vol. IV, Mondadori, Milano 1993). Questo sesto romanzo comincia (lasciando da parte i problemi filologici) con la stessa frase con cui s’era concluso il romanzo precedente: «Mademoiselle Albertine se n’è andata!». Ciò che per qualunque altro scrittore sarebbe stata solo una vicenda smielata e patetica fino al disgusto, ossia l’abbandono da parte dell’amata e la sua di poco successiva e tragica morte, in Proust miracolosamente acquista il potere di svelare il tempo, i meccanismi della memoria (e quindi dell’oblio). L’abbandono dell’amata si rivela per quello che è; il protagonista-narratore voleva lasciarla, credeva di non amarla punto; messo di fronte al fatto compiuto, però, quello che aveva creduto «non essere niente per me era, molto semplicemente, tutta la mia vita» (pag. 5).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">La morte di Albertine, che consacra la sua fuga e la rende eterna, permettendo di considerare quello che sembrava un abbandono temporaneo <em>sub specie aeternitatis</em>, coinvolge parimenti lo spazio; Marcel si rende conto che: «adesso non era più in nessun luogo, avrei potuto percorrere la terra da un polo all’altro senza incontrarla; la realtà, richiusasi sopra di lei, era ridiventata liscia, aveva cancellato anche l’ultima traccia dell’essere ch’era colato a picco» (pag. 113). La realtà si mostra come uno spazio vuoto, in cui non incontriamo più l’oggetto che lo curva, la rende ruvido, lo storpia, lo deforma.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">La penetrante sofferenza della morte di Albertine mostra come la mente subisca (perché inestricabilmente connessa con esso) le stesse sorti di una ferita corporale; la calzante, anzi la perfetta similitudine di Proust coglie nel segno: un cambiamento del tempo (atmosferico) gli ricorda cosa faceva Albertine in giornate come quelle; a ciò si aggiunge la gelosia, perché probabilmente ella si sarebbe recata ad amoreggiare con qualche ragazzina; Marcel nota (e qui, infine, v’è la similitudine perfetta) che «visto che non poteva più farlo, non avrei dovuto soffrire di questa idea; ma, come succede ai mutilati, il minimo cambiamento di tempo rinnovava i miei dolori all’arto che non esisteva più» (pag. 90).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Albertine è parte del corpo (perché parte della mente) del narratore; da ciò ne segue il totale sconvolgimento, soprattutto temporale che deriva dalla sua morte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Dopo aver ricevuto un telegramma in cui lo si metteva al corrente della morte di Albertine, Marcel ne riceve altri due da questa; l’ultimo telegramma di Albertine lo supplicava di poter tornare da lui. Albertine, dicevamo, è parte del corpo (ormai mutilata) di Marcel; dunque è per questo che egli amaramente constata: «Perché la morte di Albertine potesse sopprimere le mie sofferenze, l’urto avrebbe dovuto ucciderla non solo in Touraine [luogo dell’incidente], ma dentro di me. Lì non era mai stata più viva. Per entrare in noi, un essere è costretto a prendere la forma, a piegarsi alla cornice del tempo; non apparendoci che per istanti successivi, non ha potuto lasciarci di sé che un solo aspetto alla volta, consegnarci di sé nulla più d’una singola fotografia. […] La memoria d’un momento non è informata di tutto ciò che è avvenuto in seguito. […] Questo sbriciolamento non si limita a far vivere colei che è morta, la moltiplica. Per consolarmi, avrei dovuto dimenticare non una soltanto, ma innumerevoli Albertine. Quando fossi arrivato a sopportare il dolore d’aver perduto quella, avrei dovuto ricominciare con un’altra, con cento altre.» (pag. 75).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il coinvolgimento (o lo sconvolgimento) della persona è totale: riguarda il suo corpo, la sua psiche, la sua identità, il suo tempo nelle tre dimensioni del passato, presente e futuro. È annientato il sicuro conforto del ricordo, perché causa di sofferenze; è annientato perché la necessità farà il suo corso e corroderà le immagini e gli affetti: «Non avevo più che una speranza per il futuro, una speranza ben più straziante d’un timore: dimenticare Albertine. Sapevo che un giorno l’avrei dimenticata, avevo pur dimenticato Gilberte, Madame de Guermantes, avevo pur dimenticato la nonna. E per l’oblio così totale, sereno come quello dei cimiteri, con cui ci stacchiamo dalle persone che abbiamo smesso d’amare, il castigo più giusto e più crudele è proprio quello d’intravederlo come inevitabile, questo stesso oblio, nei confronti di quelle che ancora amiamo» (pag. 80).