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L’eroe PierPaolo

Non di martiri c’è bisogno, ma d’eroi.

I martiri son buoni tutti a farli; come gli ottocento cristiani, i cosiddetti beati martiri idruntini, a cui i turchi mozzarono il capo nel 1480. Vi mostro una foto ch’io scattai ai loro resti, nell’agosto del 2006.

 martiri di otranto

L’eroe è un tipo; l’eroe è solitario per forza di cose (valle a trovare le ossa di ottocento eroi! Eppure… forse erano eroi i trecento spartiati di Leonida). Se trova un compagno di strada, un eroe come lui, è un evento così raro che ha quasi del miracoloso (beh, esistessero i miracoli ci sarebbe speranza per tutti; ma la necessità ci dovrebbe tutti rendere disillusi e disperanti).

A mio modesto modo di vedere, non mi pare un caso che gli ultimi eroi del nostro tempo siano stati due tipi anti-civili (sebbene non incivili). L’uno, che addirittura si proclamava eroe, è Carmelo Bene, sul quale già mi sono soffermato qui.

L’altro è Pier Paolo Pasolini.

Carmelo Bene e Pier Paolo Pasolini si incontrarono; Carmelo Bene recita addirittura in Edipo re; a quanto pare Pasolini gli disse: «Tu sei un genio».

Pasolini (poeta, romanziere, regista, drammaturgo, saggista, filosofo, omosessuale) fu assassinato il 2 novembre 1975. Il romanzo a cui stava lavorando, Petrolio, era un progetto ardito, complesso, estremamente politico, dove addirittura si svelavano anche alcune tresche di Andreotti.

La morte di Pasolini è la cronologica e definitiva dimostrazione che l’ideale riguardante l’esistenza del popolo italiano è meramente illusorio. L’Italia non ha un popolo: il sottoproletariato che Pasolini stesso aveva tanto amato e di cui egli stesso aveva visto i cambiamenti ed annunciato lo snaturamento, il sottoproletaria comincia a confondersi con la borghesia; la cultura si uniforma, i giovani di destra ed i giovani di sinistra non hanno più alcuna differenza riguardo all’estrazione sociale e culturale: diventano uguali in abitudini, abbigliamento, taglio di capelli. Crolla di fatto la distinzione tra destra e sinistra.

Proprio nel torno d’anni strettamente vicini alla morte di Pasolini, comincia e si solidifica la posizione finanziaria di un certo signore chiamato Berlusconi. Spectaculum incipit.

E molto indicativa è, riguardo alla televisione, questa intervista di Biagi a Pasolini, un Biagi che appare infastidito dalle parole del poeta; quello stesso Biagi che molti anni più tardi pagherà le conseguenze del sistema televisivo, dell’essenza del medium televisivo, contro cui si scagliava Pasolini:

 http://www.youtube.com/watch?v=A3ACSmZTejQ

Ma mi piace concludere con dei versi tratti da Uccellacci uccellini (la musica che udite è appunto quella dei titoli di testa, forse il suo film più poetico. Fra’ Ciccillo (l’assurdo Totò, l’umano Totò, il matto Totò, il dolce Totò) ha appena ricevuto la grazia, dopo anni di preghiera, di parlare con Falchi (i prepotenti) e Passerotti (gli umili); ha portato loro la Buona Novella; ha insegnato loro l’amore. Per l’estrema gioia, intona un francescano inno al suo dio:

«Altissimo onnipotente bon Signore!

Quanto so’ contento che c’è il sole,

e quanto so’ contento che c’è l’acqua

così chi è zozzo ce se lava la faccia.

 

Laudato sii, o mio Signore,

pe ‘sto somaro,

per tutte queste pecore,

e pe ‘sto pecoraro.

 

Laudato sii, o mio Signore,

pe ‘sto santo monno,

che ce ponno campà tutti,

pure quelli che non ponno.

 

Beata l’erba fresca, la cicoria;

e chi se la magna

che Dio l’abbia in gloria!

 

E guai a quelli che morranno nei peccati mortali,

che mi dispiace tanto vedé sti brutti funerali…

 

Laudati sii, o mio Signore,

per la contentezza che sta nei cuori

e perché tutto quello che ci dài

so’ rose e fiori.»

 

(Aggiungo solo di passata una breve noticina: manco il tempo che Frate Ciccillo ha pronunciato queste ultime parole, che vede un falco gettarsi in picchiata su un passerotto e mangiarselo! Pasolini non era certo un ingenuo, anzi tutt’altro. Durante il film appaiono due segnali stradali che indicano Mosca e Cuba con tutte le migliaia di chilometri di distanza che ci sono… Il corvo che i due protagonisti incontrano e che è un intellettuale di sinistra di prima della morte di Togliatti, questo corvo che non fa altro che parlare, parlare, parlare, alla fine sarà divorato dai due popolani; perché tanto, come dice Totò per giustificarsi, «Tanto, se non ce lo mangiamo noi, se lo mangia qualchedun altro»).