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">È annientata l’unità identitaria del soggetto, il susseguirsi delle stagioni, il rapporto che lega la persona all’intero universo: «Legato com’era a tutte le stagioni, perché io perdessi il ricordo di Albertine avrei dovuto dimenticarle tutte, a costo poi di ricominciare a conoscerle […]; avrei dovuto rinunciare a tutto l’universo. Soltanto, mi dicevo, una vera morte di me stesso avrebbe potuto […] consolarmi della sua. Non pensavo che la morte del proprio io non è né impossibile, né straordinaria; essa si consuma a nostra insaputa, se si vuole nostro malgrado, ogni giorno» (pag. 82).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">È annientata, infine, la protensione, la distensione della mente nel futuro: «domani, dopodomani, un futuro di vita in comune, forse per sempre, che comincia, il mio cuore gli balza incontro ma quello non c’è più, Albertine è morta» (pag. 77).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Come avete potuto vedere, ho citato molto (forse anche eccessivamente); ma credo ne valga la pena, per delle pagine così dense, così tragiche e profonde. La morte, senza la quale, come sosteneva Schopenhauer, non sarebbe potuto esistere il filosofare, ha svelato non solo la temporalità, ma anche (o forse conseguentemente) il senso delle azioni, dei pensieri, degli affetti di Marcel nei confronti di Albertine. Gli ha fatto comprendere perché assegnava più valore a discutere con Albertine rispetto a persone più intelligenti di lei; perché esiste e su cosa si fonda l’amore; tutto questo senza analisi di psicologia sperimentale o apparati neuroscientifici. La verità di Proust è valida per tutti, in qualche maniera arcana, proprio perché totalmente personale (o soggettiva, pur nell’annientamento dell’unità del soggetto). E mostra che quando il tempo compie la sua opera, lo spazio si richiude su di sé, cancellando ed annientando i grumi che lo deformano, tornando ad essere liscio, piatto, vuoto: in pace.</span></p>
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		<title>Campanari e pittori</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 10:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La filosofia, insieme al carico di mal di spalle e collo ed alle maldicenze popolari, mi ha portato anche il dono prezioso dell’amicizia; insomma, la philosophia conduce alla philia tra i sophoi. E così, ho rivissuto l’entusiasmo di quand’ero bambino (forse metterò sul blog delle foto di quand’ero bimbo; vedrete che bell’uomo sarei potuto diventare! [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">La filosofia, insieme al carico di mal di spalle e collo ed alle maldicenze popolari, mi ha portato anche il dono prezioso dell’amicizia; insomma, la <em>philosophia</em> conduce alla <em>philia </em>tra i <em>sophoi</em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #00ffff; font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="color: #000000;">E così, ho rivissuto l’entusiasmo di quand’ero bambino (forse metterò sul blog delle foto di quand’ero bimbo; vedrete che bell’uomo sarei potuto diventare! E invece… Ah, malasorte!) e dovevo ricevere la visita di alcuni compagnetti; divenivo ansioso ed esaltato, sempre timoroso che all’ultimo momento arrivasse la notizia che il lieto evento della visita per un qualche motivo fosse annullato. E così tale eccitazione m’ha preso esattamente una settimana fa, venerdì 18 luglio, quando dovevo recarmi vicino Biancavilla, alle Vigne. Lì, infatti, v’erano ad attendermi i gentilissimi</span> <span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.tommydavid.com" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Tommy David</span></a></span> <span style="color: #000000;">e</span> <span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.ossidia.it/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Ossidia(-Valentina-Simona)</span></a></span><span style="color: #000000;">. Eravamo una bella accozzaglia di filosofi; dapprima, oltre i succitati, v’erano pure</span> <a href="http://www.davidedellombra.it" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Davide</span></a><span style="color: #000000;">,</span> <span style="color: #339966;"><a href="http://www.giofilo.it" target="_blank"><span style="color: #339966;">Giovanni</span></a></span> <span style="color: #000000;">e</span> <a href="http://www.antonio-cosedipococonto.blogspot.com/" target="_blank"><span style="color: #ff9900;">Antonio</span></a><span style="color: #000000;">; così, passeggiando, abbiamo scoperto e scoperchiato le mandorle e tentato di rubare delle albicocche; ma poi mossi <s>dal fatto che erano ormai marce</s> da sani sentimenti morali le abbiamo lasciate dov’erano.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #00ffff; font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="color: #000000;">Quindi sono giunti a noi</span> <a href="http://www.zeteti.com/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Sim</span></a><span style="color: #0000ff;">,</span> <span style="color: #ff00ff;"><a href="http://ilgiardinodiazalais.splinder.com/" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">Azalais</span></a></span> e <span style="color: #333399;"><a href="http://oblomov.ilcannocchiale.it/" target="_blank"><span style="color: #333399;">Oblomov</span></a> <span style="color: #000000;">(ahimé, anzi, ahilui, unico matematico della serata (che poi i matematici siano non-filosofi ne dubito assai)).</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #00ffff; font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="color: #000000;">Tra suonatine soft (Metallica, Iron Maiden ed</span> <span style="color: #800080;"><a href="http://twitter.com/Sim_Dawdler/statuses/865072024" target="_blank"><span style="color: #800080;"><em>Enter Sandman</em> anziché <em>Mr. Sandman</em></span></a><span style="color: #000000;">)</span></span><span style="color: #000000;">, mimi, monopoli, vino, sangria, e tentativi di molestie e sevizie verso</span> <a href="http://www.antonio-cosedipococonto.blogspot.com/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">qualcuno</span></a> <span style="color: #000000;">perpetrate da tizi che paiono “monaci stronzi che tentano di suonare le campane” (definizione</span> <a href="http://www.davidedellombra.it" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">sua</span></a><span style="color: #000000;">), abbiamo appreso che</span> <span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.tommydavid.com" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">colui che dice i filosofi essere buoni e bravi a nulla</span></a></span><span style="color: #000000;">, è in realtà bravo e buono in tante faccende: a cucinare, a suonare, a fare la marmellata di ciliegie, a fare le saponette!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #00ffff; font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="color: #000000;">E poi, avrete notato, abbiamo una percentuale del 100% riguardo ai blog: nove su nove dei presenti hanno un blog (vabbè… anche se</span> <a href="http://www.zeteti.com/blik/?page_id=214" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">quello di Sim è un Blik</span></a>).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #00ffff; font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="color: #000000;">E che dire della sancita unione coniugale tra me e Davide? Non bastava</span> <span style="color: #000080;"><a href="http://www.iltempiodellombra.it" target="_blank"><span style="color: #000080;">Il Tempio dell’Ombra</span></a></span><span style="color: #000000;">; abbisognavamo di più intimità, cosicché abbiamo condiviso il talamo; dire che abbiamo trascorso una notte da sposini è certamente esagerato, se non altro perché notte non fu: andammo a dormire alle 7 per svegliarci poco dopo le 10!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Un dato comunque è certo: i filosofi siamo bravi a rompere le scatole. Antonio confermerà. A meno che la nostra allegra scampanata pasquale non ci abbia fatto decadere ai suoi occhi del nome di filosofi!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Cambiando scollegatamente argomento, vediamo qualche opera di un mio caro amico, Salvatore Barbanera. Egli è un pittore estroso e colorato. Direte: «certo! Se non era colorato, che pittore era?». Beh, ma il suo caso è diverso; egli fa del colore, o, meglio, della vivacità dei colori un punto fermo. È come se nelle sue opere, divertenti ed ironiche, specie le ultime, non trovasse posto il dolore o la tristezza; solo una colorata e giovanile voglia di divertirsi, di arrabbiarsi, di godersi le giornate.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ma meglio far parlare e vedere direttamente alcune delle sue tele.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">In questo quadro, una ragazza che per anni è stata la sua musa guarda lontano:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #00ffff;"><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://catempio.files.wordpress.com/2008/07/d3ebb86bb5945c05a36de1bd92778ada.jpeg" alt="Barbanera1" /></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #00ffff;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">In quest’altro andiamo verso la sua produzione più recente, che si accosta al geometrico, salvando il fondersi con la natura:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #00ffff;"><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://files.splinder.com/358766e65d6e6120816caf5d73be943b.jpeg" alt="Barbanera3" /></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Una delle sue opere più recenti mostra come si dedichi anche all’astrattismo, nulla togliendo all’immediatezza ed alla vivacità dei colori:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #00ffff;"><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://files.splinder.com/5aaab778913d6b2b32dd72f5750deb32.jpeg" alt="Barbanera4" /></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ancora una, che crea un bell’effetto di profondità:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #00ffff;"><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://files.splinder.com/d14acdb8cb9a38e9bd6b9c5542f0e46e.jpeg" alt="Barbanera2" /></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #00ffff;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Qui lo vediamo assieme ad un’altra sua opera astratta;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #00ffff;"> <img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://files.splinder.com/46baf135fa416cd165d0bab427476395.jpeg" alt="Barbanera5" /></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #00ffff;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">E infine due opere ironiche, simpatiche e con una piccola particolarità:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #00ffff;"><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://files.splinder.com/15e01c4ffa13e7bd3358a8579195e590.jpeg" alt="L" /></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #00ffff;"><img style="display: block; text-align: center; margin: 0 auto 10px;" src="http://files.splinder.com/e2909c147df6d2f11f5f351fcf54646d.jpeg" alt="l" /></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;" align="justify"><span style="color: #00ffff; font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="color: #000000;">Vista la particolarità? È stato divertente, oltrecché un onore, essere “inquadrato”! E poi con un così bel panorama da ammirare!</span> <img src="http://catempio.splinder.com/editor/fck/editor/images/smiley/rhymbox-1.0/knocked-out.gif" alt="" /><img src="http://catempio.splinder.com/editor/fck/editor/images/smiley/rhymbox-1.0/knocked-out.gif" alt="" /><img src="http://catempio.splinder.com/editor/fck/editor/images/smiley/rhymbox-1.0/knocked-out.gif" alt="" /></span></p>
<div class="shr-publisher-17905983"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Dire il pensiero, pensare l&#8217;indicibile</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Dec 2007 20:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Il testo che segue è stato pensato come risposta a questo post di Tommy David) Caro Tommy David, su cosa mai sia la filosofia ho scritto qualcosina altre volte, sia in Cybersofia che in Sitosophia. Tuttavia la tua riflessione-delusione mi ha scosso. Non solo perché nella tua micro-storia della filosofia cogli nel segno parecchie volte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p class="MsoNormal" style="margin: 0;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">(Il testo che segue è stato pensato come risposta a <a href="http://www.tommydavid.com/2007/12/cosa-puo-essere-mai-la-filosofia" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">questo</span></a> post di Tommy David)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0;"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Caro Tommy David,</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small; color: #000000;"><span>su cosa mai sia la filosofia ho scritto qualcosina altre volte, sia in </span><a href="http://www.biuso.it/cybersofia/topic.asp?TOPIC_ID=356" target="_blank"><span style="color: #000000;">Cybersofia</span></a><span> che in </span><a href="http://www.sitosophia.org/forum/viewtopic.php?t=118&amp;start=0" target="_blank"><span style="color: #000000;">Sitosophia</span></a><span>.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Tuttavia la tua riflessione-delusione mi ha scosso. Non solo perché nella tua micro-storia della filosofia cogli nel segno parecchie volte e perché nell’incontro con Raciti dell’anno scorso ti sei reso conto di cosa fosse davvero la filosofia. Ma soprattutto perché pur cogliendone l’essenza, in qualche modo tenti di renderla inefficace e la snaturi.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Dici che la filosofia è arte veicolata col linguaggio e infine la ri(con)duci a Parola. Dici espressamente che la filosofia è «cogliere le connessioni del reale ed esplicarle in un caleidoscopio di <strong>Parole</strong> (parole parole parole): niente più». Niente più? E che volevi di più? Quello che tu indichi come filosofare è, in qualche modo, tutto. In che modo?</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Quello strano personaggio che è Johann Georg Hamann scrisse che «senza parola non ragione – non mondo. Nella parola è la fonte del creare e del governare!» (citato in M. Ferraris, <em>Storia dell’ermeneutica</em>, Bompiani, Milano 1997, pag. 119).</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">In uno scenario burlescamente apocalittico di un mio racconto, ad un certo punto dico:</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="color: #00ff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;">«Credo fosse una citazione da Mallarmé: “Il mondo esiste per approdare a un libro”. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="color: #00ff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Di schianto, come un colpo secco ed improvviso, come se ruotando a caso la miriade di combinazioni possibili di una cassaforte avessi trovato quella giusta, compresi.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="color: #00ff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ogni singola parola scritta, ogni libro ritenuto sacro e persino il grande libro della natura che si credeva scritto in caratteri matematici sono solo una parte del libro che conterrà tutto il mondo. Quando il Libro sarà compiuto, cesserà tutto. Se in principio era il verbo, se il mondo è stato creato con un parola, allora il mondo stesso svanirà nel silenzio. La storia, che noi facciamo cominciare con la scrittura, contiene in sé il germe del proprio annientamento. Il progressivo passaggio dall’oralità alla scrittura, ad una sempre più capillare ed ubiqua scrittura, condurrà al silenzio assoluto. Tutto sarà scritto e con ciò il mondo finirà, non ci sarà più nulla da dire. Il canto originario, la poesia tramandata oralmente, il mondo che cerca la sua giustificazione di diritto nei primi codici tramandati ad acquistare un iniziale provvisorio senso, via via fino a giungere a ciò che, secondo Dante, per l’universo si squaderna ed alla scomparsa della creazione di fiabe orali, ebbene, tutto questo processo non mostra altro fatto che il mondo creato dalla parola volerà via per sempre; rimarrà la scrittura, monolitica, impenetrabile, a custodire il segreto del mondo. Senza più rumori o suoni, senza chiasso o melodia. Il cicaleccio contemporaneo è solo un <em>divertissement </em>pascaliano, un distogliere lo sguardo dal fatto necessario che il mondo, prima o poi, tacerà.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="color: #00ff00; font-family: Times New Roman; font-size: small;">E quando la scrittura avrà assorbito tutto, quando la storia con le sue guerre avrà penetrato ogni luogo, sarà come se l’Assoluto hegeliano avesse raggiunto il culmine dialettico compiendo il sistema, la sintesi definitiva, negando così un successivo movimento dialettico. Addirittura cesserà il movimento in generale; la vita si cristallizzerà nella grafia. Il mondo sarà mondato: dalla catarsi della scrittura assoluta, della storia che culminando eliminerà se stessa in quanto non potrà mai più procrearsi, scaturirà la pace. La storia imploderà, si chiuderà su se stessa; allora sarà la pace bianca del silenzio, il nulla di un mistero sconosciuto e incomunicabile per chi non potrà mai più parlare».</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Volevo semplicemente (e forse un po’ troppo liricamente) dire che il mondo che esiste è parola. Anzi, il mondo esiste perché è parola. Senza una connessione di significati veicolati dal linguaggio, il mondo sarebbe solo un’accozzaglia di frammenti privi di senso: ossia non sarebbe più un mondo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Che la scienza possa poi offrire un’aderenza di parole a fatti, beh, né più né meno della filosofia. Anzi di meno (e spiegherò perché).</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Innanzi tutto, ammettere che vi possa essere un’aderenza di parole a fatti abbisogna di una spiegazione che ci salvi in qualche modo dal dimenticarci di Kant. Ossia, la scientifica aderenza delle parole ai fatti è una reale descrizione del mondo? Reale? Della cosa in sé o delle apparenze? Il cosiddetto realismo scientifico mi fa proprio crepare dal ridere!</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">La filosofia, a mio modo di vedere, è invece l’unica disciplina che indagando sui proprio principi (che poi sono i principi di ogni altra disciplina) tenta di identificarli e perciò smascherarli. O, meglio, smascherare se stessa da ogni pretesa assoluta che tenti di procedere oltre quei principi stessi.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La filosofia è parola perché ha a fondamento l’indicibile; non appena si tenta di dire questo, tutto crolla e la filosofia (e perciò il pensiero, in quanto la filosofia è l’unica forma di pensiero</span><a title="" name="_ftnref1" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftn1"></a><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">[1]</span></span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span>)</span> cessa d’esistere.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ora, l’indicibile è pensabile? Beh, sì; altrimenti non potremmo pensare nulla, se non potessimo pensare i principi. Ma dunque l’indicibile è il noumeno? Non potrei dirlo… Posso solo pensarlo!</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small; color: #000000;"><span>A conclusione cito Parmenide secondo cui pensare ed essere sono una cosa sola. E mi piace riportare anche qui una cosetta che avevo scritto per </span><a href="http://www.sitosophia.org/forum/viewtopic.php?t=248" target="_blank"><span style="color: #000000;">Sitosophia</span></a><span><span>,</span> proprio rispondendo sempre a te, caro Tommy.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">La filosofia non deve partire dai dati osservabili, dall’esperienza empirica, dalla ragione, dal nulla (al quale pure ha tentato di accostarsi); non deve partire finanche dall’essere. Precisamente perché la filosofia o, meglio, il pensiero (inteso come <em>nous</em>) non parte; esso semplicemente c’è. (Chiarirò meglio più sotto).</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">La scienza, così come la filosofia o la poesia o l’arte e così via, non è che un ambito o meglio una forma del pensiero a cui diamo un nome particolare; non esiste alcuna priorità né ontologica né temporale. Non si dà punto di partenza perché ciò di cui parliamo, il pensiero, in un certo senso accade oltre il tempo. Dobbiamo sancire la profonda unità non solo all’insegna della trasversalità di ciò che è coevo, ma anche del pensiero tutto, oltre la contemporaneità e la stessa temporalità. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0;"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Unificare il sapere, il pensiero oltre la temporalità è sancirne l’eternità. Non ha senso l’obiezione che il pensiero è nato e morirà con l’uomo, perché questa è una misurazione impropria. Se anche l’attimo più menzognero del cosmo, la conoscenza, non durasse che appunto un solo attimo, ciò non riveste alcuna importanza, perché il pensiero è <em>la</em> misura, il termine di riferimento per la misurazione. Come mi disse una volta il prof. Raciti, voler misurare la misura è la <em>hybris</em>.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0;"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;">Certo, è facile notare come dietro il mio discordo stia Parmenide: «Infatti lo stesso è pensare (<em>noein</em>) ed essere <em>(einai</em>)». Da qui discende che l’espressione «pensare l’essere» è poco più di una banale tautologia. Il pensiero approda all’ambito dell’astrazione e da lì gode, contempla e agisce l’eterno e immutabile snodarsi del tempo nelle forme storiche.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;&quot;; color: #000000;"><span>Quanto più pensiero, tanto più essere. Essere: pensare; non nel senso cartesiano, ma nel senso cosmico per cui l’essere in tutti i sensi si dice in tanti modi ma è una cosa sola, il pensiero. Forse la domanda metafisica: “perché, in generale, vi è l’essente e non il nulla?”, potrebbe trovare questa risposta, certo tautologica, ma che potrebbe far riformulare la stessa domanda, ossia: “v’è essere perché c’è pensiero e viceversa”. A questo punto la domanda metafisica potrebbe così dirsi: “perché è lo stesso pensare ed essere?”. Senza pensiero ci sarebbe l’essere? E senza l’essere pensiero? L’essere, come sussistenza in sé, senza niente che lo pensi, sarebbe questo stesso niente. È palmare e filosoficamente fondante, giacché al limite del dicibile, anche il contrario: il pensiero senza essere semplicemente non si dà.</span></span></p>
<div><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small; color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><br />
</span></span></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div id="ftn1">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; margin: 0;"><span style="color: #000000;"><a title="" name="_ftn1" href="http://www.splinder.com/editor/fck/editor/fckeditor.html?InstanceName=body&amp;Toolbar=Post#_ftnref1"></a><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: x-small;">[1]</span></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> <span>«<span>L&#8217;esistenza di un solo filosofo promuove l&#8217;insopportabile sospetto che gli altri, senza eccezioni, medici avvocati storici o fruttivendoli, non pensino — mai</span><span>.»</span> <span>(G. Raciti, <em>L’anno pensato (L’hanno pensato)</em>). Precisando che le altre categorie non è che non pensino, ma quando pensano divengono filosofia.</span></span></span></span></span></p>
</div>
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